Febbraio 1st, 2020 Riccardo Fucile
SEQUESTRATI PER 19 GIORNI, DOVETTE INTERVENIRE LA PROCURA DI AGRIGENTO A ORDINARE LO SBARCO PER EMERGENZA SANITARIA DOPO CHE IL TAR AVEVA INTIMATO A SALVINI DI PORRE FINE AL SEQUESTRO
È arrivata in Senato la comunicazione di una nuova richiesta di autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio: la richiesta è relativa a un soccorso della Open Arms che Salvini ha bloccato per 19 giorni al largo di Lampedusa a cavallo di Ferragosto.
Salvini è stato indagato ad Agrigento per aver impedito lo sbarco di 164 migranti soccorsi in zona SAR libica. La vicenda fu sbloccata dal sequestro dell’imbarcazione disposto, per motivi di emergenza sanitaria, dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio. Patronaggio aprì di conseguenza una indagine per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio.
Gli ultimi 83 migranti furono fatti sbarcare a Lampedusa il 21 agosto scorso dopo 19 giorni passati in navigazione. A sbloccare la situazione era stato il sequestro dell’imbarcazione, disposto dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che aveva di conseguenza ordinato l’entrata in porto della Open Arms.
La decisione sullo sbarco venne presa all’epoca al termine di un vertice che si era svolto alla Capitaneria di Porto di Lampedusa tra il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che nel pomeriggio aveva fatto una ispezione sulla nave con uno staff di medici, e i vertici della Capitaneria. All’epoca in molti si erano gettati in mare ed erano stati poi caricati a bordo della Guardia Costiera e portati a riva.
Il gip di Agrigento Stefano Zammuto nel provvedimento di convalida di sequestro della nave Open Arms aveva scrittoscritto: ”Sussiste il fumus del reato di sequestro di persona da parte dei pubblici ufficiali in corso di identificazione sulla base del fatto che il Tar aveva sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali e i migranti sono, quindi, stati trattenuti indebitamente dal 14 agosto“.
Per il gip “è stato omesso il preciso obbligo di individuare un porto sicuro spettante all’Italia in quanto primo porto di approdo in base al trattato di Dublino”.
E il giudice aveva anche disposto la restituzione della nave alla Ong spagnola ravvisando che “non sussistono, dopo l’evacuazione e il soccorso dei migranti, esigenze probatorie anche in considerazione del fatto che non si ascrive all’organizzazione e all’equipaggio alcuna responsabilità ”, convalidando il sequestro. Il provvedimento era stato disposto il 20 agosto dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dall’aggiunto Salvatore Vella nell’ambito del filone di inchiesta che ipotizzava, per il momento a carico di ignoti, il reato di rifiuto di atti di ufficio in relazione alla mancata evacuazione della nave della Ong spagnola che aveva salvato, in acque libiche, due gruppi di migranti.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
TRE I MEMBRI DELLA LEGA ARRESTATI, MA CON LORO SALVINI FA IL GARANTISTA
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva uno che Matteo Salvini dovrebbe conoscere
bene visto che si porta sempre dietro un rosario con crocifisso. Riformulando la frase per adattarla a questi tempi folli, chi è senza peccato faccia la prima citofonata’.
E Matteo Salvini senza peccato non è: non solo personalmente (perchè tra 49 milioni, i fondi russi alla Lega, i sequestri di persona e le gogne mediatiche, non si sa più quanti processi, pardon, ‘medaglie’, ha in corso), ma anche come capo politico di un partito che con la giustizia ha sempre avuto un rapporto complicato.
Ma visto che di droga stiamo parlando, rimaniamo in questo ambito. Negli ultimi cinque anni sono stati tre gli esponenti della Lega arrestati per droga e non ci risulta che da Salvini sia arrivata una citofonata.
Partiamo dal 2015: Antonio Iannone, assessore leghista alla sicurezza di Pieve Fissiraga, viene arrestato e patteggia due anni. Gli erano stati trovati due etti di hashish in cassaforte. Il politico, gravato da un precedente di oltre vent’anni fa per un piccolo reato contro il patrimonio, non ha beneficiato della sospensione condizionale della pena ma aveva comunque già ottenuto il permesso di uscire di casa per lavorare.
La vicenda lo aveva portato a dimettersi dalla giunta comunale, in cui era nominato in quota Lega Nord.
