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ESPLODE IL VAFFA DEL M5S TRA I PASDARAN CINQUESTELLE ANTI-DRAGHI: SE VOTASSERO SU ROUSSEAU SAREBBE SCONFESSATA LA LINEA DELL’ACCORDO

Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile

SUCCESSO   DELL’INCONTRO DEI DISSIDENTI SU ZOOM, PIOGGIA DI CRITICHE E INSULTI SUI “CHI HA TRADITO I VALORI DEL MOVIMENTO”

Tutto esaurito su Zoom. Il Vaffa-Day che i pasdaran M5s anti-Draghi hanno allestito online diventa una piazza affollatissima. Ci si deve mettere in attesa per partecipare, la scritta che campeggia è “raggiunti i 1000 partecipanti”.
Poi ecco che finalmente la richiesta di entrare nella videocall viene accettata dagli organizzatori e la prima voce che rimbomba nell’adunata di protesta via web è quella di Barbara Lezzi: “Ci dovremmo mettere al tavolo del governo con Berlusconi, uno che, come dice la sentenza Dell’Utri, ha pagato ‘cosa nostra’, dare questo segnale sarebbe devastante”.
E pensare che Beppe Grillo durante la seconda edizione del vero V-Day, quello di Torino del 2008, quando chiamò il leader di Forza Italia “testa d’asfalto” fu più clemente della senatrice pasionaria pugliese ex ministra.
Ma anche di tanti altri attivisti intervenuti sulla piattaforma per picconare, ancor prima che nasca, l’esecutivo dell’ex presidente della Banca centrale europea ma anche il Movimento 5 Stelle stesso: “Siamo stati traditi, anche da Beppe”.
Tutto questo alla vigilia del voto sulla piattaforma Rousseau in programma mercoledì. Ops, mentre i pentastellati ribelli si sgolano per gridare al mondo della Rete la loro posizione contraria, Beppe Grillo annuncia che il voto è rimandato a data da destinarsi. “Ecco, non vogliono farci votare, peggio ancora. Sanno che vinciamo noi”, grida un grillino di Caserta. E in effetti il rischio che i vertici possano finire in minoranza esiste davvero perchè sui territori la rabbia è tanta. E non è detto che il Garante riesca a placarla.
L’iniziativa di questa mega riunione via Zoom è partita da un attivista di Salerno. Si chiama Luca Di Giuseppe, studente universitario
Tramite un tam tam sui social ha coinvolto, in meno di ventiquattro ore, deputati e senatori in questa maratona oratoria in cui nessuno risparmia insulti, non solo nei confronti del premier incaricato, ma anche nei riguardi dei vertici: “Il giorno della votazione online sarà  il vero Vaffa-Day”, dice Giuseppe.
Mentre si alternano gli interventi dei parlamentari con quelli dei semplici attivisti, ecco che appare Matteo Brambilla. Per chi non lo ricorda si tratta del candidato sindaco di Napoli nel 2016, grazie ai 276 voti ottenuti su 574 sul Blog grillino. Torna sulla scena e va giù duro, senza mezzi termini: “Io voterò ‘no’ nel sondaggio su Rousseau. Cacciateci come si faceva con le purghe fasciste. Sapete cosa dico? Houston, we have a problem”. E sfodera un inglese niente male. Il problema di entrare nel governo con Salvini e Berlusconi, pur essendo ben lontano da quello della missione spaziale Apollo 13, agita e anche molto quella parte dei 5Stelle pronta anche a lasciare il partito.
