Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“NON POSSIAMO FARE UNA TRATTATIVA POLITICA O SINDACALE CON IL VIRUS”
“Siamo tutti d’accordo che vorremmo riaprire tutto quello che si può aprire. Però guardi caso io mi ritrovo ad
avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri. Questa è la realtà attorno alla quale è inutile fare ricami”.
L’allarme è stato lanciato da Massimo Galli, autorevole primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale che è intervenuto a ‘Mattino 5’ sul pericolo varianti di Sars-CoV-2 e sulla necessità di valutare un nuovo lockdown rigoroso come quello disposto per tutta Italia nel marzo scorso.
“Le avvisaglie” di come sta evolvendo l’epidemia di Covid-19 in Italia “vengono guardando semplicemente un pochino al di là del nostro naso – ha continuato l’esperto – vedendo che cosa è successo e sta succedendo negli altri Paesi europei, e considerando che ci sono queste nuove varianti, piaccia o no. Le varianti non ce le siamo inventate noi – ha precisato Galli – Le varianti ci sono e sono maggiormente contagiose, quindi vuol dire che hanno maggiore facilità a diffondersi in determinate condizioni che non sono situazioni da ritenersi sicure. Questo è molto spiacevole, ma è un dato di fatto. Non possiamo metterci a un tavolo e fare una trattativa politica o sindacale con il virus. Il virus segue le sue regole e le sue modalità di diffusione”.
Quanto alle polemiche nate dopo le dichiarazioni di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, per Galli “è chiaro che chi, compreso il sottoscritto, vi dice che ‘attenzione bisogna chiudere di più’ può correre il rischio di esagerare nel fare queste affermazioni. Ma il rischio di esagerare, ahimè – ha ammonito l’infettivologo – è inferiore alla probabilità di avere purtroppo, per l’ennesiama volta, ragione”.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
CHI HA SCELTO LE MISURE PIU’ SEVERE HA OTTENUTO I RISULTATI MIGLIORI
Prima di preoccupare l’Italia, le varianti di Covid-19 hanno invaso già diversi Paesi d’Europa e del mondo. Su
territorio nazionale la lotta alle mutazioni è solo agli inizi, con la polemica di un lockdown totale che torna a spaventare. Per le realtà estere e in particolare europee invece le misure restrittive vanno avanti, facendosi esempi di differenti strategie di lotta.
Le mosse della Germania
Il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert parla di «una nuvola scura portata da un pericolo molto serio», Angela Merkel «di rischi disastrosi». La Germania è alle prese con la lotta alla variante “inglese”, individuata già in diverse parti del Paese e con buone probabilità presente sul territorio tedesco già da novembre. Ad averlo fatto sapere era stato a dicembre l’Hannoversche Allgemeine Zeitung, che, citando il ministero della salute della Bassa Sassonia, una delle zone della Germania in assoluto più colpita da inizio pandemia, aveva raccontato di un paziente anziano risultato positivo già un mese prima. Al 20 di gennaio l’allarme è scattato con la nascita di un numero sempre maggiore di focolai, tra cui quello del Vivantes-Humboldt-Klinikum, l’ospedale di Berlino completamente chiuso e messo in quarantena causa variante “britannica“.
«La variante potrebbe sostituire il virus originario e diventare dominante in Germania», ha detto a metà gennaio il capo di gabinetto della cancelleria federale, Helge Brau. Parole seguite pochi giorni fa dall’annuncio di Angela Merkel di un lockdown prolungato per tutto il Paese, al momento alle prese con il 18% circa di diffusione di casi di variante “inglese”.
Lockdown
La prima mossa scelta dal governo centrale tedesco per arginare il pericolo variante, è stata quella di prolungare il lockdown rigido, in cui la Germania si trova dal 16 dicembre. La proroga della stretta, decisa lo scorso 26 gennaio, avrebbe dovuto allentarsi intorno all’1 marzo. Ma il governo tedesco ha tenuto il punto fermo annunciando la chiusura almeno fino al 7 marzo prossimo. L’allentamento delle misure restrittive potrà avvenire solo a condizioni epidemiologiche ben precise: quando cioè il tasso di incidenza calcolato su 7 giorni risulterà stabile a un massimo di 35 nuove infezioni ogni 100mila abitanti.
