Marzo 9th, 2013 Riccardo Fucile
DA PERSONA PERBENE, FABIO COMPRENDE IL SENSO DEL NOSTRO APPELLO PER RECUPERARE UN AMBIENTE UMANO CHE HA BISOGNO DI RITROVARE FIDUCIA… ATTENDIAMO DI CONOSCERE LA RISPOSTA DEI VERTICI DI FLI ALLA SUA PROPOSTA
Pubblichiamo la risposta di Fabio Granata a quanto da noi esposto nell’articolo di poche ore fa e alle relative nostre proposte
Tranquillo Riccardo.. proporro’ immediatamente un comitato dei garanti per l’assemblea di Fondazione del nuovo soggetto politico che porti,con il coinvolgimento dell’associazionismo della nostra area e di tutti coloro i quali vogliono partecipare all’impresa, alla individuazione di metodo, nuovo simbolo e strategia immediata…. Fatto questo io faro’ un passo indietro come da alcuni auspicato, sono consapevole dei miei errori ma anche dei miei meriti: non ci sono uomini per tutte le stagioni, anche se di maestri e nuovi leader (purtroppo) ne vedo pochi….
Fabio Granata
Caro Fabio,
da persona corretta e perbene, hai dimostrato di saper anteporre la già di per sè difficile possibilità di ricostruire una comunità umana che ha bisogno di esempi concreti e chiarezza di linea comportamentale, rispetto al tuo ruolo acquisito.
Entrambi comprendiamo che se esiste una sola carta per tornare a rappresentare idee e valori con una classe dirigente adeguata, occorre recuperare la fiducia delle centinaia di militanti che avevano condiviso un sogno.
Necessita uno choc per far ricredere la base migliore.
E da lì ripartire.
E’ evidente che il comitato di garanti “veri” e indipendenti, non amici degli amici per capirci, dovrà avere titolo anche per decidere se presentare o meno il simbolo di Fli alle elezioni amministrative di maggio e le possibili alleanze.
Gestendo questa fase transitoria senza condizionamenti.
Ma abbiamo anche chiesto un passo indietro da parte dei vertici di Fli, onde rendere tangibile che quello che si proverà a costruire dovrà essere frutto delle proposte della base allargata.
Il segnale deve valere soprattutto però per chi ha avuto ben altre responsabilità rispetto alle tue e non ha ritenuto finora neanche di chiedere scusa.
Certe persone la base di Fli non le accetta giustamente più, mentre altre vanno recuperate: spetterà poi all’assemblea decidere di richiamare le personalità integre che hanno avuto rilevanza in Fli e tracciare una sintesi sulla linea politica.
Ora aspettiamo di vedere se saranno accolte le proposte di cui ti farai latore e attendiamo il passo indietro di tutti, non certo di te solo.
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Marzo 8th, 2013 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTO DI FLI, LE NOSTRE OSSERVAZIONI… IN FUTURO E LIBERTA’ LA BASE SI DIVIDE SULLA PROPOSTA DI UNA NUOVA ASSEMBLEA FONDATIVA
Pubblichiamo la replica di Fabio Granata (uno dei pochi che almeno ci mette la faccia)
alle osservazioni contenute nel nostro articolo che potete leggere nella home page e un ulteriore ns. commento
Quanta prevenzione… abbiamo fatto 6 ore di discussione politica..il documento e’ stato scritto in 10 minuti..si riparte con l’azzeramento di tutti gli organismi e una assemblea di fondazione aperta e partecipata per arrivare alla nascita di un nuovo soggetto politico che rilanci il senso profondo delle battaglie degli ultimi tre anni con una nuova classe dirigente e nuovi metodi di partecipazione, un soggetto non apolide e che occupi uno spazio politico comprensibile in modo innovativo e coerente: il livello del pregiudizio che alcuni di voi esprimono e’ sorprendente… perchè non tornate a partecipare alla costruzione anzichè pontificare da una tastiera?
