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IL PIANO DI BERLUSCONI PER FREGARE SIA RENZI CHE SALVINI: MARONI CANDIDATO PREMIER E DIALOGO CON FRANCESCHINI

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE RIGENERATO

Tra Rignano e Arcore dev’esserci un viavai di informatori. Altrimenti non si spiega perchè ieri, quasi in tempo reale, Berlusconi fosse già  al corrente di una forte irritazione renziana per i proclami di domenica («non faremo mai nessun governo con il Pd») e, soprattutto, per la voce sparsa da un personaggio addentro agli intrighi come Luigi Bisignani. Il quale va sostenendo che Silvio finge di accordarsi con Matteo sulla legge elettorale, però in realtà  traffica senza scrupoli con gli avversari interni del segretario, incominciando da Dario Franceschini.
Nell’ottica di Renzi, siamo al solito doppiogioco nel quale l’altro ricade puntualmente. Del resto, il patto del Nazareno sia era o non si era rotto perchè Berlusconi trescava con Massimo D’Alema, e aveva la faccia tosta di venirglielo a raccontare?
Stesso fastidio si coglie dalle parti di Via Bellerio a Milano, dove ha sede l’altro Matteo, cioè Salvini.
Anche qui le spie sono entrate in azione; e al leader della Lega hanno riferito che Maroni, per gli amici Bobo, è andato a cena dal Cav.
Cosa avessero da dirsi il governatore della Lombardia e l’ex premier, nessuno può saperlo tranne forse Mariastella Gelmini, la quale è stata in parte presente.
Ma un tam-tam leghista adombra il sospetto di una manovra per tagliare la strada a Salvini. In che modo? Lanciandogli tra le gambe Maroni quale possibile candidato premier del centrodestra unito.
Silvio ci aveva già  provato con un altro governatore padano, Luca Zaia, il quale però aveva subito pregato di lasciarlo in pace.
L’identikit politico di Maroni è, se possibile, più autorevole del collega veneto perchè l’uomo è stato ministro dell’Interno, del Lavoro e perfino vice-premier. Agli elettori leghisti andrebbe benone, a quelli berlusconiani idem, dunque Salvini faticherebbe parecchio a dirgli di no.
A conferma di ciò che bolle in pentola c’è un indizio: Maroni sembrava intenzionato ad anticipare le elezioni regionali lombarde, tenendole in autunno per sfruttare il vento favorevole al centrodestra. Dopo il colloquio ad Arcore, invece, non ne ha riparlato: un segnale che sta guardando ben più in alto del Pirellone.
Business con tutti
Che siano veri i sospetti di Renzi, o fondate le voci all’orecchio di Salvini, una cosa è certa: Berlusconi ha ripreso a tessere la sua rete. Fa business con chiunque, purchè i convenga. Non ci sta Renzi? Avanti Franceschini. Salvini fa il prezioso? Peggio per lui: l’alternativa è Maroni.
Ciò che rende Berlusconi così cinico è la centralità  politica ritrovata. Quasi per buona sorte; senza aver fatto nulla di speciale; semplicemente sfruttando gli scivoloni altrui. Lo Ius soli è l’esempio più clamoroso. Se il governo ha ingranato la retromarcia, per l’evidente sollievo del Colle che temeva l’incidente parlamentare, lo si deve alla ferocia con cui il centrodestra ha cavalcato il dramma dei migranti per combattere una riforma proposta nel momento meno favorevole. Più Renzi insisteva per approvare subito lo «Ius soli» e più Silvio si interrogava quasi incredulo sull’ostinazione del «giovanotto», considerandola una prova non di coerenza ma di distacco dal mondo reale.
Laddove l’ex Cavaliere, secondo la fedelissima Anna Maria Bernini, «è in questo momento il leader più calato nella società  e nei suoi umori profondi».
Al tempo stesso tempo Berlusconi si è proposto quale baluardo contro populisti, con un profilo all’apparenza moderato che per Mara Carfagna impedisce di confonderlo con Salvini.
Grazie ai buoni uffici di Antonio Tajani, presidente del Parlamento Ue, ha riguadagnato parecchio credito nelle cancellerie. Ha lanciato ponti verso Mario Draghi e Sergio Marchionne, mostrando che lui guarda ben oltre il suo partito, considerato una palla al piede per via di certe facce.
Ha colloquiato con Carlo Calenda, nonostante le smentite ufficiali. E ricomincia a esercitare un’attrazione nei confronti di chi se ne era andato.
Ad Arcore si dà  per certo che il ministro degli Affari regionali, l’alfaniano Enrico Costa, si dimetterà  dal governo e tornerà  all’ovile berlusconiano.
Sarà  questione di giorni.