Confini
Le restrizioni hanno riguardato anche le frontiere. A fine gennaio è stato imposto lo stop alla maggior parte dei viaggi da e per i Paesi colpiti dalle nuove varianti di coronavirus più contagiose, tra cui Gran Bretagna, Sud Africa, Brasile e Portogallo. Risale alle ultime ore un’ulteriore stretta sui confini. Il governo tedesco ha imposto limitazioni agli spostamenti con il Tirolo austriaco e la Repubblica Ceca. Al confine di ingresso e in uscita con Baviera e Sassonia vigono controlli serrati, mentre sono sospesi anche i servizi delle ferrovie tedesche della Deutsche Bahn in partenza e in arrivo proprio per i due Land
Scuole
Sul tema delle scuole il governo centrale sembra essere in totale disaccordo con la scelta che alcuni Laender starebbero facendo. «La pianificazione delle aperture delle scuole nei prossimi giorni da parte di alcuni Land è un passo azzardato», ha detto Merkel. La strategia della Cancelliera avrebbe invece imposto la soglia di riferimento dei 35 nuovi contagi in 7 giorni su 100mila abitanti, anche per l’apertura delle scuole. Ma le decisioni delle singole regioni hanno preso una direzione più morbida, per cui molti istituti scolastici riapriranno già da 22 febbraio. Una discrepanza resa possibile dal fatto che in Germania la materia è di esclusiva competenza regionale, per cui la Cancelliera al momento impossibilitata ad agire con qualsiasi tipo di veto.
Gli effetti
Il numero dei contagi è in diminuzione nel Paese da diverse settimane. L’incidenza registrata è di circa 70 casi per 100mila abitanti, e diminuiscono i Land nei quali l’incidenza è compresa fra i 100 e i 200 casi settimanali. Anche Berlino ha toccato i livelli più bassi da novembre a questa parte ma l’obiettivo ora è arginare quel 18% di variante “britannica” che spaventa. A questo proposito è il sequenziamento del virus nei laboratori ad essere ancora troppo basso e a non garantire un controllo reale sulla velocità di diffusione. Per sopperire alla carenza di analisi, la Germania continua con le chiusure, nella speranza di agire in ogni caso sui contagi.
Le mosse del Regno Unito
Per la prima volta nel Regno Unito è stata individuata e isolata la variante di Covid-19 denominata per questo “inglese”. Il 12 dicembre nella prigione dell’Isola di Elmley sono risultati positivi al Covid ben il 40% dei detenuti in un solo braccio del carcere. Da lì una corsa contro il tempo che ha messo in ginocchio un intero Paese nel giro di 20 giorni: da 6 mila a 70 mila casi, con focolai sempre più presenti tra bambini e ragazzi.
Lockdown
La scelta iniziale del Regno Unito è stata quella di agire con chiusure localizzate nelle zone dove la variante era più diffusa. Al 30 di dicembre il ministro della Salute Matt Hancock aveva annunciato di casi in forte aumento e quindi la chiusura di ulteriori Comuni interessati. Così come per la strategia dei colori italiana, anche il governo inglese ha proceduto per livelli restrittivi, modulandoli sulla base dei dati di diffusione. Il tier 4, il livello più duro di lockdown, prevede l’ordine di restare a casa e implica che le attività commerciali come i negozi non essenziali, i parrucchieri e le palestre debbano chiudere. Ed è al livello 4 che l’intero Paese è purtroppo arrivato nei primi giorni di febbraio, con conseguente chiusura totale tuttora valido.
