Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile
IL PRIMARIO DI TOR VERGATA ANDREONI: “NON ESISTE EDUCAZIONE CIVICA E SENSO DELLA COMUNITA’ NEANCHE DI FRONTE A UNA PANDEMIA”
I festeggiamenti per lo scudetto dell’Inter, con folle riversate in strade e piazze senza rispetto per le norme anti-Covid, sono stati “un errore gravissimo che certamente costerà qualche vita umana. Così diamo il peso di quello che è accaduto”.
Lo dichiara ad ‘Agorà’ su Rai3 Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma.
“Che in quell’assembramento ci sia stata un’ulteriore diffusione del virus, è cosa certa – spiega l’esperto – Abbracciarsi, urlare, cantare e via dicendo sono tutti sistemi validi per far esplodere il virus, visto che si è parlato di ‘bomba biologica’” anche già con la partita Atalanta-Valencia che si giocò a Bergamo il 19 febbraio 2020. E se è vero che gli assembramenti sono stati all’aperto, “quando si sta così in una calca, abbracciati, cantando e urlando, ovviamente anche all’aperto la trasmissione è quasi certa”, precisa Andreoni.
“Potremmo iniziare a vedere un incremento dei casi tra 2-3 settimane – stima l’infettivologo – Poi abbiamo capito che i casi più gravi li vedremo tra 4-5 settimane e gli eventuali decessi tra 4-6 settimane. Questo è il tempo che ci vorrà per capire quello che realmente è accaduto”.
Andreoni ha poi spiegato: Un lockdown di 24 ore, nell’ultimo giorno di campionato, il 23 maggio, in prospettiva dello scudetto? Ripensando agli affollamenti dei tifosi dell’Inter domenica scorsa in piazza Duomo e altri punti di Milano per l’imminente vittoria del campionato, “forse un lockdown avrebbe almeno mitigato”.
E aggiunge: “A me viene una parola: rassegnazione – riflette l’esperto – In Italia ogni volta che vediamo dei fenomeni diciamo che non si può fare nulla. E’ molto difficile governare queste cose che rispecchiano il fatto che non esiste l’educazione civica e il senso della comunità neanche di fronte a un’epidemia così mortale come questa. Ognuno dovrebbe avere il peso di questo”.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile
A PARTE CHE SEMMAI LA RESPONSABILITA’ E’ DEL QUESTORE E NON DEL SINDACO, LA LEGHISTA (CON LA MASCHERINA DELL’INTER) PROVA A GIUSTIFICARSI: “PASSAVO PER CASO”
Ricordate la scena di ‘Tre uomini e una gamba’ quando Aldo, nelle vesti di Ajeje
Brazof, prova a giustificarsi davanti a un controllore sul tram dicendo: “Io neanche ci volevo salire, mi ci hanno tirato su con la forza”.
Ecco, un qualcosa di simile è avvenuta a Milano, in pieno centro, domenica pomeriggio.
Era il giorno della festa scudetto dei tifosi dell’Inter che hanno invaso Piazza Duomo per celebrare la conquista del titolo. Una folla che ha provocato molte polemiche per via dell’emergenza sanitaria. Molti di loro, infatti, erano privi di mascherina e non hanno mantenuto il distanziamento sociale.
Salvini ha attaccato Beppe Sala per non aver organizzato un evento per evitare assembramenti, ma tra le persone in piazza c’era anche la leghista Silvia Sardone.
Perché è stata citata quella scena cult di Aldo, Giovanni e Giacomo? Perché ricorda molto da vicino la giustificazione data dalla consigliere leghista a Palazzo Marino (nonché eurodeputata del Carroccio). Intervistata da La Stampa, infatti, ha detto:
“Ero lì per altri motivi. Ero alla Rinascente perché dovevo comperare un vestito perché a luglio sono stata invitata a un matrimonio. A un certo punto mi sono arrivati i messaggini dei miei amici che mi dicevano che erano in Duomo a festeggiare lo scudetto. Mi sono affacciata, li ho salutati e sono andata a piedi verso Cairoli. Ma quando sono passata io non c’era tutto quell’assembramento, la partita era finita da un pezzo”.
Ed era lì, di passaggio per fare altro, proprio indossando la mascherina nerazzurra. Come si evince anche dal selfie pubblicato su Instagram in quei momenti di festeggiamenti.
