Ottobre 21st, 2020 Riccardo Fucile
QUANTI ALTRI MORTI AVRA’ SULLA COSCIENZA RITARDANDO UNA STRETTA IN UNA SITUAZIONE ORMAI ESPLOSIVA?
La storia è nota, ossia che l’epidemia rischia di sfuggire di mano per una serie di motivi abbastanza previsti. Anzitutto la fine della ‘protezione’ dell’estate e l’arrivo dei primi freddi.
Poi per l’insufficiente sistema dei trasporti per garantire la mobilità in sicurezza con la ripresa delle attività e della scuola e, in ultimo, l’ubriacatura negazionista e riduzionista dopo che tutti hanno cominciato a credere e a far credere che il virus fosse morto e basta con le regole, con il terrorismo.
Il tutto condito da un politico irresponsabile che andava in giro senza mascherina, si faceva i selfie senza rispettare le distanze, andava nei caseifici senza indossare le protezioni annusando caciotte in barba alle più elementari norme igieniche che si dovrebbero rispettare anche in tempi ‘normali’ e solo pochi giorni orsono ha partecipato a un incontro elettorale a Terracina nel quale le truppe cammellate ammassate senza rispettare le regole hanno dato vita a un focolaio Covid, le cui conseguenze non sono state pagate con i soldi della Lega ma con il denaro pubblico, viste le decine e decine di tamponi e le cure a coloro che erano rimasti contagiati.
Ora dopo aver trascorso i mesi scorsi dando il meglio del peggio – tutti ricordano il convegno al Senato nel quale violando le regole si rifiutò di indossare la mascherina – questo signore metà caricatura di Trump e metà caricatura di Bolsonaro ha deciso che le misure supplementari da prendere dopo le nuove impennate del Coronavirus e le centinaia di ricoveri e terapie intensive non andavano bene.
Nella sua polemica sciacallante contro il governo si è dimenticato il ruolo delle regioni. E così dopo aver sparato a zero sull’ipotesi di coprifuoco, ossia il divieto di uscire di notte dopo i tanti, troppi assembramenti senza regole, Salvini ha usato parole dure, ha detto che non c’è evidenza scientifica e che il coprifuoco c’è solo in tempi di guerra.
Tuttavia un conto sono le chiacchiere per farsi belli sui social, un altro è amministrare i territori e avere di fronte i guai che i nuovi contagi stanno provocando.
Così anche il presidente della Lombardia Fontana (che conta quanto il due di picche ma è pur sempre il presidente) per un momento si è dimenticato che la sua missione era quella di difendere la ‘razza bianca’ e ha ordinato il coprifuoco.
Per la serie: se anche il due di picche non ascolta Capitan Nutella allora significa che la credibilità del bolsonariano della padania è in crollo verticale perfino tra i suoi.
E Salvini che fa? Prende atto che le terapie intensive si stanno riempiendo? Che il sistema sanitario è di nuovo sotto pressione? Che gli indici sono quadruplicati in poco tempo?
E cosa è la salute pubblica di fronte all’arroganza da Trump degli inetti di chi non vuole essere contraddetto?
Così Salvini ha congelato l’ordinanza di chiusura di Fontana dicendo che ‘voleva capire ben’.
Capire cosa? Ogni ora persa sarà un danno. Ma al momento la Lombardia è ostaggio dei capricci di questo bolsonariano riduzionista. E siccome i confini regionali non sono chiusi le eventuali conseguenze di queste impuntature le pagheranno tutti gli italiani.
Se a qualcuno va bene a tanti no. E forse è ora di dire basta a questi signori che pensano che la salute pubblica non sia al primo posto ma subordinata ai soldi e alle convenienze.
E la scienza, per bocca del virologo Fabrizio Pregliasco, membro del comitato scientifico regionale in Lombardia si era pronunciata: il coprifuoco “è necessario perchè la situazione è esplosiva”, il Cts lombardo — ha rivelato Pregliasco, membro del comitato scientifico regionale — aveva spinto per una chiusura ulteriore dei locali “alle 21 ma anche prima”. Bloccare tutto dalla 23 alle 5 “credo non sia del tutto sufficiente — ha sottolineato Pregliasco — per Milano” che “per densità di popolazione, interscambi lavorativi, i contatti legati alla tipologia abitativa di Milano, sicuramente è un malato più grave”.
