Gennaio 6th, 2021 Riccardo Fucile
UN GRANDE GESTO: RINUNCIA A 11.000 EURO RACCOLTI PER LUI E LI DESTINA IN BENEFICENZA… LE MADRI DEI GIOVANI ARRESTATI CHIEDONO SCUSA: MA DOVE ERANO QUANDO ALLE 3 DI NOTTE I FIGLI DI 15 ANNI ERANO A FARE I CRIMINALI IN GIRO PER NAPOLI? VERGOGNATEVI, INVECE DI CHIEDERE SCUSA
Il suo unico desiderio era tornare a fare il suo lavoro, macellaio in un supermercato. E dopo lo choc per la violenta rapina subita ad opera di sei giovanissimi, adesso il sogno di Gianni Lanciato sta per diventare realtà : un’importante catena di market, alla quale il rider aveva inviato il curriculum attraverso il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, ha risposto ieri sera e gli ha chiesto di presentarsi nei prossimi giorni per un colloquio. La svolta arriva sull’onda dell’indignazione suscitata dalla brutale aggressione subita dal cinquantenne, padre di due figli, preso di mira dal branco composto da quattro minorenni e due ventenni nella notte fra l’1 e il 2 gennaio, mentre stava completando le consegne a domicilio, attività alla quale Gianni si è dedicato per portare avanti onestamente la sua famiglia dopo cinque anni di disoccupazione.
Ieri Lanciato è stato ricevuto dal prefetto Marco Valentini che ha voluto esprimergli «la vicinanza delle istituzioni e la sua personale solidarietà – fa sapere una nota del Palazzo di Governo – evidenziando come il sostegno ricevuto dalla società civile contribuisca a rafforzare i valori della legalità e del sistema di sicurezza dei cittadini». Lanciato non ha trattenuto l’emozione per questo incontro: «Per me è un onore poter parlare con il prefetto», ha commentato.
Quando il video della rapina è diventato virale, facendo il giro del web, sui social è partita una mobilitazione per aiutare la vittima a riacquistare lo scooter che gli era stato rapinato con tanta violenza. Fra i promotori, l’imprenditore di Casalnuovo Vincenzo Perrella, titolare di un’agenzia di viaggi, l’organizzatore di eventi Vincenzo Galasso detto “Enzo Bambolina” e il manager di cantanti neomelodici, fra i quali anche Tony Colombo, Giorgio Mascitelli. Hanno partecipato tantissime persone, fra le quali anche il calciatore della Lazio Mohamed Fares, che ha donato 2500 euro con un gesto che il suo presidente, Claudio Lotito, ha definito «di grande generosità e sensibilità » anche «per la riservatezza e la discrezione con cui lo ha compiuto».
Alla fine sono stati raccolti circa undicimila euro. Ma dopo il ritrovamento del motorino, recuperato nelle ore che hanno portato poi all’arresto dei malviventi, Lanciato ha deciso di rinunciare alla somma che sarà destinata per metà agli ospedali pediatrici e per l’altra metà ad altre associazioni benefiche.
«Mai mi sarei immaginato tutta questa solidarietà », aveva detto Gianni intervistato da Repubblica. E parlando dei suoi aggressori aveva aggiunto: «Mi dispiace, mi dovete credere, per quei ragazzi, dovrebbero “faticare” onestamente, anche svolgendo i mestieri più umili».
Attraverso l’avvocato Carlo Ercolino, la madre di uno dei minorenni arrestati ha chiesto scusa a nome del figlio per quanto accaduto. E attraverso l’avvocato Luca Mottola la madre di un altro sedicenne indagato afferma: «Mio figlio lavora come salumiere dalla mattina alla sera. Ha capito bene la gravità del suo gesto ed è disperato».