I confini
Per entrare nel Regno Unito attualmente c’è l’obbligo di 3 tamponi: oltre a quello eseguito all’ingresso si viene sottoposti a un test dopo 2 e 8 giorni. Per i viaggiatori che provengono dai paesi più colpiti dall’epidemia di Covid ed entrano nel Regno Unito senza rispettare l’obbligo di isolamento negli hotel allestiti, il governo britannico ha previsto multe da 10 mila sterline e il carcere fino a 10 anni. Sanzioni salatissime e detenzione le armi per far rispettare le regole sui confini. Hotel da quarantena allestiti a carico del viaggiatore: 1750 sterline comprensivi di vitto, alloggio, trasporto e test.
Scuole
Una delle misure del lockdown generale deciso dal governo britannico è stata anche quella delle chiusure di tutte le scuole. Primarie, secondarie e college di tutto il Paese stanno andando avanti con la didattica a distanza. Gli istituti sono aperti solo per i bambini più vulnerabili e per i figli dei lavoratori essenziali, così come restano aperti i parchi giochi per famiglie e bambini.
Gli effetti e i possibili allentamenti
I dati sui decessi e nuovi contagi del Regno Unito stanno registrando una chiara tendenza al ribasso. Nell’ultima settimana ci sono stati il 25% in meno di ospedalizzazioni, le morti si sono ridotte del 26% e i nuovi casi del 27%. Per la prima volta dallo scorso luglio l’indice Rt è sceso sotto l’1% oscillando tra lo 0,7% e lo 0,9%. Riguardo a una possibile riapertura Johnson ha dichiarato un «cauto ottimismo», prevedendo intorno al 22 febbraio tre differenti fasi di allentamento, con la ripartenza delle scuole prevista all’8 di marzo.
Le mosse della Francia
La variante “inglese” in Francia rappresenta circa il 20-25% dei casi risultati positivi al virus. Nelle ultime ore la parte nord-orientale ha registrato una rapida diffusione anche della variante “sudafricana“: la regione dell’Alsazia rileva attualmente 100 nuovi casi al giorno. E poi la preoccupante situazione della Mosella a est del Paese: più di 300 casi di mutazioni riconducibili alle varianti “sudafricana” e “brasiliana“.
Lockdown
Il governo francese è attualmente ancora al vaglio di una possibile chiusura totale o parziale del Paese. Il ministro della Salute Olivier Veran discute ancora con i rappresentati delle singole regioni anche sull’eventuale chiusura degli istituti scolastici.
I confini
La Francia ha chiuso le sue frontiere ai Paesi al di fuori dell’Unione europea. Una decisione annunciata dal primo ministro Jean Castex a inizio febbraio: «Qualsiasi ingresso qualsiasi uscita dal nostro territorio verso o da un Paese al di fuori dell’Unione europea sarà vietata, tranne che per motivi impellenti».
Gli effetti
Per ora gli effetti dell’indecisione sulle misure restrittive anti varianti collocano la Francia al terzo posto della classifica mondiale dell’Oms per numero di contagi. Solo dopo Stati Uniti e Brasile, il Paese europeo va avanti con una media di oltre 20 mila contagi al giorno e con una percentuale di diffusione delle varianti che non accenna a scendere.
(da Open)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“INDOSSARE SEMPRE MASCHERINE FFP2 NEI LUOGHI CHIUSI, INCREMENTO DEI TAMPONI, VACCINARE TUTTI GLI OVER 70”
Con la pandemia e con le varianti del coronavirus non si scherza: servono misure restrittive rigide, in tempi rapidi e a livello nazionale, non territoriale e a macchia di leopardo.
Questo, in estrema sintesa, il contenuto del documento inviato al nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro della Salute, Roberto Speranza, dal gruppo di 1.150 esperti che fa capo all’Italian Renaissance Team contro il Covid-19 fondato un anno fa dal farmacologo clinico Carlo Centemeri dell’Università Statale di Milano e che riunisce rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e dell’industria.
