Gennaio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
UCCISO IN UN RAID USA IL GENERALE IRANIANO, ORA SI RISCHIA UNA GUERRA DEVASTANTE
Il potente generale iraniano, Qassem Soleimani, e il numero due della milizia paramilitare
sciita Hashd Shaabi, Abu Mahdi al-Mohandes, sono stati uccisi in un raid americano in una zona adiacente all’aeroporto di Baghdad.
Per il Pentagono, l’uccisione di Soleimani, ordinata direttamente dal presidente Donald Trump, è stata “un’azione difensiva”, ma il ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, lo ha definito “un atto di terrorismo internazionale”.
Soleimani e Mohammed Ridha, il responsabile delle relazioni pubbliche delle forze pro-Iran in Iraq, erano da poco atterrati all’aeroporto internazionale di Baghdad ed entrati in una delle due auto che li attendeva quando è stato sferrato l’attacco, seguito dal lancio di tre razzi sull’aeroporto che non hanno causato alcun ferito.
L’uccisione del generale iraniano rappresenta un duro colpo per la leadership di Teheran in Medio Oriente e rischia di dar vita a “dure ritorsioni”, come promesso dalla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e a scontri militari nell’area tra forze Usa e le milizie sciite pro-Iran. Soleimani era infatti il generale delle Forze Quds, forze speciali delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ed è lui il deus ex machina delle strategie militari iraniane in Medio Oriente, presente in prima persona nei teatri più caldi, dalla Siria all’Iraq, per dirigere le operazioni delle milizie del governo di Hassan Rohani facenti parte della coalizione della Mezzaluna sciita, appoggiata in Siria anche dalla Russia.
L’attacco, fanno sapere dal Pentagono, è stato ordinato direttamente dal presidente Donald Trump e vuol essere un deterrente per futuri piani di attacco iraniani: “Gli Stati Uniti continueranno ad assumere le azioni necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque nel mondo”, fanno sapere dal Dipartimento della Difesa Usa, spiegando che uno degli obiettivi di Soleimani era quello di uccidere diplomatici americani nell’area.
“Il generale Soleimani e le sue forze Quds sono responsabili della morte di centinaia di americani e del ferimento di altri migliaia”, aggiungono da Washington precisando che il militare è stato anche il responsabile degli “attacchi contro l’ambasciata americana a Baghdad negli ultimi giorni”.
Tra i primi dell’esecutivo iraniano a rilasciare dichiarazioni c’è il ministro degli Esteri, Javad Zarif: “L’atto di terrorismo internazionale degli Stati Uniti con l’assassinio del generale Soleimani, a capo della forza più efficace nel combattere Daesh, al-Nusra e al-Qaeda, è estremamente pericoloso e una folle escalation. Gli Stati Uniti si assumeranno la responsabilità di questo avventurismo disonesto”.
La Guida Suprema Khamenei ha indetto tre giorni di lutto nazionale in Iran, aggiungendo che l’uccisione del generale Soleimani raddoppierà la motivazione della resistenza contro gli Stati Uniti e Israele, anche quest’ultimo considerato dietro all’attacco che ha portato alla morte del capo delle forze speciali di Teheran. Poi ha giurato vendetta: “Il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani non si fermeranno e una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e altri martiri dell’attacco della notte scorsa”.
Anche il presidente iraniano, Hassan Rohani, si è scagliato contro gli Stati Uniti: “Gli iraniani e altre nazioni libere del mondo si vendicheranno senza dubbio contro gli Usa criminali per l’uccisione del generale Qassen Soleimani — ha dichiarato — Tale atto malizioso e codardo è un’altra indicazione della frustrazione e dell’incapacità degli Stati Uniti nella regione per l’odio delle nazioni regionali verso il suo regime aggressivo. Il regime americano, ignorando tutte le norme umane e internazionali, ha aggiunto un’altra vergogna al record miserabile di quel Paese”.
