Destra di Popolo.net

MARINE LE PEN VUOLE I “RISTORI”: MONTAGNE DI DEBITI E DI DUBBI

Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

COSTRETTA A LICENZIARE E TROVARE UNA SEDE PIU’ MODESTA: DENTRO LA CRISI DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL

Nonostante l’anniversario dei primi dieci anni alla guida del Rassemblement National che ricorre in questi giorni, Marine Le Pen non ha molto da festeggiare.
La sua formazione sovranista e antisistema è sepolta da una montagna di debiti, che alla fine del 2018 ammontavano a 24,4 milioni di euro. E proprio seguendo l’esempio di una delle tante multinazionali straniere spesso indicate come il nemico da combattere, il partito si ritrova a dover licenziare per riuscire a sopravvivere.
A fare le spese del piano di ristrutturazione sono quattro dipendenti del servizio di comunicazione, che secondo quanto annunciato dalla dirigenza verrà  esternalizzato.
A questo si aggiungono due prepensionamenti che non saranno sostituiti. Secondo Le Figaro, che ha dato in anteprima la notizia, il partito della Le Pen dovrebbe ridimensionare il suo organico tagliando complessivamente una decina di teste, per arrivare a meno di 30 dipendenti.
La formazione non è nuova a problemi finanziari, visto che nel giugno dello scorso anno è riuscita a rinegoziare le modalità  per saldare un debito da 9 milioni di euro contratto presso una banca russa, la Forst Czech Russian Bank, in seguito fallita e passata nelle mani della società  Aviazaptchast, specializzata in componenti militari.
La riduzione del personale, però, non è l’unica mossa prevista per diminuire i costi. La storica sede di 2mila metri quadrati situata nel feudo di Nanterre, alle porte di Parigi, con tanto di statua dorata di Giovanna d’Arco all’entrata, è diventata un lusso insostenibile. Così, mentre negli uffici si cominciano a fare i cartoni, il braccio destro della Le Pen, l’eurodeputato Jordan Bardella, ha lanciato le ricerche per un locale più modesto, possibilmente nel centro di Parigi.
Al di là  delle ragioni economiche, il trasloco contribuisce all’operazione di restyling lanciata ormai diversi anni fa dalla leader, che cerca di reinventarsi per l’ennesima volta dopo la sconfitta incassata alle ultime presidenziali del 2017.
Ormai sembrano essere ormai lontani i tempi del Front National (nome cambiato nel 2018) del padre Jean-Marie, che intanto si è risposato a 92 anni senza neanche invitare le figlie.
In questo periodo di crisi provocata dal coronavirus Marine Le Pen ha tenuto un profilo relativamente basso, lasciando il presidente Emmanuel Macron gestire una situazione senza precedenti.
Niente dichiarazioni complottiste, toni contenuti e posizioni moderate: un atteggiamento in apparenza responsabile, ma che in realtà  ha seguito la curva dell’opinione pubblica evitando così strattonamenti rischiosi. Come sui vaccini, visti con diffidenza a dicembre e poi accettati il mese seguente, dopo che nei sondaggi il numero di francesi disposti ad immunizzarsi è salito al 56 per cento.
Ma la strategia per le prossime presidenziali è ancora tutta da definire. Le Pen ha già  annunciato la sua prossima candidatura per il 2022, che dovrebbe essere ufficializzata a luglio durante il congresso nazionale a Perpignan. Nell’attesa, il suo partito è al lavoro per scegliere una linea e, soprattutto, evitare gli errori fatti nel 2017.
Da quanto riferisce Paris Match, Le Pen in questo periodo sta incontrando almeno una volta a settimana il gruppo degli “Orazi”, un collettivo creato nel 2016 che vede al suo interno alti funzionari pubblici, capi di impresa ed ex membri di governo.
Tutti rimasti anonimi tranne il loro portavoce, Jean Messiha, che giustifica la discrezione dei suoi colleghi definendola “indispensabile in una società  orwelliana come la nostra”. Con questa èlite di consiglieri, la futura candidata dell’estrema destra francese sta cercando una quadra su alcuni temi cruciali. L’euroscetticismo mostrato alle ultime presidenziali si è rivelato fallimentare, così come le posizioni prese su temi economici, troppo vaghe e incomprensibili.
A questi dossier si aggiunge poi il posizionamento del Rassemblement National, che dovrà  decidere su eventuali alleanze nel panorama nazionale, mentre resta in agguato Marion Marechal, nipote di Marine, uscita dalla politica ma onnipresente sui media francesi, dove non risparmia frecciatine verso la zia.
Ma la corsa all’Eliseo, si sa, è piena di ostacoli. Prima delle presidenziali del 2022, i francesi dovranno votare per le regionali e le dipartimentali a giugno (se il governo non deciderà  di posticiparle un’altra volta a causa della crisi sanitaria).
Un test fondamentale per l’estrema destra francese, che dopo i deludenti risultati delle municipali dell’anno scorso cerca l’effetto “sorpresa” come scrive Le Monde, nel tentativo di aggiudicarsi la prima regione della sua storia.
Il voto locale è da sempre un tallone d’Achille per il partito, che soffre una scarsa presenza a livello locale ad eccezione di alcune zone nel nord della Francia.
Per questo Le Pen sta serrando i ranghi con al speranza di evitare brutte sorprese provenienti dalle fila dei candidati. Secondo quanto riferisce il settimanale L’Express, il partito avrebbe assunto Nicolas Pierron, vice-delegato dipartimentale della Seine-Saint-Denis, con il solo compito di passare al setaccio tutti i candidati per studiare i loro profili ed evitare figuracce come quelle fatte durante la campagna delle dipartimentali nel 2015, segnata da commenti razzisti, omofobi e antisemiti da parte di diversi rappresentanti dell’allora Front National.
L’ennesimo filtro per un partito sempre più simile a quell’establishmente tanto criticato durante i comizi.

