Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
A MOSCA 40.000 MANIFESTANTI, LA POLIZIA COSTRETTA AD ARRETRARE: CORI DI “LIBERTA’ PER NAVALNY” E “VIA PUTIN DALLA RUSSIA”
In Russia sono iniziate le proteste contro la detenzione di Aleksey Navalny e la polizia ha
cominciato la sua opera di repressione arrestando oltre mille manifestanti in circa 65 città .
Al momento l’ong Ovd-Info dà notizia di almeno 1.090 persone fermate nei cortei a favore dell’avversario numero uno di Putin, di cui circa 300 nella sola Mosca. Ma il bilancio pare destinato ad aumentare.
La manifestazione più massiccia è probabilmente quella in corso a Mosca, dove si stima che 40.000 persone abbiano risposto all’appello lanciato dall’opposizione concentrandosi per lo più in Piazza Pushkin, nel centro della capitale russa. Molte di più delle 4.000 di cui riferisce il ministero dell’Interno.
Migliaia di persone sono scese in piazza anche nell’estremo oriente e in Siberia, sfidando temperature a volte glaciali, come a Yakutsk, dove il termometro registra 50 gradi sotto lo zero.
A Vladivostok, stando a un video pubblicato online, la polizia ha caricato i dimostranti. A Mosca, sotto la statua del grande poeta Aleksandr Pushkin, gli agenti hanno fermato anche una delle più strette collaboratrici di Aleksey Navalny, Liubov Sobol: madrina delle proteste anti-Putin del 2019 e legale del Fondo Anticorruzione che ha messo tante volte in imbarazzo il leader del Cremlino e il suo cerchio magico.
Anche la moglie di Navalny, Yulia Navalnaya, è stata trattenuta dalle forze dell’ordine e ha pubblicato online una foto che la ritrae dentro una camionetta della polizia.
Gli agenti in assetto antisommossa circondano i manifestanti in Piazza Pushkin, che rispondono scandendo i loro slogan. “La Russia senza Putin”, “Libertà per i prigionieri politici”, urla la folla, mentre gli altoparlanti della polizia invitano la gente a sgomberare l’area e a mettere fine alla protesta “non autorizzata”. Ma ogni tentativo di disperdere la folla è risultato vano, la polizia è stata costretta più volte ad arretrare sotto la pressione di decine di migliaia di patrioti
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“CALUNNIE DI ROMA”, “RICHIESTA DANNI”, STRILLAVANO FONTANA E SALVINI… ORA PIOVERANNO DENUNCE E RICHIESTE DANNI SULLA REGIONE: COSA ASPETTA FONTANA AD ANDARE A CASA?
Il governatore ha parlato di calunnie, poi ha dichiarato che il merito dell’imminente passaggio a zona arancione è del ricorso al Tar.
Il documento dell’Istituto superiore di sanità però smonta la sua versione: i dati forniti dal Pirellone il 20 gennaio “cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione”. Tradotto: 10 milioni di persone sono rimaste in zona rossa per uno sbaglio dell’amministrazione leghista
La Lombardia è finita in zona rossa per via di un suo errore. Mentre il governatore Attilio Fontana accusava il governo di aver punito i lombardi e con la neo-assessora Letizia Moratti presentava pure ricorso al Tar, in realtà se dieci milioni di abitanti sono rimasti una settimana con i negozi chiusi e i limiti agli spostamenti, la colpa è dei dati sbagliati forniti dalla stessa Regione che hanno di conseguenza sballato il valore Rt.
La spiegazione è contenuta in una relazione tecnica dell’Istituto superiore di sanità : i dati della sorveglianza epidemiologica fornita dalla Lombardia il 20 gennaio 2021, si legge, “cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione. Pertanto, una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita dalla Regione Lombardia”, spiega la relazione.
Il 20 gennaio, un giorno dopo aver presentato il ricorso al Tar, la Regione Lombardia ha inviato l’aggiornamento della situazione epidemiologica nel quale era indicata “una rettifica dei dati relativi alla settimana 4-10 gennaio“. Una correzione non di poco conto. Quello che veniva cambiato è il “numero dei casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data un’indicazione di stato clinico laddove assente”.