Gli Usa “devono cominciare a ritirare le loro forze dalla regione islamica da oggi, o cominciare a comprare bare per i loro soldati“, ha affermato il vice capo delle Guardie della rivoluzione iraniane, Mohammad Reza Naghdi, citato dall’agenzia Fars. Naghdi ha aggiunto che “il regime sionista dovrebbe fare le valigie e tornare nei Paesi europei, da dove è venuto, altrimenti subirà una risposta devastante dalla Ummah islamica. Possono scegliere, a noi non piacciono gli spargimenti di sangue“.
Il primo ministro iracheno dimissionario, Adel Abdul-Mahdi, accusato nel corso delle ultime proteste di essere un uomo vicino a Teheran, ha condannato il raid aereo americano definendolo una “aggressione” nei confronti dell’Iraq, oltre che una “violazione di sovranità ”, affermando che si tratta di una “pericolosa escalation”. “Portare avanti operazioni di eliminazione fisica contro esponenti iracheni di spicco o di un Paese fraterno in territorio iracheno rappresenta una flagrante violazione della sovranità dell’Iraq”, oltre a una “pericolosa escalation che scatena una guerra distruttiva in Iraq, nella regione e nel mondo”, ha aggiunto. Anche da Mosca, alleata dell’Iran in Medio Oriente, fanno sapere che “l’uccisione di Soleimani è stato un passo avventuristico“.
Ci sono già le prime conseguenze per i cittadini americani in Iraq. Il leader sciita Moqtada al-Sadr ha già dato ordine ai suoi combattenti, su Twitter, di “tenersi pronti”, riattivando così la sua milizia ufficialmente dissolta da quasi un decennio e che aveva seminato il terrore tra le fila dei soldati americani in Iraq. Il Consiglio supremo di sicurezza iraniano si riunirà “nelle prossime ore con un vertice straordinario per discutere dell’attacco criminale contro la macchina del comandante Soleimani a Baghdad, che ha portato al suo martirio”, ha annunciato invece il portavoce Keyvan Khosravi.
Anche il comandante delle Unità di mobilitazione popolare sciite irachene Hashed al-Shaabi, Qais al-Khazali, ha detto ai suoi miliziani di rimanere “pronti a combattere”: “In cambio del sangue del martire Abu Mahdi al-Mohandes ci sarà l’eliminazione di tutta la presenza militare americana in Iraq”, ha dichiarato al-Khazali. “In cambio del sangue del martire Qassem Soleimani verrà eliminata l’esistenza di Israele”, ha poi aggiunto.
L’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad ha sollecitato i cittadini americani a “lasciare l’Iraq immediatamente”, mentre i Dem condannano la decisione del presidente.
Il candidato alla Casa Bianca, Joe Biden, si dice preoccupato per le conseguenze di questa mossa, dichiarando che Trump ha gettato “dinamite in una polveriera”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 2nd, 2020 Riccardo Fucile
DOPO L’AGGRESSIONE A SCOTTO, LA MINISTRA ANNUNCIA IL PUGNO DI FERRO: “AGIREMO CON FERMEZZA E DETERMINAZIONE”
Tolleranza zero verso qualsiasi manifestazione di razzismo ed estremismo ed un appello alla cittadinanza a denunciarli. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese apre il nuovo anno dichiarando il pugno di ferro contro i continui episodi di odio che si verificano da un capo all’altro dell’Italia.
L’occasione è quanto successo a Venezia ad Arturo Scotto, ex parlamentare napoletano, pestato mentre era in vacanza con la moglie per aver redarguito un gruppo di ventenni che inneggiavano al Duce e invocavano il forno per Anna Frank.
Nell’esprimere la sua solidarietà e vicinanza a Scotto “per la gravissima e vile aggressione” , Luciana Lamorgese ha aggiunto: ”Una forte condanna contro qualsiasi comportamento violento e rigurgito antisemita. Occorre agire con fermezza e determinazione per contrastare ed isolare tutte le manifestazioni di odio e razzismo ed estremismi che non possono essere in alcun modo tollerati in una società civile e sui quali non si deve tacere ma trovare sempre il coraggio di denunciare”.
