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DA MODELLO A ESEMPIO DA NON SEGUIRE: LA CLASSIFICA DI BLOOMBERG FA PRECIPITARE L’ITALIA AL 40° POSTO (SU 53) PER LA GESTIONE DELLA PANDEMIA

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

ORA SIAMO DOPO NIGERIA E PERU’, VOLO IN PICCHIATA CHE CI FA PERDERE ALTRE 11 POSIZIONI DOPO IL CAMBIO DI GOVERNO

Al 40° posto su 53 Paesi, con un volo in picchiata di 11 posizioni. Nella Covid Resilience Ranking, la classifica stilata da Bloomberg sui luoghi del mondo dove la pandemia viene gestita in modo più efficace, l’Italia continua a non essere un esempio. Superato da Nigeria e Perù, al 38° e 39° posto, il nostro Paese non è uno dei migliori luoghi in cui vivere durante una pandemia. 994 casi su 100 mila abitanti registrati in un mese, un tasso di mortalità  pari all’1,6%.
Ancora più in basso di Paesi come Pakistan e Portogallo, l’Italia registra un tasso di capacità  di resilienza pari a 50.1, superando di poco Grecia e Iran. Allontanandosi di 28 unità  dal punteggio ottenuto dalla Nuova Zelanda, prima nella classifica della rivista americana.
I dati raccolti dalle analisi della Johns Hopkins University si uniscono a quelli sulla vaccinazione calcolati da Bloomberg: per l’Italia si registra una copertura vaccinale del solo 6,7%. Nulla in confronto al 54,1 % di Israele, in cima alla classifica della resilienza. «L’Italia affonda 11 posizioni mentre il paese ha chiuso negozi, ristoranti e scuole per combattere una nuova ondata. Il suo governo sta pianificando una chiusura totale per Pasqua». La rivista americana parla del nostro Paese insieme a Repubblica Ceca, Polonia, Romani e Grecia, inserendola nell’elenco dei territori che continuano a perdere posizioni.
Sul fronte delle vaccinazioni Stati Uniti, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti coprono almeno un quinto di popolazione scalando la classifica nell’ultimo mese trascorso, mentre Australia e Cina svettano ai primi posti. Qui il virus è stato quasi del tutto eliminato.
Dall’altra parte i Paesi europei sembrano condurre una strategia anti virus al ribasso. «Stanno pagando il prezzo per un lancio caotico di vaccini, con 9 dei 10 cali più significativi di marzo, e con città  come Parigi bloccate di nuovo» spiega Bloomberg. Israele rimane l’esempio per tutti: «La metà  della popolazione israeliana di 9 milioni di persone ha ricevuto due dosi di un vaccino Covid e la vita di coloro che sono stati vaccinati si sta normalizzando rapidamente». Il riferimento è al Green Pass rilasciato agli immunizzati per accedere a palestre, hotel e piscine. Discoteche e bar sono di nuovo in attività  con una qualità  della vita senza paragoni rispetto alla maggior parte dei Paesi ancora in lotta.

(da Open)

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LA MELONI DA COSTANZO RIPETE LA BUFALA DEI BAMBINI COSTRETTI A SCAMBIARSI I VESTITI DAL DDL ZAN