Cambiamenti che, spiega sempre la relazione dell’Iss, “riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo Rt“. Ora, anche sulla scorta dell’ultimo monitoraggio in cui la Lombardia ha un Rt medio a 0,82 (0,78-0,87), è possibile una rivalutazione che porti la Regione in zona arancione.
Lo certifica la relazione integrale dell’Iss, a pagina 7 il passaggio decisivo: Allegato 1 — Implicazione tecnica della nuova disponibilitaÌ€ di dati di sorveglianza in Lombardia
Eppure, da una settimana il governatore Fontana ha continuato ad attaccare il governo sulla zona rossa. “Una punizione che non ci meritiamo”, diceva il governatore il 15 gennaio. Aveva paradossalmente ragione, ma il motivo erano gli errori del Pirellone.
Poi, il 19 gennaio, insieme all’assessora al Welfare Letizia Moratti ha presentato ricorso al Tar, parlando di una decisione “fortemente, e ingiustamente, penalizzante” . Ancora oggi, Fontana ha puntato il dito contro il governo: “A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardia per coprire le proprie mancanze”, ha detto. “Abbiamo sempre fornito informazioni corrette“, ha ribadito, intestandosi anche il merito del possibile passaggio a zona arancione: “Dai rumors che ci arrivano la Lombardia entrerà in zona arancione. Quindi io credo che il ricorso abbia avuto sicuramente un suo effetto”.
A fargli eco ci ha pensato Matteo Salvini: “Se 10 milioni di cittadini lombardi sono stati rinchiusi in casa per mesi in base a dati e valutazioni sbagliate del governo, saremmo di fronte a danni morali ed economici enormi, un vero e proprio sequestro di massa“, ha dichiarato sui social. “Chi ha sbagliato paghi, chieda scusa e ripari al danno causato”, ha concluso.
Peccato che la responsabilità sia della Regione amministrata dalla Lega.
Le reazioni
“La Lombardia è finita in zona rossa sulla base dei dati inviati dalla Regione alla Cabina di Regia la settimana scorsa. Numeri evidentemente sbagliati, visto che nelle ultime ore è in atto un tentativo piuttosto maldestro di rettifica. Questo significa, molto semplicemente, che la Lombardia potrebbe essere finita in zona rossa a causa di un grossolano errore dei vertici della Regione”, commenta Simona Malpezzi (Pd), sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento.
“Hanno attaccato il governo, fatto ricorsi e polemiche — aggiunge Malpezzi — denunciato un fantomatico attacco per affossare la Regione quando in realtà si sarebbe trattato di un loro preciso, ennesimo sbaglio“.
Anche il deputato M5S lombardo e viceministro al Mise Stefano Buffagni commenta: “Io penso alle partita Iva, ai nostri negozianti, ai professionisti, e a tutto il nostro comparto produttivo. Un errore come questo è costato caro proprio a queste categorie”, scrive su Facebook.
In Lombardia Pd e Movimento 5 Stelle attaccano il governatore lombardo e la nuova assessora: “Fontana e Moratti spieghino subito e in modo convincente se da una settimana siamo in zona rossa perchè la Regione Lombardia ha sbagliato a calcolare l’Rt — ha dichiarato per il gruppo regionale Dem il capodelegazione in commissione Sanità Samuele Astuti — Inutile dire che sarebbe un errore molto grave, che ha avuto ricadute pesanti sulla vita dei lombardi, sugli studenti che non sono andati a scuola, sui ristoratori e sui negozianti che hanno dovuto tenere chiuse le loro attività . Se, dopo giorni di polemiche e di ricorsi, la responsabilità della serrata fosse della Regione, Fontana dovrebbe perlomeno chiedere scusa pubblicamente e con lui tutti gli esponenti del centrodestra regionale che hanno accusato il Governo di aver voluto affossare la Lombardia e la sua economia”.
