Febbraio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA A CHRISTOPHE GARNIER SULLA SITUAZIONE UIMANITARIA NEL PAESE
La provincia di Kivu Nord dove ieri, 22 febbraio, sono stati uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio,
il carabiniere Vittorio Iacovacci, e l’autista del convoglio Onu Mustapha Milambo, è tra le più instabili della Repubblica Democratica del Congo. Solo in quella regione orientale si trovano 1,5 milioni di sfollati interni. Una situazione umanitaria aggravatasi con la guerra civile iniziata nel 1997 e che in questi 24 anni, nonostante l’istituzione nel 2003 di un Governo di transizione, ha continuato a fare milioni di vittime.
Negli ultimi anni in quest’area, all’interno di un Paese dove mancano forti apparati statali, hanno potuto proliferare milizie armate, tra cui quella dei ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda, in cima alla lista dei sospettati per l’attentato al convoglio Onu in cui si trovavano i due italiani.
Oltre alla presenza di gruppi jihadisti, è la ricchezza nel sottosuolo, con la presenza di minerali come il cobalto — necessario per la produzione di telefonini — a fare del Congo «uno dei Paesi più ricchi, ma allo stesso tempo più poveri al mondo», dichiara a Open il capo missione di Medici senza frontiere nella Repubblica democratica del Congo, Christophe Garnier. «Qui — dice — più di due terzi della popolazione vive con meno di due dollari al giorno».
Tra il 2017 e il 2019 nuovi scontri armati hanno creato 5 milioni di sfollati interni. E oltre all’instabilità politica, il Paese deve «continuamente fronteggiare lo scoppio di epidemia di Ebola», chiarisce Garnier. Una crisi così estesa che negli ultimi anni il team di Medici senza frontiere ha rafforzato i suoi progetti nelle città di Masisi, Walikale, Mweso e Rutshuru a Kivu Nord. Nel 2019, il Msf ha dovuto far fronte anche alla più grande epidemia di malaria. Ma — paradossalmente — il problema del Paese è che non c’è una vera emergenza: «Il Congo è tutto una grande emergenza. Se non è l’ebola, è la malnutrizione. Oppure il Coronavirus, la tubercolosi, il colera. Non puoi scegliere dove andare ad agire, e a volte non sai da che parte voltarti».
Oltre alle malattie, soprattutto negli ultimi anni, il Paese ha visto crescere anche le violenze sessuali. Secondo un report delle Nazioni Unite, i numeri relativi agli stupri sono aumentati proporzionalmente al numero delle incursioni dei militari nei villaggio. In particolare, nel 2019, la Missione Monusco ha documentato 1.409 casi di violenza sessuale nel periodo post elettorale. «Ci sono gruppi armati ovunque, ma il problema è che non si tratta di un Paese formalmente in guerra», osserva Garnier. «Qui quando la violenza inizia a crescere si annida dovunque e non c’è modo di fermarla».
(da Open)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
SI SPERA DI CHIUDERE, QUANDO NON SI SA… MANUALE CENCELLI IN CORSO (E NOMI DA BRIVIDI)
La partita si doveva chiudere oggi, è stata rimandata a domani, possibile che ci voglia anche qualche
giorno in più. Mario Draghi ha lasciato carta libera ai partiti: indicatemi voi le designazioni per i sottosegretari, il messaggio fatto pervenire ai vertici dei partiti, che si sono incartati tra questioni interne e veti contrapposti, compulsando il manuale Cencelli e rallentando il completamento della squadra di governo.
Una delle prime risultanze dell’appetito dei partiti potrebbe così essere l’aggiunta di un sottosegretario al ministero dell’Economia. Tutti vogliono il proprio uomo al Mef, nessuno si fida di Daniele Franco, ministro tecnico dal lungo e robusto curriculum, che potrebbe passare sopra come un treno ai desiderata delle forze politiche.
Ecco che Movimento 5 stelle e Partito democratico spingono per le riconferme di Laura Castelli e Antonio Misiani, semplici sottosegretari e non più viceministri, visto che le indicazioni del premier sarebbero quelle di non aggiungere vice nell’organigramma dei ministeri.
