Febbraio 1st, 2021 Riccardo Fucile
RENDE PIU’ STARE ALL’OPPOSIZIONE CHE GOVERNARE…I PROGETTI DI MELONI, ZAIA, TOTI E CARFAGNA
C’è un partito trasversale a destra che sta alla finestra ma tifa ancora “governo istituzionale”. In tanti sperano che fallisca l’esplorazione di Roberto Fico e che la vecchia maggioranza non diventi anche la nuova, per rientrare in partita e magari nella futura coalizione di “salvezza nazionale”.
Ma le speranze sono ormai ridotte al lumicino, a Montecitorio da oggi proveranno a scrivere addirittura il programma di governo. Nulla è scontato, tanto meno il successo.
Ma per il nucleo di “responsabili” in seno alla Lega, per esempio, quello che annovera tra gli altri Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia, Massimo Garavaglia, è tempo del silenzio nel dietro le quinte.
Lasciano il frontman Salvini a urlare, come ieri, per invocare elezioni (“Nuovo governo con la Pasqua di Resurrezione, il problema non è Draghi ma questo Parlamento”, raccontava dalla D’Urso). I tre senatori di Cambiamo di Giovanni Toti hanno sperato nel governo di tutti.
Come loro i tre senatori Udc che fanno capo a Lorenzo Cesa. Tutti in stand-by. Ma poi ci sono tanti altri che – anche se non lo ammetteranno mai pubblicamente – da domani se decollasse davvero un Conte ter o un nuovo esecutivo con la riedizione corretta della maggioranza tirerebbero comunque un sospiro di sollievo. Sono leader e amministratori di primissimo piano, insospettabili, si direbbe.
A cominciare da Giorgia Meloni. Stando ad alcuni studi commissionati da Fratelli d’Italia, la crescita di consensi del partito (oggi al 16-17 per cento secondo le stime più ottimistiche), per lo più a discapito delle Lega, porterebbe a un ipotetico sorpasso nel giro di un anno.
Comunque entro il 2022, come ricostruito ieri da Huffington Post. Tempistica perfetta per poter tornare alle urne un anno dopo, alla scadenza del ’23, appunto. A quel punto, con Fdi primo partito della coalizione, la presidente dei Conservatori europei concorrerebbe per diventare la prima premier donna del nostro Paese, in caso di vittoria del centrodestra.
È più o meno il ragionamento che può fare Luca Zaia nella Lega. Il governatore veneto ha tassi di consenso personale che nei mesi sono stati secondi solo a quelli del premier. Non solo nella sua regione viene considerato un amministratore concreto e capace, con gradimento trasversale e diffuso non solo nel centrodestra.
La lenta ma inesorabile perdita di consensi della leadership Salvini e l’ascesa del Doge potrebbero portare anche lì a un sorpasso interno (come avvenuto in Veneto a settembre), quando bisognerà scegliere il candidato premier della Lega.
E ancora, Giovanni Toti e Mara Carfagna, il primo leader di Cambiamo, la seconda a capo della corrente “Voce libera” di Fi, stanno lavorando a un nuovo contenitore moderato nel centrodestra.
Possono vantare un numero variabile di una decina di senatori e una ventina di deputati. Entro un paio di mesi il lancio ufficiale. Partire dall’opposizione e con due anni buoni davanti prima delle elezioni non potrebbe che giovare al progetto.
Infine lui, Silvio Berlusconi.
Ha invocato fino a ieri, nell’intervista al Corriere, “un governo con le forze migliori”. Se si precipitasse nel gorgo del voto anticipato – come vogliono Salvini e Meloni – i 143 parlamentari di Fi si ridurrebbero a un drappello di pochissime decine.
Allora, se proprio non può nascere l’esercito della “salvezza” con tutti o quasi dentro, allora meglio restare all’opposizione, ma numerosi. E partecipare così ai giochi quirinalizi da qui a un anno.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 1st, 2021 Riccardo Fucile
I GIORNALI DEGLI ELKANN, DA REPUBBLICA A LA STAMPA RAPPRESENTANO GLI STESSI INTERESSI FINANZIARI CHE STANNO DIETRO A RENZI
I quotidiani del gruppo Gedi sono sicuri: Mario Draghi è la persona giusta per guidare il governo
dopo il siluramento di Giuseppe Conte.
