Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
SI DIMETTE DA PRESIDENTE DOPO CHE IL GRUPPO M5S “BOCCIA ”LA PARCELLA DEL PORTAVOCE
L’assemblea sgrana gli occhi: no, quei 10 mila euro a Caris Vanghetti non glieli diamo. 
Così, interdetta dalla decisione dei deputati che hanno voltato le spalle al suo fidato collaboratore degli esordi, Roberta Lombardi ha deciso di dimettersi.
Non è più la presidente del gruppo. Il suo turno da portavoce è finito già a giugno, in favore di Riccardo Nuti.
Fino a marzo dell’anno prossimo, però, avrebbe dovuto rimanere titolare di firma su contratti e impegni di spesa (ora lo sarà lo stesso Nuti).
E proprio su una fattura finisce la carriera della capogruppo Lombardi.
Torniamo a quei primi giorni di legislatura quando la truppa di 109 cittadini sbarca a Montecitorio.
Sono giorni concitati: riunioni infinite alla Sala della Regina, continui colloqui per i collaboratori, incontri blindati negli hotel della Capitale, commessi trasformati in guardiaspalle, rischio gaffe ad ogni passo inTransatlantico.
Lo staff della comunicazione (competenza esclusiva di Grillo e Casaleggio) deve ancora arrivare.
Così, è Caris Vanghetti — 38 anni, già giornalista de L’ultima Parola — a governare il traffico delle prime ore a palazzo.
Lo ha scelto Roberta Lombardi in persona, che ha avuto modo di conoscerlo nel meetup romano.
Dura fino all’arrivo dei prescelti dai fondatori, Claudio Messora e Nicola Biondo.
Poi, Vanghetti torna a casa. E ora presenta il conto.
Per giustificare i 10 mila euro di compensi per“attività di ufficio stampa e relazioni istituzionali” allega alla fattura una lista di 54 punti.
Alcuni sorprendenti.
Staff e piattaforma Curriculum e Rete, pietre fondanti del metodo Casaleggio.
Chissà se a Milano sanno che in quei giorni di marzo, a Roma, c’è una persona che si sta occupando di “mettere a punto un sistema di democrazia partecipata attraverso i siti di Camera e Senato”, di “trovare liste di potenziali collaboratori”, di partecipare a “incontri per la selezione di personale a partire dal 18 febbraio” (sette giorni prima delle elezioni).
Stanze e poltrone
Vanghetti non tralascia nulla.Trova “i posti in aula per i deputati”, “le sale per le nostre riunioni ogni volta che ci riunivamo”, fa “incontri con uffici Camera per avere gli uffici del gruppo”. Organizza la “visita ai carabinieri feriti nell’attentato davanti a palazzo Chigi”.
Scopre la “disciplina di pass e parcheggi”.
E scova perfino una “stanza per l’allattamento della deputata Lupo”.
Gli ottimi rapporti nei corridoi di Montecitorio lo portano a ottenere “il Def in formato definitivo prima che fosse firmato dal capo dello Stato”.
Studi e riforme oltre che relazioni e conferenze, da pagare ci sono analisi e proposte: al “dossier sul reddito di cittadinanza”alle “pensioni d’oro”, dalle“proposte dei saggi” f ino al Def con “l’evidenziazione del problema che (…) i soldi sarebbero andati alle banche”.
Post e incontri
Altro che Beppe: in quei mesi, due post li ha scritti Vanghetti.
E per conto del gruppo ha mantenuto “rapporti con la Fiom” e incontrato “la Guardia di finanza”.
Ma soprattutto ha avuto “incontri costanti con il Quirinale per tutto il periodo precedente la fiducia al governo Letta”e tenuto “rapporti con le altre forze politiche in occasione dell’elezione del capo dello Stato”.
E noi che pensavamo che la Lombardi, nel Movimento, stesse con i“talebani”.
