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“SILVIO, PENSACI TU”: MERKEL E BERLUSCONI, L’ASSE ANTI-POPULISTI

Agosto 18th, 2017 Riccardo Fucile

LA CANCELLIERA “RILEGITTIMA” IL LEADER DI FORZA ITALIA… “GRILLO E SALVINI LI FERMO IO”

“Silvio, pensaci tu a fermare i populisti”. Più dei sondaggi, più della salute ritrovata, sono state queste parole a riportare Berlusconi sulla scena con l’attivismo di un tempo.
Le ha pronunciate Angela Merkel durante l’incontro tra i due a Malta il 30 marzo scorso. Da allora i contatti sono continui, l’amicizia della Cancelliera è stata confermata più volte. Tanto che qualcuno non esclude che un faccia a faccia sia avvenuto anche a fine luglio quando sia Merkel sia il leader di Forza Italia erano in vacanza in Alto Adige.
Comunque, il succo non cambia: il Cavaliere ha riconquistato un ruolo centrale nello scacchiere dei moderati europei.
Ed è successo con la benedizione della figura più importante del Partito popolare europeo, dell’unica king maker del Continente.
Berlusconi, raccontano, ha cullato a lungo la suggestione di una grande coalizione con Matteo Renzi. “Il Pd prende il 30, noi arriviamo al 20. E abbiamo una maggioranza in Parlamento per fare le riforme”.
I sospetti su un piano per arrivare alle larghe intese, dunque, erano veri, almeno secondo la versione di Forza Italia. Ora Berlusconi ha cambiato idea. O meglio, sono cambiati i numeri perchè secondo l’inquilino di Arcore il Pd non raggiungerà  quella soglia e “se non ci pensiamo noi ad avvicinarci al 30 per cento, il primo partito sarà  quello di Grillo”.
Questa sensazione si è diffusa anche nelle cancellerie europee e in particolar modo a Berlino.
Perciò non è stato solo il Cavaliere a fare il diavolo a quattro per ricucire con Angela Merkel. Anche la leader tedesca ha voluto chiudere la fase di gelo in vista del prossimo appuntamento elettorale italiano.
Antonio Tajani, presidente dell’Europarlamento, ha lavorato a lungo alla pace sapendo che entrambi la volevano e la cercavano.
È un asse riservato, perchè la Merkel è la leader della Cdu ma anche il capo del governo. Deve tenere conto dei suoi rapporti istituzionali. Con Paolo Gentiloni il legame è solido. Ma il Ppe ha deciso ancora una volta di affidarsi al vecchio leader del centrodestra.
Per bloccare l’ondata populista e antieuropea che soffia in Italia, dai 5 stelle alla Lega.
E se alla fine Forza Italia dovesse allearsi con Salvini, ferma restano l’attuale legge elettorale proporzionale. un listone del centrodestra avrebbe una guida moderata.
Molti suggeriscono proprio il nome di Tajani, una lunga e costante carriera nelle sedi della Ue, europeista convinto ma consapevole dei difetti dell’Unione.
Con il suo stile, Tajani è stato anche capace di opporsi alla burocrazia comunitaria, che nei ruoli chiave è legata a doppio filo a Berlino. Appena insediato alla presidenza, il segretario generale dell’Europarlamento, Klaus Welle, ex leader dei giovani della Cdu, gli comunicò che bisognava spendere 3 miliardi di euro per la ristrutturazione delle sedi. Cifra monstre, destinata ad alimentare i sentimenti euroscettici.
Dopo un lungo lavoro ai fianchi, Tajani ha portato quella cifra a 380 milioni, quasi il 90 per cento in meno della spesa preventivata. Tajani però ha già  fatto sapere di voler rispettare il suo mandato a Strasburgo che scade nel 2019.
Il dialogo della Merkel comunque è diretto con Berlusconi.
Cadono nell’oblio i molti episodi che li hanno contrapposti negli anni di governo. Il cucù nel 2008, lo sgarbo di un mancato saluto per rispondere a una telefonata durante un vertice internazionale, le risatine sul Cavaliere tra la Cancelliera e Sarkozy durante una conferenza stampa alla fine del 2011 (non a caso recentemente Berlusconi ha spiegato che era stato il presidente francese a provocare, la Merkel si era limitata a non contraddirlo) e la presunta intercettazione del leader di Forza Italia in cui venivano pronunciate delle volgarità  sulla leader tedesca.
Il disgelo personale ha avuto due passaggi: il congresso del Ppe di Madrid e il summit popolare a Malta di marzo.
Ma adesso il dialogo è tutto politico. E la soddisfazione, per il Cavaliere, è che l’interesse per un nuovo inizio non è solo suo. Anche Merkel si è convinta a puntare, ancora, sul cavallo di Arcore. Vincente non si sa.
Ma di nuovo affidabile e centrale nella politica italiana.