Fabio Granata
Caro Fabio,
prevenire, Maroni non insegna, è intanto meglio che reprimere, anche se il concetto non farà parte della cultura politica di qualche amico di Fli che ieri sera già brindava, per ragioni opposte alle tue, al ritorno a un “partito di destra” e alla emarginazione di chi avrebbe in questi mesi “fatto confusione”.
Non io, ma Fini, scendendo le scale della direzione, ha detto ai microfoni delle Tv che non intedeva commentare l’esito della riunione, rinviando i giornalisti alla lettura del comunicato ufficiale, visto che “ci sono volute sei ore per stilare un documento di una pagina”.
Frase che dovresti aver sentito bene, visto che eri alle sue spalle.
E che il documento sia frutto di una mediazione, cosa peraltro naturale in politica (ma non nelle situazioni di emergenza) è tanto palese quanto legittimo.
Quando il presidente Fini non arriva in Direzione con un’analisi della “catastrofe” ma si limita a dire “è colpa mia” e che “occorre stabilire dove Fli voglia andare perchè io non sono un uomo per tutte le stagioni”, è evidente che ammette che la linea che ha imposto (e altri pedissequamente accettato) è risultata perdente, ma lui non si ritene adatto a interpretarne giustamente un’altra.
Se Fini ha ritenuto di non seguire la strada tracciata a Bastia, non ponendo in primo piano le tematiche sociali, le battaglie sui diritti civili, sui diritti agli immigrati e la battaglia anti-casta o rendendole secondarie alla tattica prima del “terzo polo” con Casini e Rutelli, poi a quella di “con Monti senza se e senza ma”, ottenendo un risultato elettorale disastroso, vuol dire che ha guidato la traversata nel deserto facendo mangiare solo sabbia ai militanti senza dissetarli in alcuna oasi.
E poichè nessuno pretende che dopo aver interpretato il ruolo di baritono sul palcoscenico della politica italiana, si tramuti in tenore o in direttore d’orchestra, logica dice che avrebbe dovuto dimettersi dal ruolo e accomodarsi tra il pubblico.
E insieme a lui tutti coloro che hanno “steccato” sul palcoscenico per ambizioni personali sgomitando per sostenere parti in cui non si sono rivelati all’altezza dello spartito.
Per non parlare di chi è arrivato ad allontare persino l’affezionato pubblico del loggione intrallazzando sui posti come i peggiori esponenti della prima repubblica, concedendo biglietti gratis di accesso ai suoi amici o assegnando a omuncoli senza patria responsabilità di selezione all’ingresso.
Azzerare non vuol dire dimettersi e nessuno infatti si è dimesso.
Un leader politico può azzerare la propria segreteria per sostituirla in 24 ore o indire un congresso entro 30 giorni.
Ma senza dimissioni tutti restano in carica e gestiscono di fatto le tappe successive, inutile girarci intorno.
Se dimissioni “vere” fossero state, si sarebbe potuto e dovuto affidare a un comitato di garanti la fase “ri-costituente” e se Fli fosse stato sciolto, altrettanto.
La prova che l’azzeramento non esiste?
Ad aprile e maggio vi saranno elezioni amministrative, in Friuli anche regionali: chi deciderà le alleanze o le liste?
Se credessimo all’azzeramento, nessuno: non i segretari regionali, non i vertici nazionali, tutti in teoria azzerati.
Altro esempio: chi deciderà le tappe di avvicinamento all’assemblea fondativa del nuovo soggetto politico, chi ne orienterà le scadenze?
Un comitato esterno di garanti o i soliti maggiorenti “azzerati”?
E il tesseramento chi lo controlla?
E la linea politica “perdente” nel frattempo rimane tale per farci massacrare anche alle amministrative?
Gli azzerati andranno ancora in Tv a rappresentare Fli o si darà spazio ad altri?
Non è con formule ereditate dal politichese tipo “nuovi metodi di partecipazione”, “soggetto politico comprensibile e non apolide” o “assemblea partecipata” che si esce dalle sabbie mobili.
Se non si capisce il motivo per cui in due anni 11 elettori di Fli su 12 hanno tolto il disturbo (concetto calzante, visto che davano evidentemente fastidio a qualcuno), occorre certo ripartire da lì, ma non con coloro che sono stati causa e motivo della loro dipartita.
