Destra di Popolo.net

LA LOMBARDI DIVENTA FANS DI DI MAIO: COSA NON SI FA PER GARANTIRSI LA CANDIDATURA IN REGIONE LAZIO

Settembre 28th, 2017 Riccardo Fucile

PRIMA ERA CRITICA SU TUTTO, ORA FA LO ZERBINO: “DI MAIO NON E’ UN CAPO A TEMPO, IL VOTO DEGLI ISCRITTI VA RISPETTATO”… MA QUALI ISCRITTI? HA VOTATO SOLO IL 20,6% DEGLI AVENTI DIRITTO

“Grillo è sempre il garante, ma come ha detto quando ha tolto il nome dal simbolo, adesso il MoVimento deve camminare sulle gambe delle persone che se ne faranno carico”.
Queste le parole di Roberta Lombardi, del Movimento 5 Stelle, a Repubblica.
A proposito della sovrapposizione delle cariche di candidato premier e capo politico ha commentato:
Era un’esigenza di legge. Ricordo bene il 2013, quando eravamo in fila per il deposito del contrassegno e serviva un capo. In quel momento era Grillo e i giornali ci attaccarono definendoci antidemocratici. Ora le primarie hanno affidato a una persona la responsabilità  di portarci alle elezioni.
Lombardi smentisce che Di Maio sia un capo a tempo:
No. A Luigi i nostri iscritti hanno affidato il compito di portare avanti l’indirizzo politico e la guida del Movimento. Il voto va rispettato.
Sulla scelta di candidarsi alla presidenza della Regione Lazio, fa sapere:
In Parlamento mi è mancato il rapporto diretto col territorio. Mi sono occupata di politiche abitative e sicurezza, ma la volta in cui ho sentito più utile la funzione che ricopro è quando ho potuto usare il mio domicilio parlamentare per salvare una famiglia dallo sfratto. Inutile nascondere che ho avuto qualche mese difficile – dice sul rapporto col sindaco di Roma, Virginia Raggi – Ma se non fossi profondamente convinta della bontà  dell’azione politica del Movimento, non mi metterei in gioco.
Afferma quindi di non aver più parlato con la prima cittadina:
Non c’è stata occasione. Credo sia piuttosto impegnata. Sui migranti – aggiunge quindi Lombardi – possono esserci umori diversi, ma il nostro approccio è sempre stato chiaro: chi ha diritto deve essere accolto e rientrare nella ripartizione per quote, chi no deve essere rimpatriato. Sulle Ong credo non si debba generalizzare: sarà  la magistratura ad appurare i fatti.
Sull’ “abusivismo di necessità ” di cui ha parlato il candidato Giancarlo Cancelleri in Sicilia, Lombardi prende le distanze:
Le parole di Giancarlo sono state strumentalizzate. In ogni caso io credo nella legalità , come tutto il M5S, e se qualcuno commette un abuso è giusto che le autorità  intervengano.

(da “Huffingtonpost”)

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DAI GESUITI ALL’UNICEF: CHI E’ L’UOMO CHE STA DIETRO L’ASCESA DI DI MAIO

