Gennaio 24th, 2021 Riccardo Fucile
CASI IN TUTTA ITALIA, INDAGANO LE PROCURE DI MODENA, RAGUSA, REGGIO EMILIA, FORLI’, TRAPANI E PALERMO
Il Nas indaga su 540 dosi somministrate abusivamente a parenti e amici: cinque procure hanno
aperto inchieste sui destinatari delle dosi, tra i quali figurano commercialisti, sindaci, politici, manager, parenti, amici. Lo scrive Repubblica.
Per esempio nel palermitano, su 1.121 vaccinazioni effettuate (dati aggiornati al 21 gennaio) all’Ospedale Madonna dell’Alto di Petralia Sottana ce ne sono 333 sotto inchiesta. E asi simili si registrano lungo tutta la penisola:
Ad oggi i carabinieri del Nucleo Antisofisticazione guidati dal generale Paolo Carra stanno facendo approfondimenti su 540 dosi arbitrariamente erogate in alcuni centri del territorio nazionale.
Le procure di Modena, Ragusa, Reggio Emilia, Forlì, Trapani e Palermo hanno disposto indagini per valutare se, oltre all’inopportunità di superare in lista di attesa i soggetti più esposti al rischio contagio, si possa ravvisare il reato di abuso di ufficio.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2021 Riccardo Fucile
“MA LA FINE DI PUTIN E’ ANCORA LONTANA”
Giancarlo Aragona è arrivato a Mosca da ambasciatore italiano proprio nell’anno in cui Boris Eltsin si dimise da presidente, nominando Vladimir Putin suo successore.
Da allora Putin non ha mai dovuto fare i conti con una vera opposizione, ma l’arresto del suo principale antagonista Alexei Navalny, tornato in Russia dopo cinque mesi di convalescenza in Germania per avvelenamento, ha visto scendere in piazza decine di migliaia di persone in oltre 80 città .
Durante le proteste almeno 2mila persone sono state fermate dalla polizia. «Sono manifestazioni imponenti che lanciano una sfida e che rappresentano un atto di coraggio e trasmettono un inquietante messaggio al Cremlino — commenta Aragona, che è stato presidente dell’Ispi e ha recentemente curato l’edizione di un volume sulla Russia post-sovietica -. Il malessere non è più limitato alle grandi città e si diffonde in qualche misura anche nella Russia “profonda”. C’è un movimento di protesta che si sta allargando in maniera significativa vedendo in Navalny il proprio portabandiera».
Ambasciatore, possiamo dire che con l’arresto di Navalny il Cremlino ha fatto un autogol?
«Sicuramente si è sparato sui piedi, ma è coerente con l’approccio politico del Cremlino. Il segnale che lanciano è che non si piegano davanti a queste sfide. Sapevano benissimo che avrebbero scatenato manifestazioni e possibili sanzioni arrestando Navalny, ma non ritengono di poter mostrare cedimenti. Per questo anche le repressioni delle manifestazioni sono forti. Il segnale è: “Non cediamo alla piazza”».
Dopotutto Navalny non gode di un seguito enorme in Russia.
«Si, però è comunque in grado di mobilitare persone in 80 città , da Mosca all’estremo Oriente. I russi hanno una visione molto realista della storia: pensano che le aperture rappresentino il momento più pericoloso per i regimi, in cui non è più possibile utilizzare gli strumenti “antichi” ma neppure fare un passo troppo lungo in avanti, perchè il rischio sarebbe di rimanere travolti. Inoltre, si mira ad accreditare l’idea che Navalny sia aiutato da forze ostili estere che cercano di indebolire la Russia. C’è un altro elemento poi, la Cina…».
Ovvero?
«Guardando alla Cina nei leader russi sembra consolidarsi l’illusione che si possa coniugare uno straordinario dinamismo economico con uno Stato autoritario, anche se il modello russo non potrebbe seguire quello cinese per le profonde differenze storiche e culturali dei due popoli».
Le autorità russe sostengono che Navalny recluti seguaci tra giovani “problematici“. È così?
«È indiscutibile che le giovani generazioni maturano più rapidamente una crescita della coscienza civile, ma c’è un vasto coinvolgimento di più ampi settori della popolazione che reclama una più genuina partecipazione politica, la fine della corruzione e un sistema economico più dinamico e aperto. La Russia viene spessa dipinta come un Paese dominato da pochi oligarchi. È anche vero, però, che la diffusione delle imprese e dell’attività economica si è allargata e che si sta consolidando una classe media imprenditoriale e professionale in tutto il Paese. Tutto questo inevitabilmente impatterà sulle dinamiche sociali e sulle interrelazioni con il potere».