E invitare paternalisticamente a “rientrare per costruire, invece che pontificare da una tastiera” denota arretratezza di analisi perchè c’è gente che avrebbe potuto dare tanto a Fli, in ogni angolo d’Italia, MA E’ STATA COSTRETTA A ESPRIMERSI SOLO CON UNA TASTIERA.
PERCHE’ ALTRI PONTIFICAVANO SENZA TASTIERA IN TV NON AZZECCANDONE UNA, chiusi nella torre d’avorio delle loro certezze, mentre altri personaggi equivoci sono stati demandati a rappresentare il partito dopo aver raso al suolo intere regioni.
Guardiamo avanti, non chiediamo neanche le scuse, non ci interessano.
Chiediamo le dimissioni e l’impegno scritto che il vecchio vertice non parteciperà alla costruzione del nuovo soggetto politico.
Chiediamo che il partito sia affidato a un comitato di garanti. che gestisca la fase di transizione.
Chiediamo che l’assemblea costituente sia aperta a tutte le realtà associative di area e che coinvolga il mondo del volontariato, delle associazioni a tutela dei diritti civili e a quelle del mondo degli immigrati.
E per ora ci fermiamo qua.
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Marzo 8th, 2013 Riccardo Fucile
DURA POCO L’ESPERIENZA FUTURISTA
”La storia di Fli e’ finita in maniera abbastanza ingloriosa. Ma questo non vuol dire che quando si cade non ci si possa rialzare. Noi uomini di destra siamo abituati a rialzarci dopo le cadute…”.
Dopo una riunione fiume della direzione di Fli i parlamentari ‘futuristi’ lasciano alla spicciolata la sede di via Poli.
Molti i volti scuri. Nessuno vuole parlare.
Il vicepresidente Italo Bocchino, di solito loquace con i suoi ‘colleghi’ giornalisti, dribbla taccuini e microfoni: ”Abbiamo fatto una nota ufficiale, ora sta arrivando Fini…”.
Al suo fianco c’e’ Carmelo Briguglio che accenna a un sorriso. Nessun alibi, il risultato elettorale e’ ”completamente negativo”.
Solo il coordinatore nazionale, Roberto Menia, accetta di ‘darsi in pasto’ alla stampa per spiegare che ”e’ presto per dire che il partito e’ sciolto, perche’ c’e’ uno statuto da rispettare, ci sono delle regole.
”Certamente -ammette- questa fase politica e’ chiusa, sarebbe ridicolo dire che Fli continua a fare chissa’ che cosa…”.
Accanto a lui c’e’ Giorgio Conte che resta in silenzio.
Menia si dice ”rammaricato di come siano andate a finire le cose”, e quando gli domandando quale sara’ ora il suo futuro politico rinvia al comunicato.
Il voto, si legge, ”ha chiuso una fase ma non pone fine ad un impegno politico”. Tutto dovra’ essere ”azzerato” perche’ la ”responsabilita’ dell’insuccesso, nobilmente assunta in prima persona da Fini, grava su tutta la classe dirigente”.
Da oggi, spiega la nota, parte una ”fase costituente” che si concludera’ con una Assemblea di fondazione con protagonisti nuovi.
C’e’ aria di sbaraccamento.
Anche se al partito smentiscono ‘traslochi’, alcuni deputati portano via qualche piccolo ricordo dell’esperienza che fu.
Lo stesso Menia ha in mano un quadretto con una foto del ‘tricolore’ in piazza dell’Unita’ a Trieste che era esposto nel suo ufficio al quinto piano.
Dal palazzo esce persino un uomo con uno scatolone in mano, che viene inseguito dalle telecamere.
Rita Marino, la segretaria storica di Gianfranco Fini, guarda amareggiata la scena. Quando arriva il presidente della Camera, viene assediato dalla stampa, ma non vuole dichiarare nulla, perche’ ”e’ tutto scritto nel comunicato ufficiale”.
Nella nota si annuncia l’azzeramento dell’organizzazione e l’apertura di una fase costituente.