Andiamo avanti, nel 2017: il consigliere leghista Maurizio Agostini viene trovato in possesso di 330 grammi di cocaina. La droga era avvolta in involucri ricoperti da talco al profumo di mentolo, per evitare il fiuto dei cani antidroga, era stata celata nel vano portaoggetti di una vecchia Hyundai Atos che ha insospettito i carabinieri all’uscita dell’Autobrennero, al casello di Trento Sud. I militi hanno fermato l’auto, alla cui guida c’era il cinquantunenne Agostini. Sul sedile a fianco l’albanese Stefan Dushku di 38 anni, senza fissa dimora, arrivato in Italia per cercare un lavoro.
2018: Bartolomeo Falco, ex consigliere comunale di Comiziano (Napoli), avvicinatosi alla Lega e in predicato per assumere un incarico di coordinamento nei ranghi locali del Carroccio, è accusato di detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di cocaina, e finisce in manette all’alba di lunedì 15 ottobre nell’ambito dell’operazione “White stone” contro il traffico di sostanze stupefacenti tra le province di Napoli e Caserta.
Si potrebbe dire che prendere questi casi isolati non rende in automatico la Lega un covo di spacciatori. E sarebbe giustissimo.
Così come la parola di una signora non rende colpevole un ragazzino di 17 anni, senza nessun precedente per droga.
La differenza è che i leghisti sono stati arrestati perchè effettivamente colpevoli; Salvini la sua sentenza l’ha emessa basandosi sulla nazionalità della sua vittima
(da Globalist)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
UN SITO SOVRANISTA DA’ UNA NOTIZIA COMPLETAMENTE INVENTATA, PUBBLICANDO UN REFERTO MEDICO RUBATO DI UN RAGAZZO DI AVELLINO CHE NON C’ENTRA NULLA, POI VIENE RIPRESO DAI SITI RAZZISTI COLLEGATI: LA SOLITA STRATEGIA CRIMINALE
Il sito xenofobo Voxnews.info pubblica un articolo dal titolo «Sostenitrice Borgonzoni: “pestata a sangue da ‘sardine’ perchè leghista”» riprendendo come fonte un tweet di RadioSavana, un account bufalaro che opera sul social network Twitter.
La storia è stata originariamente diffusa in un post della pagina Facebook IosonoItalia-fanpage il 19 gennaio 2020
Nessun riscontro sui media per una storia del genere, una quindicenne picchiata a Brescia sabato pomeriggio in quel modo fa notizia.
La pagina IoSonoItalia parla di censura dei media, si esalta quando Voxnews pubblica la storia, poi diffonde alle 18:30 del 20 gennaio 2020 il referto medico dell’ospedale, ma è rubato!
Il referto medico, in realtà , è quello di un ragazzo di 13 anni di Avellino picchiato a scuola nell’estate del 2019.
Troviamo la stessa immagine del referto, completa, nell’articolo di Yahoo Notizie del 1 gennaio 2019
Si tratta della stessa foto pubblicata nel post Facebook di F G
Un gesto che non è sfuggito in alcune aree del social, come il gruppo Facebook Giente Honesta dove Luca Donadel commenta così:
“Bruh cazzo ma perchè fare una cosa simile vi ho pure dato il beneficio del dubbio. Ma si rendono conto della gravità di esporre così una ragazzina minorenne e falsificare un referto medico? ”
Il post del referto è lunghissimo, alla fine — e solo alla fine — riporta che è un’immagine di repertorio perchè non vuole far pubblicare il referto vero «perchè ci sono dati sensibili che i sinistrati vorrebbero tanto sapere».
Carabinieri e Ospedali smentiscono
Nella giornata di oggi, lunedì 20 gennaio 2020, ho contattato il Comando Provinciale dei Carabinieri di Brescia, i quali non hanno trovato riscontri della vicenda nemmeno dalla Questura di Brescia.
Nella storia raccontata da IoSonoItalia si parla della presenza dei Carabinieri, ma a quanto appreso dall’Arma non c’è alcun riscontro.
Nella storia leggiamo «Mi hanno medicata e portata agli spedali civili per maggiori accertamenti», ma contattato l’ufficio stampa a loro non risulta alcun intervento del genere
Anche altre persone hanno contattato le autorità , come Butac e Radiondadurto.