Il consigliere regionale Borrelli però scuote il capo: «Le scuse così come il pentimento sono sempre bene accette ma devono essere sincere e questa dichiarazioni sono inaccettabili. Prima afferma che la famiglia vuole chiedere scusa alla vittima e poi vuol trovare giustificazioni ad un atto deprecabile commesso dal 16enne e dai suoi complici, siamo basiti. Come si fa – aggiunge – a sostenere che picchiare una persona di 50 anni che sta lavorando e privarlo dello scooter sia solo un atto di bullismo? E poi come è possibile che dei minorenni girino per la città a gruppi di 3 su singolo scooter, senza caschi, in piena notte, in zona rossa senza che i genitori si pongano il problema di dove siano e cosa facciano? Al di la delle giustificazioni – conclude Borrelli – questi ragazzi devono pagare il loro debito con la giustizia, noi chiediamo pene esemplari».
(da agenzie)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
A QUESTO HA PORTATO LA POLITICA CRIMINALE DI TRUMP: 353.000 MORTI
La pandemia ha provocato quasi un milione e 850 mila vittime da quando si è manifestato nel
mondo.
I Paesi più colpiti sono gli Stati Uniti (oltre 353 mila) davanti a Brasile (più di 196.500), India ( quasi 150 mila), Messico (oltre 127 mila)
Agli operatori delle ambulanze della contea di Los Angeles, in California, è stato chiesto di non trasportare in ospedale pazienti che hanno possibilità molto basse di sopravvivere.
La direttiva arriva dalle autorità sanitarie mentre la regione rischia di arrivare a mille morti di Covid al giorno, con gli ospedali quasi al collasso.
Al personale dei reparti di emergenza invece è stato detto di razionare l’ossigeno.
New York aveva emanato una direttiva analoga lo scorso aprile, in un momento culminante della pandemia, suggerendo di non ricoverare pazienti che non si riusciva a trattare sul posto, ad esempio per infarti o ictus.
(da agenzie)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
BANDIERE STRAPPATE E BOTTE COME RITO D’INIZIAZIONE, DONNE ESCLUSE E ODIO RAZZIALE: LA SINTESI SUPREMATISTA
A poco più di tre mesi di distanza dalla loro comparsa in diretta mondiale – in realtà , esistono da quattro anni – il gruppo sovranista americano Proud Boys torna agli onori della cronaca.
Il leader Enrique Tarrio è stato arrestato a Washington, dove si erano radunati i fedeli di Donald Trump per la seconda volta dal 3 novembre dopo la sua esplicita richiesta, in attesa del voto al Senato previsto per oggi che certificherà i risultati del Collegio elettorale.
Dalla ricostruzione del New York Times, Tarrio (36 anni, di origini cubane a capo anche del movimento Latinos for Trump) al momento dell’arresto aveva con sè due caricatori da arma da fuoco ad alta capacità ed è stato fermato dalla polizia per un episodio risalente a un mese fa, quando strappò una bandiera Black Lives Matter da una storica chiesa nera della capitale. A quella provocazione seguirono scontri anche violenti, con diversi accoltellamenti. .
“Avevano messo fuori la bandiera di Black Lives Matter” ha dichiarato Tarrio al Corriere della Sera. “Quelli di Black Lives Matter sono terroristi e io sono orgoglioso di ciò che ho fatto”. Tarrio si dice pronto a pagare se così sarà , ma “non penso che siano così stupidi da incriminarmi”.
Il presidente Trump, durante il primo dibattito televisivo con Joe Biden, incalzato – neanche troppo – dal moderatore Chris Wallace di Fox News riguardo la sua stretta relazione con il mondo dell’Alt Right, aveva inviato gli estremisti a “mantenere la calma e tenersi pronti”. Tradotto da Tarrio: “Rilassatevi, aspettate fino a dopo le elezioni e restate al mio fianco. E l’abbiamo fatto dal primo giorno”.
Le manifestazioni previste in questi giorni non sono paragonabili a quelle di luglio scorso, quando in seguito all’omicidio di George Floyd vennero schierati 5mila soldati della Guardia Nazionale dell’Esercito.
Ma le trecentoquaranta persone chiamate a presidiare le strade a Washington in aiuto delle forze dell’ordine locali, circa il 15% delle 2.700 forze della Guardia Nazionale del Distretto di Columbia, preoccupano per un’altra motivazione.
