Destra di Popolo.net

SALVATE BARBARA LEZZI DALLA MORSA DELLE BANCHE

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

STAMANE E’ ANDATA IN BANCA PER DOCUMENTARE I BONIFICI SUI RIMBORSI E NON HA DATO PIU’ NOTIZIE DI SE’ (OLTRE CHE DEI BONIFICI)

La senatrice Barbara Lezzi ormai diciannove ore fa sulla sua pagina Facebook comunicava: «Domani mattina andrò in banca per farmi rilasciare la documentazione che accerta che tutti i bonifici che ho effettuato in questi anni non sono stati revocati». Gli ultimi commenti in risposta agli utenti risalgono a nove ore fa.
Da quel momento nessuno ha più notizia della senatrice che fa crescere il PIL con il caldo, considerata una delle più esperte e preparate da luminari del calibro di Andrea Scanzi.
Ora, non so voi ma io comincio ad essere seriamente preoccupato.
Si sa infatti che le banche sono cattive e la senatrice Lezzi, che gliele ha cantate spesso forti e chiare, potrebbe essere in pericolo.
Visto che per avere una lista di bonifici basta l’home banking, poi, tutta questa insistenza sull’andare in banca “domattina” è sospetta: e se fosse stata tutta una trappola?
Barbara Lezzi poi è una che ha a cuore la famiglia — tanto da aver assunto come portaborse la figlia del compagno — e le banche invece sono tutte anti-famiglia e anti-vita: è evidente che, andata in banca per certificare la sua onestà  della quale nessuno dubita, la senatrice Lezzi magari è stata rapita, oppure è impossibilitata a dare segni di esistenza su Facebook perchè qualcuno le ha preso il telefono (si sa, le banche sono ladre) e adesso non vuole più restituirglielo.
Insomma, questo è un appello: salvate la senatrice Lezzi dalla morsa delle banche!

(da “NextQuotidiano”)

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M5S, CRESCE RIMBORSOPOLI, OLTRE UN MILIONE DI AMMANCO

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

OLTRE DIECI I PARLAMENTARI COINVOLTI…IL CASO DEI FALSI BONIFICI ESIBITI PER RIMBORSI MAI EFFETTUATI RISCHIA DI TRAVOLGERE IL MOVIMENTO

