Febbraio 11th, 2021 Riccardo Fucile
“UNA SOLA DOSE PER TUTTI? FACILITA LE VARIANTI, PERICOLOSO CREARE VACCINATI A META’ SENZA RISPETTARE I TEMPO DELLA SECONDA DOSE”
Da una parte, l’ordinanza del Ministero della Salute che raccomanda la seconda somministrazione del
vaccino di AstraZeneca dopo almeno 10 settimane dalla prima.
Dall’altra, l’indiscrezione trapelata durante le consultazioni, che vorrebbe Mario Draghi proiettato su un modello inglese per la campagna vaccinale contro il Coronavirus — quello, cioè, che punta a fornire a più persone possibili la prima dose, anche col rischio di dover rimandare il richiamo.
I ritardi delle case farmaceutiche e il rallentamento delle forniture europee aumentano il pericolo di allargare la forbice temporale tra una somministrazione e l’altra. E potrebbe non essere una buona idea.
Secondo il professor Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie infettive al Sacco di Milano, si tratta di una prospettiva per nulla auspicabile. «Non posso che esprimermi in maniera non favorevole all’ipotesi di puntare principalmente sulla prima dose», sottolinea l’infettivologo. Anche nel caso del Regno Unito — in testa per numero di persone a cui è stata fatta almeno una dose — mancano evidenti prove scientifiche a sostegno del fatto che un approccio del genere aiuti a ridurre in maniera significativa la possibile risposta al Sars-Cov-2.
«Non ci sono studi che dimostrino cosa può succedere dopo una prima vaccinazione di massa», spiega Galli. «Quando e se gli inglesi ci manderanno dati sufficienti a dimostrare che esiste un numero importante di persone rimaste esenti dalla malattia nonostante abbiano ricevuto una sola somministrazione — aggiunge — allora potremmo considerarla efficace».
Il rischio di una nuova variante
Secondo il professore, aumentare la distanza tra le due dosi «per necessità di distribuzione» potrebbe addirittura comportare dei «rischi».
«I vaccinati a metà — dice Galli — potrebbero facilitare la comparsa di un’ulteriore variante». Come spiega il professor Galli, un soggetto non completamente immunizzato corre il pericolo di essere infettato con «una specifica frequenza» e di «esprimere nei confronti del virus una pressione selettiva che, se da una parte non è sufficiente a eliminare l’infezione, dall’altra potrebbe contribuire al sorgere di un’ulteriore mutazione del virus».
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA REGIONE IN 40 GIORNI E’ RIUSCITA A VACCINARE APPENA 500.000 CITTADINI… A FINE GIUGNO SE VA BENE SI ARRIVA A 2 MILIONI, ALTRO CHE I 6 MILIONI PREVISTI DA BERTOLASO… MANCANO MEDICI ED INFERMIERI
Il modello Bertolaso è poco più di uno slogan: sono state effettuate delle simulazioni per capire quante vaccinazioni si possano effettuare nell’arco di 24 ore. Ma i dati raccolti sono realistici
Ieri infatti il Pirellone si vantava di aver vaccinato una persona in 7 minuti: 2 per l’accettazione; 3 per l’anamnesi; 2 per la somministrazione e 15 d’osservazione.
Ciò che è stato taciuto è che quella prova è stata svolta su 8 ore (e non 24); che i vaccinandi erano tutte persone in salute, in grado di capire ed eseguire le istruzioni; tutti operatori di sanità . E che a operare fossero i migliori sanitari di Areu ed esercito.
Una condizione difficilmente ripetibile se il modello viene replicato in ogni capoluogo o piccolo paese: secondo il piano vaccinale, per uno spazio “molto grande” (oltre 13.500 mq), dove si possano fare 16.500 vaccini/giorno, servono 452 sanitari (216 medici + 236 operatori) e 150 amministrativi. Un enormità .