Un posto lo vuole anche la Lega, che pensa a Massimo Bitonci, uno Forza Italia, quotato il deputato Andrea Mandelli, uno se lo contendono Italia viva con Luigi Marattin e Leu con la conferma di Maria Cecilia Guerra.
Sono undici o dodici le caselle che devono riempire i 5 stelle. Insieme a quella della Castelli, si va in direzione di alcune riconferme pesanti. Pierpaolo Sileri va verso il bis alla Salute, così come Giancarlo Cancelleri ai Trasporti e Carlo Sibilia all’Interno (Vito Crimi si è chiamato fuori), anche se non è sicuro che M5s confermi un suo uomo nella squadra di Luciana Lamorgese.
Stefano Buffagni potrebbe traslocare alla Transizione ecologica dallo Sviluppo economico, dove invece si avvia verso una riconferma Mirella Liuzzi.
Tra le new entry I nomi che circolano sono quelli di Maria Pallini al Lavoro, Luca Carabetta all’Innovazione digitale, Gilda Sportiello al Sud, Gianluca Vacca, un’esperienza alla Cultura nel governo gialloverde, all’Istruzione e Gianluca Perilli alla Giustizia.
C’è poi il nodo dello Sport, che probabilmente sarà appannaggio di un sottosegretario ad hoc, per il quale Simone Valente si gioca il posto con Paolo Barelli e il compagno di partito Marco Marin.
Silvio Berlusconi avrebbe sottoposto a Draghi una lista di poco meno di trenta nomi sui sette o otto posti a disposizione degli azzurri. Verso una promozione Giorgio Mulè, ma più che nell’esecutivo potrebbe raccogliere l’eredità di Maria Stella Gelmini come capogruppo.
Francesco Battistoni, fedelissimo di Antonio Tajani, è indirizzato verso l’Agricoltura, Gilberto Pichetto Fratin è in lizza per completare la squadra del Mise, mentre Maria Rizzotti potrebbe esordire alla Salute, Giuseppe Moles è papabile per uno tra Interno e Difesa. In quota Forza Italia anche un esponente dell’Udc (più probabile Antonio Saccone ai Trasporti di Paola Binetti alla Famiglia), mentre un posto spetterebbe anche a Cambiamo di Giovanni Toti.
Avendo due donne in Consiglio dei ministri Forza Italia ha più libertà di manovra rispetto al Pd, stesso numero di posti, ma dilaniato da giorni da una polemica sulla parità di genere.
Deputate come Chiara Gribaudo e Giuditta Pini hanno invitato le colleghe a non accettare incarichi finchè nel partito non sarà affrontato politicamente l’argomento nella prossima Direzione, ma difficile che la richiesta venga accolta.
Insieme a Misiani possibili altre tre conferme di peso: Andrea Martella manterrebbe la delega all’Editoria, Matteo Mauri rimarrebbe all’Interno, dove ambisce ad avere peso anche la Lega e Alessia Morani allo Sviluppo economico, a marcare stretto Giancarlo Giorgetti.
Il nome nuovo potrebbe essere quello di Marianna Madia: il nome dell’ex ministra circola sia per il Mef, sia per la Transizione ecologica. Marina Sereni potrebbe rimanere agli Esteri, Anna Ascani all’Istruzione, Cecilia D’Elia è in corsa per il ministero della Famiglia, Valeria Valente per la Giustizia e Sandra Zampa si gioca una conferma alla Salute.
Un presidio nel ministero che decide sulle questioni relative alla pandemia è ambito anche dalla Lega, che ha individuato in Andrea Colletto la figura giusta. Il Carroccio, ovviamente, vuole rimettere piede anche al Viminale, per il quale Stefano Candiani sembra in vantaggio su Nicola Molteni. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo potrebbe passare nell’esecutivo, ai Rapporti con il Parlamento o al Lavoro, la collega Lucia Borgonzoni è indirizzata verso Istruzione o Cultura, Giulia Bongiorno alla Giustizia.
Si parla anche Paolo Formentini alla Farnesina (insidiato da Guglielmo Picchi, che tornerebbe agli Esteri dopo esserci già stato in era gialloverde) e di Edoardo Rixi alle Infrastrutture. Due le caselle per Italia viva. Non dovrebbe essere della partita Maria Elena Boschi, mentre Ettore Rosato si gioca un posto all’Interno, per marcare stretta la Lega.