Il buco dei rimborsi dei Cinque Stelle non versati realmente nel fondo per il microcredito si allarga e supera il milione di euro.
Il calcolo è presto fatto: nella somma totale dei 23 milioni di euro già  versati, ci sono infatti anche parte dei soldi dei consiglieri regionali del movimento di Liguria, Veneto, Emilia e Trentino, per un totale di 559mila euro; gli oltre 600mila euro versati dagli europarlamentari; e i soldi di deputati del M5S passati al gruppo misto come Riccardo Nuti e Giulia Di Vita.
Tradotto: la forbice della discrepanza tra quanto dichiarato dal Mise e i calcoli dei Cinque Stelle aumenta.
Per questo motivo il Movimento ha chiesto in via ufficiale al ministero dell’Economia l’accesso agli atti per avere l’elenco dei portavoce che hanno effettuato i versamenti con il totale dell’importo versato nei 5 anni da ognuno di loro.
Dallo staff di Di Maio si fa sapere che saranno pubblicati “in chiaro tutti i dati e chi non ha versato verrà  espulso”.
Sul caso interviene anche il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, che ha lasciato il Movimento un anno e mezzo fa: “L’arma della rendicontazione è stata usata in diversi casi contro chi non aveva una visione allineata con il vertice e in alcuni casi verso chi era uscito dal movimento per motivi diversi. Un modo per dire ‘è puro chi restituisce, gli altri non hanno dignità ‘. È l’epilogo di cose che ho detto più volte: l’onestà  si misura non a parole, ma con i fatti”.
Il caso dei finti rimborsi – l’ennesimo della campagna elettorale pentastellata – era esploso negli ultimi giorni anticipato da Repubblica. Tanto da arrivare a una minaccia di censura verso la trasmissione de Le Iene che stasera hanno mandato in onda l’anticipazione del servizio incriminato, ma solo sul sito internet, sulla prassi sembra un po’ diffusa tra i parlamentari del Movimento di “bluffare” sulle restituzioni dei contributi parlamentari.
E non basta: al termine del servizio si intuisce che la seconda puntata coinvolgerà  altri due parlamentari di peso del Movimento, dopo Andrea Cecconi e Carlo Martelli: ovvero Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella.
D’altra parte la fonte anonima che ha vuotato il sacco con le “Iene”, ha spiegato che il numero di eletti coinvolti nella vicenda – con l’abitudine cioè di far finta di versare sul fondo per il microcredito le eccedenza di stipendi e diaria – “tocca la doppia cifra
“Tra deputati e senatori siamo ad una doppia cifra, è un partito fatto di furbi e furbastri che tradisce la fiducia dei cittadini”, ha detto l’ex militante M5s.
L’inchiesta de Le Iene ha già  di fatto portato al ritiro dalla campagna elettorale di Cecconi e Martelli, due parlamentari uscenti e quasi certamente rieletti. Secondo l’accusa avrebbero finto di restituire somme per oltre 21mila euro, nel caso di Cecconi, e oltre 76mila nel caso di Martelli.
La mancata restituzione, spiega l’ex militante, si concretizza pubblicando sul sito “tirendiconto.it” i bonifici fatti salvo poi revocarli entro 24 ore dalla pubblicazione.
Interpellati il 2 febbraio scorso dall’inviato de Le Iene Filippo Roma, sia Cecconi sia Martelli negano. “Non è vero, ho tutti i bonifici fatti, sono caricati online”, spiega Cecconi prima di andar via mentre Martelli prima nega con forza (“A me questa cosa non risulta, questa cosa qua finisce adesso, è una cosa terribile”) salvo poi rilevarsi più possibilista: “Farò questa verifica, se è così provvederò a sistemare tutto”. A entrambi Le Iene hanno chiesto di contattare il programma dopo la verifica ma nessuno dei due parlamentari, spiega il programma nel servizio, si è fatto sentire.
Cecconi e Martelli, hanno detto di aver firmato un documento di rinuncia alla candidatura, il cosiddetto “modulo Dessì”, dal nome del candidato Emanuele Dessì, candidato M5s (in seconda posizione nel collegio plurinominale numero 3 del Lazio), costretto a firmare un atto di rinuncia al seggio dopo un controverso video con un esponente del clan Spada di Ostia e la questione della casa comunale in cui vive pagando 7,7 euro mensili.
Ma esperti giuristi, come l’avvocato Gianluigi Pellegrino, hanno dimostrato come in realtà  questo documento di rinuncia all’elezione non abbia alcun effetto legale: “È tecnicamente una boutade da campagna elettorale – ha spiegato in un’intervista a Repubblica – si fa la bella figura dicendo che ci si dimette, senza in realtà  nessun effetto, anzi con il seggio garantito”.
Coinvolti nella vicenda dei rimborsi secondo quanto riporta, su Twitter e Youtube, il blogger di Supernovacinquestelle Marco Canestrari, anche il deputato Danilo Toninelli e il senatore Mario Giarrusso.
Canestrari evidenzia delle irregolarità  nelle rendicontazioni dei bonifici, che riguardano date e importi.
Il blogger pubblica un messaggio di Giarrusso in cui il parlamentare dichiara di aver già  incaricato i suoi legali di verificare i post di Canestrari.
E riguardo a Toninelli avverte: “Ci sono altre rendicontazioni che non tornano: bonifici che hanno cifre molto sospette. C’è molto ancora da controllare ‘al centesimo’ come ha detto Toninelli. Proprio lui”.
Il blogger tira in ballo, poi, in un video, anche “parlamentari di peso come Vito Crimi e Carlo Sibilia”.

(da “La Repubblica”)

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COSA DI MAIO NON HA CAPITO DI “MASSONI” E “MELE MARCE”

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

LA NOTIZIA E’ CHE UNO CHE VUOLE GUIDARE L’ITALIA NON E’ NEMMENO IN GRADO DI CONTROLLARE I SUOI CANDIDATI E VERIFICARE DUE SEMPLICI CONTI