L’esercito risponde al Presidente e si teme, come durante l’estate scorsa, che Trump possa utilizzare l’espediente dei disordini per arrogarsi il diritto di utilizzare le truppe federali, possibilità scongiurata all’epoca dal suo segretario di Stato Mark Esper e dal presidente del Joint Chiefs, il generale Mark Milley.
Le speranze di Trump di poter ribaltare il voto di novembre sono prossime allo zero e il tentativo estremo, quasi disperato – come dimostra la chiamata al Segretario di Stato della Georgia pubblicata dal Washington post – sul quale sta facendo leva è quello di dimostrare la rabbia dell’America che non accetta la sua sconfitta.
Un disagio che, contrariamente a quanto potrebbe indicare la vittoria di Biden, esiste ed è ben radicato. Come sostenuto da Tarrio, soltanto nei Proud Boys militavano “ventiduemila” persone “in tutto il mondo, dodici mila negli Stati Uniti”.
L’imperfetto è giustificato poichè questi numeri fanno riferimento a prima del dibattito presidenziale, “grazie ad esso credo che il numero sia raddoppiato”, specialmente per via all’endorsment di Trump. Ma a pensarla come loro, sono molto più che qualche decina di migliana di persone.
“Non penso sia stata una buona mossa” quella di liquidare la questione suprematista assecondando il conduttore, “ma nè io nè i Proud Boys abbiamo bisogno del presidente per essere chi siamo. C’è chi pensa che una volta che Trump sarà fuori dalla Casa Bianca sarà finita”. Ma avverte: “Non capiscono che Trump non è più una persona, è un movimento”.
Quanto sostenuto da Tarrio è vero. Donald Trump ha semplicemente dato una spinta a un mondo, quello sovranista, da anni soffocato nell’America più profonda, rurale, che si sente l’ultimo baluardo in difesa di quella Costituzione tradita dal governo federale, di cui i Proud Boys si fanno portavoce.
Ha molta poca importanza il fatto che dodici anni dell’ultimo ventennio siano stati di stampo repubblicano, anzi. Secondo loro, il primo a tradire i valori costituzionali è stato proprio l’establishment del GOP. Mitt Romney, Marco Rubio, solo per citare le ultime figure etichettate come “nemici e serpi”, colpevoli come altri di essersi svincolati da un patto tacitamente siglato tra elettori ed eletti, durante la campagna presidenziale di Ronald Reagan negli Stati del Sud. Era un’altra storia e, soprattutto, un’altra America.
I Proud Boys – ma in questo elenco possono essere compresi anche QAnon, i Boogaloo Boys e l’Alt-right – rispettano alla lettera il diritto alla difesa, sancito dal Secondo emendamento, e respingono tutto ciò che viene dal mondo globalizzato, diritti civili inclusi, che invece il partito repubblicano ha abbracciato nel corso degli anni.
Nelle loro riunioni, dove le donne non sono ammesse (“Non dobbiamo giustificarci. Gli uomini hanno bisogno di tempo tra uomini”), si celebrano il suprematismo americano e occidentale, e nel momento in cui si entra nel gruppo bisogna esternare, attraverso giuramento, “il proprio rifiuto a scusarsi per aver creato il mondo moderno”.
Dopo, al nuovo arrivato spetta un pestaggio come rito di iniziazione da parte di cinque membri: “Ma non ti picchiano forte”, piuttosto sono “i media che sensazionalizzano”. Trovare un nemico, che sia la stampa, gli immigrati, le donne, o escogitare teorie complottiste è una caratteristica intrinseca a questa parte di elettorato statunitense. Diffondono le loro teorie sui social, le mischiano con quelle che leggono e danno vita a un mondo a parte che ha conseguenze su quello reale.
Come accadde durante la campagna presidenziale del 2016 volta a screditare Hilary Clinton, quando venne costruita la teoria del Pizzagate in base alla quale i democratici stupravano bambini in una comune pizzeria di Washington, conclusasi con il gesto estremo di un 28enne che entrò nella Comet Ping Pong armato di fucile per volere indagare sulla questione. Venne arrestato, naturalmente.
