Febbraio 14th, 2018 Riccardo Fucile
STAFANORI AVEVA CACCIATO LA DIRETTRICE LANG ACCUSANDOLA DI CORRUZIONE, ALLA FINE DELLE INDAGINI LEI E’ STATA SCAGIONATA E ACCUSATO E’ FINITO LUI
Il commissario straordinario di Farmacap Angelo Stefanori è al centro di una nuova indagine da parte
del pm Nadia Plastina.
Scrive oggi Repubblica Roma in un articolo a firma di Giuseppe Scarpa che gli investigatori questa volta hanno puntato il faro sui conti di Farmacap e la sua gestione. Stefanori avrebbe dovuto presentare il bilancio consuntivo 2016 dell’azienda entro il 10 aprile 2017. Ma ha fallito l’obiettivo.
Così adesso la procura lo ha iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio.
Il caso Farmacap è una metafora perfetta di come il MoVimento 5 Stelle sta amministrando Roma: Stefanori ha cacciato la direttrice generale Simona Laing, nominata da Marino, accusandola di corruzione e parlando di un falso nel bilancio.
I NAS hanno indagato: le accuse erano tutte false. Lei impugnerà il licenziamento e a pagare saremo noi romani.
Ora però la situazione si fa più difficile per Stefanori: dopo l’avviso di garanzia per calunnia e minacce nei confronti della stessa Laing
L’ex numero uno era stata oggetto di una montagna di querele da parte di Stefanori per corruzione, che si sono rivelate totalmente false.
Così, il 3 aprile 2017, l’attuale gestore dell’azienda che riunisce le farmacie comunali è riuscito a far saltare la poltrona della dg. Laing, durante la sua gestione, aveva avuto il merito di risanare i conti, al collasso, dell’azienda speciale.
E a settembre del 2016 aveva contribuito a far arrestare il predecessore di Stefanori, Francesco Alvaro accusato di truccare gli appalti.
Indifferente alla catena di successi collezionati dalla dirigente, la sindaca Raggi aveva memorizzato il suo numero sul cellulare con il nome “Non Rispondere” (emerge dagli atti dell’indagine su Marra).
Poi la svolta decisiva: la prima cittadina nomina Stefanori. Lo stesso che, dal giorno del suo insediamento, ha fatto una guerra senza quartiere alla Laing, fino al licenziamento.
Stranamente dal Campidoglio non è arrivata una sola parola di commento riguardo quanto sta accadendo a Farmacap.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 14th, 2018 Riccardo Fucile
MA CE’ DELL’ALTRO
Repubblica risponde all’attacco di Roberta Lombardi, che ieri ha replicato con un video all’articolo sul quotidiano che la accusava di scarsa chiarezza nelle rendicontazioni.
Giovanna Vitale segnala che dopo l’articolo pubblicato dal quotidiano lunedì sono comparse le rendicontazioni della candidata grillina alla Regione Lazio, ma c’è qualcosa che non va:
Il problema tuttavia è che gli ultimi due bonifici caricati in fretta e furia sul portale www.tirendiconto.it – coi quali Lombardi ha documentato la restituzione di 2.309,63 euro di indennità parlamentare relativa al mese di ottobre e di 1.582 euro relativa a novembre – non sono validi. Non hanno cioè alcun valore nè formale, nè sostanziale, mancando alcuni elementi costitutivi dell’operazione bancaria. Significa, in soldoni, che potrebbero persino essere fasulli.
A differenza delle ricevute prodotte dalla candidata governatrice sino a settembre, quelle di ottobre e novembre sono infatti sprovviste di alcuni dati fondamentali. Innanzitutto non è riportato il codice identificativo del bonifico assegnato dalla banca dell’ordinante (denominato CRO, Codice di Riferimento Operazione), che consente al destinatario di verificare la corretta ricezione del pagamento presso la sua banca, composto da una serie di caratteri fino a 35.
Quindi risultano in bianco sia la data di esecuzione dei due bonifici in questione, sia le date relative alla valuta, al giorno e all’ora in cui i versamenti sono stati fisicamente inseriti nel sistema.
E siccome dal primo febbraio 2014, per accreditare una somma in euro, è necessario inserire nell’ordine la data di esecuzione, il fatto che sugli ultimi due non ci sia, fa dubitare che l’operazione sia andata a buon fine.
Della mancanza del CRO e della sbianchettamento della data di esecuzione del bonifico avevamo parlato anche noi ieri, segnalando però anche altro.
L’unico riferimento temporale è infatti il timestamp posto in alto nel documento dell’homebanking che reca la data 11/02/2018, ovvero domenica scorsa, proprio nel momento in cui sui giornali e in televisione stava esplodendo il caso dei rimborsi e delle restituzioni a 5 Stelle.
Ed infatti Lombardi ha aggiornato la sua rendicontazione il 9 febbraio, la stessa data in cui Luigi Di Maio ha regolarizzato la sua posizione sulle restituzioni. Quasi che ci sia stato un ordine dall’alto a mettersi in regola. Repubblica prosegue:
Resta a questo punto da chiedersi: perchè? Cos’hanno a che fare tali incongruenze, su cui per tutto il giorno il Pd ha invocato chiarezza, con la richiesta di accesso agli atti presentata da Lombardi al ministero dell’Economia per conoscere nel dettaglio i versamenti effettuati dal 2013 a oggi?