Fa eco il pentastellato Massimo De Rosa, capogruppo in Lombardia: “Così fosse, Regione Lombardia risponda di questo imperdonabile errore e paghi i danni a tutte quelle imprese, a tutti quei lavoratori, a tutti quegli studenti che stanno subendo sulla propria pelle gli effetti dell’incapacità di questa Giunta. Non solo hanno dimostrato di non saper gestire l’emergenza, ma ora parrebbe che per un loro errore nel comunicare i dati abbiamo pagato il prezzo, economico e psicologico, di una settimana in zona rossa. Ora paghino i danni.”
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“PUTIN HA RUBATO IL FUTURO DELLA MIA GENERAZIONE, LA POLIZIA RISPONDERA’ MA SAREMO IN TANTI, NON CI FERMEREMO”
Oleg Stepanov, 28 anni, è a capo dello staff dell’attivista. Da un luogo sicuro parla a Open della
grande manifestazione in programma sabato: «Putin ha rubato il mio futuro e quello della mia generazione. La polizia risponderà ma saremo in tanti, è questa sarà la nostra forza»
A meno di una settimana dall’arresto di Alexei Navalny, avvenuto nel giorno del suo ritorno in Russia, dopo il tentativo di avvelenamento e i mesi di convalescenza passati in Germania, non si ferma il pugno duro di Mosca contro l’attivista e il suo inner circle.
Negli ultimi due giorni la polizia ha fermato e arrestato diversi collaboratori dell’oppositore di Putin. Tra loro c’è anche la sua portavoce, Kira Yarmish, per cui un tribunale di Mosca ha ordinato una detenzione di almeno nove giorni. Yarmish è accusata di organizzazione di manifestazioni non autorizzate, dopo che la fondazione creata da Navalny ha annunciato per domani — 23 gennaio — proteste in tutta la Russia per chiedere la liberazione dell’attivista.
Proteste che per il Cremlino non sono legittime e che intende bloccare con la massima forza: «I tentativi di organizzare un evento pubblico non autorizzato nonchè eventuali azioni provocatorie da parte di chi vi partecipa verranno considerati come una minaccia all’ordine pubblico e saranno immediatamente repressi», ha dichiarato la polizia della capitale russe, secondo l’agenzia Interfax.
Il 21 gennaio, la polizia ha fatto irruzione anche nell’appartamento di Oleg Stepanov, direttore del quartiere generale della fondazione di Navalny a Mosca. «Non mi hanno trovato, per questo sono ancora libero».
E’ lo stesso Stepanov a raccontare a Open gli ultimi giorni passati in Russia. «Mi ero spostato preventivamente in un’altra location», ci racconta mentre Mosca si prepara per quella che Stepanov definisce «una delle manifestazioni più grandi» degli ultimi anni.
La polizia lo sta ancora cercando, ma al momento si trova «al sicuro», dice, e «ben nascosto».
Antropologo sociale, con una specializzazione in migrazioni nel sud dell’Europa, Stepanov si è unito a Navalny nel 2017. E ora, a 28 anni, coordina il suo staff nella sede di Mosca. «Domani sarà il giorno in cui passeremo all’azione. Vogliamo che Navalny e i suoi colleghi vengano liberati», dichiara.
«Il nostro più grande nemico? La povertà »
Due giorni dopo l’arresto di Navalny, la Fondazione per la lotta alla corruzione ha pubblicato una video inchiesta in cui accusa il presidente Vladimir Putin di essersi fatto costruire un palazzo sul Mar Nero grazie a tangenti. L’inchiesta ha ottenuto più di 55 milioni visualizzazioni.
«La seconda cosa che vogliamo ottenere dopo la liberazione di Navalny è che Putin si dimetta e lasci il suo incarico», dichiara Stepanov che non teme la repressione della polizia. «Continueremo, se non è domani, sarà il giorno dopo, tra una settimana, oppure tra anni, ma alla fine Navalny sarà liberato e Putin se ne andrà ».
Navalny è stato arrestato per la prima volta nel 2011 e detenuto per 15 giorni prima di essere liberato. Nel 2017 l’attivista aveva annunciato la sua intenzione di candidarsi alle elezioni del 2018 prima di essere escluso da una decisione della commissione elettorale per presunte accuse di corruzione.
«Vogliamo elezioni libere — dice Stepanov — tutti i settori sono dominati dagli oligarchi vicini a Putin e il nostro più grande nemico è la povertà ».