Talmente giusta che il Quirinale gli ha già chiesto di prepararsi a entrare in campo. Un auspicio, un desiderio quello di Repubblica e la Stampa che diventa prima retroscena e poi notizia di cronaca politica con tanto di titolo.
Problema: si tratta di un’informazione completamente falsa. E smentirla tocca al Colle: “È destituita di ogni fondamento la notizia, apparsa oggi su alcuni giornali, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia contattato, da quando si è aperta la crisi di governo, Mario Draghi”, fanno sapere fonti qualificate del Quirinale.
Il riferimento è per alcuni articoli pubblicati dai quotidiani della famiglia Elkann.
Secondo Repubblica Conte “siccome avverte un progressivo sgretolarsi del Movimento, mette in guardia i grillini dallo scenario alternativo al suo ‘ter’: un governo di Mario Draghi.
In questa ricostruzione, l’ex presidente della Bce sarebbe già stato preallertato dal Colle. Ma in realtà non c’è alcun indizio concreto che ci sia stata una mossa del Quirinale in questo senso”. Quindi il Colle ha prealleartato Draghi, ma al rigo successivo questa “ricostruzione” viene negata perchè “non c’è alcun indizio concreto“: ma allora perchè dare un’informazione che si sa già essere falsa?
Forse per mettere nero su bianco carburante per le teorie del direttore Maurizio Molinari? Il numero uno di Largo Fochetti, uomo degli Elkann e grande ammiratore di Draghi, firma un editoriale in cui non fa mai il nome dell’ex presidente della Bce. Ma ne evoca il volto ad ogni virgola.
Già dal titolo pubblicato in prima pagina si scorge il profilo dell’Eurotower: “Un premier europeo per l’Italia“. Che vuol dire? Finora i capi di governo italiani erano extracomunitari?
Per Molinari bisogna chiedere al Colle visto che “l’europeismo che il Quirinale indica come identità e obiettivo del nuovo governo non è la semplice adesione ai principi dei Trattati di Roma del 1957 o il mero rigetto di populismo e sovranismo che minacciano la democrazia rappresentativa. Queste sono le premesse. L’imperativo europeo oggi è saper essere protagonisti della ricostruzione dell’Europa devastata dalla pandemia ovvero essere consapevoli dell’urgenza di riforme nazionali capaci di aggredire gli ostacoli: corruzione, nepotismo, incompetenza, privilegi, burocrazia e carenza di crescita”.
Per Molinari, infatti, “il premier che serve al Paese deve dunque essere davvero europeo: avere volontà personale e forza politica per affrontare tale agenda, altrimenti rischierà di finire nella stessa scena che ha ingoiato il Conte bis“. Quindi si presume che per il direttore di Repubblica l’attuale premier non sia “davvero europeo“, qualunque cosa possa significare.
E se il giornale acquistato recentemente dagli Elkann non ha trovato “indizi concreti” sui contatti Draghi-Mattarella, quello storicamente della famiglia Agnelli è stato più fortunato. La Stampa, infatti, riporta i colloqui tra il Colle e Draghi addirittura in un titolo: “Quelle telefonate del Colle a Draghi che fanno tremare il Movimento”.
Quali telefonate? “L’ex presidente della Banca centrale europea, è sempre lì, al confine tra il sogno di chi lo evoca come salvatore della patria e la realtà della politica come eterna incompiuta. Se ne parla, se ne riparla da mesi. Ma solo adesso, da pochi giorni, le voci hanno fatto spazio a indizi che portano a qualcosa di ben più concreto”, scrive il quotidiano diretto da Massimo Giannini.
