Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
CONVOCATI NEL POSTO SBAGLIATO, IL CENTINAIO DI ANZIANI E’ STATO POI TRASFERITO IN OSPEDALE PER LA VACCINAZIONE
Dopo il caos a Cremona, i disservizi sul fronte delle vaccinazioni anti-Covid sono arrivati anche a Codogno. Protagonista del “disguido”, questa volta, l’Asst di Lodi e non Aria Lombardia, la società regionale al centro delle polemiche dei giorni scorsi. L’azienda sanitaria territoriale lodigiana, stando a quanto riportato da Agi, ha erroneamente comunicato ad Aria la data di convocazione per la vaccinazione di un centinaio di over 80, fissandola per il 23 marzo presso l’hub vaccinale cittadino, il Palasport di Codogno.
Ma quando i cittadini si sono presentati in mattinata presso il luogo indicato per ricevere il vaccino, l’hanno trovato chiuso.
Da qui è emerso l’errore: l’Asst di Lodi aveva comunicato ad Aria Lombardia la data sbagliata per la vaccinazione (che sarebbe dovuta avvenire domani, 24 marzo), e per effetto domino, la società lombarda che gestisce le prenotazioni, ha inoltrato ai vari cittadini una data errata di convocazione.
La situazione è tuttavia parzialmente rientrata grazie all’intervento della Protezione civile su sollecito del sindaco di Codogno, Francesco Passerini, riuscendo così a trasportare le persone rimaste fuori dal Palasport — molte delle quali con difficoltà a muoversi — in ospedale, permettendo loro di ricevere il vaccino.
(da Open)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
PARE UN BOLLETTINO DI GUERRA; A FARNE LE SPESE GLI “ULTIMI”, NEL SILENZIO IMBARAZZANTE DELLA POLITICA
L’hanno già ribattezzata “la strage silenziosa”, quella dei 6.500 lavoratori migranti che — stando alla
rivelazione dell’autorevole quotidiano inglese “Guardian” — sarebbero morti dal 2010 ad oggi durante i lavori di preparazione per i Mondiali di calcio in Qatar, in programma nel 2022.
“Più di 6.500 lavoratori migranti provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka sono morti in Qatar” da quando ha vinto la gara per l’assegnazione della Coppa del Mondo 10 anni fa, rivela il “Guardian”.
La strage silenziosa
“I risultati, raccolti da fonti governative, indicano -scrive il quotidiano britannico- che una media di 12 lavoratori migranti provenienti da queste cinque nazioni dell’Asia meridionale sono morti ogni settimana dalla notte di dicembre 2010, quando le strade di Doha erano piene di folle” che festeggiavano la scelta del Qatar.
“I dati provenienti da India, Bangladesh , Nepal e Sri Lanka hanno rivelato che ci sono state 5.927 morti di lavoratori migranti nel periodo 2011-2020. Separatamente, i dati dell’ambasciata pakistana in Qatar hanno riportato ulteriori 824 morti di lavoratori pakistani, tra il 2010 e il 2020. Il bilancio totale delle vittime è significativamente più alto, poichè queste cifre non includono i decessi di un certo numero di paesi che inviano un gran numero di lavoratori in Qatar, comprese le Filippine e il Kenya. Non sono inclusi anche i decessi avvenuti negli ultimi mesi del 2020”.
Numeri sconvolgenti
Numeri sconvolgenti quelli riportati dal “Guardian” e rilanciati dall’Adnkronos. Ma non è tutto:
“Ci sono stati 37 decessi tra i lavoratori direttamente legati alla costruzione degli stadi dei Mondiali, di cui 34 classificati come “non legati al lavoro” dal comitato organizzatore dell’evento. Gli esperti hanno messo in dubbio l’uso del termine perchè in alcuni casi è stato usato per descrivere i decessi avvenuti sul lavoro, tra cui un certo numero di lavoratori che sono crollati e sono morti nei cantieri degli stadi”.
Più che il bilancio di un campionato del mondo di calcio, sembra il bollettino di una guerra, nel silenzio imbarazzato e imbarazzante delle principali federazioni calcistiche mondiali.
L’Italia prenderà posizione?