(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI ASSEDIATO DAI PEONES CANCELLA LA FESTA DI FERRAGOSTO

Agosto 11th, 2017 Riccardo Fucile

IL PARTY A VILLA CERTOSA NON SI FARA’, STAVA DIVENTANDO UN CASO POLITICO

“Ne sai nulla?”…”Sei invitato?”…”Ci imbuchiamo?”. La festa stava diventando un caso politico. Meglio soprassedere e cancellare tutto.
Silvio Berlusconi pensava al party di Ferragosto a Villa Certosa come a una festa a numero chiuso, non come a un raduno di Forza Italia.
Ma la corsa a essere presenti ha consigliato il leader azzurro di correre ai ripari. Niente evento sardo, fanno sapere a Libero da Arcore. Berlusconi se ne va in Brianza e solo dopo il 16 sarà  nella sua Villa Certosa.
Scrive Libero:
“Si sa che ciclicamente, durante le estati che precedono le elezioni politiche, in Forza Italia si crea sempre un’elettricità  particolare. molti deputati e senatori uscendi prenotano una settimana in Gallura. Ed è un rito a metà  tra la scaramanzia e l’ansia di procurarsi un incontro fortuito con il Capo. Presidiando la piazzetta di Porto Rotondo. O facendo la faccia tosta e presentandosi in villa senza invito”.
Berlusconi vuole invece aprire a una nuova classe dirigente, questo il messaggio che va ripetendo nelle sue ultime uscite pubbliche.
Questo sgomitare dei peones non andava assecondato. Niente festa, agenda top secret: forse andrà  a Merano, forse in Provenza dalla figlia Marina, che ieri ha festeggiato 51 anni.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PIANO DI BERLUSCONI PER VINCERE LE ELEZIONI

Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile

UNA GRANDE COALIZIONE CON CESPUGLI CENTRISTI E DUE DIVERSE STRATEGIE PER CAMERA E SENATO… SALVINI E MELONI ALL’ANGOLO: CORRERE DA SOLI E IL RISCHIO DELL’IRRILEVANZA

Bambini, la ricreazione è finita.
Il piano che Silvio Berlusconi ha studiato nei minimi dettagli e che si prepara a lanciare dopo la pausa estiva punta a vincere le elezioni federando il centrodestra attorno a due sistemi diversi per Camera e Senato.
E prevede, racconta oggi Carmelo Lopapa su Repubblica, una grande lista civica nazionale che vedrà  tutti dentro, alla Camera: da Forza Italia alla Lega, da Fratelli d’Italia ai centristi che ci sono e quelli tornati a casa; al Senato invece debutterà  una coalizione, una federazione di partiti di centrodestra, alleati ma divisi .
Un piano che però potrebbe non avere un andamento così lineare come lo immagina il Cavaliere.
Perchè è evidente che prevede un accordo che ad oggi è giudicato impossibile dagli altri due maggiorenti del centodestra riunito, ovvero Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Il primo ha già  fatto sapere che non ha alcuna intenzione di infilarsi in una grande ammucchiata che lo vedrebbe alleato con chi ha sostenuto i governi di centrosinistra.
E se ne capisce perfettamente il perchè: in questi anni Salvini ha costruito una leadership a suo modo alternativa rispetto a quelle tradizionali della generazione precedente di politici di centrodestra.
Una politica fatta di promesse e soluzioni alternative a quelle che potrebbe perseguire ingabbiato in una grande coalizione in cui bisogna trattare con i cespugli.
Salvini rischierebbe di fare la fine di Bossi, spesso inguaiato nelle trattative e costretto a costruire una narrazione fatta da una Lega di lotta e una Lega di governo.
Dall’altra parte c’è Giorgia Meloni, più possibilista rispetto a Salvini ma anche lei spinta dai risultati a marcare distanza nei confronti degli ex traditori del centrodestra che non vuole per niente riaccogliere a braccia aperte.
Ma Berlusconi per ora non sembra così preoccupato. Spiega Repubblica che i suoi delegati stanno lavorando al rientro nel recinto di Angelino Alfano, tramite la chiusura di un accordo sul voto in Sicilia.
Stanno sovrintendendo all’operazione avviata dall’ex ministro Enrico Costa che a settembre tenterà  di dar vita a un nuovo soggetto “civico” col coinvolgimento di altri moderati.
E poi ci sono i pezzi sparsi da riaggregare: Gaetano Quagliariello con la sua Idea che si è già  federata con Forza Italia al Senato, l’Udc di Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione impegnato con Gianfranco Rotondi e la sua Rivoluzione cristiana alla nascita di una sigla che richiami il Ppe, da presentare in autonomia al Senato e invece in lista con Fi e gli altri alla Camera.
E ancora, Flavio Tosi di Fare, col quale tiene una dialogo aperto l’avvocato veneto Niccolò Ghedini. Rientra nel progetto anche Stefano Parisi che gira l’Italia con Energie per l’Italia (ieri in Sicilia) e Raffaele Fitto, che va forte soprattutto in Puglia con Direzione Italia.
Anche se l’eurodeputato leccese sta ancora valutando se accettare il corteggiamento del duo di destra Salvini-Meloni.
Insomma, il Grande Centro di cui il Cavaliere sarebbe l’azionista principale servirebbe a tenere a bada anche le ambizioni di Salvini e Meloni.
Il rischio è correre da soli e finire condannati all’irrilevanza.