(da Globalist)
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Ottobre 17th, 2020 Riccardo Fucile
GLI AVEVA CHIESTO 500 EURO PER “LA FESTA DEL QUARTIERE”
Nella piazza di Borgo Vecchio ci sono gli operai di un cantiere pubblico e quelli che si occupano di spurgare pozzi neri. E poi ci sono i clienti di una rosticceria. Alcuni si avvicinano per sentire l’intervista di Giuseppe Piraino, l’imprenditore edile palermitano che, nei giorni scorsi, per la seconda volta, ha legato il suo nome a un’operazione antimafia coordinata dalla procura di Palermo.
Prima nel 2018 e poi nel 2020, Piraino si è presentato dai carabinieri a consegnare un video: le immagini di una tentata estorsione.
“Quando ho saputo che anche nel cantiere di Borgo Vecchio erano venuti a cercarmi — racconta Piraino — sono rimasto sorpreso. La mia denuncia di due anni prima aveva avuto molta visibilità , pensavo che mi conoscessero. E invece”.
Invece loro, gli uomini accusati di fare parte della famiglia mafiosa del quartiere, non lo avevano riconosciuto. Così uno si presenta, prova a stringergli la mano e poi gli dice: “Cinquecento euro e ti fai questo cantiere tranquillo”. “Si chiama pizzo”. “No, quale pizzo”. Piraino riprendeva tutto con il cellulare. “Avevo portato con me una foto di Falcone e Borsellino e una serie di nomi e date di vittime della mafia”, prosegue l’imprenditore nel racconto a questa testata.
Le sue immagini sono finite negli incartamenti del blitz Resilienza, eseguito comando provinciale dei carabinieri.
Venti persone sono finite in manette, tra i quali l’uomo ripreso da Piraino, ventidue estorsioni (tentate o realizzate) sono state scoperte. Di queste, 14 grazie alle denunce spontanee di commercianti e imprenditori di Borgo Vecchio, lo storico rione incastrato tra il porto, il carcere e il centro del capoluogo siciliano.
Lì, secondo le indagini, tutto passava dalle mani della famiglia mafiosa: l’organizzazione della festa in onore della patrona, la scelta dei cantanti neomelodici che avrebbero dovuto esibirsi, perfino la ricomposizione delle crisi tra i gruppi di ultras del Palermo Calcio (la squadra, invece, non c’entrava niente).
“Nonostante l’evoluzione di modi e metodi — spiega a Fanpage.it il generale Arturo Guarino, comandante dei carabinieri di Palermo — i mafiosi non rinunciano alla tradizionale presenza sul territorio con l’imposizione del pizzo. È visibile e tangibile, e serve a ricordare la loro esistenza e a mostrarne la pervasività “. Le 14 denunce, però, fanno ben sperare: “Vogliamo prenderle come un segnale positivo. Le persone si passano la voce”.
(da Fanpage)
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Ottobre 15th, 2020 Riccardo Fucile
LA FECCIA DELL’AMERICA PRENDE ESEMPIO DA CHI HA CAUSATO LA MORTE DI 200.000 CITTADINI USA
A essere contagioso è il comportamento del presidente degli Stati Uniti.
Appena il medico gli ha lasciato il via libera è tornato a parlare in pubblico senza mascherina, ha preso
l’Air Force senza coprirsi.
E così fanno i suoi sostenitori: al comizio del presidente a Des Moines, in Iowa, pochissime persone l’hanno indossata.
Tra le persone non c’era distanziamento nè altre misure.
Negli Stati Uniti, nonostante 7 milioni di persone siano state contagiate dal virus e oltre 200mila siano morte, l’uso della mascherina è ancora facoltativo.
Grazie a una politica criminale che non tutela la vita degli americani
(da agenzie)
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Ottobre 14th, 2020 Riccardo Fucile
MA LA REGIONE LEGHISTA NON PRENDE MISURE PIU’ RESTRITTIVE PER NON SCONTENTARE I POTERI FORTI… CHE VOLETE CHE SIA LA MORTE DEGLI ITALIANI DI FRONTE AL BUSINESS?
