Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO INVIDIOSO DEL VOSTRO COSTO DEL LAVORO, QUI LE CONDIZIONI DI UN NEO-RINASCIMENTO”… COME NO, CON LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO DEGLI STRANIERI PAGATI 250 DOLLARI AL MESE, CON LE DONNE CHE VENGONO PAGATE IL 56% IN MENO DEGLI UOMINI… E’ IL MODELLO CHE PIACE A RENZI E AI POTENTATI ECONOMICI CHE RAPPRESENTA
In Arabia Saudita ci sono tutte le condizioni perchè sia la culla di un “neo-rinascimento“. Chi lo
dice? Il controverso principe Mohammed bin Salman, sospettato dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi? Quasi.
L’ottimistica e discutibile definizione, infatti, è stata formulata durante una conversazione con l’erede al trono saudita da Matteo Renzi, che si dice pure “invidioso” del costo del lavoro a Riad.
Proprio mentre il leader d’Italia viva entrava al Quirinale per le consultazioni col presidente della Repubblica — necessarie dopo la crisi politica aperta dallo stesso senatore di Rignano — in Arabia è stata trasmesso l’intervento registrato dell’ex segretario del Pd al Future Investment Initiative (Fii).
È per partecipare a questo appuntamento che Renzi era volato in Arabia Saudita proprio durante il caos politico, rientrando in fretta e furia dopo le dimissione di Giuseppe Conte. A pagare il volo di ritorno è stato lo stesso Future Investment Initiative Institute, una Fondazione saudita creata all’inizio del 2020 per decreto dal Re Salman bin Abd al-Aziz Al Saud, e nel quale Renzi siede nell’advisory board.
Una nomina che secondo il quotidiano Domani gli garantirebbe “fino a 80mila dollari l’anno”.
Sarà per questo che dialogando col principe bin Salman Renzi usa toni esageratamente entusiastici. Rievocando come il Rinascimento sia nato a Firenze proprio dopo “la peste, una pandemia” (paragone poi usato anche dopo le consultazioni con Sergio Matttarella) l’ex primo cittadino di Firenze ha sostenuto che quando nel mondo si parla dell’Arabia Saudit se ne riconosce l’importante ruolo di “playmaker nella regione, ma molte persone ignorano i grandi sforzi nello sviluppo delle città , a partire da Riad” .
L’entusiasmo del leader del piccolo partito di Italia viva per il Paese arabo è senza confini: commentando le cifre degli investimenti in programma in Arabia Saudita, superiori al trilione di dollari, Renzi ha parlato di “numeri incredibili paragonati al debito pubblico italiano”.
Poi ha rivolto al principe ereditario attestati di stima: “Penso che con la tua leadership e quella di re Salman il regno possa svolgere un ruolo cruciale e per me come ex sindaco è molto bello comprendere il ruolo delle città in questo progetto”.
Ma non solo. Siccome il principe saudita ha citato il presunto basso costo del lavoro a Riad, Renzi ridendo ha risposto che “come italiano sono molto invidioso” e ha indicato “le grandi possibilità per i giovani sauditi nel campo dell’istruzione” nei prossimi 10 anni.
Ora non è esatto che il costo del lavoro in Arabia Saudita sia poi così basso. Secondo i dati del locale minsitero del Lavoro del 2014 lo stipendio medio mensile di un saudita 1.300 dollari.
Diverse le cifre quando si parla di lavoratori stranieri, presenti soprattutto nel settore privato, dove sono il 76%: un dipendente non arabo guadagna circa 250 dollari, un quinto di uno autoctono.
Particolarmente discussa, sempre per i lavoratori stranieri il sistema della “kafala“: i lavoratori stranieri, infatti, non possono cambiare azienda senza il permesso dello stesso datore di lavoro. Ancora sul costo del lavoro magnificato da Renzi: a Riad le donne guadagnano 56% in meno dei maschi.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTE LE INESATTEZZE DEL COMUNICATO FATTO PER I PIRLA PADAGNI
Pubblicità a pagamento sui media locali, nelle province più care per ragioni elettorali, a difesa del presidente Attilio Fontana.