I parlamentari presenti sono parecchi. Tra questi i senatori Crucioli, Lezzi, Angrisani, Abate, Lannutti, Granato e i deputati Raduzzi, Maniero, Cabras, Colletti. Nessuno evoca apertamente la scissione ma è chiaro che il governo Draghi segnerebbe un punto di non ritorno.
I toni sono durissimi, si passa dalle mazzate che meriterebbe “chi ha tradito”, al “colpo in mezzo alla fronte” che ha sparato chi ha tradito. C’è proprio l’immagine di un annientamento, fisico e morale. Parla la senatrice Rosa Silvana Abate: “Ci hanno tagliato i nostri diritti e ora ce li ritroviamo di fronte. Noi dovremmo tornare a lavorare con Salvini, con Renzi gomito a gomito. La loro parola d’ordine è distruggere il Movimento 5 Stelle. Come? Loro ci vogliono tirare sul loro terreno, ci finiranno con un colpo in mezzo alla fronte. Stiamo attenti”.
Subito dopo tocca all’avvocato Natalina Giungato, semplice attivista calabrese: “Devono ringraziare che la nostra non è una generazione violenta perchè questi meriterebbero di essere ammazzati con le mazze. Dobbiamo organizzarci, l’importante sono i contenuti non il contenitore, ci possiamo chiamare anche in un modo diverso, ma io vi chiedo di andare avanti”. E agita lo spettro della scissione. C’è chi definisce Mario Draghi “l’uomo della Troika”, chi quello della “privatizzazione selvaggia”, e chi come la senatrice Bianca Laura Granato torna a parlare di Berlusconi e Renzi: “Ci è stata scippata la leadership naturale e ora ci chiedono di partecipare insieme ai golpisti a un governo con loro e in più con Berlusconi. La nostra riforma della giustizia è stata bloccata per due volte, ora non dobbiamo essere complici. Dobbiamo andare all’opposizione, metterci di traverso e bloccare il Parlamento”.
È un continuo, la riunione dura fin dopo mezzanotte. “Se sette anni fa ci avessero detto ‘candidati e sostieni un governo con Carfagna e Giorgetti’ ci saremmo messi a ridere”, interviene Raphael Raduzzi tra gli scontenti di Montecitorio. E poi ancora il senatore Lannutti: “Mi sentite? Mi sentite?”. La connessione non gli funziona benissimo. “Oggi abbiamo scoperto che Mario Draghi è un grillino a sua insaputa. Io conosco Beppe dal ’94 e non mi aveva mai parlato di questa simpatia. Credo che gli interessi di Draghi siano quelli della finanza tossica, del neo liberismo dittatoriale e sono incompatibili con M5S”. Dopo la rievocazione del regimi dittatoriali, si arriva poi anche alla rievocazione di chi non c’è più: “E Gianroberto Casaleggio da lassù ci starà  scomunicando e sta scomunicando anche Grillo”.
Anche il senatore Crucioli definisce “imbarazzante” l’intervento di questa sera del garante 5Stelle ed ha chiamato il Movimento “a reagire. I vertici che abbiamo sono la negazione dei nostri principi e quindi dobbiamo fare qualcosa. Siamo ad un bivio. Teniamoci in contatto”. Bivio che potrebbe portare davvero alla scissione, si vedrà  quanto sarà  grande nel gruppo parlamentare. Ma nel vedere i numeri dei partecipanti all’assemblea stasera, di certo la base è molto presente.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI DICE SI’ A DRAGHI E IN EUROPA LA LEGA VOTA IL RECOVERY MENTRE I SOVRANISTI EUROPEI DICONO NO

Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile

LA MARCIA DI AVVICINAMENTO AL PPE DOPO AVER RINNEGATO LE PROPRIE IDEE

Il primo sì parlamentare al governo Draghi la Lega lo esprime a Bruxelles. Nel giro di pochi giorni, dalla svolta della scorsa settimana a sostegno del tentativo dell’ex governatore della Bce di formare un governo, Matteo Salvini capovolge la posizione del partito sul regolamento della ‘Recovery and resilience facility’, il cuore del recovery fund. Dall’astensione votata in Commissione all’Europarlamento nemmeno un mese fa, gli eurodeputati leghisti passano al sì in plenaria.
Un sì che   annuncia il voto favorevole alla fiducia per il governo Draghi in Parlamento in Italia. Ma quello di oggi è proprio un sì ‘sulla fiducia’ a Draghi, che, secondo la nuova linea del Carroccio, ha lo standing adeguato per limare le criticità  del regolamento approvato dall’Eurocamera. Ma questo sì apre una crepa nel gruppo sovranista ‘Identità  e democrazia’, di cui la Lega detiene la presidenza.
Il resto di Identità  e Democrazia, a cominciare dai lepenisti del Rassemblement National per finire all’ultra-destra tedesca Afd, non sostiene il regolamento sulla ‘Recovery and resilience facility’. Eppure per ora le tensioni non deflagrano, se si eccettua il battibecco tra il presidente Marco Zanni e il tedesco Jorg Meuthen proprio sulla figura di Draghi, il leghista lancia in resta a difendere l’ex presidente della Banca Centrale dagli attacchi teutonici.
Per ora la Lega resta nel gruppo sovranista, seppure in una posizione molto complicata, nè le altre delegazioni nazionali di Identità  e democrazia mostrano interesse ad espellere la testa del gruppo: la delegazione della Lega è la più numerosa, 29 parlamentari, da qui la presidenza assegnata a Zanni. Perderli significherebbe perdersi.
E pur di non disperdersi, gli alfieri del sovranismo anti-europeista si ‘inventano’ la formula secondo cui “soprattutto sulle decisioni economiche, ogni delegazione ha libertà  di voto”, ci dice una fonte parlamentare del gruppo ‘Identità  e democrazia’.
Dunque, nessuna decisione formale, sebbene la temperatura sia alta nel gruppo sovranista, più eterogeneo che mai. Afd è partito impegnato nella campagna elettorale in vista delle politiche in Germania il 26 settembre, contro la Cdu di Angela Merkel e gli altri partiti europeisti tedeschi. E anche il Rassemblement National si calerà  presto nella campagna elettorale per le presidenziali dell’anno prossimo in Francia contro Emmanuel Macron. Non è il periodo buono per seguire il tentativo di svolta europeista di Salvini, ammesso che ce ne fosse la volontà  da parte di Marine Le Pen e dell’ultra-destra tedesca, cosa che non è all’orizzonte.
E allora per ora si preferisce concedere libertà  di voto: del resto, quando mai i sovranisti sono stati compatti visto che per costituzione sono divisi dagli interessi nazionali sull’immigrazione, per dire, e anche sulle materie economiche?
I nazionalisti del nord-Europa sono sempre stati contrari al pacchetto di aiuti anti-crisi messo in campo dall’Ue. “Non un centesimo per l’Italia”, disse l’alleato di Salvini in Olanda, l’ultra-nazionalista Geert Wilders, l’estate scorsa alla vigilia dell’approvazione del Next Generation Eu da parte del Consiglio Europeo.
Ma, malgrado Identità  e democrazia tenti di far finta di niente, il passaggio della Lega su un crinale di governo con il banchiere Draghi segna inevitabilmente il futuro del sovranismo anti-europeo. Salvini era diventato il punto di riferimento per tutti gli altri partiti dell’ultra-destra in Europa. D’ora in poi non sarà  più così, sempre che la conversione leghista regga alla prova del governo, all’impatto con i sondaggi, alla competizione con Fratelli d’Italia.
Quanto alla Lega, non è un mistero che per il futuro l’intento è di lasciare i sovranisti per aderire al Ppe, la famiglia politica più grande in Europa, che comprende dalla Cdu di Merkel a Forza Italia di Berlusconi fino a Fidesz di Orban, pur sospeso dal partito da ormai due anni per le violazioni dello stato di diritto in Ungheria. C’è posto anche per Salvini?
Il presidente del gruppo dei Popolari, il tedesco Manfred Weber, non si sbilancia ma non chiude la porta. “La mia speranza – dice – è che la gente capisca che viviamo in un mondo globalizzato e che nessuno può governare un Paese come l’Italia o la Francia, la Spagna o la Germania, senza un approccio favorevole a riforme costruttive e senza la volontà  di dare contributi pro-europei. Se ci sono persone disposte ad avere un comportamento costruttivo e pro-europeo, io come leader Ppe lo accoglierò sempre con favore. Questo vale per tutti, anche per la Lega”.
Ma nel Ppe non la pensano tutti come Weber: ci sono le delegazioni del nord che da due anni chiedono l’espulsione di Orban. Non l’hanno ottenuta, a maggior ragione non faranno sconti a Salvini.

(da “Huffingtinpost”)

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PROLUNGARE LE LEZIONI A FINE GIUGNO? QUANDO LO DICEVA LA AZZOLINA ERA UNA SCEMENZA, SE LO DICE DRAGHI E’ UNA GRANDE IDEA

Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile

COME CAMBIANO IDEA I MEDIA A LIBRO PAGA DEI GRUPPI FINANZIARI… PER NOI CHIACCHIERE INUTILI ERANO E TALI RIMANGONO SE NON SAPPIAMO L’EVOLVERSI DELLA PANDEMIA