“Per quanto ci riguarda è una persona che non ci aveva detto di far parte di una loggia massonica e per questa ragione non può stare nel movimento. Gli abbiamo inibito l’utilizzo del simbolo e quindi per lui è game over”: Luigi Di Maio a Napoli oggi intercettato dai giornalisti è costretto a parlare del tema di cui nelle bacheche social dell’intero MoVimento 5 Stelle non si fa menzione: uno dei motivi di imbarazzo che ruota intorno al candidato Catello detto Lello Vitiello è che è stato proposto proprio dall’entourage di Di Maio.
Un altro dei motivi di imbarazzo è una cosa di cui probabilmente Giggetto non si è ancora accorto: il M5S non può inibire l’uso del simbolo a Catello Vitiello perchè il simbolo è attualmente in mano a un curatore, per la causa promossa dai 33 grillini ribelli assistiti dall’avvocato Lorenzo Borrè.
Poi Di Maio ha detto la sua anche sui due (per ora) candidati e parlamentari del M5S che sono stati beccati a non versare nel fondo del microcredito: “Quelle persone come Cecconi e Martelli le ho già  messe fuori, per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento”
E anche qui Di Maio dimostra di non aver capito cos’è la notizia.
Lui è infatti il candidato premier del M5S e in quanto tale si offre come guida del paese. Ma lui, in quanto capo della coalizione che ha candidato Cecconi e Martelli, è anche quello che li doveva controllare.
La notizia è che uno che vuole guidare l’Italia non è nemmeno in grado di controllare i suoi candidati.

(da “NextQuotidiano”)

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L’INCHIESTA DELLE IENE HA DEMOLITO LA BUFALA M5S DEL DIMEZZAMENTO DELLO STIPENDIO

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

NON SOLO I TAGLI SI LIMITANO AL 10% DI QUANTO INCASSANO REALMENTE COME PARLAMENTARI, MA ORA SI SCOPRONO I BONIFICI TAROCCATI PER TENERSI I SOLDI

L’inchiesta delle Iene ha fatto a pezzi uno dei principali miti fondativi del Movimento 5 stelle: il dimezzamento dello stipendio con annessa restituzione di una parte delle somme incassate. Insomma, la tanto strombazzata “onestà “.
Non soltanto il dimezzamento è una bufala perchè i tagli si fermano intorno al 10-15% del totale dei soldi incassati (23 su 135 milioni), ma addirittura volti M5s di primo piano, capigruppo e presidenti di gruppo che abbiano visto tutte le sere in tv a fare la morale, fingevano di restituire con bonifici farlocchi, che poi annullavano per tenersi i soldi.
Non si tratta di un semplice ritardo, come ha detto Di Maio, ma del tentativo di fregare la buona fede delle persone.
Sono loro che da anni parlano di dimezzamento dello stipendio, molti elettori li hanno votati proprio per questo.
Ora scopriamo che mentivano, che non avevano alcun problema ad andare in tv ad autoelogiarsi, salvo poi annullare il bonifico per tenersi i soldi.
Questo castello di menzogne è venuto fuori solo grazie all’inchiesta delle Iene, solo grazie alla soffiata di una fonte interna, di un esponente M5s che ha deciso di vuotare il sacco.
Fosse stato per loro, non avremmo mai saputo niente. Cecconi e Martelli, intervistati dalla iena Filippo Roma, hanno continuato a negare anche dopo essere stati scoperti.
Il buco è di alcuni milioni di euro.
Nel Fondo del Ministero sono arrivati 23,1 milioni, mentre il sito cinquestelle parla di 23,4 milioni.
Ma nei soldi arrivati al Mise ci sarebbero, secondo quanto scrivono i giornali, anche i pagamenti dei consiglieri regionali di Emilia, Veneto, Lombardia, Liguria, che in totale fanno 2,4 milioni.
E poi i soldi versati da ex parlamentari M5s, ora al gruppo misto.
Quindi il buco sarebbe di circa 3 milioni che i superfurbetti a cinque stelle hanno dichiarato di aver versato e invece si sono tenuti in tasca.
Ma il problema non sono le cifre, sebbene importanti.
Anche perchè se vogliamo parlare di numeri a proposito del taglio ai costi della politica, ci sono altre cifre ben più imponenti: sono stati eliminati 324 milioni di euro di finanziamento pubblico ai partiti.
Con la legge votata nel 2014, contro il parere M5s, sono stati eliminati 91 milioni di euro annui di soldi ai partiti, ridotti a 27 milioni nel 2015, 13 milioni nel 2016, zero euro dal 2017 in poi.
Centinaia di milioni di euro risparmiati dai cittadini, altro che gli scontrini di Di Maio. Oggi chi vuole contribuire alla politica lo fa volontariamente, con il 2 per mille.
Il problema, quindi, non sono le cifre, ma le menzogne raccontate da questi signori agli elettori.
Hanno giocato sulla buona fede dei cittadini, prendendoli in giro.
E ora sono ricandidati, con seggi blindati decisi dal loro leader Di Maio.

(da “Huffingtonpost“)

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CHI E’ LA TALPA DELLA RIMBORSOPOLI M5S?