Ma anche qui c’è dell’altro. Nella diretta Facebook ieri Lombardi ha precisato:
Scrivono che “è strano che la cifra che io restituisco per alcuni mesi è sempre la stessa. Chiedono come sia possibile. Lo spiego molto semplicemente. Ci sono stati alcuni mesi per cui per la campagna referendaria o per una competizione amministrativa magari spendessi più della disponibilità che avevo, allora il sistema di rendicontazione di cui siamo autonomamente dotati fa sì che comunque noi ogni mese restituiamo metà dello stipendio, e quello che rimane da restituire venga sottratto pro rata alle restituzione dei mesi successivi. Quindi quando vai fuori dal plafond dei fondi disponibili allora nei mesi successivi quella differenza viene spalmata sulle restituzioni. Questo fa sì che per alcuni mesi la cifra da restituire sia sempre la stessa”. Lo ha detto la candidata del MoVimento 5 Stelle alla presidenza della regione Lazio Roberta Lombardi in una diretta Facebook.
Ci si sarebbe aspettati delle precisazioni più accurate.
In primo luogo perchè nel periodo contestato — da aprile a settembre 2015 — non c’era alcuna campagna referendaria in corso. Roberta Lombardi non sa di quali rendicontazioni sta parlando.
E visto che doveva dimostrare che quelle dei giornali erano tutte falsità avrebbe dovuto essere più specifica. La cifra che la Lombardi ha restituito in quel periodo è di 1.629,82 ed è semplicemente pari alla differenza tra il netto percepito dai parlamentari (4.897,07 euro) e l’indennità “dimezzata” dei pentastellati (3.267,25 euro).
In quei mesi risulta che Lombardi abbia speso di più di quanto ricevuto in rimborsi forfettari dalla Camera.
Ad esempio a maggio 2015 la candidata presidente del M5S ha ricevuto 7.193,11 euro ma ne ha spesi 8.247,74. Insomma a fronte della già abbastanza generosa dotazione economica passata dalla Camera (e dello stipendio netto da tremila euro al mese) la Lombardi è riuscita a spenderne circa mille in più. Peccato però che a conti fatti il “dettaglio delle spese rendicontate” ammonti a 8.169,30 euro (di qui 1.400 euro di spese di assistenza legale alla voce “consulenze”). A cosa è dovuta questa discrepanza?
Insomma a quanto pare la rendicontazione non è “al centesimo”.
E non c’è solo maggio 2015, ad esempio a luglio Lombardi dichiarava di aver speso 8.784,76 euro (a fronte di 8.855,62 di rimborsi percepiti) ma dalla somma degli scontrini risulta che ne abbia spesi 8.744,91.
Ora Lombardi si è giustificata dicendo che “quando vai fuori dal plafond dei fondi disponibili allora nei mesi successivi quella differenza viene spalmata sulle restituzioni. Questo fa sì che per alcuni mesi la cifra da restituire sia sempre la stessa”. Questo è un modo molto divertente per dire che un deputato a 5 Stelle può spendere di più di quanto percepisce in rimborsi dalla Camera (a quanto pare senza minimamente toccare il proprio stipendio) perchè quello che spende in più verrà prelevato dai rimborsi dei mesi successivi.
C’è un problema nei mesi contestati la Lombardi ha continuato a spendere di più del plafond quindi lo “spalmamento” dovrebbe essere successivo a quelle spese.
Senza contare che riuscire a spendere più di ottomila euro al mese è davvero un’impresa epica, anche se c’erano le amministrative (e curiosamente durante l’accesa campagna per il referendum del dicembre 2016 la Lombardi ha restituito molto di più).
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
DI MAIO NEL FORTINO E SCOPPIA ANCHE IL CASO BORRELLI
Finestre chiuse e tende tirate. Per tutto il giorno Luigi Di Maio prova a chiudersi nel suo fortino del comitato elettorale per venire a capo della rimborsopoli a 5 stelle.
Ma non fa in tempo: a sera le Iene sparano la seconda cartuccia e colpiscono in contropiede.
Altri otto nomi di furbetti dello scontrino (“Sono al massimo sei sette, compresi i due già usciti”, assicurava la comunicazione, “ancora non sappiamo chi”).
Sono Giulia Sarti, Elisa Bulgarelli, Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Emanuele Cozzolino, Ivan Della Valle.
Ci sono anche Maurizio Buccarella, che già nei giorni scorsi si era cosparso il capo di cenere per una serie di bonifici ritirati per le commissioni troppo alte, e Barbara Lezzi. Quest’ultima è stata già “assolta” dai vertici. Nel suo caso si tratterebbe di un solo bonifico. “Una casualità “, spiegano. Caso chiuso. Il suo, almeno
Dopo il bagno di folla di lunedì sera nella sua Portici, Luigi Di Maio ha girato il furgone che lo sta portando in giro nel rally per l’Italia ed è rientrato precipitosamente a Roma.
A parte una breve incursione a Montecitorio di buon mattino, per cercare di tamponare con proprio sotto le telecamere della trasmissione di Mediaset il danno, il comitato elettorale nella centralissima zona di via Veneto a Roma è diventa un vero e proprio fortino, da cui dirigere e cercare di incanalare il momento di crisi.
Con esiti al momento tutt’altro che felici.
Il caso rimborsopoli ha già intaccato le vele su cui soffiava un vento decisamente a favore del Movimento 5 Stelle. E rischia di divorarle.
I parlamentari che non hanno restituito i rimborsi destinati al fondo per le piccole e medie imprese hanno, nel giro di poche ore, scheggiato l’immagine pentastellata nel bel mezzo della corsa elettorale.
Ed è per questo che il candidato premier ha disdetto l’appuntamento con Confcommercio (la versione ufficiale parla di un forfait comunicato almeno dieci giorni fa) e dalle undici del mattino si è rinchiuso in una stanza e accanto ha voluto solo i suoi fedelissimi, come Pietro Dettori, Vincenzo Spadafora, Alessio Festa e tutto lo staff comunicazione.
