Febbraio 20th, 2021 Riccardo Fucile
LA RIDUZIONE E’ INTORNO AL 15% DELLE DOSI PREVISTE
Ancora tagli alle forniture dei vaccini, ancora impegni non mantenuti da parte delle case farmaceutiche
che rallentano ancor di più la campagna che solo in questi giorni, con grande ritardo sui tempi originariamente previsti dal piano, sta cominciando con gli over 80.
Questa volta a consegnare meno dosi del previsto è stata Astrazeneca che ieri avrebbe dovuto far arrivare in Italia 547.200 dosi e che invece ha operato un taglio del 15 per cento. Novemila dosi in meno sono giunte nei centri vaccinali del Lazio, 5.000 in meno in Emilia Romagna e via via in proporzione in tutte le altre regioni che hanno già avviato da pochi giorni le vaccinazioni di insegnanti, forze dell’ordine, militari.
Se ne parlerà nel pomeriggio nel corso della Conferenza delle Regioni convocata dal presidente Stefano Bonaccini per le valutazioni da consegnare al governo sulle nuove misure da adottare alla vigilia della scadenza del Dpcm prevista per il 5 marzo. Non c’è unità di vedute. Alcuni governatori spingono per una zona arancione nazionale per alcune settimane nel tentativo di contenere l’espandersi delle varianti anche perchè la campagna vaccinale, al di là degli obiettivi annunciati, procede a rilento.
“Ci è stata comunicata una riduzione di 9 mila dosi del vaccino Astrazeneca per le prossime consegne e questa è una brutta notizia. Mi domando come si possano conciliare le presunte offerte di mediatori proposte ad alcune regioni su mercati paralleli per il vaccino Astrazeneca con l’acclarata riduzione?”, dice l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
Meno dosi anche all’Emilia Romagna. “Sono in arrivo in questi giorni AstraZeneca con un’ulteriore decurtazione, ne dovevano arrivare diverse decine di migliaia, ma c’è una decurtazione di 4-5 mila dosi. Non come le altre volte ma comunque non c’è un segno più, speriamo che dalla prossima settimana si cambi passo”, conferma l’assessore regionale alle Politiche Sanitarie dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini.
La conferma del taglio arriva anche dal direttore generale dell’Ausl di Bologna, Paolo Bordon: “I vaccini arrivano ma con dei tagli, oggi abbiamo 1.000 vaccini in consegna in meno di AstraZeneca, dovevano essere 8.400 e ne arriveranno 7.400”.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2021 Riccardo Fucile
AIUTI PER LA DISTRIBUZIONE DEI VACCINI AI PAESI A BASSO REDDITO: COSA ASPETTA L’ITALIA A FARE ALTRETTANTO?
Un altro segno di cambiamento rispetto al sovranismo di Trump.
Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden annuncerà aiuti per due miliardi di dollari come contributo all’iniziativa globale per i vaccini contro il coronavirus durante un colloquio in videoconferenza con i leader del G7.
Lo hanno annunciato alti funzionari dell’Amministrazione Biden, spiegando che l’iniziativa rientra nella decisione di Washington di aumentare gli aiuti per permettere la distribuzione di vaccini contro il Covid-19 ai Paesi di basso e medio reddito, nell’ambito del programma Covax dell’Oms.
L’iniziativa non era stata accolta dal precedente presidente americano Donald Trump.
Biden si impegnerà anche a finanziare altri due miliardi di dollari. Il denaro è già stato stanziato dal Congresso.
(da agenzie)
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Febbraio 18th, 2021 Riccardo Fucile
IN 12 REGIONI AUMENTA L’INCIDENZA DEL VIRUS… CONSEGNATO SOLO UN TERZO DELLE DOSI DEL PRIMO TRIMESTRE
Nel controllo della pandemia “serve un cambio di passo” perchè “complici le varianti, è impossibile
piegare la curva dei contagi con le misure attuali, confidando solo nel potenziamento della campagna”. L’appello, rivolto al Governo Draghi, arriva dalla Fondazione Gimbe. Il virus continua a correre mentre sul fronte delle vaccinazioni – è stato consegnato solo un terzo delle dosi del primo trimestre – si registrano primi rallentamenti nelle somministrazioni fuori da ospedali e rsa.
Il monitoraggio della Fondazione nella settimana compresa tra il 10 e il 16 febbraio rileva che i nuovi casi non accennano a diminuire, in 12 Regioni aumenta l’incidenza del virus (dunque i positivi per 100.000 abitanti) e in 17 province l’incremento percentuale dei nuovi casi supera il 5%. Resta sostanzialmente stabile il numero nuovi casi (84.272 da 84.711), diminuisce quello dei positivi (393.686 da 413.967), delle persone in isolamento domiciliare (373.149 da 392.312), dei ricoverati con sintomi (18.463 da 19.512) e nelle terapie intensive (2.074 da 2.143) e dei morti (2.169 da 2.658).