(da NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
UNA PERSONA PERBENE CHE SI FA DA PARTE A CAUSA DI STRESS E TENSIONI, UN GESTO D’AMORE PER EVITARE CHE IL SUO MALESSERE POSSA CONDIZIONARE LA SQUADRA
Il vuoto all’improvviso. Magari all’inizio non ci fai caso, ma poi un giorno ti accorgi che dentro di te qualcosa si è rotto. Forse per sempre. E capisci che è arrivato il momento di fermarsi. Di dire basta. Di chiudere dentro di te i ricordi e lasciare tutto il resto fuori. Cesare Prandelli non si è licenziato, si è solo fatto da parte per lasciare andare via la Fiorentina. Un gesto d’amore per evitare che il suo malessere potesse condizionare la squadra in un momento così complicato della stagione. Una fuga da se stesso. Un dribbling disperato a quella cosa che gli sta succhiando la vita. “È la seconda volta che lascio la Fiorentina. La prima per volere di altri, oggi per una mia decisione. Nella vita di ciascuno, oltre alle cose belle, si accumulano scorie, veleni che talvolta ti presentano il conto tutto assieme. In questo momento della mia vita mi trovo in un assurdo disagio che non mi permette di essere ciò che sono”.
Un attacco di panico e il tuo mondo si capovolge. Rimani senza fiato, stordito, impaurito. Dopo la sconfitta con il Milan Prandelli ha capito che non aveva altra scelta. Il suo addio alla Fiorentina (“So che Firenze sarà capace di capire”) è, probabilmente, anche il suo addio al calcio. Era successo a Sacchi prima di lui. Un peso che diventa angoscia. E che, forse, nel caso di Prandelli ha radici profonde e lontane.
Dopo l’addio alla Nazionale nella sua testa è cambiato qualcosa. Turchia, Spagna, di nuovo in Italia ma sempre prigioniero di se stesso e di quel male oscuro che lentamente si stava prendendo tutto. Un morso alla volta. E il ritorno alla Fiorentina non lo ha certo aiutato.
Cesare è rimasto da solo a gestire le difficoltà . C’era sempre lui al centro di tutto. Delle scelte di mercato, di quelle tecniche, dei successi e, soprattutto, delle sconfitte. Se la società avesse capito, se lo avesse aiutato, forse sarebbe andata diversamente. Invece lo hanno lasciato lì, seduto da solo in panchina, a fare i conti con lo stress e la fatica. Con una squadra costruita male a cui aveva faticosamente provato a dare un senso, con alcuni giocatori scontenti da cui non è mai stato protetto, con le voci di un addio a fine stagione.
“Ho intrapreso questa nuova esperienza con gioia e amore, trascinato anche dall’entusiasmo della nuova proprietà – scrive ancora Prandelli nella sua lettera di addio -. Ed è probabilmente il troppo amore per la città , per il ricordo dei bei momenti di sport che ci ho vissuto che sono stato cieco davanti ai primi segnali che qualcosa non andava, qualcosa non era esattamente al suo posto dentro di me. La mia decisione è dettata dalla responsabilità enorme che prima di tutto ho per i calciatori e per la società , ma non ultimo per il rispetto che devo ai tifosi della Fiorentina. Chi va in campo a questo livello, ha senza dubbio un talento specifico, chi ha talento è sensibile e mai vorrei che il mio disagio fosse percepito e condizionasse le prestazioni della squadra”.
E’ un addio. Doloroso, sofferto, forse inevitabile. Un passo indietro per non intralciare, per non essere di troppo. Per fermarsi e provare ad azzerare tutto. Per cercare se stesso dentro l’angoscia di quel vuoto interiore. “In questi mesi è cresciuta dentro di me un’ombra che ha cambiato anche il mio modo di vedere le cose. Sono consapevole che la mia carriera di allenatore possa finire qui, ma non ho rimpianti e non voglio averne. Probabilmente questo mondo di cui ho fatto parte per tutta la mia vita, non fa più per me e non mi ci riconosco più. Sicuramente sarò cambiato io e il mondo va più veloce di quanto pensassi. Per questo credo che adesso sia arrivato il momento di non farmi più trascinare da questa velocità e di fermarmi per ritrovare chi veramente sono”.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
“VOGLIO TORNARE A FARE IL NONNO”: OTTIMA IDEA
La campagna vaccinale in Lombardia lo sta portando allo stremo delle forze. Per questo motivo,
nonostante l’entusiasmo per esser stato tirato in ballo dalla Lega e da Salvini per la candidatura a primo cittadino della capitale, Guido Bertolaso sindaco di Roma rimarrà — per la seconda volta in pochi anni — un miraggio.