Fli si scioglie e nascera’ un nuovo soggetto politico? Lei sara’ ancora il leader?, insistono i cronisti con Fini prima che esca dall’ingresso principale.
Lui si gira e taglia corto: ”Siamo stati sei ore per fare un comunicato, leggetelo, evidentemente non lo avete letto…”.
Il presidente della Camera, pero’, viene ‘smentito’ da Fabio Granata, ultimo a lasciare via Poli, che parla chiaramente di ”un partito ormai verso lo scioglimento, avviato verso un processo che lo portera’ a un nuovo soggetto politico”.
Il parlamentare siciliano non usa giri di parole: ”Vi spiego io la nota: abbiamo deciso di azzerare i vertici del partito e adesso si avvia un processo complesso ma rapido per arrivare ad un’Assemblea di fondazione per creare un nuovo soggetto politico”, che vada oltre Fli e ”abbia un’identita’ chiara”.
‘In via Poli e’ andato in scena il de profundis”, dice a mezza bocca un esponente di Fli, che parla di un dibattito vivace, caratterizzato da recriminazioni, autocritiche e riflessioni sul futuro.
L’ex senatore Euprepio Curto parla di un ‘partito che fu’: ”Ormai il simbolo di Fli e’ bruciato, un partito allo 0,4% alle elezioni non ha futuro se rimane cosi’ come e’, occorre andare oltre, ora bisognerebbe dar vita a un nuovo soggetto politico”.
”Non so cosa fara’ Fini: certamente, nonostante tutto, resta uno dei migliori leader di caratura internazionale che abbiamo. Anche se oggi non ci sciogliamo -sottolinea- e’ iniziata una riflessione per un nuovo soggetto che abbia un leader, un progetto e una classe dirigente, che non si arrocchi sulle sue posizioni”.
Gia’ si parla di cosa succedera’.
Molti scommettono che Fini stia gia’ pensando di fare una Fondazione per conservare l’identita’ e i valori del progetto politico di Futuro e liberta’. Poi chissa’.
Per ora i vertici si sono azzerati, ma il partito non e’ sciolto, come recita il comunicato ufficiale mandato alle agenzie di stampa subito dopo la fine della direzione nazionale. In tanti si chiedono che fara’ il presidente della Camera uscente.
Raccontano che durante la riunione -fiume di oggi Fini ci abbia scherzato su’: “Non mi sono dimesso, anche perche’ ci hanno pensato gli italiani a dimissionarmi…”
(da “il Sito d’Italia“)
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Marzo 8th, 2013 Riccardo Fucile
QUANDO UNA CLASSE DIRIGENTE PERDE IN DUE ANNI 11 ELETTORI SU 12 HA IL DOVERE DI GARANTIRE CHE NON FARA’ PIU’ DANNI… NON BASTA CAMBIARE NOME A UNA NAVE ALLA DERIVA SE NON SAI DOVE DIRIGERLA E SE NON CAMBI GLI UFFICIALI DI BORDO
Come ha detto Fini ai microfoni del Tg La7, il documento approvato ieri dalla Direzione
nazionale “è stato limato sei ore” perchè potesse soddisfare tutti.
Essendo frutto di mediazione, non può chiarire se si continuerà su questa linea politica di appiattimento pro Monti o si cambierà .
E’ altrettanto evidente a tutti che nessuno di fatto si è dimesso o ha messo per iscritto che non svolgerà alcun ruolo nel futuro movimento.
L’idea che tutti si sono fatti è che è stato trovato un compromesso per prendere tempo, traghettare Fli in rada e sottoporlo a cambio di nome, qualche ritocco ma mantenendo lo stesso equipaggio che l’ha portato alla deriva.
Con questa rotta non si va da nessun parte.
Nei partiti in Europa funziona così: emerge un leader, propone una linea PRECISA, chi aderisce lo fa perchè si ritrova in quella linea.
E lui non la cambia in corsa.
Se l’elettorato lo boccia, il leader torna a casa con tutti i suoi collaboratori e passa la mano a un altro che propone un’altra linea politica e cambia la classe dirigente che non è adatta a interpretare la nuova, dai vertici alla periferia.