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

VINCENZO SPADAFORA, 41 ANNI: I RAPPORTI CON GLI ALTI PRELATI E LA SANTA SEDE

«Sono privo di laurea da esibire e non ho un lavoro stabile» ha rivelato ne «La terza Italia», il suo libro dedicato al volontariato.
Ma i punti di contatto tra Vincenzo Spadafora 43 anni e Luigi Di Maio, 31, non finiscono qui.
Il primo è nato ad Afragola, il secondo è cresciuto a Pomigliano d’Arco, distante appena 11 chilometri. Vincenzo è stato il primo garante per l’infanzia d’Italia e il più giovane presidente dell’Unicef.
Luigi è il più giovane vicepresidente nella storia della Camera dei deputati e anche il più giovane candidato premier in assoluto (ha battuto pure Matteo Renzi).
Insomma, sembrava scritto nel destino che i due dovessero incontrarsi e fare un pezzo di strada assieme.
Dall’aprile scorso Spadafora è diventato responsabile delle relazioni istituzionali di Di Maio. E adesso che dal palco di Rimini le web primarie a 5 Stelle hanno incoronato il «più democristiano tra i grillini», il nome di Vincenzo Spadafora torna a circolare come quello del suo scudiero più affidabile e potente. «Se vinceremo le elezioni, Luigino lo farà  ministro» giura qualche pentastellato in preda all’entusiasmo.
Ma chi è veramente Vincenzo Spadafora?
«Sono figlio della terra dei fuochi, i miei primi 18 anni di vita si sono consumati tra Afragola, Cardito e Frattamaggiore – si racconta lui – A Cardito mamma ci barricava in casa perchè la puzza dei roghi tossici rendeva l’aria irrespirabile».
Un bambino molto sensibile che a dieci anni vuole entrare in seminario a Frattamaggiore.
La precoce «chiamata» durerà  pochi giorni, poi il piccolo Vincenzo tornerà  agli affetti familiari. Ma la chiesa resta una presenza costante nella sua vita.
«C’è un prete importante – spiega – don Ottavio de Bertolis, gesuita, studioso poliglotta, è il mio padre spirituale».
Forse è proprio lui che gli fa maturare il desiderio di occuparsi degli altri, dei fanciulli bisognosi sparsi in ogni angolo della terra. A 21 anni, dopo il liceo classico e qualche momento di crisi personale, ritroviamo Vincenzo Spadafora missionario laico dell’Unicef.
«Mi aveva chiamato a Roma l’allora presidente Arnoldo Farina». Sono gli anni dei viaggi in Sierra Leone, Guinea Bissau e Ruanda. Ma anche quelli dell’impegno politico. P
rima come segretario particolare di Andrea Losco (Udeur) nel ’98 presidente della Regione Campania. Poi come verde con Alfonso Pecoraro Scanio.
Nel 2006 un riconoscimento importante: Francesco Rutelli, ministro per i Beni culturali lo mette a capo della sua segreteria. Vincenzo è un giovane brillante e preparato, con conoscenze che contano nel mondo dell’Unicef ma anche tra i gesuiti del Vaticano. Nel 2008 a fine giugno viene nominato presidente di Unicef-Italia.
Insomma, una carriera in rapidissima ascesa. Al governo c’è Silvio Berlusconi. Ma non importa.
Spadafora riesce a intessere eccellenti rapporti con Mara Carfagna, ministra per le Pari opportunità . Nel novembre 2011 viene istituita in Italia la figura del garante per l’infanzia.
Lui è lì, già  pronto per il nuovo e prestigioso incarico. «Sono una testa dura – scrive ancora nel suo libro – convinto che in certe situazioni siano le persone a fare la differenza».
Uno che non molla e che non ha mai nascosto il suo interesse per la politica che conta. Con qualche piccolissima disavventura: il nome di Spadafora finisce infatti nelle intercettazioni sulla cricca degli appalti romana (per carità , non è mai stato indagato). Solo che gli inquirenti annotano numerose conversazioni tra lui e Angelo Balducci, l’ex provveditore alle opere pubbliche del Lazio ed ex «gentiluomo» di Sua Santità  in Vaticano, finito nei guai con il costruttore Diego Anemone.
Il figlio di Balducci ottiene anche uno stage pagato all’Unicef. Poi tutto passa.
Nel 2010 il Pd indica Spadafora presidente delle Terme di Agnano e lui torna per un po’ a Napoli.
Ma gli ultimi anni lo vedono sempre più vicino al Movimento 5 Stelle e a Di Maio in particolare. Spadafora diventa l’uomo ombra del numero due della Camera. Lo accompagna all’Università  di Harvard; lo «scorta» a Londra nell’aprile 2016 nel «pranzo con i vertici della Trilateral» che provoca le proteste dei duri e puri del Movimento.
E ancora, in un altro viaggio strategico in Israele. Infine, gli apre le porte del Vaticano e lo presenta al clero che conta: Di Maio partecipa prima alla messa di Pasqua, poi al forum «Laudato sii» sull’ambiente.

(da “il Corriere della Sera”)

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M5S, OMBRA RICORSI SULLE PRIMARIE, BORRE’: “BUONE PROBABILITA’ DI INVALIDARLE”

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO BESTIA NERA DEI GRILLINI: “LE REGOLE CONFLIGGONO CON IL “NON STATUTO””