(da “La Stampa”)

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PRONTI A RISALIRE SUL CARRO DI SILVIO

Luglio 18th, 2017 Riccardo Fucile

DA COSTA A FORMIGONI… TRA GLI ESULI DI FORZA ITALIA E’ PARTITA LA CORSA AL RIENTRO

Onorevoli migranti di ritorno.
Così il Corriere della Sera definisce gli esuli che, dopo aver abbandonato Forza Italia, ora puntano a risalire sul carro del leader Silvio Berlusconi.
Secondo il Corsera, c’è già  una bella fila. Ne fa parte anche il ministro degli Affari regionali Enrico Costa, che in un’intervista a Repubblica spiega di essere “pronto a lasciare il governo” per ricostruire un ponte con il partito di Berlusconi.
In prima linea c’è la senatrice salernitana Eva Longo, la stessa che tre anni fa — ricorda il Corriere — si era precipitata a farsi un selfie con Matteo Renzi.
Ora è acqua passata: Berlusconi è come rinato. Si sente che è ancora in grado di capire come nessun altro i bisogno della gente”, dice.
E ancora: “Io me n’ero andata per la situazione locale di Salerno, non per Berlusconi. In ogni caso — aggiunge — avevamo fatto un discorso più ampio sulla necessità  di sostenere le riforme. Adesso vediamo se tornare dentro Forza Italia”.
Quella della Longo, in realtà , sembra una speranza condivisa da molti ex forzisti. Secondo il Corriere, a breve si sfilerà  dal governo per ricongiungersi al Cavaliere anche un ministro, Enrico Costa:
Il dado è tratto, siamo alle formalità . “Costa è un amico, un liberale. Non posso far altro che apprezzare il livello di attrazione di Forza Italia nei confronti di chi ci aveva, momentaneamente, lasciati”, esulta Renato Brunetta.
Ed è lo stesso ministro, intervistato da Repubblica, a esprimersi così:
“Con Berlusconi è capitato di sentirci, anche se non in questi ultimi giorni, il rapporto umano è stato sempre positivo. Pur non avendo condiviso il percorso degli ultimi anni. Ma tutto è avvenuto sempre nel rispetto reciproco. Quel che conta è la sua apertura di domenica. Denota una grande visione del futuro per l’area moderata. E io sono favorevole alla ricostruzione di un ponte con quell’area. Non occorre avere tanti ingegneri e progettisti, ma manovali, per farlo. I panni del manovale li indosserei volentieri”.
Gli esuli pronti a tornare si contano sia tra gli “alfaniani” che tra i “verdiniani”. Scrive ancora il Corsera:
Da Massimo Cassano a Pippo Pagano, da Guido Viceconte a Roberto Formigoni, che già  aveva divorziato dal ministro degli Esteri […]. In subbuglio anche la pattuglia di Verdini. Oltre alla Longo, scalpitano il duo siciliano Scavone-Compagnone e Ciro Falanga.
Alfano, intanto, in un’intervista a La Stampa, dichiara ufficialmente conclusa la collaborazione con il Pd. “La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame”.
Come dire, se ancora ce ne fosse bisogno: liberi tutti.

(da “La Stampa”)

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BERLUSCONI E L’ESTATE DI VILLA CERTOSA: PRONTO L’ASSALTO DI CHI CERCA UN SEGGIO