(da “NextQuotidiano”)

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INTERVISTA A BERLUSCONI: “HO RITROVATO L’ENERGIA, NON MI FACCIO DA PARTE”

Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile

IL LEADER DI FORZA ITALIA LANCIA STOCCATE A SALVINI E SI DICE PRONTO A RIAPRIRE LA TRATTATIVA SULLA LEGGE ELETTORALE… CON ALFANO INTESA SOLO IN SICILIA

“Sto bene, l’aiuto di Dio e la bravura dei chirurghi mi hanno restituito l’energia di sempre. E ora certo non me ne andrò, escludo di farlo proprio alla vigilia della sfida decisiva per il mio Paese”.
Parla Silvio Berlusconi, che si concede una parentesi ‘politicà  nei giorni di relax nella beauty Spa Palace di Henri Chenot a Merano, prima di spostarsi in Costa Smeralda.
Il Cavaliere si sente a tutti gli effetti guida, tutt’altro che padre nobile del centrodestra, assestando più di una stoccata a Salvini (mai citato in questo colloquio) e ai populismi.
Pronto a riaprire la trattativa sulla legge elettorale, disponibile a un sostegno condizionato alla missione in Libia, porte aperte agli ex di ritorno ma in una formazione ad hoc diversa da Fi. Quanto ad Alfano e al suo “partito di governo”, un’intesa ci sarà  solo in Sicilia e a livello locale.
Emergenza immigrazione, il governo vara l’operazione navale nelle acque libiche, la sosterrete? Voterete il decreto per la missione?
“A quanto pare il governo sta per imboccare dopo tanti anni una strada simile a quella che avevamo seguito noi: un accordo con le autorità  libiche per bloccare le partenze. Bisogna però vederne bene i termini: per ora c’è una certa confusione tra annunci e smentite da parte libica ma anche da italiana. Valuteremo senza pregiudiziali, ma voglio essere molto chiaro: ha senso mandare le navi militari – che fra l’altro opererebbero senza una copertura internazionale – solo se avranno il potere di riportare in Libia, dopo averli soccorsi in mare, coloro che tentano la traversata. Mai più taxi del mare. Spero che il governo non stia prendendo in giro un’altra volta gli italiani”.
Sulla Libia come sulla politica industriale, l’Italia paga un eccesso di protagonismo di Macron? Lei l’ha vissuto col caso Vivendi-Mediaset, pensa che il nostro Paese sia sotto un attacco francese?
“Direi che la politica di Macron non è nè liberale, nè europeista: mi pare anzi abbia una visione colbertiana della politica estera al servizio dell’economia francese. Per la verità  dai tempi del Ministro del Re Sole ad oggi questa è stata una tendenza ricorrente nella storia di Francia. Nella mia vita di imprenditore ho vissuto anche sulla mia pelle le conseguenze negative di questo atteggiamento. La Cinq fu osteggiata da subito e poi chiusa per le pressioni del governo francese di allora. Quanto a Vivendi, non sta a me giudicare se il comportamento di Bollorè nei confronti della mia famiglia sia riconducibile a questa linea di condotta: so però che la Francia è storicamente molto più attenta di noi a tutelare l’interesse nazionale, identificandolo con quello delle aziende francesi”.
C’è stato l’ennesimo appello del capo dello Stato per la riforma elettorale. Ci sono margini per una ripresa della trattativa a settembre?
“Sarebbe assurdo se non accadesse. Ha ragione il capo dello Stato, non è pensabile andare al voto con due sistemi contraddittori fra Camera e Senato. Il segretario del Pd Renzi ha detto che è pronto a cambiare la legge con l’accordo di Grillo e Berlusconi. Lo prendo in parola. Una legge elettorale con queste caratteristiche esiste già , votata due mesi fa in commissione alla Camera. Si sono espressi a favore non soltanto Grillo e Berlusconi, ma anche Salvini e lo stesso Renzi. Non capisco perchè non si possa ripartire da lì: un sistema di tipo tedesco adattato alla situazione italiana”.
Pensa anche a una possibile intesa con il Pd, magari sul premio alla coalizione, se il M5S dovesse ritirarsi?
“Cos’è cambiato oggi rispetto a da due mesi fa? Un semplice incidente parlamentare non è una buona ragione per gettare via un buon accordo. Il voto degli elettori deve finalmente tornare a contare, dopo quattro governi consecutivi non scelti dagli italiani: un partito che ottiene il 20% deve avere il 20% dei parlamentari. Diversamente la sfiducia nella politica aumenterà  ancora. Mi auguro che il segretario del Pd non ragioni come i grillini, anche perchè l’idea che Renzi possa definirsi un anti-casta fa davvero sorridere”.