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Marzo 8th, 2013 Riccardo Fucile
DOPO ORE DI DISCUSSIONE LA DIREZIONE HA DECISO CHE “FUTURO E LIBERTA” ANDRA’ AVANTI
C’è ancora un futuro per Fli.
Nonostante il flop elettorale del nuovo soggetto politico nato due anni fa per volontà di Gianfranco Fini (alla Camera, dove era alleato con la «Scelta civica» di Monti, Fli ha preso appena lo 0.46% e zero deputati), la Direzione del partito alla fine ha deciso di non staccare la spina a Fli.
Futuro e libertà dunque va avanti.
La notizia è arrivata dopo quattro ore di discussione e un dibattito aperto, nella mattinata di giovedì, dallo stesso Fini che si sarebbe comunque assunto tutte le responsabilità per il deludente exploit elettorale.
IL «MEA CULPA» DI FINI
«È inutile dare la colpa a Tizio e Caio, la responsabilità è mia», ha detto l’ex presidente della Camera – secondo quanto riferito da alcuni fonti – parlando ai dirigenti di Fli.
«Non servono capri espiatori, e puntare il dito su quest’uomo o su quello su questo o quell’errore organizzativo non basta a spiegare un risultato che è stato, alla fine, una catastrofe» ha detto Fini che poi avrebbe sottolineato di «non essere un uomo per tutte le stagioni».
UN NUOVO PROGETTO POLITICO –
Resta il nodo politico sul futuro di Fli, di fatto annientato dalla batosta elettorale che ha travolto il «terzo polo».
In direzione, volutamente, Fini non avrebbe presentato soluzioni già pronte ma avrebbe lanciato un messaggio per una seria riflessione: quale è il progetto politico con cui ripartire? E questo, poi, come e dove, visto che Fli è fuori dal Parlamento? .
«La Direzione di Futuro e libertà ha giudicato il risultato elettorale completamente negativo. Esso ha chiuso una fase ma non pone fine ad un impegno politico – ha precisato Fli in un comunicato diffuso nella serata di giovedì -Tutto dovrà essere rapidamente azzerato in termini organizzativi perchè la responsabilità dell’insuccesso, nobilmente assunta in prima persona dall’onorevole Fini, grava sul l’intera classe dirigente».
«I valori non negoziabili che furono alla base della nascita di Fli restano comunque validi – si legge ancora nel comunicato – ma dovranno essere interpretati con un nuovo e più ampio coinvolgimento di tutti coloro che in essi si riconoscono, quale che sia il voto che hanno espresso il 24 e 25 febbraio».
La direzione del partito spiega che si apre a questo punto «una stagione costituente di approfondimento culturale e programmatico, per disegnare il profilo di una destra repubblicana e legalitaria, costituzionale ed europea, che sappia parlare al cuore degli italiani».
Nelle prossime settimane sarà quindi avviato, «con tutte le forme partecipative possibili», un ampio confronto che si concluderà con una «Assemblea di fondazione che vedrà protagonista una nuova generazione e un nuovo gruppo dirigente».
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 7th, 2013 Riccardo Fucile
LA DIREZIONE NAZIONALE DISCUTE QUATTRO ORE E NON SI DIMETTE NESSUNO
In direzione nazionale di Fli, Fini ha detto che “non è oggi che si può decidere se
sciogliere o non sciogliere Fli, che serve “una seria riflessione” e ha chiesto ai futuristi quale sia “il progetto politico con cui ripartire”.
Fini si interroga: “Dove deve andare Fli, dato che è fuori dal Parlamento? Non si tratta di gettare la spugna nè basta un semplice maquillage, ma occorre tempo per capire dove si vuole andare”.
Quindi sembra considerare conclusa l’esperienza di Fli.
O l’ennesimo nuovo partito oppure la definitiva “fusione” con Mario Monti: il Professore, nei giorni scorsi, ha lasciato intendere di voler strutturare la sua Lista Civica come un vero e proprio partito, dove a questo punto i futuristi potrebbero confluire
Parlando della debacle elettorale Fini ha affermato di “non voler sentire che la colpa del risultato elettorale sia di questo o di quello”.