Luigi Di Maio è stato appena nominato candidato premier con quasi 31mila voti di attivisti sul web. Un’elezione funestata da problemi tecnici e tentativi di intrusione di hacker, caratterizzata da una scarsa affluenza (solo 37mila click complessivi su 140mila iscritti al blog di Beppe Grillo) che ora rischia anche di essere invalidata.
Ad adombrare questa possibilità  è l’avvocato Lorenzo Borrè, bestia nera dei 5 Stelle, legale della maggior parte dei dissidenti e dei fuoriusciti che hanno fatto causa al M5S nel corso degli ultimi mesi.
È stato lui, ex attivista deluso, a incassare la vittoria nel ricorso sulle Regionarie siciliane che sta mettendo in difficoltà  il candidato governatore Giancarlo Cancelleri. Ed è stato sempre lui a seguire il caso di Marika Cassimatis a Genova e a ottenere la riammissione al Movimento di 23 iscritti che erano stati espulsi a Roma e a Napoli.
Intervistato a Un giorno da pecora, su Radio 1, ha spiegato che le primarie che hanno incoronato sabato a Rimini Di Maio candidato premier e “capo politico” del M5S potrebbero essere invalidate: “In primo luogo perchè ogni volta vengono promulgate nuove regole che confliggono con quello che dice lo statuto, il quale prevede che per partecipare alle primarie sia necessario non avere condanne penali e credere nel movimento. L’ultima volta è stata introdotto, implicitamente, il concetto di casta”.
Ma l’altro elemento riguarda i casi di esclusione alla corsa per la premiership: “Due espulsi si sarebbero voluti candidare ma al momento non vogliono pubblicità  e quindi non faccio i nomi”.
Secondo Borrè “ci sono le stesse possibilità  di invalidare le primarie che c’erano per invalidare le Regionarie in Sicilia. Ci sono buone probabilità , sono sicuro”, afferma Borrè.
Un elemento di preoccupazione che si aggiunge alle tensioni interne che hanno caratterizzato le ultime settimane. E che non sembra si siano placate.
Fonti vicine a Davide Casaleggio hanno spiegato all’Ansa che non è previsto “alcun mini-direttorio” che affianchi Di Maio. Non ci sarà , dunque, una sorta di riedizione del gruppo (sciolto un anno fa dopo i pasticci della giunta romana) che ‘reggeva’ il Movimento. “Programma, programma, programma, dobbiamo seguire quello, non ci serve il mini-direttorio”, spiega in Transatlantico Danilo Toninelli.
Un messaggio all’ala cosiddetta ‘ortodossa’ contraria (seppur silente) alla formula che assegna al candidato premier anche il ruolo di capo politico del M5S. “Dev’essere un esecutore del programma”, insiste il deputato Luigi Gallo, vicino alle posizioni di Roberto Fico, il punto di riferimento degli ‘ortodossi’.

(da agenzie)

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DI BATTISTA PENSA DI NON RICANDIDARSI: “VOGLIO TORNARE A SCRIVERE”

Settembre 27th, 2017 Riccardo Fucile

CINQUE ANNI DA “BATTITORE LIBERO” PER POI SUBENTRARE A DI MAIO COME LEADER

Alessandro Di Battista, uno dei deputati più celebri del MoVimento 5 stelle, medita di non candidarsi per un secondo mandato alla Camera dei deputati. Lo riporta un articolo pubblicato sul quotidiano la Stampa.
“Ragazzi non so se mi candiderò di nuovo a questo giro. Ho voglia di fare tante altre cose. Ho voglia di tornare a scrivere”.
La nuova vita di Alessandro Di Battista potrebbe ricominciare da un figlio, Andrea, e da un nuovo libro. Fuori dal parlamento, dai rituali lenti di commissioni, aule, regolamenti
Intanto a metà  novembre uscirà  il suo secondo libro.
Sarà  un memoir sulla paternità , un’esperienza personale a cui annodare una riflessione politica e sociale.
Durante il suo videomessaggio a Italia 5 stelle a Rimini, molti hanno strabuzzato gli occhi quando il deputato ha detto: “È giusto non candidarsi, non è il mio ruolo. Mi sento un libero battitore. Ognuno ha il suo ruolo. Voglio essere totalmente libero di portare avantile battaglie in cui credo”
Sul futuro di Di Battista i deputati romani che lo conoscono da più tempo sono pronti a scommettere che alla fine non ci sarà  nella prossima legislatura.
E non è solo questione di fare il papà .
Di Battista ha ricevuto diverse offerte editoriali che gli garantirebbero un reddito. “Farò politica, a modo mio” dice, ben consapevole, che tra cinque anni, quando Di Maio avrà  finito i suoi due mandati, e a lui ne rimarrà  ancora uno, il desiderio di tutti lo porterà  ai vertici del M5S per acclamazione.