Tra i firmatari l’ex direttore esecutivo dell’Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) Guido Rasi e l’attuale responsabile della task force vaccini dell’Ema, Marco Cavaleri, il genetista Giuseppe Novelli, il virologo Francesco Broccolo e l’epidemiologo Massimo Ciccozzi.
L’allarme è stato lanciato a seguito dei dati epidemiologici italiani, che indicano un numero costante, ma elevato, sia di casi positivi sia di decessi. Soprattutto si tiene conto degli indicatori di un peggioramento a livello delle regioni.
“Lo studio appena condotto dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità , del Ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler in 16 regioni e province autonome, rivela inequivocabilmente la presenza delle varianti di SARS-CoV-2 nell’88% delle regioni esaminate, con percentuali fino al circa il 60%. In circa il 20% di tutti i nuovi casi di Covid-19 sono state individuate le varianti che risultano più infettive in una percentuale che va dal 40 ad oltre il 60%, rispetto al ceppo di marzo” si legge nel documento stilato dagli esperti che hanno messo volontariamente, a titolo gratuito, la loro professionalità al servizio dei decisori. Esperti che lanciano “un appello urgente ed accorato al Presidente del Consiglio Mario Draghi ed al Ministro della Salute Roberto Speranza”, stilando una lista di provvedimenti da adottare il prima possibile per “riprendere il pieno controllo della situazione”.
I provvedimenti da adottare
Obbligo di indossare sempre in tutti i luoghi chiusi la mascherina FFP2 per protezione personale ulteriore verso le varianti.
Tempestive, restrittive misure di contenimento territoriale “circoscritte, chirurgiche e circostanziate.
Eventuale successiva estensione del lock-down all’intero territorio nazionale se necessario, per arginare l’ulteriore diffondersi delle varianti nel nostro Paese.
Incremento del numero di test effettuati giornalmente (non meno di 250.000 su scala nazionale), con la raccomandazione di utilizzare preferenzialmente i tamponi molecolari e gli antigenici di terza generazione, accelerando la distribuzione territoriale di questi ultimi.
Genotipizzazione con test molecolari di screening che tenda ad almeno il 25% dei test risultati positivi, al fine di rivelare le varianti inglese, sudafricana e brasiliana.
Sequenziamento (intero gene S) per almeno il 5% dei test risultati positivi, al fine di rivelare nuove varianti o di mutazioni che possono impattare sui test diagnostici, terapie con anticorpi monoclonali specifici contro SARS-CoV-2 e vaccini
Somministrazione di tutte e tre le tipologie di vaccino disponibili (compreso quello di AstraZeneca) mirata, esclusiva e più possibile tempestiva a tutti i soggetti oltre i 70 anni di età e a adulti a maggior rischio, causa patologie croniche o acute gravi, al fine di proteggerli da SARS-CoV-2 e dalle conseguenze dell’infezione dallo stesso. Acquisto diretto immediato di dosi aggiuntive di uno dei vaccini disponibili nel rispetto degli accordi con la Commissione Europea e le procedure regolatorie di approvazione.
Predisposizione, tramite rimodulazione immediata di quelli vigenti, dei protocolli terapeutici al fine di garantire sull’intero territorio nazionale tutti i presidi ad oggi disponibili, compresi gli anticorpi monoclonali (mAb) specifici contro SARS-CoV-2, ma anche gli antiinfiammatori – inclusi quelli di recente introduzione – per bloccare la cascata citochinica.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
PIU’ CONTAGIOSA DAL 30 AL 50% E MORTALITA’ SUPERIORE DAL 30 AL 70%
Che cos’è la variante inglese?
La variante inglese del Covid-19, indicata con le sigle 20B/501YD1 oppure B.1.1.7, è caratterizzata da 23 mutazioni, 14 delle quali sono localizzate sulla proteina Spike del virus
Quando è comparsa per la prima volta?
E’ comparsa in Gran Bretagna in settembre ed è stata resa nota a metà di dicembre 2020. Finora è stata identificata in 33 Paesi, compresa l’Italia.