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 24th, 2013 Riccardo Fucile
CACCIATA DAL MOVIMENTO PER AVER OSATO CRITICARE GRILLO, LA SENATRICE CINQUESTELLE GUARDA AVANTI: IL GRUPPO DEGLI EPURATI SI CHIAMERA’ “GRUPPO D’AZIONE POPOLARE”
“L’amaro in bocca? Lo devono avere loro”.
Espulsa un mese fa dai 5 Stelle, per aver osato criticare Grillo, la senatrice Adele Gambaro non si pente affatto (“non mi sembra che i toni di Grillo siano cambiati, io ho solo fatto una critica, è la loro reazione che dovrebbe stupire”) e, dopo la gogna, guarda avanti.
Per l’autunno, lei e gli altri fuoriusciti di Camera e Senato hanno in serbo un nuovo progetto: un gruppo autonomo all’interno del gruppo misto.
Una risposta, spiega la senatrice bolognese, “alle tante pressioni ricevute dal territorio, dove sono moltissime le persone fuoriuscite o che si sentono a disagio all’interno del Movimento 5 Stelle”.
Sul nome per adesso circolano solo supposizioni, ma una è particolarmente suggestiva: il gruppo dei fuoriusciti a 5 Stelle potrebbe chiamarsi Gap: “Gruppo d’azione popolare”.
Lo stesso acronimo dei partigiani che combattevano per la liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Solo che all’epoca stava per “Gruppi d’azione patriottici”.
L’espulsione dal Movimento.
Cacciata per un’intervista a Sky in cui criticava i toni del Guru (“il problema del Movimento è Grillo”) e poi sottoposta a un doppio processo, prima al cospetto dei parlamentari e poi davanti all’oscura democrazia del web, la Gambaro ora è determinata a uscire dall’angolo in cui Grillo l’ha cacciata.
Il punto sul quale insiste di più è che la pressione per “fare qualcosa” è venuta anche in questo scorcio di estate dal basso, dal territorio.
Consiglieri, attivisti, associazioni, semplici cittadini.
Anche dall’Emilia-Romagna. Hanno scritto mail, inviato messaggi su Facebook, sono venuti in delegazione a Montecitorio e Palazzo Madama, hanno rincorso gli ex a Cinque stelle in ogni modo. “Ci chiedono – spiega – di diventare i punti di riferimento per i delusi dei 5 Stelle all’interno delle istituzioni. Sul territorio c’è molto malessere”.
“Ora il gruppo autonomo”.
Di qui l’idea: non avendo i numeri per costituire un gruppo autonomo, potrebbero fare come Sel: un gruppo autonomo all’interno del gruppo misto.
Per avere un’identità definita ed essere riconoscibili già durante questa legislatura.
E dopo chissà .
Oltre alla Gambaro, ci sarebbero il senatore Marino Mastrangeli, cacciato per le troppe apparizioni televisive, la senatrice veneta Paola De Pin, che ha lasciato il Movimento spontaneamente in solidarietà con la Gambaro e la collega romana Fabiola Antinori, l’ultima arrivata.
Alla Camera invece gli ex grillini sono tre: i due tarantini Alessandro Furnari e Vincenza Labriola e il romano Adriano Zaccagnini, fuoriuscito anch’egli spontaneamente dopo il caso-Gambaro (“Non sono a mio agio in un Movimento che epura”).
Il nome del gruppo dovrebbe essere lo stesso e dovrebbe nascere contemporaneamente alla Camera e in Senato.
“I toni di Grillo non sono cambiati”.
L’idea è ancora in fase embrionale, ma i fuoriusciti ne stanno parlando in maniera sempre più concreta.
Ieri la Gambaro era a Taranto, in visita all’Ilva con la commissione industria di Palazzo Madama.
Con i suoi ex colleghi dei 5 Stelle, dice, è rimasta in buoni rapporti.
“Chi non mi salutava prima non lo fa neanche adesso, ma sono una minoranza”.