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

COSA NON SI FA PER AMMICCARE A QUALCHE REAZIONARIO OMOFOBO E FRUSTRATO

Per capire quanto possa essere aggiornato il dibattito sulla legge anti-omofobia in Italia, basta seguire alcuni spezzoni del Maurizio Costanzo Show di ieri sera.
Giorgia Meloni da Costanzo è sollecitata più volte sulla necessità , in Italia, di avere una legge che punisca chi manifesta odio nei confronti della comunità  LGBT.
Lo spunto, secondo Costanzo, sta proprio nell’episodio che si è verificato presso la stazione di Valle Aurelia a Roma, dove un ragazzo è stato aggredito da una terza persona semplicemente perchè si stava baciando con il proprio partner. Una vicenda su cui, tra le altre cose, anche la Meloni aveva avuto modo di esprimere solidarietà .
Ma una cosa è predicare, un’altra è razzolare. E allora, incalzata da Costanzo sulla necessità  di avere una legge che finalmente possa contrastare concretamente il fenomeno dell’omofobia dilagante nel nostro Paese, la leader di Fratelli d’Italia non ha di meglio da fare che ripetere una bufala della propaganda contro il ddl Zan.
«Non è possibile picchiare due ragazzi perchè si stanno baciando e chi lo ha fatto deve avere una pena esemplare — ha detto la Meloni, evidentemente in difficoltà  sotto lo sguardo severo di Maurizio Costanzo -. Cosa diversa però è utilizzare questo argomento che io condivido per fare altro, perchè una cosa è dire combattiamo la violenza, un’altra è dire andiamo dai ragazzini di sette anni alle scuole elementari e fargli scambiare i vestiti per spiegargli cosa sia l’omosessualità ».
Cosa dice il ddl Zan, davvero
Non c’è un singolo passaggio del ddl Zan — il cui iter, tra le altre cose, è fermo in parlamento proprio a un passo dalla sua approvazione — in cui si parli di bambini che devono scambiarsi i vestiti per capire cosa sia l’omosessualità  a scuola.
Il provvedimento, invece, non è altro che un’aggiunta di tutela per tutte quelle componenti della società  che, al momento, sono già  coperte contro l’odio razziale.
Di fronte all’evidenza, Giorgia Meloni non ha fatto di meglio che insistere sulla solita propaganda e sugli slogan che hanno una distanza siderale con la realtà . Ma, evidentemente, è il linguaggio che meglio funziona tra la sua base.
Nella mattinata di oggi, tra l’altro, dopo la performance di Giorgia Meloni al Maurizio Costanzo Show, è intervenuto nel dibattito pubblico anche il deputato del Pd Alessandro Zan. Quest’ultimo ha evidenziato come la leader di Fratelli d’Italia abbia diffuso false informazioni in televisione — con a disposizione una vastissima platea -, senza l’opportuno contraddittorio: “È vergognoso che Giorgia Meloni continui a distribuire fake news sulla legge contro omotransfobia in TV nazionali, senza contraddittorio politico, speculando sui diritti dei bambini e sulle paure dei genitori. Una malafede pericolosa e insopportabile”
Ma davvero la legge Zan obbligherebbe i bambini a travestirsi?
Si tratta ovviamente di una enorme falsità . Anzi: se mai in un universo parallelo esistesse qualcuno discriminato o oggetto di violenza perchè etero, verrebbe tutelato dalla nuova legge perchè al comma 1 dell’articolo 604-bis del codice penale alle parole “propaganda idee fondate sulla superiorità  o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” viene aggiunto “oppure fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità  di genere”.
Si tratta di modificare il decreto legge 122 del 1993, la cosiddetta legge Mancino. Insomma tutelare non solo chi è vittima di reati di violenza di matrice omofoba ma anche punire la violenza contro le donne.
Meloni questo a Costanzo però non lo dice, come non dice come mai nel nostro Paese se le norme sono già  sufficienti episodi come quello di Valle Aurelia sono all’ordine del giorno.
Il resto della legge poi estende la condizione di “particolare vulnerabilità ” alle vittime di violenza fondata “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità  di genere”, istituisce una giornata nazionale contro l’omofobia   e prevede una ulteriore dotazione di 4 milioni di euro per il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità . Ma per spiegare a cosa serve la legge Zan bastano le parole che all’epoca usò il suo relatore, Alessandro Zan, per controbattere a Salvini che usava le medesime argomentazioni di Giorgia Meloni:
“Questa non è una legge liberticida. Non abbiamo inventato nulla, c’e’ la legge Reale-Mancino del 1975 che è legge dello Stato. Prevede una tutela rafforzata per le vittime, persone e gruppi sociali, che oggi son maggiormente oggetto di violenza”, spiegava il deputato del Pd e relatore alla Camera del provvedimento contro l’omotransfobia e la misoginia, presentando il testo base all’esame della commissione Giustizia a Montecitorio. Il testo base, precisava Zan, “è un’integrazione perche’ contiene una parte penale di una legge che già  esiste”
Alessandro Zan, durante la conferenza stampa alla Camera, precisava che la legge Reale-Mancino “ha una giurisprudenza consolidata che ha stabilito un bilanciamento tra un principio sacrosanto che e’ la liberta’ di espressione e quello della tutela della lesione della dignita’ umana. Per noi la liberta’ di espressione e’ un principio sacrosanto ma la liberta’ di espressione non e’ istigazione all’odio”. Il relatore concludeva: “Io non sono a favore dell’azione penale ma l’azione penale e’ un deterrente perche’ ci sono fatti di violenza e abbiamo il dovere di intervenire contro l’odio e lo stigma sociale. Poi dobbiamo anche fare azioni positive di contrasto sociale e culturale all’esclusione”.
Cosa ha fatto Fratelli d’Italia per ostacolare la legge sull’omofobia
Come sappiamo, tra i primi oppositori del ddl Zan c’è proprio Fratelli d’Italia. E non solo a parole, visto che Giorgia Meloni, il 16 luglio scorso, scese in piazza brandendo il microfono e parlando così: “Le discriminazioni verso gli omosessuali? Per me le discriminazioni vanno sempre combattute, ma non possiamo dire che oggi nella realtà  italiana siano discriminati, abbiamo fatto passi da gigante in questo tema”.
Passi da gigante? Come quelli fatti da quell’uomo che ha attraversato i binari per andare a colpire il giovane Jeanne Pierre, reo di aver baciato il suo ragazzo nella stazione Valle Aurelia.
E non ci sono solamente le manifestazioni di piazza della scorsa estate. Il partito guidato da Giorgia Meloni, ha lasciato il segno anche in Parlamento.
Come ricorda il Sole 24 ore, infatti, proprio nei giorni della manifestazioni contro il ddl Zan, Lega e Fratelli d’Italia presentarono 975 (sì, novecentosettantacinque) emendamenti al disegno di legge contro l’omotransfobia. I due partiti sovranisti, ne parlano come di una legge bavaglio per un problema che non esiste. E anche in Europa la situazione non è migliore. Solo dieci giorni fa, era l’11 marzo 2021, sempre i partiti guidati da Meloni e Salvini hanno votato contro la risoluzione per una “Unione Europea zona di libertà  per le persone Lgbtqi”. Il motivo? Sostenevano che si tratti solamente di strumentalizzazione contro Ungheria e Polonia.

