Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
NELLA PRIMA ONDATA FURONO 34.278… IL 66% DELLE VITTIME PRESENTA PATOLOGIE PREGRESSE… ETA’ MEDIA DEI DECESSI 81 ANNI
Sono 49.274 i decessi per Covid in Italia durante la seconda ondata dell’epidemia, che comprende il
periodo che va da ottobre a oggi.
È quanto rileva l’Istituto superiore di Sanità nel report ‘Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da SARS-CoV-2 in Italia’. Nella prima ondata di marzo-maggio 2020 i morti furono 34.278. La Lombardia è stata la Regione più colpita: in totale ha registrato 26.674 vittime, il 31% del totale (nella prima ondata i morti lombardi hanno rappresentato il 47,7% del totale).
Età media dei morti: 81 anni
L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 81 anni. Le donne decedute sono 37.295 (43,7%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 83 anni – pazienti con infezione 48 anni). Le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 86 anni – uomini 80 anni). L’età media dei decessi settimanali è andata sostanzialmente aumentando fino agli 85 anni (1° settimana di luglio) per poi calare leggermente.
I morti under 50
Sono 941, dei 85.418 totali (1,1%), i morti per Covid di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 234 di questi avevano meno di 40 anni (138 uomini e 96 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 52 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 147 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità ) e 35 non avevano diagnosticate patologie di rilievo
I sanitari contagiati
Sono 108.104 i casi tra gli operatori sanitari dall’inizio della pandemia, 11.766 quelli registrati negli ultimi 30 giorni. In generale, nell’ultimo mese si registrano 367.374 casi, sugli oltre 2,5 milioni di contagi da inizio emergenza.
Le terapie
La terapia antibiotica è stata comunemente utilizzata nel corso del ricovero (85,9% dei casi), meno utilizzata quella steroidea (53,3%), più raramente la terapia antivirale (46,4%). Il comune utilizzo di terapia antibiotica può essere spiegato dalla presenza di sovrainfezioni o è compatibile con inizio terapia empirica in pazienti con polmonite, in attesa di conferma laboratoristica di SARS-CoV-2. In 1444 casi (23,1%) sono state utilizzate tutte 3 le terapie. Al 4,0% dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi è stato somministrato Tocilizumab come terapia
Il 66% dei deceduti aveva patologie pregress
Complessivamente, 196 pazienti (3,1% del campione) presentavano 0 patologie, 772 (12,1%) presentavano 1 patologia, 1185 (18,6%) presentavano 2 patologie e 4.228 (66,3%) presentavano 3 o più patologie. Questo dato è stato ottenuto da 6.381 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. Le cartelle cliniche sono inviate all’ISS dagli ospedali secondo tempistiche diverse, compatibilmente con le prioritarie delle attività svolte negli ospedali stessi. Il campione è quindi di tipo opportunistico, rappresenta solo i decessi in soggetti che hanno avuto necessità del ricovero, e le Regioni sono rappresentate cercando di conservare una proporzionalità rispetto al numero di decessi.
(da agenzie)
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Gennaio 31st, 2021 Riccardo Fucile
L’AMBASCIATORE REGISTRA UNA “CRISI DEL MODELLO DEMOCRATICO”
Si chiama l’Ambasciatore quando la crisi di governo italiana si attorciglia oscuramente e si ha bisogno di osservarla anche un po’ dal di fuori, considerando lo spazio che l’Italia occupa oggi sulla cartina geografica del mondo: “La novità di questa crisi” dice Sergio Romano, “è che avviene in un contesto del tutto diverso da quello delle crisi della Prima Repubblica, contrassegnate dallo sfondo della Guerra Fredda. C’è la pandemia, certo. Ma, per la prima volta, si è anche manifestata una sovranità europea, di cui l’enorme quantità di soldi stanziati per il Recovery Plan sono una testimonianza inedita. La crisi italiana preoccupa seriamente l’Europa perchè se l’Italia farà un cattivo uso dei soldi che le sono stati elargiti non sarà solo un problema italiano: sarà un grande fiasco europeo, dal momento che la prima iniziativa sovrana dell’Europa politica verrebbe marchiata da un fallimento. Ecco perchè la malattia italiana può far male a tutta l’Europa”.