Sulla tenuta del Movimento, non vuole sbilanciarsi, “se loro stanno bene nel M5S bisogna chiederlo a loro, non voglio parlare per loro”.
Per quello che la riguarda, invece, i punti di contrasto con Grillo restano gli stessi.
Di Casaleggio, che ha ormai sostituito il comico genovese alla guida del Movimento, non condivide quasi niente: lo stile, i toni, il messaggio.
“Anche l’ultima dichiarazione sul fatto che il Paese rischia la guerra civile, mi pare molto esagerata. Premettiamo una cosa: la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno. Ma fare queste dichiarazioni mi sembra una strategia sbagliata. Così si rischia solo di alimentare la tensione. A forza di dire succederà , succederà , succederà va a finire che succede…”.
Al rischio contagio delle espulsioni in altri partiti, venuto alla ribalta ieri con il caso di Rosario Crocetta in Sicilia (“Il Pd mi mette al rogo”), la senatrice invece crede poco.
Il primato dell’anti democrazia, per lei, resta in mano ai 5 Stelle.
“Mi sembra che nel M5S ci siano più espulsioni che altrove, basta guardare i numeri”.
“Non saremo un M5s bis”.
Una cosa è certa: il gruppo dei fuoriusciti non sarà un Movimento 5 Stelle bis (“assolutamente”), ma qualcosa di nuovo, che col Movimento di Grillo e Casaleggio non vuole avere più niente a che fare.
Un gruppo disponibile anche a fare alleanze, per il bene del Paese, quello che non ha fatto Grillo. “I territori ci chiedono di impegnarci – spiega la Gambaro – e vorremmo dargli ascolto. Ci sembra la cosa migliore da fare nell’immediato”.
A livello politico, già a nello studio di Luca Telese, a In Onda, la Gambaro si era detta disposta a votare una fiducia a una maggioranza alternativa: “Per il bene del paese daremmo anche un voto di fiducia, il nostro obiettivo dev’essere questo”.
Oggi lo ribadisce, e aggiunge: “Pd e Pdl non sono la stessa cosa”.
Insomma, Casaleggio ha ragione: per i 5 Stelle si preannuncia un autunno caldo.
Ma la guerra civile rischia di averla in casa, non di guardarla alla finestra.
Caterina Giusberti
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Luglio 19th, 2013 Riccardo Fucile
PIETRO GRASSO LO GELA: “NON CREDO CHE SALVATORE SIA ANCORA IN CONDIZIONE DI ESSERE RICORDATO”
Agende rosse in Aula al Senato: le hanno esibite i senatori del Movimento 5 Stelle, per ricordare l’attentato di via D’Amelio e l’agenda di Paolo Borsellino misteriosamente scomparso.
Ma trasformarsi in apprendisti stregoni senza averne le basi talvota costa caro e fa emergere tutto i limiti che i Cinquestelle hanno quando si tratta di parlare di qualcosa di diverso dalle diarie.
Può capitare che in un gruppo composto da decine di deputati qualcuno si confonda, per carità .
Ma che sia addirittura il capogruppo del M5S Nicola Morra l’autore di una colossale gaffe è singolare.
Morra, chiudendo il suo intervento, dice sicuro di voler ricordare “Salvatore Borsellino” e di voler sapere dov’è finita l’agenda rossa.
Il presidente del Senato Pietro Grasso prima richiama i senatori M5S a rimuovere le agende rosse esibite dai banchi dell’opposizione, poi rimbrotta Morra: “Dobbiamo ricordare Paolo Borsellino, non credo che Salvatore (fratello di Paolo, tuttora vivente e animatore appunto del movimento della agende rosse che chiede verità e giustizia sulla strage, ndr) sia ancora in condizione di essere ricordato”.
Sconcerto tra le file grilline: anche oggi una brutta figura sono riusciti a rimediarla.
