Giugno 26th, 2017 Riccardo Fucile
C’E’ UN ELETTORATO, MA NON UN PROGETTO DI GOVERNO, BERLUSCONI GUARDA ALTROVE
Il centrodestra ha vinto. Ma il centrodestra non esiste più. Non suoni irriverenti, e
nemmeno troppo paradossali.
I candidati sindaci di Berlusconi e Salvini hanno conquistato municipi su municipi, sbaragliato gli antagonisti del Pd, riguadagnato il centro della scena, incassato qualche sconfitta (Padova, Lecce, Taranto).
Eppure mai come oggi quel sistema di forze appare strategicamente e irrimediabilmente diviso, e dunque inesorabilmente lontano dall’approdo a Palazzo Chigi.
È un elettorato. Ma non è (più) un progetto di governo.
Nel ’94 Berlusconi inventò il centrodestra. Lo fece innanzitutto “sdoganando” la destra, quella destra che i democristiani avevano sempre tenuto ai margini.
La cancellazione di quell’antico confine ideologico segnò appunto il tramonto della Prima Repubblica e fece pensare che quelle due inedite coalizioni, il polo e l’ulivo, avrebbero ridisegnato una volta per tutte, nel nome del bipolarismo, le coordinate della nostra vita pubblica.
Ora lo stesso Berlusconi sembra voler tornare sui suoi passi e cercare un percorso diverso.
Guarda con un certo raccapriccio il mondo “sovranista” che sta alla sua destra.
Invoca la proporzionale, lui vecchio alfiere del maggioritario. Inneggia al Partito popolare europeo. Si fregia come mai prima d’ora del titolo di “moderato”.
Si dispone a negoziare con il Pd, sia pure in versione renziana. Quello stesso Pd che fino all’altro ieri veniva demonizzato come l’ultima versione del vecchio Pci. In altre parole, cerca di conquistare il suo futuro ribaltando il suo passato
Non è detto che gli riesca. Non è poco che ci provi. Se ci riuscirà , sarà un magistrale “colpo di teatrino”.
Ma, appunto, occorre cercare di capire quali novità , e quali cavalli di ritorno, ora si annuncino. A costo di andare un po’ controcorrente. Perciò, insisto.
Il centrodestra ha trionfato, ma non è più un insieme. Da quelle parti è ricomparso un gigantesco “trattino” che divide forze non più omogenee, e neppure così desiderose di stare insieme.
Segno che abbiamo davvero archiviato la Seconda Repubblica. E che, secondo i principi della nemesi, tocca forse al suo principale attore protagonista far calare il sipario sulla sua rappresentazione.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 26th, 2017 Riccardo Fucile
RISPONDE LA PORTAVOCE DI SALVINI: “MODERAZIONE NON ESISTE, CONTA IL PROGRAMMA”
Come dopo il risultato del primo turno, c’è la corsa tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini
a intestarsi il merito della vittoria.
E’ del tutto politico il messaggio che parte da Arcore.
Eccolo: “Da questi risultati il centrodestra può partire in vista della sfida decisiva per tornare a guidare il paese, sulla base di un programma condiviso, che in larga parte già abbiamo, e di una coalizione fra forze politiche diverse, caratterizzata da un chiaro profilo liberale, moderato, basato su radici cristiane, secondo il modello di centrodestra vincente in tutt’Europa e oggi anche in Italia”.
Tradotto: altro che populisti e lepenisti, il centrodestra vince solo se la guida rimane saldamente nelle mani di Forza Italia e del suo fondatore.
Continua l’ex Cavaliere: “Sono naturalmente molto soddisfatto del risultato delle elezioni comunali, che conferma quanto ho ripetuto molte volte in campagna elettorale: il centrodestra è la prima coalizione politica del paese, vince presentando candidati credibili, un programma concreto di cose da fare, la serietà nel linguaggio”.
Lo dice Silvio Berlusconi, commentando i risultati dei ballottaggi.
Berlusconi parla di “un grande successo in tutto il paese grazie all’ottimo lavoro dell’intera dirigenza e dei coordinatori di forza italia.
“Sono particolarmente felice ed emozionato per il risultato ottenuto all’Aquila, una città che per noi è un simbolo, alla quale abbiamo dedicato le nostre migliori energie di fronte alla tragedia del terremoto, e che negli anni non ha visto rimarginate le sue ferite. Grande valore hanno i successi nei comuni tradizionalmente rossi, Genova, La Spezia, Piacenza, Pistoia, Sesto San Giovanni, Todi e altri comuni importanti”.