Non a caso ieri Moratti è tornata ad attaccare il governo chiedendo sanitari e vaccini. Come se non fossero incognite comuni a tutte le Regioni
Inoltre, come sottolineava anche il presidente di Nursing Up, sindacato degli infermieri, c’è qualche perplessità anche sul personale necessario per una campagna vaccinale H24: “Non siamo più solo preoccupati, siamo letteralmente allarmati! In Lombardia eravamo alle prese con una carenza strutturale di 4800 infermieri, ben prima che esordisse il Covid 19: carenza oggi a dir poco raddoppiata, se si pensa a quanto sono saliti i livelli e i tempi di impegno dei professionisti sanitari dopo l’arrivo del Covid 19, e se si considera proprio l’aumento dei carichi di lavoro per trattare quel tipo di pazienti, per non parlare poi dei numerosi colleghi che nel frattempo sono andati in pensione, anche con quota 100″.
Il problema dei vaccini
I vaccini in circolazione in Italia, come in Europa, ad oggi ce ne sono pochi. Se in 40 giorni, e con la massima disponibilità di vaccini, la Lombardia non è riuscita a vaccinare neanche mezzo milione di persone, immaginate quello che potrebbe fare in appena il triplo dei giorni con l’attuale scarsità di dosi.
Nella migliore delle ipotesi, a questo ritmo, a giugno si raggiungerebbero a malapena i 2 milioni, ovvero 1/3 di quanto annunciato da Bertolaso
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
NELLE MARCHE TROVATI STUDENTI POSITIVI ALLA VARIANTE INGLESE… IN GERMANIA, CON I CONTAGI IN CALO, GLI STUDENTI NON TORNANO IN CLASSE DAL 16 DICEMBRE
Dalla Provincia di Bolzano a quella di Caserta: l’esplosione di nuovi focolai locali, spesso riconducibili alla presenza di varianti del coronavirus, ha portato le autorità locali a optare nuovamente per la chiusura delle scuole e il ritorno alla didattica a distanza.
Se l’Alto Adige da oggi è in lockdown e la Dad durerà almeno fino al 22 febbraio, in Umbria e Abruzzo sono scattate le mini zone rosse e in diversi territori le lezioni si svolgono solo da remoto.
La stretta è stata decisa per arginare l’aumento dei contagi dovuti alle varianti inglese e brasiliana. Da ieri la preoccupazione è estesa anche alle Marche, dove casi positivi alla variante inglese sono stati rilevati tra gli alunni delle scuole di Tolentino, Pollenza e Castelfidardo.
La scuola quindi richiude in tutta Italia, seppure a macchia di leopardo, per la paura di una crescita incontrollata dei positivi. Gli stessi timori che una settimana fa hanno portato la cancelliera Angela Merkel a dire: “Non siamo ancora pronti per riaprire asili nido e scuole”. In Germania, dove i contagi sono in calo ormai da un mese, gli studenti non sono più tornati in classe dal 16 dicembre scorso.
A Bolzano la decisione di tornare in lockdown, scattata per via dell’alto numero di infezioni, è diventata inevitabile dopo la scoperta di un caso positivo alla variante inglese, che si caratterizza per una maggiore trasmissibilità .
Proprio i focolai dovuti alle mutazioni preoccupano in questo momento il Centro Italia. L’Abruzzo, oltre a decidere la zona rossa per tre Comuni (Atessa, San Giovanni Teatino e Tocco da Casauria), ha disposto la didattica a distanza, a partire da oggi e fino al 21 febbraio, nelle scuole superiori.
A Pescara, il sindaco Carlo Masci ha esteso il provvedimento a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado della città : “Sono stato costretto a decidere per la Dad al 100% fino al 16 febbraio per un aumento repentino dei contagi, dal 4 al 14% nella fascia di età tra i 3 e 12 anni. Contagi della variante inglese”.
Variante inglese che è stata trovata anche tra gli studenti marchigiani.
Nelle scuole di Tolentino (Macerata) si sono registrati due casi certi e un altro di elevato sospetto che coinvolgono anche un lavoratore presso una pelletteria locale. Un altro caso positivo si registra nella prima media della scuola Vincenzo Monti di Pollenza (Macerata) e altri 3 casi alla scuola Rodari di Castelfidardo (infanzia e primaria), in provincia di Ancona. Domenica sera la decisione di porre in didattica a distanza tutti gli studenti degli istituti coinvolti, mentre da lunedì è stato predisposto un piano per sottoporre a tampone molecolare tutti i ragazzi e il personale docente a rischio.