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Luglio 15th, 2013 Riccardo Fucile
I GRILLINI GETTANO LA MASCHERA, ARRIVA IL SOLITO AIUTINO A PDL E LEGA CON UNA MOTIVAZIONE DA FARSA: “DA ANNI ESPONENTI LEGHISTI FANNO DICHIARAZIONI RAZZISTE, QUINDI E’ INUTILE CHIEDERE LE DIMISSIONI DI CALDEROLI”
Contro Calderoli, prende posizione ufficialmente anche il Partito Democratico, chiedendo le
dimissioni del vicepresidente del Senato: “Non si può lasciare – scrivono i democratici – che resti al proprio posto di rappresentante delle istituzioni chi usa le parole come clave per fomentare il razzismo e dileggiare una donna e un ministro”. “Per noi Calderoli è un vicepresidente dimesso in ragione di quello che ha detto”, aggiunge il segretario del Pd, Guglielmo Epifani.
“In un paese civile, uno come Calderoli va a casa e per sempre” – attacca Matteo Renzi.
La richiesta è esplicitata in aula dai senatori democratici. “Quando un vicepresidente del Senato insulta un ministro della repubblica – dice il capogruppo Luigi Zanda – sussistono evidenti ragioni per chiedergli di rassegnare le dimissioni ed è quanto gli chiedono i senatori del Pd”.
Sulla stessa linea, a Palazzo Madama, i senatori di Sinistra ecologia e libertà e Scelta civica.
Gettano la maschera i Cinquestelle che forniscono il solito aiutino a Pdl e Lega.
Con una dichiarazione farsesca: “Sono anni che si ascoltano dichiarazioni razziste da parte della Lega – ha detto il capogruppo Nicola Morra – e si vive in un clima di incultura. Pertanto “le dimissioni di Calderoli sono inutili”.
Insomma se vedete qualcuno che ruba da anni voltatevi dall’altra parte, è inutile arrestarlo: questa la morale a Cinquestalle, meglio continuare a sentire puzza di letame.
La posizione grillina non è piaciuta al Pd. “Il caso Calderoli vede il M5S in totale ritirata e alquanto compiacente con la Lega – afferma Ettore Rosato -. Giudicando inutili le dimissioni dell’attuale vice presidente del Senato, il movimento di Grillo si dimostra subalterno alla peggiore politica: vergognatevi!”.
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Luglio 11th, 2013 Riccardo Fucile
“SE MEDIASET E’ ABUSIVA VA OSCURATA”: PARLANO SENZA CONOSCERE NEANCHE LE LEGGI VIGENTI… COSI’ SI VENDONO IN GIRO L’IMMAGINE DI ESSERE CONTRO BERLUSCONI, NEI FATTI GLI PERMETTONO DI ESSERE SEMPRE DETERMINANTE
Una nuova patacca si prospetta all’orizzonte per Silvio Berlusconi.
A paventarla è il senatore M5S, Michele Giarrusso, al termine della giunta per le elezioni che ha avviato la discussione sulla ineleggibilità del Cavaliere.
“Il Movimento Cinque Stelle si rivolgerà alla Guardia di finanza per accertare in base a quale titolo Silvio Berlusconi ha fatto l’imprenditore della tv in Italia”.
La questione riguarda le concessioni tv che, a quanto pare, non esistono a nome di Berlusconi.
Ma il Pdl respinge facilmente l’attacco: il documento richiesto non esiste in quanto non previsto dalla legge (dlgs n.177 Del 2005), che non prevede alcun atto specifico. In serata è arrivata la risposta di Mediaset: “Abbiamo diritto di trasmettere”.
M5S: “Se abusivo, va oscurato”.
Giarrusso spiega che “esponenti del Pdl ci hanno risposto che non ci sono le concessioni tv che riguardano Berlusconi”. Ma allora Berlusconi è abusivo? “Difatti. Per questo chiediamo l’intervento della Guardia di finanza”, risponde Giarrusso.