A confermarlo è lo stesso consulente di Attilio Fontan
a per l’emergenza Covid in Lombardia nella sua intervista a il Corriere della Sera. Ora, dunque, nella faretra del centrodestra — se mai si troverà un accordo tra il Carroccio, Fratelli d’Italia e Forza Italia — resta solamente la freccia che risponde al nome di Andrea Abodi. A meno che non ci sia un outsider ancora non trapelato.
“Sarebbe un sogno, ma sono vecchio ed esausto per questo sforzo. Finito di vaccinare l’ultimo lombardo torno negli spogliatoi e ricomincio a fare il nonno”.
Queste le poche parole con cui Guido Bertolaso ha risposto alla domanda sulla sua candidatura a sindaco di Roma nel prossimi autunno.
Insomma, l’ex capo della Protezione Civile sarebbe entusiasta, ma l’età e lo sforzo per la gestione della campagna vaccinale in Lombardia sembra avergli tolto tutte le forze. Quindi, il suo nome può essere depennato dal breve elenco del centrodestra per la capitale.
Ed è la seconda volta, nel giro di pochi anni, che il nome di Bertolaso sindaco di Roma si infrange sugli scogli. La prima, nel 2016, quando il centrodestra unito decise di puntare su di lui fino a poco prima del voto. Poi Giorgia Meloni decise di rompere il patto e di scendere in campo in prima persona.
L’epilogo: vinsero Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle. Ora la storia si ripete, ma con modalità differenti. E proprio sul nome dell’ex Capo della Protezione Civile, solo la scorsa settimana, si era acceso uno scontro dialettico a distanza tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Adesso resta solo un nome, già reso pubblico dai due leader dei due principali partiti di Centrodestra: quello dell’ex Presidente della Lega di B Andrea Abodi, ora Presidente dell’Istituto per il Credito Sportivo e del Comitato di Gestione Fondi Speciali.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE TIRA DIVERE STOCCATE
Le ultime 24 ore nel palazzo della Regione Lombardia hanno messo (finalmente) in evidenza alcune — non tutte — delle criticità emerse negli ultimi mesi. Soprattutto per quel che riguarda la gestione del piano vaccinale lombardo e il sistema (fallimentare) di prenotazione online. I problemi erano evidenti e le denunce dei cittadini erano quotidiane.
Ma fino a ieri, Attilio Fontana e Letizia Moratti si erano limitati a puntare il dito nei confronti della società Aria, senza prendere provvedimenti.
Poi, improvvisamente, la decisione di commissariare i vertici — ma non il direttore generale — chiedendo al cda di fare un passo indietro. Una toppa al lassismo dei primi mesi dell’anno e una parziale riabilitazione di Giulio Gallera. O, almeno, questo è quel che ritiene l’ex assessore stanco.
Gallera restituisce il benservito alla Lega: “Non ero io il problema, ma Aria”
Nella sua intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Gallera sottolinea come lui sia stato solamente il capro espiatorio della situazione lombarda e, per questo, ha pagato anche per colpe non sue.
“Il tempo è galantuomo e mi ha restituito un po’ di giustizia. Aria che aveva sbagliato completamente il percorso di acquisizione, a febbraio proponendo una gara con un prezzo senza senso a cui non aveva partecipato nessuno. Ad aprile sbagliando di nuovo, poi strapagando i vaccini che comunque erano pochi e non si trovavano”.
Colpa di Aria, dunque. E stavolta l’ex assessore fa nomi e cognomi.
“C’è questa società , Aria, fortemente voluta dall’assessore Caparini e dalla Lega che si è dimostrata una realtà non efficiente e al di sotto delle aspettative. Il management non si è dimostrato all’altezza. Il controllo e il coordinamento della società Aria era in mano all’assessore al bilancio della Lega”.
Un macigno dalla scarpa. La Lega, in primis Matteo Salvini, all’inizio di gennaio spinse per le dimissioni dell’allora Assessore al Welfare e alla Salute. Eravamo proprio all’inizio della campagna vaccinale anti-Covid e Gallera aveva rilasciato alcune dichiarazione alquanto sorprendenti (come il fatto di non voler richiamare i medici in ferie per iniziare i vaccini, o l’attacco alle altre Regioni che “hanno fatto la corsa” per vaccinare le persone). Insomma, le perplessità su tutto il sistema erano nell’aria. E non solo in quella con la “A” maiuscola.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
SALTANO LE TESTE DEL CDA, MA SALVA IL DIRETTORE GENERALE DELLA LEGA
Attilio Fontana voleva un’Aria nuova, ma la sua decisione è ricca di incoerenze e di decisione che
appaiono stantie.