Da giorni il controesodo dalle file di Ap e Ala alla “casa madre” forzista. Quanto ravvedimento e quanto opportunismo pre elettorale, secondo lei?
“Non lo so, non sta a me giudicare le intenzioni. Se alcuni parlamentari eletti nel centrodestra vogliono cambiare le loro scelte degli ultimi anni, dare vita a una formazione politica che guarda alla nostra coalizione, non solo non posso impedirlo, ma la ritengo cosa buona e utile”.
Porte aperte anche al loro leader, Angelino Alfano?
“Sul piano nazionale direi che il problema non si pone. Il partito di Alfano in questi anni ha mantenuto in piedi due governi di sinistra, che non sono stati scelti dai cittadini e che oggi presentano un bilancio desolante su tutto. Lei pensa che chi ha collaborato a ridurre il nostro paese in queste condizioni possa davvero tornare a lavorare con noi?”.
Lo dica lei.
“Non avrebbe alcun senso. Altra cosa sono le realtà  locali, in molte delle quali governiamo noi del centrodestra. Se questo potrà  accadere anche in Sicilia, per battere sia la disastrosa gestione uscente della sinistra, sia l’incubo che una regione così importante possa cadere in mano ai grillini, credo sia un bene per i siciliani. Io lavoro sempre per unire, mai per dividere “.
Silvio Berlusconi è davvero pronto alla settima campagna per le politiche, nonostante la sua età  ne faccia il più longevo tra i leader europei
“Se è vero che sono il più longevo, mi impegno – come disse Ronald Reagan – a non far uso di questo vantaggio per mettere in difficoltà  i miei più giovani e inesperti avversari (sorride, ndr). Ho disegnato un simbolico ‘albero della libertà ‘. Ogni ramo un problema del paese e tre frutti: le nostre soluzioni. Non me ne andrò fino a quando non avremo colto tutti questi frutti. Mai lasciato un compito a metà , escludo di farlo nella sfida decisiva per salvare il mio paese”.
I sondaggi danno il centrodestra in testa. La coalizione con Lega e Fdi è obbligata? Esclude una lista unica?
“Non posso dire nulla fin quando non sapremo con quale legge elettorale si andrà  a votare. Posso dire però che l’unità  del centrodestra è un grande valore. Naturalmente il modello dev’essere quello oggi vincente in tutt’Europa: quello del Ppe che noi orgogliosamente rappresentiamo in Italia. L’esistenza di una destra estremista ha portato in Francia alla vittoria di Macron, un leader di sinistra che di liberale ed europeista ha davvero poco, come dimostrano le ultime vicende. Nel nostro centrodestra i temi della destra e della Lega diventano parte integrante del progetto complessivo. Ma da soli non bastano, se vogliamo vincere e governare il Paese in modo credibile”.
Quindi il tormentone premiership del centrodestra è rinviato a dopo il voto?
“Credo che anche questo sia un tema che appassiona pochi addetti ai lavori. Dopo la vittoria alle elezioni la forza che avrà  preso più voti nella nostra coalizione proporrà  al capo dello Stato il nome del candidato premier. Quanto alla leadership, mi limito ad osservare che in 23 anni gli italiani mi hanno espresso il loro voto più di 200 milioni di volte: se la leadership si basa sul consenso mi sembra che le discussioni non abbiano molto significato”.
Presidente, come è cambiata la sua vita in questo anno seguito al delicato intervento al cuore?
“È cambiata in meglio, dopo un primo periodo fisicamente doloroso. L’aiuto di Dio e la bravura dei chirurghi mi hanno restituito le energie di sempre. Ma soprattutto ho sentito l’affetto di milioni di italiani. Verso un popolo così meraviglioso so di avere dei doveri”.
Il film su di lei di Sorrentino la incuriosisce, la lusinga, lo teme?
“Mi incuriosisce molto. Ho incontrato Sorrentino e, da produttore di cinema, pur non conoscendo la trama gli ho messo a disposizione, se gli dovessero servire, le mie residenze per le riprese. In passato sono stati girati altri film su di me, modeste opere di propaganda. Spero che Sorrentino realizzi un’opera libera, creativa, di successo ma rispettosa della realtà  e delle vite dei protagonisti. D’altronde, cosa dovrei temere? Gli italiani mi vogliono bene”.