I Proud Boys hanno come avversari sia degli Antifa – termine quasi sconosciuto negli Stati Uniti, più caro al mondo europeo, diventato di moda per distinguere tutto ciò che questi gruppi rifiutano – sia dei repubblicani (eccetto Trump) e sostengono tutt’oggi di non venerare la razza bianca. Affermazione che cozza con la realtà , quando nel 2018 vennero inseriti dall’Fbi tra i gruppi vicini al suprematismo bianco.
In quell’anno gli venne bandito il profilo Facebook (poi vennero bloccati un po’ ovunque sul resto dei social, tanto che ora utilizzano la piattaforma di estrema destra, Parler) e fu arrestato il loro fondatore Gavin McInnes, co-ideatore della rivista Vice, uno che non si definava razzista nè antisemita, piuttosto un difensore dei valori occidentali. “Siamo maschi cui piace essere maschi, veneriamo le casalinghe, glorifichiamo l’impresa, siamo convinti che l’Occidente sia il meglio, amiamo la libertà di espressione e il secondo emendamento, siamo contro la guerra alla droga e per i confini chiusi. La razza per noi non è un tema”, aveva dichiarato a una radio conservatrice.
Ieri, l’altro leader dei Proud Boys è stato arrestato ma non è stata indebolita l’organizzazione, fondata da un sentimento di odio diffuso in gran parte delll’America a cui Joe Biden dovrà dare risposta.
Nel frattempo, i cittadini sono chiamati di nuovo a un voto, ancora decisivo. Trump ha definito la posta in gioco in Georgia “come una delle più alte” e non può essere altrimenti. Da lì si capirà a chi andrà il controllo del Senato. “Il nostro Paese dipende da voi. Il mondo intero guarda alla gente della Georgia”, ha dichiarato dal palco dell’aeroporto di Dalton. Al 31 dicembre, erano oltre tre milioni gli elettori che avevano già votato da remoto, una buona notizia per Joe Biden. Comunque vada, quest’utlimo deve tenere bene a mente che Trump e trumpismo sono due elementi separati: sconfiggere uno non vuol dire spazzare via l’altro. I movimenti estremisti come i Proud Boys sono tanti, ben strutturati e, probabilmente, si sentiranno ancora più legittimati a esprimere le loro idee di fronte a un presidente che non riconoscono. Eufemismo.
(da Globalist)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
AFFIANCATO DA DUE CRIMINALI ARMATI DI PISTOLA, COLPITO CON IL CALCIO DELL’ARMA E COSTRETTO A CONSEGNARE LO SCOOTER
Un rider di 33 anni è stato rapinato dello scooter in via Terracina, la strada che collega i quartieri di Bagnoli e Fuorigrotta, a Napoli Ovest.
Il giovane, a quanto si apprende, è stato fermato da una coppia di criminali mentre era impegnato per una consegna per una nota piattaforma ed è stato ferito alla testa col calcio della pistola; le sue condizioni non sono gravi.
L’episodio è avvenuto nella serata di ieri, 4 gennaio. Le indagini sono affidate alla Polizia di Stato. Il giovane ha raccontato di essere stato avvicinato dai due mentre percorreva via Terracina in sella al suo Beverly.
Non ha potuto vederli in faccia: avevano entrambi il volto coperto da caschi integrali. Armati di pistola, i rapinatori lo hanno costretto a fermarsi e gli hanno intimato di scendere dallo scooter.
Il suo tentativo di reazione gli è valso il colpo col calcio dell’arma, per fortuna senza conseguenze gravi. Su via Terracina, una delle principali vie di collegamento della zona occidentale di Napoli, non ci sarebbero telecamere della videosorveglianza pubblica; molto trafficata di giorno, la strada diventa deserta con la chiusura dei negozi: non ci sono traverse laterali e vi affacciano per lo più parchi residenziali.
La rapina a Fuorigrotta segue di pochi giorni quella diventata tristemente famosa perchè ripresa in un video: la notte tra l’1 e il 2 dicembre era stato aggredito il rider 50enne Giovanni Lanciato, accerchiato da una banda di giovanissimi in Calata Capodichino; lo scooter, un Sh, è stato recuperato dagli agenti di Secondigliano e della Squadra Mobile, che hanno individuato anche i componenti della banda; per i sei sono stati emessi ieri sera i decreti di fermo.