La Lega ha comprato spazi sui quotidiani lombardi per raccontare nuovamente la ricostruzione fallace fornita dal presidente della Lombardia sugli errori nei dati che hanno portato la regione in zona rossa per ‘sbaglio’.
Le inserzioni sono comparse giovedì mattina su La Prealpina, quotidiano varesino, e La Provincia di Como. Titolo: “Lombardia e zona rossa, ecco i fatti”. Sottotitolo: “Le bugie del governo e l’errore nell’algoritmo”. Catenaccio: “Nessun errore e nessuna rettifica dei dati Covid inviati da Regione Lombardia al Ministero della Salute. Sarebbe bastato più ascolto da parte del governo per evitare ai lombardi una settimana di Zona rossa”.
A seguire una cronologia leghista di quanto è avvenuto nei giorni che hanno spinto 10 milioni di persone a una serrata che non aveva le basi scientifiche. Il racconto del Carroccio, fatto alla pancia del suo elettorato pagando i quotidiani per ottenere spazio nelle pagine locali, è pubblicità pura, appunto, con numerose inesattezze. Ad iniziare dalla data in cui tutto inizia, secondo la Lega.
La prima data sballata
Secondo la pubblicità della Lega tutto inizia il 15 gennaio quando l’Istituto superiore di Sanità “stabilisce che con un Rt di 1,4 la Lombardia è Zona rossa” e la “Lombardia contesta i calcoli ai tecnici dell’Iss”.
Ci sono almeno 3 inesattezze, sostanziali. Tutta la questione inizia in realtà il 7 gennaio, ben sei giorni prima, quando — come dimostra la mail inviata da Roma ai funzionari del Pirellone — l’Iss fa notare alla Regione (per la 54esima volta) di avere un “problema” nei dati invitandola a risolverlo.
Inoltre, l’indice Rt di 1,4 è stato stabilito il 13 gennaio, due giorni prima del 15: la Lombardia ha ricevuto la stima, come avviene ogni settimana, e non ha contestato il dato. Aveva la facoltà di farlo, è così da 36 settimane. Perchè non è avvenuto?
I giorni che seguono
La ricostruzione prosegue ricordando la richiesta di sospensione avanzata dalla neo assessora al Welfare Letizia Moratti. “Speranza non risponde…”, l’attacco leghista. E quindi il ricorso al Tar del 19 gennaio.
Ed ecco un altro errore: “L’Iss capisce che l’algoritmo (ossia il sistema di calcolo) genera un Rt più alto nonostante i dati ricevuti siano sempre uguali”. Si parla inoltre di “problema” dell’algoritmo.
In realtà il database inviato nuovamente dalla Lombardia non è uguale a quello del 13 gennaio. Come già ampiamente spiegato, il 13 gennaio la Regione ha inviato un database zeppo di casi sintomatici senza uno ‘stato clinico’ (guarigione, decesso) associato. Si tratta dello stesso “problema” segnalato dall’Iss il 7 gennaio e ignorato dal Pirellone. Il 19 la Lombardia aggiorna i dati e di conseguenza il numero i casi sintomatici utilizzati ai fini del calcolo dell’indice Rt calano di circa 9.200 unità . La conseguenza è che l’indice Rt cala da 1,4 a 0,88.
La “rettifica”
La Lega insiste anche sul fatto che non ci stata alcuna rettifica dei dati e c’è invece un “errore” nell’algoritmo, parla inoltre di “forzatura” del sistema riguardo alla “sintomatologia di diverse persone senza riscontro medico”.
Riguardo alla rettifica, la precisazione dell’Iss è stata chiara: “Si intende inserimento di variabili non ancora presenti (es. data inizio sintomi) o modifica di variabili inserite erroneamente”.
