Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL FILMATO CHE HANNO FATTO CIRCOLARE PER CAUSARE DISORDINI IL GIORNO DELL’INSEDIAMENTO DI BIDEN
Il problema era sotto gli occhi di tutti, ma erano chiusi.
Poi, con improvvisata improvvisazione, i fatti di Capitol Hill hanno fatto emergere quelle trame oscure che hanno portato ai fatti che — ormai — tutti conosciamo.
Quanto accaduto a Washington ha rappresentato solamente l’inizio di quel che per il momento è stato interrotto: un piano sovversivo che va ben oltre lo sciamano Jake Angeli. E, poco prima della sua sospensione (avvenuta per step, prima con i vari app store, poi con una mossa più incisiva da parte di Amazon), su Parler i fan di Donald Trump facevano circolare un filmato dai toni belligeranti con un unico obiettivo scritto in una data: il 20 gennaio
Non condivideremo per intero il filmato, anche per non farlo utilizzare come ulteriore mezzo di propaganda riciclabile sui social.
Ci limiteremo a pubblicare alcuni screenshoot che mostrano come la vicenda «Parler video Trump 20 gennaio» rappresenti un qualcosa di molto pericoloso, anche alla luce di quanto avvenuto nei giorni scorsi a Capitol Hill.
Questi, come detto, sono solamente alcuni frame presi da quel filmato fatto circolare su Parler (ma ce ne sono anche testimonianza su Twitter, con il creatore a cui è stato sospeso l’account). Messaggi intervallati da immagini di persone in piazza (nessun riferimento visuale ai fatti di Capito Hill) e da estratti di dichiarazioni del Presidente uscente Donald Trump (la cui voce in sottofondo fa da colonna sonora al susseguirsi di immagini).
Un video molto pericoloso, segno di persone che mirano a prepararsi in vista del 20 gennaio, giorno in cui alla Casa Bianca ci sarà l’avvicendamento tra il Presidente uscente Donald Trump e il vincitore delle ultime elezioni negli Stati Uniti.
Sui social circola una voce (non verificata) che questo video sia stato condiviso dallo stesso futuro ex Presidente proprio su Parler.
Ma il blocco e la sospensione del social sovranista impedisce di verificare questa ricostruzione.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
UN AMMINISTRATORE DELEGATO, AVVOCATI, EX BROKER E PROFESSORI UNIVERSITARI… E’ LA RIVOLTA DELLE ELITES CONTRO IL POPOLO
Può essere rassicurante pensare che ad aver preso d’assalto il Campidoglio il 6 gennaio c’erano
soltanto personaggi come lo sciamano Jake Angeli (che di nome fa Jacob Chansley) e altri seguaci della setta QAnon, ma in realtà non è così.
Lo dimostra la storia di Brad Rukstales, Ceo di una compagnia di marketing, Cogensia, di Chicago, tra le persone arrestate negli ultimi giorni.
Uno dei volti più “rispettabili” dell’insurrezione, un esempio vivente dell’eterogeneità del trumpismo, che serve anche da monito rispetto a spiegazioni che tendono ad archiviare i fatti dell’altro giorno — in cui sono morte cinque persone, tra cui un ufficiale di polizia — come la rivolta del popolo contro le èlite.
Il pentimento di Brad
Come la maggior parte dei rivoltosi, Ruckstales, uomo d’affari di mezza età , era andato a Washington dall’Illinois per partecipare alla manifestazione promossa da Trump per contestare la certificazione del voto delle presidenziali. Come ha dichiarato in un’intervista a CBS Chicago, non aveva previsto che la protesta sarebbe presto degenerata, diventando violenta.
La trasferta a Washington era il compimento di un percorso di fede che lo aveva portato a donare oltre 30 mila dollari a cause repubblicane nel corso dell’ultimo anno, di cui circa 12 mila dollari direttamente a Trump.