“Questa vicenda sarà un boomerang per tutti i partiti che ci stanno attaccando — va ripetendo Di Maio – perchè ora per i cittadini è chiaro che noi abbiamo restituito 23 milioni di euro mentre gli altri si sono intascati fino all’ultimo centesimo”.
Questa è la linea da tenere. Il verbo da diffondere all’esterno. Lo ripetono incessantemente sia i comunicatori stellati, sia, in fotocopia, gli sparuti deputati che si affacciano in Parlamento.
Ma dentro le mura del comitato elettorale l’umore è un altro.
“Non possiamo nasconderci dietro un dito, è un momento difficile”, ammettono quasi con rassegnazione quelli che nelle ultime ore sono stati vicini al candidato premier.
E le facce che vanno e vengono dalla sede affittata a due passi dalla strada della Dolce vita romana parlano: scure, funeree, arrabbiate.
“Più che altro siamo amareggiati”, dice un componente dello staff, “in fondo con queste persone abbiamo lavorato insieme cinque anni. È vero, negli ultimi giorni si respira un’aria pesante”.
Emanuele Cozzolino e Massimiliano Bernini, due dei parlamentari sotto i riflettori, passano alla Camera, fanno finta di nulla. Cozzolino quasi scherza: “Sto andando in banca? No, vado a mensa”, risponde con un evidente nonsense.
“Io i bonifici, no, ho il conto in un’altra banca”, spiega Bernini, prima di lanciare un monito: “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Vero. Soprattutto se l’albero che sta venendo giù è il suo.
A poca distanza, seduto su un divanetto, il deputato Angelo Tofalo ringhia: “Perchè non vi occupate di Eni o Descalzi? Perchè non seguite le storie serie?”.
Si accende una discussione, alla fine della quale balena un “Faremo i conti alla fine”. Dei bonifici, probabilmente. Bernini se ne va.
Ma siete voi che vi siete fatti eleggere su queste battaglie. “Pure questo è vero”, ammette a mezza bocca prima di infilarsi nel corridoio fumatori.
Si vedono anche Emanuele Scagliusi e l’altro Bernini, l’animalista-vegano Paolo: “I bonifici? Nooooo, sono qui perchè la Camera mi ha chiesto dei documenti”, spiega. Cinque minuti dopo ecco il selfie fuori da Montecitorio, con tanto di distinta dei versamenti: “Sono quasi 200mila euro”.
Lo stillicidio continua, incessante in un clima di sospetti, di incertezze.
Nessuno si fida più di nessuno, davanti la stampa si stende il filo spinato. Un impazzimento che rischia di protrarsi fin sotto la data delle urne.
La strategia elaborata in tutta fretta per uscire dal cul de sac vuole evitare che la goccia scavi ancor più la roccia, e faccia evaporare i voti. Bisogna fornire, nel più breve tempo possibile, tutti i nomi di coloro che hanno mentito sui bonifici evitando così lo stillicidio di ritrovarseli ancora una volta, a piccole dosi, spiattellati dalla stampa. Una mossa dolorosa, che costerà qualche altro giorni di tempesta. Ma l’unica possibile per contenere il danno. Sempre che non sia troppo tardi.
Ma proprio mentre sul tavolo si fanno i conti incrociando i dati acquisiti con quelli dichiarati dai parlamentari, arriva una bomba che appesantisce un clima già abbastanza teso.
L’eurodeputato David Borrelli, fondatore dell’associazione Rousseau, “ha ufficializzato il suo ingresso nel gruppo dei non iscritti” di legge in una fredda nota stilata dalla capogruppo a Bruxelles Laura Agea. Che lo liquida freddamente: “Ha comunicato alla delegazione italiana del Movimento 5 Stelle che la sua è stata una scelta sofferta ma obbligata da motivi di salute. Prendiamo atto che non fa più parte del Movimento 5 Stelle”.
Fermo restando l’intangibilità della privacy di Borrelli, le circostanze dell’addio lasciano perplessi. Prima fra tutte, viene fatto notare, non è stato il diretto interessato ad annunciare il cambio di gruppo.
Fino a cinque giorni fa sedeva regolarmente al suo posto, partecipando a tutte le votazioni. L’interessato tace, non parla. Il telefono risulta staccato fino a tarda sera. Così come è impressionante il muro che si incontra cercando di capirne di più: squilli a vuoto segreterie telefoniche. Inoltre, i motivi di salute non giustificano l’abbandono del Movimento 5 Stelle.
Ovviamente parte la girandola di voci che lo vorrebbe anche lui coinvolto nella rimborsopoli. Nessuna conferma.
Chi si lascia alle spalle il portone del comitato elettorale, dove dentro rimane Di Maio, lascia cadere parole sibilline: “Non lo so, chiedete a Borrelli”, è la prima risposta fornita da Bonafede a favore di telecamere.
Il dato che si registra è che nessuno fa menzione dei motivi di salute. E il silenzio sull’ex compagno di strada che ha partecipato da protagonista alla nascita dell’associazione Rousseau è assoluto. Non un post sui social, non un lancio d’agenzia. Il deserto.
Ciò che balza all’occhio è che negli ultimi mesi Borrelli non ha mai condiviso sulla sua pagina facebook post della campagna elettorale di Di Maio nè post del blog delle Stelle. Tanti, invece, i post del nuovo blog di Beppe Grillo.
Qualche tempo fa al Foglio schivava le pallottole: “Rousseau? Non so nulla di questa associazione, Beppe mi ha chiesto di esserci ma è come se non ci fossi”.