(da Fanpage)
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Gennaio 5th, 2021 Riccardo Fucile
SEI FERMI, 4 SONO MINORENNI, IMPARENTATI CON BOSS DELA CAMORRA
Sono stati tutti identificati i responsabili dell’aggressione a scopo di rapina avvenuta a Napoli nelle
prime ore di sabato scorso, a Calata Capodichino, ai danni di un rider cui sei giovani hanno derubato lo scooter: la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di due ventenni, gravemente indiziati della rapina.
Il provvedimento, eseguito dalla Squadra Mobile e dal Commissariato Secondigliano, verrà sottoposto per la convalida al competente Giudice delle Indagini Preliminari. Decreti di fermo sono stati emessi dalla Procura dei minorenni anche nei confronti di due 17enni e due 16enni.
Repubblica Napoli racconta la storia di uno dei minori fermati, Carmine, che ha confessato in lacrime:
“Poche ore dopo piange a dirotto davanti al magistrato. Confessione piena appena entra in questura, prime dichiarazioni fin da quando i Falchi vanno a prenderlo, ieri mattina, nella salumeria di Secondigliano dove lavora come garzone. Sedicenne con cinque complici, vite bruciate a cominciare dai cognomi. Suo padre molto vicino a quello che fu il padrino di Napoli Nord e protagonista della faida di Scampia. Genitori al servizio del boss Paolo Di Lauro detto Ciruzzo ‘o milionario. Un branco di sei giovanissimi: quattro minorenni e due maggiorenni. Vengono interrogati, ma solo due sedicenni vengono fermati per rapina e mandati al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei. Gli altri – due minorenni e due maggiorenni – interrogati fino a tarda notte. Parla il minorenne Carmine – diploma di terza media e primi due anni di liceo, poi la scelta di fare il garzone in una salumeria – il padre lo vede in casa solo a un anno di età . Poi, dopo una condanna a dieci anni di carcere, viene portato dalla madre alle visite una volta al mese. Rivede il genitore a casa solo quando ha dodici anni. Comincia bene con la scuola, poi si perde come gli altri – i suoi amici sospettati Luigi, Raffaele e Vincenzo – pure loro con storie criminali in famiglia. Eppure ieri piange disperatamente. Dopo una soffiata la polizia va a prenderlo come fa con gli altri e lui subito mostra di essere pentito. Anche tre amici di Carmine vengono portati poco dopo in questura, ma solo Raffaele verrà fermato con Carmine. Per gli altri due le indagini proseguono fino a tarda notte.
Eppure, spiega proprio Lanciano, quegli stessi ragazzini avevano coltelli e una pistola:
“Avevo superato il ponte dopo aver imboccato Calata Capodichino, evidentemente loro stavano fermi in via Vecchia Comunale, hanno visto il percorso che ho fatto e mi hanno controllato a distanza senza farsi vedere. La notte verifico sempre se sono solo: era zona rossa e non ho visto niente di sospetto. Se avessi notato due scooter con sei ragazzi in sella avrei capito subito che era un agguato. Sono spuntati all’improvviso e hanno urlato di scendere dal motorino. Io non glielo volevo cedere e resistevo. Anche se avevano una pistola e un coltello e, nonostante, mi continuassero a colpire con calci e pugni. A un certo punto ero quasi riuscito a fuggire, ho anche gridato: “le guardie, le guardie”, un bluff per far credere che era arrivata la polizia, ma lo scooter si è spento e non sono riuscito a riavviarlo. E quelli hanno continuato a prendermi a calci e pugni e persino a colpirmi con i loro scooter: senza alcuna pietà ”.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2021 Riccardo Fucile
FERMATI I GIOVANI: ORA BASTA, NESSUNA PIETA’ PER QUESTI BASTARDI, E’ ORA DI FARE PULIZIA
È un napoletano di 52 anni, Gianni, sposato e con due figli, il rider vittima di un’aggressione,
avvenuta nella notte tra il primo ed il 2 gennaio, a Calata Capodichino, in città , nel corso della quale 6 ragazzi, a bordo di due motorini, lo hanno picchiato per sottrargli lo scooter, episodio ripreso in un video da un residente e diffuso su Facebook dal consigliere regionale di Europa Verde, Francesco Emilio Borrelli.