Confessiamolo, non è un gran momento per assistere a discorsi lucidi sulle proposte politiche: la spasmodica attesa e le grandi aspettative del possibile prossimo governo Draghi e il fatto che per il momento sembrano volerci entrare praticamente quasi tutti i partiti hanno sdoganato posizioni fideistiche che confidano sul potere taumaturgico del governo che verrà .
In queste ore sta ottenendo lodi sperticate la proposta del premier incaricato di tenere aperte le scuole fino alla fine di giugno “per recuperare le giornate perse” durante la pandemia (riferiscono così i parlamentari che hanno partecipato alle consultazioni).
Si alzano i cori: “Prolungare la scuola è il vero messaggio al Paese”, scrive l’ex senatore del Pd Stefano Esposito. “Dopo un anno la cui preoccupazione del Governo è stata la chiusura delle scuole […] la capite la differenza?”, fa notare l’ex deputato Fabio Lavagno.
E via così: il giornalista de La Stampa Iacoboni scrive del passaggio “dalla propaganda a delle sane, semplici idee di governo” e gli editorialisti esultano.
Ma c’è un punto che forse vale la pena rimarcare: la proposta di prolungare l’anno scolastico fino a fine giugno era già  stata lanciata dalla ex ministra Azzolina proprio a dicembre dell’anno scorso, poche settimane fa.
In quel caso la reazione della stampa e della politica fu diametralmente opposta (cadendo spesso nella derisione) e il mondo della scuola pose obiezioni che valgono ancora oggi: la Cisl parlò di idea “inopportuna” chiarendo come ci fossero “scuole dove l’attività  non si è mai interrotta, anzi, ci sono scuole in cui si è sempre lavorato tra mille difficoltà ”. “Le scuole sono aperte, nessuno ha chiuso”.
Il coordinatore nazionale della Gilda Insegnanti, Rino Di Meglio, parlò di “proposta offensiva verso i colleghi che stanno sgobbando con la dad”. La Uil rifiutò la proposta invitando il Governo a “uscire dall’estemporaneità  per il lavoro straordinario e confuso”
Venne poi fatto presente il problema della sovrapposizione degli esami e dei problemi di salubrità  climatica di molte classi del sud. Qualcuno fece notare che il problema della scuola in tempi di pandemia sono i dispositivi di sicurezza, i trasporti e l’areazione delle classi (che sarebbe costata meno dei banchi a rotelle).
Un po’ di lucidità , insomma, perchè osannare le stesse proposte dell’altro Governo dopo averle derise non fa bene alla presunta serietà  che si vorrebbe imporre.
E questo non è un problema di Draghi: questo ha a che fare con la credibilità  di tutti gli altri intorno.

(da TPI)

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IL DEPUTATO DELLA LEGA CHE DIFENDE MEDICI E INFERMIERI NO VAX

Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile

MA LA LEGA NON E’ PER IL “MODELLO BERTOLASO” CHE VACCINA TUTTI ENTRO GIUGNO CON LA BACCHETTA MAGICA?

Vi ricordate Gianluca Vinci, il deputato della Lega membro della Commissione parlamentare per gli affari costituzionali e interni? Qualche tempo fa vi abbiamo raccontato come il leghista si fosse apertamente dichiarato a favore dell’iniziativa #ioapro dei ristoratori “ribelli” contro le chiusure previste nei decreti per contrastare l’avanzata del Coronavirus: “Ioapro. Perchè se le mense degli ospedali sono aperti, per quale motivo le trattorie dovrebbero rimanere chiuse?” spiegava Vinci mettendo insieme mele e pere, ovvero mense degli ospedali e ristoranti.
Ora il deputato del Carroccio, proprio mentre a Rovigo sta dilagando un focolaio in un reparto ospedaliero, quello di geratria, esprime un’altra opinione assurda su Facebook. Si schiera con gli operatori sanitari che si rifiutano di fare il vaccino anti COVID:
Una posizione quanto meno curiosa visto che il leader del suo partito, Salvini, proprio in queste ore ha spiegato che la campagna vaccinale è uno dei temi di cui parlerà  a Draghi, addirittura esaltando il cosiddetto modello Bertolaso.
Il tutto mentre invece il fronte che vuole escludere medici e infermieri no vax si allarga. La linea che le Asl stanno adottando è quella di allontanare tutti coloro che non vogliono e non vorranno vaccinarsi contro il Covid-19.
Come verranno allontanati? Potranno essere ricollocati (in strutture non a contatto con i pazienti, ipotesi molto difficile per personale sanitario), o potrebbero addirittura rischiare il licenziamento. Insomma Vinci è come l’ultimo giapponese. Il mondo è andato avanti, Salvini pure, lui è rimasto con chi non si vuole vaccinare.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SILENZIO DI SALVINI DOPO LO SBARCO DELLA OCEAN VIKING

Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile

PER ENTRARE AL GOVERNO ORA DICE CHE VA APPLICATA LA LEGISLAZIONE EUROPEA, OVVERO IL REGOLAMENTO DI DUBLINO CHE IMPONE AGLI STATI DI PRIMO APPRODO DI FARSI CARICO DELL’ACCOGLIENZA DEI RICHIEDENTI ASILO (L’OPPOSTO DI QUANTO DICEVA FINO A POCHI GIORNI FA)