È esattamente ciò che è avvenuto: la Lombardia non aveva infatti inserito lo ‘stato clinico’, quindi la “variabile” non era ancora presente nel database. Un caso sporadico? “La percentuale di casi incompleti per la sintomatologia (assenza di informazioni nel campo “stato clinico”) è pari al 50,3% a fronte del 2,5% del resto d’Italia nel periodo 13 dicembre 2020-13 gennaio 2021″, ha messo nero su bianco l’Iss per dare la dimensione del problema e come si tratti di una ‘caratteristica’ tutta lombarda.
Per quanto riguarda il presunto errore dell’algoritmo, vale un dato per tutti: in 36 settimane di utilizzo da parte di tutte le Regioni, nessuna ha mai contestato il sistema di calcolo che, come hanno confermato 5 Regioni anche guidate dal centrodestra è stato ampiamente illustrato ai referenti regionali e l’Istituto ha anche fornito le basi di un programma per calcolare “in house” la stima dell’indice Rt.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
UN SUO VIDEO SOMMERSO DA UNA VALANGA DI INSULTI PER IL SUO ASPETTO… IN BALIA DI DELINQUENTI SERIALI A PIEDE LIBERO
Ci sono storie che non vorresti mai raccontare perchè fanno male, perchè descrivono una generazione senza principi e morale ma, forse no, certe storie i lettori le devono conoscere se la protagonista è una ragazzina meravigliosa che, nonostante tutto, vuole lottare per i propri diritti e camminare a testa alta.
R. ha 13 anni e abita a Satriano. La sua vicenda ce la racconta mamma Laura: «Mia figlia è affetta da Sturge Weber, una rara e grave malattia genetica, attualmente senza cure e poco diagnosticata, visto il numero molto esiguo di casi. Lei ha una malformazione cutanea su tutto il volto, che ha potuto migliorare notevolmente grazie a 21 interventi chirurgici, e ha anche un glaucoma che, inizialmente, le ha fatto perdere la vista all’occhio destro ma, dopo 6 interventi, siamo riusciti parzialmente a recuperarla.
Negli anni passati ha molto sofferto per questo problema che le ha provocato insicurezza, depressione e insonnia ma, ultimamente, grazie anche ai social è riuscita a raccontarsi e questo le ha dato più sicurezza. È stata sempre insultata e presa in giro nella vita quotidiana, ma con tanti sforzi di noi genitori e degli psicologi, stava affrontando al meglio la sua malattia».
Mamma Laura parla al passato perchè R. è stata protagonista di un brutto episodio che ha minato la sua forza di volontà . Un ragazzo ha condiviso, sul suo profilo Instagram che ha oltre 96mila follower, un video che la giovane aveva pubblicato su Tik Tok.
Lo scopo? Deriderla e denigrarla per il suo aspetto fisico. Il video dopo svariate segnalazioni, denunce ai carabinieri e alla polizia postale è stato rimosso ma, intanto, sono trascorsi diversi giorni e i commenti dispregiativi verso la ragazzina si sono moltiplicati.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO LE TELEFONATE DI BERLUSCONI E SALVINI, IL SENATORE PUGLIESE CI RIPENSA… MA GUAI A DIRE CHE IL MERCATO DEI SENATORI NON E’ PRATICATO ANCHE DAL CENTRODESTRA
“Non passo più con Conte. Resto nel centrodestra”. Al telefono, alle nove del mattino, il senatore
Luigi Vitali, una vita e ”una storia che tutti conoscono” in Forza Italia, gela le aspettative di Giuseppe Conte e della maggioranza giallorossa.
Nuova giravolta, non sarà più un costruttore. ”C’è stato un ripensamento, – spiega – e nella notte ho deciso di restare con il centrodestra. Ho sentito Silvio Berlusconi e anche Matteo Salvini. Ho verificato che non c’è la volontà di andare ad elezioni a tutti i costi, che era poi la mia preoccupazione. Berlusconi è disponibile a verificare le condizioni per andare avanti e uscire da questo momento difficile, Salvini a discutere di fisco e giustizia. Berlusconi non esclude neanche le larghe intese”.