“Anche questa settimana – spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – nonostante i dati riflettano i contagi avvenuti in un’Italia tinta di rosso e arancione, i nuovi casi non accennano a diminuire. E guardando ai dati regionali si rilevano segnali di incremento, favoriti dalla circolazione delle nuove varianti”. Rispetto ai sette giorni precedenti, in 12 Regioni aumentano gli attualmente positivi per 100.000 abitanti e l’incremento percentuale dei casi negli ultimi 7 giorni, in apparenza stabile a livello regionale, supera il 5% in 17 Province.Sul fronte ospedaliero, l’occupazione da parte di pazienti affetti da Covid supera in 3 Regioni la soglia del 40% in area medica e in 5 Regioni quella del 30% delle terapie intensive.
Preoccupano le varianti, la cui diffusione potrebbe complicare lo scenario epidemiologico. La prima indagine dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato la presenza della variante inglese in 14 su 16 Regioni, con una prevalenza media del 17,8%. “In attesa dei risultati della nuova indagine anche sulle varianti brasiliana e sudafricana”, Cartabellotta invita “le Istituzioni a rendere pubblici i dati di prevalenza per le singole Regioni”. Servono infatti restrizioni tempestive ed è necessario potenziare il sequenziamento, “ancora molto lontano dagli standard fissati dalla Commissione Europea: almeno il 5%, idealmente il 10% dei tamponi molecolari positivi al virus”, sottolinea il presidente della Fondazione.
E suggerisce al nuovo Governo, “se intende perseguire l’obiettivo europeo zero Covid, sulla scia della strategia tedesca”, di disporre “un lockdown rigoroso di 2-3 settimane”, per “riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti”.
Sul fronte delle vaccinazioni, “per rispettare la tabella di marcia delle forniture – puntualizza Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione – entro fine marzo dovrebbero essere consegnate in media 1,45 milioni di dosi a settimana , a fronte delle quasi 600 mila attuali”. Dalle analisi della Fondazione emerge che nell’ultima settimana le somministrazioni sono rallentate di quasi il 30%, per Cartabellotta “possibile spia di difficoltà organizzative della campagna vaccinale fuori da ospedali e rsa”.
Dalla Fondazione, Gili fa notare che “la vera criticità di questa fase 1 è che solo il 5,9% (261.008 persone) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,7% (117.537) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età : 80% entro il 31 marzo 2021”.
Ma per contenere la pandemia non si può pensare di puntare tutto sull’accelerazione, pure necessaria, della campagna vaccinale. Di qui l’appello di Cartabellotta al nuovo Governo. “Nel suo discorso al Senato – conclude il presidente di Gimbe — il Presidente Draghi ha indicato nella lotta alla pandemia l’obiettivo prioritario del suo Governo, da attuarsi attraverso il potenziamento di forniture e somministrazioni del vaccino. Una strategia necessaria ma non sufficiente, considerato che l’attuale sistema delle Regioni a colori, oltre ad esasperare i cittadini e a danneggiare le attività economiche con decisioni last minute, non è riuscito a piegare la curva dei contagi e mantiene ospedali e terapie intensive al limite della saturazione, con la minaccia delle varianti che da un giorno all’altro potrebbero mandare in tilt i servizi sanitari. Ma forse la politica, oltre a temere le conseguenze sociali ed economiche di un nuovo lockdown, dubita che il Paese sia davvero pronto a perseguire la strategia zero Covid”.
(da agenzie)
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Febbraio 17th, 2021 Riccardo Fucile
“NECESSARIO ABBATTERE LA CURVA DEI CONTAGI PER RIPRENDERE TRACCIAMENTO, ALLENTARE LA PRESSIONE E CONTENERE LE VARIANTI”
Decretare un nuovo lockdown totale ed abbattere la curva dei contagi oppure continuare con la strategia
di “convivenza” con il virus attuata negli ultimi mesi dal governo italiano? È il dilemma su cui da tempo dibattono gli esperti mentre giorno dopo giorno si moltiplicano le segnalazioni di nuovi focolai causati dalla variante inglese e cresce il timore che, nel giro di poche settimane, il paese possa essere investito da una nuova ondata di contagi, con il conseguente sovraccarico degli ospedali e decine di migliaia di morti. Ne abbiamo parlato con il dottor Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, organizzazione indipendente che fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria monitora l’andamento dell’epidemia in Italia e i risultati dei provvedimenti assunti dai governi.
Nell’ultimo report di GIMBE si riferisce di un andamento dei contagi stabile, aggiungendo che si tratta però di una “calma apparente”. Cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo mese a causa delle varianti di coronavirus?