(da “Huffingtonpost”)

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CHE COMICHE: IL CODICE DI COMPORTAMENTO M5S NON VALE PER DI MAIO E ORA ANCHE LE ELEZIONI SICILIANE NON SONO UN TEST NAZIONALE

Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile

QUELLO CHE VALE PER LA RAGGI NON VALE PER L’UNTO DAL SIGNORE… CON I SONDAGGI FLOP ANCHE LA SICILIA NON E’ PIU’ IMPORTANTE… PIU’ CHE IL CAPO POLITICO, IL M5S HA NOMINATO IL BECCHINO DEL CIMITERO

Senza veri avversari, senza partecipazione alla consultazione che lo ha eletto e adesso anche senza codice di comportamento.
Luigi Di Maio, da sabato nuovo capo politico M5S e candidato premier, assume oggi anche i connotati di un sovrano legibus solutus, perchè non dovrà  firmare alcun foglio che lo impegnerà  almeno nei prossimi cinque anni a seguire la condotta grillina e a pagare una penale in caso di inadempienze.
Virginia Raggi e i suoi assessori, ad esempio, devono pagare 150 mila euro se dovessero dissentire, invece per lui “non è previsto” e a dirlo è lo stesso Di Maio al termine della sua prima uscita pubblica da candidato presidente del Consiglio a Milano.
Le divisioni all’interno del Movimento rimangono. Alla fine Roberto Fico si è rifiutato di parlare dal palco di Italia 5 Stelle prendendosi così una pausa di riflessione per far capire ai vertici cosa non va.
In un post Luigi Gallo, molto vicino al leader dell’ala ortodossa, torna sulla spaccatura: “Siamo quelli sotto al palco, siamo fuori dalla tv e dai talk show, siamo la maggioranza”. Di Maio, che ha incontrato Davide Casaleggio, fa lo spocchioso, la cosa che gli riesce meglio: “Io in questo momento sono impegnato a cambiare le cose in questo paese insieme al Movimento 5 Stelle. Il nostro obiettivo deve essere questo, il resto non mi interessa”.
Lontano dalla Sicilia infatti Di Maio prova a sganciare il suo destino da quello del candidato presidente Giancarlo Cancelleri.
I sondaggi vanno male e dal palco, non a caso, il candidato premier ha voluto dire che il voto del 5 novembre non sarà  un test nazionale.
Il contrario di quello che ha sostenuto per mesi.
Inoltre il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, sospeso dal Movimento poichè indagato per abuso d’ufficio, rivelazione di segreto, turbativa d’asta e omissioni d’atti d’ufficio, in relazione alla gestione del servizio rifiuti e ad alcuni casi di abusivismo, è stato sentito dal gip. Cancelleri, secondo quanto riporta La Stampa, avrebbe parlato di un’inchiesta montata ad arte per colpire il Movimento.
Il diretto interessato smentisce ma il quotidiano conferma.
Sta di fatto che da Bagheria partirà  martedì pomeriggio una marcia, organizzata dagli attivisti pentastellati via facebook, a favore del sindaco.
Dai vertici grillini non sono ancora arrivati segnali ufficiali poichè ventilata la possibilità  di una sospensione, il sindaco ha preferito fare un passo indietro di sua spontanea volontà .
Una volta il M5S avrebbe manifestato contro i “sindaci inquisiti”, ira organizza una marcia per difenderli.
E poi si chiedono perchè i sondaggi danno il M5S in caduta libera…

(da “Huffingtonpost”)

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LA PUZZA DI ASCELLE DEI SARDI, L’ULTIMA CAZZATA DI BEPPE GRILLO

Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL PARTITO SARDO D’AZIONE LO PROVOCA: “PERCHE’ LA BATTUTA NON LA FAI SULLE ASCELLE DELLA LEGHISTI?”