Insomma, la casualità ha voluto che lei fosse lì in quel momento. Con quella mascherina. Il tutto mentre Salvini attaccava Beppe Sala per non aver “organizzato” i festeggiamenti (prevedibili) dei tifosi dell’Inter.
(da NextQuotidiano”)
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Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile
ERA MAMMA DI UN BAMBINO DI 5 ANNI LA GIOVANE MORTA IN UNA FABBRICA DI MONTEMURLO
Si chiamava Luana D’Orazio ed era una mamma: è morta sul lavoro intrappolata in un macchinario
L’incidente a Luana D’Orazio è avvenuto alle dieci di ieri: la ragazza stava lavorando a un orditoio quando è rimasta agganciata al rullo, finendo intrappolata nel macchinario. Il Corriere Fiorentino racconta la dinamica dell’incidente:
Secondo una prima ricostruzione, la giovane, madre di un bambino di 5 anni, e residente coni i suoi genitori nel Comune di Pistoia, sarebbe rimasta impigliata nel rullo dell’orditoio, grande attrezzo meccanico protagonista di una delle fasi di lavorazione del filato, un meccanismo che produce l’ordito in modo che possa essere montato su un telaio da tessitura. Al momento dell’incidente, accanto alla giovane c’era un collega girato di spalle alla sua postazione: quando si è voltato ha visto ciò che era appena accaduto, ma ha riferito di non aver udito grida di aiuto. I tecnici del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana centro hanno sequestrato l’area del macchinario perla verifica dei dispositivi di sicurezza. La salma della giovane invece è stata trasferita all’obitorio di Pistoia per l’autopsia disposta dal sostituto procuratore di Prato Carolina Dini.
Giunto sul posto il medico del 118 non ha potuto fare altro che constatare il decesso di Luana D’Orazio. Sul posto anche il magistrato di turno, i carabinieri della tenenza di Montemurlo ed il personale Asl per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il macchinario presso il quale è avvenuto l’incidente è stato posto sotto sequestro per consentire di effettuare tutti i necessari accertamenti. La squadra dei vigili del fuoco intervenuta ha provveduto al recupero del corpo dopo che il pubblico ministero ha dato il nulla osta.
(da agenzie)
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Maggio 4th, 2021 Riccardo Fucile
LA PROTESTA A PRATO COPO L’INCIDENTE MORTALE DELL’OPERAIA TESSILE DI 22 ANNI…. E’ IL SECONDO CASO IN TRE MESI, VITTIME GIOVANISSIME
Il giorno dopo la morte di Luana D’Orazio, l’operaia 22enne risucchiata da un
macchinario dell’azienda tessile Orditura Luana in provincia di Prato, sono la rabbia e la voglia di verità a prendere il sopravvento.
I sindacati – Cgil, Cisl e Uil – denunciano in una nota come esistano ancora luoghi di lavoro lontani dagli standard di sicurezza previsti.
“La tragedia è il secondo incidente mortale sul lavoro nella nostra zona dall’inizio dell’anno. Il secondo che ha come vittime lavoratori giovanissimi”, scrivono i sindacati che stanno organizzando “una forte azione di mobilitazione” per venerdì, probabilmente davanti alla prefettura di Prato.
Il riferimento è alla sorte di Sabri Jaballah, il pratese di origini tunisine che tre mesi fa, il 2 febbraio scorso, è morto in un’azienda tessile di Montale, schiacciato da una pressa. Anche lui aveva 22 anni.
“Ancor oggi — è l’amara considerazione dei sindacalisti pratesi — si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza”.
Ieri, sul luogo della tragedia, ispettori del lavoro della Asl hanno effettuato i controlli per ricostruire le dinamiche esatte dell’incidente. Il macchinario e l’area circostante sono stati posti sotto sequestro per la verifica dei dispositivi di sicurezza. La salma della giovane invece è stata trasferita all’obitorio di Pistoia per l’autopsia disposta dal sostituto procuratore di Prato Carolina Dini.
Un ennesimo e atroce incidente sul lavoro ha spezzato una giovane vita, “un dramma che sconvolge e lascia sgomenti.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL SINDACATO DI POLIZIA: “IN ITALIA AGGREDIRE UN AGENTE E’ ORMAI UNO SPORT”
Una vicenda molto spiacevole e grave è accaduta a Vercelli. Una poliziotta in servizio è stata picchiata durante dei normali controlli anti-Covid.