Dopo oltre trent’anni da quando ha smesso di esercitare la professione, Sergio Romano è ancora per tutti l’Ambasciatore, anche se il suo lavoro non è più quello di spiegare l’Italia al mondo, ma quello di spiegare il mondo agli italiani: “Quando ho lavorato in Francia e Gran Bretagna, avevo il dovere di raccontare le crisi politiche italiane ai nostri alleati. Circostanza che avveniva con una certa regolarità . Me la cavavo raccontando qualche bugia, e insistendo sul fatto che l’Italia bene o male è sempre riuscita a superare le difficoltà , e senza mai compiere delle scelte internazionali dannose per i nostri alleati”.
Oggi è diverso?
Oggi la crisi è più grave perchè avviene nel contesto di una pandemia e di una frenata economica che rende la situazione più grave per tutti. Dal punto di vista politico, l’Italia ha sempre sofferto di instabilità . Il problema potrebbe diventare disastroso se la crisi politica avesse una ricaduta sull’economia. Il ruolo politico dell’Italia nel mondo si è molto ridotto nel corso degli anni. Quello economico, invece, no. Siamo ancora una potenza economica mondiale. E, per ora, non c’è motivo di credere che smetteremo di esserlo.
Come spiegherebbe questa crisi?
Considerando, innanzitutto, che è una crisi che si inserisce in una crisi più grande: la crisi del modello democratico. Soprattutto, parlamentare. Pochi mesi fa abbiamo assistito alla paralisi della Camera dei comuni britannica, la casa madre del parlamentarismo mondiale, per ordine del primo ministro Boris Johnson. Ma i sintomi di questa crisi sono ovunque e sono diventati plateali quando il Parlamento della più grande potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America, è stato preso d’assalto da bande anche armate. È il segno che la democrazia non sta funzionando. Almeno, non come dovrebbe.
Allora la crisi italiana è più inquietante di quello che sembra.
Un momento. L’Italia e l’Europa sono state già attraversate da una crisi del modello parlamentare: è avvenuto all’inizio del secolo scorso e l’esito è stato la nascita di un certo numero di regimi autoritari: Mussolini in Italia, Hitler in Germania, Francisco Franco in Spagna, mentre la Francia si salvò per un soffio. Quei regimi non furono sconfitti dai parlamenti, ma nei campi di battaglia. Oggi di crisi ce n’è un’altra.
E questo non la inquieta?
Meno di quanto mi avrebbe inquietato all’inizio del secolo scorso.
E perchè?
Perchè il ricordo dei regimi totalitari è ancora vivo in tutta Europa e quindi il modello autoritario è un modello in fin dei conti inutilizzabile. In più, c’è l’Europa.
Ma come fa l’Europa a non essere investita dalla crisi del modello democratico di cui è figlia?
Perchè è in crisi il modello parlamentare nazionale, non quello sovranazionale. Al contrario, la crisi dei sistemi democratici nazionali è un incentivo al consolidamento della sovranità europea, poichè l’Unione Europea può offrire agli stati nazionali una via d’uscita dalle difficoltà che attraversano i loro sistemi democratici.
Lei vede questa consapevolezza nelle classi dirigenti europee e italiane?
In questo campo quello che spero tende a influire sulla mia analisi, e non vorrei che i miei desideri prendessero troppo il sopravvento sulla realtà . Però osservo che l’Europa ha assunto via via sempre più consistenza. Le persone la riconoscono, confidano in essa.
Eppure, sui vaccini l’Europa non è stata impeccabile. La Russia ha il suo vaccino, la Cina anche, e anche gli Stati Uniti sono davanti a noi.
Non c’è stata in Europa la coesione che avevamo il diritto di aspettarci. Tuttavia, la situazione che stiamo affrontando è tutt’altro che ordinaria, ed è comprensibile che l’Europa sia stato colta di sorpresa. Il fatto nuovo, però, è che ha comunque risposto come Unione europea e non come somma di stati nazionali.