Una volta finito il comizio del presidente, però Rukstales si sarebbe diretto al Campidoglio, con il resto della bolgia. Oggi su Twitter parla di «errore di valutazione» e si difende dicendo di aver semplicemente «seguito centinaia di altre persone passando per le porte aperte del Campidoglio», un particolare significativo dato gli interrogativi che esistono rispetto alla condotta della polizia quel giorno.
Insomma, si è lasciato “trascinare dagli eventi”. A differenza di altri reduci dell’insurrezione dell’Epifania, che non si mostrano per nulla pentiti e in alcuni casi sono passati a pianificarne altri, Rukstales dice di «condannare la violenza e la distruzione che ha avuto luogo a Washington».
Non solo lo sciamano Jake
È significativo anche il fatto che Rukstales sia stato rilasciato poco dopo essere stato arrestato, riuscendo a tornare a casa a Inverness, un sobborgo di Chicago, la sera stessa, tanto che è stato intervistato fuori da casa sua da un giornalista di una emittente locale. La società di cui è Ceo non è stata altrettanto clemente: Rukstales adesso si trova in congedo forzato e la società ha preso le distanze in un comunicato su LinkedIn.
Non è la sola ad aver agito in modo simile. Mentre le forze di polizia cercavano di identificare e rintracciare i “patrioti” — alcuni dei quali, incautamente, si erano auto-incriminati postando selfie e video di vario genere sui social media — partiva la caccia agli impiegati “deplorevoli” da parte di aziende americane.
È il caso di Navistar, un’azienda di marketing in Maryland, che ha licenziato un suo dipendente fotografato al Campidoglio con addosso il badge aziendale.
Come racconta la Cnn, lo stesso vale anche per Libby Andrews, 56 anni, ormai ex-broker di una società immobiliare (che le ha comunicato il licenziamento via email), e per Paul Davis, avvocato, in precedenza impiegato presso la compagnia assicurativa Goosehead Insurance, che ha celebrato il divorzio tanto di Tweet.
Persino un ex rappresentante dello Stato della Pennsylvania, Rick Saccone, ed ex professore universitario presso il Saint Vincent College, si è dimesso dopo aver pubblicato sulla propria pagina Facebook immagini di sè fuori dal Campidoglio.
Ruckstales è stato arrestato per aver effettuato un ingresso illegale all’interno del Campidoglio, ma ci sono almeno 13 casi di persone che sono state accusate di crimini federali — tra cui Cleveland Grover Meredith Jr, che si era presentato al Campidoglio con un fucile d’assalto e con l’intenzione di «bucare la testa con un proiettile» alla speaker della Camera dem, Nancy Pelosi.
Milizie, estremisti, cospirazionisti — ma anche “persone comuni”, o «everyday americans» come scrive il New York Times.
Non dovrebbe sorprendere visto che alle scorse elezioni Trump ha ottenuto circa 74 milioni di voti. Benchè il numero di cittadini americani con un livello di istruzione medio basso che votano dem è diminuito negli scorsi anni, come rivela una ricerca del Pew Research Center circa il 30% degli elettori di Trump ha un titolo universitario.
È anche per questo che la decisione da parte di una serie di aziende e di amministratori delegati di scaricare il presidente nei giorni dopo l’assalto al Campidoglio è stata ritenuta una notizia dal conservatore Wall Street Journal.
Il mondo del business scarica Trump.
(da Open)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
PER IL 56% DEVE ESSERE RIMOSSO DALL’INCARICO PRIMA DELLA FINE DEL SUO MANDATO
Il 56% degli americani ritiene che Donald Trump dovrebbe essere rimosso dall’incarico prima della fine del suo mandato.
E’ quanto emerge da un sondaggio Abc-Ipsos, secondo il quale il 43% degli interpellati è contrario alla rimozione prima del tempo del presidente.
Il 67% è convinto che Trump abbia tutta o parte della responsabilità degli scontri in Congresso, mentre un 15% ritiene che non abbia nessun colpa.