Lo fa sapere l’esponente politico il quale sottolinea anche per il rider – rimasto disoccupato poco tempo fa dopo aver lavorato in una catena commerciale – è scattata una forte gara di solidarietà sia per una raccolta di fondi per consentirgli di comprare un nuovo scooter sia per offrirgli un posto di lavoro più adatto a un cinquantenne. Tra i donatori della raccolta fondi, nata spontaneamente in rete, spunta anche il nome di Mohamed Fares, il difensore della Lazio, che ha contribuito con una donazione di 2.500 euro.
“Sulla mia pagina Fb – dice Borrelli – ci sono già tante dimostrazioni di solidarietà concreta tra cui quella di un calciatore che ha offerto 2.500 euro. Ci sono diversi imprenditori napoletani che, malgrado il periodo di crisi, hanno offerto posti di lavoro”. Nonostante la brutale aggressione, Gianni, sottolinea Borrelli, pur di non perdere il posto di lavoro ha continuato anche nella giornata del 2 gennaio a fare le consegne utilizzando l’auto dopo la perdita dello scooter (che era della figlia).
“Diversi rider mi hanno fatto sapere che spesso vengono aggrediti al fine di sottrarre loro gli incassi. In ogni caso i protagonisti dell’aggressione a Calata Capodichino sono dei vigliacchi – conclude Borrelli – si sono accaniti in 6 contro un 50enne”.
Sull’episodio si è espresso anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: “L’aggressione al rider avvenuta a Napoli è una pagina indegna e criminale in un momento così terribile. Evidenzia la precarietà di un lavoro non di rado espletato senza adeguate garanzie; la violenza di una banda di criminali che agisce indisturbata senza che nessuno intervenga; la desertificazione dei territori dovuta ad una pandemia che sta piegando le nostre città ”.
“Mi auguro che i responsabili di questa brutale aggressione siano presto assicurati alla giustizia e che la vittima possa ritornare a lavorare con un nuovo motociclo e con maggiore serenità – ha sottolineato il sindaco -. Solidarietà della città di Napoli al lavoratore aggredito e vicinanza a tutti quelli che non si fermano nonostante, non di rado, lavorino in condizioni davvero inaccettabili”.
È stato trovato presso l’abitazione di un minorenne lo scooter del rider aggredito a Napoli, a Calata Capodichino. La polizia ha avvertito Gianni, il 52enne vittima della brutale aggressione che si è recato sul posto. In questura ci sono alcuni ragazzi sospettati del raid.
L’uomo stamattina ha incontrato la stampa lanciando un appello: “Facevo il macellaio, vorrei fare il mio mestiere, voglio solo lavorare, pagare le tasse ed essere una persona onesta, avere una vita normale” ha detto.
L’uomo, padre di due figli e disoccupato, è stato inondato d’affetto dalla città dopo il video diventato virale. Raccolti oltre 11mila euro in rete. Gianni ora lancia il suo appello “per tornare alla normalità ” durante una diretta Facebook con il consigliere dei Verdi Francesco Emilio Borrelli.
“Ho fatto il macellaio per 27 anni, lavoravo all’Auchan – spiega – vorrei tornare a fare questo”. E sulla solidarietà scattata in cttà : “Napoli è grande e ha un grande cuore”. Il consigliere Borrelli gira l’appello ai grandi marchi: “Abbiamo ricevuto qualche offerta di lavoro, un grande aiuto per lo scooter. Ora chiediamo ai supermercati di dare un lavoro a Gianni, è diventato un simbolo, a 50 anni non può fare il rider”.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA CONVERSAZIONE REGISTRATA DI UN’ORA: “HO BISOGNO DI 11.780 VOTI, SE NON DITE CHE LE ELEZIONI SONO STATE TRUCCATE FINIRETE INCRIMINATO”… IL SEGRETARIO DI STATO REPUBBLICANO NON CEDE: “BIDEN HA VINTO REGOLARMENTE”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe chiamato il segretario di Stato della Georgia, Bran Raffensperger, per chiedergli di ricalcolare a suo favore i voti delle elezioni presidenziali.