Le radici delle manifestazioni dunque vanno ricercate nelle ambizioni di questa classe? Hanno una matrice economica?
«La protesta sembra indirizzarsi innanzitutto contro la carenza di democrazia che a sua volta genera corruzione e accaparramento di risorse da parte di una cricca di oligarchi. Questo è un male antico, perchè gli oligarchi sono nati con la fine dell’Unione sovietica, non sono un’invenzione di Putin. Putin, quando è andato al potere, ha puntato in parte su oligarchi diversi: quelli che oggi sono i più influenti non sono gli stessi del primo decennio del post-sovietismo».
Putin è stato rieletto nel marzo del 2020 con il 77% dei voti. È davvero così amato?
«La sua popolarità è genuina, anche se è difficile giudicare se sia quella espressa dalla percentuale dei voti. Putin assicura la stabilità — è il suo slogan peraltro — e i russi hanno il culto della stabilità sociale ed economica. Si avvantaggia anche del fatto che un blocco di potere consistente lo sostiene anche per il proprio tornaconto economico. Ma la sua è una popolarità declinante, un po’ per ragioni fisiologiche, visto che sono oltre 20 anni che Putin è al potere, e un po’ perchè la crescita della società civile russa esige un processo di rinnovamento. Si manifesta quindi un’opposizione crescente nelle piazze attorno a Navalny, ma che mira anche ad esprimersi nelle prove elettorali».
A proposito di elezioni, a settembre si terranno le elezioni legislative. Le manifestazioni di oggi si spegneranno nelle urne?
«Non penso che a breve ci possa essere una modifica sostanziale del contesto politico, anche se è ragionevole immaginare un calo di consensi per Russia Unita [il partito di Putin e di Dimitri Medvedev ndr]. Le manifestazioni avvengono in un momento in cui il futuro costituzionale della Russia è sospeso e le incertezze sulle intenzioni di Putin sono molte. Chi potrebbe prenderne il posto? Come si strutturerebbe una Russa post-putiniana? Tutto ciò porta a pensare che il Cremlino cercherà di mantenere la situazione sotto stretto controllo, finchè non si chiariranno le prospettive della transizione. E per il momento non ci sono ancora segnali che un successore di Putin stia emergendo».
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
NONOSTANTE I DOCUMENTI LI INCHIODINO, FONTANA E LA MORATTI NON AMMETTONO DI AVER CAUSATO UN DANNO DI 600 MILIONI AI LOMBARDI… E LA RETTIFICA LA CHIAMANO “INTEGRAZIONE”
La mesta storia della Lombardia alle prese con la pandemia è “finita” con l’unico epilogo possibile:
la Lombardia ha fatto ricorso contro se stessa.
Sì, perchè pare ormai certo che se la regione governata da Attilio Fontana è stata zona rossa dal 17 gennaio non perchè l’indice rt fosse quello di Manaus, ma perchè in Lombardia hanno fatto male i calcoli.
Insomma, si sono sbagliati. Avrebbero, in pratica, continuato a conteggiare come positivi quelli che dopo tre settimane potevano ritenersi guariti anche senza tampone di controllo.
Ovviamente, la vicenda ha risvolti meravigliosi, perchè preceduta dal ricorso al Tar di Fontana con tanto di dichiarazioni vittimistiche quali “Questa è una punizione, i lombardi sono stati bravi!”.
I lombardi sono stati bravi scolaretti, certo, mentre la Regione non sapeva neppure fare i conti giusti. Quando arriva la risposta del ministero della Salute che fa notare gentilmente a Fontana “avete sbagliato i numeri”, Fontana e la Moratti saltano sulla sedia. “Ma come vi permettete, sappiamo tutte le tabelline fino a quella del sette!”.
Insomma, dicono che non hanno sbagliato proprio un bel niente. A quel punto, Roberto Speranza, uno che ha la faccia di quello che s’è incazzato l’ultima volta quando gli si è macchiato con la Coca Cola il vestito della prima comunione, si incazza.