“E se la Guardia di finanza dice che non ci sono concessioni e, quindi, c’è un soggetto che trasmette senza titoli è giusto che venga sanzionato, anche oscurato”, aggiunge Giarrusso che ha cosi sparata un’arma di distrazione di massa
Il Pdl ha buon gioco a ribattere: “Non conoscete la legge”.
Il Pdl non ci sta e respinge l’accusa al mittente: “Ma quale oscuramento! Giarrusso parla di cose che non conosce – ha detto Giacomo Caliendo (Pdl), componente della Giunta delle elezioni del Senato -. In Italia la disciplina è sottoposta ad un’autorizzazione generale: non ci sono le ‘concessioni’. Dal 2005 la legge consente di trasmettere a tutti quelli che in passato erano titolari di concessione. Quindi, questa cosa di cui parla Giarrusso non esiste. Si tratta di leggi e questioni complesse che non si possono liquidare in 20 minuti. Spero che nelle prossime riunioni ci sia il tempo per spiegare meglio ai colleghi come stanno veramente le cose”.
La risposta di Mediaset al favore grillino.
Pronta la replica di Mediaset, che in una nota, precisa che l’istituto della “concessione” nel settore televisivo non esiste più dal luglio 2012, data in cui tutto il sistema ha abbandonato la tecnica analogica ed è passato alla tecnica digitale.
Le trasmissioni digitali hanno luogo in base ad “autorizzazione generale”, spiega Mediaset nella nota, e ai “diritti d’uso” sulle radiofrequenze, secondo la normativa europea che ha vietato il rilascio di titoli individuali – quali le “concessioni” – nel settore delle comunicazioni elettroniche come la tv o le telecomunicazioni.
Il gruppo Mediaset possiede sia l'”autorizzazione generale” accordata nel 2008 quale operatore di rete, sia i “diritti d’uso” sulle radiofrequenze rilasciati nel giugno 2012.
Pare incredibile che Giarrusso abbia potuto rimediare una brutta figura basandosi su un concetto parziale espresso da un esponente del Pdl, senza fare alcun approfondimento della materia in proprio prima di parlare.
Alla fine lui ha fatto il suo spottone e Silvio ringrazia per l’assist.
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Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
POLITICA & BUSINESS: HA PERSO IL MAGGIOR CLIENTE DOPO GRILLO, IL POTENTE GRUPPO EDITORIALE MAURI SPAGNOL… DA SETTEMBRE NON GESTIRA’ PIU’ LA COMUNICAZIONE ON LINE DELLE CASE EDITRICI CONTROLLATE DAL GRUPPO
Il guru dei Cinque stelle è quindi dimezzato.
Questo almeno è quanto risulta al sito di Vanity Fair.
A pesare, soprattutto, secondo gli esperti del settore, è l’addio al sito Cadoinpiedi.it e ai suoi 150mila visitatori unici al giorno.
Erede del blog Voglioscendere.it di Marco Travaglio, Pino Corrias, e Peter Gomez, il portale Cadoinpiedi era stato sviluppato dalla “Casaleggio Associati” nel marzo 2011 per conto di Chiarelettere, casa che pubblica i libri scritti dagli stessi Casaleggio e Beppe Grillo.
Già in passato i legami tra il co-fondatore del Movimento 5 Stelle e Chiarelettere erano stati al centro di numerosi dibattiti in rete, vista anche la partecipazione azionaria della seconda ne Il Fatto Quotidiano diretto da Antonio Padellaro e Marco Travaglio.
Adesso la rottura, frutto anzitutto di un’evoluzione digitale della casa editrice.
La creazione di un’area web interna ha reso superfluo infatti l’affidamento della gestione online a una ditta terza.
Nel mirino dei dirigenti Mauri Spagnol sono finite anche «la gestione dei social network, ritenuta approssimativa, e la bont» dei pur numerosissimi accessi registrati dal portale Cadoinpiedi. it».