(da “La Repubblica”)

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BONAIUTI E IL RITORNO DA BERLUSCONI: SI ALLONTANO’ PER DISSENSI CON IL CERCHIO MAGICO

Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile

NEL 2014 LO STORICO PORTAVOCE DEL CAVALIERE LASCIO’ FORZA ITALIA MA SENZA NESSUNA POLEMICA CON IL SUO EX PARTITO

I rumor lo vorrebbero di ritorno a casa. Di nuovo vicino a quel leader con il quale ha vissuto fianco a fianco, quasi giorno e notte, per 18 anni.
E con il quale tutto finì nella tarda primavera del 2014, dopo settimane di gelo e un doloroso addio a villa San Martino tra accuse reciproche e reciproci rimpianti.
Sarebbe un bel finale per una lunga storia, intensa e mai del tutto spezzata, quello del rientro in Forza Italia di Paolo Bonaiuti, storico portavoce e collaboratore di Silvio Berlusconi dal 1996 al 2014, quando passò nell’allora gruppo dell’Ncd dove quasi silenziosamente e senza mai una polemica è rimasto da tre anni.
Ma è ancora presto per prendere in mano la penna.
Lo spiega lui stesso in una nota, per mettere un freno ad eventuali ricostruzioni ed ipotesi su un suo imminente passaggio dalla maggioranza a FI, diretto o attraverso quella sorta di camera di compensazione che sarebbe un partito centrista da affiancare agli azzurri.
«La verità  – spiega Bonaiuti – è che con Berlusconi ci siamo sentiti qualche giorno fa, il giorno del mio compleanno (il 7 luglio, ndr) e i suoi auguri mi hanno fatto molto piacere, come è facile pensare da parte di tutti quelli che hanno seguito per 18 lunghi anni le vicende di FI». E però, continua il senatore «un rapporto personale del genere non può entrare nel gioco estivo delle affermazioni e delle smentite».
Insomma, se ricongiungimento sarà  – sembra di capire – sarà  per rapporto diretto tra i due, per una sorta di ripresa di una relazione lavorativa e umana assieme che finì male e lasciò entrambi addolorati. Senza intermediari.
E si capisce che la lontananza di questi anni, politicamente, non sarebbe certo incolmabile. Anzi. Bonaiuti – da quando se ne andò da FI sostanzialmente perchè privato di quel ruolo di portavoce e fedelissimo collaboratore del leader che venne via via occupato da quello che fu definito «il cerchio magico» – non ha mai parlato del suo rapporto con Berlusconi, nè delle vicende del suo ex partito o dei suoi ex colleghi azzurri.
Con i quali peraltro ha sempre mantenuto un rapporto di amicizia e vicinanza, lui che li conosceva tutti, che ne seguiva vite e vicende dalla sedia, non sempre comoda, accanto a quella di Berlusconi, dalla quale spesso faceva partire calcetti di avvertimento alle caviglie del leader per frenarne l’irruenza e attutirne le gaffe.
Anche nel gruppo centrista Bonaiuti ha mantenuto una sua autonomia (recentemente ha votato contro alcuni passaggi del processo penale e del codice antimafia, sulla linea dell’ex ministro Costa) e non ha avuto ruoli di potere o visibilità .
Ma quel che conta di più per un possibile ritorno a casa resta il suo rapporto con Berlusconi. Che in questi anni non si è interrotto: i due si sono sentiti manifestandosi il reciproco affetto in momenti difficili, come quando Berlusconi fu operato al cuore, così come in occasioni più felici, come per l’assoluzione nel processo Ruby.
Cosa si siano detti, se abbiano prospettato un nuovo inizio, è impossibile saperlo.
Ma che una decisione spetti a loro due, e a loro due soli, guardando agli anni passati e alla scena futura, è una certezza.

(da “Il Corriere della Sera”)

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L’EX M5S ADELE GAMBARO VERSO FORZA ITALIA

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

GRANDI RITORNI: PAOLO BONAIUTI PRONTO A TORNARE ALL’OVILE

Repubblica racconta oggi in un articolo a firma di Monica Rubino che l’esodo centrista verso Forza Italia sta prendendo forma in maniera molto consistente.
Ma il partito di Berlusconi accoglierà , a quanto pare, anche chi proviene da altri schieramenti.
Ad esempio tra i nomi c’è quello dell’ex M5S Adele Gambaro.
Tra i nomi di peso interessati a entrare nel partito satellite di Berlusconi c’è innanzitutto quello del senatore Paolo Bonaiuti, per 18 anni uomo della comunicazione del Cavaliere, praticamente la sua ombra, uscito dolorosamente da Forza Italia nell’aprile 2014 per aderire ad Ap.
Un ritorno con stile, quello di Bonaiuti, personalità  che gli azzurri pensano possa «portare valore aggiunto» al progetto di Costa e Niccolò Ghedini, finalizzato a rafforzare la gamba di centro del centrodestra a trazione forzista.
Altri due senatori di Ap sarebbero pronti all’addio. Si tratta del lucano Guido Viceconte e del siciliano Pippo Pagano, attuale vicepresidente del gruppo a Palazzo Madama.
Alla pattuglia di alfaniani transfughi si aggiungerebbe anche una ex cinquestelle: Adele Gambaro, la prima grillina “espulsa” dai militanti in Rete nel giugno 2013 e poi approdata in Ala.
La Gambaro diventò famosa quando in un’intervista a Sky Tg 24 criticò Beppe Grillo dopo le elezioni amministrative 2013 dicendo che il M5S aveva perso per colpa di Grillo. In una votazione lampo sul blog la senatrice venne quindi espulsa per direttissima.
Sempre dal gruppo dei verdiniani proverrebbero altri due potenziali transumanti: Eva Longo, già  di Forza Italia, che l’altro giorno su Repubblica ha decretato la fine del suo “amore” per Matteo Renzi, e Lionello Pagnoncelli, non nuovo ai cambi di casacca: eletto con Berlusconi, passato con i Conservatori e riformisti di Raffaele Fitto che abbandona poi per Ala, ora è pronto ad abbracciare il progetto dell’ex ministro degli Affari regionali.
Anche i sei fittiani del Senato, entrati da poco in Gal, sono in cerca di collocazione e guardano al soggetto centrista nascente, che potrebbe chiamarsi “Italia civica”.
Ma Costa non si sbilancia: «Non è male, ma non partecipo al totonomi, tantomeno al le attività  di scouting». Quelle sono demandate a Ghedini, il vero regista dell’operazione “nuovo centro”, che tiene costantemente aggiornato Berlusconi, assicurandogli che «c’è la fila per rientrare in Forza Italia».