Con Luigi Marattin in ballo per il Tesoro, qualche chance potrebbe averla Daniela Sbrollini allo Sport, con il capogruppo a Palazzo Madama Davide Faraone è indirizzato verso il ministero del Lavoro. Possibile che anche +Europa e Azione spuntino un sottosegretariato, con Benedetto Della Vedova e Matteo Richetti tra i papabili.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
NESSUN CONTROLLO SULLE AZIENDE CHE POSSONO VENDERE A STATI ED ENTI PUBBLICI… PUNTARE SULL’AUMENTO DELLA PRODUZIONE NON RISOLVERA’ IL PROBLEMA
Passano le settimane, ma l’Unione Europea non riesce a venire a capo della campagna vaccinale comunitaria contro il Covid. L’ultima falla è che, secondo quanto riferiscono fonti della Commissione europea, a Bruxelles non sanno che le aziende farmaceutiche stanno proponendo contratti per la fornitura di vaccini anche a singoli Stati o singole Regioni, in violazione dei contratti firmati dall’istituzione di Palazzo Berlaymont a nome di tutti i paesi membri. Nè per ora la Commissione Ue pensa di indagare su questo fenomeno che pure promette di vanificare la strategia ed erodere un altro pezzo di unità europea. Il commissario Thierry Breton punta tutto sull’aumento della produzione dei vaccini, ma questo non risolve i problemi che nell’immediato stanno rallentando le forniture.
Eppure il sistema che minaccia seriamente di mettere in crisi l’iniziativa europea sui vaccini è molto chiaro, da quello che emerge dalle dichiarazioni non smentite di Juri Gasparotti, broker farmaceutico intervistato da Repubblica sabato scorso. Gasparotti è titolare di un’azienda croata (la J&C di Novigrad). Per conto di una “società X estera” che ha opzionato un certo quantitativo di fiale prodotte in Belgio da Astrazeneca, il broker sta cercando di stipulare contratti con enti Statali e Regionali per la fornitura di vaccini. È stato lui a proporre all’Emilia Romagna uno stock di fiale Astrazeneca, per dire. Il prezzo – 2,90 euro per dose – lo fa il mercato, vale a dire il ‘borsino’ del Covax, la piattaforma punto di riferimento per la distribuzione dei vaccini nel mondo. Gasparotti sostiene che il meccanismo è “legittimo” e che non si tratta di “mercato nero”, bensì di “mercato”.
Interpellate sul tema, fonti della Commissione Europea dichiarano di “non essere consapevoli” di questo meccanismo e si limitano a scoraggiare l’acquisto da fornitori terzi. Eppure potrebbe stare qui la chiave per svelare il giallo sulla riduzione delle consegne da parte di Astrazeneca, l’azienda anglo-svedese con cui la Commissione europea ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro qualche settimana fa.
Se Gasparotti dice la verità , probabilmente non tutte le dosi prodotte in Europa vengono destinate al mercato europeo secondo gli accordi stipulati con la Commissione. Probabilmente alcune di queste dosi sono accatastate perchè opzionate da grandi compagnie (Gasparotti non rivela il nome della ‘società X estera’) in attesa di essere piazzate da qualche compratore: l’importante, dice il broker, è che sia un ente pubblico, non privato.
Di fronte a tutto questo, la Commissione non prevede nemmeno di avviare un’indagine, sottolineano fonti interpellate da Huffpost. Probabilmente perchè Gasparotti ha ragione: il meccanismo da lui descritto è legittimo, è mercato, Bruxelles non può farci niente.
Ma allora cosa rimane della lodevole strategia comunitaria sui vaccini? Rimangono le briciole: le fiale arrivano col contagocce mentre le aziende farmaceutiche nuotano indisturbate nel mercato per guadagnare il più possibile.