L’ex presidente di Montecitorio si è assunto in prima persona ogni responsabilità per come sono andate le cose. “Non servono capri espiatori e puntare il dito su quest’uomo e su quello o quest’errore organizzativo. Non basta per spiegare un risultato che è stato, alla fine, una catastrofe”.
Poi ha aggiunto: “Non sono un uomo per tutte le stagioni, c’è stata una traversata nel deserto che non è stata ripagata dagli elettori, e che dunque ha fallito”.
Insomma nessuno si è dimesso, nessuno ha fatto un passo indietro, ancora ci si interroga sul progetto politico e sulla strada da seguire.
Chi si aspettava una decisione in un senso o nell’altro è andato deluso, si continua a galleggiare senza idee e senza coraggio, senza riferimenti e strategia.
In attesa delle amministrative di maggio e della soluzione fondi ex An.
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Marzo 7th, 2013 Riccardo Fucile
LA PAROLA FINE SULLA CREATURA POLITICA DI GIANFRANCO FINI POTREBBE ESSERE SCRITTA OGGI IN CALCE A UNA RIUNIONE CHE SI PREANNUNCIA INFUOCATA
Nella sede di via Poli, dove il grosso degli arredi è già stato portato via così come i pc e i televisori presi in leasing, Fini oggi vedrà i suoi per fare il punto sulla debacle elettorale: dei finiani candidati, sono stati eletti i soli Benedetto Della Vedova, Aldo Di Biagio (eletto nella circoscrizione estero) e Mario Caruso.
Fini dovrebbe formalizzare una decisione maturata nei giorni scorsi, anche in virtù delle pressioni arrivate dall’interno del suo stesso partito, da quella che viene definita la componente liberal.
Nelle parole di Fabio Granata, uno dei primi ad abbracciare il progetto di un partito della destra legalitaria e repubblicana, filtra la consapevolezza di un’esperienza al capolinea: «Fini ci ha convocato, non ha voluto anticiparci nulla, andiamo lì per ascoltare. Certo, il clima è di scoramento, ma anche di volontà di rinvincita perchè vedere in Parlamento certi personaggi e noi, che pure ci siamo battuti per la trasparenza, fuori dal Parlamento fa male. Troveremo forme e modi per rilanciare il progetto».
Di scioglimento non vuol sentir parlare Roberto Menia per il quale «il fatto che non siamo in Parlamento non significa che l’esperienza politica di Fli debba finire. Non è un dramma non stare in Parlamento, quando siamo nati abbiamo detto una serie di cose, che non ho intenzione di rimangiarmi: siamo contro una certa destra che paga i senatori, come abbiamo visto in questi giorni, per una destra moderna ed europeista. Si può ancora fare».
(da “il Tempo“)
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Marzo 7th, 2013 Riccardo Fucile
PARE CONFERMATO IL DISIMPEGNO DI FINI CHE SI CONCEDERA’ UNA LUNGA PAUSA DI RIFLESSIONE
Se nel quartier generale dell’Udc l’atmosfera è tesa e Casini non parteciperà oggi al
consiglio nazionale del partito (“L’Udc è morto, è stata una storia bella, ma è finita, inutile accanirsi”), in Futuro e Libertà è addirittura irrespirabile.
Dopo la batosta, Fini ha cancellato tutti gli appuntamenti, chiedendo ai suoi di non cercarlo: “Per favore, ne ho bisogno”.
Il presidente della Camera riunirà oggi il partito.
La tentazione di mollare tutto resta fortissima.
Probabilmente prenderà tempo, annunciando una lunga pausa di riflessione per accompagnare il ricambio.
Poi ascolterà i dirigenti. Alcuni lo imploreranno di restare in campo, altri invocheranno una svolta “di destra”.
Di certo Fini fotograferà la realtà di Fli, giudicato un partito “finito”.
E, indipendentemente da quanto deciderà di fare, non dovrebbe sancire un rompete le righe immediato.
C’è la tornata amministrativa di maggio, ma anche alcuni passaggi burocratici da consumare.