Sono circa 17.5 milioni le persone — il 12% della popolazione russa — che in Russia vivono sotto la soglia di povertà e questo «a causa di un sistema corrotto attraverso cui Putin è riuscito ad accentrare tutta la ricchezza nella sua persona», commenta Stepanov.
L’appello all’Europa
Il coordinatore del quartier generale di Navalny, poi, si rivolge all’Europa: «La repressione dell’apparato statale è sempre più violenta. L’Europa deve intervenire sanzionando gli uomini di Putin».
Dalle proteste che prenderanno il via domani Stepanov sia aspetta una grande partecipazione, nonostante il dipartimento di polizia abbia provato in ogni modo, anche sui social media, a bloccare la manifestazione. «Putin ha rubato il mio futuro e quello della mia generazione. La polizia risponderà ma saremo in tanti, è questa sarà la nostra forza».
(da Open)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI GIOVANI PUBBLICANO VIDEO CHE INVITANO A PARTECIPARE ALLE PROTESTE PER LA LIBERAZIONE DI NAVALNY, L’APPARATO REPRESSIVO DI PUTIN NON RIESCE A TAMPONARLI… IN DIVERSE SCUOLE GLI STUDENTI HANNO TOLTO LA FOTO DI PUTIN PER SOSTITUIRLA CON QUELLA DELL’OPPOSITORE
Dopo gli Usa anche in Russia il social network cinese TikTok si sta trasformando da canale di intrattenimento a mezzo per veicolare messaggi politici.
A galvanizzare i giovanissimi utenti russi del social è stato il rientro in patria del politico Alexej Navalny, scampato a un tentativo di avvelenamento la scorsa estate, rientrato da pochi giorni in Russia e subito arrestato.
I teenager russi stanno pubblicando in massa dei brevi video per testimoniare il loro sostegno all’oppositore e chiamare a partecipare alla manifestazione per chiedere il suo rilascio.
E le autorità russe hanno immediatamente reagito minacciando di pesanti sanzioni TikTok e altri social, ma anche chiunque inciti a partecipare alle proteste in programma che sarebbero mirate a “destabilizzare la situazione in Russia, alla stregua della Bielorussia”.
E mentre Navalny resta in carcere fino al 15 febbraio e rischia due anni e mezzo di detenzione, il suo staff ha pubblicato su YouTube la sua video inchiesta sul sontuosissimo ‘palazzo segreto’ di Putin sul mar Nero, che sarebbe stato pagato con una maxi tangente dalle aziende di Stato e dall’entourage del leader del Cremlino.
Un video che sta letteralmente spopolando, con oltre 45milioni di visualizzazioni in sole 24 ore. Un successo che cavalca la chiamata alla piazza dei collaboratori di Navalny, che chiedono di protestare in tutto il Paese sabato 23 gennaio per ottenere il rilascio dell’oppositore, proprio come avvenne in seguito alla manifestazione di massa davanti al Cremlino nel 2013, quando Navalny fu condannato per un altro processo nel pieno della sua campagna per diventare sindaco di Mosca.
Gli hashtag #libertà aNavalnyj, #23 gennaio e simili hanno avuto più di 200 milioni di visualizzazioni su TikTok.
Sono diventati virali video in cui alunni delle scuole tolgono il ritratto di Putin e lo sostituiscono con quello di Navalny.
“I teenager sono preoccupati dalla situazione nel Paese e non hanno paura di esprimere la propria opinione. E pensare che ci chiamano generazione persa”, scrivono gli zoomer russi nei loro filmati accompagnati da alcuni brani, come quello intitolato Labirinto del rapper Face che dice: “Essere contro il potere non vuol dire essere contro la patria”. “Navalny ci ha aperti gli occhi sulla giustizia e sulla sanità ”, dice un’altra utente giovanissima di TikTok.
Spopolano anche i video in cui ragazzi danno raccomandazioni su come prepararsi ad una manifestazione (“vestitevi bene, prendete una bottiglietta d’acqua e un power bank”) oppure inscenano delle conversazioni con i genitori preoccupati o fanno parodia dei docenti che minacciano sanzioni per chi prenderà parte alle proteste.