(da agenzie)
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Gennaio 1st, 2020 Riccardo Fucile
PERSONAGGI CHE CANTANO “ANNA FRANK SEI FINITA NEL FORNO” E PICCHIANO SENZA MOTIVO ANCHE UN RAGAZZO INTERVENUTO IN DIFESA DI SCOTTO E DELLA MOGLIE, MERITANO SOLO LA GALERA E CAMPI DI RIEDUCAZIONE
Arturo Scotto ha raccontato sulla sua pagina facebook i dettagli dell’aggressione che ha
subito la notte di Capodanno a Venezia. Una denuncia è stata presentata stamani ai Carabinieri.
A raccontare la vicenda, sulla propria pagina Facebook, è stata anche la moglie del politico, Elsa Bertholet: “Un gruppo dietro di me — scrive — canta ‘Anna Frank sei finita nel forno’, mi giro: ‘Ragazzi basta!’, si mettono a urlare: ‘Duce, duce’ con mano alzata, si gira mio marito che prima non le aveva sentito cantare … e boum si prende botte in faccia da vari lati, poi si mette di mezzo un ragazzo per aiutarci e picchiano pure lui, visibilmente abituati al fatto, poi fuggono come dei vigliacchi”.
Accertamenti sono in corso, secondo quanto ha appreso l’ANSA, da parte della Polizia locale e delle forze dell’ordine che ieri sera presidiavano la piazza. ”
“Un gruppetto di ragazzi — circa 8 — urlavano “duce tu scendi dalle stelle” e “Anna Frank l’abbiamo messa nel forno” immediatamente dietro di me, attorno alla mezzanotte. Mi sono girato verso di loro e ho detto di smetterla, ero spaventato per mia moglie e mio figlio quattordicenne. Hanno rincarato la dose urlando “duce duce”. Ho ripetuto che era inaccettabile che in un giorno di festa dicessero quelle castronerie. Sono passati dalle parole ai fatti. Uno, due, tre cazzotti in faccia. Sangue dal naso — racconta Scotto — ma per fortuna nessuna frattura. Un ragazzo di venti anni è intervenuto per sedare la rissa: pestato di brutto. Non so come si chiama, ma lo ringrazio per il coraggio e il disinteresse. Gli aggressori si sono coperti il volto e poi si sono dileguati. Come dei vigliacchi. Stamattina mi sono tolto un peso e ho sporto denuncia all’Arma dei Carabinieri”, spiega.
E ancora: Le forze dell’ordine e la magistratura si stanno adoperando per identificarli: piazza San Marco è una dei luoghi più controllati del mondo. Li ringrazio davvero per il lavoro straordinario di queste ore. Bisogna smetterla di pensare che sono ragazzate. Sono piccoli squadristi che si fanno forza nella logica del branco. Una cosa di cui preoccuparsi seriamente. Voglio ringraziare i tanti e le tante che mi hanno chiamato per la solidarietà e per condannare questi fatti. Siamo di più di quelli che vogliono portare l’Italia indietro. E soprattutto Venezia che sta faticosamente rialzandosi in piedi dopo i fatti drammatici di più di un mese fa. Una città magnifica e accogliente. Che non sarà mai sporcata da quattro imbecilli che agiscono impuniti e nell’anonimato”.
Nella piazza sono presenti molte telecamere, ricorda ancora Scotto nella denuncia, mentre segnala che uno degli aggressori aveva capelli neri e tatuaggi sul collo, mentre un altro portava il pizzetto e una ragazza aveva capelli biondo lisci.
(da agenzie)
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Dicembre 30th, 2019 Riccardo Fucile
LO RIBADIAMO: ESISTE UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE COORDINATA PER DIFFONDERE ODIO E MINARE LA CONVIVENZA SOCIALE DEL NOSTRO PAESE
Le tende, la neve, il richiamo ai migranti. La formula delle bufale su Amatrice e la situazione degli sfollati si ripete.
Il 28 dicembre la pagina Facebook NOI SIAMO DEL SUD ha pubblicato lo scatto di una serie di camper e roulotte sotto la neve, accompagnata da una frase:
“Se in queste roulotte ci fossero gli immigrati, si sarebbe già mobilitato pure il papa, ma ci sono gli sfollati di Amatrice e tutto va bene così. Condividi se sei indignato.”