Un duro colpo per Conte, senza dubbio. Lo ha chiamato, senatore? ”Mi rendo conto e mi dispiace umanamente per lui. Quanto a chiamarlo, no, non ho il cellulare del presidente Conte. Però d’altra parte la mia era un’iniziativa per provare a tenere unito il Paese ed evitare elezioni. Cambiato il quadro, ci ho ripensato”, dice.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile
SE FACESSERO GLI STESSI ACCERTAMENTI SU TANTI PRESUNTI “RIVOLUZIONARI” ITALIANI IN CONTATTO CON I SERVIZI CI SAREBBE DA RISCRIVIRE LA STORIA ITALIANA
Hanno preso d’assalto il Campidoglio a Washington D.C. il 6 gennaio e per mesi hanno portato avanti un’opposizione violenta nei confronti del movimento Black Lives Matter. Ora si scorpre che uno dei loro leader, Enrique Tarrio, ha lavorato come informatore per le forze dell’ordine — come ha rivelato la Reuters — e persino per l’Fbi che nel 2018 ha ufficialmente classificato i Proud Boys come un’organizzazione estremista.
L’agenzia di stampa londinese è riuscita a ottenere alcuni documenti relativi a un processo del 2014 secondo i quali risulta che Tarrio aveva lavorato come informatore e agente sotto copertura per almeno due anni a partire dal 2012.
La collaborazione tra Tarrio e le forze dell’ordine sarebbe cominciata dopo il suo arresto avvenuto per un caso di frode per vendita di kit diabetici rubati, per il quale avrebbe ottenuto una pena ridotta di 16 mesi anzichè 30.
In quegli anni, la collaborazione tra Tarrio e le forze dell’ordine — su casi che andavano dal narcotraffico alla tratta di esseri umani — avrebbero portato a oltre una dozzina di arresti. Durante un’investigazione, Tarrio — cresciuto nel quartiere detto Little Havana a Miami, in Florida — avrebbe negoziato personalmente con dei trafficanti, pagando 11 mila dollari per far trasferire clandestinamente alcune persone che aveva fatto passare come membri della sua famiglia.
Non ci sono prove però che Tarrio abbia continuato a collaborare con le forze dell’ordine dopo il 2014. Rimane non confermato se Tarrio abbia agito come informatore anche durante gli anni della sua militanza con i Proud Boys, visto che il gruppo, i cui membri si auto-definiscono «sciovinisti occidentali» ma che solitamente vengono descritti come suprematisti bianchi, è stato formato nel 2016.
Tarrio ha replicato negando tutto, sostenendo di non ricordarsi niente o di non sapere nulla a riguardo, ma nei documenti ottenuti da Reuters persino il suo avvocato dell’epoca, Jeffrey Feiler, aveva raccontato in tribunale che il suo cliente aveva lavorato sotto copertura in una serie di inchieste. Certo, l’eventuale prova di una sua collaborazione dopo il 2016 getterebbe una nuova luce sulla storia del movimento, così anche sull’arresto di Tarrio due giorni prima dell’assalto al Campidoglio con l’accusa di aver dato fuoco a uno stendardo di Black Lives Matter durante una manifestazione a dicembre 2020.
Almeno cinque membri dei Proud Boys sono stati arrestati per i fatti del 6 gennaio e il clima nei confronti di Trump tra i membri della milizia si è raffreddato, anche per la decisione dell’ex presidente di non graziarli. A giudicare dalla chat su Telegram del gruppo, lo scoop della Reuters comunque non sembra aver turbato il movimento più di tanto e i temi prediletti in queste ore sono altri, dalle manifestazioni dell’organizzazione di sinistra, Antifa, loro nemici giurati, alle proteste anti-lockdown.