(da “NextQuotidiano”)

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BERLUSCONI ACCOGLIE I CENTRISTI. PRONTO IL NOME: “ITALIA CIVICA”

Luglio 21st, 2017 Riccardo Fucile

ENTRO 15 GIORNI NASCERA’ IL NUOVO CONTENITORE POLITICO…. ALL’OPERA GHEDINI E BRUNETTA, OBIETTIVO E’ SUPERARE IL 3%

«Ho visto ieri sera Silvio a una cena», butta lì Franco Carraro nella buvette del Senato. Neanche il tempo di dirlo, che gli si forma intorno un assembramento di centristi interessati. «Sì, e Berlusconi mi ha pure spiegato che cosa vuole fare di voi: vi accoglierà  a braccia aperte e vi metterà  nel suo nuovo contenitore; anzi, in un bel secchio, ahahah».
Delusione dipinta sul volto degli astanti che non gradiscono la battuta. Quel sadico di Fabrizio Cicchitto ha coniato un’altra definizione del contenitore che dovrebbe raccogliere gli ex berlusconiani pentiti del loro pentimento, dunque pronti a tornare all’ovile: sarà  la «bad company» di Forza Italia, messa su apposta per inglobare gli «impresentabili».
Scherzi e ironie si sprecano, come se fosse tutta una burla, o quasi. Solo che il Cav sta facendo sul serio.
Per chi è al corrente dei suoi piani, le dimissioni del ministro Enrico Costa sono l’inizio di una vasta offensiva che mira a impossessarsi rapidamente dell’area centrista, sgretolando lo Stato cuscinetto di Alfano.
Entro breve il famoso secchio, o contenitore, prenderà  le sembianze di un vero e proprio movimento, destinato a fiancheggiare il partito berlusconiano.
Tempi rapidi
È già  pronto il nome: si chiamerà , salvo ripensamenti, Italia Civica, riecheggiando l’esperienza montiana e pure le liste autonome che fioriscono spontanee in molti Comuni.
Tra fine mese e l’inizio di agosto, comunque prima che chiudano i lavori parlamentari, verrà  formalizzata la nascita del nuovo soggetto politico.
Motore dell’operazione è l’avvocato Niccolò Ghedini, il quale da tempo ha assunto una veste di maggiore protagonismo dentro Forza Italia, in piena sintonia con il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta.
L’obiettivo consiste nel dare casa a gruppi e personaggi che potranno tornare utili nella campagna elettorale, radicati sul territorio e con un pacchetto di voti.
L’ex leghista Flavio Tosi, per esempio, ne porta con sè 100mila secondo le stime berlusconiane: sarà  arruolato. Idem Lorenzo Cesa, segretario Udc, al quale viene accreditato addirittura l’1 per cento sparso qua e là .
Dentro Italia Civica confluirà  il Partito dei pensionati, che sempre riciccia sotto elezioni. Non è da escludere che lì finiscano gli stessi animalisti di Michela Vittoria Brambilla, finora mai decollati nei sondaggi nonostante l’appeal mediatico.
Fanali puntati su Maurizio Lupi, già  ministro con Matteo Renzi: le porte del neo-partitino per lui sarebbero spalancate in quanto vanta ancora parecchie aderenze nel mondo ciellino.
La somma di tutti questi apporti potrebbe superare il 2 per cento. Sono voti, fa notare Brunetta, che Forza Italia comunque non prenderebbe e «danno il senso di un’articolazione dell’offerta politica».
Di sicuro, vogliono offrire la sensazione di un Cav tornato seducente.
La «start-up»
Non finisce qui. Oltre al partitino satellite, la prossima settimana si formerà  un ulteriore raggruppamento.
Al Senato i gruppi di Forza Italia, di Idea (il movimento di Gaetano Quagliariello) e parte di Gal daranno vita a una Federazione della libertà , consacrando un rapporto di vicinanza già  da molto tempo avviato.
Potrebbe forse aderirvi Raffaele Fitto con il suo manipolo (Direzione Italia) radicato soprattutto in Puglia. L’ex ministro non ha ancora scelto dove e con chi schierarsi.
Di sicuro, però, lui e Quagliariello non hanno alcuna intenzione di finire nel «secchio» con tutti gli altri centristi, anche se la forza di gravità  spinge inesorabile nella direzione della «bad company» o, come la vende Berlusconi, della più luminosa «start-up» nel firmamento della politica.