I commenti al post sono tutti sulla stessa linea: «Dove siamo finiti mi vergogno di essere italiana», o anche «L’italia e’ uno sfascio, politici indegni schifosi» e per concludere «Siamo Una Massa Di Pecoroni».
Sì, pecoroni. Perchè la foto risale almeno al 2017 e già ai tempi era stata smascherata come bufala
La prima apparizione della fotografia
La foto venne pubblicata il 18 gennaio 2017 in una galleria fotografica di TGCom24, come abbiamo spiegato a gennaio 2019 a Open.
Non solo, come già spiegavano i colleghi di Butac, la foto venne pubblicata anche dal sito PERTà‰, testata online della provincia di Frosinone.
Il titolo dell’articolo è I vigili del fuoco di Frosinone salvano anziano di Amatrice, è ripreso da un altro portale, Omniroma.it, e racconta la vicenda di due vigili del fuoco che hanno trovato un anziano di Amatrice mentre era rimasto bloccato, a piedi, nella neve.
Butac aveva smascherato la bufala perchè la foto girava in rete nel dicembre 2017, accompagnata a un post dove era scritto:
NON E’ UNA FAKE NEWS ….MATTARELLA RENZI GENTILONI PAPA E POLITICI DEL CAZZO DOVE SIETE!!??…Ci fossero africani, il Papa li definirebbe campi di concentramento e l’ONU ci condannerebbe per tortura. invece ci vivono gli abitanti di Amatrice e non gliene frega un ca**o a nessuno.
La propaganda contro i migranti e la situazione di Amatrice
È un dato di fatto che la ricostruziozione ad Amatrice non sia ancora finita, ma anzi, stenti a ripartire, come hanno dimostrato questa estate diversi reportage pubblicati in occasione dei tre anni dal terremoto. Anche noi di Open ce ne eravamo occupati.
La foto pubblicata sulla pagina NOI SIAMO DEL SUD entra tuttavia in un filone che poco ha a che fare con la difesa dei diritti delle popolazione colpite dal terremoto dell’agosto 2016.
Nel gennaio 2019 Nicola Costanza aveva pubblicato sulla sua bacheca Facebook la foto di un campo rifugiati in Libano, spacciandolo per Amatrice.
Contro questa propaganda si sono espressi anche i cittadini del comune laziale che, intervistati da Open, avevano chiarito di non essere a favore di questa strumentalizzazione: «Mi dispiace che venga usata la nostra realtà per confrontarci con gente che è ancora più disgraziata di noi».
(da Open)
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Dicembre 30th, 2019 Riccardo Fucile
FIRMANO TUTTI INSIEME UN ESPOSTO PER DENUNCIARE DUE MINORENNI CHE SOTTOPONEVANO UN LORO COMPAGNO A VIOLENZE
L’arresto e il collocamento in comunità è stato disposto per due minorenni ritenuti autori di gravi atti di bullismo a carico di un loro compagno di classe nell’ambito di un’indagine della squadra mobile di Perugia (uno dei ragazzi era già sottoposto al provvedimento restrittivo per altri fatti).
In particolare sono ritenuti responsabili di offese, ingiurie, percosse, pugni alla schiena, ma anche dello spegnimento di sigarette sul collo del coetaneo. L’indagine è partita dopo una segnalazione dei compagni di classe.
In base a quanto riferito dalla polizia la vita del ragazzo si era trasformata “in un vero e proprio incubo”.
Il ragazzo aveva ricorrenti crisi di pianto e si è trovato costretto a cambiare abitudini, rinunciando a muoversi tra gli stessi padiglioni della scuola ed evitando addirittura di andare in bagno per il terrore di incontrare i bulli. Gli attacchi avvenivano dentro e fuori le mura di una scuola di Perugia.
Quanto successo ha però innescato la reazione dei compagni di classe che, tutti insieme hanno sottoscritto un esposto per segnalare la situazione del compagno di classe inviandolo alla direzione scolastica che lo ha quindi trasmesso alla Questura di Perugia.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA SOLITA VIOLENZA DI SFIGATI OMOFOBI: SCAPPANO PRIMA CHE ARRIVI LA POLIZIA
Un venticinquenne è stato aggredito la notte scorsa in zona Porta ticinese, tra i luoghi più noti della Movida milanese, perchè gay.