Sono percentuali pesanti che, a distanza di due giorni dall’assalto terroristico al Campidoglio, cominciano a delinerare che due terzi dell’elettorato repubblicano ha preso le distanze da Trump.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“VERGOGNOSA CENSURA DEI PROFILI SOCIAL DI TRUMP”? LA SUA SEDICENTE “DESTRA” ALLORA DIA VIA LIBERA SUI SOCIAL A TUTTI I CRIMINALI… SE E’ PER LA PROPRIETA’ PRIVATA, AMMETTA CHE I PROPRIETARI DEI SOCIAL POSSONO ESPELLERE IN BASE AL REGOLAMENTO CHI CAZZO GLI PARE, SOPRATTUTTO I CRIMINALI… E SE NON SEI D’ACCORDO CANCELLA IL TUO PROFILO PER PROTESTA
Seppure quanto accaduto a Capitol Hill sia un attacco aperto alla democrazia, condannato da
praticamente quasi tutte le parti a prescindere dal colore politico, Giorgia Meloni continua a raccontare la sua versione della storia.
Una versione che, in prima battuta, l’ha vista condannare in maniera paradossale quanto stava succedendo in quelle ore a Capitol Hill: «Seguo con grande attenzione e apprensione quanto sta accadendo negli Stati Uniti, mi auguro che le violenze cessino subito come chiesto dal Presidente Trump».
Poco importa, appare evidente dai toni, che quei disordini fossero frutto di mesi e mesi di palese istigazione dei suoi “fan” da parte del tycoon: la posizione di Giorgia Meloni social Trump sembra voler mettere in risalto solo ciò che conviene.
Conferma apertamente la sua posizione e la sua visione su quanto sta succedendo in America, Giorgia Meloni, bollabile in tutto e per tutto come appartenente alla narrazione sovranista.
Sull’espulsione di Donald Trump dai social — prima da Facebook e poi da Twitter — la leader di Fratelli d’Italia scrive sui suoi account social: «Sono felice che nessun politico italiano noto abbia commentato positivamente la vergognosa censura dei profili social di Trump. Adesso servirebbe un piccolo sforzo in più e condannare chi pensa che una società privata abbia il diritto di calpestare la democrazia e la libertà dei popoli. Coraggio, possiamo farcela».
Quale democrazia, considerato che la maggioranza in Usa ha votato per Biden?
Quale libertà , quella di assaltare un’istituzione e utilizzare tanta violenza fino ad arrivare alla perdita di vite umane, al ferimento di decine di persone e alla distruzione di un bene pubblico?
Giorgia Meloni parla come se si stesse rivolgendo a dei bambini a cui deve insegnare qualcosa o a persone molto sciocche che non vedono l’evidenza.
La scelta di parole e di tono esprime perfettamente la parzialità sua e del suo mondo, quello dei sovranisti, che — in questo caso — guardano al ban di Trump chiamandolo censura e fingendo che non ci sia alcun legame tra la libertà di parola di cui il tycoon ha sempre goduto, raggiungendo milioni e milioni di persone con le sue teorie complottiste, e quanto successo negli Stati Uniti mercoledì 6 gennaio.
Un atteggiamento che, come sempre, fa tanto comodo alla politica ma molto male alla civiltà in cui viviamo e ai cittadini.
(da Giornalettismo)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“QUALCUNO AVEVA INTENZIONE DI UCCIDERE O PRENDERE IN OSTAGGIO DEPUTATI E SENATORI”
Dopo l’offensiva a Capitol Hill, sono molte le strade da seguire per giungere agli organizzatori di un
putsch mancato.
Tra le ipotesi che stanno seguendo gli agenti dell’Fbi che stanno indagando sull’assalto al Congresso, c’è anche quella che tra le migliaia di sostenitori di Donald Trump che hanno invaso Capitol Hill vi potesse essere qualcuno con l’intenzione di uccidere o prendere in ostaggio deputati, senatori o loro assistenti.
L’attenzione, rivelano fonti dei federali al Washington Post, si concentrano sulle persone arrestate perchè in possesso di armi, o di altri oggetti che potevano essere usati per azioni di violenza su individui.
