Dicembre 25th, 2019 Riccardo Fucile
GENNARO ANNUNZIATA A CAPO DEI TRAFFICI TRA ITALIA, OLANDA E MAROCCO
Era riuscito a sfuggire a un maxi-blitz nel luglio 2017 ma il richiamo del pranzo di Natale in
famiglia l’ha tradito.
Gennaro Annunziata, ritenuto uno dei promotori di un’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale tra Italia, Olanda e Marocco, è stato arrestato in un appartamento a Castel Volturno, in provincia di Napoli.
L’uomo si trovava assieme ai parenti, pronto a sedersi a tavola per il pranzo di Natale, quando i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli e del nucleo operativo di Bagnoli, col supporto dei militari del X reggimento Campania, l’hanno intercettato e arrestato, conducendolo poi in carcere.
Secondo gli inquirenti, Gennaro Annunziata riforniva le piazze dello spaccio nel Napoletano e così, con il coordinamento della direzione distrettuale Antimafia, gli investigatori hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Napoli.
(da agenzie)
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Dicembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
LE ARGOMENTAZIONI SULLA “DECISIONE COLLEGIALE” SONO STATE SMENTITE, PROVE DI ACCORDI NON NE ESIBISCE, NON GLI RESTA CHE SPERARE CHE STAVOLTA DAL PROCESSO LO SALVI RENZI (CHE COSI’ FINISCE ANZITEMPO LA SUA CARRIERA POLITICA)
Matteo Salvini continua a rivendicare di aver bloccato uno sbarco ma al tempo stesso fa
sapere che non è stato lui a bloccarlo ma l’intero Governo Conte 1.
È tutto qui il senso del paradosso delle politiche salviniane sull’immigrazione: se funzionano è merito suo, se invece qualcosa va storto è colpa di tutti.
Ci sarebbe anche un’altra imprecisione nella dichiarazione di Salvini: sta rischiando il processo (con tutte le garanzie del caso previste da uno stato democratico come il nostro) perchè ha bloccato lo sbarco da una nave della Guardia Costiera italiana.
Dire che quei 131 migranti costituivano un rischio per la sicurezza dell’Italia significa che tenerli per quattro giorni a bordo della Gregoretti, non certo un luogo idoneo alla detenzione di persone “pericolose”, ha messo a repentaglio la sicurezza degli uomini della Guardia Costiera.
Che poteri aveva Salvini per dire che quelle persone rappresentavano un pericolo? In base a quali elementi, indagini o sentenze lo ha deciso?
Va poi considerato il fatto che tutti i migranti sono stati fatti sbarcare in Italia e che 50 di loro sono andati a Rocca di Papa, che è in Italia.
Ieri l’ex ministro Giulia Bongiorno ha dichiarato che «ci sono documenti che provano sia l’interesse pubblico sia la condivisione del Governo» nella decisione di non consentire lo sbarco alle persone a bordo del pattugliatore della Guardia Costiera.
La ministro ha anche aggiunto che «se ci fosse un processo risulterebbe evidente che non ci sono gli estremi del sequestro di persona, consideri anche il fatto che queste persone furono aiutate in tutti i modi sia dal punto di vista strettamente sanitario o gli furono somministrati degli alimenti e non ci fu un abbandono o un sequestro», ma il reato di sequestro di persona non ha nulla a che vedere con il fatto che i presunti sequestrati siano stati o meno nutriti (generalmente durante i sequestri le vittime vengono rifocillate, l’unica cosa che non possono fare è disporre della propria libertà ).
E non si capisce che preoccupazione abbia Salvini riguardo ad un eventuale processo visto che la senatrice Giulia Bongiorno (che è avvocato) «non sussistono gli estremi del reato, non credo che ci possa essere una possibilità di condanna», insomma Salvini è innocente e non rischia nulla.
Allo stesso tempo però la Lega deve continuare a insistere sulla linea della decisione collegiale e condivisa del governo. Non solo perchè questo è quello che prevede il Decreto Sicurezza ma anche perchè al Senato Salvini dovrà dimostrare che ha agito in base all’interesse pubblico e non ad un suo interesse privato (ad esempio quello di usare il “caso Gregoretti” per una mossa di propaganda politica).