Luglio 17th, 2017 Riccardo Fucile

VOCI DI VENDITA DELLA SUA CASA IN SARDEGNA

«Siamo pronti a gestire l’emergenza», scherzano nella cerchia ristretta di Silvio Berlusconi. Perchè «qua, quest’estate, rischiamo gli sbarchi di massa di tutti quelli che vorranno essere candidati o ricandidati».
Il «qua» in questione è Villa Certosa. Che, nell’estate del 2017, come ogni estate pre-elettorale che si rispetti, si prepara all’esodo di massa degli azzurri di ogni ordine e grado che sognano un posto al sole del Parlamento italiano.
E che per coronarlo, il sogno, si spingeranno sull’isola per incrociare la propria volontà  con la benevolenza del «Capo».
Tutto questo succede mentre sulla residenza estiva dell’ex premier tornano a circolare le voci di una cessione imminente.
Un tema antico, che torna ciclicamente ogni paio d’anni. Con la differenza che, stavolta, Berlusconi avrebbe davvero incontrato, pochi giorni fa, un nuovo compratore arabo.
«Se puoi sognarlo puoi farlo»
Vendita o non vendita, che comunque si materializzerebbe in un futuro non certo immediato, l’inaugurazione della lunga estate di Villa Certosa – a mo’ di antipasto dell’esodo di massa previsto dalla fine di luglio in poi – è stata celebrata ufficialmente l’altro ieri.
Quando una torta a cinque piani – uno per ogni classico Disney scelto tra i preferiti della festeggiata, da La Bella e la Bestia a La spada nella roccia, passando per La carica dei 101 e Peter Pan – ha fatto da sfondo alle foto ricordo per il compleanno di Francesca Pascale, che ha posato di fronte a una scritta di panna che ben si sposava con i migliori auspici del futuro politico del fidanzato: «Se puoi sognarlo puoi farlo».
Le ultime due estati
E dire che le ultime due estati alla Certosa, specchio fedele delle contemporanee fortune o sfortune (politiche e non) del suo proprietario, erano state decisamente sottotono.
L’anno scorso, il Berlusconi che arrivava in Sardegna era reduce dall’operazione al cuore e salvo le visite di qualche amico, come Flavio Briatore, la residenza era stata dichiarata off limits.
Due anni fa, invece, lo scenario era stato forse ancor più malinconico. Visite ridotte all’osso, giusto qualche ex transfuga del partito di Angelino Alfano che sognava un biglietto di ritorno verso l’antica casa.
In villa spuntarono prima Renato Schifani e poi Nunzia De Girolamo. Poi toccò al neosenatore Michele Boccardi, appena subentrato in Senato al defunto Donato Bruno, che si era precipitato in Sardegna per marcare le distanze dal suo vecchio capocorrente Raffaele Fitto e per giurare fedeltà  al berlusconismo ortodosso.
E che tornò raccontando agli amici di aver visto, dentro quella casa, «cose da pazzi», compresa una rissa scoppiata a tavola tra due deputate azzurre.
«Girare il male in bene»
Tutto questo, oggi, sembra lontano anni luce. «Vedrete il traffico che ci sarà  quest’anno con Berlusconi di nuovo in sella», è il ritornello della grande vigilia.
Un habituè della villa racconta come, di solito, fior di peones azzurri riescano a superare il fuoco di sbarramento dell’ingresso.
«La maggior parte di loro non è mica attesa. Fanno così, prenotano le loro vacanze nei dintorni di Porto Rotondo e si attaccano al telefono per farsi passare il padrone di casa con la scusa di salutarlo. Una volta che riescono a parlargli e gli dicono “sa, sono in vacanza a pochi chilometri da lei”. E Berlusconi risponde con l’invito a pranzo…». Perchè è nel dna della villa, così come in quello del suo proprietario, trasformare «il male in bene».
Disse proprio così, una volta, Gianni Gamondi, l’architetto di fiducia dell’ex premier. «Girare il male in bene».
E raccontò di quando «una notte si è bruciata una valle del parco della Certosa e io ero disperato. Non si è potuta salvare anche perchè non c’era l’acqua e i pompieri non sapevano come fare. Allora lui mi ha fatto fare un lago. Un lago di ventimila metri, mica una piscina. Così ora abbiamo l’acqua e abbiamo salvato la visuale della valle». Il «lui» in questione era Berlusconi, ovviamente.

(da “La Stampa”)

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PENSIONI, BOLLO AUTO E PRIMA CASA: TRE CONIGLI DAL CILINDRO DI BERLUSCONI