Il canale Telegram Baza ha scritto che le scuole e le università russe stanno mandando comunicazioni ai genitori e agli studenti per dissuaderli dalla partecipazione alle manifestazioni del 23 gennaio, minacciando anche con l’espulsione nel caso contrario.
E la presidente dell’Associazione dei comitati e delle comunità dei genitori Olga Letkova ha esortato in un’intervista alla rivista Snob di vietare TikTok in Russia, dicendo che si tratta di “un social network gestito dall’estero” che cerca di organizzare “un colpo di Stato” in Russia “strumentalizzando i nostri figli”.
Il servizio russo per la supervisione delle comunicazioni, Roskomnadzor, ha fatto sapere il 21 gennaio che ha convocato rappresentati dei social network TikTok, VKontakte, Facebook, Twitter, Instagram e YouTube per stilare dei protocolli a causa di una contravvenzione. L’accusa è di aver diffuso informazioni vietate che incitano minorenni a partecipare alle manifestazioni non autorizzate e i social in questione rischiano la multa massima di 4 milioni di rubli (circa 45 mila euro).
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
CANCELLANO PERSINO SUI SOCIAL LE INFORMAZIONI SUI CORTEI, ONDATA DI FERMI PREVENTIVI
Le proteste previste per domani 23 gennaio contro l’arresto di Alexei Navalny, fermato non appena
è atterrato in Russia dalla Germania dopo un avvelenamento per il quale sono sospettati i servizi segreti russi, per il Cremlino sono inammissibili.
La promessa è quella del pugno duro: la polizia di Mosca ha già fatto sapere — scrive ancora Interfax — che intende bloccare i tentativi di organizzare delle proteste di massa a supporto di Navalny.
«I tentativi di organizzare un evento pubblico non autorizzato nonchè eventuali azioni provocatorie da parte di chi vi partecipa verranno considerati come una minaccia all’ordine pubblico e saranno immediatamente repressi».
E l’offensiva passa anche per internet, dato che, a detta di un comunicato del servizio stampa Roskomnadzor (l’autorità per le Telecomunicazioni), i social network «stanno rimuovendo» le informazioni sulla partecipazione a manifestazioni non autorizzate, quindi sull’appello lanciato dallo stesso Navalny a scendere in piazza, «sulla base della richiesta dell’Ufficio del procuratore generale e delle notifiche dell’autorità per le Telecomunicazioni».
Fin dal fermo di Navalny il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha preso posizione chiedendo l’immediata liberazione del dissidente. Richiesta reiterata oggi un una telefonata con il presidente russo Vladimir Putin. «Ho ribadito che l’Ue è unita nella sua condanna per la detenzione di Alexey Navalny e ne chiede l’immediata scarcerazione», scrive Michel su Twitter. «La Russia deve fare immediatamente un’indagine completa e trasparente sul tentativo di uccidere» Navalny. Michel, secondo una nota del Consiglio, ha riportato a Putin la «seria preoccupazione nell’Ue e negli Stati membri per i recenti sviluppi ed ha chiesto di rispettare in pieno ed in modo incondizionato i diritti di Navalny»
Navalny isolato in carcere
Nel frattempo la legale di Navalny, Olga Mikhailova, ha detto alla testata online Meduza che al suo assistito, detenuto dal 18 gennaio nel carcere Matrosskaya Tishina, non vengono consegnate le lettere. «Non ha ricevuto nessuna lettera, nessuna, sono vietati gli incontri coi familiari e le consegne di oggetti, questo a causa della pandemia», dice l’avvocata. Navalny dunque «si trova in un vuoto informativo». Intanto la controffensiva russa contro i dissidenti chiamati in piazza da Navalny non si ferma.
Dopo il fermo di ieri di una delle più strette collaboratrici di Navalny, la legale del Fondo Anticorruzione Liubov Sobol, la polizia ha fermato a Mosca anche la portavoce del dissidente, Kira Yarmish, e Gheorghi Alburov, che lavora per il dipartimento investigativo della Fondazione.