Che poi esibisce i famosi “indizi”, dando un “buco” ai cugini di Repubblica: “Ci sono state telefonate. Tante telefonate. Lo ha chiamato Renzi, ma soprattutto lo ha sentito Sergio Mattarella appena tre giorni fa. Dal Quirinale precisano che non c ‘è stata alcuna volontà di sondarlo, che non è quello il senso da ricercare nei colloqui abbastanza frequenti del Presidente della Repubblica con l’ex numero uno della Bce. Sta di fatto che la notizia dei contatti avvenuti nel bel mezzo delle consultazioni ha preso subito una circolare tra tutti i partiti, scoprendo timori e speranze, a volte mescolate all’interno delle stesse forze politiche. Anche Renzi ovviamente ne è stato informato, e lo considera un passo importante nella sua direzione: Draghi al governo, come premier“.
Tutto bene se non fosse che il Quirinale si è peremesso di turnare il sogno di Draghi salvatore della patria smentendo nettamente ogni contatto tra Mattarella e l’idolo di Stampa e Repubblica.
Ovviamente non c’è assolutamente niente di male a tifare per un governo Draghi. A patto di non trasformare un desiderio in una notizia di cronaca. Con tanto di indizi, completamente falsi.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 1st, 2021 Riccardo Fucile
“OCCORRE TENERA ALTA LA GUARDIA”
Da domani, lunedì 1° febbraio, l’Italia entrerà quasi tutta in zona gialla, a eccezione di 5 tra regioni e province autonome in fascia arancione: Bolzano, Umbria, Sardegna, Puglia e Sicilia.
Nelle regioni gialle, individuate sulla base dei dati contenuti nel report della Cabina di Regia sull’andamento della pandemia di Coronavirus, sarà consentito lo spostamento anche al di fuori del proprio comune, ma non ci si potrà comunque muovere tra regioni differenti sino al 15 febbraio, salvo casi di comprovata necessità di lavoro o salute. Sull’intero territorio nazionale continuerà a valere il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, e per bar e ristoranti (in zona gialla) tornerà a esser possibile il servizio al tavolo sino alle 18. Resta consentito il servizio di consegna a domicilio fino alle 22. Infine, potranno riaprire anche i musei.
In questo quadro, si registra la preoccupazione di diversi esperti.
Si teme che, ancora una volta, la zona gialla venga percepita come un liberi tutti, quando — di fatto — non lo è.
Andrea Crisanti, professore di microbiologia di Padova, sostiene che «i rischi della riapertura di tutto sono elevatissimi».
Il professor Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ribadisce che «la zona gialla non può e non dovrà essere un tana libera tutti», si legge sul Corriere della Sera.
«Stiamo facendo un errore ad allentare la presa», commenta l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco.
Il primario di Malattie infettive del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, avvisa: «Se la zona gialla sarà un happy hour si creeranno nuovi focolai e torneremo presto in rosso»
Crisanti sulle zone gialle: «Staremo a vedere gli effetti»
I timori sembrano trovare riscontro nelle scene registrate già durante questo fine settimana nei centri delle grandi città da Nord a Sud, con vie dello shopping prese d’assalto e assembramenti in parchi e altre zone d’incontro. L’allerta tra gli esperti è massima, in un momento in cui le incognite sulla roadmap della campagna vaccinale e sul modo di operare le somministrazioni sull’intera popolazione sono ancora molte. È una fase di limbo, e come tale prevede il rischio che il Paese possa ricadere a breve in un regime caratterizzato da misure più stringenti. Come chiosa Crisanti, «è una delle fasi di questo stop and go. Staremo a vedere gli effetti».
(da Open)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
MA HANNO CAPITO COSA DICONO I LORO LEADER? IL 33% DI ELETTORI DELLA LEGA E IL 48% DI FDI NON VOGLIONO IL VOTO ANTICIPATO… POVERA MELONI, OGNI GIORNO STRILLA CHE VUOLE ANDARE A VOTARE E META DI CHI LA VOTA NON E’ D’ACCORDO CON LEI (E UN TERZO DEI LEGHISTI CON SALVINI)
Il 40% degli italiani vorrebbe che dalla crisi di governo uscisse un Conte ter, mentre il 36% preferirebbe un nuovo presidente del Consiglio.
Questo uno dei dati che emergono dal sondaggio realizzato dall’Istituto Ipsos per il Corriere della Sera.
Non mancano i sostenitori di Conte tra gli elettori di Forza Italia (34%), Fratelli d’Italia (20%) o Lega (13%).