Febbraio 12th, 2018 Riccardo Fucile

IL SERVIZIO DELLE IENE FA DEFLAGARE IL CASO DELLE FALSE CERTIFICAZIONI: SONO ALMENO DIECI I GRILLINI CHE HANNO FINTO IL TAGLIO DELLE INDENNITA’

«Sono almeno dieci», dice la fonte anonima alle Iene nel servizio sulle restituzioni false degli stipendi a 5 Stelle, i parlamentari grillini non in regola con i versamenti al fondo del microcredito.
Dieci parlamentari grillini in tutto avrebbero finto il taglio dell’indennità  di mandato e il bonifico destinato al Fondo di garanzia per la microimprenditorialità .
Due di loro, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, sono stati beccati in flagranza e hanno annunciato l’addio al seggio in Parlamento pur sapendo che, come nel caso di Emanuele Dessì, la loro rinuncia non vale nulla e verranno regolarmente eletti e proclamati, mentre le loro dimissioni saranno votate (e respinte, come è successo per cinque volte a Giuseppe Vacciano).
Non soffriranno la solitudine visto che, se vincerà  il collegio uninominale, anche l’avvocato Catello detto Lello Vitiello rimarrà  in parlamento pur essendogli stato vietato l’uso del simbolo.
Un deputato e tre senatori in bilico e fuori dal gruppo sin dall’inizio: sarà  difficile raggiungere convincere Mattarella che si è raggiunta una maggioranza a 5 Stelle.
Barbara Lezzi, pesantemente chiamata in causa nei giorni scorsi insieme a Maurizio Buccarella, ieri ha messo la testa fuori da Facebook per scrivere che stamattina andrà  in banca per farsi rilasciare la documentazione che accerta che i suoi bonifici non sono stati revocati.
Un’iniziativa lodevole, ma incomprensibile: visto che l’intervista con Filippo Roma risale a giovedì scorso e visto che esistono gli accessi online ai conti in banca, non si capisce perchè la senatrice definita da Andrea Scanzi come una delle più competenti del M5S (prima della storia del PIL che cresce per il caldo) non abbia agito prima procurandosi la documentazione che oggi sicuramente esibirà .
Silente, invece, l’avvocato e senatore Maurizio Buccarella che sui canali social preferisce il low profile.
Nei giorni precedenti entrambi i senatori avevano assicurato allo staff della Casaleggio, che sta invitando tutti a mettersi in regola, di avere solo dei semplici arretrati ancora da smaltire.
Ma spiega oggi La Stampa in un articolo di Ilario Lombardo che Di Maio vuole vederci molto più chiaro e ha chiesto che una squadra di collaboratori da oggi si occupi solo di spulciare i quasi mille bonifici fatti.
Con particolare attenzione saranno esaminati i versamenti dal 2016 in poi, da quando cioè, forse in vista della fine della legislatura, i due parlamentari incastrati finora, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, hanno cominciato a falsificare i rimborsi al fondo.
Il MoVimento deve ancora giustificare la differenza tra quanto dichiarato sul sito tirendiconto.it e il totale che risulta nel prospetto del Mise.
Un buco dei versamenti che supera i centomila euro ma che in realtà  potrebbe essere ancora più grande. Nel computo del Mise infatti sarebbero finiti anche i rimborsi dei consiglieri grillini eletti in quattro regioni, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia, oltre ai soldi restituiti da alcuni ex 5 Stelle, come Riccardo Nuti che ha dichiarato di aver versato a gennaio 20mila euro circa.
Questo significherebbe che la differenza tra quanto dichiarato dai parlamentari sul sito del M5S, con i relativi bonifici allegati — 23 milioni e 400 mila euro — e la cifra presente al Mise, 23 milioni 192 mila euro, sarebbe più alta di quanto si ottiene dalla semplice sottrazione e nasconderebbe gli altri colpevoli ammanchi di deputati e senatori.
Se anche Lezzi e Buccarella dovessero finire nella rete, si tratterebbe di altri due parlamentari e fedelissimi che si sono dimostrati inaffidabili.
E prima o poi anche tra i tanti piccolifanz del M5S ci sarà  chi si farà  la domanda fondamentale: come è possibile che nessuno abbia controllato prima delle Iene? E come è possibile pensare di poter governare un paese se non ci si può fidare nemmeno dei propri fedelissimi?
Stefano Buffagni, candidato a Milano e fedelissimo di Di Maio, su Facebook è uno dei pochi ad avere il coraggio di chiedere di “scacciare i mercanti dal tempio” in riferimento ai colleghi. Dovrebbe spiegare anche che chi lo ha candidato ha dimenticato di effettuare i controlli e dovrebbe trarne le conseguenze.
C’è ancora qualcosa di molto interessante da sottolineare nella vicenda Rimborsopoli M5S. Ovvero, la fonte dell’inchiesta delle Iene, che dice di essere un ex del M5S che si è sentito tradito dalla scorrettezza di chi faceva la morale agli altri.
Di certo non ha raccontato tutto su di lui. Le voci sui bonifici successivamente annullati hanno infatti attraversato tutta la legislatura, visto che il metodo di caricare bonifici che potevano essere annullati successivamente non appartiene solo a Martelli e Cecconi.
In questi anni molti, tra insider e outsider, hanno puntato il dito sulla scarsa trasparenza della metodologia applicata dai 5 Stelle, suggerendo la possibilità  che le foto fossero un falso.
Il problema è che nessuno poteva essere in grado di dimostrare che i bonifici fossero stati annullati.
Invece la fonte che ha parlato con le Iene è andata a colpo sicuro su Cecconi e Martelli, sostenendo che i bonifici registrati su Tirendiconto.it non corrispondessero con i versamenti dei parlamentari.
Questo è possibile soltanto se si ha la possibilità  di entrare nei conti dei due parlamentari per verificare gli accrediti (e anche nei conti degli altri parlamentari “beccati”), oppure se si ha la possibilità  di confrontare quanto caricato sul sito delle restituzioni con quanto è effettivamente arrivato sul conto del microcredito.
La seconda ipotesi sembra più probabile. A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura, diceva Pietro Nenni.