Luglio 15th, 2017 Riccardo Fucile

TRA FESTE E FREDDURE, IL CAV E’ GIA’ IN CAMPAGNA ELETTORALE

Giovedì sera, per gli 80 anni dello scrittore Roberto Gervaso, l’afa in via Margutta era tale che perfino il festeggiato si è tolto la giacca, e pure la cravatta, così tutti gli ospiti benchè fossero diplomatici, imprenditori e mezzibusti tivù.
Tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi. E’ rimasto in doppiopetto, ligio alla sua personalissima idea di decoro, costringendo il povero Maurizio Gasparri a imitarlo per solidarietà  politica.
In compenso il Cav ha raggelato l’ambiente con una sfilza di freddure. «Adesso vi racconto quella del tale che domanda all’amico: “Tua moglie come fa all’amore?”. E l’altro: “Dipende, qualcuno sostiene che lo fa bene, secondo altri lo fa male…”». Brivido lungo la schiena dei commensali . Risate di circostanza.
«Allora sentite quest’altra: “Ma a tua moglie, sempre dopo aver fatto all’amore, tu che cosa dici?”. “Se ho tempo la chiamo al telefono e “cara, torno tra dieci minuti”».
In fondo, così ridevano i “cumènda” nell’Italia di una volta, e Silvio rimane di quella generazione.
Per esempio, gli piacerebbe far credere che sia ancora un vorticoso susseguirsi di feste eleganti («Scusatemi se mi vedete gli occhi stanchi, ma stanotte…») quando invece la fidanzata Francesca lo tiene al guinzaglio, e le uniche cene fisse sono quelle ad Arcore con gli animalisti e a Villa Gernetto con i giovani confindustriali del Centro studi sul pensiero liberale, guidati da Francesco Ferri.
È a questi due “think tank” che Berlusconi consegna in anticipo le sue intuizioni politiche affinchè vengano levigate e lucidate.
Dopodichè a metà  settimana invita per pranzo a Roma i colonnelli di Forza Italia e a loro, come cavie, somministra quelle proposte in pillole per vedere l’effetto. L’altroieri, ad esempio, Berlusconi ha estratto dal cilindro tre nuovi grossi conigli, spiegando come la campagna elettorale sia dietro l’angolo e occorra far breccia nell’indifferenza con proposte in grado di sorprendere gli elettori.
La prima idea proposta al partito vuole risolvere il dramma dei giovani senza lavoro e quello degli anziani che sognano la pensione.
Fior di statistici, sociologi, studiosi ci si sono applicati, con diverse fortune, ma Silvio ha già  trovato la soluzione per assumere magicamente in Italia mezzo milione di giovani: mandare a riposo altrettanti anziani senza le inutili complicazioni dell’«Ape» voluta dal governo, quella specie di mutuo che in caso di morte dovrebbero accollarsi gli eredi.
Via l’«Ape»; via le imposte su donazioni e successioni rimesse dalla sinistra «comunista» sui grandi patrimoni dopo che lui le aveva cancellate; via al bollo per la prima auto, personale o aziendale non fa differenza; e via soprattutto le tasse sulla prima casa.
Obiezione sollevata da un commensale: scusa, ma non erano state tolte praticamente tutte? «Eh no», ha risposto Silvio, «rimangono tante gabelle occulte».
Qualcuno gli ha segnalato che continuiamo a pagare la nettezza urbana e altri servizi forniti dai Comuni, e dunque anche qui bisogna dire basta (ne è nata una piccola discussione, con Gianni Letta incaricato di meglio approfondire).
Come trovare i soldi è un interrogativo sciocco, Berlusconi ci ha già  pensato: stampando banconote.
E qui si torna al suo “pallino” delle «AM lire», in pratica una doppia moneta su cui il solo Renato Brunetta, con la competenza dell’economista, osa far presente che Draghi, la Banca d’Italia e i mercati non la prenderebbero bene.
Ma il Cav è lanciato, non lo fermi col bazooka. È convinto che con queste idee geniali vincerà  senza nemmeno bisogno di Salvini, «prenderò il 40 per cento da solo» ha garantito da Gervaso, con Bruno Vespa seduto accanto come un fachiro sulle spine.

(da “La Stampa”)

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BERLUSCONI FERMA LA CAMPAGNA ACQUISTI PERCHE’ VUOLE EVITARE IL VOTO ANTICIPATO