Sull’ipotesi di un ritorno alle urne, quasi un italiano su due (47%) si dichiara contrario al voto, i favorevoli sono il 28% e il 25% è indeciso.
I più propensi a un ricorso anticipato al voto sono i sostenitori di Lega (67%) e FdI (52%). Prevalgono i contrari tra le fila di Forza Italia (51%).
Quasi due italiani su tre (61%) ritengono che l’attuale situazione sia un ulteriore elemento di preoccupazione che sarebbe stato meglio evitare. Il 23% crede invece che sia un’opportunità per il rilancio del Paese.
Secondo il 50% dei cittadini, il governo Conte II ha fatto bene nella gestione della pandemia, contro un 40% che ha invece giudizi negativi a riguardo.
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
LA SPIEGAZIONE: SOLO SE SONO CINESI, TRANQUILLI… PER QUELLI ITALIANI VANNO BENE I CONDONI
Nota per essersi opposta a tutte le misure per smascherare chi non paga le tasse fa notizia una Giorgia Meloni che tuona contro gli evasori fiscali.
Tranquilli, solo contro quelli cinesi.
“Negli ultimi 12 anni, solo nel Veneto “imprenditori” cinesi hanno aperto e chiuso nel giro di pochi mesi circa 15.000 partite Iva, cambiando di volta in volta ragione sociale”
In 12 anni sono poco più di 1000 l’anno, perchè non dice quanti sono gli imprenditori “italiani” che in questi 12 anni hanno fatto altrettanto?
“Devono all’erario oltre un miliardo di euro, soldi che lo Stato italiano non vedrà mai”.
Quindi devono 100 milioni di tasse l’anno, quando l’evasione fiscale annuale in Italia è stimata dagli esperti in 120 miliardi. E se prima cercassimo gli “italiani” che vadono 119, 9 miliardi?
“La soluzione per arginare questo fenomeno c’è: la proposta di legge di Fratelli d’Italia che impone agli extracomunitari che vogliono fare impresa in Italia di versare almeno 30.000 euro di tasse anticipate”.
Proposta discriminatoria e illegale, basta aver fatto il primo anno di giurisprudenza. Salvo estenderla a tutti, italiani compresi, ma forse la Meloni ha paura di perdere i voti degli evasori italiani?
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
L’ITALIA MEGLIO DI GERMANIA, OLANDA E REGNO UNITO
Secondo dati dell’Unesco tra settembre 2020 e gennaio 2021 l’Italia non è tra i paesi che più di altri
hanno chiuso le scuole.
Anzi, a parte la Francia, data dall’indagine Unesco con le scuole sempre aperte, nel novero europeo ad aver bloccato l’attività scolastica in presenza in modo totale, ci sono in particolar modo Germania, Olanda e Regno Unito, con 4 settimane di blocco.
Nel grafico qui sopra si vede come gli Stati in viola siano quelli che hanno sospeso totalmente l’attività didattica in presenza, e l’Italia non c’è.
In fucsia, tutti gli altri (e qui l’Italia c’è).
Le statistiche parlano più della propaganda che da destra e da sinistra in queste settimane si fa sulla precaria gestione dell’attività scolastica, in ultimo anche Matteo Renzi che inizia ogni sua tirata sul governo passato e che verrà con la critica sui banchi a rotelle (dimentico di tutto il lavoro fatto in questi mesi da professori, presidi e ministero dell’Istruzione per rendere sicura, come dicono anche dati scientifici, la didattica in presenza), sembrando in questo del tutto uguale all’altro Matteo (Salvini).
Nella primavera scorsa, naturalmente, c’è stato il lockdown totale, ma per tutti.
Malgrado tutte le difficoltà il sistema ha retto, con la didattica a distanza, e per elementari e medie con la didattica in presenza a cui il governo non ha mai rinunciato, anche nei giorni con i dati più pesanti della pandemia.
Se si considerano invece le chiusure parziali, l’Italia è in media rispetto agli altri (da sottolineare che per l’Unesco si considera chiusura parziale anche se solo una Regione su 20 adotta la didattica a distanza).