Il numero dei nuovi casi settimanali è stabile da settimane a livello nazionale, ma in metà delle Regioni si osserva già un’inversione di tendenza, anche se i numeri per ora non impattano in maniera rilevante sulle curve nazionali perchè si tratta principalmente di Regioni di piccole dimensioni. E in svariate Province l’incremento percentuale dei casi inizia a preoccupare: situazioni molto critiche come quelle dell’Umbria in cui le nuove varianti hanno determinato rapidamente un’impennata dei casi e la saturazione di ospedali e terapie intensive potrebbero improvvisamente esplodere ovunque, visto che le varianti del virus circolano in maniera sostenuta ormai in tutto il Paese. Ecco perchè è fondamentale monitorare tutte le “spie rosse” per attuare tempestive strategie di contenimento.
In quali zone d’Italia le varianti sono riuscite a diffondersi più rapidamente nell’ultima settimana?
Nella impossibilità di seguire i dati comunicati dalle singole Regioni che, di fatto, documentano la presenza di tutti le varianti nel nostro Paese, possiamo solo fare riferimento ai dati ufficiali. L’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità il 4-5 febbraio ha documentato che la variante inglese è presente in 14 delle 16 Regioni che hanno partecipato. La prevalenza della variante è del 17,8% con un range che varia dallo 0% al 59%. Purtroppo il report non fornisce i dati per singole regioni. Dalla banca dati GISAID che promuove la condivisione internazionale dei sequenziamenti di virus influenzali e SARS-CoV-2 risulta che l’Italia (oltre a effettuare poche attività di sequenziamento) tende a non condividere tutti i risultati. Infatti, della variante brasiliana sono depositate 3 sequenze; di quella sudafricana nessuna e di quella inglese 541.
Walter Ricciardi ha proposto al ministro Speranza un lockdown totale. Lei è d’accordo? Come andrebbe attuato?
Il rigore delle misure da attuare dipende dalla strategia politica di contrasto alla pandemia. Visto che, nonostante i risultati ottenuti dal sistema delle Regioni a colori, continuiamo ad avere più di 393 mila positivi, oltre 18,4 mila ospedalizzati e più di 2.000 terapie intensive delle due l’una: se manteniamo la strategia di mitigazione, che ha l’obiettivo primario di contenere il sovraccarico degli ospedali, ci trascineremo inevitabilmente lo sfiancante stop&go degli ultimi mesi per tutto il 2021, magari rivedendo criteri e tempistiche del sistema delle Regioni a “colori”. Se invece si deciderà di perseguire una strategia COVID-free è necessario abbattere la curva dei contagi con un lockdown rigoroso di 2-3 settimane al fine di riprendere il tracciamento, allentare la pressione sul sistema sanitario, accelerare le vaccinazioni e contenere l’emergenza varianti. Ma ovviamente tutto questo presuppone che il sistema, sanitario e non, sia in grado di gestire una simile strategia. Dal potenziamento dei sistemi di testing alla ripresa del contact tracing anche con strumenti elettronici; dal passaggio della quarantena fiduciaria a quella monitorata; dal potenziamento del trasporto locale ad una messa in sicurezza di scuole e luoghi pubblici sul versante dell’areazione e deumidificazione dei locali; da nuove politiche di controllo delle frontiere e flussi turistici a misure più rigorose per il rispetto delle regole. Io sospetto che la politica non abbia paura del lockdown, bensì dell’impossibilità di raccoglierne i risultati perchè, di fatto, ad un anno dallo scoppio della pandemia le criticità non sono state affatto risolte.
Nel nuovo governo convivono sensibilità molto diverse. Salvini, ad esempio, in passato ha ripetutamente chiesto di “aprire tutto”. Altri hanno invece manifestato posizioni più rigorose. Quali sono i rischi di una gestione disordinata dell’epidemia in questa fase?
Il Governo Draghi è chiamato ad affrontare immediatamente questioni chiave per la gestione della pandemia. Oltre alla necessità di accelerare le forniture vaccinali per mettere al sicuro persone anziane e fragili, occorrerà arginare la circolazione delle nuove varianti. Con un’Italia ancora molto “in giallo” rischiamo un’impennata dei contagi con conseguente saturazione degli ospedali, nonostante il potenziamento del sequenziamento virale e i lockdown mirati. Servono decisioni tempestive perchè la corsa del virus e delle sue varianti non ha certo rallentato per la crisi di Governo e, questa volta, sarebbe imperdonabile farci trovare impreparati o distratti. E la strategia può essere solo una: giocare sempre d’anticipo sul virus.