”Una collega in servizio di volante a Vercelli è stata presa a calci e pugni da una donna durante un servizio per il contenimento dell’emergenza Covid. Un colpo l’ha raggiunta vicinissimo a un occhio e lei se l’è vista molto brutta. L’esagitata che l’ha aggredita è stata arrestata, ma quale concreta punizione possiamo aspettarci per lei?”.
Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, commentando quanto avvenuto a Vercelli ieri sera, quando una volante è intervenuta a piazza Cavour, davanti a un bar, dove diverse persone, assembrate, stavano protestando con forza per i controlli effettuati dalla polizia locale e da altri colleghi
Nel gruppo anche una donna che incitava tutti a ribellarsi ai controlli e che ha reagito al tentativo di identificarla inveendo, scagliandosi contro i poliziotti, e in particolare colpendo con pugni e calci una agente donna.
Quando quest’ultima è stata raggiunta all’altezza del cinturone da un calcio che le ha fatto cadere la radio di servizio, si è chinata per raccoglierla e, a quel punto, ha ricevuto un altro calcio, stavolta in faccia all’altezza dello zigomo. La poliziotta è stata affidata alle cure del caso, un minimo di una settimana la prognosi per lei.
”Il lavoro del poliziotto – incalza Mazzetti – è sempre stato complicato e difficile, ma gli atteggiamenti di violenza diffusa, certamente resi ancor più arroganti da un vergognoso senso di impunità, sono ormai tanti e tali da rendere veramente un’impresa ardua finire la giornata senza grane, senza danni, senza incidenti di ogni genere.
Quello della collega presa a pugni e calci a Vercelli, cui manifestiamo la più totale solidarietà e auguriamo una prontissima guarigione, è solo l’ultimo episodio che conferma questo triste assunto: nel nostro paese aggredire gli appartenenti alle forze dell’ordine è praticamente ormai uno sport.
In pratica non esiste una risposta del sistema adeguata a certi atteggiamenti che, oltre a mettere a rischio l’incolumità degli operatori, calpestano la dignità loro e delle istituzioni che rappresentano”
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DELLA GIORNALISTA ELISA SERAFINI, EX ASSESSORE ALLA CULTURA DEL COMUNE DI GENOVA (DI CENTRODESTRA)
Tra gli episodi omotransfobici di esponenti della politica citati da Fedez sul palco del concertone del Primo Maggio, ce n’è uno che mi ha vista come vittima e che mai avrei pensato potesse raggiungere una visibilità nazionale.
Fedez ha infatti raccontato il caso della candidata della Lega Giuliana Livigni, che aveva parlato dell’esistenza di “iniezioni per far diventare i bambini gay”. La persona che avrebbe fatto quelle iniezioni ero io. Ma per capire la vicenda serve fare un passo indietro.
Nel 2017 ero candidata in una lista civica al Consiglio comunale di Genova. Sostenevo i diritti per le persone LGBTI+ e questo aveva creato molti malumori tra ambienti conservatori e ultra-religiosi della città.
Dopo azioni di dossieraggi, intimidazioni, telefonate minatorie, una candidata della Lega (e del movimento Le Manif Pour Tous), aveva iniziato a raccontare di mie presunte inoculazioni di iniezioni a bambini che avrebbero avuto l’obiettivo di farli diventare omosessuali.
Un racconto “fantasy”, come lo ha definito lo stesso Fedez, ma che in realtà aveva avuto una certa capacità di convincere numerosi cittadini che ci fosse qualcosa che non andava nella mia figura di candidata.
La campagna diffamatoria era stata spietata: oltre a questa accusa, erano stati inviati dossier ai giornali con trascrizione di tutti i miei interventi in conferenze su temi LGBTI (risultati poi molto utili come archivio) e persino tentativi da parte della Curia e di esponenti del Vaticano di impedire la mia nomina ad assessore, nonostante avessi preso oltre 800 preferenze.
La vicenda è stata sì fantasy e surreale, ma anche dolorosa e sconvolgente perché la diffamazione è una forza difficile da fermare, soprattutto quando alle spalle non hai un partito o una protezione politica.
Dopo qualche settimana querelai la candidata, destinando il risarcimento ad Arcigay Genova con l’obiettivo di costruire campagne e azioni di sensibilizzazione contro l’omotransfobia.
Fu per me l’unico modo possibile per dare un senso ad un episodio che senso non aveva, e che venne raccontato esclusivamente dall’edizione locale di Repubblica.