(da “Huffingtonpost”)

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I SUPREMATISTI USA SCARICANO TRUMP E CERCANO UN NUOVO EROE

Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile

TUTTI DELUSI E CONFUSI: “UN FALLIMENTO”, “BASTA, E’ FINITA, CHE FARSA”

Fuori dalla bolla dei media mainstream, che hanno accolto con entusiasmo l’insediamento di Biden e i suoi richiami all’unità , gli “orfani” dell’ex presidente danno voce a tutta la loro delusione e definiscono Trump «un fallimento»
Doveva essere una giornata all’insegna dell’unità , soprattutto dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. Joe Biden lo ha ripetuto più volte nel suo discorso di insediamento, dalla promessa di essere il presidente «di tutti gli americani», ai richiami al bipartitismo e l’invito a «rifiutare la cultura in cui i fatti stessi vengono manipolati e persino fabbricati». Ma la narrazione stessa della cerimonia d’insediamento è stata motivo di nuove divisioni. Persino sul Washington Post, Margaret Sullivan ha scritto che la copertura mediatica era «lusinghiera al punto da essere imbarazzante». Per non parlare poi dei media della destra radicale.
Mentre sulla conservatrice Fox News il presentatore Chris Wallace, ha definito il discorso di Biden «il migliore che lui abbia mai sentito» dai tempi di John F. Kennedy, su Breitbart — tra gallery di Melania Trump e articoli sul mancato distanziamento fisico dei partecipanti alla cerimonia — gli editorialisti hanno chiamato lo sforzo di Biden «banale, con zero comprensione della ricca e illustre tradizione dell’oratoria presidenziale». Entrambi però hanno ospitato articoli che criticavano sia gli attacchi a Trump sia i toni adulatori dei media mainstream. Ma il distacco tra le due Americhe si vede ancora più nettamente sui social media e sul web.
QAnon, Proud Boys e gli altri
Mentre nei forum della piattaforma 4Chan c’è chi si lamenta delle politiche «America last» del nuovo presidente — un riferimento all’apertura nei confronti dei Dreamers e degli immigrati “irregolari” — altri gridano al complotto: «La pandemia non è altro che una cosa politica che aveva come obiettivo la frode elettorale», scrive un utente.
Sul servizio di messaggistica Telegram invece l’ex YouTuber d’estrema destra (bannato dalla piattaforma di Google) Nick Fuentes — che ha fatto una sua diretta “alternativa” su Americafirst.live -, condanna «l’insediamento farsa» di questi «malati modaioli che stuprano il Paese».
Ma alcuni tra i principali gruppi di estrema destra, che hanno caratterizzato la stagione elettorale delle presidenziali, come i QAnon dello sciamano Jake Angeli o la milizia dei Proud Boys, sembrano attraversare un momento di smarrimento da quando Trump ha condannato con toni più duri (dopo qualche giorno) l’assalto al Campidoglio e soprattutto non ha tentato di ostacolare l’arresto dei loro membri dopo i fatti del 6 gennaio.
Come scrive il New York Times in una chat privata dei Proud Boys su Telegram, una volta tra i sostenitori più accaniti di Trump, l’ex presidente viene definito «un fallimento». Come se non bastasse, l’insediamento di Biden è stato addirittura accolto con ottimismo: «Almeno questa amministrazione è più onesta rispetto alle proprie intenzioni».
Anche i QAnon, che fino all’altro ieri non esitavano nel considerare Biden un esponente di spicco della setta di satanisti, cannibali e pedofili che controllano Hollywood, Washington e l’intero mondo, e che Trump era stato chiamato a sconfiggere, adesso sono orfani di eroi e brancolano nel buio. Mentre alcuni su Telegram cercano di far quadrare il cerchio sostenendo che lo stesso Biden «fa parte di un piano», altri invece gettano la spugna, sopraffatti dalla delusione: «Basta, è finita, che farsa».