I risultati di una ricerca visionata dai dirigenti sarebbero stati «deludenti».
Infine, pesa l’avventura politica di Gianroberto.
L’impresa non costituisce la ragione principale della fine della collaborazione, ma «non ha certo fatto piacere» a un gruppo editoriale che vuole «pubblicare autori di tutti gli orientamenti politici».
La rottura, pure consensuale tra le parti, arriva però come una mazzata per Gianroberto Casaleggio e la sua azienda.
Ormai quasi esclusivamente focalizzata sulla gestione del blog Beppegrillo.it e del “Movimento 5 Stelle” e reduce dal bilancio in rosso del 2011 per 56 mila euro, la società milanese rischia di rimanere nuovamente all’asciutto di utili e di clienti.
Anche per questo, probabilmente, Casaleggio ieri non si è presentato a un convegno degli imprenditori di Confapri (due giorni fa il loro leader Massimo Colomban aveva parlato della delusione degli imprenditori dopo il voto al M5S).
(da “il Secolo XIX“)
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Luglio 9th, 2013 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA AVREBBE DOVUTO AFFRONTARE UN CONFRONTO PUBBLICO, MA ALL’ULTIMO MINUTO HA CAMBIATO IDEA
Per Gianroberto Casaleggio doveva essere la prima volta di un confronto pubblico in cui
partecipavano anche altri esponenti politici: e invece alla fine non si è presentato. A Castelbrando era tutto pronto, tra le mura amiche della Confapri, associazione di piccole e medie imprese nata un anno fa e che – scherzando – il suo ideatore Arturo Artom non disdegna di chiamare “Forum Ambrosetti a Cinque Stelle”.
Verso le 18 arriva la notizia del forfait, accolta con un po’ di delusione dalla vasta platea che nel frattempo stava ascoltando il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi. Che a sua volta doveva confrontarsi con il collega grillino di Parma, Federico Pizzarotti, altro assente.
Il guru piemontese era l’ospite più atteso, anche per capire quale sarebbe stata l’accoglienza riservata al cofondatore del M5S.
Delusione? Rabbia? Rinnovata fiducia? Speranza? Impossibile saperlo.
L’altro padrone di casa, il fondatore del gruppo edilizio Permasteelisa Massimo Colomban, allargava le braccia: «Strano, di solito è sempre stato molto preciso e puntuale. Aveva detto che stava arrivando da Trento…».
E chissà se a Casaleggio – è una delle ipotesi circolate per spiegare il forfait – non sono andate giù le parole dello stesso Colomban all’Unità , decisamente critiche verso l’operato dei grillini: «Ma quel titolo era forzatissimo. Non ho rimproveri da muovere ai Cinque Stelle, solo un invito a dialogare di più al loro interno e con le altre forze politiche» spiegava però l’imprenditore.
Casaleggio ha comunque inviato un suo breve messaggio, letto da un grillino della prima ora e molto vicino allo “staff”, il trevigiano David Borrelli («Non son degno…», ha esordito): una lunga sequela di dati macroeconomici, dall’aumento della disoccupazione al calo della produzione interna, per spiegare che occorre rinegoziare il debito pubblico, perchè altrimenti il default è dietro l’angolo.
È un concetto più volte ribadito da Beppe Grillo e stavolta esposto davanti a una platea di operatori dell’economia.
Ma l’asse tra il M5S e la Confapri non si incrina. E anzi, l’incontro riservato avvenuto domenica scorsa a cena tra un gruppo di imprenditori e alcuni parlamentari grillini (tra cui Vito Crimi, Walter Rizzetto e Gianni Girotto) ha partorito un’idea che presto potrebbe diventare realtà : prendersi i 42 milioni del finanziamento pubblico, finora rifiutati, e girarli – come avviene in Sicilia – in un fondo per le piccole e medie imprese.
Stessa cosa per i soldi dei prossimi “Restitution day”: non più da versare nel mare magnum del fondo di abbattimento del debito pubblico, ma alle aziende.