E sentitelo qua, in un post pubblico condiviso sul suo profilo Facebook personale: “Abbiamo circa 130 persone al Parlamento, e 15 in Europa. Abbiamo Sindaci e Consiglieri regionali. Ma in questi ultimi anni anzichè parlare alle persone abbiamo parlato a noi stessi e tra noi. Litigandoci la presenza di uno o l’altro come fosse un trofeo da esporre. Più sei famoso più ti voglio, e più ti voglio più diventi famoso. Ha ragione Beppe Grillo, come sempre, abbiamo sbagliato qualcosa”. Parole solari, dure come pietre, che non necessitano di interpretazione.
A tarda sera, almeno per quanto riguarda il caso rimborsopoli, M5s prova a uscire dal bunker. Alessandro Di Battista mette le mani avanti: “Non abbiamo potuto controllare perchè siamo incredibilmente onesti: non volevamo che quei soldi delle restituzioni transitassero attraverso un fondo intermedio del M5s. Ma il prossimo giro lo faremo”, spiega il big grillino a Di Martedì. L’intervista era registrava.
Ancora non si sapeva della nuova lista di presunti furbetti. Tardi, probabilmente. Troppo tardi.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
LA TRASMISSIONE PUBBLICA SIL SITO I NOMI DEI PARLAMENTARI
Sono Silvia Benedetti, Massimiliano Bernini, Maurizio Buccarella, Elisa Bulgarelli, Andrea Cecconi,
Emanuele Cozzolino, Ivan Della Valle, Barbara Lezzi, Carlo Martelli e Giulia Sarti i primi dieci parlamentari del MoVimento 5 Stelle ad aver falsificato le restituzioni di parte degli stipendi al Fondo per il Microcredito secondo la fonte delle Iene, che pubblicano l’elenco sul loro sito.
La senatrice Lezzi oggi ha però smentito di essere implicata nella vicenda, sostenendo che sul suo conto è risultato “respinto” (e non fatto e annullato) un solo bonifico che risale al gennaio 2014, che ha provveduto a rifare.
Per quanto riguarda gli altri, due nuovi nomi, quelli di Ivan Della Valle (non ricandidato) ed Emanuele Cozzolino erano stati fatti sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle, accompagnati da poche righe piuttosto bellicose: “Stiamo procedendo con i controlli per mettere fuori dalla porta quelli che non hanno donato tutto quello che avrebbero dovuto. A ognuno di questi è stato chiesto di provvedere immediatamente a versare quanto dovuto. Domani pubblicheremo ulteriori dati”. Anche Elisa Bulgarelli non è stata ricandidata dal MoVimento 5 Stelle.
Il senatore Maurizio Bulgarella ha invece sostenuto stamattina, prima che la sua pagina sparisse da Facebook, di aver annullato i bonifici perchè aveva deciso di cambiare conto a causa delle commissioni troppo alte, ma di aver poi dimenticato di farlo (e ha dimenticato anche di rifare i bonifici — per un totale di dodicimila euro — fino a quando Filippo Roma non gli ha chiesto delle rendicontazioni). Andrea Cecconi e Carlo Martelli hanno già ammesso le proprie “colpe” e restituito importi per 21mila e 77mila euro.
Il Movimento ha fatto sapere di aver avviato un’inchiesta interna: “Stiamo facendo tutte le verifiche” dice il candidato premier e vicepresidente della Camera.
“Dal Movimento senz’altro li cacciamo” aggiunge riferendosi ai parlamentari che hanno omesso di versare parte delle proprie indennità al fondo per il Microcredito. “Chi ha violato le nostre regole”, chi ha “tradito i nostri principi sarà cacciato dal Movimento. Chi non risulterà in regola per me è già fuori” ribadisce dopo aver raccontato alla troupe della trasmissione di Mediaset di aver restituito o rinunciato negli ultimi 5 anni a più di 370mila euro. Come lui hanno fatto altri volti noti del movimento, come Danilo Toninelli e Barbara Lezzi.
Al netto dei risultati dell’inchiesta interna il dato di fatto è uno: il MoVimento 5 Stelle non è stato in grado di controllare i “propri” conti sulla questione delle restituzioni, argomento politicamente sensibile e sul quale riversavano gran parte della loro propaganda.
Dite che il governo del paese sarà più facile?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
DAL PALCO NON PARLA DI POLITICA, MA DI CERN, RINNOVABILI E CITTA’-STATO
È la giornata più difficile della campagna elettorale di Luigi Di Maio. Una giornata tutta spesa nella sua terra, dalla Napoli bene a Scampia, da Torre del Greco alla sua Portici. I suoi lo idolatrano, non riesce a muoversi per le interminabili richieste di selfie. Ma appena mette il naso fuori dal suo popolo, la bomba rimborsopoli fa sentire tutta la sua onda d’urto.
Quando arriva a Scampia, nella palestra dove Pino Maddaloni contende i ragazzi alla camorra, svicola alcuni contestatori ed esordisce così: “Io ho avuto rispetto per i vostri soldi, ho rinunciato alle mie indennità , ho restituito fino all’ultimo centesimo”. La gente della periferia più famosa d’Italia lo applaude, lo investe con un’onda d’affetto. È la prima volta che il frontman 5 Stelle fa entrare i maledetti scontrini nei suoi incontri pubblici. Poco prima, davanti ai microfoni, aveva tuonato: “Cacceremo le mele marce”. Ma non basta. Di Maio ha bisogno di essere rinfrancato dalla sua gente.
La situazione non è delle più semplici. Potrebbero mancare all’appello molti più soldi di quanto preventivato. Fino a un milione e mezzo di euro. E a fare i furbetti potrebbero essere stati alti parlamentari tra i più vicini alla leadership. La comunicazione è in fibrillazione. Passa la linea dura. Durissima: “Chi ha sbagliato verrà cacciato, noi non lo facciamo ministro”. La preoccupazione, il nervosismo nell’entourage del candidato premier è percepibile. A microfoni spenti la difesa: “Sono pochi soldi rispetto al totale versato, e sono regole nostre, non c’è nessun illecito”. Ma anche l’ammissione: “È uno di quei argomenti a cui i nostri elettori sono più sensibili”.