E’ evidente che possono trarre maggiore profitto vendendo a singoli Stati o Regioni. Due euro e 90 centesimi per dose, dice Gasparotti, un margine di guadagno di oltre un euro rispetto al contratto stipulato dalla Commissione Europea a nome di tutti gli Stati membri: qui una fiala Astrazeneca costa 1,78 euro, secondo quanto trapelato da un tweet – poi cancellato – di Eva De Bleeker, ex sottosegretaria al Bilancio del Belgio. I prezzi infatti sono tra le parti secretate dei contratti europei, ma il ‘listino prezzi’ di De Bleeker pubblicato per errore recitava: Oxford/AstraZeneca: €1.78; Johnson & Johnson, $8.50 (circa €7); Sanofi/GSK: €7.56; BioNTech/Pfizer: €12; CureVac: €10; Moderna: $18 (circa €15). Prezzi fissi, mentre quelli del ‘metodo Gasparotti’ sono fluttuanti, seguendo il Covax.
La sensazione è che man mano che si va avanti emergeranno altri meccanismi di questo genere, a meno che l’Ue non trovi un modo per intervenire e per difendere il suo piano comunitario. Ma, più che controllare e magari sanzionare l’operato delle aziende, l’Ue punta tutto sull’aumento della produzione dei vaccini: così si risolveranno i problemi, è il piano di Bruxelles.
“Ci lavoriamo giorno e notte”, dice Thierry Breton, commissario all’Industria messo a capo della task force nata dopo i primi intoppi della campagna vaccinale. “Ho visitato lo stabilimento di Seneffe”, in Belgio, di Hènogen/Novasep, che lavora per AstraZeneca, “per vedere come andavano le cose: ho constatato che, in rapporto al rendimento che era stato constatato all’inizio dell’anno, c’è una produzione normale, i rendimenti aumentano”.
In collaborazione con gli Usa, continua il Commissario, “dobbiamo realizzare tutti insieme un exploit industriale che è quello di poter effettivamente aumentare la capacità di produzione di vaccini anti Covid in modo significativo in Europa, per far fronte alla pandemia. Ma non è legato solo all’Europa, riguarda tutto il mondo”.
Problemino: il piano europeo punta anche alla riconversione di alcuni stabilimenti industriali per la produzione dei vaccini, ma questo significa che le Big Pharma dovrebbero cedere la tecnologia. Ma Bruxelles non le obbliga a farlo. Scelta volontaria delle aziende. No, non ne veniamo a capo.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
LA MAPPA DEI 6,6 MILIARDI GIA’ ELARGITI, IN ATTESA DI UN’ALTRA VALANGA DI 10 MILIARDI A CHI SI LAMENTA SEMPRE… CONTRIBUTI PARI AL 20% DEL FATTURATO, OVVERO CIRCA ALLA META’ DEGLI UTILI E CASSA INTEGRAZIONE AI DIPENDENTI, OLTRE A TASSE SOSPESE
Dai 930 milioni di euro arrivati al commercio al dettaglio, scendendo ai 630 della ristorazione per
arrivare ai 13 delle imprese di assicurazione.
Oltre 1,2 miliardi in Lombardia, meno di 30 milioni in Molise e 15 in Valle d’Aosta.
Ecco dove sono andati i contributi a fondo perduto che il governo ha stanziato con il decreto Rilancio e l’Agenzia delle Entrate ha versato in media in 15 giorni sui conti correnti delle imprese che hanno perso fatturato a causa del Covid.
Il governo Draghi in questi giorni dovrà scaricare a terra la rivoluzione copernicana dei Ristori, lasciando i criteri fin qui adoperati e che hanno portato in media a contribuire per il 20% del fatturato perso.
La guida è stata il danno subito nell’aprile 2020 rispetto all’anno precedente da parte delle categorie toccate dal lockdown e dalle chiusure a zone.
La nuova via da intraprendere per orientare (almeno) 10 miliardi dei 32 di nuovo deficit è quella di vagliare chi è stato colpito indipendentemente da codici di attività e aiutarlo coprendone i costi fissi. Un punto di partenza della nuova operazione resta verificare quanto già fatto per vedere dove andare a operare correttivi.
Alle imprese sono arrivati poco più di 10 miliardi in 3,3 milioni di pagamenti. A questo supporto si potrebbe aggiungere il sollievo dato dai 14 miliardi di scadenze fiscali messe nel congelatore, che offre ossigeno in momenti di tensione sulla liquidità .
Il grosso dei contributi risale al decreto Rilancio: 6,6 miliardi frazionati in quasi 2,4 milioni di pagamenti effettuati alla fine di dicembre. Su questa fetta importante di sussidi è possibile estrarre dai dati dell’Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini uno spacchettamento per tipologia di attività e territorio.