(da agenzie)

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DRAGHI METTA LA MUSERUOLA AI SUOI CANTORI, FANNO SOLO DANNI E UN PESSIMO SERVIZIO ALLA VERITA’

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

QUANDO ARCURI E’ ANDATO VIA SI FACEVANO 200.000 VACCINAZIONI AL GIORNO, DOPO TANTE FANFARE OGGI SIAMO AD APPENA 218.000 AL GIORNO E CURCIO RISPOLVERA LE PRIMULE DI ARCURI IN OGNI CITTA’

Diversamente dal suo governo, Draghi ispira simpatia. Sia per quel che ha fatto per l’euro, sia per la gatta da pelare che s’è preso.
L’altro giorno poi, quando ha confessato alla stampa di temere “future delusioni pari all’entusiasmo di oggi”, la simpatia è diventata empatia. Perciò ci permettiamo di suggerirgli un messaggio chiaro e netto alle penne alla bava: “Ragazzi, piantatela di leccarmi i piedi e tutto il resto”.
Passare dal servo encomio al codardo oltraggio è un attimo. Ma purtroppo il vaccino anti-saliva è di là  da venire.
La Stampa titola: “Draghi vuole riaprire le scuole”. E ci mancherebbe. Purtroppo, essendo il capo del governo e non un passante o un Bertolaso, se vuole riaprire le scuole le riapre. O non era lui che “parla solo di fatti e non di annunci”?
Sui vaccini, il problema è noto: ne arrivano pochi; e i medici rispondono alle Asl, che dipendono dalle Regioni. Quindi il mantra del “cambio di passo” perchè “Draghi accelera”, “accentra”, “striglia le Regioni”, “mobilita i farmacisti”, “schiera l’esercito”, “vaccina nelle aziende” è un pessimo servizio alla verità , ma pure a lui.
Accentrare non può, salvo abolire le Regioni con una riforma costituzionale (tempo minimo un anno): può raccomandare ai presidenti di fare i bravi e seguire le linee guida del governo.
Accelerare è un bel verbo per titoli di giornale e di tg, ma se Big Pharma ci tiene in pugno grazie agli euroaccordi-capestro e molte Regioni sono un casino, bisogna solo sperare che col tempo le cose migliorino (quando Arcuri lasciò, 210 mila vaccinati al giorno; l’altroieri 218 mila).
Mobilitare l’esercito, già  peraltro mobilitato dal governo precedente per i compiti logistici, non ha alcun senso: nessuno si farebbe vaccinare da uno solo perchè è maresciallo o generale o esibisce qualche mostrina in meno di Figliuolo (di più è impossibile). I farmacisti non sono abilitati a vaccinare senza formazione, serve sempre un medico. Idem per le aziende.
Ricordate le famigerate Primule di Arcuri, pensate per dare a ogni città  un grande padiglione-hotspot per concentrare vaccinatori e vaccinati in aggiunta ai 3mila punti indicati dalle Regioni, risparmiando risorse, personale, tempo ed energie?
Tutti giù a ridere e a strillare allo spreco, senza sapere quante fossero nè quanto costassero (il prezzo l’avremmo scoperto dopo la gara: il bando ne prevedeva da un minimo di 21, una per Regione, a un massimo di 1500).
Ora Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile dei Migliori, tomo tomo cacchio cacchio si vende al Corriere l’ideona di “un hotspot per i vaccini in ogni città ”. Ma tu guarda: è primavera e rispuntano le Primule.
§Il grande cambio di passo sarà  chiamarle Margherite, o Gerani, o Tulipani, o Narcisi Tromboni.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERTOLASO SCARICATO DALLA LEGA: PRIMA INCENSATO, ORA MESSO IN UN ANGOLO PER AVER CRITICATO LA GESTIONE LOMBARDA DELLA SANITA’

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

IL SUPER.CONSULENTE DI FONTANA E’ AI FERRI CORTI CON LA LEGA DOPO AVER DEFINITO “UNO SCHIFO” L’HUB DI COMO PREDISPOSTO DALLA REGIONE