(da agenzie)

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COME PREVISTO, RIAPRONO LE SUPERIORI AL 50% E ALL’INGRESSO ASSEMBRAMENTI E CODE

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

IL RITORNO IN CLASSE PER I RAGAZZI NON PUO’ ESSERE SICURO, RIAPRIRE COSI’ NON AVEVA SENSO, MA VALLO A FAR CAPIRE ALLA AZZOLINA

In molte Regioni d’Italia le scuole secondarie di secondo grado hanno già  riaperto. Una ripartenza a macchia di leopardo, perchè i governatori hanno chiesto più tempo per poter riorganizzare la didattica scaglionando gli ingressi e per aumentare le corse dei mezzi pubblici.
Ma in generale, secondo l’ultimo decreto, se nelle zone rosse la didattica è a distanza dalla seconda media in su, nelle zone arancioni e gialle i ragazzi sono tornati tra i banchi fino alla terza media, mentre quelli delle superiori fanno didattica in presenza al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento.
Dopo la prima settimana in cui circa 642mila ragazzi hanno potuto ricominciare la scuola in presenza è tempo di bilanci.
Oggi la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha ribadito che la Dad è “lo strumento che ci ha permesso di salvare lo scorso anno scolastico senza interrompere brutalmente il rapporto tra insegnanti e studenti”.
Ha aggiunto però che non può che essere “limitata nel tempo”, perchè “il rischio zero non esiste, ma esiste la certezza che senza la scuola toglieremo un pezzo di futuro alle nuove generazioni”.
La titolare di Viale Trastevere ha visitato oggi l’istituto Gobetti-Volta a Bagno a Ripoli (FI), in compagnia del presidente della Regione Eugenio Giani, e ha potuto verificare che in Toscana fino ad ora il piano regionale per i trasporti ha dato buoni risultati: non si sarebbero create le situazioni a rischio che si erano verificate a settembre.
Tutto bene quindi? Non sembra.
Come risulta da molte segnalazioni arrivate a Fanpage.it all’ingresso degli istituti scolastici è praticamente impossibile evitare gli assembramenti: davanti alle scuole, all’esterno ma anche all’interni degli edifici, si formano capannelli di persone, e i ragazzi si assiepano senza rispettare le norme di sicurezza basilari, come il distanziamento sociale.
In una situazione di questo tipo è facile che possano generarsi nuovi focolai, che renderebbero inevitabile una nuova interruzione della didattica in presenza.
Sono fotografie scattate in Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, provengono da grandi città  come Roma, Bologna, Genova (qui la didattica è in presenza fino alla terza media), Reggio-Emilia, Grosseto, Rimini, Modena, Pistoia, Ravenna, ma anche da centri più piccoli come Pomezia (Rm).
Nonostante i protocolli e gli appelli lanciati dalle istituzioni, e nonostante le scuole siano state chiuse per mesi, non è stato evidentemente possibile organizzare in modo sicuro il ritorno degli studenti nelle aule, e dividere gli spazi in modo da evitare la folla all’ingresso e all’uscita, anche per le scale. Anche con una presenza dimezzata della popolazione studentesca le immagini parlano chiaro: nessuno si preoccupa del fatto che la salute di questi ragazzi è affidata al caso.