Nella terra di Di Maio si incrocia tutto, tutto si annoda. L’amore della sua gente, la crisi più dura. Ma anche il ritorno di Beppe Grillo su un palco del Movimento. Succede quasi per caso, in una piazzetta di Torre del Greco spezzata a metà da un ulivo e da un gazebo, con la gente arrampicata su monumenti e sulle scale di una chiesa, perchè a parte le prime file non si vede nulla. Colpisce la piazza. Nel 2013 le facce giovani dominavano la scena. Oggi sono tantissime le famiglie, gli anziani, le persone di mezza età . Nessuno qui in Campania sembra rimpiangere lo Tsunami tour. Ma è indubbio che i tempi sono cambiati. Più complicati, meno limpidi: la maturità , insieme ai pregi, ha portato co sè anche tutti i fardelli del caso.
Le traiettorie del fondatore e dell’ex delfino si sfiorano tutto il giorno senza mai toccarsi. Elemento significativo nella narrazione di questa fase del Movimento. Grillo è in città dal mattino, ma non si vede al teatro Sannazzaro di Chiaia dove Di Maio presenta i candidati napoletani.
Poi va a mangiare da Michele, tra le più famose pizzerie della città (solo margherita e marinara) con parte dello staff. Pranzi separati, pomeriggi separati, fino all’incrocio, quando ormai sono le 19.30, a Torre del Greco. Tutto come da programma. La crisi dei rimborsi non ha spostato di un millimetro l’agenda del fondatore, che sul palco viene ancora presentato come “il leader del Movimento”.
Il discorso di Grillo è lunare: va dal condominio “costruito sopra il Cern, perchè è alimentato da una dispersione di calore”, ai “referendum settimanali per decidere dove vanno le vostre tasse”, dal mondo che si decentra e torna alle città -Stato ai problemi dei portuali di Torre del Greco, fino alle normative europee non applicate. Dieci minuti scarsi.
Dieci minuti in cui a parte una puntura di spillo per parte (Pd e Berlusconi) non c’è nulla della campagna elettorale. Nessuna difesa sui rimborsi, nessuna parola sulla premiership di Di Maio.
Se si chiudono gli occhi, si potrebbe essere in una qualunque piazza d’Italia nel 2007 o nel 2008, agli albori del Movimento. Quando si parlava di ambiente. Quando si discuteva di rinnovabili e di sviluppo sostenibile. Quando l’Europa era il principale avversario delle piccole realtà locali. Quando c’era, insomma, il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
Quello che oggi non c’è più.
A sera Di Maio torna fra la sua gente. Un bagno di folla in un palazzetto dello sport di Pomigliano così pieno che circa trecento persone rimangono fuori. C’è chi un po’ deluso se ne va, chi prova a scavalcare, chi rimane al freddo ad aspettare che In frontrunner 5 stelle esca. Circa 2000 persone, fra chi è riuscito a entrare e chi no, dice un funzionario di polizia. Vengono presentati i candidati nei collegi uninominali.
L’applausometro premia lo spin doctor Vincenzo Spadafora e il deputato uscente Salvatore Micillo, autore della legge sui reati ambientali. Poi tocca a Di Maio: “Sono orgoglioso di rivedere tanti di quegli occhi con cui ho iniziato dieci anni fa. Guardate quanto abbiamo costruito”. Avvolto dalla sua gente, rimangono fuori le polemiche su rimborsopoli, sembra lontanissimo il mancato show di Grillo. È la sua sera.
Domani si ricomincerà a ballare. E non poco.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
NEI BONIFICI PUBBLICATI MANCA LA DATA, COME MAI?… FINO A QUALCHE GIORNO FA MANCAVANO I RENDICONTI PER MANCANZA DI TEMPO, MA HA UNO STAFF CHE PAGA 6.000 EURO AL MESE
Nel 2016 Roberta Lombardi fa se la prendeva con i colleghi deputati e senatori romani del M5S che si
facevano rimborsare le spese per l’affitto, ovviamente rendicontando tutto al centesimo. Non si sa bene chi fossero, di sicuro non la Lombardi, che non ha mai chiesto un centesimo per i rimborsi per l’alloggio e spende davvero poco anche per il vitto. Almeno se confrontata con Di Battista che arriva a spendere quasi mille euro tra pranzi, colazioni al bar e alimentari.
Una cosa però salta all’occhio guardando il profilo della candidata alla presidenza della Regione Lazio. La Lombardi infatti spende quasi tutti i rimborsi forfettari. Ovvero il denaro che ogni parlamentare riceve mensilmente per le spese d’attività . Nell’ultimo anno la pentastellata ha utilizzato quasi tutti i rimborsi intorno risparmiandone al massimo 240. Unica eccezione settecento euro su ottobre 2017.
Il tutto a partite da una disponibilità di spesa che oscilla tra i seimila e gli ottomila euro. A maggio 2017 ha orgogliosamente restituito la bella cifra di 5,25 euro su settemila. A novembre 2017, ultimo mese rendicontato (siamo a febbraio 2018) la Lombardi ha dichiarato di aver speso 10.073,41 euro (a fronte di 6.986,53 euro di rimborsi) e di averne restituiti zero.
Ieri la Lombardi ha risposto agli attacchi dei giornalisti che la accusano di essere in ritardo con la rendicontazione spiegando di essere molto impegnata nella campagna elettorale per le regionali e quindi di non aver avuto tempo perchè era in campagna elettorale “e quindi ovviamente mi è stato difficile contabilizzare”.