Dopo un anno scelsi di dimettermi dall’incarico perché in contrasto con indirizzi dei vertici locali su spesa pubblica e diritti civili, lo raccontai in un esposto e nel libro di denuncia “Fuori dal Comune”, insieme ad altri episodi di illegalità locale.
La vicenda dei vaccini gay non è una storia di politica locale: come dimostrano i fatti sintetizzati da Fedez, esiste un pattern di messaggi, di culture, e di azioni politiche che hanno l’obiettivo di screditare le istanze a favore dei diritti civili.
Un pattern che rivediamo rappresentato da una parte della nostra società e, purtroppo, da una parte della nostra classe politica. Messaggi come quello di Fedez servono per rendere visibili storie invisibili, per dare coraggio a chi ha paura a denunciare, a farlo e basta. Perché, anche se passa il tempo, e bisogna aspettare con pazienza, la verità arriva. E spesso, anche la giustizia.
(da TPI)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
E CONCLUDE: “CHI CHIAMA LA POLIZIA E’ UN VERME”… DICONO LA STESSA COSA I MAFIOSI, EVVIVA IL SOVRANISMO DELL’OMERTA’
Francesca Donato è un’eurodeputata della Lega. E non è nuova ad uscite social piuttosto discutibili. Ora, secondo lei, chi denuncia le feste contro le regole anti covid è simile a chi faceva scoprire gli ebrei nascosti durante il nazismo
Chissà cosa avrà da dire al riguardo Alessandro Gassmann che sui social aveva rivendicato il suo diritto di non “lasciare perdere”. La leghista ha pubblicato un tweet che dice: “Quelli che oggi denunciano i vicini che “festeggiano abusivamente”, nel ventennio avrebbero chiamato i nazisti per denunciare chi nascondeva gli Ebrei. Questo è il loro livello etico e morale. Vermi”.
La Donato si riferisce al weekend passato che complice la festa del primo maggio, la primavera e le zone gialle è diventato l’occasione per molti per trasgredire le regole, e per altri di denunciarli: party clandestini, riunioni in bedeì & breakfast, assembramenti per lo scudetto. Gli italiani non hanno in tanti casi dato prova di buon senso e le multe sono state tante, come racconta il Corriere:
Il primo weekend in zona gialla per molte regioni ha fatto segnare un’impennata di controlli — il Primo maggio oltre 93 mila persone identificate e quasi duemila multe, il doppio del giorno precedente — come anche di «spiate» da parte di vicini di casa stufi di schiamazzi e rumori molesti. Chiamate al 112 che hanno comportato contravvenzioni e, in certi casi, denunce nei confronti di chi aveva organizzato le feste clandestine, non solo nella propria abitazione, ma anche in B&B e affittacamere. Ormai una moda, con controlli incrociati delle forze dell’ordine anche sui proprietari degli immobili e le agenzie che li affittano per verificare la regolarità dei contratti e il rispetto delle regole condominiali, oltre che di quelle anticontagi
Certamente due situazioni, quella in cui il vicino chiama il 113 per denunciare gli schiamazzi e quella in cui i delatori mandavano nei campi di concentramento gli ebrei, che non si somigliano neanche un po’.
Ma non per la Donato che del resto anche in passato aveva fatto paragoni azzardati. Come quello tra chi difende l’utilità e l’importanza delle vaccinazioni, in base a dati scientifici, e quei medici che torturavano gli ebrei nei campi di concentramento
(da NextQuotidiano)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
PRIMA LE ACCUSE PREVENTIVE, POI L’ATTACCO E INFINE IL TENTATIVO DI PACE
Il percorso è in linea con la storia della Lega. All’inizio era tutto un “Prima il Veneto”; poi è diventato un “Prima la Padania”, seguito da “Prima il Nord”. Alla fine, per uno scopo meramente elettorale, tutti questi slogan hanno esteso i propri confini arrivando a quel famoso “Prima gli italiani”, motto che ha condizionato e condiziona tutt’ora la dialettica del nuovo Carroccio.
Questo metodo, a grandi linee, è stato portato avanti da Matteo Salvini anche nella gestione del “caso Fedez”: prima le accuse preventive, poi l’attacco al “baffo sul cappello” del rapper sul palco del Primo Maggio. Alla fine il tentativo di “pace” come se nulla fosse accaduto e come se le bufale narrate nei confronti del ddl Zan da molti esponenti della Lega non fossero mai state pronunciate.