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
“LE CARCERI SONO PIENE DI DISSIDENTI, FINANZIA I TERRORISTI E BOMBARDA I CIVILI NELLO YEMEN”
Riccardo Noury è il portavoce di Amnesty International Italia.
Il senatore Matteo Renzi ha affermato e ribadito che in Arabia Saudita è in atto un vero e proprio “Rinascimento”. Risulta anche a Amnesty International?
Se questa espressione include anche aspetti riguardanti i diritti umani, direi che è un puro ossimoro. Non c’è nulla nella situazione attuale dei diritti umani in Arabia Saudita che possa far pensare ad un miglioramento: le carceri sono piene di dissidenti, in particolari di avvocati, difensori dei diritti umani e di attiviste che hanno combattuto anni per ottenere riforme che hanno posto fine a molti aspetti della discriminazione nei confronti delle donne, purtroppo stanno in galera per aver lottato per quelle conquiste. La pena di morte continua ad essere applicata in modo massiccio. E questo riguarda solo il fronte interno. Stiamo parlando di un Paese che ormai saranno sei anni a marzo, bombarda lo Yemen, e quindi direi che si possa parlare, a ragion veduta, di un periodo ancora oscuro per quanto riguarda i diritti in Arabia Saudita.
Un’altra affermazione del leader di Italia Viva è che l’Arabia Saudita nello scenario mediorientale sia un argine all’estremismo integralista. Non è anche questo un ossimoro?
Si potrà anche dire che l’Arabia Saudita del 2021 non è quella del 2001, dunque non è l’incubatrice ideologica dei terroristi che compirono i crimini contro l’umanità alle Torri Gemelle l’11 settembre del 2001. Ma se veniamo ad anni più recenti, quello che va evidenziato è che l’Arabia Saudita ha finanziato i gruppi più estremisti e crudeli islamisti nel conflitto in Siria. Che decapita e mette a morte attivisti della minoranza sciita all’interno della provincia orientale, dunque all’interno stesso dell’Arabia Saudita. Che ha invaso il Barhein nel 2011 dove c’era una rivolta della minoranza sciita. Che da sei anni combatte una guerra contro un gruppo estremista sciita che controlla parte dello Yemen. Affermare che Riyadh sia un baluardo di moderazione sembra un po’ singolare.
Nel momento in cui Renzi fa questo elogio del Regno Saud, il Governo italiano, su pressione delle organizzazioni pacifiste e per i diritti umani, tra le quali Amnesty, ha preso una decisione importante: la revoca della vendita di armamenti all’Arabia Saudita.
E’ stata indubbiamente una decisione importante, arrivata dopo una campagna portata avanti da organizzazioni della società civile che è iniziata poco dopo che la prima bomba saudita venisse sganciata sullo Yemen. Sappiamo che negli anni immediatamente successivi all’inizio, quasi sei anni fa, del conflitto in Yemen, bombe italiane sono state autorizzate per l’esportazione verso l’Arabia Saudita, che queste sono state utilizzate per colpire obiettivi civili in Yemen. Quella assunta nei giorni scorsi dal Governo italiano era una decisione da lungo tempo dovuta. Siamo contenti che sia stata presa, contenti che ci sia stato, almeno a partire dal luglio del 2019, un’accelerazione sia dal punto di vista del Governo che del Parlamento per arrivare a questo risultato.
Perchè l’Italia ha questo atteggiamento ossequioso, accondiscendente, verso autocrati come Erdogan, al-Sisi e lo stesso principe ereditario saudita, tanto plaudito da Renzi, Mohammad bin Salman?
C’è sempre un tema che domina sugli altri. E questo tema non è mai quello riguardante i diritti umani. Intanto, si tratta di Paesi , in tutti e tre i casi che hai citato, che rappresentano clienti importanti dal punto di vista della fornitura di armi. Sono considerati partner su aspetti che non riguardano i diritti umani, anzi che ne presuppongono la violazione: penso al ruolo della Turchia come soggetto che è stato lautamente pagato per fermare le partenze di migranti verso la frontiera marittima orientale dell’Unione europea. All’Egitto viene attribuito un ruolo di soggetto stabilizzatore nella sua area, con particolare riferimento alla Libia. E alla fine di tutto questo, c’è un enorme equivoco sul significato dell’aggettivo “moderato”. C’è una tendenza a credere, e questo vale soprattutto per quanto riguarda l’Arabia Saudita, ad una narrazione assolutamente finta…
Vale a dire?