Artom ha provato a spiegare quale sarà la strategia dei prossimi mesi del movimento: fare «l’apriscatole extraparlamentare ».
Troppo complicato incidere da dentro, e dall’opposizione.
Meglio imparare a comunicare cose concrete: «Nei prossimi giorni sarò a Roma per incontrarmi con altri parlamentari del M5S. Ogni settimana saremo in grado di spiegare fattivamente come e dove risparmiare un miliardo di euro. Di spese da tagliare ce ne sono una montagna».
Matteo Pucciarelli
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Luglio 8th, 2013 Riccardo Fucile
“LE RIFORME NON SI STANNO FACENDO ANCHE PER COLPA DEI CINQUESTELLE CHE RIFIUTANO TUTTO E TUTTI”
Il co-leader del Movimento Cinque Stelle Gianroberto Casaleggio torna in Veneto per incontrare gli imprenditori, così come fece insieme a Beppe Grillo durante la campagna elettorale.
Riuscendo a raccogliere numerosi consensi ed adesioni.
Oggi sarà a Castelbrando, a pochi chilometri da Treviso, ospite della Confapri, associazione di piccoli e medi imprenditori con la quale il legame è ormai solido.
Non sarà solo: con lui, tra gli altri, i sindaci Federico Pizzarotti, Flavio Tosi e Giovanni Manildo. Il tema, ovviamente, è l’economia: come farla ripartire?
Ma l’aria intorno al M5S, da queste parti, è un po’ cambiata.
Sensazione confermata dall’esito delle scorse amministrative: a Treviso, per dire, i Cinque Stelle sono passati dal 24 per cento di febbraio al 6,8 del giugno scorso.
Il vicentino Giuseppe Sbalchiero da due anni è a capo della Confartigianato Veneto, che conta 60mila associati.
Come molti dei suoi colleghi aveva votato il M5S alle politiche.
Oggi rifarebbe quella scelta?
«Innanzitutto bisogna dire perchè in tantissimi, tra i nostri associati e non, diedero il loro voto a Beppe Grillo. Cioè per dare un segnale forte a centrodestra e centrosinistra, per dirgli “guardate che la nostra pazienza sta finendo, datevi una mossa”. Dopo anni in cui il 70-80 per cento della nostra categoria aveva premiato Pdl e Lega».
Il risultato qual è stato?
«Che il M5S ha scelto la via del rifiutare tutto e tutti. Le riforme non si stanno facendo anche per colpa di questo atteggiamento. Il voto di protesta si è rivelato fine a se stesso, quindi inutile».
Quindi la fiducia in Grillo è già finita? Il vostro non era un voto di adesione ma solo un segnale?
«In alcuni casi c’è ancora chi crede in lui. Ma tutti i voti presi a febbraio oggi come oggi sono una chimera. Il fenomeno si è ridotto di molto. E sa chi se ne avvantaggerà ? L’astensionismo. La totale sfiducia ».
Padroncini e operai, nelle vostre fabbriche, si erano ritrovati a votare M5S. I lavoratori la pensano come voi su Grillo? Stessa delusione?
«A dire il vero erano anni che accadeva la stessa cosa, questa comunanza tra piccoli imprenditori e collaboratori, magari votando Lega. La quale doveva portare il federalismo, e invece niente. Ora è toccato a Grillo, e ancora niente. C’è una sensazione di rifiuto molto diffusa».
Domani (oggi, ndr) sarà all’incontro con Casaleggio?
«Ho altri impegni. La dialettica resta comunque utile, ci mancherebbe.Il fatto è che si parla troppo, magari».
E il governo di larghe intese come vi sembra?
«Stiamo ancora aspettando che cominci a governare. Che si tagli la spesa pubblica inutile e la burocrazia. E si dia il via alle riforme. Altrimenti succede che si tornerà a votare con questa stessa legge. Metà cittadini non ci andranno nemmeno. E l’altra metà decreterà ancora una volta il totale immobilismo».