C’era una volta l’uomo del fare, quello da cui dovevano passare tutte le idee organizzative per la gestione della pandemia e della campagna vaccinale della Regione Lombardia. Poi qualcosa si è rotto: problemi nel piano di immunizzazione, piattaforma che non funziona e l’amministrazione lombarda che finisce, ancora una volta, nel mirino delle critiche. Protagonista e antagonista di questa vicenda, molto italiana, è Guido Bertolaso. L’uomo dei miracoli, prima incensato dalla Lega, poi messo in un angolo.
Il triplo sfogo di ieri è il sintomo di come tra il consulente di Attilio Fontana e i vertici leghisti della Regione Lombardia la situazione sia tutt’altro che rosea.
Prima la sfuriata, con tanto di abbandono del collegamento in diretta, a SkyTg24. Poi l’ironia, fuori luogo, durante la sua visita al centro vaccinale di Codogno.
Infine lo sfogo contro l’hub di Como, definito pubblicamente “un luogo che faceva semplicemente schifo”, mettendo in imbarazzo la Regione e l’assessorato alla Salute. Insomma, nonostante Matteo Salvini lo stia continuamente tirando per la giacchetta parlando di una sua candidatura a sindaco di Roma, i nervi sono tesissimi tra Guido Bertolaso e la Lega. Non a caso, infatti, lo stesso consulente ha rispedito al mittente la proposta di correre per il Campidoglio.
Oltre a questo, però, c’è di più. Come riporta Il Fatto Quotidiano, i rapporti soni incrinati da tempo e il super-consulente di Attilio Fontana, come dichiarato da lui stesso in una recente intervista rilasciata a il Corriere della Sera.
L’irritazione del super consulente della Regione Lombardia, chiamato a febbraio da Matteo Salvini per far partire la campagna vaccinale, è dovuta al fatto che negli ultimi giorni sia messo ai margini della giunta leghista: ormai decidono tutto la vicepresidente Letizia Moratti, il governatore Attilio Fontana e l’assessore allo Sviluppo economico vicino a Giancarlo Giorgetti, Guido Guidesi (di concordo con Salvini). Bertolaso invece viene tagliato regolarmente fuori dalle decisioni e pare che lui non fosse stato informato dell’azzera — mento dei vertici di Aria decisi lunedì.
Insomma, il lungo amore sembra essere già  finito. Nel giro di pochi mesi.

(da “NextQuotidiano”)

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I DATI GIMBE DESOLANTI: “SOLO UN ANZIANO OVER 80 SU CINQUE HA COMPLETATO IL CICLO VACCINALE, TRA GLI ULTIMI IN EUROPA”

Marzo 25th, 2021 Riccardo Fucile

PANDEMIA IN FLESSIONE MA AUMENTANO GLI OSPEDALIZZATI

Solo 1 su 5 over 80 (il 19,1%) ha completato il ciclo vaccinale, mentre il 27,4% ha ricevuto solo la prima iniezione.
A una settimana dalla fine del trimestre oltre un terzo delle dosi previste non risulta consegnato. Dati che per Nino Cartabellotta “certificano l’impossibilità  di raggiungere l’obiettivo della Commissione Europea di immunizzare almeno l’80% degli over 80 entro fine marzo”.
Anche perchè, fa notare il presidente della Fondazione Gimbe, le Regioni hanno dato priorità  a categorie non previste dal piano vaccinale. La previsione è contenuta nel report settimanale della Fondazione di Bologna, pubblicato come di consueto il giovedì mattina.
A proposito delle vaccinazioni, Cartabellotta sottolinea che da ieri, mercoledì 24 marzo, nel database ufficiale delle vaccinazioni è comparsa la categoria “altro” e che, secondo i dati dell’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Italia si trova agli ultimi posti della classifica europea per soggetti over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale con entrambe le dosi.
Sul fronte dell’evoluzione dell’epidemia, nel monitoraggio la Fondazione rileva, nella settimana dal 17 al 23 marzo, una lieve diminuzione dei nuovi casi, sebbene con notevoli differenze tra le Regioni. Aumentano, invece, gli indicatori ospedalieri: in 12 Regioni risulta sopra la soglia limite il tasso di occupazione delle terapie intensive, in 10 quello dei reparti di area medica.
Rispetto alla precedente, i nuovi positivi scendono a 150.033 da 157.677, i morti a 2.327 da 2.522. Continuano invece ad aumentare gli attualmente positivi (560.654 da 536.115), le persone in isolamento domiciliare (528.680 da 506.761), i ricoveri con sintomi (28.428 da 26.098) e i pazienti in terapia intensiva (3.546 da 3.256).
“Si intravedono i primi segnali di miglioramento: dopo quattro settimane consecutive si inverte il trend dei nuovi casi settimanali e si riduce l’incremento percentuale dei nuovi casi”, sottolinea Cartabellotta. Pure con molte differenze tra i vari territori: in 10 Regioni l’incremento percentuale dei nuovi casi è ancora in crescita e in 14 si amplia il bacino degli attualmente positivi.
La situazione peggiora sul versante ospedaliero. A livello nazionale, infatti, risultano superate entrambe le soglie di allerta di occupazione di posti letto da parte di pazienti Covid in area medica e in terapia intensiva, attestate su 43% e 39% – i limiti sono fissati al 40% dal 30%.
Quanto alla campagna vaccinale, delle dosi previste per il primo trimestre 2021, al 24 marzo risultano consegnate alle Regioni 9.911.100 dosi (63,1%).
Hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 2.624.201 milioni di persone (4,4% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 3,4% di Sardegna e Calabria al 5,7% del Friuli-Venezia Giulia.
La Fondazione non ha rilevato contraccolpi nella somministrazione del vaccino AstraZeneca, dopo la sospensione del vaccino disposta “in via precauzionale”.
“Nelle giornate di domenica 21, lunedì 22 e martedì 23, il numero di somministrazioni ha superato quello dei giorni corrispondenti della settimana precedente”, spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari della Fondazione.
Rispetto alle fasce più a rischio, si conferma il notevole ritardo nella vaccinazione degli oltre 4,4 milioni di over 80: solo 846.007 (19,1%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.210.236 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose di vaccino, con rilevanti e ingiustificabili differenze regionali.
Dati che, per Cartabellotta “certificano l’impossibilità  di raggiungere l’obiettivo della Commissione Europea di immunizzare almeno l’80% degli over 80 entro fine marzo, sia perchè la loro vaccinazione è iniziata solo a metà  febbraio, sia perchè le Regioni hanno dato priorità  a categorie non previste dal Piano vaccinale: il “personale non sanitario” e il non meglio spiegato “altro” — categoria comparsa proprio ieri nel database ufficiale — dove le somministrazioni continuano a crescere”. D’altronde, secondo il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, l’Italia si trova agli ultimi posti della classifica europea per soggetti over 80 che hanno completato il ciclo vaccinale.
Intanto, come ha spiegato anche il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri nel suo discorso in Parlamento, dopo la stretta di Pasqua si comincia a ragionare sulla possibilità  di cominciare a riaprire alcune attività . Serve un piano strategico “per mettere fine all’estenuante stop & go degli ultimi mesi” e “guidare le riaperture con priorità  basate su criteri espliciti, che tengano conto della probabilità  di contagio e dell’impatto economico e sociale – puntualizza il presidente di Gimbe – Ma soprattutto, un piano guidato dalla consapevolezza che, nell’impossibilità  di piegare la curva dei casi positivi per riprendere il tracciamento, questa tende inesorabilmente a risalire non appena si allentano le misure”. Perchè, conclud Cartabellotta “senza un’adeguata copertura di persone fragili vaccinate tornano a riempirsi gli ospedali e ad aumentare i decessi”.