La Lombardia guida la classifica dei ristori con 1,2 miliardi (421 a Milano, 176 a Brescia e 146 a Bergamo), seguita dal Veneto a 678, poi Emilia Romagna a 636 e Toscana a 563. I 532 milioni del Lazio sono andati quasi tutti (407) a Roma.
Tra le imprese, il commercio al dettaglio registra la cifra più alta seguito da quello all’ingrosso (670 milioni) e dalle attività della ristorazione (630). Poi lavori di costruzione specializzati (528), coltivazioni agricole (379) e costruzione di edifici (331).
L’indicazione è parziale, come detto, perchè non considera le cifre erogate con i successivi decreti Ristori e che portano il totale dei contributi a quota 10 miliardi.
Ma è un quadro indicativo se si considera che quasi 3 miliardi dei successivi Ristori sono stati erogati su base automatica (ovvero a chi aveva già fatto richiesta del primo aiuto del dl Rilancio) e poche centinaia di milioni sono arrivati con nuove domande. In pratica, nei successivi ristori molte attività hanno ricevuto un ‘seguito’ del primo supporto, di fatto non modificando la mappa delle categorie che sono andate in maggiore sofferenza.
In aggiunta, va ricordato che 628 milioni stanziati a seguito delle chiusure di Natale sono andati alla ristorazione e che il contributo “centri storici” ha generato poco meno di 90 milioni di euro.
Insomma, da una parte è ragionevole pensare che ristoranti e bar – che hanno visto rimpinguare il conto dei contributi per aver sofferto la stretta di fine dicembre – abbiano scalato loro malgrado la classifica, per il resto il quadro complessivo dovrebbe esser coerente con quanto emerge dai dati sui primi 6,6 miliardi erogati del decreto Rilancio.
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI OPERAI HA RISCHIATO DI PRECIPITARE, ERANO APPENA PARTITI I LAVORI PARZIALI DI CONSOLIDAMENTO
Dicono gli abitanti di questa parte di riviera, fatta di roccia più che di sabbia, che “ogni cento anni la falesia cambia pelle”, cioè si staccano pareti rocciose che piombano in mare ridisegnando il profilo di questo bellissimo litorale.
Oggi la falesia ha cambiato pelle e lo ha fatto precipitando in mare un costone accompagnato dal macabro spettacolo di centinaia di bare che galleggiano in acqua. Sono immagini spaventose per due ragioni, quelle che arrivano da Camogli dove oggi è franato il terreno che ospitava una parte del cimitero.
Da un lato è l’ennesima dimostrazione della fragilità del territorio ligure, anche quello urbano, quello più familiare, frequentato. Dall’altro, appunto, l’angosciante visione delle bare semidistrutte che si schiantano sulla scogliera e poi come rovine di navi naufragate finiscono trasportate verso il porticciolo dalla corrente.
L’allerta
A dare l’allarme sono stati alcuni operai che stavano lavorando alla ristrutturazione di alcuni colombai. Hanno prima sentito un forte rumore poi il terreno ha iniziato a vibrare e in pochi secondi la parete della falesia con alcuni colombai si è staccata ed è precipitata in mare da diverse decine di metri. Il rumore del crollo ai piedi della scogliera è stato avvertito da tutti gli abitanti della zona.
Il cimitero si trova lungo la strada che da Recco raggiunge il paesino. Quello di Camogli è uno dei cimiteri più suggestivi della riviera e sono molte le richieste di persone non residenti che chiedono di esservi seppellite.
Fra i primi ad essere informati il sindaco Francesco Olivari che sta coordinando la messa in sicurezza della zona. Si sta anche verificando se il terreno circostante sia stato interessato dal cedimento soprattutto in funzione delle abitazioni che si trovano poco distanti dal cimitero.Si sta mettendo a punto la strategia migliore per il recupero delle bare finite in mare e quelle rimaste in bilico. Sul posto anche il nucleo specializzato per la prevenzione del rischio biologico della Asl.
Sul posto anche l’assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone che ha poi partecipato a una riunione in Comune per decidere il da farsi. La Regione poco tempo fa aveva stanziato 400 mila euro proprio per interventi che riguarderebbero il consolidamento di un parte di terreno di quella zona.