È ottimista?
Sono soddisfatto della sovranità che l’Europa sta creando.
E per l’Italia?
Finchè l’Italia starà dentro l’Europa, si ridurranno i motivi per pensare negativamente al nostro futuro. Anche nel pieno di una crisi di governo. Qualora l’Italia dovesse allontanarsi dall’Europa, invece, il mio umore sarebbe molto diverso, e assai peggiore.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 26th, 2021 Riccardo Fucile
“SE IL VACCINO OFFRISSE MINORE PROTEZIONE CONTRO QUESTA VARIANTE BISOGNA BLOCCARE TUTTO”
“La variante brasiliana in Italia? Se aumentano i casi, subito lockdown”. A parlare all’Adnkronos
Salute è virologo Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo veneto.
Lo scienziato prosegue: “Il primo caso in Italia di variante brasiliana non vuol dire ancora niente, ma è un segnale del fatto che non siamo difesi dalle varianti di Sars-CoV-2. E visto che sembra da alcuni primi studi che quella brasiliana risponda meno al vaccino, se si incominciano a vedere casi dispersi in tutta Italia e qualche cluster bisogna agire con prontezza. Soprattutto se si conferma una minore protezione da parte del vaccino, mi dispiace ma rimane solo un’opzione: bloccare tutto”.
“Se è un caso isolato va bene e rimane tale, ma se si incominciano a vedere più casi e si dovesse vedere che la variante brasiliana è effettivamente resistente al vaccino allora rimane solo un’opzione, ripeto: bloccare tutto per impedire che si diffonda. Significa lockdown duro, non con le zone rosse. Non possiamo permetterci di mandare all’aria il vaccino. Non scherziamo”, spiega Crisanti.
A preoccupare il virologo sono alcuni lavori scientifici condotti sulla variante in questione che mostrano che “i sieri dei vaccinati hanno una limitata capacità di bloccarla. Da un punto di vista epidemiologico non si sa quanto effettivamente siano resistenti i vaccinati alla variante, è un’informazione ancora tutta da acquisire – puntualizza – ma sembra che gli anticorpi abbiano una capacità del 30%”, diminuita cioè del 70%.
“Questo non vuol dire che le persone immunizzate non dimostreranno poi di resistere agli attacchi della variante brasiliana, ma se dovesse essere così sarebbe un problema: se incominciasse a diffondersi e si vedesse qualche impatto sui vaccinati, il discorso cambierebbe e si farebbe più allarmante”.
(da agenzie)
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Gennaio 25th, 2021 Riccardo Fucile
TRA VACCINI IN RITARDO E CAOS RIAPERTURE
Tra nuove varianti, e una campagna vaccinale piena di intoppi, spunta ancora una volta l’ipotesi di
un lockdown generalizzato a livello nazionale.
L’auspicio arriva da Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza.
In un’intervista a Il Messaggero, l’ex direttore dell’Iss dice che l’Italia registra ancora troppi casi: «Serve per un mese che tutte le regioni siano in fascia rossa. Un lockdown vero. L’apri e chiudi è uno stillicidio, le zone arancioni sono insufficienti». Per Ricciardi il rischio è che l’Italia si trovi nelle stesse condizioni di Spagna e Portogallo.
Galli: «Basta guardare all’estero per capire che non c’è da stare tranquilli»
Una posizione condivisa anche dall’infettivologo Massimo Galli che a La Stampa dice: «Bisognerà mantenere le misure fino a chiarire l’andamento della curva che resta incerto ma sempre in crescita». Anche il primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco teme l’impatto delle varianti sulla crescita dei contagi: «Basta guardare all’estero per capire che non c’è da stare tranquilli. Il rischio di importazione del virus è forte, e più si allungano i tempi della vaccinazione più aumentano le possibilità di avere nuove varianti».
