Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
UN LENINISMO POST-MODERNO IN SALSA PROPRIETARIO-AZIENDALISTICA ALLA BERLUSCONI
In politica, il 2018 ci porta un partito che sa di nuovo, anzi d’antico: il P5S, Partito Cinque
Stelle, già noto come “moVimento”.
Quando non erano un partito, infatti, esistevano dei principi inderogabili, fra cui ricorderete tutti il celebre motto “uno vale uno“.
E’ in realtà da tempo che quel motto è stato disatteso in favore del più leninistico “qualcuno vale tutto”.
Ora che tutto il potere è tornato nelle mani non già di un soviet supremo, ma di un politburo ristretto composto solo da tre nomi: Grillo, Casaleggio e per certi versi Di Maio, sappiamo con certezza che ciò che verrà dall’elezione diretta del “popolo del web” secondo il nuovo statuto (non a caso non più chiamato “non statuto” che faceva tanto il miglior Magritte) e il nuovo codice etico, dovrà passare per il vaglio del nuovo Capo Politico, appunto Di Maio, il quale avrà l’ultima parola sulla “presentazione delle liste, del simbolo e del programma e la definizione della squadra di governo” come recita l’ultimo enunciato del duce.
Da notare il nuovo art. 4 che assegna all’ayatollah e al duce il potere di rigettare, se non gradito, il risultato del voto online, ora diminuito a mera “consultazione“, che è valido solo “qualora abbia partecipato la maggioranza assoluta degli iscritti”, quorum mai raggiunto prima.
Niente più democrazia diretta decisoria, alla Rousseau, insomma: gli iscritti potranno sempre esprimere sempre i loro suggerimenti quando il politburo ristretto lo riterrà opportuno, ma alla fine chi decide sarà Lui, il Capo Politico, che per ora è Di Maio, ma domani potrebbe essere chiunque altro, se gli ayatollah Grillo e Casaleggio dovessero prenderlo in antipatia.
Non più candidati candidi: si accettano anche gli indagati, perchè c’è indagato e indagato. Non più nessuna alleanza con “nessun partito”, ma anzi: pronti ad allearsi con chiunque sia disponibile alla bisogna (Lega o LUE, pari sono).
Un primo assaggio di questo tipo di meccanismo lo si è già avuto alle scorse primarie di Genova, dove anzitutto si impose dal nulla il cosiddetto “metodo Genova“, che serviva a ridurre il potere democratico della base di candidare un iscritto chiunque con buona pace delle idee di Rousseau, al fine di incanalare la scelta su pochi nomi conosciuti al vertice. Poi, la vincitrice Marika Cassimatis fu disarcionata con l’editto genovese di Grillo, in favore del candidato sconfitto, Luca Pirondini.
Come ricorderete, ci fu un ricorso della Cassimatis vinto dinanzi al Tribunale Civile di Genova, ma questo non ha impedito all’Elevato di presentare il candidato che voleva lui, Pirondini, il quale alle elezioni poi è arrivato terzo senza nemmeno ottenere il ballottaggio.
Oltre al politburo Grillo-Casaleggio-Di Maio, ci saranno il Comitato di Garanzia e il Collegio dei Probiviri, proprio come accade in ogni partito politico che si rispetti.
A ben guardare, il P5S non è però un partito veramente leninista: infatti l’intera baracca risulta proprietà di due sole persone, cosa che lo avvicina più a Forza Italia: Beppe Grillo e Casaleggio Jr., il cui unico grande merito politico è di essere il figlio bio-lo-gi-co del presidente eterno Gianroberto, già fondatore della Casaleggio e “associati” che forse si dovrebbe meglio leggere “Casaleggio и партнеры“, in russo.
Tutto ciò nel “meritocratico” stile politico nordcoreano della famiglia Jong, il cui Dna governa con pungo di ferro il paese dai tempi del nonno Kim Il-sung. Anche il programma politico del P5S non è definito come negli altri partiti: su molti temi le posizioni sono talmente vaghe che a seconda di chi si intervista, si ottiene una risposta e il suo contrario. Nel P5S però sono riusciti a fare di più, e anche intervistando in giorni diversi la stessa personalità si ottengono le risposte più opposte.