Il sindaco: “Imprevedibile”
“Vicino all’area del crollo – ha spiegato il sindaco – sono in corso lavoro di consolidamento della falesia. Da una prima analisi, ma solo domani potremo fare esami più accurati, emerge che è stato un crollo difficilmente prevedibile e contenibile. Sulla cima di questa falesia c’erano una serie di loculi che sono precipitati”
La Guardia costiera ha sistemato delle barriere in mare per contenere i materiali finiti in acqua e non ancora recuperati.
L’assessore regionale ha spiegato che “al momento sono stati trovati in acqua 10 feretri e non risultano altre bare da recuperare”. Domani sarà eseguito però un sorvolo con i droni per ricerche più precise e organizzare il recupero delle salme sotto la frana. Prima però sarà necessario valutare i movimenti della parete rocciosa per operare in sicurezza.
Dopo il crollo della falesia che ospita il cimitero di Camogli circa 200 bare sono finite in mare e la corrente le ha trascinate nel porticciolo della celebre località rivierasca. Le operazioni di recupero dei vigili del fuoco sono iniziate sotto gli sguardi della popolazione. Nel cimitero c’è stato il sopralluogo degli amministratori, il sindaco Francesco Olivari e l’assessore regionale alla protezione civile Giacomo Giampedrone hanno ispezionato i luoghi con i vigili del fuoco.
Un episodio del genere era accaduto alcuni fa a Nervi in via Capolungo quando anche in quella occasione una parte del promontorio era crollato di schianto e diverse abitazioni erano rimaste a lungo evacuate in attesa che fra cause giudiziarie e definizione delle responsabilità partissero i lavori di recupero che per alcuni stabili sono ancora fermi.
I lavori programmati
Che la falesia fosse soggetta a fenomeni di instabilità era per altro un fatto noto. Pochi mesi fa, a settembre si era aperto un cantiere per “interventi di consolidamento e manutenzione straordinaria della falesia rocciosa sottostante il cimitero comunale” che erano stati finanziati con 400 mila euro dal dipartimento della Protezione civile della Regione Liguria. L’area dei lavori, guardando dal mare la costa, interessava una porzione di terreno leggermente spostata sulla destra rispetto a dove si è verificata la rovinosa frana.
In serata mente era in corso il sopralluogo delle autorità , alcuni residenti sostenevano che da tempo il terreno presentasse i segni di una evidente fragilità e annunciavano denunce, ma è un fatto che la zona fosse stata interessata da lavori già conclusi e altri da iniziare.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
IN CASO DI SCOMPARSA DI PRESIDENTI, EX PRESIDENTI DELLA REGIONE E ASSESSORI ECCO COSA PREVEDE LA NUOVA DELIBERA
.Non ci saranno d’ora in poi solo i funerali di Stato, ma anche quelli solenni della Regione. Con una
delibera, appunto, la giunta Solinas ha reso ufficiale il rito. Il titolo è eloquente: «Disciplina delle esequie».
Lo racconta la Nuova Sardegna.
Cosa prevede in caso di scomparsa (fatti i debiti scongiuri) di presidenti ed ex presidenti della Regione, assessori e personaggi illustri?
La camera ardente sarà allestita a Villa Devoto, e il feretro sarà accompagnato dalla funzione fino al cimitero dalla guardia d’onore del servizio di cerimoniale della Presidenza. Ancora: saranno imposte le bandiere a mezz’asta in tutti gli uffici pubblici della Regione e proclamato il lutto pubblico dal giorno della morte fino a quello delle esequie.
In un altro passaggio si legge: «Il protocollo è previsto, come tributo solenne, a tutti coloro che si sono distinti, col loro operato, per il bene e il progresso della Sardegna e di quanti abbiano ricoperto vari e rilevanti incarichi istituzionali in Sardegna».
C’è anche un’altra circostanza ancora più particolare: il decesso del governatore in carica e di sicuro, al momento della firma, Solinas qualche rito magico deve averlo pur compiuto. In questo malaugurato evento «la camera ardente per due giorni sarà allestita nella sala Giunta “Emilio Lussu”, a Villa Devoto, con guardia d’onore».