Quel che è accaduto sabato sera sul palco del concerto del Primo Maggio è cosa nota, ormai a tutti. Fedez ha letto alcune (neanche tutte) le dichiarazioni fatte da alcuni esponenti (anche ex) del Carroccio sull’omosessualità.
Parole intrise di odio omofobo e sottolineate sotto la pioggia della capitale. Un discorso che ha posto l’accento su un tema di stretta attualità: l’esigenza di una norma che inserisca delle aggravanti (a livello di codice penale) per chi si macchia di reati di omotransfobia, misoginia e abilismo. Parole che, ancor prima dell’evento, erano state messe sotto la lente d’ingrandimento dai vertici di RaiTre e dagli organizzatori del Concertone, con tutte le polemiche che ne sono conseguite.
A guidare le fila delle “proteste” è stato Matteo Salvini che ancor prima dell’esibizione aveva parlato di un cantante che avrebbe portato sul palco argomenti che nulla avevano a che vedere con la Festa dei lavoratori. Insomma, il riferimento era proprio Fedez. Un attacco preventivo seguito da un altro post che è ancora presente su Instagram.
In origine, però, questa stessa foto (con lo stesso commento) – , come riporta il Corriere della Sera – era stata postata anche su Facebook. Tantissimi i commenti avversi e poi il primo passo indietro: l’immagine è stata cancellata dalla pagina Fb del leader del Carroccio. Ed è così che è iniziata l’inversione di rotta del leghista.
Armiamoci e… partite
Dopo aver armato le frotte di commentatori social, il “Capitano” ha abbandonato la barca. Dapprima accusando la sinistra di essersela “cantata e suonata” perché il tentativo di “censura” a Fedez sarebbe stata portata avanti da un a rete tradizionalmente di sinistra. Insomma, la Lega non avrebbe alcun ruolo in tutta la vicenda. Poi, l’invito a una discussione davanti a un caffè per parlare con serenità del ddl Zan. Ma le mozioni che portano Salvini a contestare il disegno di legge sono fuori luogo e anche Barbara D’Urso, durante la sua intervista andata in onda a Domenica Live, ha sottolineato come molte delle considerazioni fatte dal senatore siano sbagliate.
E per capirlo, forse, non serviva una trasmissione della domenica pomeriggio, visto che il testo del ddl Zan è presente sui canali istituzionali. Ma ben vengano anche le bufale smentite in diretta televisiva.
(da NextQuotidiano)
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Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile
PREGLIASCO: “IMPATTO DA META’ MAGGIO IN POI”…. LOCATELLI: “COSI’ NON SI ONORANO I MORTI”
Non si placano le polemiche sugli assembramenti che si sono verificati durante
i festeggiamenti dello scorso weekend, nel centro di Milano, per il 19esimo scudetto conquistato dall’Inter.
Ad intervenire sulla questione sono stati anche i virologi. ”É stata una manifestazione che, in quei termini, non aveva senso. Mi dispiace perché coinvolge le persone con le quali condivido una passione. Ma la passione andava espressa diversamente” ha dichiarato Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “Si tratta di cose praticamente inevitabili ma non sono contento che si sia festeggiato in quel modo”, ha aggiunto l’infettivologo.
“La gioia la si può comprendere però credo che su di essa debba prevalere il senso di responsabilità: 121mila morti devono averci insegnato qualcosa. Onorare la loro morte vuol dire evitare assembramenti” ha detto a Sky TG24 il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli commentando la festa dei tifosi dell’Inter. “Tutte le occasioni di assembramento – ha aggiunto – vanno assolutamente evitate, ivi compresi i festeggiamenti dei tifosi della squadra di calcio che ha vinto il campionato”
Sulle 30 mila persone assembrate in piazza del Duomo si è espresso anche il virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. “Gli effetti dei comportamenti troppo rilassati visti nel fine settimana, inclusi i festeggiamenti per lo Scudetto, li vedremo da metà maggio in poi”, ha affermato il membro del Cts della Regione Lombardia in un intervento nel programma “Agorà” su Rai3.
“Temo un possibile incremento di casi, ma spero sia solo una leggera onda di risalita e non un’ondata vera e propria. Speriamo che la velocità delle vaccinazioni ci aiuti e speriamo in una meteorologia clemente che, come abbiamo visto lo scorso anno, aiuta. Ciò non significa” – ha aggiunto Pregliasco – che il virus in estate diventi più buono, solo le condizioni di contagio si riducono”.
(da agenzie)
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