(da Fanpage)
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Febbraio 17th, 2021 Riccardo Fucile
LE VARIANTI COVID PROVOCHERANNO UNA NUOVA STRETTA, VENERDI’ LA DECISIONE
Le varianti, con la loro carica di contagiosità , spaventano. E proprio in questa settimana la mappa dell’Italia si appresta a cambiare colore.
Cinque o sei Regioni potrebbero passare da giallo ad arancione, ciò significa che i bar e ristoranti resteranno chiusi anche a pranzo e per le scuole superiori sarà introdotta di nuovo la didattica a distanza a pieno regime. Nelle ultime 24 ore sono 12.074 i nuovi casi Covid in Italia, contro i 10.386 di martedì. Ciò significa che in un solo giorno si sono registrati quasi duemila casi in più rispetto al precedente. E sono aumentati anche i morti, 369 oggi, 33 in più rispetto a martedì.
Di fronte a questi numeri sta scattando l’allarme dei tecnici e degli esperti. “Avanti con le zone gialle e potremmo arrivare a 40mila casi al giorno a metà marzo”, sostiene il virologo Andrea Crisanti se non saranno attuate misure di contrasto alla diffusione della variante inglese.
La decisione sarà presa, come ogni settimana, venerdì quando in mattina si riunirà la cabina di regia per esaminare i dati, a seguire il Comitato tecnico scientifico e in serata il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà le nuove ordinanze.
Cinque o sei regioni rischiano di passare dal giallo all’arancione. Tra queste l’Emilia-Romagna, come ha già anticipato il presidente Stefano Bonaccini, e la Lombardia, dove quattro comuni sono già entrati in fascia rossa. Si tratta di Viggiù, Bollate, Mede e Castrezzato “oltre ad esserci l’evidenza di alcuni focolai — spiega il presidente Fontana – si è evidenziato che derivavano da varianti del virus, per lo più inglesi. Per il comune di Viggiù addirittura si tratta di una variante della variante inglese, definita variante scozzese”. Tra le grandi regioni rischia anche il Piemonte. Tante altre sono in bilico, per i dati definitivi bisogna attendere venerdì perchè mancano ancora i dati epidemiologici di due giorni. Ma guardando il trend emerge che sono in bilico anche il Friuli Venezia Giulia e le Marche. Mentre resterebbero in arancione Abruzzo, Liguria, Toscana, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano e Umbria.
Tuttavia quest’ultima che formalmente è in zona arancione si trova coperta da fasce rosse. Qui c’è stato un forte aumento di casi e di ricoveri tanto che dal 7 febbraio tutta la provincia di Perugia e sei piccoli comuni del Ternano (Lugnano in Teverina, Attigliano, Calvi dell’Umbria, Amelia, San Venanzo e Montegabbione) sono in zona rossa.
Anche l’Abruzzo è diviso a metà . La regione è passata in zona arancione, come da ordinanza del 13 febbraio del ministro della Salute, ma nei giorni scorsi il presidente della giunta regionale, Marco Marsilio, ha emanato un’ordinanza più restrittiva per le province di Chieti e Pescara a cui viene applicato il regime di zona rossa. Ecco le chiusure chirurgiche per contrastare la variante. E anche se non si parla di vero e proprio lockdown, si tratta comunque di zone rosse rafforzate. In bilico c’è anche il Lazio che potrebbe passare da gialla a zona arancione. Tuttavia per ora l’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato spiega che “i dati dell’incidenza e i dati dei tassi di ospedalizzazione sono al di sotto delle soglie di allert. Anche se il RT potrebbe essere lievemente in aumento”.
Anche le zone rosse potrebbero però non bastare. “Se ci sono zone con la variante brasiliana va bloccato tutto. Le zone rosse — dice Crisanti non bastano se ci sono focolai con la variante brasiliana o sudafricana: se si diffondono queste varianti, abbiamo eliminato l’arma del vaccino. Serve una strategia di medio contenimento con zone arancioni e zone rosse, ma se c’è la variante brasiliana bisogna bloccare tutto. In Italia ci sono un paio di focolai, in Umbria e in Abruzzo, in questo casi bisogna chiudere tutto, fare un lockdown chirurgico”. Il timore è sempre lo stesso, che il vaccino possa non individuare queste varianti che si stanno diffondendo in Italia con grande rapidità .
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
MAGGIORE COINVOLGIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE E ZONE ROSSE LOCALI, MA CAMBIA POCO, SEMPRE A META’ DEL GUADO
Zone rosse per fermare le varianti estere di Covid-19 e accelerazione della campagna vaccinale utilizzando anche le caserme e gli aeroporti.
Dopo l’ allarme dell’ Istituto superiore di sanità sulla diffusione del virus, il governo studia le misure per cercare di tenere sotto controllo la curva epidemiologica che risulta di nuovo in salita.