Ma perchè nulla sia lasciato al caso: dovranno essere sistemati anche «un tappeto dove posare il feretro, più corona e nastro con la dicitura Il Vicepresidente e la Giunta». Ancora: il Gonfalone listato a lutto e le bandiere, sempre a lutto, della Regione, della Repubblica Italiana e dell’Unione europea».
C’è poi questa precisazione: «La cerimonia funebre dovrà essere celebrata dal vescovo presidente della Conferenza episcopale se il defunto è cattolico, mentre l’orazione sarà del vicepresidente della Regione».
Infine, il feretro dovrà essere ricoperto con la bandiera della Regione fino alla tumulazione. Bandiera che poi sarà consegnata ai familiari del defunto. Mentre «in caso di decesso di componenti della Giunta in carica, o personaggi illustri, la camera ardente sarà allestita nella sala Crespellani, o in quella dei Ritratti, sempre a Villa Devoto».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
IL CONFLITTO HA FATTO 5 MILIONI DI MORTI… LA CONTESA DELLE RICCHE RISORSE NATURALI
I
l lungo conflitto che funesta il Congo Orientale, dove stamattina è stato ucciso il nostro ambasciatore a Kinshasa, Luca Attanasio, assieme a Vittorio Iacovacci, il carabiniere che gli faceva da scorta, e al loro autista, è considerato dagli africani la loro guerra mondiale, per la quantità di eserciti che vi hanno combattuto e per l’alto numero di morti, che alcuni valutano intorno ai 5 milioni.
Scatenata nel 1994, con l’esodo in quella regione della Repubblica Democratica del Congo di decine di migliaia di hutu dal Ruanda, alla fine del genocidio che in quel Paese causò quasi un milione di vittime, la guerra ha visto affrontarsi truppe congolesi, ugandesi, ruandesi, keniane e libiche, ognuna di esse spalleggiate o osteggiate da una decine di gruppi ribelli o paramilitari il cui obiettivo principale è il controllo delle immense risorse naturale dell’aerea.
Una delle caratteristiche del conflitto del Congo orientale è l’uso dei kadoga o bambini soldato perchè in ogni villaggio attaccato, le milizie ribelli, dove aver ucciso gli uomini e stuprato le donne, rapiscono i più piccoli per trasformarli sia in schiavi sessuali sia in combattenti.
Quattro anni fa, il premio Nobel per la Pace 2018 Denis Mukwege, che ha fondato nel 1998 il Panzi Hospital a Bukavu, dove cura le donne vittime di stupri seriali, ci raccontò l’effetto della guerra sui kadoga. Questi bambini ai quali vengono messi in mano fucili e pugnali, spesso per torturare i prigionieri, nell’assurda credenza che un bambino possa essere più crudele di un adulto, crescono nella violenza più assoluta.
Ed è quella che compiono quando diventano adulti a loro volta. Il dottor Mukwege ci disse che gli ultimi stupri di guerra di cui era venuto a conoscenza erano stati perpetrati contro dei bebè. L’orrore assoluto.
In particolare, nel parco nazionale del Virunga, dove sono stati uccisi l’ambasciatore e il carabiniere, una delle prime materie prime saccheggiate dai ribelli sono le foreste, che vengono trasformate in carbone per un valore annuo di circa 27,5 milioni di euro.
C’è poi la cattura dei gorilla di montagna, che qui hanno il loro ultimo santuario, con le cui zampe si fabbricano trofei e i cui cuccioli rientrano nel lucroso contrabbando della fauna selvatica. Gli elefanti vengono invece uccisi per il loro avorio, venduti dai trafficanti attraverso i confinanti Ruanda e Uganda.
A queste attività di saccheggio si aggiungono le tasse percepite illegalmente dai gruppi armati, sia i Mai Mai che le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), tasse imposte ai pescatori sulle sponde del Lago Eduardo: in tutto ogni settimana circa 2 mila piroghe pagano ai miliziani cinque euro in cambio di un gettone che autorizza la loro circolazione.
Nel Virunga si è poi sviluppata un’altra attività altamente redditizia per i gruppi armati: il rapimento dei dipendenti delle Ong internazionali, ma anche di poveri contadini e soprattutto dei preti.