La mutazione rende il virus più contagioso?
La mutazione rilevata nella posizione 501 della proteina Spike rende il virus più contagioso dal 30% al 50% rispetto ad “altre varianti non preoccupanti” in circolazione e potrebbe avere una mortalità superiore dal 30% al 70%. E’ quanto indica il documento redatto dal New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (NEVRTAG), il gruppo di esperti britannico che assiste il governo nella gestione della pandemia.
Aumenta anche la mortalità ?
Analizzando i dati di 12 studi indipendenti condotti nel Regno Unito sulla variante inglese, indicata con la sigla B.1.1.7, il gruppo di esperti rileva che i dati non sono definitivi e dovranno essere ulteriormente analizzati poichè fra i diversi studi esistono differenze significative. In ogni caso, osservano, “queste analisi indicano che probabilmente la variante B.1.1.7 è associata a un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte rispetto all’infezione da coronavirus non dovuta alla variante B.1.1. 7”. Ad oggi non è nota la causa della presunta letalità superiore della variante inglese, ma tra le ipotesi c’è quella di una maggiore carica virale nei pazienti infettati.
Quanto è diffusa in Italia?
La variante inglese è ormai diffusa nella maggior parte del territorio italiano, almeno nell’88% delle regioni secondo i risultati dell’indagine rapida condotta il 4 e 5 febbraio da Istituto Superiore di Sanità (Iss) e ministero della Salute.
In quali Regioni la variante è più diffusa?
In Italia si sono sviluppati alcuni focolai locali soprattutto in Abruzzo (oltre il 50% di prevalenza), Lombardia (si stima rappresenti il 30% dei positivi), in Veneto (il 20% dei tamponi), in Puglia (il 15,5% dei casi), in Umbria e Molise. E anche in Regioni ma con casi più sporadici.
I vaccini sono efficaci contro le varianti?
Dai primi studi infatti emerge che i vaccini Pfizer, Moderna e Astrazeneca funzionino contro questa particolare variante.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
RIGIDE IN GERMANIA E REGNO UNITO, PIU’ MORBIDE IN FRANCIA E SPAGNA, MA TUTTE PIU’ SEVERE CHE IN ITALIA (DOVE C’E’ ANCORA CHI SI LAMENTA)
Da qualche ora anche in Italia si è tornati a parlare di lockdown. L’idea è quella di chiudere il più possibile per evitare un nuovo aumento dei contagi, con l’obiettivo di mettere in sicuro le vaccinazioni.
L’Italia non sarebbe, eventualmente, l’unico Paese ad andare in lockdown in questa fase in cui a preoccupare è soprattutto la circolazione delle varianti, a partire da quella inglese. Tra i grandi d’Europa c’è chi è già in una fase di confinamento dei suoi cittadini e chi, invece, non esclude la possibilità di nuove restrizioni sempre più ferree.
Vediamo quali sono attualmente le regole in vigore nei grandi Paesi d’Europa: dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito alla Francia.
Le regole anti-Covid in Francia
Da qualche settimana in Francia si parla dell’ipotesi di un terzo lockdown nazionale, anche se tutti ora tendono a escluderlo. Lo stato d’emergenza è stato prorogato fino al primo giugno. Attualmente in Francia il coprifuoco è in vigore dalle 18 alle 6: a quell’ora tutti i negozi e le attività chiudono e c’è obbligo di stare in casa. Le scuole sono aperte, ma con restrizioni severe e tanti test sugli studenti. Ristoranti e caffè sono chiusi e sono chiusi anche gli impianti sciistici, così come cinema, teatri, musei, bar e ristoranti. Le frontiere sono chiuse per chi viene da Paesi non Ue dal 31 gennaio.