(da “NextQuotidiano”)

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BERDINI E I SEI CHE DECIDONO A ROMA AL POSTO DELLA RAGGI

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

IN “POLVERE DI STELLE” L’EX ASSESSORE DELLA GIUNTA GLIELE CANTA

Il volume in uscita il 15 febbraio si intitola Roma, polvere di stelle (edizioni Alegre): con la sua fatica letteraria Paolo Berdini, dimenticabile assessore all’urbanistica che ci ha regalato la lungimiranza politica della Giunta Raggi, racconterà  la sua versione dei fatti sull’esperienza politica che lo ha portato a prendere decisioni disastrose che si riverbereranno sulla pelle (e sul portafogli) dei romani o a cercare motivazioni psichedeliche per fermare lo stadio della Roma a Tor di Valle fino al disastro finale delle allusioni sessiste nei confronti della sindaca che lui ha cercato di coprire insultando il giornalista che le ha giustamente riportate. Matteo Pucciarelli su Repubblica anticipa i contenuti del tomo, che accusa la Raggi di far prendere le decisioni ad altri:
Più che vendetta, nelle parole di Berdini si percepisce delusione. Perchè secondo lui – urbanista con posizioni di sinistra, nemico dei costruttori-speculatori della Capitale – la sindaca ha più volte ceduto la sua sovranità  rispetto a decisioni fondamentali per la città , che dovevano marcare la differenza con il passato. Raggi si è fatta scavalcare di volta in volta dal suo ex braccio destro Raffaele Marra e da Pieremilio Sammarco, legale con cui Raggi fece pratica da avvocato e che, prima di mettersi in proprio, aveva lavorato con Cesare Previti.
«Le questioni più importanti, come la scelta di colui che deve salvare Roma dal fallimento – annota Berdini – non avvengono solo dentro Palazzo Senatorio, cioè nella casa della democrazia, ma anche dentro uno studio professionale privato».
Gli altri che “scavalcano” la sindaca sono Beppe Grillo, la Casaleggio associati, Luigi Di Maio e Luca Lanzalone, l’avvocato arrivato da Genova per prendere in mano la questione del nuovo stadio della Roma.
Di Lanzalone l’ex assessore scrive che «ha legami con quel mondo finanziario globalizzato insofferente a ogni tentativo di regolare il governo urbano. Gli impegni presi davanti agli elettori sono stati stracciati utilizzando un grande esperto di banche».
Secondo Berdini a comandare Roma c’è «il mondo conservatore di cui è esponente Sammarco. Ci sono il Pd e la destra di Alemanno. Ci sono le grandi banche. Ci sono infine le grandi imprese multinazionali, come Suez-Gas de France. Un ircocervo inedito che rappresenta tutti i poteri».
Insomma, tutti i cattivoni con cui lui ha governato fino all’altroieri, e se non si fosse fatto registrare da un giornalista chissà  quanto sarebbe rimasto ancora.
L’attività  di Berdini – in carica da luglio 2016 a febbraio 2017 – fu commissariata dal M5S sin da subito: «Inizio ad aver chiaro che il capo della mia segreteria faceva da fonte informativa sulle mie attività ».
Un’altra volta fu chiesto a Berdini di accollare all’assessorato una consulenza da 80mila euro a un uomo vicino al Movimento.
Aggiunge l’urbanista: «A settembre 2016 mi chiama Stefano Vignaroli (deputato M5S, ndr) per chiedermi un incontro su Massimina, quartiere della periferia ovest. Si presenta all’appuntamento insieme all’imprenditore proprietario dei terreni oggetto di uno dei progetti di urbanistica contrattata».
Altra vicenda fin qui sconosciuta: «In una delle più umilianti giunte municipali cui ho partecipato, un giovanotto dello staff del sindaco, di cultura vicina allo zero, presentò tre paginette con le istruzioni per porre sotto esame – per poi applicare le sanzioni – dirigenti e personale tecnico e amministrativo. Fui l’unico a dichiarare che considerare il rapporto con il personale come una questione disciplinare era semplicistico e autolesionista».