Nel post di IoSonoItalia si parla di un incontro con i suoi amici della Lega Giovani a Brescia:
Da sabato 18 gennaio 2020 ad oggi le pagine Facebook della Lega Giovani di Brescia e del partito locale non hanno diffuso affatto la storia, una vicenda che sarebbe stata catapultata come minimo negli account social di Matteo Salvini.
Su Vox sta girando la notizia dell’aggressione pestaggio da parte delle #sardineAntifasciste.
(da Open)
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Gennaio 18th, 2020 Riccardo Fucile
SETTO NASALE ROTTO, VOLTO TUMEFATTO… LA DENUNCIA DI GIULIA: “PERCHE’ NON SI RIPETA MAI PIU’ UNA COSA SIMILE”
“Ero indecisa sul rendere pubblico o meno ciò che mi è accaduto, ma ho deciso di farlo perchè non si
ripeta mai più una cosa simile”. Giulia Ventura ha trent’anni ed è lesbica. Tanto è bastato due ragazzini per prenderla a calci e pugni. Il volto tumefatto, il setto nasale rotto. Giulia mostra i segni della violenza subita e il referto dell’ospedale su Facebook.
“Era mercoledì sera – racconta – cammino a piedi, in questa meravigliosa città di Potenza, con le mie cuffiette blu nelle orecchie, sento qualcuno blaterare verso di me, non capendo cosa stesse accadendo, mi tolgo le cuffiette e vedo due ragazzini che, attraversando la strada e si mettono di fronte a me, intralciandomi il passaggio. Chiedo loro che problemi avessero e dopo due spintoni che mi hanno atterrata, ancora cosciente sento una frase: “Le persone come te devono morire, vuoi fare il maschio? E mo ti faccio vede come abbuscano i maschi”.
È allora che comincia l’incubo. “Non ho il tempo di rispondere – continua Giulia – che il primo pugno mi rompe il labbro, il secondo il naso, il terzo l’occhio. Mi alzo e cerco di difendermi con una testata che credo abbia rotto il naso al mio ammiratore, ma poi cado. Sento due calci, uno sulla costola e uno sulla spalla.Svengo”.
Quando si riprende Giulia torna a casa ma decide di non andare in ospedale e di non dire nulla a casa. Il mattino seguente il sangue continua a scorrere dal naso e a quel punto si reca al pronto soccorso per le cure mediche.
La denuncia – dice – parte d’ufficio. “Ora. Dopo tutto questo – scrive Giulia in un lungo post – ditemi, il mio orientamento sessuale è affare di politica? Sono forse una sovversiva che merita di essere ridotta così da due piccoli teppisti? Credevo di aver superato quella fase, quando già nel 2009 venivo aggredita in villa, ma mi sbagliavo. Passa il tempo, ma non passano le schifezze dovute ad un’ignorante ineducazione. Sarà colpa dei ragazzini, si, ma anche i genitori dovrebbero pensare ad andare a cogliere broccoli e non a fare figli, se questi sono i risultati. Cià³ che avete fatto a me – conclude – non deve mai più essere fatto ad essere umano”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2020 Riccardo Fucile
“PAGA O TI UCCIDIAMO”, MA QUASI TUTTI NEGANO AI PM
Cinquanta euro per ogni funerale chiesti a chi gestisce una ditta di onoranze funebri, centinaia di
migliaia di euro estorti a chi aveva aperto un cantiere edile. In alcuni casi una percentuale fissa del proprio bilancio, il 5 per cento, da versare nelle casse della “Società ”. Il tariffario della mafia foggiana è raccontato voce per voce nelle carte di Decima Azione, l’inchiesta del novembre 2018 che ha colpito i clan Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla, padroni criminali di Foggia.
Non ci sono solo Luca e Cristian Vigilante, i fratelli vittime di due attentati nelle prime settimane nel 2020, tra le persone che gli uomini delle batterie avevano deciso di avvicinare per imporre il pizzo.
La “cassa comune” e il “libro mastro” del pizzo
La città veniva battuta palmo a palmo, dalle officine ai resort, per le richieste estorsive tra minacce, schiaffi e pistole puntate alla fronte dagli uomini dei boss Rocco Moretti e Roberto Sinesi.