Per l’ex premier “Questi risultati, nonostante siano stati espressi da un numero limitato di elettori, hanno un grande valore per il centrodestra e indicano la strada per il futuro. Gli italiani ci chiedono di essere uniti e di cambiare il paese come ci hanno dato il mandato di cambiare il futuro delle nostre città , come avevo chiesto negli appelli al voto in vista dei ballottaggi. Sono contento e grato agli elettori del fatto che questi appelli siano stati ascoltati. E’ una responsabilità forte nei loro confronti che avverto pienamente, e della quale sono pronto a farmi carico, con forza italia e tutta la coalizione”.
A rispondere a Berlusconi ci pensa la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “La moderazione è una categoria che in politica non esiste più: a me non interessano le etichette, mi interessano i contenuti. Parliamo di quelli e da quelli voglio partire per costruire la coalizione di centrodestra”.
Ovvio, sono tutti interessati ai contenuti, non alle poltrone.
(da agenzie)
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Giugno 26th, 2017 Riccardo Fucile
CON SALVINI NON CAMBIA NULLA
Berlusconi ha evitato di mettere la faccia sulle elezioni, ha fatto trapelare nomi di “papi
stranieri” e , soprattutto, si è mosso solo nell’ottica delle larghe intese col Pd. Ecco, il conflitto che già emerge.
Chi si è messo in contatto con Arcore in serata racconta che il Cavaliere è certamente soddisfatto per la vittoria, ma non la considera un miracolo di Toti nè solo il frutto dell’asse del Nord: “Abbiamo vinto ovunque, mica solo a Genova”.
E ovviamente, si attribuisce nella vittoria molti più meriti di quanti ne abbia e gliene diano i suoi.
Se c’è una ricaduta politica di questo voto, vista da Arcore, non è un’accelerazione sulla costruzione di un’alleanza più solida con Salvini e la Meloni, ma una ripresa della trattativa sulla legge elettorale, forte di un aumentato potere contrattuale nelle urne.
Nel corso della giornata, quando i dati erano già chiari Niccolò Ghedini ha mandato più di un messaggio agli ambasciatori del Pd per riprendere il dialogo già da martedì. Tedesco o legge che preveda un premio di coalizione, poco importa.
Il senso politico è correre ognuno con la sua faccia, per poi giocare in proprio nel post voto.
La lista unica come embrione di un partito unico di centrodestra è vista come uno spettro da evitare più che come un’opportunità da coltivare:
“Ora — dice un big azzurro — Toti e Salvini accelereranno e Giovanni è determinato al punto da mettere in conto la rottura, ma Berlusconi ha interesse a prendere i voti per sè per poi fare accordi in Parlamento”.
C’entra una ragione che è di fondo. Incandidabile, con poche speranze di essere riabilitato da Strasburgo, acciaccato, il vecchio leader sa che, se si apre un processo politico nuovo che porta a un nuovo assetto, non sarà mai il leader.
Rimarrà dunque deluso chi si aspetta che, nei prossimi giorni, cambierà l’approccio di Berlusconi verso il governo, in senso più conflittuale o verso Renzi, difeso su Consip il giorno della chiusura delle urne.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 22nd, 2017 Riccardo Fucile
A PORTA A PORTA, IL LEADER DI FORZA ITALIA: “MAI PENSATO DI FARE UN GOVERNO CON RENZI”
Da Alfano a Renzi, dai grillini a Donnarumma.
Silvio Berlusconi, in gran rispolvero alla vigilia del secondo turno delle elezioni amministrative, ne ha per tutti.
«Io sono in campo. E con me penso di prendere il 30%, di fronte a questi leader che lasciamo perdere… Io ho la mia esperienza di imprenditore, tutti dicono lavoro, lavoro, ma bisogna dire impresa, impresa, investimenti, investimenti. E invece loro pensano a tasse, tasse», sottolinea, recuperando i suoi vecchi cavalli di battaglia. Alleati all’orizzonte ne vede pochi, «nemici» da cui tenersi alla larga dappertutto.
I grillini sono «gente senza mestiere», e hanno fatto saltare la legge elettorale «per guadagnare altri 130 mila euro di indennità ».
Grillo è «un pericolo», Raggi «non si deve dimettere per avviso di garanzia, semmai per incompetenza».
E la Lega non è da meno, se l’ex Cavaliere è pronto «ad andare all’estero» se dovesse prospettarsi un governo Lega-M5S.