(da “NextQuotidiano”)

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LE IENE E IL SERVIZIO “SCOMPARSO” SUI RIMBORSI M5S: IL PEZZO NON ANDRA’ IN ONDA

Febbraio 11th, 2018 Riccardo Fucile

IL SERVIZIO CHE SMASCHERA CECCONI E MARTELLI NON SI   PUO’ VEDERE PER RAGIONI DI PAR CONDICIO

Il servizio delle Iene sui rimborsi del MoVimento 5 Stelle non andrà  in onda. C’è la campagna elettorale, c’è la par condicio e il programma Mediaset non fa parte di quelli considerati come testata giornalistica, quindi Mediaset ha imposto la cancellazione del servizio dalla programmazione fino a dopo le elezioni.
E il servizio non finirà  nemmeno sul sito del programma, come si pensava ieri.
La decisione presa dai responsabili della programmazione del Biscione è spiegabile con il rischio di multe a cui va incontro l’emittente in caso di violazione delle regole. «Per noi le Iene possono anche uscire col servizio, non abbiamo nulla da nascondere. Chi sbaglia nel M5S paga, loro invece ne fanno curriculum e li candidano», ha detto ieri la deputata M5S Carla Ruocco dimostrando un coraggio che è mancato da altre parti nel suo schieramento.
Luigi Di Maio ha invece sostenuto che la questione del buco è semplicemente contabile: “Probabilmente, quello che Repubblica   chiama buco è solo un problema di contabilizzazione perchè dai calcoli del Mef non ci sono ancora, e questo è sicuro, i bonifici di febbraio, cioè dell’ultimo mese di restituzione”.
Secondo Di Maio quindi i bonifici dell’ultimo periodo non sono stati rendicontati e questo ha creato il “buco” di cui si sta parlando. Un’ipotesi che ha un punto a favore derivato dal fatto che lo stesso Luigi Di Maio, così come altri parlamentari, ha completato la sua rendicontazione soltanto il 9 febbraio, l’altroieri, dopo lo scoppio del caso Cecconi & Martelli.
Ma l’ipotesi ha anche un punto a sfavore, che riguarda i tanti deputati e senatori M5S nel frattempo cacciati o andati via, che però hanno continuato a rendicontare e versare sul conto.
Uno di questi è Riccardo Nuti, l’ormai quasi ex onorevole siciliano che nel frattempo ha fatto causa a Grillo per il nome e il simbolo.
Anche il senatore Giuseppe Vacciano, che ha abbandonato i 5 Stelle senza però riuscire a dimettersi, ha detto che se la tabella certifica tutti i versamenti, allora vi sono pure quelli degli espulsi che hanno continuato a versare lì: anche lui ha versato 20mila euro nel 2017. Ma non si sa se la tabella tiene o meno conto di chi è uscito nel M5S
Il caso di Andrea Cecconi e Carlo Martelli comunque resta aperto.
Per due motivi: nessuno ha ancora capito precisamente cosa abbiano fatto i due parlamentari e il rischio che le sanzioni annunciate ieri da Di Maio non abbiano alcun effetto per questioni di regolamento.