C’è una foto dalla sua “cameretta” d’infanzia, il tweet sugli italiani che “chiedono più salute e più lavoro, non litigi o capricci per le poltrone“, il selfie con Guido Bertolaso.
La mattinata di Matteo Salvini è cominciata così, tra momenti amarcord sul web e un giro di incontri politici nella sua Lombardia.
Neanche una parola, invece, sull’arrivo della Ocean Viking nel porto di Augusta, in Sicilia. L’imbarcazione della ong Sos Mèditerranèe ha salvato 422 migranti al largo della Libia, tra cui 140 minori, ed è in attesa dell’ok allo sbarco da parte delle autorità  sanitarie.
Una notizia che in altri tempi sarebbe stata il bersaglio perfetto per la macchina social di Salvini. Ma oggi no.
Dopo la presunta svolta “europeista” del partito, schierato per il Sì al governo di larghe intese a guida Draghi, il capo di via Bellerio scansa accuratamente il tema. Consapevole che proprio sui migranti si registrano le principali resistenze di Pd e Liberi e uguali ad accettare di sedersi allo stesso tavolo del Carroccio.
“Torna il bel tempo e, tra ieri notte e oggi, a Lampedusa sono sbarcati in 400. Per la Lega tornare a difendere i confini e la sicurezza degli Italiani è fondamentale. Anche su questo chiederemo che cosa ne pensi il professor Draghi“, scriveva Salvini su Facebook solo quattro giorni fa, prima di ufficializzare urbi et orbi il suo appoggio all’esecutivo del presidente.
Il 25 gennaio un altro post contro i migranti: “In diretta da Augusta, grazie alla Ong e al governo Conte arrivano in quasi 400. Per i clandestini Italia zona verde, vergognoso”, ha scritto su Twitter, prendendosela con lo sbarco in Sicilia della Ocean Viking.
Proprio la nave che in queste ore è tornata nel porto di Augusta ma viene ignorata sui profili social del segretario.
Un refrain, quello degli attacchi all’esecutivo e alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, che ritorna di continuo. Fino ai post a cadenza quasi giornaliera durante l’estate scorsa: “Sbarco in diretta a Lampedusa!”, scriveva Salvini a caratteri maiuscoli nel luglio 2020.
Una priorità  che ora sembra sparita dai radar, visto che la Lega ha “buttato il cuore oltre l’ostacolo”: alla voce immigrazione ora punta ad applicare la “legislazione europea” come in “Francia e Germania”.
Cioè quell’insieme di norme, tra cui il regolamento di Dublino, che in tanti vogliono modificare proprio perchè impone agli Stati di primo approdo di farsi carico dell’accoglienza dei richiedenti asilo.
Una fotografia plastica del cambio di linea comunicativa sui migranti arriva da Massimo Garavaglia.
Il deputato leghista, interpellato a Radio24 sulle difficoltà  nel conciliare le posizioni della Lega con quelle del Pd, M5s e Leu sul tema dell’immigrazione, argomenta così: serve “un po’ più di equilibrio, non devono esserci posizione ideologiche, pro o contro per principio, siamo per una posizione ragionevole”.
Garavaglia è quindi convinto che nel prossimo governo “ci sarà  una posizione più equilibrata grazie alla presenza della Lega, copiamo quello che fanno gli altri Paesi”. Intanto a farsi più equilibrati, almeno a oggi, sono i toni del segretario.

(da agenzie)

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IN ITALIA PARLARE DI TASSE SUI RICCHI E’ VIETATO, ALL’ESTERO E’ ALL’ORDINE DEL GIORNO

Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile

L’IPOTESI DI TASSARE I GRANDI PATRIMONI COME SUGGERITO DALLA CORTE DEI CONTI SPARISCE NEL NULLA

Se ne parla in tutto il mondo ma in Italia non si può quasi nominare. La tassa sulle grandi ricchezze è forse l’unico tabù rimasto nel dibattito politico italiano, che ormai ha sdoganato di tutto, dal cannoneggiamento dei barconi dei migranti, alla distribuzione dei vaccini in base alla ricchezza delle regioni.
Tassare i ricchi invece è “osceno”, ossia, riprendendo una certa etimologia della parola, che dev’essere tenuto “fuori scena”, non mostrato in pubblico.
L’ultimo esempio lo abbiamo avuto venerdì scorso. Nella mattinata il presidente della Corte dei Conti Guido Carlino ha la malaugurata idea, durante il suo intervento alla Camera, di definire “auspicabile” una patrimoniale.
Nel tardo pomeriggio, spaventato dal senso delle sue parole, arriva la precisazione: ” La Corte dei Conti non ha proposto alcuna patrimoniale. Semplicemente ritiene preferibile una riorganizzazione delle imposte patrimoniali esistenti (IMU, Imposta di bollo sui valori finanziari, Ivie sugli immobili esteri, Ivafe sulle attività  finanziarie all’estero, ecc.) e, in particolare, di quelle che riguardano i patrimoni immobiliari”.
Il Corriere della Sera relega quindi la notizia in un trafiletto a pagina 34. Ma a guardare gli altri quotidiani è davvero grasso che cola.
Colonnina a pag 24 per Repubblica, per spiegare bene che la Corte non ha affatto proposto la patrimoniale.
La Stampa la risolve così: “L’accenno alla patrimoniale scatena la politica” e poi qualche riga per spiegare che la Corte dei Conti non voleva intendere che servirebbe una tassa del genere.
Idem il Sole 24 Ore che confonde un po’ le acque e rircorda che bisognerebbe invece rivedere i valori catastali della prima abitazione.
Insomma di tasse sulle grandi ricchezze non si può parlare. Famiglia Agnelli (la cui holding Exor è domiciliata fiscalmente in Olanda) e soci di Confindustria, proprietari di Repubblica, Stampa e Sole 24 Ore, sarebbero peraltro tra i pochi che dovrebbero forse mettere mano al portafogli.
Il dibattitto su cosa abbia voluto o non voluto intendere il presidente della Corte diventa alla fine quasi stucchevole. Quello colpisce è la reazione isterica che si scatena ogni volta che si tocca l’argomento
Intanto questa mattina sul Financial Times, quotidiano di riferimento della finanza internazionale, compare l’ennesimo contributo sull’argomento.
Il finanziere Tim Bond scrive “in Gran Bretagna e Stati Uniti c’è una cosa molto semplice da fare in questa fase di emergenza sanitaria: una tassa sulla ricchezza”.
Bond ricorda come il provvedimento sia anche popolare: negli Usa un sondaggio di Reuters/Ipsos ha mostrato come il 64% dei cittadini sia a favore di questa soluzione. Del resto negli ultimi decenni in tutto il mondo occidentale, Italia compresa, si è assistito a un rimodellamento dei sistemi fiscali in senso molto favorevole ai ceti più abbienti.
Il sistema del prelievo è così drammaticamente sbilanciato a danno dei lavoratori dipendenti e della classe media. Benefici per l’economia? Nessuno come ha recentemente documentato una ricerca della London School of Economics.
“Se non ora quando?” si è chiesto di recente uno dei capi economisti della banca mondiale Jim Brumby ricordando come un prelievo sulle grandi ricchezze consentirebbe di aggredire molti degli squilibri che in questo momento affliggono l’economia globale.
Di tassa sulle ricchezze si discute ormai apertamente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Germania, in Sud Africa, Argentina, Francia, Spagna. La consigliano Ocse e Fondo monetario internazionale. Ma in Italia no.
Qui è dura a morire l’erronea idea che patrimoniale significhi più tasse per tutti. Pensarla così fa molto comodo ai pochi che dovrebbero versare qualcosa in più all’erario. E’ vero esattamente l’opposto, chiedere un maggior contributo a chi dispone di più risorse consentirebbe di alleggerire il carico fiscale sugli altri.
All’interno di un più ampio ripensamento del sistema fiscale italiano è un tipo di prelievo che potrebbe favorire una maggiore progressività . E in questa fase di piena emergenza sarebbe utile per alleggerire la pressione sulle finanze pubbliche che devono sostenere settori produttivi e lavoratori. A lanciare il tema ci ha provato qualche settimana fa anche la Banca d’Italia. Nessuna risposta.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL REPORT ISPI: “LA ZONA GIALLA AUMENTA LA MOBILITA’ TRA PERSONE E I CONTAGI”

Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile

IL LEGAME TRA COVID E SPOSTAMENTI: NELLE ZONE ROSSE E ARANCIONI LA PANDEMIA CAUSA MENO CONTAGI

Quanto pesino le varianti sulla curva del contagio non si sa perchè “in Italia si sta lavorando ancora di fortuna, mappando i tamponi positivi circa cento volte meno di quanto si sta facendo in altri Paesi europei” – la soglia di riferimento sul piano internazionale è 5%, due settimane fa noi eravamo sullo 0.05%. Di certo c’è il pericolo che abbiamo davanti: una ripresa rapida degli spostamenti può compromettere tutti i progressi che abbiamo fatto negli ultimi due mesi. Rischio tutt’altro che improbabile, con diciotto Regioni da oggi in zona gialla e la voglia di ritorno alla normalità  testimoniata anche dalle strade e dai ristoranti affollati nell’ultimo fine settimana.
“È già  accaduto a metà  dicembre”, sottolinea Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di politica internazionale e autore di un’indagine sul legame tra la diffusione del virus e la mobilità  degli italiani, misurata sulla frequenza con cui le persone hanno utilizzato bus, tram e metro.
I risultati sono ben visibili dal grafico in cui Villa ha sintetizzato le evidenze del suo lavoro. Partendo dalla riduzione dell’80%, rispetto allo stesso periodo del 2019, seguita al lockdown, e dalla rapida risalita, fino ad attestarsi al -20%, con l’allentamento delle restrizioni e l’arrivo della bella stagione.
E nella seconda ondata? Dal grafico sono ben visibili gli effetti dei divieti disposti con il Dpcm 24 ottobre e con l’istituzione, poco dopo, delle cosiddette “zone colorate” il 3 novembre.
A metà  del mese, con l’entrata in zona rossa di 7 su 21 tra Regioni e Province Autonome, la mobilità  si era ridotta di circa il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019.
“Anche in questo caso, sia pure in maniera più graduale, l’effetto sulla trasmissione virale e sui decessi è stato netto”, spiega il ricercatore dell’Ispi. Tuttavia, il rapido rilassamento delle misure già  dal 6 dicembre – nessuna Regione in zona rossa, 12 in zona gialla – e poi più decisamente il 13 dicembre -16 Regioni in zona gialla – aveva provocato quello che Villa definisce un “miniboom” prenatalizio nella mobilità  degli italiani, compensato dal calo registrato a Natale e Capodanno dopo l’istituzione delle zone rosse.
“Stretta provvidenziale, quella di Natale – commenta Villa – perchè è servita a evitare che la situazione precipitasse nella prima parte di gennaio”.
Ma verso la fine del mese scorso la mobilità  degli italiani è tornata a crescere, sembra rapidamente. Insomma, come risulta piuttosto evidente dall’indagine, “zona rossa e arancione riducono la trasmissione del virus, la zona gialla no perchè aumenta la mobilità  delle persone”.
E quindi ora c’è il rischio che con una ripresa rapida della mobilità  “tutti i progressi che abbiamo fatto negli ultimi due mesi si perdano”, avverte il ricercatore.
Nel tentativo di trovare un equilibrio tra tutela della salute e necessità  di salvaguardare l’economia, per Villa, “ci stiamo rilassando troppo”. In un momento in cui ci si trova a dover fare i conti con le varianti, “sulle quali si indaga ancora molto poco e che se non individuate potrebbero causare un rapido e repentino picco dei contagi”.
Come è avvenuto nel Regno Unito che per la variante inglese in meno di due mesi ha registrato, rispetto all’Italia, un incremento di 15000 morti. Finora le cose non sono andate così male, ma “continuiamo a inseguire il virus ed è difficile pensare che l’Italia, a differenza di quanto sta accadendo in altri Paesi, sia esente dalle conseguenze delle varianti. Nè, per ora si può fare affidamento sugli effetti benefici della vaccinazione”.
“Al momento – puntualizza il ricercatore dell’Ispi – abbiamo vaccinato un numero di persone che ci permette di abbassare il numero dei morti previsti solo del 2%”.
Troppo poco per segnare l’inversione di tendenza necessaria a far abbassare la curva del contagio. Ora ancora troppo alta e gravata dal rischio di risalire.
E allora cosa si deve fare? “Tenere altissima l’attenzione – risponde Villa – rispettare i divieti anche se si è in zona gialla e cercare di ridurre quanto più possibile la mobilità . O vanificheremo i progressi fatti”.