Ieri la decisione di chiedere — e pretendere — un passo indietro da parte del consiglio di amministrazione della Società che, tra le tante cose, ha anche gestito (male) la piattaforma di prenotazione per la fase-1 e 2 della campagna vaccinale in Lombardia. A saltare, dunque, è stata la testa del presidente Francesco Ferri, uomo forte vicino a Silvio Berlusconi e di Forza Italia.
Un addio, coatto, che apre le porte al “leghista” Lorenzo Gubian, già direttore generale da diversi mesi. Un rinnovamento dimezzato, con il Carroccio che si salva in corner, nonostante la società sia stata fortemente voluta proprio dal partito guidato da Matteo Salvini.
Il Fatto Quotidiano ha messo in evidenza questa contraddizione che è alla base dell’incoerenza — tecnica — dietro la decisione di Attilio Fontana nei confronti di Aria SPA.
Che dovesse cadere qualche testa, nell’agenzia controllata dall’assessore leghista Davide Caparini, era chiaro, dopo le critiche e gli attacchi arrivati da medici e da esponenti dell’opposizione politica, ma anche dallo stesso assessore alla Sanità , Letizia Moratti, arrivata alla vicepresidenza della Regione per volere di Forza Italia. Così ieri Fontana — su input di Matteo Salvini — ha ordinato al consiglio d’amministrazione di Aria di dimettersi, a partire dal presidente Francesco Ferri, pupillo di Silvio Berlusconi e uomo del suo partito. Fontana ha poi stabilito che il controllo di Aria passi all’attuale direttore generale dell’agenzia, Lorenzo Gubian, l’uomo chiamato proprio da Caparini (dunque dalla Lega) solo pochi mesi fa per far uscire Aria da un altro fallimento, quello degli acquisti dei vaccini antinfluenzali.
Si salva la Lega, dunque. Anzi, passa dal via tagliando il traguardo da vincitrice di questa vicenda che ha paralizzato la campagna vaccinale in Lombardia a causa di scelte strategiche (e pratiche) che hanno rallentato il piano di immunizzazione dei cittadini. Perchè se è vero, come sottolinea la ministra Gelmini, che in Lombardia sono state somministrate più dosi rispetto alle altre Regioni, è altrettanto vero che la Lombardia sia stata la Regione ad aver ricevuto molte più dosi rispetto alle altre. E così il cambiamento, paventato con dichiarazioni al vetriolo, è solo fittizio.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2021 Riccardo Fucile
SMENTITA L’AZIENDA CHE IERI AVEVA COMUNICATO UN’EFFICACIA DEL 79%
E’ durata lo spazio di una notte, la buona notizia dei dati americani del vaccino di AstraZeneca. Ieri
dagli Stati Uniti erano stati annunciati i buoni risultati del suo trial negli Usa: 79% di efficacia. Stamattina le autorità americane mettono in dubbio quei dati, frutto di “informazioni obsolete” secondo un comunicato del Niaid guidato da Anthony Fauci (il National Institute of Allergy and Infectious Diseases). “Il Data and Safety Monitoring Board è preoccupato che AstraZeneca possa aver fornito una stima incompleta sui dati di efficacia” spiega il comunicato, riferendosi al comitato incaricato di esaminare i dati sui trial clinici forniti dalle case produttrici. “Esortiamo l’azienda a lavorare con il Board per valutare la qualità dei dati e assicurarsi che vengano rese pubbliche quanto prima le cifre più precise, più aggiornate e più chiare possibile”.
AstraZeneca era pronta a chiedere l’autorizzazione alla Food and Drug Administration (Fda, l’ente regolatorio dei farmaci negli Usa) per l’autorizzazione del suo vaccino anche negli Usa. Ora arriva l’ennesimo intoppo per la casa farmaceutica anglo-svedese.
In autunno, dopo un evento avverso su un volontario (un caso di mielite, una malattia neurologica), l’Europa aveva ripreso le sperimentazioni dopo una settimana, mentre gli Stati Uniti avevano riavviato le somministrazioni solo dopo sette settimane di analisi e controlli. Mentre l’autorizzazione in Europa era arrivata il 29 gennaio sulla base soprattutto di un trial in Gran Bretagna con 20mila volontari, Washington aveva chiesto che l’azienda completasse una sperimentazione sul suolo americano con 32mila volontari, prima di prendere in esame il vaccino. Ieri questi risultati erano arrivati. Ma non sono bastati a convincere le autorità americane.