A quanto pare il problema è che i due hanno registrato bonifici mai effettuati oppure effettuati e poi annullati, ma non si comprende come i due siano stati “beccati”; non certo grazie alle pezze d’appoggio fornite dal M5S nel sito tirendiconto.it, visto che la dicitura “bonifico richiesto” — che permette di annullarlo successivamente — è presente in molte rendicontazioni dei parlamentari grillini (anche in quelle di Di Maio).
Una fonte al vertice del M5S ha spiegato oggi a Ilario Lombardo della Stampa che l’impazzimento di voci «è dovuto ai molti ritardi nella rendicontazione».
Alcuni grillini sono in arretrato di quattro o cinque mesi e sono stati invitati a mettersi in regola. Le pressioni dallo staff ai vertici sono aumentate proprio nei giorni in cui Cecconi e Martelli hanno confessato. L’1 febbraio, incastrati dalle Iene, i due capiscono di essere stati scoperti e si rivolgono alla Casaleggio per chiedere scusa e rimediare.
La storia viene tenuta nascosta, perchè nel M5S sperano che grazie alla par condicio non vada in onda. Dal 2 febbraio però sul sito tirendiconto.it i bonifici aumentano. Segno che i messaggi partiti dai vertici hanno centrato l’obiettivo: «Mettetevi in regola. Siamo in campagna elettorale». Le pressioni funzionano anche perchè fanno leva sul timore di chi è in arretrato di attirare altri sospetti.
«Quando scopriamo qualcuno che sbaglia il M5S non lo protegge ma lo mette fuori», ha detto il capo politico proprio ieri, come riporta Il Messaggero.
Ma fuori da cosa, esattamente? Di Maio promette solo ora i controlli dei probi viri sui bonifici, ma le liste sono chiuse e Cecconi e Martelli sono capilista con la rielezione in tasca. Si poteva prevenire? «Ma no, la polizia mica previene tutti i crimini, quando lo scopri lo punisci e basta», dice Di Maio.
Un ragionamento che fa acqua da tutte le parti. In primo luogo la polizia di solito indaga, non aspetta che arrivino le Iene o i giornalisti.
In secondo luogo il controllo interno non può non spettare ai capi del gruppo, che avrebbero dovuto controllare e valutare cosa ci fosse che non andava e come si sia arrivati a scoprirlo.
Se, come sembra sicuro, le magagne si sono scoperte grazie alle fonti aperte, ancora una volta toccava ai 5 Stelle vigilare. Non l’hanno fatto e si sono ritrovati con i casi Cecconi e Martelli.
Che verranno sicuramente eletti in Parlamento e poi, secondo quanto hanno detto, rinunceranno al seggio come Dessì anche se non c’è alcuna procedura automatica e le loro dimissioni dovranno essere eventualmente votate dall’Aula.
Dove però i 5 Stelle non avranno la maggioranza assoluta. C’è di più: tecnicamente, essendo eletti, Cecconi e Martelli avranno così completato la loro esperienza politica nel MoVimento 5 Stelle: non avranno quindi un’altra (teorica) chance per un altro mandato a un altro livello elettivo.
La loro esperienza politica terminerà  dopo l’elezione del 5 marzo. È il caso di dire che finirà  col botto.

(da “NextQuotidiano”)

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UN BUCO NEI CONTI DA 226.000 EURO AGITA IL M5S, CACCIA AGLI ALTRI FURBETTI DEL BONIFICO