Nelle 285 pagine firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Francesco Agnino, è ricostruita la tattica delle famiglie mafiose del capoluogo dauno che, come ricorda l’ultima relazione della Dia, avevano stabilito un “rapporto federativo” per la gestione di una “cassa comune” ed il controllo condiviso delle estorsioni.
C’era un vero e proprio “libro mastro”, ritrovato dagli investigatori coordinati dalla Dda di Bari guidata dal procuratore Giuseppe Volpe, con l’elenco di chi pagava. Ma soprattutto ci sono le intercettazioni telefoniche a raccontare il modus operandi di chi oggi è imputato in un processo con rito abbreviato nel quale sono state chieste 25 condanne per un totale di 300 anni di carcere, ma durante il quale nessuna delle vittime si è costituita parte civile, come aveva raccontato Ilfattoquotidiano.it.
Il kalashnikov in faccia all’imprenditore
Chi più chi meno, pagavano tutti. Gli uomini dei clan “spremevano” ogni attività commerciale. All’imprenditore interessato all’acquisto di terreni del Comune di Foggia in località Borgo Incoronata che facevano gola ai clan lo avevano detto chiaro: “Ritirati o dacci 200mila euro”. Lo hanno inseguito e terrorizzato per due anni. Nel 2015 la prima minaccia, a maggio dell’anno successivo si mossero in quattro per ricordare cosa volevano e un mese più tardi ci avevano messo il carico. La Porsche dell’imprenditore venne costretta ad accostare: “Tu all’Incoronata non ci devi andare… altrimenti ti incendiamo il vivaio, il piazzale e ti spariamo”, dissero puntandogli la pistola alla tempia.
Nella primavera di tre anni fa, l’uomo stava camminando nell’area pedonale di Foggia, quando venne affiancato da due persone. Un abbraccio e la solita minaccia: “O paghi o ti ammocchiamo (ti uccidiamo, ndr)”. A luglio, di nuovo: l’imprenditore è a bordo della sua auto blindata, viene bloccato e si ritrova di fronte due persone col volto travisato e in pugno pistole e kalashnikov. La richiesta è sempre la stessa: “L’auto blindata non ti basta, paga o ti ammazziamo”. Nei mesi successivi le minacce erano state rivolte anche a parenti e dipendenti: “Fatti la valigia e vattene a casa, non abbiamo paura di uccidere le guardie e tuo zio insieme a loro. Vi incendiamo tutte le aziende che avete”.
I 4mila euro per le festività e i 50 a funerale
Ma le richieste per foraggiare la cassa comune erano anche spicciole. Nell’ottobre 2017 avevano spillato 1.500 euro al proprietario di un agriturismo-resort: quando la Squadra mobile lo ha convocato, lui ha negato con forza e poi è corso ad avvisare gli uomini del clan per allertarli.
Alla proprietaria di un negozio di alimentari e carni avevano estorto 4mila euro nel periodo natalizio e l’avevano avvisata che altrettanti ne avrebbe dovuti versare a Pasqua: finita di fronte ai carabinieri, nonostante l’eloquenza delle intercettazioni, ha negato tutto. Cinquecento euro al mese era la somma ottenuta invece da una barista nel quartiere Borgo Croci, alla quale avevano fatto capire che se non avesse pagato avrebbe subito diverse rapine. “Io non pago nessuno e sono onesta”, ha risposto la donna alla polizia giudiziaria negando l’estorsione.
La stessa cifra era costretta a versare la proprietaria di una nota discoteca della città , ma ogni settimana. Al titolare di un’impresa di onoranze funebri avevano imposto un pizzo di 50 euro su ogni funerale svolto e, di fronte al ”no” della vittima, gli avevano mostrato la pistola che portavano addosso. Alla ditta di autodemolizione era toccato un versamento di 450 euro ogni fine mese.
“Ti facciamo saltare la testa per aria”
“Mo’ ti sei comprato il guaio, mo’ devi chiudere”, era stata la minaccia di Francesco Tizzano, considerato l’esattore dei clan, al titolare di un distributore di carburante con bar e rivendita pneumatici al quale aveva chiesto, insieme ad altre quattro persone, la somma di 1000 euro al mese. La risposta della vittima agli inquirenti? “Non li conosco e no ricordo nessun incontro. Forse uno è venuto per chiedere il preventivo di un cambio gomme”.