In questo senso vanno lette le “indiscrezioni” di fonti della Lega riportate dalle agenzie di stampa in queste ore secondo le quali Salvini avrebbe conservato copia delle interlocuzioni scritte avvenute a proposito della Gregoretti.
Si tratterebbe “numerosi contatti anche tra il ministero dell’Interno, la presidenza del Consiglio, il ministero degli Affari esteri e organismi comunitari”.
Inoltre, sulla redistribuzione degli immigrati, secondo la Lega, era stata contattata anche la CEI.
Quest’ultimo fatto non prova nulla, perchè i contatti con la CEI e gli altri paesi europei potevano essere intavolati anche successivamente, ad esempio mentre i migranti si trovavano nell’hot spot di Pozzallo (dove sono stati trasferiti dopo lo sbarco) per l’identificazione.
Nel momento in cui erano a bordo della nave queste procedure non erano ancora state ultimate e quindi la trattativa poteva al massimo essere sulle cifre ma non sui singoli individui.
Anche il fatto che ci siano state dei contatti con il Presidente del Consiglio e il ministero degli Esteri non prova molto. In primo luogo perchè la notizia era di dominio pubblico e in secondo luogo perchè Salvini non ha parlato di documenti e atti formali. Sappiamo infatti che secondo Palazzo Chigi «la questione relativa alla vicenda della nave ‘Gregoretti’ non figura all’ordine del giorno e non è stata oggetto di trattazione nell’ambito delle questioni ‘varie ed eventuali’ nel citato Consiglio dei Ministri [il 31 luglio 2019, ndr], nè in altri successivi». Vale la pena ricordare che in quei giorni Salvini era a Milano Marittima a giocare con le moto d’acqua della Polizia.
La Lega poi fa filrare fuori una dichiarazione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede della fatta il 30 luglio ad In Onda quando disse che «come è sempre avvenuto il Presidente del Consiglio sta facendo valere la voce del Governo italiano in Europa» e che «c’è in questo momento un dialogo costante tra il ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Interno e credo anche il Ministero della Difesa, la posizione del governo è sempre la stessa: vengono salvaguardati i diritti, le persone che dovevamo scendere sono scese».
In pratica nemmeno Bonafede era sicuro che ci fosse un’interlocuzione che coinvolgeva il ministero retto dal Elisabetta Trenta, figuriamoci se questo dimostra una decisione collegiale presa da tutto il governo (visto che Bonafede non lo sapeva).
E questa dichiarazione per la Lega sarebbe la prova regina che dimostra che ci sono stati degli atti formali presi da tutto il Governo.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 20th, 2019 Riccardo Fucile
BAMBINE COMPRATE PER UN PASTO O VIOLENTATE: QUESTI SAREBBERO I DIFENSORI DELLA CIVILTA’ OCCIDENTALE
Erano lì per aiutarli e invece hanno violentato centinaia di adolescenti, che hanno dato alla luce altrettanti bambini che ora vivono nella miseria, mentre le loro madri subiscono miseria e vergogna.
È l’ennesima onta sulla missione di peacekeeping Minustah dell’Onu ad Haiti, chiusa nel 2017 dopo 13 anni, al centro di uno studio condotto dalla professoressa dell’Università di Birmingham Sabine Lee e da Susan Bartels, che insegna invece alla Queens University in Ontario, pubblicato su ‘Conversation’, una rivista accademica internazionale sostenuta da un consorzio di università .
Lo studio è basato su interviste condotte nel 2017 con 2500 haitiani: di questi 265 hanno citato casi di bambini figli di Caschi blu.
Tra gli intervistati, alcuni hanno citato casi di stupro, ma più spesso lo schema prevedeva un rapporto sessuale con le minorenni in cambio di di un pasto.
Il risultato sono stati centinaia di “piccoli Minustah”, scrivono le ricercatrici, che hanno raccolto informazioni su “una serie di ragazzine di 12 e 13 anni messe incinte e lasciate a vivere nella miseria con un figlio tra le mani”.
Relazioni indotte con la forza o il ricatto — alle adolescenti venivano promessi cibo e medicine —, da cui sono venuti al mondo centinaia di bimbi, poi abbandonati dai padri, rimpatriati dopo la scoperta della gravidanza.