La strategia sembra escludere al momento il lockdown, puntando su interventi mirati proprio come sta già accadendo con la chiusura di intere aree decisa a livello locale, ma d’ intesa con l’ esecutivo.
Appare difficile che possa esserci un allentamento dei divieti, anche se nei prossimi giorni dovrà essere effettuata una ricognizione per valutare se e come poter soddisfare almeno in parte le istanze delle varie categorie.
Una delle priorità rimane quella di vaccinare nel più breve tempo possibile i cittadini e per questo saranno coinvolti militari e volontari della Protezione civile negli hangar e nelle caserme, preferiti alle «primule» del commissario Domenico Arcuri.
Parte bene l’ asse tra Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, neoministro per gli Affari regionali, ma soltanto nei prossimi giorni si metterà a punto la strategia di contenimento del Covid-19.
Anche perchè in vista della scadenza del Dpcm in vigore, prevista per il 5 marzo, dovrà essere il presidente del Consiglio Mario Draghi a decidere se utilizzare lo stesso metodo, oppure procedere per decreto lasciando ai ministri il potere di ordinanza su aperture e chiusure.
La strada per evitare il lockdown nazionale passa dalla chiusura di paesi, città e intere province dove circolano la variante inglese, ma anche quella brasiliana e sudafricana che finora sembrano resistenti ai vaccini.
Aree dalle quali non si può uscire e dove non si può entrare, dove gli spostamenti sono vietati e la maggior parte dei negozi resta chiusa. Per questo è stata ribadita a sindaci e governatori la necessità di intervenire d’ urgenza chiudendo anche le scuole, appena si ha la percezione che ci siano positivi al virus mutato.
Il sistema dei colori dovrebbe rimanere con la divisione in fasce rosse, arancione, gialle e bianche, ma proprio la presenza delle varianti potrebbe portare a un ulteriore ritocco dei parametri.
Attualmente con l’ Rt a 1 si entra in fascia arancione e con 1,25 si va in fascia rossa, ma non è escluso che gli scienziati propongano di abbassare ulteriormente le soglie. Sarà poi il governo a dover stabilire quali attività tenere aperte e quali invece vietare nelle varie aree.
Il Consiglio dei ministri stabilirà se e come dare seguito alle richieste dei gestori dei locali pubblici di poter aprire bar e ristoranti la sera in fascia gialla e a pranzo in fascia arancione.
L’ altro settore da valutare è quello dello sport. Le nuove linee guida prevedono infatti aperture scaglionate e comunque lezioni individuali almeno nella prima fase della ripresa. Oltre a un distanziamento straordinario rispetto alle altre attività : 2 metri in palestra, 10 metri quadri in piscina.
La ripresa dello spettacolo «in presenza» è una delle richieste che ormai da mesi pressa i ministri e anche su questo dovrà essere fatta una valutazione dal nuovo esecutivo tenendo conto che molte attività sono in grande affanno e la maggior parte delle sale rischiano di non riaprire.
I ritardi nella campagna vaccinale — dovuti soprattutto alla mancata consegna da parte delle industrie farmaceutiche — dovranno essere recuperati. Ecco perchè si sta pensando di coinvolgere la Protezione civile e i militari per intervenire in quelle regioni che rischiano di accumulare ulteriori rinvii per la mancanza di personale e luoghi adatti a somministrare le dosi.
Proprio come sta avvenendo nel Lazio — dove è stata reperita un’ ala dell’ aeroporto Leonardo da Vinci — si cercherà anche in altre zone di seguire lo stesso esempio utilizzando caserme, palestre, hangar e affidandosi all’ aiuto dei militari e dei volontari della Protezione civile per vaccinare i cittadini.
L’ ipotesi più probabile è che il supporto ai governatori — compresa la distribuzione — arrivi proprio dalla struttura che dipende da Palazzo Chigi, lasciando invece al commissario Domenico Arcuri esclusivamente l’ approvvigionamento delle dosi.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
IL TIMORE CHE I VACCINI NON SIANO EFFICACI SU QUESTE VARIANTI
Ci sono due nuove varianti inglesi del coronavirus che preoccupano scienziati e medici in Regno Unito. Per
ora non è stato lanciato un allarme nazionale, almeno per la seconda, anche perchè tutto il Paese è in lockdown totale da oramai il 3 gennaio e potrebbe esserlo con tutta probabilità fino a Pasqua.
Quindi il controllo di una eventuale diffusione in questo momento è meno complicato, a differenza di Paesi come l’Italia. Tuttavia, destano preoccupazione soprattutto in ottica vaccini e su quanto questi possano essere efficaci come sulle varianti già esistenti.