Stop alle lezioni in presenza da oggi anche in tutti i Comuni dell’Umbria in cui è scattata la zona rossa, ovvero tutta la provincia di Perugia e 6 località del Ternano.
Identico provvedimento anche a Chiusi, Comune toscano in provincia di Siena, dove sabato l’Azienda sanitaria ha comunicato 7 bambini positivi su 15 nuovi contagi totali. Sono di oggi invece le notizie di casi di Covid tra gli alunni delle scuole del Casertano: istituti chiusi ad Aversa, Casapulla e Conca della Campania. A Torre Annunziata, vicino Napoli, il primo cittadino Vincenzo Ascione ha firmato l’ordinanza sindacale che sospende le attività didattiche in presenza di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado dal 9 al 16 febbraio.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
MA NON ERA L’ITALIA IL PAESE DOVE, SECONDO LE BUFALE SOVRANISTE, I RISTORI ARRIVAVANO IN RITARDO?
“Da novembre ad oggi non è arrivato assolutamente niente“: con queste parole il neo-
presidente della Cdu, Armin Laschet, ha confermato il flop dei ristori in Germania.
Le critiche al governo di Angela Merkel arrivano direttamente dal nuovo leader del partito della cancelliera, la principale forza in Parlamento. Ma la stampa tedesca racconta che la stessa Merkel sarebbe furiosa per l’operato del ministro delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, e del titolare dell’Economia, il cristiano-democratico Peter Altmaier: sono loro due ad aver gestito gli aiuti economici stanziati per la pandemia. Domenica, in un talk della Bild, è arrivato il mea culpa di Altmaier, che si è scusato per i forti ritardi nei pagamenti.
Negli ultimi giorni sui ristori si è scatenata una forte polemica in Germania con critiche da parte dell’opposizione, in particolare dai Verdi. La co-leader del partito ecologista, Annalena Baerbock, è tornata a chiedere maggiore rapidità nel pagamento dei due pacchetti d’aiuto. Al momento è stato versato in due trance appena il 50% di quanto previsto.
I ritardi riguardano soprattutto i ristori previsti da novembre in poi, quando la Germania è tornata in lockdown (prima “soft”, poi “duro” a partire da metà dicembre). Uno studio dell’Institut der Deutschen Wirtschaft (Iw) mostrava che a metà gennaio le imprese tedesche avevano hanno ricevuto appena l’8% dei fondi stanziati questo autunno per gli àœberbrà¼ckungshilfe I e II (gli aiuti-ponte, ovvero i rimborsi di una parte dei costi fissi delle imprese, introdotti da settembre). E ancora peggio era andata sul fronte dei ristori promessi per i mesi di novembre e dicembre: a destinazione era arrivato solo il 4% del totale previsto.
Sono proprio questi gli i ristori a cui si riferisce Laschet quando dice: “Il bazooka annunciato, mai arrivato“. Dopo le critiche dell’opposizione, ora è lo stesso leader del partito di maggioranza ad affermare che tante persone che hanno fatto domanda non hanno ancora visto un centesimo.