Lo svela il Washington Post, che afferma di essere in possesso della registrazione della telefonata, fatta ieri (sabato) e durata oltre un’ora.
Durante la conversazione, scrive la testata, Trump ha chiesto a Raffensperger di “trovare” abbastanza voti per poter ribaltare il risultato che ha assegnato il “Peach State” a Joe Biden.
Il Wp riporta che il presidente ha minacciato il segretario di Stato con imprecisate conseguenze penali se non avesse soddisfatto la sua richiesta, affermando che stava correndo un “grosso rischio”.
Raffensperger, prosegue il quotidiano, ha respinto la richiesta affermando che il conteggio che ha assegnato a Biden una vittoria con 11.799 voti di vantaggio è stato equo e accurato.
Durante la chiamata, il segretario e il consigliere generale del suo ufficio hanno respinto le affermazioni di Trump, spiegando che il presidente si basa su teorie cospirative inconsistenti.
In Georgia martedì si svolgeranno i due cruciali ballottaggi che decideranno le sorti del Senato e della legislatura nei prossimi due anni, sino alle prossime elezioni di Midterm. per i quali si sono mobilitati Pence e Kamala Harris. Domani toccherà a Biden e a Trump, che si sfideranno a distanza in un ultimo duello.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2021 Riccardo Fucile
ANDREA RUSSI E’ RADIOLOGO PRESSO L’OSPEDALE DI ORBASSANO E GODE OTTIMA SALUTE… SUI SOCIAL I SOLITI CRIMINALI NEGAZIONISTI HANNO FATTO CIRCOLARE UNA NOTIZIA FALSA
Andrea Russi è consigliere comunale a Torino per il Movimento 5 Stelle. Russi nella vita però fa il
tecnico radiologo al San Luigi di Orbassano e per questo motivo è stato uno dei primi a ricevere il vaccino anti COVID. E anche uno dei primi a finire in una catena sui social che ha diffuso la fake news secondo la quale si trovava in coma
Russi il 31 dicembre annunciava di aver fatto la vaccinazione su Facebook: “Oggi ho ricevuto la prima dose di vaccino anti covid-19. Per la prima volta dall’inizio di questa pandemia, grazie alla scienza e alla medicina abbiamo finalmente un’arma sicura ed efficace per poter uscire da questo terribile incubo sanitario, economico e sociale.
Ho scelto di vaccinarmi contro il covid non solo per proteggere me stesso e le persone con cui vivo. Ho fatto soprattutto una scelta di altruismo, di rispetto e di responsabilità verso i pazienti che assisto e verso le persone più deboli della nostra Comunità . In questi mesi abbiamo vissuto momenti molto difficili. Io lavoro all’interno di un covid hospital, sono quotidianamente a contatto con la sofferenza e la morte portati da questo virus e posso vedere con i miei occhi quanto sia difficile la lotta contro il Covid-19. Contemporaneamente ricopro la carica di Presidente della Commissione Commercio e Lavoro, e sono a contatto quotidianamente con realtà produttive in seria difficoltà di sopravvivenza”.
C’è chi ha scritto che il consigliere fosse in coma: “Notizia bomba. Finisce in coma. (chiedo aiuto a verificarla!) Dr Andrea Russi, medico, politico 5 stalle, superpromotore del vaccino, voglioso di essere tra i primi a farsi avvelenare, subito dopo l’inoculazione del Farmaco capace di generare una modificazione del Dna finisce in coma in rianimazione al San Luigi di Orbassano(To)! Verifichiamo la notizia e se risulterà vera, cerchiamo di usare bene il suo sacrificio”.