Per Yarmish, il tribunale distrettuale Saviolovsky di Mosca ha disposto l’arresto per 9 giorni: è accusata di organizzazione di manifestazioni non autorizzate. Non ha aperto la porta agli agenti che si sono recati a casa sua, ma è stata in seguito fermata dopo l’arrivo del suo avvocato. Il suo appartamento sarebbe poi stato perquisito.
In altre zone della Russia risultano fermati anche la coordinatrice degli attivisti di Navalny nella regione di Krasnodar, Anastasia Panchenko, e un volontario dell’oppositore a Kaliningrad. Vladlen Los, di origine bielorussa e anche lui collaboratore del Fondo anticorruzione, ha fatto sapere che le autorità gli hanno intimato di lasciare la Russia entro il 25 gennaio e di non tornare fino al 27 novembre 2023, cioè per quasi tre anni.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
DA DIECI GIORNI ADOBE HA BLOCCATO LA POSSIBILITA’ DI VISUALIZZARE I CONTENUTI FLASH COMPRESO UN PROGRANMA FONDAMENTALE PER LA FORMAZIONE MEDICA: MA LA REGIONE USA GLI IDRAULICI PER AGGIORNARE IL SITO?
Cose non molto flash. Eppure, visto soprattutto il periodo, sarebbe stato fondamentale agire con
rapidità .
Il portale della regione Lombardia che serve per accedere agli ECM — ovvero l’educazione continua in medicina — risulta non più accessibile da qualche giorno.
Il motivo? Utilizzava Adobe Flash, il programma che permetteva di vedere alcuni contenuti multimediali online. Flash è un sistema piuttosto datato per costruire i siti web, nel corso degli anni è stato superato da nuove tecnologie e — per questo motivo — dal 31 dicembre 2020 Adobe lo ha completamente smantellato. In più dal 12 gennaio, tutti i siti che si avvalevano di quella tecnologia risultano non facilmente raggiungibili.
La Regione Lombardia, evidentemente, ha dimenticato di aggiornare quella parte del suo sito web. E non è una cosa da poco: si tratta di un programma fondamentale per la formazione medica, un programma che è stato reso obbligatorio in diversi Paesi del mondo per ogni operatore sanitario.
Anche in Italia l’ECM è obbligatorio dal 2002: un periodo di tempo abbastanza ragionevole per ipotizzare che — da allora — il portale dedicato della Regione Lombardia ha subito ben pochi aggiornamenti.
In un periodo in cui stiamo faticosamente emergendo da una gravissima pandemia globale — nell’ambito della quale la Lombardia è stata una delle regioni più colpite -, sarebbe stato opportuno per gli operatori sanitari lombardi avere accesso a un portale aggiornato di formazione. Invece, come è stato prontamente segnalato dall’utente @The_Beyond_One, il sito ECM.regione.lombardia.it risulta inaccessibile, proprio dal 12 gennaio, quando Flash ha smesso di fornire i suoi servizi al pianeta.
Un vero e proprio paradosso — visto anche il largo anticipo con cui Adobe aveva annunciato la dismissione di Flash — che si innesta benissimo in quel filone, ancora troppo sottovalutato nel nostro Paese, della sovrapposizione tra istituzioni, servizi alla persona e tecnologia.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“SU CONCETTI COME LETALITA’ E MORTALITA’ NON E’ AMMISSIBILE CHE UN POLITICO CREI DANNO E DISORIENTAMENTO”
Lui non le manda a dire. E sa benissimo che per un misto di ignoranza e furbizia alcuni politici leggono i dati a modo loro e mandano messaggi sbagliati pur di far prevalere le proprie tesi.
“Che i concetti di letalità e mortalità non siano ovvi per tutti è giustificabile. Ma in bocca ai politici quelli di covid se confusi fanno danno e disorientano (strumentalmente?) la gente. Chi di dovere dovrebbe informarsi meglio”.
Lo ha scritto Massimo Galli del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche Sacco di Milano
“Il tasso di letalità è il rapporto tra morti per una malattia e soggetti affetti dalla stessa malattia, il tasso di mortalità è il tasso tra morti per una malattia e l’insieme della popolazione”.
L’allusione è a Calenda che l’altra sera a Piazzapulita su La7 per attaccare il governo ha fatto riferimento al tasso di mortalità in Germania. Confondendo mortalità con letalità .