Prendete la posizione sull’Euro, per esempio: Di Maio il 18 dicembre 2017 in tv su La7 si è pronunciato in favore di un referendum per uscire dalla moneta unica, referendum che lui non solo auspica, ma nel quale voterebbe proprio per l’uscita: “Se dovessimo arrivare al referendum, che per me è l’extrema ratio è chiaro che io sarei per l’uscita” (e pazienza se detto referendum è anticostituzionale secondo quanto stabilito dagli artt. 75 e 80 della Costituzione); il 28 dicembre 2017, dieci giorni dopo, intervistato da questo giornale, ha chiaramente assicurato che lui non è per uscire dall’Euro: “Non mi soffermo più su questo argomento, perchè dà adito solo a strumentalizzazioni. Io confido che il referendum non si debba fare, anche perchè l’Europa è molto cambiata”.
Lo stesso tipo di fraintesa “posizione piglia-tutto” la si può trovare parlando di uscita dalla Nato, o di quanto costerebbe il reddito di cittadinanza, o se una volta al governo il P5S toglierebbe o meno i 940€/annui che i governi del Pd hanno redistribuito a quei 11.100.000 italiani i cui redditi sono inferiori ai 26mila€ annui: qui quando erano “una mancetta elettorale” che “non hanno rilanciato l’economia” e qui quando sono diventati così utili e necessari che “non saranno toccati e anzi vogliamo proseguire con gli sgravi Irpef“.
La Costituzione della Repubblica, del resto, al P5S sta davvero stretta: l’ultima posizione assunta, quella per la reintroduzione del vincolo di mandato (come ai tempi del fascismo) e della multa da 100mila euro ai parlamentari P5S che dovessero cambiare gruppo perchè in disaccordo politico con le posizioni assunte dal loro partito, lede l’art. 67, uno dei più brevi e chiari e diffusi nella sua lineare semplicità in tutte le democrazie parlamentari, che il P5S ha in uggia: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.”
Insomma, il 2018 ci porta un po’ di leninismo postmoderno, in salsa proprietario-aziendalistica alla Berlusconi: una ricetta sicuramente prelibata per l’Italia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
DALLO STREAMING ALLA FARSA DEL VOTO ON LINE, DAL DIRETTORIO AL FALLIMENTO NEI COMUNI, DALLE PRIMARIE AL CANDIDATO ETERODIRETTO, FINO AL TRADIMENTO SULLO IUS SOLI
La legislatura è finita, il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere e inizierà di fatto la campagna elettorale.
Una legislatura complessa, molto articolata politicamente e che ci ha offerto una delle distorsioni politiche più intense della nostra storia repubblicana: il Movimento 5 stelle. Ecco una breve carrellata del loro contributo politico in questi 5 anni:
Viva lo streaming, a morte lo streaming
Il voto del 2013 regala al paese una frammentazione politica di non poco conto, arrivano i 5 stelle e c’è grande curiosità politica. Chiedono lo streaming, loro cavallo di battaglia in campagna elettorale. Bersani lo concede, ci vanno Crimi e la Lombardi, bastano 5 minuti per capire che in Parlamento sono arrivate persone non competenti in materia istituzionale, politica e relazionale. Dopo quelle figuracce, lo streaming viene messe nel cassetto e mai più citato, le riunioni del M5s diventano sempre più segrete e a porte chiuse, anzi, sbarrate.
La farsa del voto online
Altra perla portata in politica dal M5s. In un primo momento si vota su tutto. Dal Presidente della Repubblica al reato d’immigrazione clandestina. Bastano un paio di tornate elettorali per chiarire a tutti che di “democratico” non c’è praticamente nulla. Affluenza bassa, voto non certificato, risultati manipolabili rispetto al volere della Casaleggio Associati e via discorrendo. Morale: dopo 5 anni il M5s vota in Parlamento, vota di tutto senza consultare la base online, semmai ne esista realmente una.
Il direttorio
Dall’uno vale uno alla dittatura del direttorio, che decide su tutto, vita, morte e miracoli dei “portavoce”. Avremo solo un suo opaco ricordo: visti i limiti evidenti, questo organo ha avuto meno vita di Spelacchio.
La prova dei Comuni
Qui si evidenzia tutto il disastro di questo gruppo politico sgangherato e impreparato politicamente e istituzionalmente. Vincono Parma, Pizzarotti se ne va dal M5s prima di finire il mandato. Vincono Quarto, la sindaca viene indagata e nell’imbarazzo delle 3 scimmiette che provano a nascondere la loro incompetenza, la sindaca se ne va dal M5s. Per chi volesse un breve elenco dei loro disastri sui Comuni, lo trova qui.