Il dato fa davvero preoccupare. Il coronavirus in Lombardia, oggi, fa registrare un’altra avanzata decisamente pericolosa, destinata a trainare il resto del bollettino epidemiologico nelle altre regioni italiane. Il 14 ottobre, i casi di coronavirus fatti registrare nel territorio che per primo ha sperimentato l’ondata di pandemia in Europa sono ben 1844
Non solo: nella giornata di oggi, si sono registrati anche 17 decessi, mentre il numero dei guariti è di circa mille unità inferiore rispetto ai nuovi casi di positività fatti registrare il 14 ottobre (864). Ci sono due nuovi ricoveri, inoltre, nelle terapie intensive che portano il totale dei pazienti in questi reparti a 63. Mentre, nel resto delle strutture ospedaliere, sempre nella Regione Lombardia si è registrato un incremento di quasi 100 ricoveri in sole 24 ore.
I tamponi effettuati in regione, sia quelli di controllo sia quelli relativi ai nuovi casi testati, sono stati circa 30mila nella giornata di oggi. Il problema che si pone, adesso, è se la Lombardia tornerà nuovamente — nonostante la prima ondata ormai alle spalle e nonostante un periodo in cui sembrava aver preso le contromisure al virus — a essere un territorio a rischio per quanto riguarda la diffusione del contagio. Indubbiamente, nell’ultima settimana la curva dei contagi in Lombardia risulta essere decisamente preoccupante.
L’incremento del 70% tra ieri e oggi è solo la punta di un iceberg: in questi giorni, le province maggiormente coinvolte sono state quelle di Milano e di Varese, ma — nonostante la brutalità di questi dati — la regione non è intenzionata a prendere dei provvedimenti più restrittivi rispetto a quelli che sono emersi dall’ultimo dpcm promulgato dal presidente del Consiglio.
(da agenzie)
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Ottobre 10th, 2020 Riccardo Fucile
MOLTI ERANO SENZA MASCHERINA, IL FERMATO SI ERA RIFIUTATO DI FORNIRE I DOCUMENTI … “ARRESTATECI TUTTI” LO SLOGAN DI CHI PROTESTAVA, PURTROPPO L’INVITO NON E’ STATO RACCOLTO
Momenti di tensione durante una delle manifestazioni in programma oggi a Roma. Alla “Marcia per la liberazione” iniziata alle 14 in piazza San Giovanni, un ragazzo che non indossava la mascherina è stato fermato dalla polizia e, al suo rifiuto di mostrare i documenti, è stato portato via dagli agenti.
L’episodio ha suscitato le proteste di altri manifestanti presenti in piazza San Giovanni, che hanno urlato diverse frasi e slogan all’indirizzo delle forze dell’ordine schierate in servizio di ordine pubblico: “Arrestateci tutti”, “Vergogna”, “Buffoni”, sono state alcune delle parole urlate verso gli agenti da alcuni dei manifestanti presenti.
Qualcuno ha urlato che ci si trova in una “dittatura ormai insostenibile” e altri hanno inneggiato alla “libertà “.
Le manifestazioni si svolgono mentre i dati sui nuovi contagi, nel nostro Paese, sono tornati a crescere in modo rapido e – secondo quanto espresso dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di Sanità – preoccupante: nella giornata di venerdì, ad esempio, i contagi hanno superato quota 5300, mentre erano 2.677 il 6 ottobre, 3.678 il 7 ottobre, 4.458 l’8 ottobre. Nelle ore in cui i manifestanti si riuniscono, il ministro della Salute Roberto Speranza ha convocato d’urgenza, per domenica 11 ottobre, il Comitato tecnico scientifico, per decidere come interrompere questa crescita.
I partecipanti, in Piazza San Giovanni, sono stati meno del previsto: poche centinaia in tutto. Decine, però, le persone senza mascherina, che rivendicano orgogliosamente di non portarla
Ci sono stati attimi di tensione tra i manifestanti e un giornalista di Fanpage(che viene strattonato da un membro dell’organizzazione) e tra manifestanti e polizia. Gli agenti hanno provato ad allontanare un manifestante che ha discusso per molti minuti, senza mascherina, con un uno di loro, rifiutandosi di consegnare i documenti. L’uomo è stato raggiunto con difficoltà da un’auto della polizia mentre una cinquantina di manifestanti li circondava urlando «buffoni» «venduti» «portateci via tutti».
Le urla sono proseguite per molti minuti con i poliziotti circondati. Alla fine, però, gli agenti hanno fatto cordone e portato via l’uomo.
Dal palco infatti gli organizzatori hanno invitato al rispetto delle regole anti-Covid. “Siamo obbligati a mettere le mascherine anche se alcuni di noi non condividono”. E ancora: “Invitiamo a rispettare le regole“.