(da agenzie)

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LA REGIONE LOMBARDIA POTEVA USARE GRATIS IL PORTALE DI POSTE ITALIANE MA HA DECISO DI SPENDERE 22 MILIONI PER ARIA SPA

Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile

DA GENNAIO MOLTE REGIONI HANNO UTILIZZATO IL PORTALE DI POSTE PER LE PRENOTAZIONI: PERCHE’ LA REGIONE LOMBARDIA HA VOLUTO AFFIDARSI AD ARIA SPENDENDO 22 MILIONI?

Ma perchè all’inizio dell’anno Regione Lombardia ha scelto di utilizzare il portale di Aria per la prenotazione delle vaccinazioni anti-Covid, invece che quello di Poste Italiane?
A breve sarà  proprio quest’ultimo a gestire la campagna vaccinale lombarda, ma ancora nessuno ha risposto alla domanda che il consigliere dimissionario di Aria Mario Mazzoleni ha esplicitato nella sua intervista a TPI.
Certo, Regione Lombardia ha tenuto a derubricare la questione dei malfunzionamenti a “problemi tecnici”, negando che ci possano essere responsabilità  a carico della Giunta, ma il quesito rimane insoluto: chi ha deciso di affidarsi al portale di Aria? E, soprattutto, perchè?
Conoscere i criteri di tale scelta sarebbe davvero interessante, perchè gli scarsissimi risultati del servizio sono senza dubbio il primo problema, ma non l’unico.
Oltre agli appuntamenti perduti, agli sms non partiti, agli anziani sballottati a decine di chilometri da casa e al vasto campionario reso noto dalle cronache quotidiane, c’è anche la questione del costo di questo servizio, che, trattandosi di soldi pubblici, non è certo trascurabile.
L’azienda controllata al 100% da Regione Lombardia ha gestito le prenotazioni per un corrispettivo non indifferente: nell’offerta tecnico-economica presentata per il semestre da febbraio a luglio 2021 è riportata la cifra di 22 milioni e 100.000 euro. Tanto? Poco?
Non è questo il punto: sicuramente salvare delle vite umane vale molto più dei soldi, ma perchè non si è optato subito per Poste Italiane, che oltretutto si metteva a disposizione di Regione Lombardia a costo zero?
Come già  spiegato dai vertici aziendali nelle scorse settimane, tale servizio viene già  fornito “pro bono” alle Regioni Sicilia, Calabria, Marche, Abruzzo e Basilicata, solo per aiutarle a uscire dall’incubo del Covid-19.
La stessa disponibilità  è stata manifestata alla Regione Lombardia e non solo da oggi: come TPI ha appurato da fonti interne all’azienda, era così già  a inizio anno e d’altronde non ci sarebbe stata ragione alcuna per applicare condizioni diverse alla Lombardia.
Visto che il servizio di Aria aveva invece dei costi ben noti e che col senno di poi si è rivelato decisamente inefficiente, chi si assume la responsabilità  di questa scelta? Con quali criteri è stata presa?
Una ragione, ne siamo certi, ci sarà . Attendiamo fiduciosi una risposta da parte di Regione Lombardia, siano essi i vertici amministrativi o politici.
È però diritto dei cittadini sapere cosa è successo, così da potersi fare un’opinione nel merito. Sarebbe invece inaccettabile rimanere senza risposte o, peggio, trovarsi al cospetto dei soliti scarichi di responsabilità . Chi ha deciso spieghi le sue ragioni.