Vogliamo parlare di Roma?
In un meno di due anni:
– preso come Capo Gabinetto una persona a 193 mila euro poi dichiarata impropria dall’Anac di Cantone;
– nominata la Muraro, difesa dalla Raggi, poi indagata e quindi dimessa dopo un casino durato ben tre mesi;
– preso Minenna come assessore al Bilancio, poi dimessosi per “mancanza di trasparenza della Giunta capitolina”;
– nominati 4 – ripeto quattro – capi di Gabinetto in un mese;
– nominato Marra, braccio destro della Raggi, poi arrestato per corruzione;
– promosso il fratello di Marra;
– mentito sulla nomina del fratello di Marra;
– indagata per abuso d’ufficio e falso;
– nominati dirigenti Anac e Ama, tutti dimessi in una settimana;
E potrei andare avanti ancora per un bel po’. Il dato politico è che la capitale non ha mai vissuto un tale degrado.
Dalle Unioni civili allo Ius Soli, traditori politici
E come dimenticare il balletto indegno fatto sulle Unioni Civili? Una serie d’inspiegabili argomentazioni per non votare quella legge solo per nascondere il loro vero volto, quello di stare solo al consenso politico, da qualsiasi parte venga, piuttosto che alle esigenze di crescita politica e civile del paese. Sullo Ius Soli? Qui hanno svelato il loro vero volto. Mentre sulle Unioni Civili hanno giocato una partita che ha chiarito la loro ipocrisia, qui si sono nascosti per paura di perdere elettorato. Ecco cosa sono i diritti civili per il M5s, un argomento che è solo uno strumento politico per consenso.
Due pesi e due misure
Gli indagati fuori dal Movimento, ma anche no, anzi dipende. Dipende se stai simpatico a Casaleggio o a Grillo. I casi esemplari sono Pizzarotti e Nogarin, indagini “simili”, il primo messo alla porta con messaggi e email anonime, il secondo ancora in carica. Ma la più bella di tutte è Roma, dove addirittura si arrivaa cambiare il non-statuto per tenerla ancora dentro. Ma il caso dei due pesi e due misure è molto più complesso, perchè se si volesse applicare alla lettera quanto detto in campagna elettorale nel 2013 nel Movimento ci restano solo Grillo e Casaleggio, e forse nemmeno. Sono quasi tutti più o meno indagati.
Le primarie online? Decide Grillo chi vince
Qui fanno da modello il caso Genova e quello siciliano. A Genova Cassimatis vince, a Grillo non sta bene, si annullano le primarie, il M5s perde Genova. In Sicilia il tribunale annulla il voto che elegge Cancelleri candidato presidente, Grillo se ne frega, va avanti, perde lo stesso anche in Sicilia, e ci perde anche un bel po’ di faccia.
Di Maio, il candidato eterodiretto
Al di là della sua elezione farsa, Di Maio è attualmente il candidato alla Presidenza del Consiglio (formalmente tale candidatura non esiste) ed è già in giro a raccontare il suo programma. Di Maio incarna la trasformazione dei 5 stelle in questi 5 anni, dal “Vaffa” al “vogliamo parlare con tutti” pur di andare al governo. Un candidato che nei fatti non decide praticamente nulla, che campa di scelte che – a detta sua – vengono dai cittadini ma che nei fatti è tutto prodotto dalla Casaleggio Associati, un’azienda che fattura grazie anche al M5s. Un candidato che, nella pratica, è solo espressione di un piccolo gruppo di potere privato
Si potrebbe continuare per un bel po’, in questi 5 anni il M5s ne ha combinate davvero tante politicamente, e lo spazio di un blog non può contenere la mole di contraddizioni, bugie, passi falsi e tradimenti del loro elettorato.
A me piace ricordare questi punti, che sono esemplari di un’ipocrisia che si appresta nuovamente a candidarsi alle politiche.
Non so come andrà a finire, ma il punto politico è ormai chiaro rispetto a 5 anni fa, abbiamo covato una forza antipolitica che dice tutto e il contrario di tutto pur di ottenere consenso, che è in mano a un privato e che dal punto di vista amministrativo è stata – per usare un eufemismo – fallimentare.