Luglio 12th, 2017 Riccardo Fucile

INDEBOLENDO I VERDINIANI CADREBBE ANCHE IL GOVERNO

La fretta renziana sullo «ius soli» sta suscitando sospetti. Tra i senatori Pd sono in molti a chiedersi che bisogno c’è di ricorrere addirittura a 4 voti di fiducia, uno per ciascuno degli articoli di cui si compone la legge.
Tra l’altro, si fa notare, ogni votazione è un rischio perchè al Senato i numeri sono incerti. I bersaniani sosterranno la riforma, è vero; però mancheranno i voti di Ap. E in assenza degli alfaniani diventeranno decisivi gli 80 senatori che stanno nel mondo di mezzo, in quella terra di nessuno guidata solo dalle rispettive convenienze.
Finora, per conservare più a lungo l’indennità  parlamentare e i benefici annessi, questa zona grigia ha sempre sostenuto il governo nei passaggi decisivi.
Probabilmente andrà  così pure la prossima settimana, quando lo «ius soli» arriverà  in aula; o magari no, nessuno se la sente di mettere una mano sul fuoco.
Di qui il punto interrogativo sulle reali intenzioni di Renzi: per quale motivo il Pd, anzichè scegliere la scorciatoia pericolosa, non imbocca la strada lenta ma più sicura della fiducia su un unico maxi-emendamento?
Servirebbe poi un ulteriore passaggio alla Camera, però il governo non rischierebbe di cadere nel burrone.
Forse, ecco il dubbio, qui sta il vero obiettivo di Matteo: esorcizzare la noia della politica provando il brivido dell’azzardo.
Se lo «ius soli» passa, bene; se non passa e il governo cade, perfino meglio.
In quel caso andremmo a votare sul finire dell’estate o all’inizio di autunno. Per quanto il segretario si sforzi di negarlo pubblicamente, chi gli sta intorno lo descrive tuttora pronto a cogliere l’attimo per tornare alle urne, qualora si presentasse l’occasione.
Una certa preoccupazione lambisce gli ambienti istituzionali e gli stessi leader di opposizione. Uno in modo particolare: il Cav.
Colpo di freno
Berlusconi era stato (e rimane) disposto a votare prima della naturale scadenza, perfino il 24 settembre prossimo, ma chiede in cambio una legge elettorale come piace a lui.
L’ha individuata nel sistema tedesco, interamente proporzionale. Gli eviterebbe patti con Salvini, del quale Silvio non sopporta nè le idee nè le maniere.
Il mese scorso era sembrato che l’intesa sul tedesco fosse matura, ma poi si sa come andò. Da allora, sotto sotto, Berlusconi ha continuato a sperare che Renzi cambiasse idea.
E per ingannare il tempo si è messo a fare campagna acquisti, in modo da avere un maggior numero di senatori il giorno in cui l’altro dicesse «ok, ripartiamo dal modello germanico».
Un paio di verdiniani sono già  stati arruolati e ce ne sarebbero altri 8 che non vedono l’ora, metà  di Ala e l’altra metà  di Alfano.
Sennonchè adesso Berlusconi si è accorto che lo “shopping” potrebbe ritorcersi contro di lui. Ridurre i margini della maggioranza avrebbe l’effetto di mettere a rischio Gentiloni sullo «jus soli».
E se il governo cadesse sugli immigrati, andremmo alle urne con le due leggi elettorali passate al vaglio della Consulta: proprio ciò che il Cav vorrebbe evitare.
Di qui lo stop agli acquisti. Gli appuntamenti in agenda sono stati messi tutti in stand by. A ciascuno dei personaggi è stato recapitato il messaggio: «Sei dei nostri, ma per il momento è meglio se rimani lì dove sei».
Come sostiene Maurizio Gasparri, «per Forza Italia non sarà  in fondo una gran perdita, è gente impresentabile. Anzi, per dirla tutta, siamo alla raccolta differenziata, ecologica certo, ma sempre di quella roba si tratta».
A complicare le relazioni con Renzi, ha contribuito la ricostruzione nel nuovo libro del segretario Pd, dove si narra che il famoso Patto del Nazareno fallì quando Berlusconi confessò candidamente di aver concordato pure con Massimo D’Alema la candidatura al Colle di Giuliano Amato: per non subire la scelta di quei due, Renzi preferì eleggere Sergio Mattarella.
Rivangare la vicenda è come spargere sale su ferite mai del tutto rimarginate. Altro indizio di freddezza: nello scorso weekend, a pranzo con familiari e amici nella sua villa sarda, Berlusconi ha scartato tanto il «piano A» quanto quello «B».
Il primo consiste nell’alleanza con Salvini, il secondo punta a un governo con Renzi. L’uomo ha deciso che vincerà  da solo, proponendo tagli alle tasse, doppia moneta e separazione carriere dei magistrati (pm e giudici addirittura in palazzi separati).
Ha congedato gli ospiti regalando a ciascuno un barattolo di «Marmellata del Presidente», ecologica e autoprodotta.

(da “La Stampa”)

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BERLUSCONI CANDIDA MARCHIONNE PREMIER

Luglio 7th, 2017 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE FA IL PUNTO SULLA POLITICA ITALIANA

Silvio Berlusconi vuole Sergio Marchionne candidato premier per il centrodestra. Il Cavaliere lo dice in un colloquio con i direttori di Libero Quotidiano e il Tempo.
“Per il centrodestra punto su Sergio Marchionne. Tra non molto gli scade il contratto negli Stati Uniti, e se ci pensate bene sarebbe l’ideale (…)”
Il nuovo male secondo Berlusconi è il MoVimento 5 stelle.
“Come nel ’94 sento di dovermi dedicare al paese” ed elenca il nuovo “male” da evitare.
Ventitrè anni fa era lo sbarco a Palazzo Chigi degli eredi del Pci che se l’erano apparecchiata bene l’ascesa al potere. Ora è l’incubo del MoVimento 5 stelle, e l’eventualità  (oggi lontana, ma domani chissà ) di un’alleanza con il Pd.
Perchè invece, lo dice esplicitamente, all’ipotesi di un accordo tra grillini e leghisti non ci vuole nemmeno pensare. “Sarebbe folle”.
Berlusconi poi va sul programma del centrodestra.
Flat tax al 20%, soprattutto spinge sui mille euro al mese di pensione per mamme e casalinghe.
E poi niente più bollo auto a chi ha un’utilitaria o usa le quattro ruote per andare al lavoro.