(da Fanpage)

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BRAVO ALBERTO MATANO CHE A “LA VITA IN DIRETTA” TAGLIA IL COLLEGAMENTO AL RISTORATORE NO-MASK

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

DAVANTI AL RIFIUTO DI INDOSSARE LA MASCHERINA, IL GIORNALISTA HA TOLTO IL COLLEGAMENTO

Niente mascherina? Ti taglio il collegamento.
È accaduto oggi alla Vita in diretta, su Rai1, dove un inviato sta intervistando un ristoratore ribelle, Fabio Martini, che rifiuta di indossare la mascherina.
Quando il conduttore, Alberto Matano, se ne accorge, taglia il collegamento per “ragioni di protocollo e di sicurezza”. Vane le proteste di Martini, che protesta, grida alla “censura di Stato”, si appella a un inesistente bavaglio.
Pronta e ferma la replica di Matano: “Nessuna censura. Noi siamo qui a documentare le vostre proteste e i vostri problemi, ma la mascherina è un presidio di sicurezza per tutti noi.”
Infine si rivolge direttamente ai telespettatori, scusandosi per l’errore e assumendosene tutta la responsabilità .
Un raro, tempestivo, esempio di servizio pubblico.

(da TPI)

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INQUINAMENTO, BRESCIA E BERGAMO PRIME IN EUROPA PER MORTI PER SMOG

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

LO STUDIO DELLA RIVISTA SCIENTIFICA LANCET: “PADANIA, POLONIA E REPUBBLICA CECA LE PEGGIORI”

Brescia e Bergamo hanno il tasso di mortalità  da particolato fine (PM 2,5) più alto in Europa. Lo dice uno studio condotto dai ricercatori dell’Università  di Utrecht, del Global health institute di Barcellona e del Tropical and public health institute svizzero.
E i risultati, pubblicati sulla rivista “The Lancet Planetary Health”, non promettono bene neanche per altre città  italiane.
Come detto, Brescia e Bergamo sono infatti in testa alla non invidiabile classifica di morti da particolato Pm2,5 prevenibili: se si seguissero le linee guida dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità ) rispetto ai valori di polveri sottili Pm 2,5 (quelle con diametro inferiore rispetto al Pm10, e che dunque penetrano più in profondità  arrivando nei polmoni e nei bronchi), si potrebbero evitare 232 decessi all’anno a Brescia e 137 a Bergamo.
Tra le prime dieci ci sono anche Vicenza (al quarto posto) e Saronno (all’ottavo).
Lo studio, finanziato dal Ministero per l’innovazione spagnolo e dal Global health institute, analizza anche la mortalità  da biossido di azoto (NO2): “Il più alto tasso di mortalità  da No2 è stimato per grandi città  e capitali nell’Europa dell’Ovest e del Sud”, si legge. È Madrid, in questo caso, la città  in testa alla classifica, ma due città  italiane figurano tra le cinque peggiori in quanto a tasso di mortalità : sono Torino (al terzo posto) e Milano (al quinto posto), dove rispettare i valori di No2 fissati dall’Oms consentirebbe di evitare 103 decessi ogni anno.
Lo studio pubblicato su Lancet prende in considerazione i decessi da Pm2,5 e da biossido di azoto (No2) in circa mille città  europee, rivelando che attenersi alle linee guida dell’Oms potrebbe ridurre in generale 51mila decessi all’anno per quanto riguarda il Pm2,5 e 900 morti all’anno per esposizione a biossido di azoto. “La più alta mortalità  da Pm2,5 è stimata per le città  nella Valle del Po (nord Italia), Polonia e Repubblica Ceca”, si legge nello studio.