In breve: 5 anni inutili, per la politica, per le istituzioni e per i cittadini.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
BOCCIATO IL SISTEMA ROUSSEAU: “ILLECITI NELLA GESTIONE DI DATI TUTELATI DALLA PRIVACY”
Il Garante per la privacy mette nel mirino Rousseau, la piattaforma online del Movimento
5 stelle e ipotizza delle sanzioni. Il 21 dicembre 2017 l’Autorità ha infatti emesso un provvedimento indirizzato ai gestori del sito del M5S, di Beppe Grillo e dell’associazione Rousseau dopo gli episodi di violazione dei dati personali dei cittadini, avvenuti a partire da agosto da parte di hacker.
Il Garante prescrive nei confronti dei titolari dei siti web riferibili al Movimento 5 stelle “le misure necessarie relative ai profili concernenti la sicurezza informatica” oltre a una serie di altre misure, tra le quali “la previsione di una informativa specifica relativa alle funzionalità della piattaforma Rousseau”. Al titolare del blog di Beppe Grillo il Garante prescrive “quale misura necessaria, l’adozione di una specifica modalità di acquisizione del consenso al trattamento dei dati per finalità di promozione commerciale e pubblicitaria”.
Non solo, il Garante dichiara, “nei confronti dei titolari del trattamento di tutti i siti riconducibili al Movimento 5 Stelle, l’illiceità del trattamento dei dati personali degli utenti in ragione della comunicazione a soggetti terzi (Wind Tre S.p.A. e ITNET s.r.l.) dei dati medesimi in mancanza di idoneo presupposto”. Il Garante inoltre si riserva di verificare “la sussistenza dei presupposti per l’eventuale contestazione delle sanzioni amministrative”.
“Ferma restando la libertà di ogni associazione privata – quale appunto un movimento o partito politico – di strutturarsi con proprie regole (e a condizione che delle stesse sia fornita adeguata informazione a tutti gli associati) – sottolinea il Garante -, si evidenzia come, alla luce delle risultanze istruttorie, le misure di sicurezza connesse al controllo delle operazioni di voto destino alcune perplessità “.
“Con riferimento al database Rousseau – afferma il Garante per la privacy -, il documento trasmesso all’Autorità recante ‘Estratto delle tabelle principali di Rousseau’, ha permesso di valutare alcuni aspetti relativi alla riservatezza delle operazioni di voto elettronico svolte tramite la piattaforma; in particolare, l’esame delle predette tabelle ha mostrato come l’espressione del voto da parte degli iscritti, in occasione della scelta di candidati da includere nelle liste elettorali del Movimento o per orientare altre scelte di rilevanza politica, venga registrata in forma elettronica mantenendo uno stretto legame, per ciascun voto espresso, con i dati identificativi riferiti ai votanti”.
Il Garante spiega: “Nello schema del database risulta infatti che ciascun voto espresso sia effettivamente associato a un numero telefonico corrispondente (come del resto confermato dal dottor Casaleggio in sede ispettiva, cfr. verbale 5 ottobre 2017) al rispettivo iscritto-votante. Tale riferimento sarebbe mantenuto nel database per asserite esigenze di sicurezza, comportando, tuttavia, la concreta possibilità di associare, in ogni momento successivo alla votazione, oltre che durante le operazioni di voto, i voti espressi ai rispettivi votanti”.
“La possibilità di tracciare a ritroso il voto espresso dagli interessati – prosegue il Garante – non risulta neppure bilanciata, per esempio, da un robusto sistema di log degli accessi e delle operazioni svolte da persone dotate dei privilegi di amministratore della piattaforma che consenta, almeno, di condurre a posteriori azioni di auditing sulla liceità dei trattamenti attuati dal detentore dell’archivio elettronico”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
E BOCCIA SENZA APPELLO L’OBBLIGO DI VOTARE SEMPRE LA FIDUCIA AI GOVERNI M5S E LA MULTA PER GLI ESPULSI
“Quasi irriconoscibile”. 
In un lungo editoriale, il direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio definisce così l’esito del cambio di pelle del Movimento 5 Stelle alla luce delle nuove regole decise in vista delle elezioni. Il bilancio, tuttavia, non è solo negativo: “In parte meglio, in parte peggio”, scrive.