Germania in lockdown da due mesi
Da metà dicembre la Germania è in lockdown, anche se si tratta di un confinamento meno pesante di quello avvenuto in primavera. Il numero dei contagi è calato, ma il blocco è stato esteso fino al 7 marzo. In Germania sono chiusi i negozi e tutti i servizi non essenziali, come bar, ristoranti (possibile solo l’asporto), i centri benessere e i parrucchieri. Per quanto riguarda gli spostamenti, sono consentiti per una passeggiata o per andare a lavoro, ma è possibile anche incontrare una sola persona al di fuori del proprio nucleo di familiari/conviventi. Non si possono utilizzare le mascherine fatte in casa. Dal primo marzo riapriranno i parrucchieri, mentre alcune regioni riapriranno anche le scuole. La Germania, inoltre, ha chiuso anche i confini con la Repubblica Ceca e con la regione austriaca del Tirolo.
Lockdown anche in Regno Unito
Il Regno Unito è in lockdown da oltre un mese. Di fatto è tutto chiuso, con bar e ristoranti aperti solo per l’asporto. Si può uscire solo per gli acquisti essenziali (per esempio supermercati e farmacie), per le cerimonie religiose e per l’esercizio fisico (massimo un’ora al giorno). Per poter incontrare gli amici si deve rispettare il concetto della bolla, ovvero si può incontrare una sola persona — sempre la stessa — al di fuori del proprio nucleo. Per quanto riguarda il lavoro, dove è possibile lo smart working è praticamente obbligatorio. Scuole chiuse, fatta eccezione per i bambini vulnerabili e per i figli dei lavoratori essenziali. Aperti i parchi giochi.
Le restrizioni anti-Covid in Spagna
La Spagna prevede importanti restrizioni sui voli provenienti da Regno Unito, Brasile e Sudafrica, almeno fino a marzo, proprio per arginare la diffusione delle principali varianti. Resta in vigore fino al 9 maggio il coprifuoco, che varia però da regione a regione: in linea di massima parte alle 22 o alle 23 e finisce alle 6. Si può uscire solo per lavoro, scuola, formazione, comprare le medicine, badare ai bambini o agli anziani. Chiunque sopra i sei anni deve indossare le mascherine sui mezzi del trasporto pubblico e negli spazi chiusi. In molte regioni è obbligatoria anche all’aperto. Sono vietati gli incontri nelle case e in molte regioni bar e ristoranti chiudono prima rispetto all’orario del coprifuoco: a Madrid, per esempio, la chiusura è alle 21.
(da Fanpage)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LO STUDIO VOLUTO DA BIDEN, JOHNSON, MERKEL E MACRON
L’hanno voluto Joe Biden, Angela Merkel, Boris Johnson ed Emmanuel Macron. E le conclusioni sono
tutt’altro che rassicuranti: “La variante inglese uccide di più”.
Ha una letalità maggiore tra il 20 e il 30 per cento. E anche le altre mutazioni di Sars-Cov-2 comportano problemi nella lotta alla pandemia: quella brasiliana non crea immunità aprendo al rischio di re-infezione, mentre quella sudafricana depotenzia l’efficacia del vaccino di Astrazeneca. L’inchiesta scientifica che terrorizza i governi potrebbe arrivare oggi sul tavolo del Comitato tecnico scientifico, che ha in programma un tavolo con il ministro Roberto Speranza, ed è destinata ad aprire il dibattito sulla necessità di raccomandare nuove chiusure.
Si spiega così l’allarme lanciato domenica da Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro Roberto Speranza. Il professore di Igiene aveva avanzato di nuovo la proposta di un “lockdown totale e immediato“ finendo sotto attacco da parte di Lega e Italia Viva. E aveva quindi aggiunto: “Tutte le varianti del virus Sars-Cov-2 sono temibili e ci preoccupano ma, in particolare, quella inglese risulterebbe essere anche lievemente più letale e sta facendo oltre mille morti al giorno in Gran Bretagna”. A fronte di questa situazione di “pericolo — aveva detto ancora — alcuni Paesi hanno già optato per la chiusura drastica. L’Italia è in ritardo, penso avremmo dovuto prendere misure di chiusura già 2 o 3 settimane fa”.