Nel mirino ci sono il ministro delle Finanze Scholz e quello dell’Economia Altmaier. Quest’ultimo, parlando alla Bild, ha ammesso: “Per prima cosa mi scuso che sia durato così a lungo. Se avessi visto una qualche possibilità di velocizzare lo avrei fatto”. Altmaier ha provato a giustificarsi, spiegano che per la gestione degli aiuti si è dovuta creare una piattaforma dal nulla. I problemi informatici sono però solo una parte del problema, perchè la principale ragione dei ritardi è un pasticcio burocratico che ha costretto il governo a modificare in corsa le condizioni di accesso ai ristori
Un sondaggio che ha coinvolto 1.600 aziende di medie dimensioni, citato da Der Spiegel, riporta che il 71% delle imprese si è lamentato per l’eccessiva burocrazia e per la complessità delle domanda da presentare. Nel corso della pandemia, secondo questa rivelazione, il 61% delle aziende ha chiesto i ristori del governo. Tuttavia, prima di ricevere gli aiuti hanno dovuto aspettare anche diversi mesi: quasi la metà ha affermato di aver aspettato più di quattro settimane per vedere i soldi, il 24% ha dichiarato che l’attesa è durata più di due mesi, il 27% spiega di aver aspettato anche più di dodici settimane. Der Tagesspiegel spiega che a Berlino un terzo dei ristoratori ancora non ha ricevuto gli aiuti.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
IL LEADER DELLA LEGA DUE MESI FA HA DETTO: “TUTTO E’ INIZIATO IN UN LABORATORIO CINESE SENZA CONTROLLO”
L’Oms mette a tacere i complottisti: il virus non è nato in laboratorio. Sicuramente -fanno
sapere- è di origine animale, anche se non si sa nè di quale, nè quando. Ma una cosa è certa: l’ipotesi di un errore in laboratorio è “estremamente improbabile”.
Probabilmente un pipistrello, probabilmente dal mercato di Wuhan, in Cina. Ma nulla di certo, almeno per ora.
Di certo c’è solo che le tesi dei complottisti, di cui Matteo Salvini è stato capo squadra- che ritenevano che il covid fosse stato creato ad hoc o (anche) per sbaglio- all’interno dei laboratori cinesi oggi possono essere definitivamente escluse.
Come dimenticare il direttore di TgCom24 Paolo Liguori, che ripreso a tutto schermo e con il led alle spalle, emetteva sentenze come: “Il virus è nato in laboratorio”. E poi, come per acquisire credibilità : “Ho fonti dell’intelligence”. Dando così adito a complottisti e mistificatori. Prendiamone uno ad esempio: Matteo Salvini.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di un paio di mesi: 16 dicembre 2020. Matteo Salvini è in Senato, e per l’ennesima volta punta il dito contro l’Organizzazione mondiale della Sanità , colpevole di non aver ancora accertato l’origine del virus. Anzi, di non aver proprio aperto gli occhi (con malizia? — “è complice”, dirà ) sulla città di Wuhan. In pompa magna urla: “Ce lo diciamo? Tutto è iniziato in un laboratorio cinese senza controllo, con l’Oms che ha dormito o è stata assente o complice. Mi domando perchè i cittadini italiani dovrebbero continuare a pagare questa organizzazione. Spero che arriverà il momento, in cui qualcuno in questa aula chiederà il risarcimento a chi ha causato tutto questo, sperando che possa farlo”.
Ora la risposta è arrivata, e La Bestia l’ha commentata così, di striscio, con un “Assurdo che la missione Oms si chiuda con un ‘non lo so’”. Per i leghisti non è il momento di scusarsi per non aver pesato parole e idee, bensì quello di continuare ad attaccare l’Oms, stavolta colpevole di non esserne venuta a capo. Come a dire con un po’ di ironia: “Siamo in buone mani”.
Quello che si è saputo oggi, e che deve aprire gli occhi, è altro: i complottisti vadano in panchina e lascino spazio alla scienza. Dopo settimane di ricerche nella città cinese dell’Hubei, poche ore fa in conferenza stampa: “Non abbiamo scoperto qualcosa che abbia drammaticamente cambiato la storia. Non sappiamo quale ruolo abbia avuto il mercato di Wuhan. Però abbiamo aggiunto nuovi dettagli importanti per la nostra comprensione”. Ma comunque non è più ora di cercare indizi nei laboratori. Di questo Peter Ben Embarek, capo della squadra di esperti dell’Oms, ne è certo.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
REGIONI VIRTUOSE: CAMPANIA (97,7% DI DOSI A DISPOSIZIONE INIETTATE), MARCHE 99%, PIEMONTE 98,4%
Tra rallentamenti ed accelerazioni continua la campagna vaccinale in Italia. Dal 31 dicembre a
oggi sono state somministrate in totale 2.619.005 dosi di farmaco contro il Coronavirus, come riportato dal report quotidiano del governo.