Già nel 2017, l’Associated Press aveva denunciato abusi su nove ragazzine da parte di 234 peacekeepers, avvenuti tra il 2004 e il 2007.
Poi, c’è stato l’affaire del colera, la cui epidemia post-terremoto è stata provocata involontariamente da alcuni caschi blu. Ora la nuova denuncia.
Le Nazioni Unite sarebbero state al corrente delle gravidanze e, ogni volta, avrebbero provveduto al rimpatrio del casco blu coinvolto. Ad Haiti — il Paese più povero dell’emisfero occidentale —, madre e figlio restavano in miseria.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
CADE IL TENTATIVO DI CUOR DI LEONE DI NASCONDERE LE PROPRIE RESPONSABILITA’ DIETRO UNA “SCELTA CONDIVISA” DEL GOVERNO, HA AGITO DI SUA INIZIATIVA
Palazzo Chigi smentisce che il Consiglio dei ministri abbia mai discusso del caso Gregoretti il
31 luglio 2019 o in altre riunioni.
“La questione relativa alla vicenda della nave ‘Gregoretti’ non figura all’ordine del giorno e non è stata oggetto di trattazione nell’ambito delle questioni ‘varie ed eventuali’ nel citato Consiglio dei Ministri (31 luglio 2019, ndr), nè in altri successivi”. Lo si legge in una nota firmata dal Segretario generale di Palazzo Chigi e inviata l’11 ottobre scorso al Tribunale dei ministri di Catania, citata nella richiesta di autorizzazione a procedere per il leader leghista.
Il Tribunale dei ministri di Catania chiede di procedere contro l’ex titolare dell’Interno, accusato di sequestro di persona nell’indagine sulla nave che fu fatta sbarcare il 31 luglio scorso, dopo 3 giorni in mare con 131 persone.
Salvini, invece, sostiene che “la decisione da ministro fu condivisa con Conte e Di Maio
Salvini ha anche attaccato Di Maio: “E’ un piccolo uomo”. Risposta del ministro degli Esteri: “Salvini ora fa la vittima. Lo vedo un po’ impaurito”.
I grillini sarebbero pronti a votare a favore dell’autorizzazione a procedere.
(da agenzie)
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Dicembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
OGGI IN GIUNTA AL SENATO SI APRE IL CASO… SALVINI DIMOSTRI PER UNA VOLTA NELLA VITA DI AVERE LE PALLE, RINUNCI ALLA IMPUNITA’ E SI FACCIA GIUDICARE COME TUTTI I CITTADINI
Oggi alle 13.30 la giunta delle immunità del Senato comincerà a discutere del caso Salvini-Gregoretti, ovvero della richiesta di autorizzazione a procedere del Tribunale dei ministri di Catania contro l’ex titolare dell’Interno, accusato di sequestro di persona nell’indagine sulla nave che fu fatta sbarcare il 31 luglio scorso, dopo 3 giorni in mare con 131 persone.
“E si darà al senatore Salvini un termine di 15 giorni per o chiedere di essere sentito dalla giunta o per inviare una memoria scritta” ha spiegato Maurizio Gasparri, che della stessa giunta è presidente, ad Agorà su Raitre.
“La giunta – ha aggiunto l’esponente di Forza Italia – ha un termine di 30 giorni per prendere una decisione che poi passa all’aula, che entro altri 30 giorni, quindi diciamo entro la fine di febbraio, dovrà pronunciarsi. Il calendario è stato fissato in maniera molto serrata. Oggi daremo questo termine che scadra intorno al 3 – 4 gennaio. Dopodichè abbiamo fissato riunioni il giorno 8 gennaio alle ore 14, il 9 gennaio alle 8.30, Lunedì 13 gennaio alle ore 15.30 E poi altre riunioni durante quella settimana”.
Noi, ha detto ancora Gasparri, “abbiamo fissato una possibile data di votazione sulla vicenda il giorno 20 gennaio, lunedì, alle ore 17. L’approdo in aula poi dipende dalla presidenza del Senato e dalla conferenza dei capigruppo. Io sono il relatore e farò una proposta alla giunta, ovviamente dovrò esaminare il carteggio che è arrivato ieri sera giunta”.