(da Open)
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Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile
PECCATO CHE LE DOMANDE ACCOLTE SIANO 100.000 IN MENO E CHE LA CIFRA SPUTTANATA PER FARE UNA MARCHETTA ELETTORALE AMMONTI A 21 MILIARDI
Davvero quota 100, lo scivolo che consente di andare in pensione un po’ prima con un assegno più leggero, ha “salvato 360mila italiani“?
A sostenerlo è stato Matteo Salvini, che a Di Martedì ha tra l’altro lamentato che il governo Conte 2 ora dimissionario non ha “difeso” la misura sperimentale introdotta per tre anni a partire dal 2019 perchè ha deciso che dopo il 2021 non verrà più rinnovata.
In realtà l’uscita anticipata ha riscosso meno adesioni rispetto a quanto previsto dalla relazione tecnica al “Decretone” che l’ha istituita, stando al quale i nuovi pensionati con almeno 62 anni di età e 38 di contributi sarebbero stati nel 2020 oltre 300mila.
Stando agli ultimi dati Inps invece, a fine dicembre le domande accolte risultano essere 267mila
A fine 2019, riassume il responsabile Previdenza della Cgil nazionale Ezio Cigna, le domande accolte erano “150.768 contro le 290mila previste e nel 2020 se ne sono aggiunte circa 117mila a fronte delle 327mila attese”.
La spiegazione? “Tanta gente resta al lavoro perchè non essendoci più il metodo retributivo conviene rimanere per avere più versamenti e godere di un coefficiente di trasformazione più elevato grazie a un’età più alta al momento dell’uscita”.
Il risvolto positivo per i conti pubblici è che il conto finale dell’intervento sarà molto inferiore rispetto ai circa 21 miliardi previsti.
(da agenzie)
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Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE LOMBARDO PIETRO BUSSOLATI: “IL SISTEMA LOMBARDO E UN COLABRODO, FONTANA NASCONDE I DATI”
Pietro Bussolati, 38 anni, è il consigliere regionale lombardo che si è reso protagonista della
beffarda protesta contro Attilio Fontana, regalando un pallottoliere al Presidente della Lombardia. Un coup de thèà¢tre che ha portato l’autore del libro “Giù la maschera”, uscito nel pieno della prima ondata di Covid-19, al centro dell’attenzione dei media nazionali.
Bussolati, quanto accaduto ieri in Consiglio regionale è chiaramente il sintomo di una tensione ormai alle stelle nei rapporti con la Giunta Fontana, sbaglio?
Gli avvenimenti dei giorni scorsi sono di elevata gravità . Non solo per l’errore in se’, ma per il fatto che Fontana, Letizia Moratti e tutta la Giunta invece che chiedere scusa abbiano deciso di buttarla in polemica politica contro un organismo tecnico e nonostante l’evidenza del fatto che sono loro i primi ed unici responsabili di quanto avvenuto.
Eppure, nella stessa seduta il Consiglio regionale ha deliberato di richiedere i danni per quanto accaduto al governo nazionale. Cosa ne pensa?
Con l’autoritarismo tipico di chi non ha ragione insistono a difendere l’indifendibile. Sono un po’ le cheerleader italiane di Donald Trump: anche loro si arroccano dietro una posizione indifendibile, sperando che la confusione politica impedisca di fare chiarezza nei confronti dei cittadini. Credo che questo sia persino più grave dell’errore tecnico che ha costretto cittadini e imprese a entrare in zona rossa senza che ve ne fosse la necessità .
Dopo varie sospensioni della seduta consiliare, avete abbandonato definitivamente l’aula perchè non vogliono fornirvi i dati sui contagi: è così?
Noi chiediamo che i dati grezzi siano costantemente resi pubblici, perchè questo ci darebbe la possibilità di verificare cosa sta accadendo. Proprio oggi alcuni sindaci lombardi hanno denunciato un’esplosione immotivata dei contagi. Questo accade dopo “il miracolo di San Fontana” del 21 gennaio: dopo la correzione a livello nazionale, anche nel sistema informativo destinato ai sindaci è intervenuta una correzione al ribasso, mentre oggi tornano a risalire.