Il Pd? «Mai pensato di governare» con loro, confida a Telelombardia, sottolineando che «l’unico accordo che posso immaginare con Renzi è per definire le regole con le quali andare a votare».
Angelino Alfano? «Non abbiamo preclusioni ma mi sembra molto difficile che un partito che ha sostenuto tre Governi di sinistra possa essere accolto da noi».
Una parola buona arriva per Giorgia Meloni, di cui ammira «la determinazione, la competenza, il coraggio intellettuale, la capacità di analisi» e con la quale «il fatto di incontrarci è talmente scontato che non occorre neppure specificarlo».
E, a sorpresa, Berlusconi mostra un giudizio poco severo anche nei confronti della sottosegretaria al Consiglio Maria Elena Boschi: «Vuole che il padre non parli alla figlia che sta nel Governo dei problemi di Banca Etruria? È contro natura. Non mi piacciono i casi montati dai giornali, se serve si fa un processo, serve una sentenza di terzo grado».
Comprensione pure per Gianluigi Donnarumma, il giovanissimo calciatore pronto a lasciare il Milan in cambio di un contratto più remunerativo, bersagliato dalle critiche sui social: «Essendo un ragazzo che la possibilità di andare in una squadra e guadagnare, per se e per la sua famiglia, 100 milioni mi domando chi non avrebbe fatto lo stesso?», dice Berlusconi.
Anche se poi non resiste, e parla da ex patron del Milan: « Io con le mie doti, avrei trovato una strada di mezzo per farlo restare un periodo al Milan e poi fargli fare il grande colpo della vita».
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 20th, 2017 Riccardo Fucile
TOTI SPERA SEMPRE DI FARE IL PREMIER DOPO AVER VENDUTO FORZA ITALIA A SALVINI, MA NEL PARTITO E’ ISOLATO…BERLUSCONI PUNTA ALLA CANDIDATURA CON RISERVA
L’estremo tentativo di scongiurare l’ineluttabile ha visto immolarsi, invano, il
governatore ligure Giovanni Toti. Che poche sere fa ha osato ciò che dai tempi di Gianfranco Fini e del suo «che fai, mi cacci?» nessuno si era mai più permesso con Berlusconi: contestargli il grande rientro in scena, un evento che negli States verrebbe strombazzato come «Silvio is back», rièccolo.
In una cena rimasta riservata, nonostante fossero seduti a tavola tutti i big di Forza Italia, da Renato Brunetta a Paolo Romani, da Anna Maria Bernini a Mara Carfagna, da Gianni Letta a Niccolò Ghedini, da Valentino Valentini a Sestino Giacomoni, Toti ha preso di punta Berlusconi e la sua decisione di riproporsi alla testa di Forza Italia in vista delle prossime Politiche, laddove per il governatore sarebbe tempo di mettere su «una lista unica con la Lega». Toni educati ma bestialmente duri nella sostanza, da cui tutti i presenti – in particolare Ghedini e Carfagna – hanno preso le distanze. «Io l’ho conosciuta, caro Presidente, ai tempi in cui ebbe la forza di unire il centrodestra», sono le parole di Toti che a Berlusconi rivolge il “lei”, «invece oggi ci viene a parlare di sistema proporzionale, di correre per nostro conto… Davvero, non la riconosco più». Velenoso: «Se vorrà venire a Genova per i ballottaggi sarà benvenuto, ma prima corregga la linea su Salvini».
Dopo un simile “strappo”, Toti non è certo cresciuto nella considerazione del Cav.
Il quale ha risposto secco che lui crede ancora nel centrodestra, però con Salvini non unirebbe le forze nemmeno sotto tortura.
E comunque, è già lanciatissimo in quella che si annuncia come l’ultima galoppata elettorale della sua carriera, figurarsi se si tirerà indietro.
A tutti i personaggi che gli fanno visita, Berlusconi poggia idealmente la spada sulla spalla: «Preparati, tu sarai un mio candidato» (senza mai specificare il come e il dove). A ciascuno l’uomo mostra in gran segreto l’arma atomica che, secondo lui, dovrebbe permettergli di puntare nientemeno che al 30 per cento: un disegnino di albero, tutto verde su sfondo azzurro, fronzuto come una quercia ma in realtà un melo o un pero per via dei frutti penzolanti, e con tre enormi radici.
È l’albero della libertà , come Berlusconi l’ha battezzato (o degli zoccoli, nella definizione più in voga).