(da agenzie)

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IL RISTORATORE AMICO DI SALVINI CHE HA 6 LOCALI E DICE DI PAGARE SOLO 10.000 EURO DI TASSE L’ANNO

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

IL SIMBOLO CHE SALVINI HA SCELTO E’ RITENUTO A PESARO UN MITOMANE; I PRECEDENTI E LA LETTERA DI MINACCE CHE SI E’ MANDATO DA SOLO

Un giorno bisognerà  dedicare un volume ai personaggi che Matteo Salvini sceglie come simboli delle sue battaglie, perchè ha un talento innato nello scovare mitomani e soggetti improbabili che poi si rivelano boomerang imbarazzanti da sotterrare in tutta fretta nella prima buca disponibile (vedere, per esempio, alla voce Giuseppe De Donno detto Joseph Dominus e la cura al plasma che i poteri forti osteggiano).
Ultimamente, una delle sue bandiere preferite è Umberto Carriera, il ristoratore pesarese che tiene aperti i suoi sei locali violando il Dpcm, con Vittorio Sgarbi tra i commensali. “Uno degli uomini in prima fila, non un marziano o un evasore!”, l’ha definito Matteo Salvini durante una delle sue dirette con lui.
“Per noi è sopravvivenza, ho tra gli affiliati al mio movimento 60.000 bar e ristoranti pronti ad aprire dal 15 gennaio in poi! Abbiamo ricevuto solo elemosina, dobbiamo riaprire, è un governo di incompetenti!”, ulula Carriera, parlando di sè in terza persona.
Bene. Sapete quante tasse ha pagato Umberto Carriera lo scorso anno per il suo reddito personale? 9.800 euro, quindi dichiara poco più di mille euro al mese.
Ma partiamo dall’inizio perchè il personaggio va raccontato nella sua interezza, per poi chiudere con la sua dichiarazione dei redditi.
Su Carriera c’è una lunga sfilza di aneddoti che a Pesaro e dintorni fanno ormai parte della mitologia locale. Per dirla in maniera semplice, Carriera ha una discreta reputazione da mitomane e bisogna dire che si impegna molto per alimentarla.
Intanto, nel 2019, racconta di essere stato inserito nell’elenco dei 150 imprenditori under 30 più promettenti del nuovo anno da nientepopodimeno che la più famosa rivista di economia e finanza del mondo: Forbes. Sì, avete letto bene.
Lo scrive lui e lo scrivono tanti giornali locali, per esempio il Corriere Adriatico, che lo intervista: “Carriera, come lo ha saputo?”. “Era una raccomandata. Una multa, ho pensato. Io le colleziono. E invece. È come entrare nella lista dei candidati al pallone d’oro o agli Oscar!”.
Peccato che da Forbes Italia abbiano smentito categoricamente via mail e che oggi, interrogato da me sulla questione, Carriera abbia risposto: “Ma l’hanno scritto dei giornalini come il Resto del Carlino o il Corriere Adriatico per avere titoli d’effetto, io ho partecipato a un workshop, è un’altra cosa…”.
Cioè, non si ricorda di averlo raccontato lui stesso in un’intervista che evidentemente, ora che la sua popolarità  è alle stelle, rinnega perchè rilasciata a giornali non più alla sua altezza. Strano che poi pubblichi su Instagram la prima pagina del Resto del Carlino e di altri “giornalini”, più volte, quest’estate, vantandosi di essere citato
A proposito, non va dimenticato il suo esordio, anni prima, come scrittore (“Ho 6 ristoranti e scritto un romanzo”, scrive nella bio). “Uscirà  nella prossima primavera, a quasi tre anni dal successo de ‘Il coraggio delle scelte’, il secondo romanzo del poliedrico scrittore Umberto Carriera, che si intitolerà  ‘Scrivimi quando arrivi’. Dopo le quasi cinquemila copie vendute con il primo libro…”, scrive trionfale ilpesarese.it del Grisham locale.
Peccato che questo secondo romanzo non si sia visto e che il sospetto è che riguardo il primo, si tratti di un’autopubblicazione. Delle 5.000 copie vendute non esiste, ovviamente, alcuna prova. O magari sono nella sua cantina, dentro dei sacchi neri, chissà . Ma andiamo avanti.
Nel 2016 annuncia che gireranno per ben CINQUE giorni Masterchef nel suo ristorante ‘La grande bellezza’. I soliti giornali, anzi, “giornalini” locali rilanciano la notizia, intervistandolo. Però nel suo ristorante non viene girata alcuna puntata. “Ma come no!”, risponde lui quando gli chiedo chiarimenti. “È stata girata un’esterna con la crescia e i prodotti locali sono stati valorizzati”.