Anche l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, aveva avuto il suo da fare per mettere ordine tra i dati dei trial clinici di AstraZeneca. Una parte dei volontari aveva ricevuto una dose intera, altri mezza dose, a causa di un errore nella misurazione del principio attivo. Un approvvigionamento erratico aveva costretto poi gli sperimentatori a ritardare il richiamo, in alcuno casi fino a tre mesi dopo la prima dose.
Negli Usa invece le seconde dosi sono state tutte inoculate dopo un mese. I problemi di produzione dell’azienda stanno causando inoltre il ritardo degli approvvigionamenti in Europa, alla base della disputa commerciale in corso con la Commissione Europea.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
TUTTE LE REGIONI A TRAZIONE LEGHISTA SOTTO LA MEDIA NAZIONALE DELLE SOMMINISTRAZIONI DI DOSI: E’ IL FALLIMENTO DEL SOVRANISMO
Ieri la Gran Bretagna ha sfondato una media di 750mila vaccini al giorno, un balzo rispetto alla
settimana prima di oltre 240mila fiale al giorno.
L’Italia arranca a meno di un terzo delle somministrazioni, la macchina annaspa, sia pure con situazioni diverse tra Regione e Regione, tra virtuosi e ritardatari, e gli approvvigionamenti sono una rincorsa con la quale si arriva sempre con il fiato corto.
Sono queste le criticità che hanno spinto Mario Draghi a convocare in mattinata i vertici di quella architettura che nelle sue intenzioni dovrebbero dare una spinta decisiva alla macchina italiana. Due ore di incontro con il commissario straordinario all’emergenza, generale Paolo Figliuolo, e con il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. “I dati del Regno Unito, solo 17 decessi oggi, ci testimoniano che il vaccino è la soluzione, e che bisogna darsi una mossa”, spiega chi sta lavorando al dossier.
Quota 500mila somministrazioni, là dove Figliuolo ha fissato l’asticella, sembra ancora lontanissima. “Entro fine mese finiremo le scorte”, dice Attilio Fontana nel tentativo di mettere una toppa al caos che ha investito la macchina delle prenotazioni in Lombardia.
Il ritardo della consegna è un dato di fatto, e Draghi si è voluto sincerare del quadro della situazione. Entro domani, ha assicurato il commissario straordinario, verranno consegnate circa un milione di dosi della Pfizer, pronte a essere smistate in oltre 200 strutture sanitarie. Preoccupa la consegna nel medio periodo, ma intanto il governo vuole assicurarsi che tutti i luoghi di somministrazione non si debbano trovare nella situazione di mandare a casa chi è prenotato e in coda.
Difficile che il problema si ponga senza una robusta accelerata nelle somministrazioni. Sul tavolo del premier sono stati squadernati i dati delle singole Regioni. In alcune le cose procedono speditamente, altre arrancano.
Per questo Draghi ha voluto fare il punto anche con la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini per capire quali possano essere le soluzioni attraverso le quali il governo possa aiutare le operazioni là dove si sono inceppate.
Un giro di ricognizione generale, al quale faranno seguito alcune ipotesi di lavoro e una decisione finale nei prossimi giorni. Di certo in ballo c’è un ulteriore rafforzamento del ruolo dell’esercito sia nella logistica sia nella somministrazione, e task force mirate messe in campo dalla Protezione civile per rinforzare i territori in difficoltà .
A prendere i dati del governo aggiornati alle 15.31 di lunedì, le dosi rimaste in freezer sono quasi 1 su 5.
La media nazionale delle somministrazioni è ferma all’82,4% rispetto al totale di quelle consegnate.
Il dato di fatto è che le Regioni che si collocano sotto la media nazionale sono tutte amministrate dalla Lega o da governatori vicini al Carroccio.
Fanalino di coda la Sardegna dell’indipendentista Michele Solinas, eletto grazie all’accordo con le camicie verdi, solo il 70,5% di dosi somministrate.
Non va molto meglio nella Liguria di Giovanni Toti, ex forzista e considerato “amico” dal quartier generale di via Bellerio.
Le altre 5 in ritardo sono tutte amministrate da leghisti: la Calabria di Nino Spirlì (71,5%), la Lombardia (78,3%), il Veneto di Luca Zaia (80,1%), l’Umbria di Donatella Tesei (81,6%) e il Friuli Venezia Giulia di Massimiliano Fedriga, che più si avvicina al dato complessivo pur rimanendo sotto (82%).