Ieri il capo politico del Movimento 5 Stelle ha annunciato che sul caso Gregoretti “il Movimento voterà a favore dell’autorizzazione a procedere”.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
LA STORIA DI GIACOB, TITOLARE DI UN NEGOZIO AL VASTO, CHE SI E’ OPPOSTO ALLA CRIMINALITA’ ITALIANA: “HO DENUNCIATO, ORA HO PAURA”
Giacob è un migrante, in Italia regolarmente da oltre 20 anni, che ha un negozio etnico al
Vasto, il quartiere popolare che si estende intorno alla Stazione Centrale di Napoli. Quando, più di una volta, gli esponenti della criminalità organizzata della zona si sono presentati nel suo esercizio commerciale per chiedergli il pizzo, Giacob si è opposto, ha detto no al racket; in tutta risposta, il 9 dicembre scorso, in pieno giorno, il migrante è stato gambizzato, cioè colpito alle gambe da alcuni proiettili in mezzo alla folla.
Trasportato all’ospedale Loreto Mare, Giacob non è in pericolo di vita: ha denunciato quanto gli è accaduto, ma adesso ha paura, teme ritorsioni, come ha dichiarato lui stesso alle telecamere di Fanpage.it dal letto del nosocomio partenopeo in cui è ancora ricoverato.
“Io non voglio perdere tutto quello che ho — dice Giacob, riferendosi al suo negozietto etnico -. È l’unica cosa che ho per vivere e per dare da mangiare a me e alla mia famiglia”.
Il migrante racconta di aver ricevuto richieste estorsive più di una volta. “Nell’ultima occasione si sono presentati in due: mi hanno chiesto più di mille euro — racconta ancora. — Io gli ho risposto che non avevo soldi e che non gli avrei dato niente e loro mi hanno risposto che lì comandavano loro, non io, e che se non avessi pagato mi avrebbero spezzato le gambe”.
Il 9 dicembre, Giacob era all’esterno del suo negozio del Vasto quando sono arrivati in moto e gli hanno sparato alle gambe: “Adesso voglio chiudere il negozio, perchè sono stufo di tutto questo casino”.
Dopo il ferimento, Giacob ha denunciato quanto gli è accaduto e sta collaborando con la giustizia, assistito dall’avvocato Hilarry Sedu.
Ciononostante, il suo letto d’ospedale non è piantonato dalle forze dell’ordine.
(da Fanpage)
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Dicembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
PROVE CIRCOSTANZIATE INCASTRANO IL GOVERNO LEGA-M5S IN 14 CASI
“Qui MRCC Roma. A nome della Guardia costiera libica per la salvezza delle vite in mare vi preghiamo di procedere alla massima velocità per dare assistenza ad una barca in difficoltà con circa 70 persone a bordo. Vi preghiamo di contattare urgentemente la Guardia costiera libica attraverso questo centro di ricerca e soccorso ai seguenti numeri di telefono”. Ai quali rispondono sempre gli italiani
Un dispaccio del centro di ricerca e soccorso di Roma delle 19.39 del 7 novembre del 2018 dimostra che a coordinare l’operazione di salvataggio di un gruppo di migranti poi riportati in Libia dal mercantile Nivin battente bandiera panamense fu l’Italia.
In 93, segnalati prima da un aereo di Eunavformed, poi dal centralino Alarmphone, furono presi a bordo dal Nivin e, con l’inganno, sbarcati con la forza a Misurata dall’esercito libico dopo essere rimasti per dieci giorni asserragliati sul ponte del mercantile. Picchiati, feriti, rinchiusi di nuovo nei centri di detenzione in un paese in guerra.
Un respingimento di massa illegittimo, contrario al diritto internazionale, che sarebbe stato dunque coordinato dall’Italia secondo una strategia di salvataggio delegato ai privati per applicare il controllo delle frontiere.
Un “modello di pratica” che – secondo un rapporto redatto da Charles Heller di Forensic Oceanography, ramo della Forensic Architecture Agency basata alla Goldsmiths University of London – l’Italia e l’Europa avrebbero applicato ben 13 volte nell’ultimo anno, in coincidenza con la politica italiana dei porti chiusi.