Si sta dando la caccia a chi ha lasciato una pipe bomb fuori del quartier generale dei comitati democratico e repubblicano, mentre è stato arrestato l’uomo alla guida del camion dove sono state trovate 11 molotov.
Insospettiscono poi le foto che mostrano come alcuni rivoltosi avessero in mano manette di plastica, tipo quelle usate dalla polizia.
“Non stiamo pensando ad un grande complotto, ma siamo curiosi di sapere cosa volessero fare con queste manette”, afferma uno degli investigatori, sottolineando che al momento non sono emersi foto o video che mostrerebbero che questi rivoltosi volessero prendere degli ostaggi.
Una delle possibilità che stanno valutando gli agenti dell’Fbi è che le persone con in mano le manette usate dalla polizia fossero effettivamente degli agenti, o degli ex agenti delle forze dell’ordine. In effetti nelle ultime ore è stato confermato che mercoledì a Washington per la giornata pro Trump sono arrivati agenti e poliziotti da altri stati.
Come Chris West, sceriffo di una contea dell’Oklahoma, che ieri in una conferenza stampa ha ammesso di aver partecipato al comizio, ma ha negato di aver messo piede nel Congresso smentendo che sia sua la foto circolata sui social media.
In Texas, lo sceriffo della Bexar County ha annunciato che una delle sue vice Roxanne Mathai è sotto inchiesta interna dopo aver postato foto in cui appare all’interno del Congresso. Nei confronti dell’agente non sono state mosse incriminazioni.
L’Fbi insiste nell’urgenza di determinare se vi sia stato un piano preordinato e coordinato per l’assalto al Congresso per poterne individuare i responsabili in vista del nuovo appello alla mobilitazione che sugli account social dell’estrema destra Usa stanno circolando per il 17 gennaio.
“Solo perchè avete lasciato Washington, non è detto che non potete ricevere qualcuno alla vostra porta se scopriamo che avete partecipato ad un’azione criminale”, è il monito che Steve D’Antuono, il capo dell’Fbi di Washington, ha lanciato ai rivoltosi.
Ed in effetti tra ieri ed oggi sono stati effettuati arresti in Arkansas ed in Florida. Ed è stato incriminato il deputato statale della West Virginia, Derrick Evans, che ha partecipato all’assalto documentando tutto con una diretta video.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2021 Riccardo Fucile
AVEVA MINACCIATO ANCHE IL SINDACO DI NEW YORK DE BLASIO PERCHE’ REVOCASSE LO LOCKDOWN
C’era anche il figlio di un giudice della Corte Suprema di Brooklyn, tra i tanti ebrei ortodossi che hanno invaso e devastato il Campidoglio di Washington, mercoledì 6 Gennaio.
Evidentemente insensibile alle decine e decine di simboli antisemiti che i rivoltosi attorno a lui sfoggiavano con orgoglio, Aaron Mostofsky è stato tra i primi a violare il Palazzo del Congresso dove i legislatori stavano ratificando la vittoria di Joe Biden. E anche uno dei primi a venire identificato sui social media e inserito dalla Polizia nella lista di “persone investigate” in merito ai fatti di Washington.
E dire che non ci voleva neanche entrare al Campidoglio, pare.
«Aaron è stato spinto all’interno», dice infatti suo fratello Nachman Mostofsky, leader politico locale dei Repubblicani, che era con lui a Washington finchè non lo ha “perso tra la folla”.
Nachman, diventato famoso per aver minacciato il sindaco di New York, Bill De Blasio, di far intervenire i suoi amici “persone molto in alto, pezzi grossi vicini al Presidente Trump” per costringerlo a riaprire in fretta la città in lockdown a causa della prima ondata di Covid-19, dice anche di aver lasciato la manifestazione prima che la rivolta cominciasse.