“Belin, c’è una puzza di ascelle che neanche nel Partito sardo d’azione”.
Sta provocando un putiferio in Sardegna la frase che il leader del Movimento 5 stelle Beppe Grillo avrebbe detto in un disco-pub durante una festa del movimento, come riportato dal quotidiano Il Messaggero in un articolo di Mario Aiello.
La risposta del segretario nazionale del Psd’Az non si fa attendere: “In quasi un secolo di storia il Partito sardo d’azione ha superato i tempi della monarchia e della dittatura ed e’ stato presente nell’Assemblea costituente e nelle istituzioni repubblicane senza mai dover cambiare il proprio nome, il proprio simbolo, i propri ideali- le parole del consigliere regionale-. Siamo da sempre, fieramente ed orgogliosamente, un partito rappresentativo di un popolo e di una terra alla quale Grillo dovrebbe rispetto e deferenza. Bene farebbe Grillo a fare ammenda e chiedere pubblicamente scusa ai sardi ed al Partito sardo d’azione”.
Sulla vicenda interviene anche il presidente del Partito dei sardi Paolo Maninchedda: “Mentre il mondo trova nuove frontiere per rappresentare i mille modi di partecipare alla modernità  e alla civiltà  senza diventare tutti di plastica e tutti uguali, nelle latitudini settentrionali dell’Italia permane il pregiudizio, permane in profondita’, tanto in profondità  da essere identificato da un comico intelligente come un oggetto su cui far ridere”.
Grillo, sottolinea l’ex assessore regionale, “che è veramente uno dei più acuti nel valorizzare i ragionamenti deducibili semplicemente lavorando sui sinonimi e i contrari, sa perfettamente, lo sa inconsciamente, che se avesse detto: ‘Oh, c’è una puzza di ascelle che manco nella Lega’, nessuno avrebbe riso, perchè sulla Lega l’ironia può scattare sui pignoramenti, oppure finanziamenti ai figli dei leader, oppure sulle fidanzate dei leader, ma non sulla puzza di ascelle”.
Perchè?, conclude Maninchedda: “Perchè la Lega è il Nord, e nel Nord ci stanno tutti quelli che erano lì con Grillo e che si sarebbero sentiti un po’ toccati da un’assimilazione Nord-Ascella”.

(da “NextQuotidiano”)

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HACKERATO IL BLOG DI GRILLO E R0GUE_0 SI DIVERTE E PRENDE L’UTENZA DI CASALEGGIO

Settembre 25th, 2017 Riccardo Fucile

NUOVA INCURSIONE NELLE PIATTAFORME ONLINE DEL M5S

Non c’è pace per i sistemi informatici della Casaleggio Associati.
Ora è il turno del blog di Beppe Grillo, dopo gli attacchi a Rousseau, la piattaforma di partecipazione online del M5s, proprio durante le primarie che hanno eletto candidato premier del movimento Luigi Di Maio.
Ancora una volta il sistema è stato bucato dall’hacker R0gue_0 nella notte tra domenica e lunedì, e il pirata sembra aver ottenuto nuovamente l’accesso al sistema anche dopo le misure di protezione messe in atto dalla Casaleggio Associati.
Il blog di Grillo e Rousseau condividono la piattaforma di residenza, Movable Type. Durante le primarie, R0gue_0   aveva dichiarato di aver votato più volte, per dimostrare la manipolabilità  delle elezioni.
Stavolta R0gue_0 si sarebbe spinto oltre, accedendo al sistema con l’utenza di Marco Bucchich, uno dei soci della Casaleggio Associati, e pubblicando schermate con il sito di Beppe Grillo aggiornato agli ultimi articoli.
Non solo: l’hacker sembra anche aver preso il controllo dell’utenza di Gianroberto Casaleggio, fondatore dell’azienda, scomparso nel 2016. Un’operazione che dimostrerebbe la possibilità  dell’hacker di colpire come vuole.
Nonostante la stretta dopo l’attacco di questa estate, i sistemi di sicurezza della Casaleggio sembrano quindi essere stati nuovamente elusi.
Certo è sempre possibile che si tratti di un lavoro di elaborazione grafica o di codice. L’hacker potrebbe aver usato le utenze mostrate oggi nel “buco” dello scorso agosto, e poi unito le schermate prese in quei giorni ad altre catturate in giornata.
Oppure potrebbe aver svolto un semplice editing del linguaggio che compone la pagina web.
Ma in queste situazioni distinguere il falso dal vero non è semplice
In più le utenze rubate avrebbero dovuto essere state rafforzate con un cambio di password, che a questo punto sembra non essere avvenuto.
Oppure l’hacker ha di nuovo trovato il modo di forzare Rousseau.

(da agenzie)

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LA NORMALIZZAZIONE DEL M5S PASSA DALLE LISTE: INIZIA LA PROCESSIONE PER UN SEGGIO