«La relazione dell’Istituto superiore di Sanità è chiarissima. La Regione Lombardia, avendo trasmesso dati errati, ha successivamente rettificato i dati propedeutici al calcolo del Rt e questo ha consentito una nuova classificazione» ha detto. «Senza l’ammissione di questo sbaglio non sarebbe stato possibile riportare la Lombardia in zona arancione» ha continuato Speranza, «questa è la semplice verità . Il resto sono polemiche senza senso che non fanno bene a nessuno. Soprattutto a chi le fa».
Allora Fontana, non potendo più scaricare gli errori su Gallera e se prova a farlo con la Moratti si ritrova a fare l’oss in una rsa, dice che non si tratta di rettifiche, ma di “aggiornamenti”.
In pratica hanno aggiornato il ministero sul fatto che avevano mandato i numeri sbagliati.
Dunque, quelli che pensavano di dare la precedenza dei vaccini alle regioni più produttive, probabilmente avrebbero sbagliato i conti del pil e l’Abruzzo sarebbe stato vaccinato prima della Lombardia.
Li avevamo criticati senza valutarlo. Fatto sta che se questa ricostruzione sarà confermata definitivamente, il problema per la Lega è serio: il partito sostenitore dell’#ioapro grazie soprattutto all’endorsement di Matteo Salvini, il partito dalla parte degli imprenditori vittime dei dpcm del governo, ha danneggiato gli imprenditori per via di un errore gravissimo e grossolano.
Un errore dovuto proprio all’incapacità in Lombardia di monitorare i contagi e i cittadini che sono rimasti (contagiati) a casa per le quarantene. Le conseguenze dell’incapacità ormai endemica della regione e di Ats nel vigilare sui singoli, ha portato non solo ai disastri della prima ondata che sono costati morti e contagi, ma anche a un danno economico difficilmente quantificabile in questa seconda ondata.
Una settimana di zona rossa in più nel periodo dei saldi sarebbe infatti costata 600 milioni di euro ai negozianti. Che ora dovrebbero prendersela proprio con chi chiedeva al governo di aprire, mentre era colpevole della chiusura. Con chi voleva tutelarli mentre li danneggiava. Con chi faceva ricorso al Tar mentre in realtà faceva ricorso a se stesso.
(da TPI)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
CHI SI SMARCA DAI SOVRANISTI DIVENTA BERSAGLIO DELL’ODIO
Vittima di pesanti insulti sui social Renata Polverini ha detto basta. E ha deciso di sporgere
denuncia.
Lo annuncia lei stessa sul suo profilo Facebook : “Stamattina dopo la mia corsa mattutina e preso il caffè vi auguro una buona giornata. Vorrei anche comunicarvi che, dopo una settimana in cui ho letto solo alcuni degli insulti che ho ricevuto, ho deciso di recarmi presso il posto di polizia della Camera dei deputati per sporgere denuncia rispetto ai contenuti che nulla hanno a che fare con la critica politica. Tra i commenti oltre a minacce di morte o percosse fisiche sono stata appellata con parole inaccettabili come Puttana, Troia, Zoccola, Prostituta, Ladra ecc… E chi più ne ha più ne metta”.
“Molti- continua – li ho cancellati perchè erano talmente violenti che ho ritenuto di non farli leggere alle persone che accedevano ai miei profili. Come avete avuto modo di verificare, i miei profili sono tutti aperti mentre ho constatato che molti di coloro che infangano o non hanno la foto e quindi si nascondono o hanno i profili privati e quindi non si può accedere. Ma del resto che cosa ti puoi aspettare?”, conclude la deputata.
Polverini la scorsa settimana a Montecitorio ha votato a sorpresa la fiducia al governo Conte. Per questo è stata espulsa da Forza Italia e proprio ieri ha formalizzato il suo passaggio a Centro democratico, la formazione di Bruno Tabacci.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
HA CERCATO DI SOSTITUIRE IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA NEL TENTATIVO DI COSTRINGERE LE AUTORITA’ DELLA GEORGIA A RIBALTARE IL VOTO POPOLARE
Ha gridato ai più svariati scandali quando ha cercato lui per primo di organizzare il più grosso. Negli ultimi giorni della sua Presidenza, Donald Trump avrebbe tentato di sostituire il ministro della Giustizia ad interim Jeffrey A. Rosen (subentrato dopo le dimissioni di William Barr) per poter manovrare liberamente il ministero nel tentativo di costringere le autorità della Georgia a ribaltare a suo favore il risultato elettorale.
La lunga ricostruzione che si basa sulle testimonianze di quattro ex funzionari dell’Amministrazione Trump.