Al proprietario di un’officina era tutto sommato andata “meglio”: gli avevano imposto di effettuare gratuitamente la riparazione delle moto che venivano usate dalle persone legate al clan. Nell’agosto 2017 era toccato a una ditta di imballaggi piegarsi al volere della Società foggiana: Tizzano aveva chiesto al proprietario di visionare i bilanci della società e di corrispondergli una somma di denaro pari al 5% del fatturato, “come avevano fatto gli altri”. E dopo erano iniziate le minacce anonime, ha raccontato l’uomo agli inquirenti. “Pezzo di merda, mettiti a posto altrimenti ti faccia saltare la testa per aria”, gli ha detto un uomo al telefono nell’agosto di tre anni. Qualche settimana più tardi una lettera dello tenore, accompagnata da due proiettili calibro 7.65.
I costruttori edili stritolati e schiaffeggiati
Al socio di un’impresa edile era riusciti a spillare 3.800 euro al mese, mentre altri 25mila ne avevano chiesti — e ottenuti in più tranche — ai legali rappresentanti di una ditta che stava costruendo un edificio lungo corso Mezzogiorno.
E se qualcuno osava dire no? C’è la ricostruzione degli inquirenti di una richiesta di tangente dell’estate 2017 a raccontarlo chiaramente. Tizzano, sempre lui, si presenta per conto dei clan in un cantiere di via Domenico Cirillo, quattro minuti a piedi dal Comando provinciale di carabinieri.
Si mette di fronte all’ingegnere e responsabile tecnico della ditta al lavoro, al quale erano già stati chiesti 300mila euro nei mesi precedenti, e lo avvisa che avrebbe dovuto chiedere il “permesso” per lavorare in città : “Come è tu vieni da fuori e non bussi?”. E, di fronte a una prima risposta negativa della vittima, ha poi raccontato intercettato: “Gli ho tirato un cannalone“. Uno schiaffo, poi nuova minaccia: “Tieni due ore di tempo per smontare tutte cose… prepara 50mila euro e 4mila euro al mese senno’ ti devo uccidere”.
I pubblici ministeri dell’Antimafia barese Lidia Giorgio e Federico Perrone Capano hanno chiesto per lui 18 anni di carcere: la pena più alta tra quelle formulate nel processo sulle estorsioni a tappeto. In città , è il sospetto viste le bombe di questo inizio di 2020, qualcuno deve aver preso il suo posto di esattore.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 18th, 2020 Riccardo Fucile
NEI PAESI NORMALI LO STATO VA A PRELEVARE A CASA I RESPONSABILI E LI METTE IN GALERA, CHE SIANO ESECUTORI O MANDANTI
Può una campagna di comunicazione mettere a repentaglio l’incolumità di una persona?
Cosa succede se l’odio online arriva a stravolgere la vita di un ragazzo di 21 anni, fino a causargli la perdita del posto di lavoro?
Sul banco degli imputati, ancora una vota, la “Bestia” social di Matteo Salvini. E quel diffuso senso di impunità con la quale migliaia di persone e migliaia di account falsi, come un branco indistinto di pecore, vomitano insulti e minacce contro il bersaglio di turno, crocifisso su una bacheca Facebook.
Durante un flash mob delle Sardine, a San Pietro in Casale, Sergio Echmanov sale sul palco. Fa un discorso che verte sulla cultura e sull’amore, interrotto dagli applausi dei manifestanti e da qualche tentennamento nel parlato: è colpa dell’emozione e di una forma di dislessia. Matteo Salvini e il suo team social decidono che quelle lievi incertezze oratorie del 21enne possono essere utilizzate.
Per animare i follower della pagina ufficiale di Matteo Salvini, il team del senatore della Lega scarica il video integrale dell’intervento, lo taglia in molte parti e fa un montaggio per mettere in risalto i momenti in cui Sergio balbetta.
«Guardate la carica e la grinta che avevano pesciolini e sinistri poco fa a San Pietro in Casale — scrive Salvini a commento del filmato -. Se pensano di fermarci così… abbiamo già vinto!».
Premuto il pulsante pubblica, la vita di Sergio è cambiata, stravolta. Per comprendere la gravità degli ingranaggi messi in un funzione, basta contare i commenti, gli insulti, le minacce di morte indirizzate al ragazzo: oltre 10mila nel giro di qualche ora.