(da “La Stampa”)

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BERLUSCONI ORDINA: “FERMATE L’ESODO O CADE IL GOVERNO”

Luglio 20th, 2017 Riccardo Fucile

AL SENATO I “RIENTRI” IN FORZA ITALIA FAREBBERO SALTARE TUTTO, SILVIO NON VUOLE IL VOTO SUBITO

Ancora oggi, l’ottuagenario Silvio Berlusconi evoca suggestioni erotiche, a luci rossissime. Dice a microfoni spenti un ex ministro, sornione, informato e decisamente volgare: “Qui ormai è una gigantesca apertura di cosce, una continua corsa ad offrirsi al Cavaliere”.
Dove per “qui” s’intende il Senato, luogo nevralgico e decisivo di questa infinita legislatura. Un altro ex ministro, Gaetano Quagliariello, consegna invece all’Huffington Post un’efficace metafora autostradale: “Il controesodo verso Berlusconi è da bollino rosso ormai”.
È il controesodo dei cavalli di ritorno berlusconiani. Direzione unica e sola: Forza Italia.
Gli scissionisti, alfaniani o verdiniani che siano, che adesso chiedono di rientrare, con la speranza, remota assai a dire il vero, di riottenere un seggio al prossimo giro. Berlusconi però frena, e spiegheremo perchè: “Non tocchiamo nulla altrimenti casca tutto e si va a votare subito”.
Il primo gruppo che sembra sciogliersi in questo caldo di luglio è Area Popolare, composta perlopiù dagli alfaniani di Ncd.
L’ultimo avvistato dalle parti azzurre è il decano di Palazzo Madama: Francesco Colucci detto Ciccio, 85 anni.
Colucci è stato eletto la prima volta in Parlamento che era il 1972, preistoria allo stato puro. Da uomo previdente ed esperto — è stato socialista — si è convinto che per sedere di nuovo qui l’unica strada è il ritorno da Berlusconi. Dicono: “Ciccio ha un filo diretto con il Cavaliere”.
Degli altri alfaniani irrequieti si mormora da giorni e le loro faccine sono sui quotidiani: Roberto Formigoni, il sottosegretario Massimo Cassano, Pippo Pagano, Guido Viceconte. Anche per questo, raccontano da Ncd, ieri Angelino Alfano è stato costretto in un’intervista a dichiarare chiusa la collaborazione con il Pd.
Una mossa disperata per fermare l’emorragia, provocata dall’annuncio del ministro Enrico Costa di abbandonare il governo per tornare al centrodestra primigenio.
Ma gli abboccamenti, le manovre, le richieste d’incontro continuano a essere incessanti e lambiscono ovviamente l’altro ramo del Parlamento, la Camera, dove gli ambasciatori filoberlusconiani di Ap, in costante contatto con Niccolò Ghedini, segretario ombra di Forza Italia, sono Maurizio Lupi e Luigi Casero.
Il caos è talmente grande che s’incorre pure in qualche svista. “Tenete d’occhio Bilardi”, avvertono con frenesia da Palazzo Madama.
Un rapido riscontro e si scopre che Bilardi, che è senatore e di nome fa Giovanni, ha però mollato Ncd già  da un po’ ed è nel gruppo messo su dal citato Quagliariello che, guarda caso, si chiama Federazione della Libertà , che include per esempio anche Luigi Compagna e Carlo Giovanardi.
Questi gruppi sono una sorta di hotspot per i senatori che si sono ricreduti, veri centri di prima assistenza per chi fa il viaggio di ritorno verso il berlusconismo. Un altro gruppo-hotspot potrebbe nascere a breve con la paventata diaspora dei verdiniani di Ala.
Da quando il renzismo si è sgonfiato, una delle prime fatali conseguenze è stata quella di far tramontare l’astro lucente e guascone di Denis Verdini, teorico del Partito della Nazione.
Così i verdiniani di Ala si stanno guardando in faccia, muti e interrogativi, per capire cosa fare. L’eterno magnetismo berlusconiano potrebbe calamitare vari volti della pattuglia campana: Langella, Eva Longo, Ciro Falanga.
L’unico a non porsi il cruciale quesito è Vincenzo D’Anna, vulcanico filosofo liberale: “Non mi fiderei di Berlusconi nemmeno se fosse in punto di morte. Ci ha raccontato tante di quelle palle che non gli crederò mai più. Questa storia dell’esodo non mi interessa e non mi risulta e se Ala scenderà  sotto i dieci (numero necessario per fare un gruppo al Senato, ndr) io tornerò da dove sono venuto, nel gruppo del Gal”. Ma Falanga smentisce ogni contatto: “Non è vero nulla, si ricama sul fatto che sono un liberale di centrodestra e che spesso voto come vota Forza Italia”.
La smentita di Falanga e il fenomeno dei gruppi di transito, gli hotspot del Senato, fanno emergere il nodo di queste convulse ore: la prudenza di Berlusconi nei confronti di questo controesodo che coinvolgerebbe pure l’ex leghista Flavio Tosi.
Non è solo questione di seggi nella prossima legislatura ma anche e soprattutto di tenuta del governo Gentiloni. È l’ennesimo paradosso berlusconiano: far aumentare la forza numerica di Forza Italia al Senato significherebbe rendere fragile la maggioranza che sostiene il premier.
E l’ex Cavaliere non vuole nulla di tutto questo: nè essere costretto a votare per Gentiloni, nè al tempo stesso andare al voto anticipato.
Meglio quindi lasciare tutto così com’è. Al resto ci penserà  il generale agosto.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI ARRUOLA TOSI: ACCORDO CON IL LEADER DI “FARE”