Matteo Pucciarelli
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Luglio 6th, 2013 Riccardo Fucile
A MARZO GRILLO ANNUNCIAVA: “RESTITUIREMO 12 MILIONI L’ANNO”, MA ORA L’IMPORTO SI E’ QUASI DIMEZZATO… E SUL BLOG I “70 MILIONI DI RISPARMIO TOTALE” CHE IL LEADER AVEVA STIMATO, ORA DIVENTANO QUARANTA
Certo, 1.569.951 euro (virgola quarantotto) è tanta roba. 
Mai nessun gruppo parlamentare in oltre 60 anni di storia repubblicana era arrivato a tanto, a restituire allo Stato una cifra così importante. Per questo il Restitution Day del Movimento Cinque Stelle è destinato a passare alla storia come esempio per tutti.
Ma dietro questa lodevole operazione si nasconde un sintomo tipico di quella malattia che da sempre colpisce la politica: quello di promettere più di quanto è nelle proprie possibilità .
Una patologia da cui Grillo, evidentemente, non è immune.
Il Movimento Cinque Stelle oggi ha versato 1,5 milioni euro, relativi a due mesi e mezzo di «eccedenze» negli stipendi dei parlamentari.
Una media di 600 mila euro al mese.
Fatti due conti, se i deputati e i senatori grillini dovessero andare avanti di questo passo (auguriamocelo), in un anno restituirebbero 7,2 milioni di euro. Mica male. Peccato che le promesse fossero altre: «L’indennità parlamentare del cittadino portavoce del MoVimento 5 Stelle sarà di 5 mila euro lordi mensili invece di 11.283 euro lordi percepiti da tutti gli altri parlamentari. Il residuo sarà lasciato allo Stato» disse Beppe Grillo il 14 marzo scorso, invitando il Pd a fare altrettanto (un invito rimasto lettera morta), e aggiungendo che «il risparmio per le casse dello Stato, grazie al M5S, sarà di oltre 12 milioni all’anno.».
Cioè un milione al mese, anche se in realtà sono 600 mila quelli effettivamente versati in questo periodo.
Tutto ciò perchè, tra il dire e il fare, ci sono di mezzo tante cose, tra cui anche i complicati calcoli legati alle cifre delle trattenute fiscali (per non parlare dell’annoso dibattito sulla diaria che per settimane ha tenuto in ostaggio i gruppi a Montecitorio e a Palazzo Madama) che evidentemente non erano stati ben considerati in sede di «annuncio».
E così, mentre due mesi e mezzo fa Grillo tuonava «se ogni parlamentare seguisse l’esempio del M5S, il risparmio annuale sarebbe circa 70 milioni», oggi – sceso dal piedistallo delle promesse e alle prese con la realtà dei fatti – corregge il tiro: «Se i partiti facessero lo stesso si risparmierebbero 40 milioni l’anno».
Trenta milioni in meno di quelli stimati due mesi e mezzo fa.
Tra le tante da rendicontare, evidentemente, qualche caramella è sfuggita dalla calcolatrice.
Marco Bresolin
Commento del ns. direttore
Facciamo due conti: i Cinquestelle hanno restituito complessivamente circa 600.000 euro al mese, sono 160 tra deputati e senatori, quindi la media è di 3.700 euro al mese a testa che hanno versato a un fondo suicida (così lo Stato se li sputtana come vuole).
Di questi 3700 euro circa 3000 costituiscono il netto dello stipendio base dimezzato.
Degli altri 8.700 euro netti che incassano tra diaria e indennità di mandato ne hanno quindi restituito in media appena 700.
La conclusione è quella che abbiamo sempre previsto e indicato: un parlamentare Cinquestelle incassa circa 11.000 euro al mese contro i 13.700 degli altri parlamentari.
Non ci sembrano dei grandi “rivoluzionari”.
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