(da TPI)

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L’ESPERTO TOSI: “SBAGLIATO RIAPRIRE ORA LE SCUOLE”

Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile

IL DOCENTE DELLA BOCCONI: “CONTINUARE A DIRE CHE E’ SICURA E’ IRRISPETTOSO NEI CONFRONTI DEI RAGAZZI E DEL PERSONALE SCOLASTICO”

«Continuare a dire che le scuole sono sicure è irrispettoso nei confronti dei ragazzi e di chi ci lavora ogni giorno. E nascondersi dietro le varianti non ci porterà  da nessuna parte». Davide Tosi è professore all’Università  dell’Insubria e professore aggiunto alla Bocconi di Milano.
Esperto di analisi dati e di big data, è autore di uno studio realizzato in merito all’impatto delle scuole nei mesi del Coronavirus. Ora che il premier Mario Draghi ha annunciato di voler dare priorità  alla riapertura delle scuole dopo Pasqua, viene da chiedersi cosa sia cambiato rispetto ai primi giorni di marzo, quando gli stessi edifici erano stati dichiarati non sicuri a causa della variante B117.
La risposta, per Tosi, è facile: assolutamente nulla.
«Dall’estate fino a oggi, è stato usato lo slogan delle scuole sicure per non intervenire seriamente», spiega. «Perchè è ovvio che se le scuole sono sicure per definizione, allora non bisognerà  far nulla. E invece ancora oggi abbiamo aule piccole ed edifici inadatti e non ci sono sistemi di ventilazione artificiali per prevenire i contagi. In queste condizioni dire che bisogna tornare a ogni costo è irrispettoso per i ragazzi e chi nelle scuole ci lavora». Irrispettoso, dice, nei confronti sia della salute delle famiglie degli studenti — i quali potrebbero essere portatori inconsapevoli del virus -, sia nei confronti dei professori, dei presidi e degli operatori scolastici che per tutta l’estate si sono impegnati ad adattare al meglio le classi senza una visione d’insieme efficace.
Tosi: «Dati allineati con il periodo pre-varianti»
Lo studio prende in considerazione gli unici dati corposi resi disponibili dal Ministero dell’Istruzione, e cioè quelli dal 14 settembre al 30 ottobre (il periodo precedente alle chiusure per colori). Mettendoli a confronto con l’andamento dell’epidemia nei mesi appena precedenti e appena successivi, il ricercatore ha notato che «l’impatto delle scuole sulla curva dei contagi era evidente anche senza le varianti».
Come sottolinea Tosi, già  ad agosto aveva elaborato un modello predittivo che mostrava cosa sarebbe successo a settembre con l’apertura delle scuole, e «che si è poi rivelato corretto».
Lo stesso modello è stato poi applicato ai dati di contagio attuali — condizionati, cioè, dalla diffusione della B117 sul territorio italiano. «Quello che abbiamo riscontrato è che, almeno in Italia, i numeri continuano ad essere perfettamente allineati a quelli che osservavamo prima delle varianti. Il che ci porta a una sola conclusione: ci siamo appoggiati alle mutazioni del virus per poter giustificare la chiusura delle scuole, causata invece dall’incapacità  di metterle in sicurezza».
Eppure, la decisione di riaprire le scuole a settembre era stata approvata dallo stesso Comitato tecnico scientifico, che aveva lavorato per tutta l’estate a stretto contatto con il Ministero della Salute.
L’impressione — confermata anche da un membro del Cts a Open lo scorso agosto — è che la linea sia stata più politica che tecnica. «Nonostante l’evidenza scientifica, gli esperti sono stati mossi da esigenze politiche», sottolinea Tosi. «Perchè come si può pensare che degli spazi di 20 metri quadri con dentro 20 bambini non siano luoghi di contagio come gli altri?».
Gli studi sull’autunno e il caso Campania
Per Tosi, dunque, che di figli ne ha due, è abbastanza chiaro: «I dati ci dicono che le scuole, così come sono organizzate, non sono sicure».
Nello studio emergono anche alcuni focus regionali, che dimostrerebbero come già  sulla base dell’autunno si potesse capire la necessità  di fare di più sul piano scolastico. «Abbiamo visto che le Regioni che hanno ritardato l’apertura delle scuole sono riuscite, almeno in parte, a rallentare i contagi e a mantenere un Rt medio più basso e più a lungo», spiega il professore. Su tutti spicca il caso della Campania, una delle amministrazioni che ha applicato le restrizioni più forti, che a ottobre «ha avuto l’indice Rt regionale più basso in tutta Italia».
Cosa significa tutto questo? Non certo che le scuole siano più pericolose degli altri luoghi d’aggregazione. Vuol dire piuttosto che bisogna trattarle esattamente allo stesso livello degli altri spazi a rischio. La scuola non procede con regole diverse solo perchè vogliamo che sia così: senza interventi massicci, non si potrà  parlare di scuole sicure: «È chiaro che non è colpa della scuola se abbiamo registrato un aumento dei contagi — sottolinea Tosi — ma di tutti gli ambienti di aggregazione mal gestiti, come anche le attività  produttive e commerciali. Tornati dalle vacanze pensavamo che fosse tutto finito e si è voluto sottovalutare il problema. Beh, questo è il risultato».