«Ho pianto molto in queste ore, è devastante l’odio che si è creato contro di me», è stato il commento a caldo della sardina.
Alla vigilia del grande concerto di Bologna del 19 gennaio, Mattia Santori e Lorenzo Donnoli, due tra i volti più noti delle Sardine, hanno registrato un video per mostrare la vicinanza a Sergio: «Sergio, dopo essere diventato protagonista di un video ironico pubblicato da Salvini, è stato chiamato dalla prefettura — ha spiegato Santori -. Visto che lui è un rappresentante che lavora con il porta a porta gli hanno fatto notare di valutare gli eventuali pericoli. Inoltre prefettura e questura starebbero pensando a possibili forme di vigilanza».
L’avvocata bolognese Cathy La Torre, attivista per i diritti civili e cofondatrice della campagna Odiare ti costa, si è offerta di difendere Sergio in tribunale.
«Questi metodi, ormai sistematicamente utilizzati dall’ex ministro contro chiunque la pensi diversamente da lui, non possono più essere tollerati — ha scritto La Torre su Facebook -, Non si può vivere nel terrore di dire la propria davanti a 50 persone, di inciampare sulle parole, perchè poi si finisce con l’essere ridicolizzati davanti a milioni di italiani».
«Non è importante se io sia o non sia dislessico, anche se ne vado fiero, non mi vergogno di ciò che sono — ha affermato Sergio -. Quello che è veramente importante è il comportamento di un Senatore, che fa rabbrividire. Dovrebbe rappresentare il popolo italiano, dovrebbe rappresentare i cittadini, invece ha già messo alla gogna negli ultimi mesi tante persone, sardine e non, solo per propaganda: la cosa inaccettabile è che ha ridicolizzato un essere umano, indipendentemente dalla mia condizione».
«Ha ritagliato il video del mio discorso a suo piacimento: non ha messo la parte in cui facevo autoironia perchè non mi ero preparato un intervento. Non ha nemmeno messo quella in cui parlavo del fatto che i libri, la cultura, la musica e il teatro sono la chiave per imparare ad amare il diverso», ha detto la sardina, che sarà presente alla manifestazione di Bologna il 19 gennaio.
(da Open)
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Gennaio 18th, 2020 Riccardo Fucile
MA DATO CHE L’AGGRESSORE NON ERA UN IMMIGRATO NESSUN POST DI CONDANNA DAI LEADER SOVRANISTI
Una capotreno di 25 anni è stata aggredita a pugni su un convoglio, all’altezza di Seregno, in Brianza, e nessuno sarebbe intervenuto per difenderla.
Lo riporta oggi La Provincia di Como. E’ successo ieri su un treno partito alle 9.48 da Como San Giovanni in direzione di Rho (Milano). La Fit Cisl di Como denuncia che l’episodio è avvenuto tra l’indifferenza dei viaggiatori.
Secondo quanto riferito dal sindacato, la capotreno si era accorta di un uomo, un italiano di mezza età che, sdraiato, occupava diversi posti a sedere. Lo ha invitato a sedersi normalmente, e al suo rifiuto, gli ha chiesto il biglietto, che non aveva.
L’ha quindi accompagnato alla porta e alla fermata successiva, quella di Seregno, con il treno in frenata, è stata presa a pugni dall’uomo che subito dopo è sceso e si è dileguato in stazione. La donna ha riportato una prognosi di 10 giorni.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2020 Riccardo Fucile
PUBBLICA LA FOTO DENUNCIA: “AIUTATEMI A TROVARE I COLPEVOLI”… E’ LA QUINTA AGGRESSIONE CHE SUBISCE… A CHE PUNTI SIAMO ARRIVATI PER NON AVER DEPURATO LE FOGNE OMOFOBE
E’ stata aggredita cinque volte e sempre per lo stesso motivo: la sua sessualità .
Dopo la quinta aggressione ha deciso di pubblicare sui social le foto del suo volto, con i segni e il sangue lasciati dalle percosse ben visibili.
La sua speranza: che i suoi aguzzini vengano arrestati. La storia arriva dal Nord dell’Inghilterra, dalla città di Sunderland, e la protagonista è la ventenne Charlie Graham. La sua unica colpa, denuncia, è essere lesbica.