Verrebbe da chiedersi però come questo sia possibile. Roberta Lombardi spende infatti circa seimila euro al mese per i suoi collaboratori. I compagni di partito invece spendono per lo staff intorno ai tremila-quattromila euro al mese. Possibile che i collaboratori della Lombardi non abbiano tempo di occuparsi dei rimborsi e della rendicontazione?
C’è poi un’altra cosa curiosa. La Lombardi dice di aver rendicontato ottobre e novembre ed in effetti sul sito TiRendiConto ci sono le copie dei bonifici.
Non si sa però quando siano stati eseguiti.
Perchè qualcuno ha cancellato la data di esecuzione e lo stato del bonifico. Oppure è un errore dell’homebanking che per due bonifici consecutivi non visualizza la data? Ancora più strano è il fatto che in nessuno dei due bonifici sia presente il codice CRO, che consente di identificare la transazione mentre addirittura nel caso della restituzione di ottobre “manca” anche l’identificativo della filiale presso la quale la Lombardi ha il conto da cui partono i bonifici.
Questo accade solo per le restituzioni di ottobre e novembre 2017.
L’unico riferimento temporale è il timestamp posto in alto nel documento dell’homebanking che reca la data 11/02/2018, ovvero domenica scorsa, proprio nel momento in cui sui giornali e in televisione stava esplodendo il caso dei rimborsi e delle restituzioni a 5 Stelle.
Ed infatti Lombardi ha aggiornato la sua rendicontazione il 9 febbraio, la stessa data in cui Luigi Di Maio ha regolarizzato la sua posizione sulle restituzioni. Quasi che ci sia stato un ordine dall’alto a mettersi in regola.
Ed è strano che non ci siano i dati di esecuzione dei bonifici. Se andiamo ad esempio a guardare le restituzioni precedenti (settembre e agosto, pagare con due distinti bonifici a novembre) le date sono regolarmente presenti. Così come è presente il codice CRO della transazione.
Le solite malelingue hanno già tirato fuori la chat dei quattro amici al bar in cui Virginia Raggi diceva che la Lombardi si faceva pagare la baby sitter dai contribuenti: «Lei è proprio l’ultima dalla quale accetto lezioni di moralità . Da quella poco di buono che ha fatto passare la baby sitter come assistente parlamentare, facendola pagare con i soldi dei cittadini. Lei di certo non si può permettere di giudicare me». Mentre altri fanno notare che per sei mesi — da aprile a settembre 2015 — la Lombardi ha restituito sempre la stessa identica somma: 1.629 euro. Rendicontare al centesimo significa riuscire a spendere sempre la stessa cifra?
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
“HO CANCELLATO I BONIFICI PERCHE’ VOLEVO CAMBIARE CONTO PER LE COMMISSIONI TROPPO ALTE, MA POI MI SONO DIMENTICATO DI FARLO”…ALLA FINE SI E’ AUTOSOSPESO
Maurizio Buccarella esce dal silenzio e ammette di aver revocato gli ultimi due bonifici al fondo del microcredito che avrebbe dovuto effettuare per le regole del MoVimento 5 Stelle. Il senatore, che di mestiere fa l’avvocato, sostiene di averlo fatto perchè aveva intenzione di cambiare conto corrente in quanto aveva intenzione di chiudere il conto nei mesi successivi ma intanto, già che c’è, insulta i giornalisti e fa sapere di essersi autosospeso.
Buccarella dice che ha revocato i due bonifici «lo stesso 31 gennaio 2018 perchè credevo di poter chiudere quel conto corrente nei giorni immediatamente successivi (decisione che avevo preso da tempo per il costo eccessivo per commissioni applicate su tutte le operazioni da quella banca, ma non volevo “sgarrare” la scadenza del 31 gennaio per chiudere la rendicontazione), cosa che invece non ho fatto (anche per essere stato tre giorni a Roma per i lavori della commissione) e di cui NON mi sono premurato di avvertire l’assistenza di Tirendiconto o altri del Movimento».
Le spiegazioni lasciano aperte molte questioni: perchè, se aveva preso la decisione da tempo, ha deciso di metterla in atto proprio nel giorno in cui doveva effettuare le disposizioni e non l’ha fatto per tempo?
Perchè ha revocato i bonifici invece di aspettare qualche giorno per lasciare il lavoro il sistema e poi chiudere il conto, visto che i lavori della Commissione che cita di solito vengono decisi per tempo?
Perchè, appunto, ha “dimenticato” di avvertire tutti?
Perchè quando Filippo Roma gli ha chiesto se era tutto ok non ha tranquillamente risposto dicendo la sua verità , se aveva la coscienza a posto? E perchè, se era tutto a posto, si è autosospeso dal MoVimento 5 Stelle?
Buccarella, con la serenità tipica di chi ha la coscienza a posto, vede, stravede e prevede l’esistenza di un sordido complotto dietro il servizio delle Iene: “è chiaro che l’operazione de “Le Iene” arriva ad orologeria a poche settimane dalle elezioni, nel verificare la destinazione dei nostri soldi volontariamente versati sul fondo ministeriale, per delegittimare il M5S e lasciare campo libero al partito unico degli occupatori della Repubblica”.
Dimentica, il senatore Buccarella, che il suo partito non ha gridato al complotto quando sono uscite notizie relative ad altri partiti durante la campagna elettorale, ma le ha semplicemente cavalcate sfruttandole politicamente.
Omette, l’avvocato Buccarella, che la fonte delle Iene è il solito ex 5 Stelle che si è sentito fregato dall’atteggiamento di chi annulla i bonifici (magari perchè deve cambiare conto ma poi si dimentica di farlo) e che lui ha utilizzato proprio la stessa tattica di cui venivano accusati altri grillini, sicuramente per una coincidenza.