Il ragazzo ha raccontato il fatto agli agenti della Polizia locale. Ha riferito di essere stato circondato da una decina di persone, intorno a mezzanotte, e di essere stato colpito anche con un coccio di bottiglia.
Aveva una ferita lacero contusa alla testa e un forte trauma al torace ed è stato portato in ospedale dagli operatori del 118 ma non è in gravi condizioni.
Gli agenti della Polizia locale stanno cercando di risalire agli aggressori che, al loro arrivo, erano già scappati.
Gli investigatori stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona di Porta Ticinese, a quell’ora molto frequentata per via dei numerosi locali, e sono alla ricerca di testimoni per dare un volto agli assalitori.
(da agenzie)
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Dicembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
LA PAGINA UFFICIALE DELLA LEGA POSTA L’INIZIATIVA “POLITICA” DELLE GIOVANI E SI SCATENANO I LEONI DA TASTIERA E GLI PSICOPATICI RAZZISTI
“Non era una partita giovanile. Non era una partita di beneficenza. Nessuno ha strumentalizzato nessuno. Era una partita interna alla nostra societa’, tra persone ben consapevoli del nostro impegno sociale e politico ancor prima che sportivo. Impegno politico che abbiamo deciso di manifestare prima del calcio d’inizio, quando ci siamo fotografati con uno striscione con su scritto ‘Diamo un calcio a Salvini’ per protestare contro la presenza del leader della Lega in citta’.
Cosi’ in una nota la Polisportiva Antirazzista Assata Shakur di Ancona, di cui fa parte anche Ancona Respect, la societa’ di calcio femminile e giovanile, finita nel mirino della Lega dopo lo striscione apparso in occasione di una partitella fatta “per salutarci prima della pausa natalizia e farci auguri di buone feste, aperta a tutti, dirigenti, allenatori, calciatrici, amici, tifosi, simpatizzanti, tesserati e non. All’ultimo si sono aggiunte anche le ragazze della giovanile”.
“Il vero incitamento alla violenza – osserva la societa’ – e’ nelle centinaia di messaggi che abbiamo ricevuto nelle ultime 48 ore dopo che la pagina Facebook nazionale della Lega ha condiviso, decontestualizzando e strumentalizzando, la nostra foto col suddetto striscione: inviti ad essere stuprate, violentate, uccise”
“Ma noi continueremo a portare avanti il nostro messaggio – prosegue la nota -. Tutti i genitori delle ragazze e dei ragazzi iscritti alla nostra scuola calcio sanno del nostro impegno sociale, politico e sportivo. Esponiamo da anni ad ogni nostra partita, lo striscione ‘Chi ama lo sport, odia il razzismo’. Essere contro ogni tipo di discriminazione, in Italia nel 2019 – conclude la nota -, significa essere contro quei leader politici che provano a dividere per acquisire voti, che lisciano il pelo ai peggiori istinti. Che dicono di essere dalla parte del popolo quando del popolo non lo sono neanche mai stati. Noi siamo il popolo. Con le nostre attivita’ di quartiere quotidiane, basate sul volontariato”.
(da Globalist)
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Dicembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
PUO’ L’ITALIA CONTINUARE A ESSERE ALLEATA IN LIBIA CON I CRIMINALI FILO-TURCHI CHE HANNO STERMINATO I CURDI?
Dopo averli utilizzati per schiacciare la resistenza dei curdi siriani nel Rojava, affidando loro i lavori più sporchi — razzie, pulizia etnica, esecuzioni sommarie — ora il “sultano” di Ankara ha deciso di replicare in Libia, in quella che è ormai una guerra di tutti.
Non appena il Parlamento riaprirà , ha detto Erdogan, il decreto sull’invio di uomini in Libia verrà messo in agenda: ottenuta l’autorizzazione, l’8 o il 9 gennaio si potrebbe già aprire la strada al dispiegamento.
E tra le forze che Ankara intende dispiegare sul suolo libico ci sono battaglioni del cosiddetto Esercito nazionale siriano, un insieme di milizie, anche di origine qaedista, supportate e finanziate dalla Turchia.