Le radici sono la libertà , appunto, la democrazia, i valori dell’Occidente. Il fusto e i rami indicano i problemi da risolvere. I grossi pomi rappresentano le soluzioni. Per ora Silvio ne ha individuate sei: meno tasse, meno Europa, meno Stato, più aiuti a chi è rimasto indietro, più giustizia per tutti e più sicurezza.
Mancano ancora risposte su giovani e immigrazione, ma l’ex premier presto aggiungerà qualche altra mela.
Nella cena si è stabilito che Forza Italia avrà il nome di Berlusconi nel simbolo. E non solo: darà battaglia per candidare il leader nonostante la legge Severino lo vieti.
Il piano esposto dall’avvocato Ghedini fa leva sulla Corte di Strasburgo, alla quale Berlusconi fece ricorso dopo la decadenza da senatore.
L’udienza è fissata per il 22 novembre, e la sentenza difficilmente arriverà in tempo per le elezioni se queste si svolgeranno a febbraio-marzo.
Ma Berlusconi cercherà ugualmente di mettersi in lista, sostenendo che il verdetto potrebbe essere a lui favorevole.
Chiederà l’ammissione «con riserva». Se l’ufficio elettorale glielo negasse, scatterebbero i ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al tribunale ordinario.
Il cancan che ne deriverà sarà comunque di aiuto alla propaganda.
(da “La Stampa”)
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Giugno 15th, 2017 Riccardo Fucile
SENTENZA STRASBURGO, BERLUSCONI NON CI FA CONTO
La notizia arriva come una boccata di ossigeno per Silvio Berlusconi: la Corte di Strasburgo
ha fissato per il 22 novembre l’udienza per il suo ricorso, e il verdetto sulla sua incandidabilità ci sarà , giorno più giorno meno, dopo sei mesi.
A maggio. Il che significa che, con ogni probabilità , arriverà solo dopo le elezioni politiche e il vecchio Silvio potrà condurre una campagna elettorale come un “vittima” della giustizia italiana, dei comunisti, eccetera ma al tempo stesso speranzoso che c’è un giudice a Strasburgo che gli darà ragione.
Certo, sarebbe stato meglio avere una sentenza favorevole prima del voto. Ma non era affatto questa l’aria che si respirava.
Il pool di avvocati internazionali “pagati una fortuna” non si è mai sbilanciato, sottolineando la complessità della questione. E Niccolò Ghedini, ascoltato in materia come un oracolo, da settimane ha fatto capire che era meglio non puntarci troppo. “Ghedini la vede male”, “il presidente in cuor suo non ci crede più”, questo l’umore a corte.
Si spiega così il repentino cambio di posizione sul voto anticipato (“urne a ottobre in cambio del proporzionale”): meglio non aspettare il verdetto perchè se la Corte dovesse stabilire che è stato legittimo e sacrosanto dichiarare il Cavaliere incandidabile, sai che danno in campagna elettorale.
Sussurra uno degli “habituè” di palazzo Grazioli: “La cosa che temevamo di più era una sentenza in piena campagna elettorale”. Maggio allontana l’incubo per l’ex premier, convinto ancora che il centrodestra non abbia altro leader all’infuori di sè e che lavora con gioioso impegno per fare in modo che non ci sia.
Al netto della stanca litania dell’uniti si vince, recitata senza neanche tanta convinzione, la verità è che non c’è uno straccio di disegno politico razionale nel centrodestra.
C’è invece molta insofferenza quasi antropologica pre-politica:
“Parliamoci chiaro — prosegue la stessa fonte — il presidente non sopporta Salvini, lo disprezza. Punto”.
E con un certo compiacimento è stato recitato a Grazioli tutto un repertorio sull’inaffidabilità del leader leghista sul caso del suo presunto incontro con Casaleggio jr.
Anzi il Cavaliere con una certa soddisfazione si è messo anche a fare un po’ lo sdegnoso, cogliendo l’occasione per non fissare il famoso incontro col leader della Lega.
Perchè al netto del giallo di giornata, l’ammiccamento della Lega verso i Cinque Stelle nelle ultime settimane è stato piuttosto evidente.
E col tedesco gli schemi in campo per il dopo voto erano due: un governo Renzi-Berlusconi e un governo Salvini-Grillo.