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO: “TRUMP PARLAVA SENZA PROVE SCIENTIFICHE, CON BIDEN TRASPARENZA E ONESTA'”
Dopo mesi di fake news e notizie lanciate senza fondamento da Donald Trump sulla cura contro il Coronavirus, Anthony Fauci può finalmente svolgere il suo lavoro a pieno
Il virologo ha parlato dell’esperienza con l’ex presidente Usa Donald Trump e della nuova Amministrazione Biden, dell’impegno alla “completa trasparenza e onestà “.
“L’idea che si possa salire qui, parlare di ciò che si sa, di quello che sono le prove e la scienza – ha detto il virologo nel briefing di ieri alla Casa Bianca – è una sorta di sensazione liberatoria”.
“Posso dirvi che non mi piace affatto trovarmi in una situazione di contraddittorio con il presidente – ha aggiunto – Era ben chiaro che c’erano cose che venivano dette riguardo alcune cose, come l’idrossiclorochina e altre cose del genere, che erano imbarazzanti perchè non basate su prove scientifiche”.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“IDEOLOGIA NEONAZISTA, VOLEVA UNA STRAGE COME A UTOYA”… PERQUISIZIONI IN VARIE CITTA’… ACCUSATO DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE PER DISCRIMINAZIONE RAZZIALE
La polizia ha arrestato un giovane savonese nell’ambito di un’operazione antiterrorismo in ambienti della destra radicale contigui al terrorismo di matrice suprematista. L’indagato — di 22 anni — è accusato di aver costituito un’associazione con finalità di terrorismo nonchè di aver svolto azione di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale aggravata dal negazionismo. Sono in corso anche 12 perquisizioni nei confronti di persone vicine al 22enne nelle città di Genova, Torino, Cagliari, Forlì-Cesena, Palermo, Perugia, Bologna e Cuneo.
L’operazione antiterrorismo della polizia è diretta in particolare ad ambienti della destra radicale contigui al terrorismo di matrice suprematista. L’attività investigativa, diretta dalla procura di Genova, è condotta dalle Digos di Genova e Savona e dal Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione-UCIGOS.
L’inchiesta
Gli investigatori della polizia hanno accertato che il giovane insieme ad altri coetanei, aveva costituito un’organizzazione – denominata “Nuovo Ordine Sociale” – di matrice nazionalsocialista, finalizzata al reclutamento di altri volontari e alla pianificazione di atti estremi e violenti a scopo eversivo. “Nello specifico, tramite piattaforme di messaggistica, l’arrestato, appassionato ed esperto di armi e oggettistica “militaria”, teneva i contatti, diretti o in appositi gruppi, con altri soggetti attestati sulle medesime posizioni ideologiche — si legge in un comunicato della Digos — Ha collaborato con altri sodali alla redazione ed alla successiva diffusione sul web di documenti di chiara matrice neonazista e antisemita nei quali, fra l’altro, si incita apertamente alla rivoluzione violenta contro ‘lo Stato occupato dai sionisti’ ed alla eliminazione fisica degli ebrei”.
Collegamenti ideologici con il suprematismo statunitense: secondo gli inquirenti, il ventiduenne “si è ispirato al sodalizio suprematista statunitense AtomWaffen DIVISION ed alle Waffen-SS naziste. In tale ambito ha creato specifiche chat aventi il fine di svolgere propaganda ed istigazione alla violenza per motivi di discriminazione razziale. In varie conversazioni si è definito quale appartenente alla corrente ‘INCEL’, manifestando profondo astio nei confronti del genere femminile”.
Fra gli obiettivi del giovane figurava anche “il compimento di azioni terroristiche di matrice suprematista analoghe a quelle realizzate nel 2011 e nel 2019 rispettivamente a Utoya (Norvegia) e Christchurch (Nuova Zelanda), la cui esaltazione frequentemente ricorre nelle conversazioni tra i membri del gruppo. In varie chat analizzate erano altresì presenti istigazioni alla commissione di atti di violenza estremi anche sacrificando la propria vita, incoraggiando lo “school shooting” o il “day of the rope”.
(da “il Secolo XIX)
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