Quello che Travaglio definisce un “giusto equilibrio fra due estremi negativi, i nominati dall’alto e l’Armata Brancaleone” è la definizione delle liste:
“Le liste bloccate (imposte dal Rosatellum) della quota proporzionale saranno formate da candidati iscritti al M5S e votati online dalla base, che potranno presentarsi anche in un collegio uninominale. Invece i singoli candidati nei collegi uninominali saranno scelti da Di Maio e Grillo fra quelli che si propongono, ma anche fra ‘esterni’ non iscritti al M5S”.
“Pessima idea”, secondo il direttore del Fatto, è invece la nuova regola che impone di votare la fiducia ai governi presieduti da un premier M5S.
Per Travaglio “non è degna di chi un anno fa contribuì a salvare la Costituzione”. Non solo.
“I 5 Stelle insistono a predicare il vincolo di mandato, che però l’art. 67 della Carta esclude espressamente e nessuna maggioranza (nè assoluta, nè dei due terzi) consentirà mai di introdurre con una riforma costituzionale”.
Contrarietà anche alla regola della multa da 100mila euro per i parlamentari espulsi. “La multa e le dimissioni resteranno lettera morta”, scrive.
Tra i punti positivi per Travaglio c’è la possibilità per Luigi Di Maio di avere l’ultima parola sui candidati “proporzionali” votati online dagli iscritti e di escludere quelli che hanno posizione contrarie al Codice etico.
Ecco come spiega le ragioni del suo assenso a questa regola:
“Una svolta condivisibile, che molti caldeggiavano per tenere alla larga quei personaggi improbabili che rendono i 5 Stelle poco credibili e autorevoli”.
C’è un elemento che per Travaglio sarà “decisivo”, più delle regole: il fattore umano.
“Quali candidati verranno selezionati nei collegi e nei listini, quali ministri indicherà Di Maio, quali idee forti (e con quale efficacia comunicativa) il movimento riuscirà a imporre all’attenzione della gente in campagna elettorale”.
Appunto, un’azienda sola al comando.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
ACCUSE A DI MAIO E ALLA CASALEGGIO, LO SCONFORTO DI CHI NON VUOLE RICANDIDARSI
Dopo cause, ricorsi e controricorsi, giornate passate in tribunale dagli avvocati, denunce spuntate un po’ ovunque, finalmente Beppe Grillo lo ha ammesso: «Abbiamo fatto una nuova associazione perchè quella che avevamo era un po’ confusa. Dovete avere pazienza, stiamo diventando adulti».
Così, nel suo ormai abituale controdiscorso di Capodanno, il comico genovese ha ratificato la radicale rivoluzione che rende il M5S qualcosa che assomiglia sempre di più a un partito, salvo nelle complicate e fastidiose geometrie della democrazia interna.
Grillo non parla delle nuove regole, conferma che sarà garante «anche della nuova società » e annuncia il ritocco estetico che dividerà i destini del suo blog, beppegrillo.it, da quello contenente la vita politica a vari livelli istituzionali del Movimento, il blog delle stelle.
«Io andrò un po’ in giro per il mondo con video conferenze». Tornerà a occuparsi, dice, «un po’ più di visione». Linfa nuova, insomma, ma anche ricette vecchie. Con quel motto, «meno lavoro più reddito», con cui aveva stregato le masse nello Tsunami Tour del 2013.
Nel caos generato dalle contese giudiziarie, trova dunque vita il M5S verticalizzato, costretto in una struttura che vorrebbe depotenziare ogni voce di dissenso nei confronti del capo politico e candidato premier Luigi Di Maio.
E il dissenso negli ultimi mesi aveva un nome e un cognome: Roberto Fico.
In molti cercano di interpretare il suo prolungato silenzio, rotto solo da brevissimi commenti.
Anche perchè quello che fa filtrare è contraddittorio: fa sapere di essere fiducioso perchè il nuovo codice non permetterà la candidatura «a indagati e condannati», ma a chi gli invia messaggi di questo tipo: «Roberto è vero che non ti ricandidi? Non puoi lasciarci da soli con Di Maio!», lui risponde con una risata complice.
Finora Fico non ha mai smentito la possibilità di lasciare il Parlamento per provare a correre a Napoli da sindaco.
E nelle chat degli eletti grillini campani, dove opportunamente Di Maio è stato escluso, in molti usano il sarcasmo per esprimere il proprio malumore per la totale mancanza di condivisione nelle decisioni: «Ditemi un po’ ma dove avremmo preso tutte queste decisioni collettivamente, “da Movimento”?».