Nè il leader della Lega ha fatto qualcosa per dissimulare questo corteggiamento pubblico. Solo ieri, sul Corriere, Salvini, commentava in modo indulgente il risultato alle amministrativa dei cinque Stelle (“Il grande sconfitto non è Grillo, ma Renzi”) e negava ogni ipotesi di lista unica di centrodestra alle politiche.
Attenzione, non di partito unico, ma di lista che, se si vota con la legge vigente, è un tema che prima o poi va affrontato.
Tutte uscite che hanno alimentato un clima da galli del pollaio e nessuna iniziativa politica degna di questo nome.
Basta vedere l’atteggiamento di tutti i media della casa nel dopo voto: i toni da propaganda su Forza Italia “primo partito”, Berlusconi che dice “comando io”.
(da “Huffingtoonpost”)
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Giugno 9th, 2017 Riccardo Fucile
“BERLUSCA MI CHIESE UNA CORTESIA”…. “LE STRAGI DEL ’93 NON SONO DI COSA NOSTRA”
“Berlusconi quando ha iniziato negli anni ’70 ha iniziato con i piedi giusti, mettiamoci la fortuna
che si è ritrovato ad essere quello che è. Quando lui si è ritrovato un partito così nel ’94 si è ubriacato e ha detto ‘Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato’. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore”.
Sono stralci di una conversazione tra il boss Giuseppe Graviano e un co-detenuto con cui il capomafia trascorreva l’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno.
L’intercettazione è depositata agli atti del processo trattativa Stato-mafia.
“Berlusca mi ha chiesto questa cortesia – dice -… per questo c’è stata l’urgenza. Lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”.
Graviano è stato intercettato in carcere per quasi un anno. Sono 32 le conversazioni con Umberto Adinolfi registrate dalle microspie, ritenute rilevanti dalla procura che le ha depositate agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia.
Le intercettazioni sono state contestate a Graviano nel corso di un interrogatorio che si è svolto il 28 marzo scorso.
Sempre parlando dei suoi presunti rapporti con Berlusconi, Graviano aggiunge, alludendo all’intenzione dell’imprenditore di entrare in politica già nel ’92: “Lui voleva scendere però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. Frase che i pm interpretano come la necessità di un gesto forte in grado di sovvertire l’ordine del Paese.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 7th, 2017 Riccardo Fucile
“SAREBBE UN OTTIMO CANDIDATO PER PALAZZO CHIGI”
Il presidente della Bce, Mario Draghi, “sarebbe un ottimo premier” secondo il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che in un’intervista al QN frena sull’ipotesi di larghe intese: “Immagino che Renzi voglia tornare a Palazzo Chigi vincendo le elezioni. Noi ovviamente faremo tutto il possibile per evitarlo perchè vogliamo vincerle e portare a Palazzo Chigi un nostro candidato”.
Berlusconi esclude fibrillazioni dei mercati in caso di voto anticipato: “Le elezioni sono la fisiologia di un sistema democratico. La patologia è che in Italia l’ultimo governo scelto dagli elettori è stato il nostro nel 2008. I mercati dovrebbero temere la sovranità popolare? Non credo, anche perchè gli italiani nelle espressioni di voto hanno sempre dimostrato buon senso, prudenza ed equilibrio”.
“Non esiste, figuriamoci. Draghi è uno Degli artefici di questa europa”. Matteo Salvini, interpellato da affaritaliani.it, boccia senza appello la proposta avanzata dal Cav.
D’altronde è ormai evidente che il suo candidato è Di Maio, l’unico che può rimettere in gioco un partito ridimensionato come la Lega.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
CONVINTO DI AUMENTARE I SEGGI, MA PUNTA SUGLI UNDER 40 E SU GALLIANI
Ora che la nuova legge elettorale prende forma e si prepara a sbarcare in aula, Silvio Berlusconi si staglia sempre più come il “padrone” incontrastato delle liste, le sue, ben più di Renzi, Grillo e Salvini nei rispettivi partiti.
Grazie al “tedesco” all’italiana infatti il Cavaliere avrà potere di vita e di morte — politica s’intende — data la pressochè matematica certezza che tutti i parlamentari di Forza Italia entreranno attraverso i listini proporzionali e quasi nessuno dai collegi (ad appannaggio della Lega al Nord e di Pd e M5S al Centro e al Sud).
L’ultimo studio che mercoledì scorso hanno compulsato a pranzo ad Arcore Berlusconi coi capigruppo Romani e Brunetta, Letta, Ghedini e Giacomoni, disegnerebbe un partito al 14 per cento che, grazie allo sbarramento ammazza-piccoli, lieviterebbe di fatto al 18, conquistando un’ottantina di deputati e una quarantina di senatori (120 a fronte dei 91 attuali).