Una narrazione che presuppone di investire grandi somme di denaro in campagne di pubbliche relazioni, in organizzazioni di forum, e questa narrazione è quella che si nutre dello “sport washing”, per cui si punta a investire nello sport per far dimenticare la situazione interna. E da ultimo, e questo secondo me è ancora più grave, nel “pink washing”, cioè mostrare questa leadership illuminata o “rinascimentale” del principe bin Salman come quello che ha emancipato le donne nel suo Paese. La prova contraria è che le vere riformiste, le vere “rinascimentali”, quelle che hanno iniziato decenni fa a sfidare il divieto di guidare, stanno in galera. In galera per un reato che potremmo dire di “oscuramento reputazionale”, cioè hanno avocato a sè quelle riforme che MbS pretende che il mondo creda che le abbia fatte lui.
A proposito di acquiescenza. Amnesty International Italia è stata fin dal primo giorno a fianco di Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, per chiedere verità e giustizia. La risposta la si è avuta dalla magistratura e non dalla politica, tanto meno dal Governo italiano. Anche qui vale la genuflessione ad un presidente, Abdel Fattah al-Sisi, che viene considerato, pure lui come Mbs, uno stabilizzatore del Medio Oriente?
Vale lo stesso discorso. Gli storici parlerebbero di “appeasement”, cioè di una politica basata sull’accettazione a tutti i costi dell’interlocutore. Sul dimenticare le violazioni dei diritti umani, sul mantenere buoni rapporti a tutti i conti ed evitare di disturbare. I risultati li abbiamo sotto gli occhi: da qualunque punto di vista si voglia esaminare, e torno ai tre Paesi menzionati, Egitto, Arabia Saudita, Turchia, c’è una complicità indiretta nel peggioramento della situazione dei diritti umani, in tutti e tre quei Paesi. Perchè nel momento in cui non si parla di diritti umani, si fa il gioco dell’interlocutore che li inibisce nei modi più brutali. Nel caso dell’Arabia Saudita anche facendo a pezzi un giornalista dissidente, Jamal Khashoggi, il regime “rinascimentale” zittisce ogni forma di dissenso.
(da Globalist)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
DECINE DI PERSONE MULTATE A ROMA, FIRENZE E BOLOGNA… MIOZZO: “COSI’ I CONTAGI SCHIZZERANNO DI NUOVO IN ALTO”
E’ bastato soltanto l’annuncio del ritorno di quasi tutta l’Italia in zona gialla perchè nei centri storici
delle città , nei luoghi della movida, tornassero assembramenti e folla oltre ogni limite di sicurezza.
Una situazione che ha spinto Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, a internvenire, ricordando che il ritorno in area gialla “non significa normalità “. E’ necessario invece “evitare assembramenti” poichè c’è il rischio “assolutamente reale che la curva schizzi rapidamente verso numeri difficilmente gestibili”.
Miozzo sottolinea che è fondamentale ricordare cosa è successo la scorsa estate quando “molti si sono proiettati al ritorno alla normalità senza comprendere che il virus era, come oggi, attorno a noi”.
A settembre scorso, “abbiamo visto la curva schizzare rapidamente verso numeri difficilmente gestibilie oggi quel rischio è ancora assolutamente reale”, senza dimenticare “l’incognita varianti, di cui si sa ancora poco circa la presenza sul nostro territorio ma abbastanza sulla loro velocità di diffusione”.
Dunque, conclude il coordinatore del Cts, “essere rientrati in area gialla non significa normalità e gli assembramenti visti ieri paiono essere solo la premessa di una esasperata, benchè comprensibile, necessità di ritorno alla vita di tutti i giorni che purtroppo non ci possiamo ancora permettere”.
Del resto ieri da Roma a Bologna, da Milano a Firenze, da Napoli a Palermo, l’immagine era quella di un sabato pomeriggio di “ordinaria follia” da saldi, con seri episodi di assembramento in particolare a Roma, dove si è verificata anche una nuova maxi rissa tra adolescenti al Pincio.