Le persone che hanno ricevuto anche la seconda dose — e che dunque sono protette dall’infezione — sono a questo punto 1.172.239. Un numero che cresce tra vari stop and go e che è ancora lontano dalle cifre utili per il raggiungimento dell’immunità di gregge.
Guardando al profilo di chi ha ricevuto almeno una dose di siero, 1.648.665 sono donne e 970.340 sono uomini.
Essendo la campagna vaccinale ancora nella prima fase, 1.845.287 sono le dosi somministrate a operatori sanitari e sociosanitari. Al personale non sanitario sono andate 472.662 dosi, agli ospiti di strutture residenziali 271.489 dosi e agli ultraottantenni — categoria che è stata aggiunta per ultima a quelle che hanno il diritto di ricevere il vaccino in via prioritaria — sono andate 29.567 dosi.
Il farmaco anti-Covid somministrato è nella stragrande maggioranza dei casi quello brevettato da Pfizer/BioNTech (2.778.750 dosi), mentre le dosi di Moderna iniettate sono ancora solo 112.800.
La fascia d’età che fino ad ora ha registrato più somministrazioni è quella che va da 50 a 59 anni con 679.593 dosi. Segue quella che va da 40 a 49 anni con 505.879 dosi. Quanto alle regioni virtuose nella somministrazione, primeggiano ancora la Campania (97,7% di dosi a disposizione iniettate), l’Emilia Romagna (94,6%), le Marche (99%), il Piemonte (98,4%) e la Valle d’Aosta (104,3%).
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2021 Riccardo Fucile
LA GRUBER GLIELO RICORDA E SALVINI SI AMMUTOLISCE E NON SA PIU’ CHE REPLICARE
Per Salvini è stato “un anno e mezzo di disastri della “Premiata Ditta Conte, Renzi, Di Maio e
Zingaretti”. Il leader della Lega da Lilli Gruber a Otto e mezzo prova ad addossare, come ha già fatto in passato per essere poi clamorosamente smentito ad esempio con l’RT sbagliato in Lombardia, la responsabilità del numero dei morti di COVID all’esecutivo giallorosso.
Che è nato, ricordiamolo perchè il “Capitano” ha deciso di innescare una crisi di governo in pieno agosto, dalle spiagge del Papeete, non per un colpo di mano di chissà chi.
Eppure secondo Salvini se quell’estate fossimo andati a votare l’emergenza COVID sarebbe stata gestita meglio, perchè il centrodestra avrebbe vinto e avrebbe governato. Ci sarebbero stati meno morti?
Non si discute sui se, ma un fatto è che Salvini nell’estate 2020 non si è certo prodigato per evitare assembramenti e promuovere con convizione l’uso della mascherina, tanto per dirne un paio. Anzi, come gli fa notare Lilli Gruber con quello che diceva oggi staremmo messi probabilmente anche peggio .
“Sulla pandemia non si fa politica” spiega alla conduttrice Salvini per poi fare esattamente il contrario e aggiungere: “Però l’Italia è tra i grandi paesi al mondo quello con più morti e con più disoccupati”.
La Gruber interrompe subito il “frullatore” che il “Capitano” sta già mettendo in azione: “Le ricordo che il record del numero di morti in Italia ce l’ha la Regione Lombardia gestita da Fontana amico nonchè leghista”. E a quel punto Salvini non sa più che dire.
Proprio lui che aveva appena dato la responsabilità al governo dice che non può essere colpa della Lombardia: seguono i rituali ringraziamenti al governatore della regione, ai sindaci e via cantando. La cosa triste è che tra chi ha guardato la trasmissione c’erano tanti, tantissimi che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia del Coronavirus. E che un morto ce l’hanno in famiglia.
Chissà cosa hanno pensato di chi ci fa sopra un teatrino in televisione.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
PRIMO A PARTIRE IL LAZIO… ECCO COME FUNZIONA E COSA FARE
Tra tagli e ritardi nella consegna delle dosi, la seconda fase del piano vaccinale italiano, quella cioè
che prevede la somministrazione del vaccino agli over 80 ne ha già subito le conseguenze con alcuni slittamenti dei tempi.