“Ma nel suo ristorante?”. “Certo”. Quindi insiste nel sostenere che una puntata di Masterchef sia stata girata lì, ma non risulta da nessuna parte. “Non è stata girata alcuna puntata nel ristorante ‘La grande bellezza’”, conferma un’autrice storica di Masterchef, dopo aver consultato anche il produttore. “Tra l’altro non giriamo mai per più di una giornata le esterne. È una fake news, ci sono alcuni ristoranti che si inventano queste cose per farsi pubblicità ”.
E ora arriviamo al 2020, quando Carriera, poco prima della pandemia, a gennaio, guida la rivolta delle partite Iva contro l’obbligatorietà  dei Pos e invita a sospendere i pagamenti allo Stato per via delle tasse troppo alte.
Ma quante tasse pagherà  mai Umberto Carriera, titolare di sei ristoranti? Nella trasmissione radio La zanzara, sollecitato da un ascoltatore che gli dà  dell’evasore, qualche giorno fa Carriera risponde serafico: “L’anno scorso ho pagato 9.800 euro, vi sembrano pochi?!”.
Gli faccio notare che sono pochissimi per la sua attività  e lui: “Ma io mangio al ristorante pranzo e cena!”. Dunque il reddito personale (lordo) annuo di Umberto Carriera si aggira intorno ai 20.000 euro. Sei ristoranti, 40 dipendenti, famiglia, figli, macchina, casa, bollette e lui guadagna meno che un suo dipendente. Accidenti. Tutta questa fatica per nulla. Un benefattore.
Ma non ci fermiamo qui. Perchè il nostro eroe — quello che ora è diventato il promotore della rivolta dei ristoratori contro il Dpcm perchè “siamo distrutti economicamente, qui è sopravvivenza” e che dice al suo sponsor Salvini, in diretta Facebook, “qui si finisce col cappio al collo” — nel 2020, dunque in piena pandemia, apre ben due ristoranti.
“Ma la casa è di proprietà  e per la macchina ho il leasing”, dice spiegando come vive con poco più di 1.000 euro al mese. “Ognuno fa le sue scelte, non devono essere per forza sei ristoranti in attivo…”. “Sono riuscito ad aprire un ristorante anche il primo ottobre. Si vede che lei non fa l’imprenditrice e non sa che ora i ristoranti si possono pagare anche dopo, fai un accordo per scaglionare i costi in 5/6 anni”.
Accidenti, e se è in grado di accollarsi altri debiti e di pagare il personale assunto, quali sarebbero i suoi problemi?
Proprio lui che non ha problemi e che paga 800 euro di tasse al mese, è il portabandiera dell’#ioapro? Tra l’altro ha appena detto che non tutti ristoranti sono in attivo, dunque bizzarro che si impegoli in nuove iniziative nella ristorazione.
Fatto sta che c’è l’ultimo, meraviglioso colpo di scena. Giorni fa Carriera pubblica una storia su Instagram scrivendo “Questo è l’odio che seminate” e pubblicando il messaggio di un utente che gli dice “Se domani apri ti facciamo male, sappiamo dove dove va all’asilo tuo figlio”. Terribile.
Peccato che non noti che sotto i messaggi inviati su Instagram appaia la scritta col nome dell’utente che ha inviato il messaggio, in questo caso ‘La Macelleria Pesaro’. Per la cronaca, La Macelleria è uno dei ristoranti di Umberto Carriera, dunque si sarebbe mandato da solo quel messaggio dall’account del suo ristorante, senza accorgersi della gaffe.
Quando gli viene fatto notare cancella tutto, poi dice che è stato fatto un fotomontaggio da una pagina pesarese vicina al sindaco Ricci. Comblotto!
Allora gli viene fatto notare che quell’account (la Macelleria) per la verità  è registrato con una mail che inizia e finisce come la sua mail e con un cellulare che finisce con i numeri 4 e 7 come il suo numero di cellulare. A me dice: “Ma quell’account non è del mio ristorante, ho denunciato”. Insomma, un personaggio tra l’urticante e l’esilarante.
A proposito. Neanche i 60.000 ristoratori che secondo lui stanno aprendo in violazione del Dpcm sono numeri veri. O forse ha anche quelli in cantina, imbavagliati, accanto alle 5.000 copie del suo romanzo.