Questo uno dei tanti messaggi whatsapp. Di fatto, la svolta del M5S è stata decisa da un pugno di persone, più avvocati che eletti.
La delusione porta sconforto e voglia di dire basta.
Tra i campani che partecipano alle chat c’è Paola Nugnes, senatrice oppositrice di Di Maio e c’è la fedelissima amica di Fico, Vega Colonnese.
La prima sta meditando se autocandidarsi oppure no. La seconda ha già deciso che il M5S così com’è diventato non le piace e non si candiderà .
Di Pozzuoli è Vincenzo Caso, altro deputato che pare non farà il bis alla Camera. Inutile chiedere commenti a Mimmo Pisano, deputato di Salerno, dissidente dai primi mesi della legislatura e già serenamente deciso a dire addio al M5S «ridotto – dice – a un gruppo di fanatici che aderendo al partito fiduciario sono pronti a giustificare qualunque aberrazione».
Una su tutte, secondo Pisano, più della multa per gli eretici e l’evanescente obbligo di votare sempre la fiducia a un’eventuale governo dei 5 Stelle (gli stessi che criticavano il ricorso alle troppe fiducie dei governi Pd): «L’obbligo statutario della neonata associazione di fare accordi con l’Associazione Rousseau, cioè con la società privata Casaleggio Associati. Un abominio anche perchè gli iscritti del M5S sono tali in quanto iscritti alla piattaforma Rousseau, cioè sono in mano a un contenitore gestito da un’azienda che fa business privatamente».
(da “La Stampa”)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
L’AVV. BORRE’: “STANNO COSTRUENDO UNA NUOVA CASA SOPRA LA VECCHIA, SENZA DEMOLIRE LA VECCHIA. GLI ABITANTI DELLA VECCHIA CASA FARANNO VALERE I LORO DIRITTI CHE POSSONO COSTARE MOLTI SOLDI”
Nuvole fosche di color toga di magistrato si addensano sul destino del MoVimento 5
Stelle.
Pare, sembra, forse, si mormora che anche le nuove regole votate da nessuno per salvare i grillini dalle cause risarcitorie degli iscritti defraudati dai loro diritti possano far finire in tribunale l’associazione neonata.
Con problemi ancora più grossi rispetto a quelli sollevati nelle tante cause aperte su tutto il territorio nazionale.
L’avvocato Lorenzo Borrè, che le ha seguite tutte, rilascia oggi un’intervista alla Stampa nella quale delinea i profili di debolezza dal punto di vista giuridico, a partire dal fatto che 150mila iscritti di una vecchia associazione non potevano essere traslati nella nuova senza consenso esplicito:
«Naturalmente. Si userebbe una violenza su di loro. I vecchi iscritti non possono essere cooptati automaticamente. In virtù di questo, nella casa 5 stelle vecchia rimarrebbero 150 mila iscritti. A questo punto il vecchio “capo politico”, Grillo, che fa, abdica? Perchè la vecchia associazione rimane in vita».
In tutto questo, giuridicamente, i dati di chi sono, dell’Associazione nuova? Della Casaleggio?
«I dati sono dell’Associazione vecchia; non della Casaleggio». Numeri di telefono, codici fiscali, documenti, orientamenti sensibili nelle precedenti votazioni…
È un grosso problema di legittimità giuridica.
«Su questo 6 iscritti hanno fatto un esposto al Garante della Privacy, per verificare in base a quale norma di diritto l’Associazione Rousseau, presieduta da Davide Casaleggio, abbia la disponibilità dei dati degli iscritti all’Associazione cinque stelle, senza che i 6 abbiano fornito il consenso. La questione è talmente grave, giuridicamente, che la procedura al Garante è attualmente pendente».
Interessante poi notare che anche secondo l’avvocato Borrè non si può prima far votare un’assemblea dicendo che ha pieni poteri e poi votare delle regole senza il consenso dell’assemblea che si è lasciato votare fino al giorno prima. Chi l’avrebbe mai detto, eh?
I dati sono di un’altra associazione, la seconda Associazione Movimento 5 Stelle, non dell’Associazione Rousseau?
«Esatto. E il titolare è Beppe Grillo, non Casaleggio. Loro questa traslazione di dati non possono farla, senza il consenso esplicito dell’interessato».
Ora che succede?