«Mio fratello non ha fatto niente di illegale. Chi dice il contrario è un pieno di merda, un disonesto», dice Nachman a Gothamist. «Aaron è venuto qui come un semplice cittadino d’America, un patriota. Nessun conservatore può essere d’accordo con quanto è successo a Washington. La capitale è stata assaltata e questo non è patriottico. E comunque», continua, «Per mesi abbiamo sentito in tv che “questo è quello che accade quando la gente non viene ascoltata”. Stavolta è il popolo di Trump a non essere stato ascoltato».
Fortuna ha voluto che il “cittadino semplice”, coinvolto “per caso” nell’effrazione e dissacrazione di uno dei palazzi più importanti d’America, fosse vestito per l’occasione. Aaron Mostofsky sfoggiava infatti lo stesso look “paleo” di Jake Angeli (l’ormai famoso “Sciamano di QAnon”, che ha guidato l’assalto a Capitol Hill), fatto di pelli di animali selvatici.
A completare l’outfit però, Aaron aveva anche due accessori esclusivi: uno scudo antisommossa della Polizia di Washington e un giubbino antiproiettile.
«Questi? Li ho trovati per caso sul pavimento all’ingresso», dice nell’intervista video rilasciata all’interno del Campidoglio. «Erano lì a portata di chiunque. Io li ho presi, ma prima di mettermeli ho chiesto il permesso ai poliziotti che ancora stavano all’ingresso, in caso fossero di qualcuno”, continua. «Ma non c’è nome nè niente, quindi mi hanno detto prendili e io li ho presi. E questo coso è davvero pesante», si scusa aggiustandosi il giubbino piombato.
Aaron non ha agito di certo nel nome del padre Steven Shlomo Mostofsky (che lo scorso gennaio ha chiesto -e ottenuto- il supporto del partito Democratico per farsi eleggere alla Corte Suprema), ma, come racconterà lui stesso, di Donald Trump.
«Sono qui per esprimere, in nome della libertà di espressione, il mio convincimento che questa elezione è stata rubata. Siamo stati traditi, presi in giro. Io non credo che solo 75 milioni di persone hanno votato per Trump. Credo che siano almeno 85 milioni», dice al giornalista.
Come la stragrande maggioranza di coloro che hanno preso parte alle violenze di Washington, Mostofsky ha potuto lasciare la città e tornare a Brooklyn, dove è stato visto girare liberamente fino a venerdì scorso. Suo padre, il giudice Shlomo Mostofsky, ha dichiarato tramite un portavoce di “non essere a conoscenza di alcuno di questi sfortunati eventi”.
Forse è meglio che s’informi, dato che il procuratore generale ad interim Jeffery Rosen ha già cominciato gli arresti e ha dichiarato che: «Il Dipartimento di Giustizia si impegna a garantire che i responsabili di questo attacco al nostro Governo e allo Stato di diritto affrontino tutte le conseguenze delle loro azioni secondo la legge».
E la legge, inasprita proprio da Donald Trump quest’estate, ora prevede una pena fino a 10 anni in un carcere Federale.
Chi la fa l’aspetti, Karma is a bitch!
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2021 Riccardo Fucile
PUBBLICATE LISTE DI PROSCRIZIONE E MINACCE DI MORTE… CONTRO QUESTA FOGNA RAZZISTA E’ ORA DI FARE PULIZIA
I membri delle milizie di estrema destra americane stanno mettendo in guardia gli uomini di “sinistra” e i rappresentanti del Senato
Se siete ancora convinti che i QAnon siano solo «banale folclore», sbagliate di grosso due volte se sottovalutate allo stesso tempo i movimenti di estrema destra americani Proud Boys e Boogaloo. A seguito della sospensione da Twitter di Donald Trump sono apparsi dei messaggi inequivocabili nei loro rispettivi canali Telegram: «La violenza è inevitabile»
Il messaggio originale proviene dal canale Telegram dei Boogaloo, condiviso poi dagli alleati estremisti Proud Boys, ridetto come vera e propria minaccia nei confronti dei cosiddetti «sinistri» che starebbero gioendo per la sospensione di Trump da Twitter: «Questo è un colpo di Stato. Un messaggio speciale per tutte le persone di sinistra che celebrano la cultura della censura. La destra vi ha permesso di vomitare la vostra vile sporcizia negli ultimi 100 anni perchè credeva nella libertà di parola. Ora che non state ricambiando il favore, la violenza è inevitabile ed è probabile che i tuoi vicini potrebbero rispondervi lanciandovi un mattone o peggio».