Ritiene, il senatore Buccarella, di dover rispondere per ogni suo comportamento scorretto “che posso aver commesso” solo al M5S, che ha tutto l’interesse a non fare troppa caciara sulla vicenda.
Pensa, l’avvocato Buccarella, che i giornalisti facciano operazioni di delegittimazione nei confronti del suo partito, accusando così gli altri di complottare sordidamente nel buio diffamando chi non ha però mai preso l’impegno di dare 12mila euro, si è vantato di averlo fatto, ha caricato un bonifico e poi l’ha annullato: questo l’ha fatto lui.
Di questo ci sono le prove e le sue ammissioni. Dei complotti non c’è nemmeno un indizio. Ma vedrete che ci sarà qualcuno che ci crederà . Altrimenti uno come Buccarella in parlamento non ci sarebbe mai arrivato.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
GIARRUSSO DA’ LA COLPA AL BANCARIO ALLO SPORTELLO… LEZZI “SOTTO CHOC”… LINEA DURA DI BUGANI
Spuntano nomi eccellenti nel caso rimborsi che sta scuotendo il Movimento 5 Stelle, dalla candidata
alla presidenza della Regione Lazio, Roberta Lombardi, al senatore Michele Giarrusso.
E poi ancora il deputato Danilo Toninelli e la senatrice Barbara Lezzi.
Tutti sotto accusa – in attesa delle verifiche – per i mancati rimborsi che hanno dato vita a un buco di circa 1 milione di euro. Vicenda che ha generato una vera e propria diatriba dentro il Movimento.
Mirella Liuzzi, al settimo posto tra i parlamentari pentastellati per somme versate al Fondo per il microcredito alle imprese, sbotta: “È un problema di grande gravità . Se dici che restituisci, lo devi fare. Se non lo fai, vai via”, afferma in un’intervista a Repubblica.
Il caso rimborsi si allarga.
I big si difendono e invitano a guardare agli altri partiti.
Ma c’è anche, chi come il senatore Maurizio Buccarella, si è autosospeso dal Movimento, ammettendo una “leggerezza” sui bonifici. Solo quattro giorni fa, il 9 febbraio, il senatore Carlo Martelli e il deputato Andrea Cecconi avevano annunciato la loro rinuncia alla corsa per il voto del 4 marzo dopo essere stati deferiti ai probiviri per irregolarità nella “restituzione” di una quota degli stipendi da parlamentari. Poi il bubbone è scoppiato, con il candidato premier, Luigi Di Maio, che ha promesso di mandare a casa le “mele marce”.
Giarrusso, in un’intervista a La Stampa, si difende e dà la colpa al bancario dello sportello al Senato: “Io faccio i bonifici allo sportello del Senato e l’impiegato mi consegna le ricevute. Quello scellerato, che avrà fatto bisboccia la sera prima, sul timbro ha modificato giorno e mese, ma non l’anno”
Ai microfoni di ‘6 su Radio 1′, Toninelli spiega di aver restituito metà del suo stipendio da marzo del 2013 “fino all’ultimo centesimo”.
“Chi oggi ci attacca sparlando, dicendo cose come rimborsopoli’- aggiunge – si dovrebbe vergognare perchè per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana non solo un partito politico non spolpa le tasche degli italiani, ma rifiuta 42 milioni di euro di rimborsi pubblici che ci spettavano e restituisce metà dello stipendio. Stiamo verificando perchè non potevamo farlo prima”.
Ira di Lombardi, che al Messaggero chiarisce:
“Non solo ho rendicontato sia ottobre che novembre, ma dal 2013 ho restituito ai cittadini più di 155mila euro. Mi manca dicembre, ma a gennaio ero, come oggi, in campagna elettorale, quindi ovviamente mi è stato difficile contabilizzare”.
Lezzi, a Repubblica, si dice sotto choc e pronta a difendersi:
“Adesso pubblicherò gli estratti conti. Ho quelli della mia attuale banca: i ‘contabili provvisori’ e le ricevute che danno l’esito positivo per l’ultimo anno. Mi mancano quelli del 2013 della vecchia banca, ci vorranno giorni per averli”.
L’ex inviato delle Iene e candidato con i 5 Stelle, Dino Giarrusso, al Tempo rincara la dose:
“Chi ha sbagliato è giusto che paghi. Ma non accettiamo lezioni dagli altri partiti, che hanno commesso peccati mille volte più gravi”.
Il consigliere nell’associazione Rosseau, Massimo Bugani, in un’intervista al Fatto quotidiano, va giù pesante e non ammette equivoci:
“Cacceremo a calci chi ha fatto finta di versare e non ha versato. Certi controlli e comportamenti di chi valutava in alcuni casi sono stati trascurati nel corso di questi anni. Ed è stato un errore”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2018 Riccardo Fucile
ERRATO ANCHE IL CONTO DELLE RESTITUZIONI, UN IMPIEGATO HA SBAGLIATO A FARE LE SOMME… SI PROFILA UN BEL GRUPPO MISTO NEL PROSSIMO PARLAMENTO
Perlomeno un milione, forse anche un milione e mezzo. Attraverso il solito comunicato ufficioso dello staff, il MoVimento 5 Stelle ammette che il buco nei rimborsi grillini è più ampio di quello raccontato dai giornali.
Anzi, c’è di più: potrebbe esserci stato un errore di calcolo a monte, cioè, nella cifra certificata come restituita dai parlamentari e utilizzata con le foto dell’assegnone per fare propaganda politica dai grillini.
Questo perchè, sempre secondo le spiegazioni ufficiose, a tenere il conto e a controllare (si fa per dire) era una sola persona che avrebbe sbagliato le somme sui fogli excel (speriamo che non lo facciano ministro dell’Economia, almeno).