Oltre 40 i casi sanzionati da parte della polizia locale per le violazioni delle norme a tutela della salute pubblica per la prevenzione del contagio da Covid-19.
Non solo. Dal tardo pomeriggio di ieri e per tutta la serata, le pattuglie dei vigili hanno dovuto procedere all’isolamento temporaneo di alcune aree, tra cui piazza dell’Immacolata, largo degli Osci a San Lorenzo e piazza San Callisto e Santa Maria in Trastevere. Le sanzioni hanno riguardato principalmente la formazione di assembramenti ed il consumo irregolare di alcolici su strada, non solo in centro ma anche nei quartieri Prati, Monti, Pigneto e all’Eur.
Stessa situazione a Firenze dove decin di persone sono state multate ieri sera in alcune delle principali zone della movida, e non solo, per assembramenti e mancato rispetto delle norme anti Covid.
Lo ha reso noto il sindaco di Firenze Dario Nardella. “I raggruppamenti festaioli di questi fine settimana — ha scritto Nardella su Facebook – rischiano davvero di vanificare tutti gli sforzi fatti da cittadini e imprese per rimanere gialli a Firenze e in Toscana. Ieri i nostri agenti, polizia municipale e polizia di Stato, hanno lavorato tutta la sera e sanzionato decine di persone nella zona di Sant’ambrogio, Borgo La Croce e Cure. Mi vedrò presto con la prefetta per intensificare nuovamente controlli e sanzioni. “Capisco la voglia di divertirsi e di uscire, dopo mesi di restrizioni – aggiunge -, ma in questo modo rischiamo di avere l’effetto contrario. Serve la collaborazione di tutti: il contagio è ancora elevato, non possiamo permettere che la maggioranza paghi per il comportamento irresponsabile di pochi”.
Parole che riecheggiano quanto detto dal ministro Speranza e cioè che “zona gialla non vuol dire scampato pericolo”. Aggiunge Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio: “E’ meglio dire con chiarezza che se dovesse proseguire questa situazione è inevitabile un aumento dei casi e ulteriori misure di restringimento. E’ veramente da irresponsabili vanificare il lavoro fatto”
Non è andata meglio a Bologna dove ieri sera, come già successo nelle serate precedenti, ci sono stati numerosi assembramenti nella zona universitaria, in particolare fra piazza Scaravilli e via Zamboni, dove sono stati segnalati numerosi gruppi di giovani in strada, anche dopo le 22, mentre sui sociali sono stati condivisi video che mostravano delle vere e proprie feste improvvisate nelle strade anche con musica ad alto volume.
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
I POTERI FORTI CERCANO DI FRENARE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA… E CERTI POLITICI SONO FUNZIONALI AI LORO INTERESSI
È già successo, era il 1974. L’Italia stava per abbandonare il gasolio per la produzione di energia
elettrica, e si preparava a passare al nucleare. All’epoca non c’erano automobili diesel e non c’era un mercato alternativo per tutto quel gasolio.
Il nucleare era contro gli interessi dei petrolieri. Così “convinsero” i partiti di governo a continuare ad andare avanti col gasolio.
Lo scoprirono i pretori d’assalto di Genova (Almerighi, Sansa e Sossi) e scoppiò lo scandalo dei petroli (poco meno di vent’anni prima di Mani Pulite, per le stesse ragioni). Per evitare che le multinazionali comprassero i politici fu proposto il finanziamento pubblico ai partiti: diamo uno stipendio ai ladri, così non rubano. Un referendum spazzò via l’idea e arrivarono i rimborsi elettorali.
Oggi sembra che la storia si ripeta. Il New Green Deal, per fermare l’impatto dei combustibili fossili sul clima planetario, prevede la transizione dal petrolio alle rinnovabili.