Ankara sarebbe già in contatto con diversi gruppi di ribelli siriani per il dispiegamento e le Brigate Suqour al-Sham avrebbero già accettato ‘l’invito’ tanto che alcune unità avrebbero raggiunto la Turchia in attesa del dispiegamento in Libia.
A queste indiscrezioni si aggiungono quelle di una fonte turca, secondo cui la Divisione Sultan Murat, gruppo armato di turcomanni siriani, arriverà in Libia insieme ad altre forze.
Stando alle rivelazioni di Middle East Eye, il gruppo ribelle Faylaq al-Sham dovrebbe essere al comando. “Le forze di Tripoli hanno inviato armi e munizioni per aiutare i ribelli siriani nel 2011. Hanno persino inviato loro comandanti ad aiutarli – ha detto la fonte siriana – Faylaq al-Sham ha ricambiato il favore nel 2013 con l’invio di ufficiali con compiti di consulenza a favore delle forze di Tripoli contro le forze di Bengasi”.
Ieri in dichiarazioni al sito di notizie Erm News, il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani – ong con sede in Gran Bretagna legata agli attivisti delle opposizioni siriane – già accusava la Turchia di aver “inviato combattenti dalla Siria alla Libia a sostegno alle forze di Fayez al-Sarraj”
“Non è la prima volta, ma questa volta i combattenti sono di nazionalità siriana”, diceva Rami Abdel Rahman, aggiungendo che si tratta di ribelli che hanno “partecipato all’offensiva contro i curdi” nel nord della Siria. A ottobre, sottolineava ancora ieri il direttore dell’Osservatorio a Erm News, la Turchia ha invece inviato “jihadisti stranieri” dalla Siria in Libia.
Le Forze armate turche sono pronte a un possibile impegno in Libia a sostegno del governo di Tripoli contro le forze del generale Khalifa Haftar, come richiesto dal presidente Erdogan.
L’esercito è “pronto a svolgere qualsiasi compito in patria e all’estero”, ha dichiarato la sua portavoce Nadide Sebnem Aktop, durante la conferenza stampa di fine anno. Anche gruppi di ribelli siriani filo-turchi saranno impiegati in Libia a sostegno del Governo di accordo nazionale (Gna) di al-Sarraj contro le forze del generale Haftar. Lo ha detto un alto funzionario del governo di Tripoli.
Per essere ancora più chiari: si sta parlando di miliziani che hanno postato il video di una giovane combattente curda stuprata e vilipesa, il tutto mostrato sui social. Sarebbero costoro i nuovi alleati di un Governo, quello guidato da Fayez al-Sarraj, che l’Italia continua a sostenere, sia pure non come Sarraj vorrebbe?
Di fronte a questo scenario, il Governo italiano, e le forze politiche che lo sostengono, non possono cavarsela con il solito mantra “non esistono soluzioni militari” alla crisi libica.
Il punto ora è un altro: è giustificabile continuare a sostenere un Governo libico che pur di non essere schiacciato dalle forze pro-Haftar si affida a carnefici, stupratori, miliziani qaedisti e dell’Isis?
Da giorni il confronto tra i due schieramenti in cui è spaccata la Libia – alimentati da combattenti forniti dai rispettivi alleati – non fa che avvicinarsi pericolosamente al punto di non ritorno. E ora le date di cui parla Erdogan diventano come un ultimatum per la diplomazia, che deve accelerare i tempi.
La Turchia è pronta a sostenere Sarraj, che ha anche chiesto aiuto militare all’Europa — Italia compresa -, vincolata all’embargo. E anche il Qatar è un altro alleato del governo di Tripoli.
Dall’altra parte, Haftar può contare sull’appoggio dei mercenari russi della Wagner (giù impiegati in Siria e nel Donbass), oltre ad Egitto ed Emirati Arabi Uniti.
In più, nei giorni scorsi, il Guardian ha anche scritto di miliziani sudanesi in arrivo per combattere al suo fianco, per recuperare risorse e denaro (anche col traffico di esseri umani) e tornare poi a combattere nel loro Paese.