(da “Huffingtonpost”)

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BERLUSCONI: “SALVINI VERRA’ A CANOSSA E LA MELONI CON IL SUO 4% NON VA DA NESSUNA PARTE”

Luglio 4th, 2017 Riccardo Fucile

IL LEADER DI FORZA ITALIA NON ANDRA’ A PIACENZA PER LA PASSERELLA DI SALVINI

Silvio Berlusconi osserva compiaciuto la «stella cadente» di Matteo Renzi, le convulsioni del Pd alle prese con i compagni della sinistra, la rottura con Giuliano Pisapia e conclude che il centrodestra già  ai blocchi di partenza è vincente.
Se in più ci mette il suo ritrovato dinamismo e il «programma rivoluzionario» che sta scrivendo, è convinto che sarà  quasi un gioco da ragazzi impedire ai 5 Stelle di andare al governo.
Una visione ottimista che presuppone una coalizione unita dietro di lui.
Salvini? «Alla fine dovrà  venire a Canossa». Giorgia Meloni? «Da sola con il suo 4% non va da nessuna parte». Il programma comune? «Un accordo minimo si troverà , tranquilli».
Insomma, il Cavaliere sparge miele, dice che la sua età  non conta e di essere pronto a vedere gli alleati.
Intanto non intenderebbe accettare l’invito di Salvini all’assemblea programmatica della Lega che si svolgerà  a Piacenza il 16 luglio.
Un appuntamento nel quale i leghisti esporranno le loro proposte di riforma su fisco, pensioni, infrastrutture, giustizia, ambiente ed energia.
«Basta perdere tempo su chi è il leader e il delfino: parliamo di contenuti e vediamo se siamo d’accordo sulle cose da fare», è il mantra del capo leghista, che chiede a Silvio di venire a Piacenza.
Ma in effetti non c’è ancora una richiesta formale recapitata ad Arcore. Anzi, il silenzio più assoluto. «Al momento non risulta alcun invito», dicono i più stretti collaboratori del leader di Forza Italia.
Solo dichiarazioni pubbliche, interviste nelle quali il leader del Carroccio annuncia l’iniziativa del suo partito. Un invito generico. Nient’altro.
Gli sherpa però sono al lavoro per tentare un incontro, un colloquio tra la prossima settimana. Berlusconi però non sembra intenzionato ad andare a Piacenza.
Non vuole replicare quello che è successo nel novembre del 2015 quando salì sul palco della Lega a Bologna, accolto con freddezza e da qualche fischio arrivato dalla piazza.
Diversa invece era stata l’accoglienza riservata alla Meloni. Anche a lei ancora non è arrivato alcun invito, ma Giorgia non ha dubbi sulla sua presenza a Piacenza se Matteo la chiamerà .

(da “La Stampa”)

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LA GAG DI BERLUSCONI IN TV E’ SOLO RINVIATA

Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile

ENTRARE IN STUDIO CLAUDICANTE E CON LE STAMPELLE POI BUTTARE VIA TUTTO PER DIMOSTRARE IL RITORNO IN FORMA

La storia la racconta Ugo Magri sulla Stampa: durante la sua ultima comparsata di una decina di giorni fa da Bruno Vespa, Silvio Berlusconi era pronto a una gag fenomenale: aveva previsto di presentarsi in tv curvo e zoppicante, aggrappato a una stampella, avanzando così di fronte alla telecamera fino a dire: «Questo vecchietto avrebbe voluto cedere il testimone a qualcuno più nuovo di lui. Ma siccome nessuno dei giovani è in grado, eccomi di nuovo qui», via la stampella, «costretto a tornare in campo per il bene dell’Italia».
Una scenetta che all’ultimo è saltata perchè “il paese non è nel mood adatto”; ma non è detto che l’ex presidente del Consiglio non ci riprovi più avanti, magari mentre gioca in casa ovvero sulle telecamere di Mediaset che non vedrebbero l’ora di mandare in onda una scenetta del genere.
E in ogni caso Berlusconi non ha intenzione di mollare l’osso e vuole continuare con il ritmo inaugurato durante le elezioni comunali che alla fine hanno visto il trionfo del centrodestra e la sconfitta del centrosinistra e dei grillini.
Continuerà  a dare due interviste a settimane e a occupare la scena politica in attesa del voto, l’ultimo, il più decisivo da quando è sulla scena politica.
Silvio vorrà  convincerli che il vero “giovanotto” è lui, perchè ha in testa un paio di idee dirompenti. Di sicuro, spericolate.
Va dicendo ai suoi che stiamo sull’orlo di una guerra civile. Con 15 milioni di famiglie in difficoltà  e il 40 per cento dei giovani disoccupati, «non potremo uscirne fuori con le ricette ordinarie, serve uno doppio shock», è il mantra berlusconiano.
Cosa ci può essere di più scioccante di un taglio netto delle imposte attraverso una «flat tax» sotto il 20 per cento?
Chiaro che si porrebbe qualche problemuccio con Draghi e con Bruxelles, perchè almeno nell’immediato salterebbero i conti. Finiremmo in bancarotta: il Cav ammette che ci ritroveremmo con l’inflazione a livelli di Sud America.
Però «diversamente della Germania, incapace di conviverci, negli anni ’70 e ’80 noi non siamo stati così male nell’inflazione a due cifre, la priorità  adesso è rimettere in moto l’economia».
Naturalmente la proposta non è nuova (la promise lo stesso Berlusconi nelle campagne elettorali precedenti) e soprattutto somiglia pericolosamente a quella della Lega targata Salvini. Ma questi sono dettagli trascurabili per l’uomo che tenterà  l’impresa di rivincere le elezioni a ottant’anni suonati.
Perchè lui pensa davvero che ci siano pochi ostacoli davanti al suo prossimo ritorno al potere in qualità  di azionista di maggioranza di un governo di centrodestra. Per questo vuole farsi vedere giovane fino all’ultimo:
E qui sta l’altro obiettivo della gag con la stampella: aggredire l’idea, sparsa in primis da Salvini, che con 80 primavere sulle spalle Berlusconi non possa incarnare il futuro. L’anagrafe conta poco, «è più importante la freschezza politica», si ribella Silvio.
Gli hanno segnalato la popolarità  di Jeremy Corbyn nel Regno Unito, e di Bernie Sanders negli Usa, per citare due vecchioni.
Qualcuno gli ha rammentato che Peron tornò al governo quando aveva 78 anni, e in fondo Giorgio Napolitano domina la scena nonostante abbia passato i 90. L’importante è conservarsi bene.
Perciò le feste «eleganti» fino alle tre di notte sono ormai un ricordo. Qualora cadesse in tentazione, non troverebbe la compiacenza di chi ora lo assiste: da Licia Ronzulli in veste di segretaria ai due assistenti Valentino Valentini e Sestino Giacomoni, quasi filiali nel loro affetto, con la supervisione dell’avvocato Niccolò Ghedini e di Gianni Letta, ritornato vicino a Silvio dopo una fase di disincanto.
Il risultato è che adesso raramente chiude le palpebre mentre qualcuno gli parla, e se ciò accade è segno di noia più che di età  avanzata, perchè quando l’argomento gli interessa sarebbe capace di discuterne ore.
E la sua partita si giocherà  su più fronti. Alle elezioni, per prendere un voto in più della Lega e rivendicare così la possibilità  di scegliere il presidente del Consiglio in caso di (improbabile) maggioranza per il suo centrodestra che vedrà  anche Giorgia Meloni ma soprattutto una miriade di piccole sigle con cui stringerà  accordi parlamentari.
E dopo le elezioni in caso di mancata maggioranza per creare i presupposti per un governo con il Partito Democratico in cui lui potrebbe essere l’azionista di peso e responsabile. Senza Renzi al comando.

(da “NexQuotidiano”)

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“RIECCOMI”:: BERLUSCONI AVVISA SALVINI E DETTA LA LINEA

Giugno 30th, 2017 Riccardo Fucile

“CENTRODESTRA MODERATO E LIBERALE, ANCORATO AL PPE”… PARLA DI FLAT TAX E REDDITO DI DIGNITA’… PAROLE MORBIDE PER RENZI   ACIDE PER PRODI, VELENOSE PER GRILLO