«L’eliminazione del voto dell’assemblea, elemento fondamentale della prima associazione, non appare legittima. C’è il codice civile a impedirlo, e una sentenza dell’81: l’assemblea non può essere eliminata d’emblèe, nè essere confinata al voto online. Per usare una metafora, stanno costruendo una nuova casa sopra la vecchia, senza demolire la vecchia. Gli abitanti della vecchia casa possono far valere i loro diritti. Che economicamente, sommati, possono costare molti soldi
Insomma, il M5S torna a infilarsi in un quadro giuridico tragico che potrebbe portare — come in effetti è già successo — a conseguenze interessanti, se non altro perchè i nodi cominceranno a venire al pettine proprio durante la campagna elettorale.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
IL BLOG DI GRILLO TORNERA’ AD ESSERE PERSONALE, ONDE EVITARE RESPONSABILITA’ GIUDIZIARIE (E QUATTRINI DA SBORSARE)
Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera racconta che il nuovo anno ci porterà anche la divisione di una coppia storica: Beppe Grillo e la Casaleggio Associati.
Secondo le indiscrezioni che filtrano da ambienti pentastellati, le strade di Beppe Grillo e della Casaleggio Associati si divideranno dopo 13 anni di sodalizio.
Il blog passerà di mano.
«Il nuovo progetto di Grillo è più personale, non ha bisogno di una presenza continua, di uno staff numeroso e di una cura continua come avvenuto negli ultimi anni», spiegano nel Movimento.
Un passo che nei fatti sancisce la nuova fase dei Cinque Stelle («Stiamo diventando adulti», ha detto Grillo, che rimarrà comunque garante pentastellato).
E in effetti, il blog, l’attività politica e la gestione della Casaleggio Associati finora hanno sempre intrecciato il loro percorso: il primo post sul blog risale al gennaio 2005, anno in cui sono nati i primi meetup.
Beppe Grillo e la Casaleggio Associati quindi sembrano destinati a dividere il proprio destino, che sembrava intrecciato in maniera indissolubile finchè non sono arrivate le richieste di risarcimento danni in tribunale.
Oggi le cose cambiano, forse per sempre.
(da agenzie)
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Gennaio 2nd, 2018 Riccardo Fucile
PER DUE GIORNI IL M5S AVEVA BOLLATO COME FAKE NEWS LA QUESTIONE, ORA L’EDITORIALE SUL FATTO SGOMBERA IL CAMPO
Dal giorno in cui il MoVimento 5 Stelle ha promulgato le nuove regole votate da nessuno,
come impone il concetto di democrazia diretta da Beppe Grillo, la pagina facebook ufficiale dei grillini è partita all’attacco dei giornali che hanno ricordato come funzionano le nuove regole, in particolare per gli indagati: non c’è più alcuna sanzione automatica nè alcun blocco automatico per gli indagati.
In particolare lo staff del MoVimento 5 Stelle se l’è presa con Repubblica e Messaggero, che ha accusato di diffondere fake news.
L’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto di oggi a commento delle nuove regole grilline oggi sgombera il campo dalle interpretazioni furbe
Dovranno rinunciare alla candidatura gli indagati o imputati per fatti che gli “organi dell’Associazione” (il garante Grillo, il capo politico Di Maio, il comitato di garanzia Crimi-Cancelleri-Lombardi e i probiviri Catalfo, Carinelli e Fraccaro) riterranno “idonei a far ritenere la condotta lesiva dei valori, dei principi o dell’immagine del M5S”. Finalmente si mette in chiaro che non basta un avviso di garanzia (magari per la denuncia infondata di un avversario, o per un fatto ancora tutto da verificare) per eliminare qualcuno dalla vita politica. Ma al contempo non si può giudicare l’onorabilità di un candidato o di un eletto dalla fase dell’iter della sua inchiesta o processo.
Tutto dipende dai fatti, accertati o contestati, che gli organi del movimento devono valutare caso per caso, assumendosi le responsabilità delle proprie scelte.
Per certi fatti, gravie/o infamanti e accertati, non bisogna neppure attendere l’avviso di garanzia per dare un taglio netto; per altri fatti, lievi e/ocontroversi, bisogna attendere la sentenza, di primo grado o addirittura quella definitiva.