C’è una grandissima confusione e, senza i dati grezzi, non è possibile verificare l’eventuale errore. Su questo non abbiamo ottenuto risposte e, dopo aver causato più interruzioni, siamo stati costretti ad abbandonare definitivamente i lavori del Consiglio. Devo sottolineare il fatto che dallo scorso aprile non riceviamo risposte alle nostre richieste di accesso agli atti, è anche per questo che i toni si sono alzati così tanto.
Materialmente, chi è in possesso di questi dati?
Una pluralità di soggetti: Regione Lombardia (tramite una direzione ad hoc, che controlla i dati e la loro immissione), Aria (la società appaltante controllata al 100 per cento da Regione Lombardia), ATS e la cabina di regia regionale.
E nessuno risponde?
Ci sono sistemi informativi diversi tra di loro. Uno è fornito da ATS, poi c’è il “cruscotto”, fornito da Aria, che serve per trasmettere le informazioni ai sindaci. Spesso i dati sono divergenti, ma in generale l’errore commesso è stato lo stesso: non considerare guariti i cittadini che, essendo asintomatici, hanno superato il periodo di convalescenza del virus.
L’Istituto Superiore di Sanità oltretutto dice che non si tratta di un episodio isolato…
Beh, il sistema di Lombardia Informatica, che poi è confluita in Aria, è un colabrodo e lo ha dimostrato ulteriormente. Questa però è solo la punta di un iceberg. Il problema è quello che noi denunciamo da tempo e non ha nulla a che vedere con la parte informatica, bensì con qualcosa che interessa molto di più i cittadini: la sanità lombarda.
Tutto ciò che avviene negli ospedali è ampiamente monitorato e infatti abbiamo delle eccellenze, ma tutto ciò che avviene sul territorio (medici di base, poliambulatori, ecc.) invece non è minimamente mappato. La sanità lombarda è tragicamente “ospedalocentrica”. Persino i decessi, se avvengono a casa, non vengono mappati: sappiamo dai sindaci che alcuni cittadini purtroppo scomparsi sono rimasti nel conteggio dei positivi!
Come si sta muovendo la nuova Giunta rispetto a questi problemi e più in generale rispetto a una riforma della sanità che è resa necessaria dalla bocciatura della Legge 23?
Hanno messo Letizia Moratti a guidare questo capitolo, ma non c’è chiarezza sulla road map e il coinvolgimento delle opposizioni, se non dichiarazioni solo vaghe. Noi abbiamo presentato le nostre proposte e lo stesso ha fatto il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Per ora non è stato previsto un momento nel quale si possa incidere in questo processo di riforma. Personalmente non ritengo credibile che Letizia Moratti e questa Giunta siano in grado di ribaltare come un calzino la sanità lombarda.
Stiamo continuando a lavorare con le associazioni alla nostra proposta, che riguarda in primo luogo un diverso approccio al territorio, e in parallelo vigileremo sul fatto che le indicazioni provenienti dal livello nazionale siano opportunamente recepite, perchè ci pare che il sistema lombardo abbia messo in evidenza tutte le sue pecche. Senza dimenticare gli aspetti economici e sociali, che stanno colpendo duramente la nostra regione: anche su questo faremo sentire la nostra voce.
(da Open)
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Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL TRENTENNE LAVORA A ST. MORITZ COME CAMERIERE IN UN NOTO HOTEL… FERMATO E DENUNCIATO AL SUO ARRIVO A CASA, NEL COMASCO
È positivo al covid, alla variante inglese, quella che sta provocando molti decessi e l’aumento vertiginoso delle terapie intensive in Gran Bretagna.
Eppure dalla Svizzera, decide di prendere tre treni e un taxi per far rientro in Italia, nella provincia di Como per la precisione. Ha 30 anni e lavora come cameriere in un importante hotel vicino a St.Moritz.