Silvio is back, again. “Ma io non sono mai andato via. Comunque, rieccomi” afferma Berlusconi in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera.
Un colloquio in cui sposta l’asse del centrodestra su un binario moderato, in cui rilancia la legge elettorale sul sistema tedesco, in cui non lascia spazio a delfini, in cui ha parole dure per Prodi e morbide per Renzi.
Il centrodestra avanza, Berlusconi sente l’odore della vittoria. Ma quale centrodestra?
“Il baricentro lo decideranno gli elettori con il voto, finalmente. Per il momento, alle Amministrative hanno scelto noi. A dimostrazione che un centrodestra con una forte componente liberale, moderata, ancorata al Ppe, è in grado di esprimere idee e persone giuste per vincere, ma soprattutto per governare bene le città  e la nazione. In questo centrodestra, Forza Italia – che si è confermata il primo partito della coalizione per voti e per numero di eletti – ha una funzione trainante. È la prova che il vento è tornato a spirare nella nostra direzione”
Berlusconi è impegnato nella costruzione del programma.
“Abbiamo preparato un bellissimo albero della libertà , rappresentazione grafica di un programma che sarà  rivoluzionario: le radici sono i nostri valori cristiani e i nostri principi liberali, i rami rappresentano i diversi problemi del Paese e i frutti sono le nostre proposte per superarli e far ripartire l’Italia”.
Il leader di Forza Italia cita fra gli impegni la flat tax, “al livello più basso possibile con una quota esente per i primi 12.000 euro, in modo da assicurare la progressività ” e il reddito di dignità  “nel quadro di una riforma complessiva del welfare”.
Berlusconi vede spazio per un solo centrodestra, “quello che ho inventato 23 anni fa”, un centrodestra “unito, plurale, vincente”, senza alternative, se non “quello della signora Le Pen, che ha garantito la vittoria della sinistra in Francia”.
Non ribadisce quanto detto “in una battuta”, cioè che scapperebbe in caso di governo Salvini-Di Maio, non accetta che si parli di un suo successore.
“I delfini esistevano nelle monarchie, e non sempre riuscivano a salire sul trono. Per quanto mi riguarda, alle elezioni ci sarò comunque. Anche se la Corte di Strasburgo non desse il suo verdetto in tempo utile, sarò in campo a guidare la campagna elettorale. Certo, sarebbe una clamorosa ingiustizia per milioni di italiani che non potrebbero votare il loro leader”.
La prima cosa da fare è però la legge elettorale.
“Il premio di coalizione ha più senso del premio di lista, ma poichè il Pd non ne vuol sentir parlare, noi siamo fermi al sistema tedesco, sul quale tutti i maggiori partiti fino a 15 giorni fa erano d’accordo. Qualcuno deve spiegarmi cos’è cambiato e perchè non si può ripartire da dove eravamo arrivati”.
Si voterà  a fine legislatura, afferma Berlusconi, anche se la sua preferenza è per votare prima, nonostante le possibili fibrillazioni sui mercati e l’impegno della legge di bilancio.
“Se dovesse essere impostata da un governo e conclusa nel suo iter da un altro governo, non succederebbe nulla di traumatico”. Per il domani, l’Italia potrebbe tornare alle larghe intese, Berlusconi ricorda che è parte della storia d’Italia.
“Ci fu il centrismo, che realizzò il miracolo economico e trasformò un Paese devastato dalla guerra in una delle grandi potenze economiche mondiali. Ci fu il centrosinistra, che fece cose importanti ma compromise la crescita per l’eccessiva dilatazione della spesa pubblica. Ci fu la disgraziata stagione del compromesso storico, e poi il pentapartito, che pur commettendo numerosi errori avviò una nuova modernizzazione del Paese. Le coalizioni funzionano se sono coerenti al loro interno, e comunque sono una decisione degli elettori”.
Anche per questo, le parole su Renzi sono morbide, Berlusconi non lo attacca.
“Si possono attribuire a Renzi due tipi di errori: ha atteggiamenti mutevoli che anche noi abbiamo subìto. E poi non si è mostrato in grado, per quella sua cultura politica tipica della sinistra democristiana, di realizzare quella vera modernizzazione della sinistra che sarebbe molto utile all’Italia. Tuttavia non si può non riconoscere che sia dinamico e determinato”.
Diverso invece il tono su Romano Prodi, tornato sulla scena.
“Mi ha incuriosito. Significa che essere stato umiliato per tre volte dai suoi non gli è bastato”.
L’attacco vero è nei confronti di Beppe Grillo.
“Il successo dei grillini è il fallimento della politica. Io considero pericolosissimi i Cinquestelle ma ho massimo rispetto e comprensione per chi li vota. Questi elettori esprimono un disagio, una rabbia, una delusione verso la politica che non solo condivido, ma faccio mie. A quegli elettori noi abbiamo il dovere di proporre una diversa qualità  dell’offerta politica, basata su persone oneste e credibili e su programmi concreti e realizzabili. Questo è l’unico modo per fermare un movimento come quello di Grillo, che se mai dovesse governare sarebbe la sciagura definitiva per il nostro Paese. Basti pensare alle politiche fiscali, basate sulla patrimoniale, su tasse altissime sulla casa e su tasse di successione al 50%”.

(da “Huffingtonpost”)

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