La prima regione a partire sarà il Lazio, dopo un posticipo di sette giorni, cui seguiranno Veneto e Liguria. La Lombardia partirà a fine mese, mentre il Trentino ha già iniziato da giorni. Di seguito il calendario delle regioni.
VALLE D’AOSTA – La Regione conta di iniziare la somministrazione dall′8 febbraio.
PIEMONTE – Il ‘Vaccine day’ per gli over 80, inizialmente fissato per il 30 gennaio, è slittato una volta al 6 febbraio e, ad oggi, a data da destinarsi.
LOMBARDIA – Si parte il 25-26 marzo.
TRENTINO ALTO ADIGE – Seconda fase già cominciata da giorni. Si è già arrivati alla somministrazione dei richiami.
VENETO – Il 15 febbraio si partirà con gli over 80 e, dal 22, con gli over 75.
FRIULI VENEZIA GIULIA – Il via alla seconda fase è fissato per la seconda metà di febbraio.
LIGURIA – Come auspicato dal governatore, Giovanni Toti, 12 febbraio (Toti) 15 febbraio
EMILIA-ROMAGNA – Non c’è ancora una data ufficiale, ma probabilmente si partirà da marzo. Il nuovo piano vaccinale sarà presentato venerdì.
TOSCANA – Non c’è ancora una data ufficiale.
MARCHE – Non c’è ancora una data ufficiale
UMBRIA – Al via dopo l′8 febbraio.
LAZIO – Da domani, 1 febbraio, saranno aperte le prenotazioni. Le somministrazioni cominceranno l′8 febbraio
ABRUZZO – Aperte le prenotazioni, ma non c’è ancora una data ufficiale per l’inizio della somministrazione.
MOLISE – Non c’è ancora una data ufficiale
CAMPANIA – Sono attive le prenotazioni. Si parte tra il 10 e il 15 febbraio.
BASILICATA – Si era pensato all′1 febbraio, ma la data è stata ‘congelata’ a causa dei ritardi delle consegne.
PUGLIA – Si parte la prossima settimana.
CALABRIA – Non c’è ancora una data.
SICILIA – L’inizio della fase due è slittata a fine febbraio.
SARDEGNA – L’avvio era previsto per metà febbraio, ma è slittato di quatto settimane, quindi, presumibilmente, a metà marzo.
—
Di seguito le dodici FAQ pubblicate sul sito SaluteLazio.it, secondo quanto comunica l’Unità di Crisi COVID-19 della Regione Lazio.
1) In cosa consiste il servizio?
Per le persone di età maggiore o uguale a 80 anni, o che comunque compiranno 80 anni nel 2021, la Regione Lazio ha attivato un sistema che permette di prenotare la somministrazione gratuita della prima e seconda dose del Vaccino Anti Covid-19;
2) Da dove si accede al sistema di prenotazione?
Il sistema di prenotazione è accessibile via web tramite l’indirizzo https://prenotavaccino-covid.regione.lazio oppure tramite SaluteLazio.it E’ disponibile un servizio telefonico di assistenza alla prenotazione tramite il numero 06.164.161.841;
3) Quando è attivo il servizio?
Il servizio è attivo dal 1 febbraio 2021 e si potranno prenotare appuntamenti per la vaccinazione a partire dal 08/02/2021.
4) Chi può accedere al sistema di prenotazione?
Il servizio è rivolto a tutti i cittadini assistiti della Regione Lazio di età maggiore o uguale a 80 anni, o che comunque compiranno 80 anni nel 2021. La prenotazione può esser fatta anche da un familiare, un parente o un congiunto, ovviamente con l’assenso della persona che si vuole vaccinare;
5) Per accedere al sistema di prenotazione web è necessario avere SPID o una utenza regionale?
No, si accede al sistema attraverso il Codice Fiscale;
6) Che tipo di prestazioni si possono prenotare?
Il servizio è riservato alla prenotazione della somministrazione gratuita della prima e seconda dose del Vaccino Anti Covid-19;
7) Presso quali punti di somministrazione è possibile prenotare?