Tra bandiere tricolore e calamite sovraniste c’è chi, sempre senza mascherina, sottolinea: “Siamo qui a difendere la costituzione. Stanno distruggendo la nazione. Ci costringono a mettere le mascherine”. E chi sostiene: “Sappiamo che il virus è usato a fini socioeconomici. Sono convinto che questo schifo sia manovrato da politica, economia per imporre nuovo totalitarismo“.
In piazza anche uno scheletro di plastica con la mascherina con su scritto “Non sono morto di coronavirus ma di fame” e bandiere del Fronte sovranista italiano. Tra i cartelli esposti “Non sono negazionista. Sono qui perchè non voglio la dittatura” e “L come libertà optional mask”.
“La mascherina è dannosa, ci fa respirare la nostra anidride carbonica — afferma un dirigente sportivo venuto da Frosinone
Tra i manifestanti è diffusa l’idea che il Covid non sia affatto così letale come si pensa e nessuno di loro sembra avere neppure un conoscente che si sia ammalato. “Tamponatevi il c…” è un cartello che spicca nel gruppetto. Un altro recita in inglese “la paura viene usata per controllarvi”.
(da agenzie)
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Ottobre 6th, 2020 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DEL DIRETTORE GENERALE CASATI… LA LEGGE NON VALE PER TUTTI? PERCHE’ NON E’ STATO IMPOSTO L’ISOLAMENTO FIDUCIARIO? PERCHE’ GLI E’ STATO PERMESSO DI ENTRARE AL SALONE NAUTICO? PERCHE’ NON E’ STATO SANZIONATO?
L’intervento della Asl Latina arriva puntuale oggi, nel corso della diretta di Radio Capital, per definire il comportamento da seguire rispetto a quanto accaduto a Terracina in occasione dell’ultima campagna elettorale.
Dopo un comizio il 25 settembre con Matteo Salvini, infatti, uno degli organizzatori dell’evento è risultato positivo al coronavirus. Il direttore generale dell’Asl Latina, Giorgio Casati, ha affermato che Matteo Salvini, così come tutti gli altri presenti, dovrebbe mettersi in isolamento preventivo.
«Meglio che stiano a casa? — ha detto il direttore dell’Asl — Questo non vale solo per Salvini e Durigon (anche lui presente all’evento, ndr), ma per tutti. Se non c’è la certezza della negatività , la persona non dovrebbe avere contatti sociali e restare in isolamento. Ci sono delle regole: se c’è stato un contatto diretto, con un’esposizione per oltre un quarto d’ora con un soggetto che è stato positivo, soprattutto se in assenza di dispositivi individuali, si deve stare in quarantena».
Il direttore generale dell’Asl Latina, invece, ha affermato che Matteo Salvini — non essendo a conoscenza di quanto accaduto a Terracina — ha continuato a vivere la vita normalmente, in un periodo particolarmente intenso, sia per la campagna elettorale, sia per l’udienza preliminare del processo Gregoretti a Catania.
«Salvini — ha detto — si è mosso e ha avuto altri contatti, e quindi, qualora risultasse positivo, probabilmente faranno un drive in a Catania e dovranno fare uno screening per qualche migliaio di persone. Sarà lui poi a ricostruire, in caso di positività , i suoi contatti nei 14 giorni precedenti, e nelle ASL in cui si è verificata questa situazione si organizzeranno le attività diagnostiche, come stiamo facendo noi».
Tuttavia, lo stesso direttore della Asl ha affermato che il caso di Terracina ancora non si è trasformato in un cluster dal momento che si è ancora in fase di screening a partire dal positivo che è stato rintracciato qualche giorno dopo il comizio di Matteo Salvini a Terracina.
È opportuno, comunque, mantenere una certa prudenza in questi casi.
(da agenzie)
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Ottobre 5th, 2020 Riccardo Fucile
COLPITO A COLPI DI VANGA DA UN UOMO IN TUTA MIMETICA: E’ L’ENNESIMO EPISODIO IN GERMANIA… BLOCCATO E ARRESTATO
Nuova, grave aggressione antisemita in Germania, a pochi giorni dall’anniversario
dell’attacco alla sinagoga di Halle.
Domenica pomeriggio un uomo in mimetica ha aggredito uno studente ebreo con una vanga davanti alla sinagoga di Amburgo.