E proprio sul tema vaccini entrambi gli esperti non profilano una situazione rosea: «Io sono preoccupato perchè l’organizzazione di una vaccinazione di massa ancora non è stata perfezionata — aggiunge invece Ricciardi — dobbiamo farci trovare pronti quando avremo un numero sufficiente di dosi».
Una gestione della distribuzione delle dosi che per Galli influisce inevitabilmente sulle restrizioni: «Se riuscissimo ad accelerare la campagna vaccinale e ad aumentare test e tracciamento, entro qualche mese si potrebbe alleggerire le misure o applicarle in maniera mirata, ma non mi pare che ci siano novità incoraggianti su queste frontiere»
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2021 Riccardo Fucile
“C’E’ UN FRAINTENDIMENTO: RIDOTTO NUMERO FIALE, NON DOSI”
“Dalla prossima settimana la fornitura del vaccino da parte di Pfizer tornerà a regime”. Lo ha ribadito Pfizer contattata da Sky TG24.
La società farmaceutica statunitense ha anche specificato che “dall′8 al 18 Gennaio sono state inviate le fiale previste dal piano di ordinazione, poi c’è stata la riduzione a causa del riadattamento del sito produttivo belga di Puurs.
Con la decisione del Governo di somministrare 6 dosi anzichè 5, Pfizer ha ridotto il numero di fiale, ma non di dosi previste, che resta lo stesso.
“Quello che sta accadendo è frutto di un fraintendimento nel conteggio delle dosi che non è il conteggio delle fiale”.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2021 Riccardo Fucile
DA DOMANI LE DOSI A DISPOSIZIONE SARANNO IMPIEGATE PER EFFETTUARE I RICHIAMI… PER IL RESTO DELLA POPOLAZIONE I RITARDI SARANNO DI CIRCA 2 MESI
Le riduzioni di dosi comunicate da Pfizer e da AstraZeneca “faranno slittare di circa quattro settimane i tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione. Da domani le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto per gli operatori sanitari”. Così il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri a ‘Domenica In’ su Rai1.
“Tra due settimane, se tutto va bene – ha aggiunto Sileri – avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80”. “Questo tipo di rallentamento – ha poi conlcuso – coinvolge tutta l’Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti”.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO PROBLEMA, ASTRAZENECA PREVEDE RITARDI: “MENO DOSI PER PRIME CONSEGNE IN EUROPA”
Preoccupa le autorità inglesi la nuova variante che, ha detto oggi Boris Johnson in conferenza stampa, è risultata più mortale.
Gli studi hanno già dimostrato che può diffondersi più facilmente rispetto ad altre versioni del virus e, rilevata per la prima volta nel Kent a settembre, è diventata la versione dominante del virus in Inghilterra e Irlanda del Nord.
Per quanto riguarda invece la Francia, l’Eliseo ha fatto sapere che introdurrà l’obbligo del tampone molecolare per i viaggiatori europei che entrano nel suo territorio a partire da domenica.
Sul fronte delle vaccinazioni, da registrare l’ammissione da parte di Astrazeneca: le consegne iniziali del vaccino all’Ue saranno inferiori agli obiettivi prestabiliti a causa di un problema tecnico della produzione.
Lo ha reso noto un portavoce dell’azienda farmaceutica in una nota, secondo quanto riporta il Guardian. “I volumi iniziali – ha detto il portavoce – saranno inferiori a quanto originariamente previsto a causa della riduzione dei rendimenti in un sito di produzione all’interno della nostra catena di fornitura europea. Distribuiremo decine di milioni di dosi a febbraio e marzo all’Unione europea, nel frattempo continueremo ad aumentare i volumi di produzione”.
Dopo i ritardi di Pfizer, l’annuncio è una nuova doccia fredda per l’Ue. Il vaccino, realizzato in collaborazione con l’Università di Oxford, è stato il primo preordinato dall’Unione e si attendono 400 milioni di dosi, di questo oltre 40 milioni per l’Italia. La decisione dell’Ema fissata per il 29 gennaio.