La sua riflessione, ha svelato La Stampa, è dettata dalla lettura di questo report voluto dai maggiori leader mondiali e prodotto da una task force internazionale sulla base dei dati disponibili nel Regno Unito.
E secondo il quotidiano torinese arriverà oggi sul tavolo del Comitato tecnico scientifico, finendo con ogni probabilità per costringere a una revisione della situazione epidemiologica. Un nuovo tassello che si aggiungerebbe alla già precaria situazione descritta dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ultimo monitoraggio settimanale e nello studio sulla sorveglianza delle varianti.
Quella inglese rappresenta ad oggi il 17,8% dei nuovi contagi e, come spiegato dal presidente Silvio Brusaferro, è destinata a diventare il ceppo dominante in “5-6 settimane“. Una diffusione che, visto il 50% in più di capacità di infettare, provocherebbe una risalita vertiginosa della curva dei positivi.
In generale, tra l’altro, alcune regioni già ora mostrano “segnali” di “controtendenza” del contagio. E un eventuale dilagare della variante inglese, sottolineava venerdì l’Iss, si innesterebbe su una pressione dei servizi sanitari che, nonostante il miglioramento dell’ultimo mese, resta comunque precaria. Insomma, il rischio è che in alcune zone l’area critica (le terapie intensive) vadano in tilt in breve tempo.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
VARIANTE DIFFUSA NELL’88% DELLE REGIONI, PER UN TOTALE DEL 59% DI CASI IN ALCUNE AREE
Intervenire per contenere e rallentare la diffusione della “variante UK” in Italia “rafforzando/innalzando” le misure in tutto il Paese.
L’Istituto superiore di sanità ha condotto uno studio coinvolgendo 82 laboratori di 16 regioni diverse, nelle giornate del 3-4 febbraio, ed è emerso come la variante inglese sia diffusa nell’88% delle Regioni partecipanti allo studio con percentuali rispetto ai casi totali che vanno fino al 59% in alcune aree.
Per tale ragione l’Iss “raccomanda” di modulare ulteriormente le misure restrittive laddove la circolazione è più elevate, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto.
E ancora, tra i punti salienti del rapporto, emerge che “nel contesto italiano in cui la vaccinazione delle categorie di popolazione più fragile sta procedendo rapidamente ma non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguata”.
Inoltre, avverte l’Istituto superiore di sanità , “considerata la maggior trasmissibilità della variante” inglese di Sars-CoV-2, “e considerato l’andamento in altri Paesi interessati precocemente dalla diffusione della VOC 202012/0 è prevedibile che questa nelle prossime settimane diventi dominante nello scenario italiano ed europeo”.
Pertanto “al fine di contenere e attenuare l’impatto sulla circolazione e sui servizi sanitari è essenziale, in analogia con le strategie adottate negli altri paesi europei, rafforzare/innalzare le misure di mitigazione in tutto il Paese mantenendo o riportando rapidamente i valori di Rt inferiore a 1 e l’incidenza a valori in grado di garantire la possibilità del sistematico tracciamento di tutti i casi”.
(da agenzie)
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Febbraio 14th, 2021 Riccardo Fucile
CTS: “NON CI SONO PIU’ LE CONDIZIONI PER RIAPRIRE ALLO SCI”
È “urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata”.
Lo afferma all’ANSA Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute. Oltre a ciò, “va potenziato il tracciamento e rafforzata la campagna vaccinale”.
È “evidente – avverte – che la strategia di convivenza col virus, adottata finora, è inefficace e ci condanna alla instabilità , con un numero pesante di morti ogni giorno”. “Ne parlerò col ministro Speranza questa settimana”, ha annunciato.
“In questo momento le attività che comportino assembramenti non sono compatibili con il contrasto alla pandemia da Covid-19 in Italia ed gli impianti da sci rientrano in tali attività . Non andrebbero riaperti”. “Non dimentichiamo – ha sottolineato Ricciardi – che la variante inglese è giunta in Europa proprio ‘passando’ dagli impianti di risalita in Svizzera”.