Prima il nucleare, e ora le rinnovabili. I grandi produttori, prima di tutto l’Arabia Saudita, si vedono precludere un futuro di grande ricchezza, visto che hanno ancora molto petrolio da estrarre. Prima o poi finirà , ma finchè c’è…
Come fermare la transizione ecologica? Intanto si può spingere un tipo come Trump verso il potere, così sconfesserà gli accordi sul clima. Ma c’è l’Europa. Bisogna fermare l’Europa. I sovranisti non riescono. In Italia c’è un governo che pare abbastanza affidabile, ha contribuito all’elezione di Ursula von der Leyen a presidente dell’Unione Europea ed è guidato da un avvocato
La Commissione gli dà 209 miliardi. Si fida. È il più grosso investimento europeo verso la transizione ecologica. Come fermarlo? Il tipo va fatto cadere. Va sostituito con il primo che passa, basta che la presentazione del PNRR sia ritardata, magari cancellata, oppure che le risorse siano diminuite. Una bella chiave inglese nell’ingranaggio del Green Deal: senza Italia l’Europa non è Europa.
Andiamo a cercare altri episodi, minori. Quando ci fu il referendum sulle concessioni petrolifere partecipai ad una tribuna referendaria assieme a Teresa Bellanova, allora vice ministro allo sviluppo economico del governo Renzi. Conoscevo Teresa perchè abitiamo nella stessa città . La conoscevo per la sua appassionata opposizione alle trivellazioni petrolifere nei mari di Puglia e per il suo sostegno a Pier Luigi Bersani, e l’ammiravo per la sua storia.
Ma in televisione esortò a disertare il referendum: le piattaforme petrolifere danno lavoro a tante persone: posizione sulle trivellazioni totalmente cambiata. Fallito il referendum, il governo Renzi aprì alle prospezioni per cercare combustibili fossili nelle acque italiane. Intanto cade il ministro Guidi, per faccende legate alle lobbies petrolifere.
Torniamo a oggi. Cade il governo e chi lo ha fatto cadere vola a Riad per una conferenza da 80.000 dollari. Un mio collega canadese mi disse che, come dipendente statale, non può accettare neppure un caffè da persone che abbiano qualche rapporto con la sua amministrazione. Perchè questo potrebbe innescare processi di sudditanza psicologica: se sono gentili con me, io mi potrei sentire in dovere di essere gentile con loro.
L’Italia si appresta a innescare un processo di allontanamento dal petrolio come fonte energetica e Renzi che fa? Fa cadere il governo e poi dà la colpa agli altri: io non volevo far cadere il governo, sono loro che lo hanno fatto cadere non accettando le mie proposte.
Sembra la barzelletta del tipo che dice: io non sono razzista, sono loro che sono negri. Renzi ha fatto fuori Bersani, e poi Letta, e poi Marino, ha fermato l’alleanza tra PD e M5S subito dopo le elezioni, giocando al massacro di un governo Lega-5S. La politica del pop corn: guardiamo dal divano la rovina del paese. Prima lo aveva fatto consegnando Roma ai 5S, dopo aver fatto fuori il sindaco del PD, pregustando la catastrofe.
Un curriculum ineccepibile: chi meglio di lui può far fuori Conte e fermare tutto? Nessuno. È il migliore. E infatti ci riesce. Tutti si chiedono perchè. Se si uniscono i puntini vien fuori un quadro che ricorda vecchi scandali dei petroli. Coincidenze. E poi non ci sono mazzette. I soldi sono legali: conferenze.
Quando Al Gore vinse il Nobel e l’Oscar lo stesso anno (ma perse le elezioni) la Società Italiana di Ecologia lo invitò a tenere una relazione introduttiva al suo congresso annuale. Chiese 10.000 dollari, più le spese. Invitammo Benedetto XVI, per le sue posizioni ecologiste. Non poteva, ma ci mandò un Cardinale, gratis.
Parlò delle connessioni tra ecologia e religione. Stava bollendo in pentola quella che il successore di Benedetto chiamò la conversione ecologica (e la Commissione chiama il New Green Deal).
Un brutto affare per i petrolieri. Un affare che va fermato. Come minimo ostacolato. Sembra uno di quei film con la Spectre. Non può essere vero. Sono tutte coincidenze. Ma poi, i sauditi… sono brave persone. Lo può testimoniare Khashoggi.
(da “Huffingronpost”)
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