Nel frattempo inizia la caccia al «sinistro» e la stesura di liste di proscrizione attraverso il canale Telegram dei Proud Boys, dove tra i primi elencati troviamo l’attore comico britannico Sacha Baron Cohen a causa di un suo tweet dove afferma che «Twitter ha finalmente bannato Trump».
Nel canale Telegram dei Boogaloo vengono pubblicati messaggi come quello sotto riportato, dove dichiarano di non vedere l’ora di terrorizzare e uccidere i dissidenti politici. Nel messaggio c’è anche un riferimento agli ebrei tipico dei gruppi antisemiti: «We going full on jewish takeover complete with state run media censorship!».
L’istigazione ad agire attraverso veri e propri atti di violenza sono riscontrabili non solo tramite questo genere di messaggi. Durante l’assalto al Campidoglio, nel canale Telegram dei Proud Boys sono state condivise le foto dei politici spaventati, mentre cercavano protezione all’interno dell’edificio, rivolgendosi agli assalitori con elogi — «avete fatto sentire loro la paura» — ed incoraggiamenti di fronte ad eventuali «ritorsioni» per ciò che hanno compiuto. Il messaggio si conclude con un evidente «noi conosciamo la nostra forza e anche loro».
Da tenere d’occhio anche altre realtà , come quelle promosse da persone come John LaMond (@LaMondROCKS) dove vengono invitati «tutti i patrioti» ad andare a Washington il 20 gennaio 2021.
Nel tweet sotto riportato troviamo un banner a sostegno dell’iniziativa «Million Militia March» prevista nella capitale nella data e nel luogo dove lo stesso Donald Trump ha preannunciato la sua assenza.
(da Open)
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Gennaio 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA RIVELAZIONE DELLA CNN: L’EVERSORE CAZZARO E “MANO NEI PANTALONI” HANNO SBAGLIATO A TELEFONARE AL SENATORE GIUSTO
Emergono sempre più le prove del golpe fallito: in pieno assedio al Campidoglio, Donald Trump e
Rudoph Giuliani tentavano di contattare senatori ‘amici’ per convincerli a ritardare il processo di certificazione dei voti del Collegio Elettorale e dare così il tempo di fornire elementi a sostegno della tesi infondata circa presunte frodi elettorali.
A rivelarlo è la Cnn, precisando che sia Trump sia Giuliani hanno contattato per errore il senatore Repubblicano Mike Lee, mentre cercavano di parlare con il suo collega Tommy Tuberville, neoeletto senatore per l’Alabama. La conferma all’emittente è stata data dal portavoce di Lee
Trump prima ha chiamato il cellulare di Lee, Repubblicano dello Utah, poco dopo le 14.
I senatori a quel punto erano stati fatti uscire dall’aula del Senato ed erano stati temporaneamente spostati in una sala di attesa mentre la folla iniziava a fare irruzione.
Lee ha risposto alla chiamata e Trump si è identificato, spiegando che cercava Tuberville. Chiaramente aveva il numero sbagliato. Lee è andato a cercare il collega e gli ha passato il telefono.
La telefonata è durata meno di dieci minuti, durante i quali Trump ha tentato di convincere l’interlocutore a muovere nuove obiezioni al voto del Collegio Elettorale per fermare la certificazione della vittoria del presidente eletto, stando ad una fonte a conoscenza del contenuto della conversazione citata dalla Cnn.
La conversazione è stata interrotta perchè ai Senatori è stato chiesto di spostarsi in luogo più sicuro.