Premessa: il Regno Unito sequenzia il 10% dei test anti Covid che fa – l’Italia non arriva neanche a 0,5% – e quindi scopre settimanalmente nuove varianti del Sars-Cov-2. Molte di esse sono decisamente simili a quelle che circolano da molti mesi, dunque non turbano gli scienziati.
Ci sono due mutazioni però che di recente sono presto passate all’attenzione di esperti e scienziati britannici e che sembrano più gravi delle stessa “variante inglese” del Kent, B.1.1.7, ovvero quel ceppo che ora si sta diffondendo anche in Italia (come in altri Paesi europei) e che potrebbe richiedere presto un lockdown, o una chiusura più o meno serrata del Paese, come ha deciso oramai sei settimane fa il governo Johnson per il Regno Unito.
L’ultima variante all’attenzione degli scienziati inglesi è la cosiddetta B.1.525. Ne sono stati intercettati 38 casi sinora, tra l’altro in vari punti dell’Inghilterra, segno che potrebbe essere più diffusa di quello che si crede.
Non è chiaro se sia più contagiosa o mortale ma una cosa è certa: il ceppo B.1.525 contiene la mutazione E484K, che incarna le maggiori apprensioni in questo momento perchè è colei che modifica la proteina spike del Covid (quella del virus che penetra le nostre cellule) rendendola sfuggente a diversi vaccini esistenti sinora, come per esempio quello di Oxford AstraZeneca, per cui sarà pronta una versione aggiornata e specifica in autunno proprio alla luce di questo.
La mutazione E484K è anche alla base di un’ennesima variante della “variante inglese” B.1.1.7, che sinora è stata registrata soprattutto tra Bristol e Manchester e che la rende decisamente simile a ceppi ancora più pericolosi come quello “brasiliano” e quello “sudafricano”.
Anche questa potrebbe aggirare più facilmente gli anticorpi dei vaccini esistenti e soprattutto è certo che sia più contagiosa delle varianti precedenti (circa del 60-70%) e probabilmente “più letale”, anche se non ci sono studi certi su quest’ultimo punto. Il problema delle mutazioni è ancora più grave durante una campagna vaccinale monstre, che sta coinvolgendo tutti i Paesi più colpiti.
Per questo lo scorso gennaio il governo di Boris Johnson, a differenza di altri Paesi europei come l’Italia, ha deciso di richiudere tutto il Paese per mesi: più il virus si diffonde, più si verificano mutazioni. Sperando che questo sia l’ultimo, seppur lunghissimo, lockdown.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
POLITICI SOVRANISTI ATTACCANO CHI PRIVILEGIA LA SALUTE DEGLI ITALIANI … NON BASTA AVER MIGLIAIA DI VITTIME SULLA COSCIENZA CON IL LORO CATTIVO ESEMPIO
Tira una brutta aria per la scienza. Avevano iniziato i no-vax, dopo la fine della prima ondata, a inseguire ambulanze, a riprendere le anticamere dei pronto soccorso, a creare gruppi Telegram in cui progettare rivolte contro la dittatura sanitaria, contro gli esecutori dello sterminio di massa negli ospedali, contro i soloni della medicina.
Poi i no-vax si sono fatti via via più silenziosi e il processo di delegittimazione della scienza ha cominciato ad avere interlocutori più autorevoli: la stampa e la politica
Non so se ve ne siete accorti, ma la scienza è passata dall’essere riferimento e à ncora di salvezza a qualcosa di antipatico e fastidioso. I virologi non sono più “esperti”, ma “saccenti”.
Se nella prima fase bersaglio di ironia e critiche erano stati i grandi ottimisti (da Zangrillo a Bassetti), ora tocca ai pessimisti: i meme su Crisanti, le battute sul “gufo” Galli e così via, fino alla inspiegabile campagna contro il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi. Campagna che va avanti da giorni, con toni sprezzanti e impensabili, fino a qualche mese fa.
Il tutto perchè Ricciardi ha osato dire che servirebbe un “lockdown totale” e il Cts ha bocciato la riapertura degli impianti di sci. Un lockdown totale invocato anche da Galli, Pregliasco e Crisanti, tanto per citare qualche nome, e che non sarebbe certo il capriccio di qualche esperto che gode nel mettere i lucchetti ai bar.
Semplicemente, la diffusione delle varianti del virus sembra fuori controllo e, considerato che a quanto pare la variante inglese ha un tasso di mortalità molto più alto del ceppo originario, secondo Ricciardi e gli altri la chiusura totale sarebbe necessaria.
Apriti cielo. La corazzata anti-chiusure sui giornali ha ribattezzato Ricciardi “Cassandra”, ha rispolverato dei vecchi video sul suo passato da attore, ha riportato sue frasi inesatte sul virus del febbraio 2020, ha addirittura ipotizzato che questa sua “cannonata” sulle chiusure nasca da un supposto livore per non essere stato nominato ministro.