Alla luce delle “mutate condizioni epidemiologiche” dovute “alla diffusa circolazione delle varianti virali” del virus, “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”. È quanto ha risposto il Comitato tecnico scientifico alla richiesta del ministro della Salute Roberto Speranza di “rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura” dello sci, “rimandando al decisore politico la valutazione relativa all’adozione di eventuali misure più rigorose”.
La nuova analisi del Comitato tecnico scientifico, che lo scorso 4 febbraio aveva dato il via libera allo sci in zona gialla seppur con una serie di limitazioni (vendita degli skipass contingentati e impianti al 50%), scaturisce dallo studio condotto dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità , del ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler proprio sulla diffusione delle varianti del virus in Italia. Un’analisi condotta in 16 regioni e province autonome dalla quale è emersa la presenza delle varianti nell′88% delle regioni esaminate, con percentuali comprese tra lo 0 il 59%. Alla luce di ciò lo studio raccomandava di “intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione, rafforzando e innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto”.
Rispondendo a Speranza, gli esperti sottolineano innanzitutto che la situazione epidemiologica “rimane un presupposto fondamentale” per poter procedere alle riaperture e che in ogni caso ogni azione “va valutata con cautela rispetto al possibile impatto” sui territori. Anche perchè le misure previste per le zone gialle “dimostrano una capacità di mitigare una potenziale crescita dell’incidenza ma non determinano sensibili riduzioni” che, invece, si osservano nelle zone arancioni e rosse. C’è poi da tener conto di altri due fattori: la ripresa della scuola in presenza, il cui “impatto andrebbe monitorato prima di valutare ulteriori rilasci”, e, appunto, la presenza delle varianti del virus che, dice lo studio, stanno provocando una nuova crescita dell’epidemia, “con un impatto sostenuto sui sistemi sanitari”.
″È, pertanto, evidente – dicono gli esperti – che la riapertura degli impianti…non può prescindere da una attenta valutazione dall’impatto di quanto sopra rappresentato”. Per questo, è la conclusione del Cts, spetta al decisore politico la valutazione, ma “allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive attuali, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale”.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
GALLI: “CI ASPETTIAMO UNA IMPENNATA DI CASI LEGATI ALLA VARIANTE”
Quasi un caso su cinque in Italia è risultato positivo alla variante inglese. 
Il dato emerge dall’indagine condotta dalle Regioni, inviata al ministero e all’Istituto superiore di sanità , sui 3.600 test realizzati dal 3 e il 4 febbraio, come indicato in una circolare della scorsa settimana.
I dati mostrano variazioni, anche evidenti, tra Regioni: la variante, infatti, circola con maggiore diffusione nel centro Italia, come in Umbria, Marche, Abruzzo, Emilia e Toscana, che infatti mostrano medie più alte della media.
Attualmente, la variante non avrebbe influito sui contagi ma il timore è che, la sua maggiore capacità di diffusione, possa contribuire a un aumento dell’Rt nazionale.
Anche il direttore del dipartimento di Malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli, ha commentato il report affermando criticamente come “ci aspettiamo numerosi casi di variante inglese, diventerà probabilmente uno degli elementi dominanti di gran parte delle nuove infezioni ma non è un evento inatteso. E nonostante questo abbiamo assistito a una corsa al colore giallo”.
Per l’infettivologo, “il fatto che l’incidenza salga sulle persone positive è un indicatore di una possibile crescita a breve termine”.
Anche al Sacco si sono riscontrati “molti casi positivi collegati alla variante dopo l’epidemia scolastica a Bollate, che confina con l’ospedale”, racconta Galli precisando che ad oggi non si ha una “percezione di un abbassamento dell’età media di ricoveri, nonostante pare che questa volta non risparmi i più giovani”.
(da agenzie)
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