“Devo dirvi che oggi pomeriggio siamo stati informati che vi sono alcune evidenze sul fatto che la nuova variante, oltre a diffondersi più rapidamente, possa essere associata anche a un più alto grado di mortalità “, ha detto Johnson, ribadendo che questa variante ha già portato il numero dei ricoveri negli ospedali nel Regno Unito a 38.562, ossia il 72% in più rispetto al picco della prima ondata della pandemia ad aprile.
Il professor Patrick Vallance, consigliere scientifico capo del governo britannico, ha da parte sua precisato che le evidenze riferite da Johnson sono ancora “parziali” e “da confermare”. Ma ha rimarcato che alcuni dati sembrano indicare come, nelle fasce di età più colpite dal Covid, il rapporto fra morti e contagiati possa passare da una media di 10 contro 1000 “a 13-14 contro mille”.
In positivo Vallance ha invece citato dati aggiornati che sembrano confermare l’efficacia dei vaccini esistenti sulla ‘variante inglese’ del Covid, mentre ha mantenuto un’ombra d’incertezza – in attesa di elementi scientifici attendibili – sulla medesima efficacia nei confronti di altre mutazioni di coronavirus emerse di recente, ossia delle cosiddette “varianti brasiliana e sudafricana”.
Francia, obbligo di tampone molecolare
Il test molecolare che certifica la negatività al coronavirus, dovrà essere svolto nelle 72 ore che precedono la partenza per la Francia. Saranno esclusi dalla disposizione i viaggi “essenziali” e ne saranno esentati i lavoratori frontalieri e quelli dei trasporti via terra. Lo stesso obbligo era stato introdotto la settimana scorsa per i viaggiatori provenienti da Paesi extra-Ue. La Francia, che conta 72 mila morti per la pandemia di Covid-19, ha registrato ieri oltre 20 mila nuovi contagi e non esclude la possibilità di un terzo confinamento. Intanto il governo ha annunciato che le stazioni di sci resteranno chiuse anche dopo il primo febbraio e ristoranti e brasserie potrebbero riaprire solo da metà marzo in poi.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
“PER MEDICI, INFERMIERI E PERSONALE SANITARIO IL VACCINO DEVE ESSERE OBBLIGATORIO”
Lo ha detto ieri sera a “Piazza Pulita” Gino Strada, fondatore di Emergency, ospite in collegamento di Corrado Formigli per parlare di tutti i temi più caldi del momento, dal dramma umanitario dei migranti lungo la rotta balcanica alle code infinite di poveri nella sua Milano, dalla sanità pubblica al piano vaccinale. Ed è proprio su questo tema che Strada ha preso una posizione nettissima.
“È bellissimo parlare di informazione, persuasione, ma ci vuole tempo e noi il tempo non lo abbiamo. Se non si vaccina una persona normale, è un danno e un rischio per la società intera. Se non si vaccina un medico, è un rischio doppio, perchè se quella persona si prende il Covid poi non è piu in grado di curarne altri. Per cui io sarei molto più chiaro e tranchant: quando si parla di vaccino, deve valere una regola molto semplice: che per i medici, gli infermieri e il personale sanitario il vaccino deve essere obbligatorio. E, se uno non vuole vaccinarsi, viene sospeso.”
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2021 Riccardo Fucile
“MENO 20% DELLE DOSI LA PROSSIMA SETTIMANA”
A causa dei ritardi nella consegna dei vaccini da parte di Pfizer l’Italia è passata da una media di
80mila persone vaccinate al giorno, con una punta di 92mila, ad una media di 28mila al giorno.
Lo ha detto il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri in conferenza stampa sottolineando che i ritardi hanno “rallentato significativamente la campagna vaccinale”.ù
Questa, ha aggiunto, ”è la conseguenza della necessità di tenere nei magazzini le dosi che servono per i richiami”.
Arcuri ha continuato: “Possiamo fare due cose: fare il tifo affinchè i vaccini disponibili aumentino e aspettare con ansia le conclusioni di Ema il 29 gennaio sul vaccino Astrazeneca, poi difenderci nelle sedi giuridiche deputate”.
(da agenzie)
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