Nel suo piano, il presidente Usa uscente poteva contare sull’aiuto di un funzionario del dipartimento, Jeffrey Clark, che si era schierato al fianco di Trump nel sostenere le accuse di brogli elettorali lanciate dal presidente, al contrario di quanto fatto da Rosen.
Il piano di Trump, secondo la ricostruzione del Nyt, consisteva proprio nel sostituire Rosen con Clark. Il piano sarebbe fallito di fronte alla minaccia di dimissioni di massa dei vertici del ministero.
Le pressioni esercitate senza successo da Trump su Rosen, riporta il Nyt, avrebbero riguardato anche la nomina di una serie di procuratori speciali per indagare sui presunti brogli elettorali.
(da Globalist)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
CONFCOMMERCIO LOMBARDIA: “SIAMO SENZA PAROLE, INAMMISSIBILE UN ERRORE DEL GENERE”
Commercianti, associazioni di categoria e anche i sindaci si preparano a presentare il conto al Pirellone.
Il pasticcio della Lombardia sui dati comunicati all’Istituto Superiore di Sanità che hanno costretto negozianti e cittadini lombardi a una settimana di zona rossa rischia di trasformarsi in una class action contro i vertici della Regione.
Nonostante il presidente Attilio Fontana continui ad addossare la colpa ai calcoli effettuati a Roma, i verbali della cabina di regia parlano chiaro riguardo alla richiesta di “rettifica” arrivati dai tecnici lombardi.
E così in Lombardia monta la rabbia per la serrata totale alla quale sono state costretti 10 milioni di abitanti. Una contestazione trasversale, che coinvolge anche i sindaci di centrosinistra di Bergamo e Varese.
Il fuoco di fila è stato aperto da Confcommercio Lombardia: “Noi siamo veramente senza parole”, ha detto il presidente Gianni Rebecchi. Tanto che l’associazione, per il danno subito dai commercianti questa settimana, sta meditando di avviare una class action: “Per tutta la regione, anche in considerazione del periodo di saldi, stimiamo circa 600 milioni di volume d’affari perso dai negozi”, spiega all’Adnkronos.
“E adesso, dopo undici mesi di sacrifici, arriviamo a scoprire che ci sono stati errori di calcolo. Questo danno chi lo paga?”, si chiede Rebecchi.
Visto che il sacrificio economico lo stanno pagando solo alcune categorie, le vie legali non sono da escludere: “Stiamo aspettando tutta la documentazione per fare chiarezza, ma questo è un caso dove ci sono tutti i presupposti per far partire una class action contro i soggetti che hanno provocato un danno di questo tipo”.
La situazione economica, argomenta, “è ormai drammatica, più della metà dell’occupazione persa nel 2021 lo sarà nel settore che rappresentiamo”.
l ricorso alla causa civile viene caldeggiato anche dai sindaci di Bergamo e Varese, Giorgio Gori e Davide Galimberti, alla guida di due giunte di centrosinistra. “Credo che le categorie penalizzare potrebbero avviare una class action per il risarcimento del danno”, sottolinea Gori. “Questa notte non sono riuscito a dormire, sono sincero. E penso che come me tanti commercianti, genitori, imprenditori”, rimarca sui social il sindaco di Varese.
“Le imbarazzanti notizie che si susseguono da ieri sul tema dei conteggi dei positivi nella nostra Regione — dice ancora Galimberti — sono un colpo durissimo, perchè denotano principalmente una confusione che dopo un anno di pandemia non è più accettabile”.
Galimberti ritiene quindi che “una prima azione concreta possa essere una class action per tutelare e risarcire aziende, commercianti, famiglie e studenti che hanno subito ulteriori danni da questa confusione tra zona rossa che invece doveva essere arancione”. Una iniziativa “contro i responsabili di questo errore che come Comune di Varese sosterremo in prima linea dopo averne parlato con tutte le associazioni di categoria e dei consumatori”.
Gli avvocati Francesco Borasi e Angelo Leone hanno già raccolto le adesioni per la maxi-causa di tre associazioni e una ventina di commercianti: “Ci siamo attivati per chiedere i documenti alla Regione — spiega Borasi — ai fini della richiesta di risarcimento” dovuto al presunto errore di calcolo dell’indice Rt. La chiusura della Regione in zona rossa ha “creato danni” che “si sono aggiunti ad una situazione già disastrosa, decretando in molti casi la chiusura di tante attività con gravissime conseguenza per lavoratori e famiglie”.