Tutti scelti da quei sei al tavolo.
E tra i forzisti di seconda e terza fila la tensione è infatti altissima. Non è un caso, fanno notare, se in questi giorni non si sia registrata una sola dichiarazione di entusiasmo (con l’eccezione dei capigruppo) in favore del “tedesco” voluto dal loro leader.
In Forza Italia è già panico da posto, i più sentono cigolio da ghigliottina.
Anche perchè le notizie che filtrano in queste ore da Villa San Martino non sono le più rassicuranti per i 41 senatori e i 50 deputati.
Il capo va ripetendo che confermerà «al più una trentina: voglio una ventata nuova, come nel ’94, gente della società civile, imprenditori, amministratori».
E la ghigliottina sarebbe già allestita, sotto forma di sbarramento interno per tutti coloro che abbiano maturato già tre o più legislature. «Salvo alcune deroghe giustificate», viene fatto presente.
Va detto che il refrain non è nuovo, era stato già proposto nel 2013 e ancor prima nel 2008, poi è finito tutto in deroga.
Ma stavolta manca il “mediatore” Verdini. E se è vera la lista dei quindici fedelissimi disposti a votare il “tedesco” (e in odor di salvataggio a Palazzo Madama), se ne vedranno delle belle: Messina e Sciascia in quota Fininvest, Romani e Ghedini, Marin, Mandelli, Rizzotti, Bernini, Malan, Rossi, Giro, Carraro, Gasparri, Caliendo, Schifani.
E poi ci sarebbe la sorpresa Adriano Galliani: Berlusconi vuole un seggio al Senato per l’ex amministratore delegato del Milan, da sempre al suo fianco.
Fuori, il girone dei dannati. I quali infatti minacciano di scatenare l’inferno.
Hanno una sola arma per farla pagare: mettersi di traverso in occasione dell’approvazione a tappe forzate della legge elettorale.
Tanto più che a Palazzo Madama ogni voto pesa piombo e i tempi non possono essere contingentati come alla Camera.
Ora e non dopo pretendono tanto per cominciare una garanzia piena di ricandidatura “blindata”, dal capo. I primi iniziano a venire allo scoperto.
“Si provveda immediatamente alla correzione, qualunque legge con questi collegi è invotabile” attacca il senatore Remigio Ceroni, coordinatore delle Marche.
Ce l’ha con la distribuzione nella sua regione, ma dà voce anche ad altri malpancisti. “Se io sono morto, vuoi che non combatta prima dell’ultimo respiro?” chiedeva con tono di sfida a un collega demoralizzato Domenico De Siano, senatore anche lui e coordinatore campano.
L’ex grillina, convertita sulla via del berlusconismo, Serenella Fucksia, ha bussato alla porta di Arcore qualche giorno fa, pur di essere rassicurata (invano, sembra).
Qualcun altro, come il senatore Giovanni Bilardi, eletto in Fi, transitato in Ncd e ora rientrato a ceduto in “prestito” al nuovo gruppo di Quagliariello, ha preteso di poter sentire al telefono Berlusconi prima di dire sì al transito temporaneo.
Qualcuno vorrebbe lettere scritte del leader con impegno sulle future liste, accettando solo così di piegarsi al “tedesco”, ma hanno fatto notare loro che sarebbero prive di qualsiasi valore giuridico. I “dannati” non si rassegnano.
Alla Camera, dove la maggioranza sulla legge elettorale è più ampia, i 50 forzisti sono ininfluenti.
Ma sono ancor più preoccupati per l’operazione “restyling” minacciata dal capo. Perchè è proprio a Montecitorio che sarà paracadutata la folta squadra di under 40 di cui si parla.
Anche qui, salvo le 15-16 “deroghe” per gli uscenti. Brunetta e Brambilla, Gelmini e Carfagna, Giacomoni e Longo, Valentini e Crimi, De Girolamo e Calabria, Angelucci e Baldelli. Cesaro e Fontana, Occhiuto e Ravetto.
Altri se ne aggiungeranno, se è vero che alcuni minacciano di incatenarsi davanti Palazzo Grazioli piuttosto che mollare il seggio.
Ma per tanti della prima ora, da Antonio Martino a Elio Vito, il “Big Ben” ha detto stop.
(da “La Repubblica”)
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