Gli agenti di sicurezza sono riusciti a sopraffare l’attentatore, a farlo arrestare e a portare in salvo la comunità che stava festeggiando il Sukkot. La vittima è stata portata in ospedale con una grave ferita alla testa. Lo riportano alcuni media tedeschi tra cui la Sueddeutsche Zeitung
Il Sukkot si celebra dopo lo Yom Kippur. Il 9 ottobre del 2019, in occasione della festa più sacra per gli ebrei, il neonazista Stephan Balliet, armato fino ai denti, aveva cercato di penetrare nella sinagoga di Halle (Sassonia-Anhalt) per fare una strage. L’attentato era stato sventato ma Balliet è riuscito comunque a uccidere due persone. È attualmente sotto processo ed è accusato di due omicidi e 68 tentati omicidi.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
CAMERA DI CONSIGLIO LUNGA E MEDITATA: UN PRE-PROCESSO PER STABILIRE SE CELEBRARNE UNO VERO O NO … SALVINI SPERAVA NELLA IMMEDIATA ARCHIVIAZIONE, CON LE TESTIMONIANZE DI CONTE E DEI MINISTRI, LA STRADA PER LUI SI COMPLICA: I MINORI A BORDO LI FECE SCENDERE IL TRIBUNALE DEI MINORI, NON LUI
È un’istruttoria approfondita, quella fissata dal giudice Nunzio Sarpietro prima di decidere se rinviare a giudizio Matteo Salvini per sequestro di persona, o proscioglierlo perchè il fatto non sussiste, come chiesto sia dalla Procura che dal difesa dell’ex ministro, rappresentata dall’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno. Sarpietro ha deciso di ascoltare come testimoni il premier Giuseppe Conte, la ministra dellInterno Luciana Lamorgese, l’ex vicepremier (e attuale ministro degli Esteri) Luigi Di Maio, e gli ex ministri Toninelli e Trenta, oltre all’ambasciatore italiano presso l’Unione Europa Massari.
Quasi un pre-processo, per poi stabilire se celebrarne uno vero e proprio oppure no.
Due ulteriori udienze sono state già convocate per il 20 novembre è il 5 dicembre. «Siamo soddisfatti perchè sono state accolte le nostre richieste», commenta l’avvocato Massimo Ferrante che assiste due profughi nigeriani.
Ma soddisfatti possono dirsi un po’ tutti.
È stata una camera di consiglio lunga e meditata, quella in cui Sarpietro ha stabilito le pessime tappe
Durante l’udienza sia il pm Andrea Bonomo che l’avvocata Bongiorno avevano chiesto al giudice di pronunciare sentenza di “non luogo a procedere” per insussistenza del reato ma il giudice ha preso un’altra strada, scegliendo di approfondire i fatti attraverso una “integrazione probatoria”.
Dopodichè prenderà la sua decisione sul destino giudiziario di Matteo Salvini. «L’accusa in questo processo è stata rappresentata solo dalle parti civili», ha spiegato l’avvocato Daniela Ciancimino, del foro di Agrigento, in rappresentanza di Legambiente che ha chiesto di essere ammessa come parte civile.
«I minorenni a bordo della Gregoretti sono stati fatti scendere solo su disposizione del Tribunale dei minori e non perchè lo decise Salvini», ha aggiunto Carla Frenguelli, a capo dell’associazione Accoglierete, che si occupa di minori non accompagnati. «Lui li ha lasciati a bordo per giorni, al caldo e con un solo bagno. Merita il rinvio a giudizio».
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
ORA DICE “IMPEDIRE GLI ATTENTATI ERA POSSIBILE”
Infinite e misteriose sono le vie che portano al Jihad, ma una sola cosa è sicura: che in
ognuna di esse, a un certo punto, saltano fuori i Servizi segreti.
In genere dietro personaggi improbabili con un passato militare e un rapporto oscuro con qualche corpo dello Stato.
Nel caso della Francia e di Charlie Hebdo, questo uomo si chiama Claude Hermant, ha un testone così sul quale sembrano avvitati gli occhiali neri e la faccia di uno con cui non è facile discutere. Le armi che in quelle tragiche 48 ore tra il 7 e il 9 gennaio 2015 hanno fatto diciassette morti a Parigi, sono arrivate ai terroristi islamisti passando dalle sue mani.
Hermant, ex militare con un passato di missioni in Congo e Croazia, militante dell’estrema destra, personaggio che si muove con agilità e – a quanto pare – con la protezione della gendarmerie attraverso quella frontiera tra Francia e Belgio che sarebbe una porta simbolica dell’Europa ed è invece un affaccio sull’abisso.