Da quanto si è saputo i due legali, oltre ad aver già mosso i primi passi raccogliere, per la legge sulla trasparenza, dal Pirellone i documenti inviati a Roma all’Istituto Superiore di Sanità , in base ai quali la Lombardia è stata inserita erroneamente in zona rossa da domenica scorsa, hanno scritto anche alla Procura di Milano, all’aggiunto Maurizio Romanelli, per informarlo della class action: al momento sul caso non risulta aperto alcun fascicolo quanto meno ‘esplorativo’.
I commercianti e gli imprenditori, in gran parte milanesi, che stanno aderendo alla class action stanno invece conteggiando i danni che ritengono di aver subito, per poi presentare in ‘conto’, nella maxi-causa civile che verrà avviata davanti al Tribunale del capoluogo lombardo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
“CHI HA SBAGLIATO SUI DATI RT DEVE PAGARE”: SE VALEVA PER IL GOVERNO, ORA CHE E’ APPURATA LA RESPONSABILITA’ DELLA REGIONE LOMBARDIA E’ FONTANA CHE DEVE PAGARE
Prima o poi doveva accadere: il boomerang lanciato contro il governo, l’Istituto Superiore di Sanità
e il Ministero della Salute è tornato indietro e ha colpito in pieno il leader della Lega che ora, per coerenza, dovrebbe proseguire nella sua richiesta di dimissioni nei confronti di Attilio Fontana.
Dopo un lungo tira e molla, infatti, la verità sui dati sbagliati dell’indice RT Lombardia è venuta a galla.
L’errore, come confermato da documenti ufficiali, è partito dagli uffici tecnici della stessa Regione che poi, in data 20 gennaio, ha inviato una rettifica con numeri più veritieri. Insomma, la Lombardia è stata zona rossa per una settimana (con annesse chiusure e problematiche economiche) a causa di un errore del Pirellone.
A confermare questa tesi è stato l’Istituto Superiore di Sanità . Il tutto è contenuto all’interno di una comunicazione anticipata in esclusiva da TPI. Nel documento, datato venerdì 22 gennaio 2021, infatti, si fa riferimento alla rettifica inviata dai tecnici della Regione in data 20 gennaio (quindi mentre già si era in zona rossa), con annessa modifica dei dati dell’indice RT Lombardia.ù
L’errore è stato, come si può notare dalla tabella, nel conteggio dei sintomatici e asintomatici (uno dei parametri-base per la classificazione di una Regione all’interno dei tre colori).
Nel primo rilevamento inviato, quello che ha fatto scattare la zona rossa da domenica 17 gennaio), il numero di asintomatici presenti sul territorio regionale risultava essere di 419.362.
Nel documento con la rettifica, inviato il 20 gennaio (e che porterà la Lombardia in zona arancione a partire da domenica 24 gennaio), risultano inferiori per quasi 5mila unità . Un dato che ha condizionato anche tutti gli altri valori.
Ma torniamo al leader della Lega che, nel pomeriggio di ieri, ha twittato polemicamente su questa vicenda.
Viste le evidenze, ora, ci aspettiamo che Matteo Salvini prosegua nella sua battaglia: chi ha sbagliato paghi, chiesa scusa e ripari al danno causato. Ma è lui ad avere il numero di telefono di Attilio Fontana, quindi immaginiamo (perchè siamo certi della sua coerenza confermata in più occasioni) che gli avrà già scritto per chiedergli di dimettersi.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
LEI PUBBLICA SU INSTAGRAM LE MINACCE RICEVUTE: “PER ME CONTANO I MESSAGGI DI STIMA E AFFETTO CHE RICEVO”
Purtroppo, con rassegnazione, si può dire che la situazione era inevitabile. Perchè i social sono, ogni giorno di più, un vero e proprio sfogatoio per chi pensa di poter insultare e minacciare chicchessia senza pagare le conseguenza.
Un triste clichè a cui, purtroppo, siamo abituati. L’ultima a finire nel mirino degli haters da tastiera è stata la senatrice Mariarosaria Rossi, balzata agli onori della cronaca politica per aver votato la fiducia al governo Conte opponendosi, di fatto, alla linea tracciata da Forza Italia in Parlamento nelle giornate di martedì e mercoledì scorso.
A denunciare i messaggi di minacce e insulti ricevuti è stata la stessa senatrice (ormai ex Forza Italia dopo la cacciata arrivata subito dopo il voto di fiducia di mercoledì 20 gennaio) attraverso le sue Instagram Stories.