I rapiti sono liberati solo se le famiglie, in genere molto povere, riescono a pagare il riscatto, somme esorbitanti fino a 500 mila dollari. Numerose famiglie hanno raccontato di essersi indebitate a vita pur di salvare i propri cari.
Oltre a proteggere la fauna del parco, nel corso degli anni le guardie forestali sono diventate soldati incaricati di proteggere anche i civili.
Oggi 800 agenti sono dispiegati nel parco del Virunga, ben equipaggiati e addestrati dalle forze belghe. L’anno scorso, i ribelli hanno ucciso in un attacco contro una loro caserma 17 ranger. Eppure, nonostante le aggressioni subite, il numero di gorilla è in aumento, ed ha recentemente raggiunto e superato le mille unità .
(da agenzie)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
DUE GIORNI FA FONTANA FESTEGGIAVA PER LA ZONA GIALLA
E sarebbe questo il modello Lombardia? Che dicono Attilio Fontana, Letizia Moratti e Guido Bertolaso?
21 febbraio 2021, sfida Milan-Inter. È il derby della Lombardia, che quest’anno ha un sapore speciale. Perchè come ormai non succedeva più da anni, i nerazzurri e i rossoneri sono rispettivamente primi e secondi in classifica. Forse è presto da dirsi, ma la gara ha già il sapore di una sfida scudetto. Per i tifosi è una tentazione troppo forte a cui resistere: nelle chat ci si dà appuntamento lì fuori a San Siro. Sì, ok, con la mascherina (neanche tutti, la maggior parte di quelli che si vedono nei video ce l’hanno abbassata sul mento), ma tutti appiccicati, saltando e intonando cori di sostegno per la proprio squadra del cuore.
Curva nord e curva sud, entrambe presenti, per un totale stimato di 12mila persone (7mila del Milan e 5mila dell’Inter). Non solo: come se non bastasse le due tifoserie non solo sono assembrate all’esterno, ma rischiano anche di venire alle mani.
Tutto questo poco prima del fischio di inizio della gara, che vedrà la squadra di Antonio Conte trionfare per 3-0 sui cugini guidati da Stefano Pioli.
Ma la domanda è un’altra: è mai possibile che in un momento in cui è in arrivo la terza ondata della pandemia 12mila persone (che non possono entrare allo stadio), stiano tutti insieme all’esterno?
E soprattutto: la Lombardia, regione che nei mesi ha registrato i numeri più alti e che fino poche ore fa rischiava di tornare arancione, può mai permettersi tutto questo?
E non si può neanche dire che l’amministrazione non potesse prevedere quanto successo, perchè: 1) era facilmente immaginabile che in una gara così importante per le tifoserie in molti si radunassero all’esterno; 2) era tutto già successo, perchè le due squadre della Lombardia non è la prima volta che si incontrano. E anzi: è la terza volta dall’inizio delle stagioni, e questi assembramenti fuori dallo stadio c’erano già stati.
Chissà ora cosa diranno gli amministratori, chissà se questo rientra nel famoso e brillante modello Lombardia decantato da Attilio Fontana. Che due giorni fa festeggiava così per esser rimasti gialli:
“La Lombardia resta gialla. Siamo intervenuti con limitazioni localizzate per contenere meglio, tracciare e isolare i piccoli focolai. Azioni mirate a mantenere la Lombardia il più possibile libera da restrizioni serve massima attenzione da parte di tutti. Serve che arrivino i vaccini”.
Ora continuerà a dare la colpa ai Palazzi romani?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
IL TENTATO RAPIMENTO NEL PARCO NAZIONALE DI VIRUNGA
L’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio e un carabiniere della sua scorta sono stati uccisi in un attacco a un convoglio delle Nazioni Unite nel Congo orientale. La notizia è stata data da un portavoce del Parco nazionale di Virunga e confermata da fonti del governo italiano
Il portavoce ha detto che l’attacco faceva parte di un tentativo di rapire il personale delle Nazioni Unite. L’ambasciatore viaggava in un convoglio della Monusco che comprendeva anche il Capo Delegazione Ue: il convoglio è stato attaccato, il diplomatico ferito e rapito.
Immediatamente i rangers di Virunga hanno lanciato un’operazione per liberarlo ma quando è stato recuperato, Luca Attanasio era morto. Il suo corpo è stato portato all’ospedale di Goma.
(da agenzie)
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