Alla cifra di 1,4 milioni di euro — la più ampia mai calcolata — si arriva contando i 530.599 euro che sono il frutto dei tagli dei consiglieri di quattro regioni (Liguria, Emilia, Veneto e Trentino) e 606 mila euro che arrivano dagli europarlamentari, oltre a quelli messi sul conto dai parlamentari che sono stati cacciati o sospesi a tempo determinato dal MoVimento ma hanno continuato a versare.
Spiega Ilario Lombardo sulla Stampa
Tra le persone contattate dallo staff per avere spiegazioni più approfondite c’è anche un fedelissimo di Di Maio: Danilo Toninelli. Secondo l’ex collaboratore della Casaleggio, Marco Canestrari, il deputato avrebbe bonificato sempre la stessa cifra per mesi: 1996,19 euro. Così. secondo l’ex grillino, avrebbero fatto Carlo Sibilia e Vito Crimi. E anche Mario Giarrusso: 1.481,20 euro da aprile a luglio 2015.
Nei primi tre mesi il bonifico riporta il timbro della stessa data ma non il Cro, il codice che identifica la transizione.
Nel servizio delle Iene la fonte anonima che ha denunciato gli imbrogli parla di almeno 10 persone coinvolte.
Due sono Cecconi e Martelli, il terzo è il senatore Maurizio Buccarella che ieri si è autosospeso accusando i giornalisti di aver complottato contro di lui e raccontando di aver annullato i bonifici appena predisposti perchè voleva cambiare banca a causa delle commissioni troppo alte, ma poi non lo ha fatto.
Su Barbara Lezzi, altro nome finito nel mirino, c’è più prudenza. La senatrice assicura di essersi già rivolta alla banca, di essere «pienamente innocente» e di «poterlo provare».
Sempre secondo La Stampa ci sono altri servizi in arrivo da parte delle Iene: “Anche la modalità di uscita delle prossime puntate (a Mediaset usano il plurale) dovrebbe essere la pubblicazione sul sito, e non la messa in onda tv: un’interpretazione molto discutibile della norma sulla par condicio è stata usata come arma contro Mediaset”. Luca De Carolis e Paola Zanca sul Fatto Quotidiano forniscono l’identikit di alcuni sospettati e ne scagionano qualcun altro:
Si sussurra di una deputata uscente capolista nel Nord e di un suo collega romagnolo. Il sito Supernova accusa il senatore Mario Giarrusso di aver taroccato un bonifico. Ma lui replica: “Una svista del funzionario della banca”.
Al Fatto invece arrivano i bonifici della senatrice Enza Blundo: sul sito mancavano le ricevute dei pagamenti effettuati nel 2015, l’e str at to conto della banca invece dimostra che è tutto regolare.
Giarrusso in un’intervista alla Stampa ha parlato di uno scellerato impiegato di banca che, reduce da una notte di bagordi, ha sbagliato il suo bonifico.
La senatrice Lezzi ha sostenuto che Unicredit non consente di verificare online i bonifici effettuati e quelli annullati.
E mentre il conto della Rimborsopoli M5S sale a un milione nessuno si fida più di nessuno. La revoca sistematica dei bonifici arriva da «insospettabili».
Stefania Piras sul Messaggero elenca il numero dei sospetti e spiega la tecnica utilizzata per scoprirli
In tutti i casi confermano che i versamenti caricati sul sito poi si sono persi per strada. Nel sito della trasmissione sono stati pubblicati i bonifici incriminati. Quelli di Cecconi risalgono ai primi di febbraio 2016. Quelli di Carlo Martelli sono bonifici apparentemente gemelli, siglati lo stesso giorno il 10 ottobre a venti minuti di distanza e senza la spunta in cui si dichiara di voler ricevere l’esito della transazione.
Ci sono poi le strane restituzioni fotocopia di Vito Crimi, Danilo Toninelli e Carlo Sibilia.
Stesso importo per mesi, e con stipendi diversi.
Confrontando i dati con il sito Maquantospendi.it, (è un sito aggiornato fino a gennaio 2017 che paragona i dati dei rimborsi e delle restituzioni per misurare l’evoluzione delle spese grilline) si può notare come Cecconi avesse iniziato a restituire meno di quanto restituiva in media l’inerro gruppo M5S.
Così il senatore Martelli, che almeno fino a gennaio 2017 presenta alti e bassi nella restituzione.
Quindi attualmente la situazione è questa: il Movimento ha chiesto a tutti i parlamentari una certificazione di quanto versato, convocandoli oggi a Roma.
Il numero dei “furbetti” è di almeno dieci, tutti ricandidati, molto probabilmente in posizione sicura come per la maggior parte dei parlamentari uscenti.
Il M5S sostiene che in qualche modo i cacciati rinunceranno al seggio ma questo non è vero.
In primo luogo perchè alcuni, come Catello detto Lello Vitiello finito nei guai perchè ex massone, ha già fatto sapere che non si ritirerà dalla corsa nel suo collegio uninominale. In secondo luogo perchè eventuali dimissioni dovranno essere votate dalle camere di appartenenza e non è detto che vengano accettate perchè il M5S non avrà la maggioranza nè alla Camera nè al Senato.
La realtà dei fatti dice quindi che ci saranno dodici parlamentari tra Camera e Senato (i dieci dei rimborsi più Vitiello e Dessì) che saranno in Aula iscritti al gruppo misto per almeno qualche anno.
Già fuori dal M5S e senza alcuna possibilità di fare politica al di fuori dei grillini perchè altrimenti si rimangerebbero la parola data. E con le dimissioni in tasca. Uno sfregio peggiore alla democrazia era difficile immaginarlo.
(da “NextQuotidiano”)
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