Luglio 19th, 2017 Riccardo Fucile

IL NEMICO GIURATO DI SALVINI FUTURO ALLEATO DI FORZA ITALIA IN FUNZIONE “MASSA CRITICA”…DOPO BOSSI E MARONI, TERZA TAPPA PER ISOLARE SALVINI

Di tutti i personaggi che Silvio Berlusconi sta riportando all’ovile, il più sorprendente è senza dubbio Flavio Tosi: due volte sindaco di Verona, cacciato nel 2015 dalla Lega Nord con un manipolo di parlamentari a lui fedeli, sostenitore del governo Renzi.
Le ultime notizie lo danno in procinto di accasarsi nel partito berlusconiano, del quale è stato avversario fino a tre settimane fa: sempre a Verona la sua compagna, Patrizia Bisinella, ha conteso fino all’ultimo nel ballottaggio la poltrona di primo cittadino a Federico Sboarina, candidato dal centrodestra.
D’ora in avanti Bisinella e Sboarina andranno a braccetto. Ma il vero colpo di scena non è questo, nè che Tosi fosse stato un anti-berlusconiano al cubo.
L’aspetto sorprendente è la scelta del Cav di puntare proprio sul nemico giurato di Salvini, quello che a Matteo sta forse più antipatico in assoluto e del quale il capo della Lega pensava di essersi sbarazzato buttandolo fuori.
Invece no. C’è Berlusconi che, premuroso, gli offre asilo politico incurante della protesta di 36 coordinatori forzisti in Veneto, contrari all’operazione per paura del nuovo arrivato.
Ha dato incarico a due fedelissimi big, come Renato Brunetta e Niccolò Ghedini, di presiedere il comitato di accoglienza perchè l’ex sindaco al Cavaliere fa molto comodo.
Gli porta in dote 4 senatori e 3 deputati (in pratica, l’intero partitino del Fare!) che seguirebbero Tosi in capo al mondo.
Poi rimpolpa le truppe berlusconiane nel Veneto e nel Nord Est, dove Forza Italia è precipitata parecchio in basso per via della concorrenza “padana”.
Ed è un modo per contendere palmo a palmo il terreno alla Lega, sfruttando l’esperienza di chi ne sfodera lo stesso ruvido linguaggio.
Ma soprattutto, nell’ottica berlusconiana, il recupero dell’ex sindaco fa parte di una rete più vasta che mira a irretire Salvini.
È un colpo di avvertimento da interpretare così: caro Matteo, noi ti vogliamo tanto bene, nè vogliamo impicciarci delle lotte interne al tuo partito, però vacci piano con le tue rivendicazioni di leadership sul centrodestra, perchè di questo passo potresti ritrovarti assediato in casa tua.
Il recente pellegrinaggio ad Arcore di Maroni fa parte dello stesso mosaico.
È presto per dire con certezza che, quando si tratterà  di indicare il candidato premier, Berlusconi punterà  sul governatore della Lombardia.
Bisognerà  prima attendere novembre, quando finalmente la Corte di Strasburgo farà  sapere se il Cav è ricandidabile in conseguenza della sua condanna per frode fiscale. Casomai lo fosse, si può star certi che l’uomo gradirebbe riproporsi in prima persona. Ma se il verdetto risultasse negativo, allora Maroni diventerebbe il potenziale numero uno, o quantomeno un jolly da calare nella trattativa con Salvini.
Per Brunetta si tratta di «una risorsa» per l’intero centrodestra. L’amicizia di Berlusconi con il suo ex ministro dell’Interno è antica quasi quanto la consuetudine con Bossi (ricoverato ieri al Gemelli per accertamenti).
Ecco, appunto: Umberto, più Bobo, più Tosi, più altri personaggi di primo piano del Carroccio che vengono coltivati con discrezione, quasi una sorta di Lega «buona» e azzurrina contrapposta a quella «cattiva» che va in t-shirt e guida la ruspa.
Tosi e i suoi avranno una “mission” ulteriore: fare massa critica.
Formare il nucleo di un’aggregazione che, nelle intenzioni di Silvio, andrà  lievitando con la somma di tutti i centristi in fuga da Ala e Ndc.
Quelli di matrice cattolica verranno indirizzati verso la “Rivoluzione Cristiana” di Gianfranco Rotondi (Berlusconi è stato la settimana scorsa a fare «fund rising» per la Fondazione Fiorentino Sullo); gli altri di estrazione laica e liberale faranno invece riferimento a Enrico Costa, attuale ministro degli Affari regionali, ma in procinto di dire addio ad Alfano e al governo.
Una volta chiarito con che legge elettorale voteremo, Berlusconi deciderà  se correranno per loro conto oppure li accoglierà  magnanimo nelle liste di Forza Italia.

(da “La Stampa”)

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