Non curante dei protocolli che prevedono che chiunque sia positivo al virus non deve in nessuno modo entrare a contatto con persone e (figuriamoci) attraversare i confini, il giovane ieri pomeriggio ha deciso di lasciare la nota località turistica per fare rientro al proprio domicilio.
Forse sperava di farla franca, ma invece — al suo arrivo nella casa di Como — è stato rintracciato dai carabinieri e dall’Ats dell’Insubria, ed è stato denunciato per mancato rispetto delle misure di contenimento. La segnalazione infatti è partita proprio dalle Autorità elvetiche dopo un controllo effettuato in uscita dal Paese.
Non è stato poi così difficile capire che fosse positivo al covid, dato che l’esito del suo tampone era all’interno dei database. Un confine attraversato, quasi 150 i chilometri percorsi. E chissà quanta gente ha incontrato, e, potenzialmente infettato. Tra l’altro il giovane è positivo alla variante inglese/sud africana, che risulta essere la più contagiosa e tra le più letali.
Proprio alcuni giorni fa infatti, nel corso di una conferenza a Downing Street, il primo ministro Boris Johnson aveva detto: “Siamo stati informati che che vi sono alcune evidenze sul fatto che la nuova variante, oltre a diffondersi più rapidamente, possa essere associata anche a un più alto grado di mortalità ”.
Non solo: a supporto delle sue informazioni ha anche ribadito — per dare bene l’idea della portata della variante del covid — che rispetto alla prima ondata i ricoveri risultano molti di più. Il 72 per cento in più rispetto al picco registrato nei primi mesi della pandemia.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile
AUMENTATA LA BUROCRAZIA, I TEMPI NECESSATI IN DOGANA SALGONO A 8-10 ORE E FANNO ANDARE A MALE IL PESCE
Il 90 per cento dei pescatori scozzesi era a favore della Brexit al referendum del 2016, ma da dieci
giorni protestano contro il primo ministro inglese Boris Johnson: “Questo governo incompetente sta distruggendo il settore della pesca dei crostacei”, e anche: “Boris ci ha traditi”.
Sono arrabbiati perchè la burocrazia doganale fa ritardare la filiera anche di 8-10 ore, con l’inevitabile conseguenze che il pescato — spesso e volentieri — vada a male.
“La colpa è anche del covid, abbiamo pronto un fondo da 23 milioni di sterline — ha replicato Boris Johnson — risarciremo i lavoratori del settore ittico coinvolti fino a quando la situazione sarà tornata alla normalità ”.
Ma il problema — per i pescatori britannici (per la maggior parte scozzesi, ma anche inglesi) — è un altro. L’accordo raggiunto in “zona Cesarini” per evitare il No deal. Ovvero: un accordo commerciale di libero scambio, zero dazi e tariffe.
Molto favorevole a prima vista, ma non con gli stessi vantaggi del mercato unico europeo. E più precisamente, la fluidità . Quella burocrazie che, appunto, inceppa il meccanismo e rallenta le cose. Tanto che non solo il pesce rischia di andare a male, ma ora alcuni clienti hanno annullato gli ordini per timore di ritardi nelle consegne. Un effetto della Brexit, da loro tanto desiderata.
Credevano infatti che con l’uscita dall’Unione europea potessero pescare — e quindi lavorare — di più. Questo perchè i limiti del mercato comune europeo impongono un sistema di quote per la pesche nelle acque “sovrane”, che nel caso degli inglesi e scozzesi equivaleva a un 30-40 per cento dei pesci del loro mari.
La promessa di quelli che la Brexit l’hanno ideata e portata a termine era quella di acquisire il controllo totale delle loro acque. Obiettivo, peraltro, non raggiunto. Il risultato, ora, è che alcune aziende ittiche in Scozia e nell’Inghilterra del nord hanno avuto perdite per migliaia di euro e ora rischiano di chiudere.
(da “NextQuotidiano”)
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