Le strutture presso cui è attivo il servizio sono quelle indicate dal sistema in fase di prenotazione, sono 89 e verranno ulteriormente incrementate secondo la disponibilità dei vaccini;
8) Si può scegliere l’orario di prenotazione?
No, si può scegliere solamente il giorno e prenotare la prima fascia oraria disponibile;
9) E’ necessaria una prescrizione del medico?
No;
10) Cosa succede dopo la prenotazione dell’appuntamento?
Occorre stampare il promemoria della prenotazione, con il numero dell’appuntamento, la data e l’orario dello stesso. Se non si è scaricato il promemoria al momento della prenotazione, è possibile farlo anche in un secondo momento dalla homepage del sito (https://prenotavaccino-covid.regione.lazio) cliccando su “Gestisci appuntamenti” e inserendo il proprio codice fiscale e il numero appuntamento. L’utente che ha eseguito la prenotazione riceverà un SMS, 72 ore prima dell’appuntamento fissato;
11) Quali documenti occorre portare all’appuntamento?
Occorre presentarsi al punto di somministrazione, nel giorno e nell’orario dell’appuntamento, portando il promemoria della prenotazione e la tessera sanitaria. Se l’interessato è sottoposto a tutela, dovrà presentarsi accompagnato dai soggetti titolari della responsabilità giuridica. Se non si è scaricato il promemoria al momento della prenotazione, è possibile farlo in un secondo momento dalla homepage del sito (https://prenotavaccino-covid.regione.lazio) cliccando su “Gestisci appuntamenti” e inserendo il proprio codice fiscale e il numero appuntamento;
12) E’ possibile disdire o spostare l’appuntamento e come?
Per la prima somministrazione, è possibile disdire o spostare l’appuntamento autonomamente dal sito https://prenotavaccino-covid.regione.lazio cliccando su “Gestisci appuntamenti” e inserendo il proprio codice fiscale e il numero appuntamento. Per disdire o spostare l’appuntamento per la seconda somministrazione, è necessario rivolgersi al Contact Center dedicato telefonando al numero 06.164.161.841.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
LE REGIONI MIGLIORI CAMPANIA, MARCHE, PIEMONTE, PUGLIA, TOSCANA… LE PEGGIORI CALABRIA, SARDEGNA, LIGURIA, MOLISE, ABRUZZO
Va avanti la campagna vaccinale in Italia. Dopo circa un mese dalle prime somministrazioni del farmaco contro il Coronavirus e nonostante i ritardi nelle consegne di Pfizer/Biontech e Moderna negli hub regionali, il totale dei soggetti che hanno ricevuto almeno una dose è pari a 1.895.483.
Il numero viene dall’ultimo report relativo alle vaccinazioni, aggiornato e diffuso quotidianamente da Palazzo Chigi.
Ma il numero delle persone che fino ad ora hanno ricevuto entrambe le dosi si ferma a 558.668, segno che l’intera campagna vaccinale non è che agli esordi e molti sforzi sarà necessario mettere in campo.
Analizzando i dati, dal punto di vista del genere sono le donne ad avere ricevuto più somministrazioni. Fino a questo momento, in 1.189.618 hanno avuto almeno una dose di siero anti-Covid; gli uomini sono invece 705.865.
La fascia d’età che ha ricevuto più somministrazioni è per il momento quella che va dai 50 ai 59 anni (segue la 40-49 anni). Sono 1.350.329 gli operatori sanitari e sociosanitari che hanno ricevuto almeno la prima dose di farmaco finora; 348.814 sono le somministrazioni fatte al personale non sanitario.
Gli ospiti delle Rsa che hanno ricevuto almeno una dose sono 181.693. Agli untraottantenni sono andate per il momento 14.647 somministrazioni. Tra le regioni il cui piano vaccini sta andando a rilento troviamo: Calabria, Sardegna, Liguria, Molise, Abruzzo.
Le Regioni che invece stanno procedendo a ritmi serrati con le somministrazioni sono: Campania, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria.
(da agenzie)
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