A partire dal destino della Fondazione di An – polmone economico della destra – sulla quale si cerca un accordo con i reduci della diaspora di via della Scrofa.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Marzo 6th, 2013 Riccardo Fucile
GLI SCONFITTI NON POSSONO DIVENTARE AFONI, SVANIRE NEL NULLA E CONDANNARSI AL’IRRILEVANZA… IN POLITICA SI PUO’ PERDERE, MA NON SPARIRE DOPO AVER PERDUTO
Dopo la sconfitta elettorale, il centro moderato, quello che voleva e doveva diventare il terzo polo
riequilibratore della politica italiana, è scomparso. Silente. Stordito. Incapace di indicare un sia pur minimo segnale di riscossa a beneficio almeno di quel 10 per cento di italiani che lo aveva scelto.
L’ago della bilancia si è spezzato.
Il terzo polo è emerso fragorosamente, ma sventola come icona quella di Beppe Grillo: altro che riequilibrio.
I postumi di una sconfitta sono dolorosi.
Ma il senso di lutto, se si è responsabili verso quella parte anche se minoritaria di elettorato che ha optato per i perdenti, non può essere l’unica risposta.
Se le idee «riformiste» erano buone, è giusto non dismetterle anche nel caos post-elettorale che rischia di precipitare l’Italia nell’ingovernabilità .
Si cerca una via d’uscita al marasma scaturito dalle urne.
L’attenzione pubblica è concentrata sull’oggetto misterioso che il movimento di Grillo ha portato in Parlamento.
Ma il Pd e il Pdl sembrano inghiottiti dagli identici schemi del passato.
Il bipolarismo che l’area capeggiata da Mario Monti bollava come primitivo e in balia delle rispettive spinte estremiste o massimaliste, è stato travolto da un pareggio che non prevede soluzioni di governo che non passino attraverso il bagno in una qualche trasversalità .
Le forze che si sono combattute in campagna elettorale devono trovare una qualche intesa se non si vuole il ritorno il più celere possibile alle urne.
Manca però la voce di quel «centro» che fino a pochi giorni fa sembrava il pilastro essenziale della governabilità futura.
Il Fli di Fini è stato annichilito, l’Udc di Casini è ridotto al minimo, la «Scelta civica» di Monti vive un risultato deludente, asfittico, di gran lunga inferiore anche alle meno rosee previsioni.
Ma gli sconfitti non possono diventare improvvisamente afoni.
Se ritenevano la loro «agenda» essenziale per salvare l’Italia dal baratro della crisi, a maggior ragione oggi, anche se i numeri parlamentari non consentono di svolgere un ruolo determinante, quella certezza non può essere abbandonata, annientata dal dibattito politico.
Le forze che si sono coalizzate per un progetto evidentemente non gradito all’elettorato devono seriamente ragionare sui motivi di una sconfitta tanto cocente, ma non possono consentirsi di svanire nel nulla, di condannarsi all’irrilevanza, di mettere il silenziatore su tutte le proposte sostenute con tanta veemenza in campagna elettorale.
Se la linea di Pietro Ichino sul mercato del lavoro era considerata indispensabile alla vigilia delle elezioni, non può essere sradicata dall’ordine delle cose possibili dopo una disfatta elettorale.
Se una parte della «società civile» ha ritenuto utile e urgente «salire» in politica, non è possibile che la salita venga seguita da una repentina e amara ridiscesa, a seguito di un verdetto elettorale molto negativo.
Se continuerà la linea depressiva del silenzio e dello sbigottimento post-traumatico, si regaleranno argomenti a chi considerava la coalizione centrista un mero espediente elettorale.
In politica si può perdere, ma non si può sparire dopo aver perduto.
Non ci si scioglie, non si lascia senza guida un 10 per cento di elettori, senza una prospettiva, senza l’idea di qualcosa per cui valga la pena combattere anche se le cose vanno in senso contrario.
Qualcosa che vada oltre gli incontri istituzionali di routine.
E che abbia l’ambizione di restare nel tempo.
Pierluigi Battista
(da “il Corriere della Sera”)
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