Caso finora unico, alcune delle persone riportate in Libia sono state rintracciate nei centri di detenzione da Msf che ne ha raccolto le testimonianze che – incrociate con i documenti e le risposte alle richieste di informazione date da Eunavformed e dalla stessa Guardia costiera libica – hanno consentito di ricostruire quello che viene definito nello studio ” una pratica ricorrente di respingimenti, una nuova modalità di soccorso delegato ai privati” che verrebbe attuato quando le motovedette della guardia costiera libica, come avvenne nel caso del 7 novembre 2018, sono impegnate in altri interventi. “Impegnandosi in questa pratica – è l’accusa del report – l’Italia usa violenza extraterritoriale per contenere i movimenti dei migranti e viola l’obbligo di non respingimento”.
Per questo il Glan, l’organizzazione di avvocati, accademici e giornalisti investigativi Global Legal Action Network ha presentato una denuncia contro l’Italia al Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite per conto di uno dei migranti riportati indietro. E’ la prima volta che accade.
Ma ecco la ricostruzione dei fatti secondo le fonti di prova incrociate:
La partenza
Nella notte tra il 6 e 7 novembre 2018 dalla costa di Zlitan parte un gommone con 93 persone a bordo di sette nazionalità diverse. C’è anche una donna con un bimbo di quattro mesi. Alle 15.25 del 7 novembre la barca viene avvistata in zona Sar libica da un aereo spagnolo dell’operazione Sophia che – secondo quanto riferito da Eunavformed – “dichiara che non c’erano assetti navali nelle vicinanze”. Tramite il quartier generale della missione che, in quel momento, era sulla nave San Marco della marina italiana, l’informazione con le coordinate navali della posizione della barca viene passata al centro di ricerca e soccorso di Roma che le trasmette a quello libico. Il commodoro libico Masoud Abdalsamd riferisce che le motovedette libiche sono impegnate in altre attività e il gommone continua la sua navigazione.
La richiesta di soccorso
Due ore dopo, alle 17.18, dal gommone un primo contatto con il centralino Alarm Phone che comunica le coordinate al centro di soccorso di Roma e monitora la zona: non ci sono navi vicine e l’unica Ong presente, la Mare Jonio, è a Lampedusa. Roma ( che era già informata) chiama Tripoli, la guardia costiera libica identifica la Nivin, un mercantile già in rotta verso Misurata ma le manca l’attrezzatura per comunicare e dirigere la Nivin e chiede a Roma di farlo “a suo nome”. Da quel momento è MRCC a prendere in mano il coordinamento, dà istruzioni al comandante della Nivin e dirige il soccorso.
L’arrivo dei libici
Alle 21.34, un dispaccio del centro di ricerca e soccorso dei libici annuncia la presa del coordinamento delloperazione ma la comunicazione parte dallo stesso numero nella disponibilità della Marina italiana sulla nave di stanza a Tripoli. Alle 3.30 la Nivin soccorre i migranti. Saliti a bordo i marinai li tranquillizzano dicendo loro che saranno portati in Italia. Ma quando vedono arrivare una motovedetta libica i migranti capiscono di essere stati ingannati, rifiutano il trasbordo e si barricano sulla tolda della nave. I libici dopo un poò rinunciano e la Nivin prosegue verso Misurata dicendo ai migranti di essere in rotta verso Malta. Un’altra bugia.
Lo sbarco a Misurata
I migranti rimangono asserragliati anche quando la nave entra nel porto libico. Ci resteranno dieci giorni chiedendo disperatamente aiuto ai media internazionali con i telefoni cellulari. Il 20 novembre l’intervento di forza dei militari libici armati pone fine alla loro odissea. Alcuni migranti vengono picchiati, feriti, ricondotti nei centri di detenzione dove alcuni di loro vengono intercettati dall’equipe di Medici senza frontiere che raccoglie le loro testimonianze che si incrociano perfettamente con i documenti recuperati.