«Ti auguro tutti i tipi di malattie possibili e immaginabili — si legge nel messaggio pubblicato dalla senatrice sul suo profilo Instagram — a te e i tuoi cari. E fai attenzione quando attraversi la strada che le macchine corrono».
«Ricevo insulti e minacce da giorni ma quello che davvero conta sono tutti quei messaggi di stima, di affetto e di sostegno ad andare avanti — ha commentato Mariarosaria Rossi -. Siete la mia forza».
E i toni dei messaggi ricevuti negli ultimi giorni sono sulla stessa falsariga di quanto pubblicato tra le sue Instagram Stories. La maggior parte si trovano tra i commenti della sua ultima foto pubblicata sul social (il 1° gennaio scorso).
La senatrice è ritenuta responsabile (non nel significato tanto caro al governo Conte) di aver mantenuto in vita l’esecutivo grazie al suo voto di fiducia di mercoledì scorso a Palazzo Madama. E questo ha scatenato l’atavico, inevitabile (purtroppo) e insostenibile odio che sui social trova, sempre più, la valvola di sfogo.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
CORTEO VERSO LA LUBYANKA, COVO DELL’EX KGB, OGGI FSB… NAVALNJY DAL CARCERE: “SAPPIATE CHE NON HO INTENZIONE DI SUICIDARMI, NEL CASO QUALCUNO MI VOLESSE FAR TROVARE IMPICCATO ALLE FINESTRE”
“Siamo orgogliosi di voi. Siamo moltissimi. Vogliamo felicità per il nostro Paese e stiamo manifestando pacificamente per la nostra libertà e per quella di Navalny”, si legge nel messaggio diffuso dal canale Telegram di Navalny che da stamattina pubblica i video delle diverse manifestazioni in diverse parti del Paese, da Vladivostok a Mosca e San Pietroburgo.
40 mila in piazza a Mosca, fermati anche ragazzini
A Mosca e San Pietroburgo gli arresti sono cominciati ancora prima dell’avvio della manifestazione alle 14 (ora locale, le 12 in Italia). Nella capitale, piazza Pushkin, area destinata alla manifestazione secondo gli annunci, è circondata da barricate, come altre zone della capitale, nelle aree dello shopping e nelle strade principali. Altri agenti sono stati collocati nella piazza Rossa. Tra i fermati molti portavano cartelli con scritto “Io non ho paura”, citazione dello stesso Navalny e diventata uno degli slogan della giornata di protesta di oggi. Un giornalista dell’ANSA sul posto è stato tra l’altro testimone del fermo di un ragazzino di circa 12 anni.
Nonostante la massiccia presenza di polizia e i blocchi lungo le principali arterie di Mosca, i manifestanti continuano a raggiungere piazza Pushkin a Mosca per la protesta contro l’arresto di Navalny. Megafoni ordinano ai presenti di disperdere la manifestazione non autorizzata.
Un gruppo si sta dirigendo verso il quartier generale dell’FSB, i servizi di sicurezza interni eredi del KGB, situato sulla Lubyanka. I manifestanti urlano lo slogan “Russia senza Putin”. ù
Il messaggio di Navalnyj dal carcere: “Non mi suiciderò”
I collaboratori di Navalnyj rimasti in libertà hanno intanto pubblicato un suo videomessaggio dalla prigione di custodia cautelare, registrato, a quanto pare, tra il 20 e il 21 gennaio. Già sopravvissuto a un tentato avvelenato da Novichok e detenuto a Matrosskaja Tishina, la prigione dove nel 2009 morì l’avvocato Serghej Magnitskij che aveva indagato su una frode su vasta scale che coinvolgeva,
Navalnyj ha ringraziato il pubblico della video-inchiesta sul “palazzo di Putin”, espresso il suo rispetto per i giovani che fino a ieri avevano fatto guadagnare oltre 22 milioni di visualizzazioni agli hashtag #NavalnyjLibero e #23gennaio su Tik Tok.
E ha infine messo anche in guardia da una sua “scomparsa” prematura. “Giusto in caso: non sto pianificando di impiccarmi alle finestre o di tagliarmi le vene o la gola con un cucchiaio affilato. Uso le scale con molta cautela e mi prendono la pressione ogni giorno perciò un improvviso infarto è da escludere. Sono in uno stato psicologico ed emotivo stabile”, ha scritto su Instagram.
(da agenzie)
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