La seconda telefonata a Lee è arrivata alle 19. Era Rudolph Giuliani. Lee non ha risposto ed è scattata la segreteria. Dall’ufficio di Lee è arrivata la conferma che il messaggio era rivolto a Tuberville e che il contenuto era del tutto simile a quello ricevuto da un altro senatore Gop del quale non è stato fatto il nome.
La trascrizione della telefonata è stata riportata da ‘The Dispatch’ e dal blog ‘emptywheel’. “Senatore Tuberville? Qui Rudy Giuliani, il legale del presidente. La chiamo perchè voglio parlare con lei di come stiano cercando di fare andare avanti di corsa questa seduta e di come abbiamo bisogno di voi, i nostri amici americani, per cercare semplicemente di rallentarla per dar modo a quelle assemblee di fornirvi maggiori informazioni”, ha aggiunto, alludendo alle denunce infondate di brogli.
“So che tornano a riunirsi alle 20 ma…l’unica strategia che possiamo seguire è obiettare in numerosi stati e sollevare questioni così da arrivare a domani, idealmente alla fine della giornata di domani”.
Tuberville, scrive la Cnn, ha appreso del tentativo di Giuliani di contattarlo solo dopo che questo è diventato di dominio pubblico.
Tuberville era probabilmente considerato da Trump e Giuliani come un potenziale aiuto alla loro causa perchè faceva parte di un gruppo di sei senatori Gop che aveva votato a sostegno dell’obiezione ai voti elettorali dell’Arizona, bloccata con 93 voti a 6.
La Cnn, ricorda l’emittente, aveva riferito mercoledì che anche mentre il Congresso tornava a riunirsi dopo l’assalto quella sera, Trump continuava a premere sui senatori per portare avanti la protesta sulla certificazione di Biden, stando a fonti a conoscenza delle conversazioni citata dall’emittente.
(da agenzie)
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Gennaio 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA PIATTAFORMA ORA E’ SOTTO ACCUSA
Un manifestante ha guadagnato soldi trasmettendo in diretta streaming sulla piattaforma DLive i
concitati momenti in cui stava avvenendo l’assalto a Capitol Hill.
Si tratta di un utente, tale ‘Baked Alaska’ — il cui vero nome è Tim Gionet — che, grazie a un seguito social stimato in un totale di 16mila spettatori, ha ottenuto grazie alle donazioni un totale di 222 dollari.
In realtà DLive, una piattaforma di streaming decentralizzata che Justin Sun ha acquistato ed integrato in Tron a dicembre 2019, trattiene il 25% di tutte le donazioni effettuate. Gionet, che non è nuovo alla partecipazione a questo tipo di eventi (ha anche partecipato alla manifestazione “Unite the Right” dell’agosto 2017 a Charlottesville, dove si verificarono violenze e scontri), il 6 gennaio si è filmato all’interno del Campidoglio e ha trasmesso in diretta anche il momento in cui è entrato nell’ufficio della presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi.
Secondo alcuni media locali, almeno cinque account, compreso come detto quello di Tim Gionet, hanno trasmesso in diretta su DLive l’assalto a Capitol Hill: si tratta di “Murder the Media”, “Loulz”, “Woozuh”, “Gloomtube” e “Baked Alaska”.
Tuttavia, tra questi solo l’utente “Baked Alaska” si sarebbe effettivamente introdotto nel Capitol Building. Fin dalla sua fondazione, DLive ha ricevuto critiche e accuse per aver permesso a vari gruppi estremisti di raccogliere centinaia di migliaia di dollari.
DLive non è stata comunque l’unica piattaforma di streaming usata dai manifestanti: molti video sono infatti stati pubblicati anche su Facebook, Twitter e YouTube. Alcuni contenuti sono stati rimossi, ma altri sono invece circolati, diventando in poco tempo virali. A tal proposito, un portavoce Facebook ha dichiarato: «Le violente proteste avvenute oggi in Campidoglio sono una vergogna. Noi vietiamo l’incitamento e gli appelli alla violenza sulla nostra piattaforma. Stiamo attivamente rivedendo e rimuovendo qualsiasi contenuto che infranga queste regole».
(da agenzie)
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