Di lì nel fatidico 2015 sono passate le armi per l’attacco a Charlie, di lì dieci mesi dopo sono passate armi e killer della tragedia del Bataclan.
Hermant è apparso l’altro giorno davanti alla Corte d’Assise di Parigi nella sorprendente veste di semplice testimone.
Un omone, “l’incrocio tra un molosso e un gladiatore”, com’è descritto nel resoconto quotidiano dello scrittore Yannick Haenel sul sito charliehebdo.fr. T-shirt XXL impregnata di sudore, cranio rasato alla Marlon Brando di Apocalypse Now, boxeur, gerente di una friggitoria e di un terreno di paintball, militante identitario, animatore della Maison Flamande, addirittura un ex leader dell’estrema destra di Lille, secondo il quotidiano locale la Voix du Nord.
Ha raccontato con apparente naà¯vitè di aver capito che le armi degli attentati erano le sue qualche giorno dopo averle viste al telegiornale.
E quando il presidente della Corte gli ha chiesto che effetto gli faceva, ha aggiunto che a pensarci non ci poteva dormire la notte, anche perchè i Servizi erano informati: “Io vendevo armi per infiltrarmi”.
E dunque la macchina degli attentati si poteva intuire e fermare. Si è definito una “fonte”, autorizzata a rivendicare il “segreto difesa” per i suoi traffici. La polizia non ha smentito, i gendarmi convocati a testimoniare su questo punto hanno fatto scena muta. Dèja vu.
Dopo i giorni della commozione e dell’emozione al processo è arrivata l’ora dell’indignazione, dalle parole al piombo, brutalmente rievocato con la domanda fondamentale che c’è dietro a tutto: chi ha armato i fratelli Kouachi e il loro solitario emulo Amedy Coulibaly?
Due fucili d’assalto e un lanciagranate, per i massacratori dei vignettisti di Charlie; due fucili d’assalto e sei pistole automatiche, Tokarev e Nagant per l’assalitore del supermercato Kasher.
Come sempre in questi casi i percorsi sono tortuosi e l’immaginazione non tiene il passo della realtà .
Accanto a Hermant, agiva un suo doppio, tale Christophe Dubroeucq, di mestiere buttafuori a Roubaix, soprannominato a buona ragione “Il Monstro” (in italofrancese), un’altra montagna di muscoli, anche lui legato ai servizi che gli avevano anche affidato un telefonino per rimanere sempre in contatto.
Questo Dubroeucq, nei primi mesi del 2015 era stato arrestato dalla polizia ceca alla frontiera con la Slovacchia con il baule dell’auto pieno di fucili mitragliatori Uzi e Skorpion VZ61.
Interrogato, il Monstro aveva rivendicato il suo ruolo di infiltrato e fornito i contatti con i servizi francesi.
Il quotidiano online mediapart.fr ha ricostruito l’intreccio con Hermant e servizi. E si è scoperto che già nel 2014 l’informatore dava notizia di vendite da parte della slovacca Afg di armi “demiltarizzate” provenienti da vari eserciti, compreso quello svizzero e che attraverso diversi circuiti finivano “nei quartieri”, come dire nelle banlieues dove prosperano grandi banditi e gruppuscoli radicalizzati.
Il magazzino della friggitoria di Hermant era in realtà un deposito d’armi, gli scambi avvenivano nel parcheggio di un Decathlon o nel cimitero di Villeneuve d’Ascq, a Lille.
In breve dalla primavera 2014 gli informatori Hermant e il Monstro avevano partecipato e rivelato il traffico delle armi che avrebbero ucciso a Parigi in quel fatidico gennaio 2015.
Il paradosso è che i fanatici islamisti sono stati armati dai militanti di un’estrema destra identitaria e anti islamica. Ma allora tutti questi infiltrati a cosa sono serviti? Pure Hermant, che poi ha scontato una condanna per questi traffici, ha teatralmente esclamato: “Impedire gli attentati era possibile”.
Si fa presto a dire dopo, però questi sono i fatti ed il processo che finora era stato una rivisitazione drammatica ad alto impatto emotivo collettivo sulla strage di Charlie, ha preso improvvisamente un’altra piega, rivelando – come scrive nella sua ultima cronique Yannick Haenel – un “mondo infernale dove il massacro degli innocenti è coperto dal blabla degli impuniti”.
(da “Huffingtonpost”)
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