L’ultimo attacco è avvenuto lo scorso sabato, 11 gennaio: la ragazza è stata assalita alle spalle da due persone e colpita con un pugno. Le ferite alla testa e alle ginocchia sono ben visibili nelle foto messe online, dove Graham denuncia l’attacco e si dice preoccupata per il fatto che non si tratta del primo episodio di violenza.
La polizia sta indagando e “non crede che i cinque episodi siano collegati”, ha spiegato la ragazza sul post diffuso online.
In un’intervista rilasciata al Daily Star, Charlie Graham ha raccontato nel dettaglio l’aggressione: “Sono stata colpita da un pugno dietro la testa”. Il colpo l’ha fatta cadere a terra “ferendosi le gambe e il viso”, spiega. “Ho provato a rialzarmi, ma mi hanno spinto di nuovo e sono caduta a terra. Poi i due giovani sono scappati. Mi hanno lasciato a terra sanguinante e spaventata”.
La ragazza oltre al dolore per le ferite, sta soffrendo per gli attacchi di panico, ha raccontato, e ora ha paura ad uscire di casa perchè teme che il prossimo attacco possa essere peggiore. Anche a casa non riesce a stare tranquilla, racconta: “Se scoprono dove vivo”, potrebbero “entrare dalla porta” per aggredirmi.
(da agenzie)
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Gennaio 17th, 2020 Riccardo Fucile
E PER LA PRIMA VOLTA IL COMITATO PER LA SICUREZZA STAMANE E’ STATO APERTO ALLA CITTADINANZA PER COINVOLGERE TUTTI NELLA LOTTA ALLE COSCHE … LA PRESENZA SIGINIFICATIVA DI ANNA PAOLA PORZIO, COMMISSARIA ANTIRACKET INVIATA DALLA LAMORGESE
Soddisfazione per la prossima istituzione della Sezione Dia a Foggia e per l’invio di un nuovi uomini
per dislocare sul territorio di Capitanata. “Con tali presupposti, auspicando in un’azione di coordinamento efficace tra le Forze di Polizia in campo, la criminalità sarà , senza dubbio, fortemente contrastata e, perseverando, debellata”.
Così le organizzazioni sindacali di polizia Siulp, Sap, Siap, Silp Cgil e Coisp dinanzi all’impegno concreto assunto dal Ministero dell’Interno per il Foggiano: “L’istituzione della Dia, importante presidio, più volte invocato e finalmente ottenuto, premia l’assiduità dell’azione promossa dalle predette organizzazioni sindacali, da sempre convinte dell’indispensabilità di una sezione operativa sul territorio. La costituenda istituzione va a rafforzare la meritevole, spesso sacrificata (e non di rado dimenticata), attività dei colleghi da sempre impegnati, in prima linea, nella conduzione di importanti attività investigative, che hanno prodotto ben note operazioni di polizia”.ù
In merito all’invio, annunciato dal Ministro Lamorgese, di un ‘contingente straordinario’ di Forze dell’Ordine da dislocare sul territorio di Capitanata, “si apprezza, ancora, l’interesse del Viminale a fronteggiare l’incalzare dei fenomeni di illegalità che si sono registrati nella Provincia di Foggia”.
Stamane si è svolto anche il Comitato di Sicurezza e Ordine Pubblico per la prima volta allargato ed aperto alla cittadinanza all’Università di Foggia insieme al Magnifico Rettore Pierpaolo Limone, al commissario straordinario del Governo antiracket e antiusura Anna Paola Porzio (inviata dalla Lamorgese) e il magistrato della Direzione nazionale antimafia Giuseppe Gatti.
Tantissimi i temi sul tavolo con alcune testimonianze estremamente forti dagli studenti e dai protagonisti nazionali della lotta alla criminalità organizzata.
Presenti tutte le autorità del territorio, le associazioni del fronte della legalità che già ieri sono state 4 ore con Porzio in Prefettura, i sindacati, le organizzazioni di categoria, gli imprenditori di Confindustria rappresentati da Gianni Rotice, Ivano Chierici, Paolo Lops e Annj Ramundo, le società civile che si è resa protagonista della marcia dei 20mila di #FoggiaLiberaFoggia del 10 gennaio.
“Foggia è nostra e dobbiamo riprendercela”, hanno detto i vari rappresentanti degli studenti intervenuti.
(da agenzie)
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