Febbraio 10th, 2018 Riccardo Fucile

LA RABBIA DI DI MAIO

Ci sono 226 mila euro che stanno letteralmente mandando nel panico il M5S.
È la differenza tra quanto, 23.418.354 euro, i parlamentari grillini hanno dichiarato – sul sito autogestito t irendiconto.it – di aver versato nel fondo per il microcredito, tagliandosi lo stipendio, e quanto risulta dal prospetto del ministero dello Sviluppo economico che quel fondo lo gestisce, (23.192.331 euro).
Quella differenza è un ammanco che potrebbe nascondere altri casi di furbetti del bonifico, dopo quelli del deputato Andrea Cecconi e del senatore Carlo Martelli, svelati da un servizio delle Iene che sarebbe dovuto andare in onda domenica ma che è stato bloccato.
Ragioni di par condicio (il programma non è testata giornalistica) che hanno spinto Michele Anzaldi del Pd a parlare di «imbroglio».
Intanto il candidato premier Luigi Di Maio ha annunciato che «sono già  partite verifiche a tappeto» sui singoli profili dei grillini a caccia di eventuali complici o qualcun altro che ha truccato le ricevute degli avvenuti bonifici allegati al sito.
Segno che la questione terrorizza i 5 Stelle.
Se secondo calcoli interni, infatti, è vero che è di circa 90 mila euro la cifra che i due grillini non avrebbero versato, su per giù mancherebbero ulteriori 136 mila euro dal totale dichiarato su tirendiconto.it.
Cinque anni di decurtazioni per 123 tra deputati e senatori, 23 milioni di euro in tutto, sono una cifra considerevole che mette al riparo il M5S da sospetti che molti altri parlamentari abbiano fatto un raggiro di massa, ma non bastano ad alleggerire il clima di vera e propria paranoia che si sta vivendo in queste ore nello staff di Di Maio.
Lo provano proprio le sue dichiarazioni e il cambio di linea.
Dall’«orgoglio» ostentato con cui ha «accolto» la decisione dei due parlamentari di dimettersi, alla rabbia con cui ieri il leader ne ha invece chiesto l’espulsione dal M5S. L’ultima parola spetterà  al collegio dei probiviri, che sembrava più orientato alla sospensione, anche perchè Cecconi e Martelli avrebbero già  restituito i soldi.
Ma per Di Maio, in piena campagna elettorale, serve la massima sanzione, una severità  necessaria per mostrarsi inflessibile davanti agli elettori. «Chi fa queste cose deve restare fuori dal M5S» dice Di Maio incalzato dalle Iene che ieri lo hanno seguito nel suo tour a Lecce.
«Non ho parlato con loro due, sono molto deluso» ha risposto il capo politico ai microfoni degli inviati. Non c’è più spazio per l’orgoglio, sfumato nel giro di una notte. Di Maio è consapevole che a tre settimane dal voto questo potrebbe rivelarsi un duro colpo che ammacca il mito della diversità  grillina, e di nuovo su una questione di soldi.

(da “La Stampa”)

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PERCHE’ DI MAIO VORREBBE L’ESPULSIONE DI CECCONI E MARTELLI, I TAROCCATORI DI BONIFICI

Febbraio 9th, 2018 Riccardo Fucile

IL RISCHIO PER IL M5S E’ DI INFILARSI IN UN MARE DI GUAI

Secondo l’ADN Kronos Luigi Di Maio avrebbe un diavolo per capello a causa di Carlo Martelli e Andrea Cecconi, i due parlamentari del MoVimento 5 Stelle a rielezione sicura che avrebbero “barato” sui rendiconti.
A quanto apprende l’Adnkronos il capo politico è per la linea durissima: espellere i due dal Movimento, senza se e senza ma.
Di Maio, riferiscono fonti qualificate, avrebbe pertanto chiesto ai probiviri chiamati ad esprimersi sul caso di calare il cartellino rosso.
In queste ore il collegio dei probiviri — composto da Riccardo Fraccaro, Paola Carinelli, Nunzia Catalfo — sta infatti valutando il da farsi, indeciso se procedere con l’espulsione o la sospensione.
Da un lato   c’è la volontà  di optare per l’espulsione perchè il senatore con i sandali da francescano e il deputato ex presidente del gruppo di Montecitorio hanno dichiarato il falso e integrato l’incongruenza solo una volta scoperti.
Dall’altra, però, tra i probiviri c’è chi si interroga sulla sospensione, ragionando sul fatto che i due hanno restituito l’ammanco, rinunciando all’elezione.
Ma Di Maio, come capo politico, avrebbe chiesto di procedere con l’espulsione: Martelli e il superfedelissimo Cecconi, per lui, devono esser fatti fuori dal M5S.
C’è però un problema grande come una casa che potrebbe mettere in difficoltà  Di Maio e il suo repulisti.
L’avvocato Lorenzo Borrè, che ha guidato e vinto molti ricorsi in tribunale contro il M5S, fa notare che i fatti di cui sono accusati Baroni e Cecconi riguardano avvenimenti accaduti quando c’era la prima associazione, quella del 2009, e non quella del 2017: «Non si capisce quindi quale dei due collegi dei probiviri e di quale associazione dovrebbe irrogare le sanzioni. Quello della nuova associazione non può irrogare sanzioni per fatti commessi prima della sua costituzioni e prima che Cecconi e Martelli fossero associati».
Il rischio quindi è che ogni eventuale sanzione comminata dai probiviri venga successivamente annullata dal tribunale, con tutte le spese di giudizio a carico di chi l’ha irrogata.
Questo, sommato al fatto che il documento con le dimissioni che i due dicono di aver firmato non vale nulla, dovrebbe far capire a tutti che la situazione è disperata, ma non seria.

(da “NextQuotidiano”)

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