(da TPi)

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MORTO UN ALTRO SENZA TETTO A ROMA: DECIMA VITTIMA IN TRE MESI

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

CI VUOLE TANTO AD APRIRE LE STAZIONI DELLA METRO? CI VUOLE TANTO A DARE AI POVERI UN RIPARO DIGNITOSO? O I POLITICI DEVONO ELARGIRE QUATTRINI SOLO AI FALSI POVERI?

Un altro senza tetto è morto a Roma. Il decimo dall’inizio dell’inverno, la decima vita che forse poteva essere salvata.
A dare la notizia è stata la Comunità  di Sant’Egidio. La vittima è un cittadino straniero di 46 anni, secondo quanto reso noto dai volontari sarebbe morto di ipotermia o per un malore legato alle condizioni di vita in strada.
“Si chiamava Edwin, era molto riservato. Siamo molto addolorati per l’accaduto. E’ la decima persona che da novembre muore a Roma in queste circostanze”, ha raccontato Carlo Santoro, volontario della Comunità  di Sant’Egidio all’agenzia Ansa. “Siamo preoccupati e facciamo appello non solo alle istituzioni ma anche alle persone per aiutarci. Il freddo e il Covid sono una miscela letale per questa povera gente che vive in strada”.
La protesta delle associazioni per i senzatetto: “Non lasciamoli morire di freddo”: 25.000 firme per aprire le stazioni ai senzatetto
Intanto la petizione lanciata dall’associazione Nonna Roma e rivolta alla sindaca Virginia Raggi per aprire le stazioni come ricovero notturno dei senzatetto ha raggiunto le 25.000 firme. Un appello diventato anche una mozione urgente in consiglio comunale approvata anche con i voti di molti consiglieri del Movimento 5 Stelle (gli altri si sono astenuti) che impegna la giunta Raggi ad aprire le metropolitane come misura di emergenza. La mozione però   è rimasto finora lettera morta.
“Nonostante la pandemia abbia reso più difficile la tutela e l’accoglienza di chi non ha una casa nella nostra città , nonostante gli appelli delle associazioni e dei volontari tutti i giorni in prima fila, constatiamo che l’amministrazione comunale non è stata in grado di mettere in campo misure straordinarie, a cominciare dal ricovero notturno nelle stazioni nei giorni dove le temperature sono più rigide. — si legge nell’appello dei volontari — Azioni di natura umanitaria che non risolvono il problema del diritto all’abitare, della presa in carico dei più fragili e l’accoglienza delle e dei migranti in transito o delle e dei richiedenti asilo, ma che almeno possono salvare delle vite umane”.

(da Fanpage)

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EVASORE FISCALE NASCONDE UN MILIONE DI EURO SOTTO IL MATERASSO E NELLE SCATOLE DEI BISCOTTI: E’ UNO DI QUELLI CHE I SOVRANISTI VOGLIONO “RISTORARE” E CONDONARE

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE E’ INDAGATO PER AVER EVASO IL FISCO, AVEVA NASCOSTO IL DENARO NEI LUOGHI PIU’ DISPARATI A CASA DEL PADRE