Purchè la bussola sia l’art. 54 della Costituzione, che impone a chi esercita pubbliche funzioni due doveri in più rispetto ai cittadini comuni: “disciplina e onore”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 1st, 2018 Riccardo Fucile
VERTICISTICO, CENTRALIZZATO, NORMALIZZATO E NORMATO, DOVE SOLDI PUBBLICI VANNO ALL’AZIENDA DI FAMIGLIA DEL FONDATORE
Coerenza pretende che chi ha criticato la pretesa diversità del Movimento 5 Stelle
(“…onestà , onestà !”, “…uno vale uno!”, “…nessuna alleanza con la vecchia politica!”, “…siamo cittadini, non politici di professione!”, “…noi non ci facciano mantenere dallo Stato!” eccetera) puntualmente smentita a Parma, Roma, Torino, Bagheria, Livorno, Pomezia, ora ammetta che il percorso è compiuto, che quello ideato da Gianroberto Casaleggio e interpretato da Beppe Grillo è un partito.
Un partito ufficialmente verticistico, centralizzato, normato e normalizzato.
Più del Pd, dal quale si entra ed esce come dal Grand Hotel e vede sotto perenne contestazione interna un segretario nazionale pur votato da centinaia di migliaia di cittadini.
Più di Forza Italia, assediata da quanti se n’erano andati a suo tempo e adesso vogliono rientrare: è bastato che il pifferaio di Arcore, dato per morto prima politicamente e poi di fatto un anno e mezzo fa, riprendesse a suonare il suo antico motivo.
Più partito persino di quello degli eredi diretti dei comunisti, i Liberi e Uguali tra i quali i generali (Grasso, Bersani, Boldrini, D’Alema) superano di numero i colonnelli (Speranza, Fratoianni, Civati), i capitani sono meno dei maggiori, loro superiori di grado, e via diminuendo.
È un passaggio tutt’altro che marginale la pubblicazione dei 27 obblighi ai quali dovranno sottostare i candidati e, dopo il 4 marzo, i parlamentari M5S.
Anche perchè chiarisce la natura degli schieramenti alla vigilia alla battaglia del voto. Al vaglio non ci saranno vecchi partiti incrostati e incapaci di rinnovamento e, dall’altra parte, un fresco movimento che ridà alla gente il potere sottratto in decenni di cattiva amministrazione.
Questa favola non seduceva più nessuno, perchè falsa alla radice: primo, non tutto, anzi!, della storia politica repubblicana è da buttare; secondo, dove il Movimento sta governando, la situazione è pessima. Ovunque.
Il 4 marzo ci sarà da scegliere tra i partiti con vicende tormentate e discutibili ma eredi della democrazia voluta dai costituenti, e un partito dinasticamente passato da Gianroberto a Davide, che ha la sua centrale strategica in via Gerolamo Morone a Milano negli uffici di un’azienda di marketing digitale e s’è ritrovato come capo politico assoluto il figlio di un dirigente di Alleanza Nazionale.
Soprattutto, il M5S è un partito che infila tra le regole appena emanate, senza alcuna preventiva consultazione analogica o digitale (ma a cosa serve, allora, la piattaforma Rousseau?), alcune palesi violazioni del dettato costituzionale, come l’obbligo per i parlamentari di votare la fiducia in caso la chieda un futuro governo a 5 Stelle.
O che mette nero su bianco come la Casaleggio e Associati sopravviverà e rimpolperà i propri bilanci: con quanto gli eletti verseranno direttamente e con il crescente prelievo dalle casse del partito.
Ossia, con le tasse pagate dai cittadini.
Finanziamenti pubblici così giustificati da Davide Casaleggio: “Sono il contributo per la piattaforma informatica Rousseau, che sarà a disposizione degli eletti per strumento di condivisione e collaborazione online”.
Di tanta chiarezza di obiettivi – comanda uno solo, che decide chi è da eleggere e chi da cacciare; i soldi vanno all’azienda della famiglia del fondatore; chi non è d’accordo s’accomodi – bisogna essere grati al Movimento.
Qualche dubbio verrà forse ai suoi militanti di base, che nei raduni di fine estate a Roma nel 2014, a Imola nel 2015, a Palermo nel 2016 e a Rimini tre mesi fa credevano che l’onestà restasse un valore sufficiente per ben governare, che uno valesse ancora uno, che non si potessero fare alleanze con leghisti o comunisti, che la politica fosse una missione a tempo e non una professione da esercitare in giacca, cravatta e cappottino blu, che il M5S non si facesse finanziare dallo Stato.
(da “Huffingtonpost”)
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