“Un problema c’è ed è evidente”, spiega un esponente dell’esecutivo. Che continua: “Vista la situazione di polemiche è inutile farne, ma non ci si può nascondere dietro un dito”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 22nd, 2021 Riccardo Fucile
VIA I MEMBRI DEL CDA CHE NON HANNO COMPITI OPERATIVI MA LA REGOLA NON VALE PER IL DIRETTORE GENERALE: REGOLAMENTO DI CONTI TRA GIORGETTI E SALVINI
Un’operazione di facciata il cui esito non è per nulla scontato. È questo il vero senso del cambio ai vertici di Aria annunciato da Attilio Fontana dopo tre giorni di caos nelle vaccinazioni anti Covid.
Un senso che era già tutto contenuto nelle parole usate dal governatore lombardo per dare il ben servito al consiglio di amministrazione della società regionale responsabile della piattaforma per gli appuntamenti: “Ho chiesto ai membri del cda di Aria di fare un passo indietro, altrimenti ne disporrò l’azzeramento affidando la guida della società al direttore generale Lorenzo Gubian”.
Che oggi si sarebbe arrivati a un punto di svolta era certo, dopo le bordate scagliate via social contro Aria dall’assessora al Welfare Letizia Moratti e dal super consulente per il piano vaccinale Guido Bertolaso.
Ma la svolta non passa per una revoca dei vertici, ma solo per una richiesta di dimissioni. E va a toccare i membri del cda, senza compiti operativi, mentre esce addirittura rafforzato il ruolo di Gubian, il manager “strappato” ad agosto alla sanità veneta dopo lo scandalo dei camici ordinati da Aria alla Dama spa del cognato di Fontana.
Prima di arrivare in Lombardia per sostituire Filippo Bongiovanni, Gubian è stato direttore dei Sistemi informativi dell’Azienda zero in Veneto, l’azienda sanitaria che coordina tutte quelle locali.
Fino a qualche giorno fa, un azzeramento dei vertici di Aria che toccasse il cda e non Gubian avrebbe trovato la strada sbarrata da parte di Forza Italia.
Perchè il presidente del cda è Francesco Ferri, pupillo di Silvio Berlusconi che anni fa gli affidò la selezione di volti nuovi per Forza Italia, mentre la nomina di Gubian la scorsa estate è stata frutto delle indicazioni della Lega e di colui che due anni fa ha voluto fortemente la nascita di Aria, l’assessore al Bilancio Davide Caparini.
Le resistenze di Forza Italia sono però venute meno negli ultimi giorni, dopo che lo sfacelo della macchina organizzativa lombarda è finito sulle prime pagine di tutti i giornali e dopo le prese di posizione pubbliche di Bertolaso e Moratti.
Più che su un braccio di ferro tra Lega e Forza Italia, dunque, il cambio ai vertici di Aria corre lungo una resa di conti tutta interna alla Lega, con la componente più vicina a Giancarlo Giorgetti, rappresentata in Regione tra gli altri dal neo assessore Guido Guidesi, che ha messo all’indice Caparini, vicino alla potente Giulia Martinelli, capo segreteria di Fontana ed ex di Matteo Salvini.
Una resa di conti in seguito alla quale, come detto, non è stato toccato il ruolo di Gubian.
Cambiare solo il cda, mentre si sa già che Aria verrà sostituita da Poste nella gestione delle prenotazioni delle vaccinazioni, non è altro che un’operazione di facciata.
Che tra l’altro non è stata portata a termine direttamente dalla giunta. “Fontana non ha nemmeno avuto il coraggio di firmare la revoca dei vertici di Aria ma si è affidato alla moral suasion”, fa notare il consigliere del Pd Pietro Bussolati.
L’annunciato azzeramento del cda, infatti, è stato una richiesta di dimissioni che per tutto il pomeriggio sono state in dubbio. A convincere i consiglieri di amministrazione (oltre al presidente Ferri legato a Forza Italia, tre membri sono in quota Lega mentre uno fu indicato dal Pd) ci sono infatti volute fitte consultazioni telefoniche con i loro legali, vista la preoccupazione che le dimissioni possano suonare come un’ammissione di responsabilità di fronte a eventuali future inchieste della procura o approfondimenti della Corte dei conti.
Alla fine le dimissioni arriveranno in serata. E per Ferri potrebbero valere in cambio la nomina in una delle società controllate dalla Regione che, come Pedemontana e Fnm, rinnoveranno i propri vertici a breve.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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