In pratica, Ricciardi vorrebbe chiudere tutti gli italiani in casa per ripicca nei confronti del governo, certo. Se gli muore il cane che fa, ci fa inoculare arsenico anzichè il vaccino?
Ma l’insofferenza, nei confronti di Ricciardi, si estende anche alla politica. A parte i soliti leghisti — per cui l’idea di chiudere è impensabile (Salvini: “Non ci sta che un consulente del ministero della Salute una mattina si alzi e senza dire nulla a nessuno dica che bisogna chiudere le scuole e le aziende. Prima di terrorizzare tutti ne parli con Draghi”) — Davide Faraone di Italia Viva ha twittato: “Qualcuno comunichi a Ricciardi che siamo passati alla fase in cui si parla meno e si lavora di più”.
Quindi, per Faraone, Ricciardi deve smettere di giocare a freccette al pub. Pub che vuole pure chiudere, per giunta, ma come si permette.
“Ricciardi fa piombare la grande mietitrice sul collo, in un perenne ‘ricordati che devi morire’” scrive qualcun altro, come se non fosse chiaro che nel caso qualcosa dovesse andare storto e le varianti sfuggissero da ogni controllo, la colpa, ovviamente, sarebbe di Ricciardi, del ministro Speranza e di chi “doveva proteggere il paese e invece”.
Come se non bastasse, arriva anche Matteo Bassetti che, forte delle sue previsioni azzeccatissime alla prima ondata, si lancia in nuovi suggerimenti: “Il lockdown totale non serve, bisogna tenere il virus sotto controllo e conviverci come stiamo facendo adesso, cambiando i colori a seconda della diffusione”. In pratica, siamo passati dal “bisogna precedere il virus” a “bisogna rincorrerlo con un’Ape Piaggio”.
Il ministro leghista del Turismo, Massimo Garavaglia, battezza così la sua stima per Speranza e i suoi consulenti in tema di salute: “Assurdo che un ministro decida da solo”. Ma tu pensa, in tema di salute decide il ministro della Salute.
Giovanni Toti propone che nella cabina di regia Covid entrino anche i ministri economici: “Entrino anche quei ministri che rappresentano la parte economica del paese, ovvero quelle categorie che più hanno sofferto le misure di contenimento del virus, così da poter far compenetrare le misure sanitarie con gli effetti che producono anche sul mondo dell’economia”. Dunque, la salute non è più una cosa della scienza, ma è cosa dell’economia.
Esattamente un anno fa il virus si diffondeva in Val Seriana, si decideva di non fermare le aziende in una delle zone più produttive del paese e si contavano migliaia di vittime. Commentavamo indignati quell’osceno compromesso tra economia e salute, andavamo a caccia dei cinici che avevano deciso di non chiudere le aziende, ci sono indagini ancora in corso per accertare le responsabilità e oggi, quel compromesso odioso, lo si rivendica. A gran voce per giunta, e senza che nessuno si scandalizzi.
Del resto, non guardiamo neanche più i bollettini dei morti, siamo assuefatti. Quello che però sembra sfuggire alla politica e alla stampa che percula “i pessimisti” è che non dobbiamo perdere di vista un tema fondamentale: arginare le varianti vuol dire mettersi in condizione di continuare a vaccinare
Se la pressione sulla sanità tornerà quella pesante della prima ondata, tutto il personale ospedaliero e i medici di base che devono vaccinare non potranno più farlo. Tutto verrà nuovamente inghiottito dall’emergenza, entreremo in un vortice di inefficienza che posticiperà le vaccinazioni e la ripresa per tutti, dunque anche per l’economia.
Volete le piste da sci piene e la moglie ubriaca, ma non si può. E dirò di più: andrebbe ricordato ogni tanto che Cassandra, alla fine, aveva ragione. Speriamo che la variante muti anche la mitologia greca, ma per ora — forse — meglio darle ascolto.
(da TPI)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI DATI ISS SONO SCONVOLGENTI… C’E’ UNA CORSA DISPERATA TRA LA NUOVA VARIANTE CHE AVANZA E IL VACCINO CHE CI PROTEGGE; IL VIRUS LA STA VINCENDO
Molti di quelli che si lamentano ad alta voce per la chiusura degli impianti sciistici mi ricordano i passeggeri che pretendono di continuare ballare mentre la nave affonda.
Qualche giorno fa è stato pubblicato un drammatico comunicato dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Questo comunicato è scritto in un linguaggio tecnico che stempera l’oggettiva drammaticità ; tra le righe si legge: una grande tempesta è in arrivo e bisogna allontanarsi a tutta velocità .