(da Open)

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VIVERE IN LOMBARDIA E’ PIU’ PERICOLOSO CHE FARE IL BAGNO CON L’ORSA ASSASSINA

Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile

LA REGIONE PUO’ ESSERE LETALE IN ATTESA DI UN VACCINO

Nella top ten delle cose che è meglio evitare, subito sotto “fare il bagno nella vasca dell’orsa assassina”, ma sopra “guidare a fari spenti nella notte”, c’è “abitare in Lombardia”, una cosa che può diventare letale se siete — come tutti — in attesa di un vaccino.
Bellissima terra, con laghi e montagne, dove il cielo “è bello quando è bello” (cit) e i cittadini sono abituati a guardare tutti gli altri italiani dall’alto in basso, perchè qui c’è l’eccellenza, signora mia.
Ecco, questa terra di eccellenze e primati, passata in poco più di duemila anni dalle palafitte a Bertolaso si chiede ora, con una certa apprensione, se a ben vedere non fossero meglio le palafitte. Il caparbio commissario-a-tutto aveva solennemente promesso al momento dell’insediamento (era il 2 febbraio): “Tutti i lombardi vaccinati entro giugno”, cioè dieci milioni di persone. Ricevette grandi applausi.
Passa un mese e mezzo e Bertolaso, stentorea la voce e gonfio il petto, ri-dichiara volitivo (18 marzo): “Tutti i bresciani vaccinati entro luglio”, cioè duecentomila persone invece di dieci milioni, ma un mese in più.
Basterebbe questo, in un Paese normale (ahah, ndr) per cacciare con ignominia un simile caciarone, che nonostante il surreale dispiego di scempiaggini lamenta oggi (altra intervista, sul Corriere) di non avere abbastanza potere, di non poter spendere un euro, di non firmare niente e (ciliegina!)
“Dovrei stare all’ultimo piano di palazzo Lombardia”, non si capisce bene se per fare il Presidente al posto di Fontana o per buttarsi di sotto, da lombardo temo la prima ipotesi.
Per il resto, Bertolaso a parte, la Lombardia vive un grande momento di autocombustione: tutta la Sanità  lombarda, dai vertici all’ultima Asl, è di nomina politica e al 90 per cento gestita da marescialli, sergenti e caporal-maggiori della Lega, tutti agli ordini di Salvini che ha tuonato per i giornali: “Chi ha sbagliato deve pagare!”, ma poi, invece di andare a costituirsi, ha fatto un po’ di tetris con le nomine, incastrando uno qua e uno là , sempre dei suoi.
Le altre forze della destra fanno un po’ tenerezza, con i balilla di Fratelli d’Italia che lamentano di aver poco potere e Forza Italia che ha dovuto sacrificare il più esilarante assessore alla Sanità  dai tempi dei Longobardi (il mai dimenticato Giulio Gallera) per sostituirlo con lady Moratti, mossa si dice approvata e caldeggiata da Salvini medesimo.
Ora si narra di guerre intestine, ferri corti e sgambetti, con la Moratti che si installa in un altro grattacielo e si comporta da vero presidente della Regione, mentre Fontana — di fatto commissariato — si rivela per quello che è: un signore buono a tagliar nastri e ad annuire nei convegni di Assolombarda, maldestro persino negli affarucci col cognato e ricco di soldi scudati in Svizzera. Una prece.
Quel che esce da questa eccellenza, più che una soave descrizione manzoniana, sembra un quadro di Bosch, coi vecchietti convocati a cento chilometri di distanza, a volte spediti in due posti contemporaneamente, a volte non avvertiti per niente perchè la Regione non riesce a spedire i messaggi di convocazione, cosa che indigna Bertolaso: “Siamo atterrati su Marte e non riusciamo a spedire gli sms”.
Bella frase, ma un po’ oscura: “Siamo atterrati” chi? I lombardi? La Lega? La Moratti? Se la regione Lombardia avesse organizzato la spedizione su Marte ora saremmo qui incantati a rimirare immagini di qualche palude nel Varesotto, con Fontana che dichiara: “Be’, dà i, ci siamo andati vicini”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“FONTANA MANDA VIA I CONSIGLIERI MA PROMUOVE IL DIRETTORE GENERALE DI ARIA, COSI’ NON SERVE A NULLA”