Il ruolo dell’Italia
Ne viene fuori un quadro che combacia perfettamente con quanto già evidenziato da un’inchiesta in via di conclusione della Procura di Agrigento coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore Vella. Un quadro in cui l’Italia, nonostante gli accordi con la Libia, prevedono un ruolo di semplice assistenza e supporto tecnico alla Guardia costiera libica, di fatto svolge – tramite la nave della Marina militare di stanza a Tripoli – svolge una funzione di centro di comunicazione e coordinamento “dando un contributo decisivo – si legge nel report – alla capacità di controllo e coordinamento che ha saldamente in mano”.
“Quando i libici non sono in grado di intervenire – è l’accusa di Forensic Oceanography – Roma opta per una seconda modalità , quella del respingimento privato attraverso le mavi mercantili che – secondo un recente report semestrale di Eunavformed – ha prodotto 13 casi nell’ultimo anno con un aumento del 15-20 per cento”.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
PENA FINO A 15 ANNI DI GALERA… NULLA RISPETTO A QUANDO DOVRA’ RISPONDERE DAVANTI AL TRIBUNALE INTERNAZIONALE DELL’AJA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’
Bloccando a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera italiana 131 migranti Matteo
Salvini ” nella sua qualità di ministro dell’Interno, ha abusato dei suoi poteri”. E’ questa la motivazione con la quale il tribunale dei ministri di Catania chiede, per la seconda volta, al Senato di autorizzare il processo all’ex ministro dell’Interno contestandogli il reato di sequestro di persona.
I giudici del tribunale dei ministri di Catania, completata la loro istruttoria, sono giunti a conclusioni opposte a quelle del procuratore Carmelo Zuccaro che, come nel precedente caso della nave Diciotti, avevano chiesto l’archiviazione dell’indagine a carico di Salvini.
E adesso toccherà proprio a Zuccaro formulare comunque il capo di imputazione e chiedere l’autorizzazione a procedere alla giunta delle immunità di Palazzo Madama che già a gennaio scorso aveva negato il nullaosta al processo.
Nell’atto notificato a Matteo Salvini, che come sempre l’la ha reso pubblico, i giudici del tribunale dei ministri circoscrivono i giorni in cui si sarebbe compiuto il reato dal 27 al 31 luglio, cioè il lasso di tempo in cui la nave Gregoretti che aveva preso a bordo 131 naufraghi salvati in parte da un peschereccio di Sciacca in parte da un gommone, è rimasta bloccata nel porto di Augusta senza che il Viminale desse l’autorizzazione allo sbarco nell’attesa che la commissione europea trovasse i Paesi disposti a farsi carico dell’accoglienza dei migranti.
“In particolare – scrivono i giudici – il senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di ministro, ha violato le convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali non consentendo, senza giustificato motivo, al competente Dipartimento per le libertà civili e immigrazione di esitare tempestivamente la richiesta di Porto sicuro presentata formalmente dalla sala operativa del centro di ricerca e soccorso di Roma il 27 luglio. Salvini ha bloccato la procedura di sbarco dei migranti così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi costretti a rimanere in condizioni psicofisiche critiche a bordo della nave Gregoretti ormeggiata al porto di Augusta fino al pomeriggio del 31 luglio”.
Il tribunae dei ministri contesta a Salvini il reato aggravato perchè commesso da un pubblico ufficiale e con l’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate ma anche per essere stato commesso in danno di minori.
(da agenzie)
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Dicembre 18th, 2019 Riccardo Fucile
INIZIA IL PIAGNISTEO PER SCAPPARE DAL PROCESSO… LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, NON CI DEVONO ESSERE CRIMINALI IN LIBERTA’ PERCHE’ HANNO L’IMPUNITA’ POLITICA
Il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto al presidente del Senato l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona nei confronti di Matteo Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno. La vicenda è relativa al blocco della nave Gregoretti con 131 migranti a bordo.
A rivelarlo è stato questa sera lo stesso Salvini, ospite della trasmissione ‘Fuori dal Coro’ di Rete Quattro condotta da Mario Giordano.
Sulla vicenda la Procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione, di parere opposto invece il tribunale dei ministri. L’atto notificato a Salvini porta la data del 12 dicembre, secondo quanto ha dichiarato lo stesso Salvini.
(da agenzie)
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