Ovviamente di vero non c’è mai stato niente ed è stato lo stesso Russi a spiegarlo sul suo profilo: “Questa mattina, dopo aver ricevuto decine di chiamate e di messaggi relativi al mio stato di salute (a proposito, grazie a chi si è preoccupato per me), ho scoperto, mio malgrado, di essere caduto nella rete del complottismo no-Vax. È circolata infatti in rete la notizia che io fossi stato ricoverato in rianimazione in seguito a somministrazione del vaccino anti covid-19. Ovviamente sto bene, non ho avuto alcun effetto collaterale e dunque, a livello personale, il tam tam mediatico non mi preoccupa: chi mi conosce sa che al massimo posso riderci su. Sono invece molto, molto preoccupato perchè questo episodio è l’ennesima dimostrazione di quanto poco possa bastare per creare una fake news e di quanto velocemente questa possa diventare virale a causa della necessità , da parte di chi crede in strampalate teorie complottiste, di trovare argomenti in supporto delle proprie tesi. Il problema però è che il propagarsi di una bufala di tale portata può essere molto pericoloso in un momento in cui il vaccino è probabilmente l’unica arma efficace che abbiamo per uscire dalla pandemia”.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 29th, 2020 Riccardo Fucile
SCAPPATA DAL SUO PAESE, AVEVA FONDATO UN’AZIENDA AGRICOLA NELLA VALLE DEI MOCHENI DOVE ALLEVAVA UNA RAZZA A RISCHIO DI ESTINZIONE… UN ESEMPIO DI SOFFERENZA, INTEGRAZIONE, LAVORO
L’hanno trovata senza vita all’interno della sua casa di Frassilongo (Trentino), colpita con violenza alla testa. Un omicidio, hanno confermato i carabinieri che nel tardo pomeriggio sono giunti sul posto, chiamati dai vicini e stanno lavorando per ricostruire l’accaduto.
È finito così – forse con un colpo di martello – il sogno di Agitu Ideo Gudeta, pastora etiope che avrebbe compiuto 43 anni il giorno di Capodanno e che si era data l’obiettivo di salvare dall’estinzione (e anche dagli attacchi dell’orso) la capra mochena, una specie che sopravvive in una valle isolata della Provincia di Trento dove la donna aveva trovato casa.
Ma il suo problema – aveva denunciato un paio di anni fa – più che gli orsi erano i vicini: “Mi insultano, mi chiamano brutta negra, dicono che me ne devo andare e che questo non è il mio posto” aveva denunciato ai carabinieri, raccontando anche pubblicamente la sua storia.
Sul caso arrivò la solidarietà del presidente della giunta provinciale, all’epoca Ugo Rossi: “Il fatto che Agitu, da rifugiata, abbia avviato la sua attività agricola sul nostro territorio dimostra che il Trentino crede nell’accoglienza e nella solidarietà “.
Una storia di minacce e danneggiamenti, finita in tribunale con la condanna a 9 mesi per lesioni di un uomo del posto
La donna quindi aveva ripreso a girare i mercati del Trentino per vendere i prodotti realizzati con il latte delle sue cinquanta capre, con il furgone che sulla fiancata riportava il nome dell’azienda agricola: “La capra felice”.
Infine l’aggressione – di questo si tratterebbe – che ha provocato la morte della donna. I carabinieri stanno sentendo una serie di testimonianze per ricostruire le ultime ore di vita della donna e la dinamica dell’aggressione. A dare l’allarme ai carabinieri sono stati alcuni vicini a loro volta chiamati da un uomo con il quale la vittima aveva un appuntamento al quale non si era presentata.
Agitu Gudeta era fuggita in Italia nel 2010 e aveva ottenuto lo status di rifugiata e dopo qualche anno era riuscita ad avviare la sua azienda agricola a Frassilongo scommettendo sulle capre mochene. Nel 2017 aveva partecipato all’incontro “Donne anche noi”, raccontando la sua storia di migrante arrivata in Italia. Originaria della capitale Addis Abeba, era stata costretta a lasciate l’Etiopia perchè a causa del suo impegno contro l’accapparramento delle terre da parte di alcune multinazionali era stata oggetto di minacce di morte.
(da agenzie)
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