“Una donna somala ha dato alla luce un bambino e un libico ha preso il neonato e lo ha gettato ad un cane che lo ha mangiato”. È l’ultima, terribile testimonianza sugli orrori nei campi di detenzione per migranti in Libia.
A raccontarlo sono due sopravvissuti ad un naufragio accaduto in novembre nel Mediterraneo centrale. I due giovani sono stati salvati dalla nave Alan Kurdi dell’Ong tedesca Sea-Eye.
Due giorni fa, l’organizzazione umanitaria ha diffuso un video in cui i due ragazzi, con il volto oscurato per proteggere la loro identità , rivelano come una delle guardie del centro abbia commesso il gesto disumano. “Sì, il cane ha mangiato il bambino”, conferma uno dei due davanti all’incredula volontaria a bordo della Alan Kurdi.
Le esperienze dei migranti nei campi di detenzione in Libia sono terribili e ricordano, ancora una volta, la violenza vissuta da quanti cercano di raggiungere l’Europa.
Un altro dei sopravvissuti ha raccontato di essere stato torturato e costretto a chiamare i parenti perchè inviassero denaro ai suoi aguzzini.
Abbiamo considerato a lungo se diffondere o meno questo rapporto — si legge in una nota dell’Ong tedesca — dopo un’attenta riflessione abbiamo deciso che queste storie devono essere ascoltate”. “I rapporti su commercio di schiavi, gravi torture, violenze sessuali — prosegue Sea-Eye — ma anche condizioni mediche e alimentari totalmente inadeguate non hanno portato a nessun cambiamento della politica europea sulle migrazioni”.
“Ecco perchè abbiamo deciso di pubblicare questa relazione, perchè la situazione nei campi libici è parte della brutale realtà della sicurezza delle frontiere europee”. E Sea-Eye lancia un appello al governo tedesco e a tutti i Paesi dell’Unione europea: “Chiediamo di porre fine all’inumana politica di rimandare in Libia chi viene salvato in mare e di adottare misure orientate al rispetto dei diritti umani”. “Le persone particolarmente vulnerabili come famiglie, donne in gravidanza e bambini — conclude l’organizzazione umanitaria — devono essere evacuate e non consegnate ai criminali”.
Come può essere la Libia considerata un luogo sicuro se gli stessi libici mettono le loro famiglie in mare a rischio della vita in modo da lasciare il Paese così in fretta?”, afferma Gorden Isler, presidente di Sea-Eye.
E le cose sono destinate a peggiorare con l’arrivo dei tagliagole di Erdogan.
(da Globalist)
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Dicembre 27th, 2019 Riccardo Fucile
CAGLIARI, INDAGA LA POLIZIA POSTALE… ATTO DI GRATUITA VIOLENZA VERSO UN PORTATORE DI HANDICAP
Colpisce un disabile con una bottigliata in testa, lo ferisce mentre qualcuno film la scena
senza intervenire, senza neppure pensare per un attimo a prendere le difese del più debole.
E il video della violenza ancora una volta è diventato virale: circola nelle chat e sul web tra commenti e condivisioni.
Ora sull’episodio indaga la Polizia di Cagliari che cerca di individuare l’aggressore che, dopo uno scambio di battute, alla fine colpisce la testa della vittima con una bottiglia di birra piena.
Nelle immagini si vede il disabile quasi incredulo: rimane in piedi, ma toccandosi si rende conto di avere una ferita sul capo da cui esce sangue. Il responsabile è facilmente riconoscibile: la Questura dovrebbe già averlo identificato.
Allo stesso tempo la Polizia postale lavora per far sparire il video dalla circolazione, sia sul web che sulle chat.
Sul fatto si è pronunciato anche l’Osservatorio Cybercrime, condannando il gesto e soffermandosi sulla vittima, da anni involontario protagonista di filmati che finiscono in Rete. “Prima o poi qualcuno lo ammazzerà – avverte il direttore dell’Osservatorio Luca Pisano – Stiamo parlando di una persona che soffre, anche se non ha la necessaria autoconsapevolezza per chiedere aiuto”.
(da agenzie)
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