Marzo 24th, 2021 Riccardo Fucile

UN CONSIGLIERE DIMISSIONARIO: “QUELLA DI FONTANA E’ SOLO UNA OPERAZIONE DI FACCIATA, CHI HA SBAGLIATO RESTA AL SUO POSTO”

Il caso Aria Lombardia continua a tenere banco. La moral suasion (come l’ha sarcasticamente definita il consigliere lombardo del Pd Pietro Bussolati) operata da Attilio Fontana nei confronti del Consiglio d’amministrazione dell’azienda, interamente controllata dalla Regione, ha suscitato reazioni molto piccate.
Nessuno, però, può conoscere i fatti come chi li ha vissuti in prima persona e uno dei consiglieri dimissionari, Mario Mazzoleni, ha deciso di raccontarli a TPI.
“A 64 anni non avrei mai pensato di essere licenziato in conferenza stampa. Anzi: nemmeno mi hanno licenziato, ma mi hanno ‘caldamente consigliato’ di dare le dimissioni. Una cosa veramente incredibile, pensando oltretutto che il CdA di cui faccio parte era in scadenza e che comunque rimarrà  in carica fino al cambio della guardia. Un’operazione di facciata, per mascherare quello che veramente non funziona”.
Mazzoleni, ci dica lei, allora, che cosa non funziona nella campagna vaccinale in Lombardia?
“Farei una premessa. I problemi di Aria Lombardia risalgono alla sua genesi, alla quale forse non si è prestata un’attenzione sufficiente. Eppure, già  Lombardia Informatica (una delle aziende confluite in Aria, ndr) già  necessitava di interventi. Credo che si sia sottovalutata la complessità  dell’aggregazione. Poi è arrivato il Covid-19 e questo ha impedito di risolvere quei problemi ai quali forse, a voler essere buoni, si poteva ovviare in corsa. In fondo, credo che il mio coinvolgimento in Aria fosse legato proprio a questa esigenza”.
La sua è stata una nomina politica o tecnica?
“Il mio nome è stato indicato dalle minoranze del Consiglio regionale, che tuttavia hanno scelto di puntare su una figura tecnica con una certa esperienza nel settore. Sono stato manager e presidente di varie banche, sono membro di Confindustria, docente universitario e da 12 anni dirigo l’MBA della Bocconi. Insomma, forse avrei potuto dare un contributo utile, se ce ne fossero state le condizioni… Però non possiamo fare finta che il Covid-19 non ci sia stato e che il problema non sia la gestione dei vaccini, che si deve discutere senza banalizzazioni”.
Che cosa intende?
“Dare al CdA le responsabilità  di quello che sta accadendo è come stendere un lenzuolo sul problema reale. Oltretutto nessuno dice che noi consiglieri siamo in scadenza: nonostante le dimissioni, resteremo comunque in carica fino al cambio della guardia e quindi nei fatti non cambia proprio niente! Per rinnovare il CdA sarebbe bastato convocare l’assemblea, invece si è voluto dare in pasto all’opinione pubblica il messaggio che anche in Lombardia chi sbaglia paga e che, così come a Roma si è deciso di avvicendare Arcuri, anche qui non si lasciava correre. Ma il CdA non c’entra assolutamente niente con questa situazione”.
E allora da chi nasce il problema?
“Beh, io vorrei tanto sapere chi ha deciso di fare una campagna vaccinale così accentrata! Tale scelta confligge con la complessità  della Regione e con le diverse Ats che operano sul territorio. Aggiungo che qualcuno, fin da gennaio, aveva cercato di ricorrere al portale delle Poste: perchè poi si è deciso di fare diversamente? Si spieghi questo, prima di accusare chi sta utilizzando il portale di Aria!”.
Ma perchè il portale di Aria sta avendo tanti problemi?
“Ovviamente il portale di Aria non è nato per questo scopo specifico e oltretutto c’è un problema basilare: tuttora è in parte digitale e in parte manuale. Basta una conoscenza basica dell’informatica per capire che tale duplicità  è foriera di disastri. Si è perso molto tempo nel tentativo di utilizzare il portale delle Poste, poi quando si è deciso di passare a quello di Aria lo si è fatto in tempi rapidissimi. Tuttavia, non sia sa chi ha deciso questo cambiamento e certamente non si è risolto questo problema”.
Ma qualcuno ha fatto presente che tale problema esisteva?
“Francamente non glielo so dire, ma non ce n’è traccia scritta da nessuna parte. Non posso dire se questa segnalazione ci sia stata o se si sia deciso di eseguire gli ordini senza discuterli. La cosa che non capisco è come chi abbia eseguito tali ordini poi rimanga alla testa dell’azienda, oltretutto promosso”.
Lei chiaramente si riferisce a Lorenzo Gubian, indicato dal presidente Fontana come nuova guida di Aria…
“Esatto. Fontana e Moratti si lamentano delle mancate risposte ricevute da Aria, ma non doveva essere proprio lui a dare riscontro? Invece hanno scelto di mandare via noi, che comunque siamo in scadenza di mandato. Una mossa ad effetto, chiaramente, ma nulla di più”.

(da TPI)

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