È ormai noto e stra-noto che la variante inglese è più contagiosa di circa del 40% rispetto a quella a cui siamo abituati: le misure di contenimento attuali, che sono capaci di mantenere circa costante la circolazione del vecchio virus, sarebbero gravemente inefficaci contro il nuovo virus che raddoppierebbe nel giro di due settimane.
Molti studi affermano che questa maggiore contagiosità è anche accompagnata da un aumento dei casi gravi tra gli ammalati, aumento che anch’esso viene stimato intorno al 40%.
Il comunicato dell’ISS fotografa la situazione del 4-5 febbraio: i risultati sono sconvolgenti. La diffusione della variante inglese in Italia è in media il 20% di quella standard con punte del 59% in alcune zone.
Questa notizia mi colpisce come un pugno nello stomaco: è un dato per me fortemente inatteso. Molti, me compreso, speravano che la diffusione fosse vicina al qualche percento e che il 20% si sarebbe raggiunto solo tra uno-due mesi, quando una gran parte della popolazione a rischio sarebbe stata vaccinata, o vaccinata a breve. Sfortunatamente non è così.
L’ISS prevede che la nuova variante inglese diventi prevalente nelle prossime settimane. I casi prodotti dalla nuova variante si aggiungeranno a quelli della variante attuale e non li sostituiranno. Se le misure di contenimento rimanessero uguali a quelle attuali, la vecchia variante rimarrebbe circa costante e ci sarebbero tutti i casi aggiuntivi indotti dalla nuova variante.
In altri termini, nel giro di poche settimane avremmo un raddoppio dei casi che, unito alla stimata maggiore gravità della malattia, porterebbe il numero dei morti a circa un migliaio al giorno, anche perchè la vaccinazione delle persone a rischio sarebbe lontana dall’essere terminata. C’è una corsa disperata tra la nuova variante che avanza e la vaccinazione che ci protegge; il virus la sta vincendo: dobbiamo guadagnare tempo prezioso rallentandolo.
L’ISS dà indicazioni chiarissime: bisogna aumentare le misure di contenimento e non rilassarle. L’obiettivo è riportare velocemente il numero di casi giornalieri al di sotto dei 5000: solo con un’incidenza sufficientemente bassa è possibile fare un tracciamento adeguato, ci spiega l’ISS.
Attualmente i casi giornalieri sono circa 12.000. Dimezzare velocemente il numero di casi è possibile: nello scorso marzo siamo riusciti dimezzarli in un paio settimane, ma con un lockdown molto forte.
Il professor Ricciardi, ingiustamente criticato, ci sta solo traducendo in un linguaggio non tecnico le raccomandazioni tecniche dell’ISS. Rispetto all’anno scorso abbiamo una maggiore esperienza; dovremmo essere in grado di trovare misure ugualmente efficaci che abbiano meno impatto sulla nostra vita quotidiana. Dobbiamo però impegnarci per evitare che la situazione ci sfugga senta farci abbindolare dalle sirene dei NoExp (coloro che non credono negli esponenziali).
In questo tragico anno dovremmo avere imparato che aspettare a prendere le misure di contenimento appropriate peggiora la situazione senza salvare economia: più tempo si aspetta, più le misure da prendere diventano pesanti. L’impatto dell’attuale scoperta di migliaia di casi della variante inglese in Italia è simile a quello della scoperta del febbraio scorso di migliaia di casi in Lombardia. Allora le misure appropriate furono prese in ritardo, anche a causa di una campagna orchestrata di sottovalutazione (ci ricordiamo tutti della banale influenza) a cui si accodò una parte della politica. Io sono convinto che questa volta gli interventi di contenimento saranno veloci e appropriati, anche se vedo con grande preoccupazione qualcuno che canta la stessa canzone dell’anno scorso.
Bisogna assolutamente diminuire i rischi scolastici: è essenziale avere un controllo accuratissimo della situazione epidemica nelle scuole in maniera di poter intervenire con celerità per bloccare la trasmissione scolastica, anche vaccinando in maniera prioritaria gli insegnanti.
È fondamentale che siano pubbliche e disponibili centralmente tutte le informazioni sanitarie sui focolai nelle scuole, sui test effettuati. La trasparenza di questi dati è l’unica via possibile per ottenere la fiducia dei genitori e degli operatori scolastici in maniera da poter continuare le attività scolastiche con piena cognizione di causa.
In attesa di un’ampia diffusione del vaccino abbiamo ancora due-tre mesi di forte vulnerabilità . Non dobbiamo abbassare la guardia adesso: ci costerebbe molte vite e diventerebbe sempre più difficile arrivare a una ragionevole quasi normalità per quest’estate.
(da “Huffingtonpost”)
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