Un milione di euro nascosti sotto al materasso e nelle scatole di biscotti: un imprenditore del Salernitano, finito al centro delle indagini per evasione fiscale, è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Salerno ma a fare notizia è il luogo dove aveva pensato di nascondere il denaro, rigorosamente in contanti e nascosto all’interno di scatole di biscotti e materasso nell’appartamento del padre, ora indagato a sua volta. Non proprio alla Edgar Allan Poe che diceva che “se vuoi nascondere qualcosa mettila in bella vista”, ma quasi: con buona pace di conti correnti all’estero o nascosti dai “soliti” prestanome.
Tutto è accaduto nella giornata di ieri, quando su mandato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore la Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione in casa del padre dell’imprenditore coinvolto.
Ed è là  che sono stati ritrovate diverse “mazzette” di denaro nascoste perfino sotto al materasso, occultate in una scatola.
Le Fiamme Gialle erano al lavoro per ricostruire un complesso sistema di evasione fiscale ipotizzato nei confronti dell’imprenditore, titolare di una società  che si occupa della distribuzione dei carburanti.
L’ipotesi di reato vedrebbe l’uomo al centro di un sistema di “cartiere”, ovvero di società  che esistono solo sulla carta ed intestate a prestanome, il cui unico scopo è quello di produrre documenti commerciali falsi che potessero permettere alla fine dei vari giri di acquistare i carburanti in regime di esenzione d’imposta, evadendo così il fisco.
Ma a fare notizia è stato appunto il ritrovamento dei soldi in contanti, nascosti dentro casa del padre, per il quale è stato formulato il reato di ricettazione.

(da Fanpage)

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LA CRICCA SOVRANISTA IN RUSSIA VIETA DI MANIFESTARE PER NAVALNY, FERMI E ARRESTI PREVENTIVI, CHIUSI I SITI A FAVORE DELLA PROTESTA: E’ LA DITTATURA SOVRANISTA, RAGAZZI

Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile

ATTENDIAMO CHE SALVINI E MELONI INVOCHINO LA LIBERTA’ DI MANIFESTARE PER IL POPOLO RUSSO IN DIFESA DEL PATRIOTA ALEXEI

La polizia russa ha fermato una delle più strette collaboratrici del leader dell’opposizione Alexei Navalny, la legale del Fondo Anticorruzione Liubov Sobol. Nota per essere stata una delle figure di spicco delle proteste anti Putin del 2019, Sobol è stata portata in commissariato a causa dell’invito a partecipare alle manifestazioni in programma sabato 23 gennaio contro l’arresto di Navalny.
Prima del fermo, gli agenti si sono presentati anche nelle abitazioni del direttore della testata online Media Zona, Serghiei Smirnov, e del conduttore di Radio Eco di Mosca, Aleksandr Pliushchev, nonchè dalla portavoce di Navalny, Kira Yarmish, e della stessa Sobol.
Poco dopo il fermo di Sobol, un altro collaboratore di Navalny, Vladlen Los, ha denunciato che le autorità  di Mosca gli hanno ordinato di lasciare la Russia entro il 25 gennaio e gli hanno proibito di tornare nel Paese per quasi tre anni, fino al 27 novembre 2023.
La manifestazione di sabato preoccupa le autorità  russe, tanto che il vice ministro dell’Interno Aleksandr Gorovoi, intervenendo al dicastero, ha chiarito: «Oggi non abbiamo scuse per permettere manifestazioni non autorizzate nelle strade e nelle piazze delle città  in nessuna parte del Paese», ha detto Gorovoi, ripreso dall’agenzia Interfax, aggiungendo che le autorità  hanno fornito «gli strumenti legali» necessari per impedire tali manifestazioni.
Non solo. Secondo Ria Novosti, l’ufficio del procuratore generale della Russia ha chiesto di limitare l’accesso ai siti che invitano a partecipare «ad azioni illegali il 23 gennaio».
«Sono state fatte richieste al Roskomnadzor — l’autorità  russa per le telecomunicazioni — per limitare l’accesso alle informazioni illegali. Le persone che invocano azioni illegali sono state avvertite di non infrangere la legge», recita la nota. La procura generale ha aggiunto che le forze dell’ordine sono «concentrate sull’adozione di misure preventive» e, se ci sono i presupposti, pronte ad adottare provvedimenti.

(da agenzie)

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