(da agenzie)

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“LIBERO” BATTE “LERCIO”: “SALVINI INNAMORATO DI DRAGHI E AL SUPERMERCATO LO FERMANO PER CONGRATULARSI CON LUI”

Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile

5,4 MILIONI DI FONDI PUBBLICI PER SPARARE CAZZATE… SALVINI AL SUPERMERCATO CON LA SCORTA, IN ATTESA DI QUELLA DELLE GUARDIE PENITENZIARIE, VACCI DA SOLO E VEDRAI CHE ACCOGLIENZA

Quando credete che abbiamo toccato il fondo, loro cominciano a scavare. Loro sono i titolisti di “Libero” e il fondo è il titolo con cui questo sedicente quotidiano apre la prima pagina di oggi: “Salvini innamorato di Draghi viene elogiato dalla gente”. (Gulp!)
E, nell’occhiello, precisano: “Riceve complimenti al supermercato” (Gasp!)
Ma è nel catenaccio che quei geni di Feltri e Senaldi — o chi per loro — si superano, regalando agli italiani una lezione gratuita di come non si dovrebbe mai fare giornalismo.
E, a partire da un post pubblicato da Matteo Salvini su Facebook nel quale si vanta di non poter girare liberamente al supermercato senza essere fermato da fan e ammiratori che lo ringraziano, gli ineffabili titolisti di “Libero” si spingono a una profonda analisi della situazione politica italiana, offrendo ai propri lettori una fotografia ad alta risoluzione del momento vissuto dal Paese
“Matteo (chiamato per nome, ndr) conferma l’appoggio a Mario (anche lui col nome di battesimo, come se fosse il primo frescone che passa al bar, ndr): ‘In Europa a testa alta, meno tasse e più cantieri’. E all’Esselunga di Firenze le persone lo fermano per consigli e foto. Lui: ‘Non è male…’”
Non è Lercio, come si direbbe in questi casi, ma la vera prima pagina di un quotidiano italiano oggi in edicola, uno dei rari casi di giornali che ha più milioni di euro di sovvenzioni pubbliche (5,4 nell’anno 2019, fonte: Il Post) che lettori (quattro), e che, direttamente o indirettamente, influisce sul dibattito pubblico di questo Paese in uno dei momenti più delicati e complessi della sua storia.
Insomma, era difficile fare peggio dei titoli su gay, migranti e meridionali degli ultimi anni, e in effetti quelli restano una pietra d’inciampo della disumanità  e dell’intolleranza applicata al giornalismo, ma non si può non riconoscere l’impegno a mantenere gli standard qualitativi all’altezza delle aspettative dei propri lettori.

(da “NextQuotidiano”)

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LA FIGURA DI MERDA DEI SOVRANISTI CHE CHIEDONO QUANTI SOLDI HA PRESO OBAMA A “CHE TEMPO CHE FA”: E’ ANDATO GRATIS

Febbraio 8th, 2021 Riccardo Fucile

RENDICONTINO PIUTTOSTO LE LORO MOGLI DI QUANTI SOLDI SPENDONO PER ANDARE A PUTTANE

Sono in tanti quelli che, invece di complimentarsi con Fabio Fazio per il colpaccio dell’intervista all’ex presidente degli Stati Uniti Barack Ombama a Che tempo che fa, sui social si sono chiesti quanto sia costato il suo intervento durante la trasmissione Rai. E qualcuno lo ha fatto anche aggiungendo insulti vari
In realtà  Obama, come è stato chiarito anche ieri in trasmissione dalla Littizzetto, non ha preso un euro per partecipare a Che tempo che fa.
Invece ha dato risposte importanti su quanto è successo a Capitol Hill, ad esempio: “Non cancelleremo mai quel giorno e, anzi, ce lo dobbiamo stampare nella mente perchè la democrazia non è un dono che viene dal cielo ma qualcosa che dobbiamo sempre rinnovare e su cui dobbiamo sempre investire. Io credo che quegli impulsi di estrema destra e razzismo lo stiamo vedendo in ogni Paese del mondo. C’è un conflitto in tutto il mondo, una specie di gara tra chi crede nella democrazia e nel progresso e chi nel tribalismo, nell’uomo forte, e quella tensione è ancora presente ora che Biden è Presidente. Martin Luther King diceva che “l’arco dell’universo morale è lungo ma inclina verso la giustizia”, e io ricordo sempre che questo arco si piega perchè è la nostra mano a farlo muovere nella direzione della giustizia.”.
Un momento importante per la televisione italiana. Che ha un valore e anche se avesse avuto un costo ne sarebbe valsa la pena. In termini di immagine, certo, ma anche economici. Chi non ricorda le polemiche sul compenso di Fabio Fazio e la realtà  dei fatti? Che tempo che fa fa guadagnare alla Rai più di quanto gli costi. E facendo servizio pubblico come in questo caso.

(da “NextQuotidiano”)

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