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

IL PRIMO GIORNO DA CANDIDATO PREMIER DI DI MAIO NON SCALDA

Cravatta pastello, abito blu che sembra un “sottosegretario dell’Udeur”, alle nove di mattina Luigi Di Maio celebra il rituale più classico.
Sulla terrazza del suo albergo parla con i giornalisti della stampa estera, notizia che i suoi veloci comunicatori fanno sapere in tempo reale.
Poche ore dopo sul palco della kermesse la cravatta è scomparsa. “Che consigli ti hanno dato i tuoi genitori?” , “metterai le scarpe da ginnastica per la campagna elettorale?”, “come pensi di arginare i vecchi lupi della politica?”.
L’intervista “collettiva”, con Gianluigi Paragone che gira i tweet arrivati a #Luigirispondi scalda poco.
Sulla rete, i commenti sono al vetriolo. Eccolo il primo giorno da “capo politico”, nel solco delle abitudini dell’Italia del “come sempre si è fatto”. Spiegano nel suo staff che, da adesso in poi, “bisogna fare cose più profilate”, da leader insomma.
Meglio in studio che collegato: Vespa no, o almeno non subito, La 7 più in là , l’idea per la prima uscita è una trasmissione “particolare” in prima serata Rai, tradotto non giornalistica.
La normalizzazione è ovunque, con il suo linguaggio, la sua estetica, i suoi vecchi riti. La processione per il seggio inizia a mezzanotte, al Newport, un cocktail bar alla moda nel centro di Rimini.
C’è la fila di parlamentari per salutare Di Maio: “Luigi auguri”, “Luigi in bocca al lupo”. Carlo Sibilia, un “ortodosso”, vista la scena, se ne va. E va a smaltire la rabbia del sabato sera nella pista del locale accanto.
Il nuovo capo sorride, stringe mani, senza troppe parole. Poi va via, sottobraccio a Casaleggio jr: “Vado via con Davide”, dice liquidando il suo staff.
Questa processione prosegue il giorno dopo nel retropalco. Ecco Andrea Cecconi, Simone Valente, Paola Taverna, solo un anno fa grande oppositrice della Raggi.
E anche di Di Maio, ai tempi della famosa mail “non sono un’infame, non l’ho passata io”.
La notizia, in questa chiusura di kermesse pentastellata, è l’ansia da liste.
Con i sistemi elettorali che si sentono in giro, comunque sono nelle mani del capo. E di chi comanda.
Proprio attorno alla promessa e alla garanzia di candidature, si assottigliano le truppe dell’amletico Fico, l’oppositore che parla poco.
“Noi non ce ne andiamo, perchè crediamo nel valore dell’unità ” dice Nicola Morra. La strategia dei dissidenti assomiglia a quella dei loro pari ruolo del Pd: sperare che il partito perda in Sicilia e che si riapra la discussione interna dopo il voto. L’attesa del 5 novembre.
In verità  non è in discussione l’espulsione di Fico&Co, perchè sarebbe rumorosa e controproducente per un leader (Di Maio) che sta puntando tutto sulla credibilità  e sull’essere rassicurante per mondi tradizionalmente lontani dai Cinque stelle.
Il punto è l’annientamento politico: “Se fa il bravo — dicono dallo staff di Di Maio — lui e i suoi sono garantiti, ma deve smetterla con questo atteggiamento, le decisioni prese non sono in discussione”. E, soprattutto in un momento in cui Grillo è stanco, vuole stare alla larga da queste beghe dedicandosi alla famiglia.
Il dossier liste non è ancora stato affrontato nel dettaglio. Ma già  è chiara la tripartizione di massima: una “quota Casaleggio”, una “quota Di Maio”, una “quota di compensazione del dissenso”, con gli attuali dirigenti.
A Milano, vero centro decisionale del Movimento, è già  iniziata la ricerca ai nomi che poi “usciranno” dalle primarie: “Hai letto Supernova, il libro di Biondo e Canestrari?” dice un parlamentare. In quel libro c’è scritto che la Casaleggio associati si sarebbe rivolta anche ad agenzie di “cacciatori di teste”, per selezionare nomi nuovi.
Notizia peraltro non smentita, come il resto del libro. Mentre è ormai certo che Roberta Lombardi sarà  candidata alla Regione Lazio
Un intero gruppo dirigente è immerso nella stessa dinamica di tutto il Parlamento nazionale.
E, segno dei tempi e di questo cambio di pelle, arrivano le critiche anche da opinion maker non ostili.
Il Fatto, da giorni, è assai critico sull’operazione costruita attorno a Di Maio: “Non so — ha detto in un’intervista – chi voterei in questo momento. La volta scorsa ho votato i Cinque Stelle. Stavolta non lo so. Voglio vedere se è vero che hanno pronta una squadra di ministri all’altezza della situazione”. A
l momento non c’è, anche se la ricerca di nomi forti, soprattutto su Esteri ed Economia, è già  in corso da mesi.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A MICHELE PLACIDO: “I CINQUESTELLE NON SONO MEGLIO DEI GIOVANI DC. VOGLIONO SOLO IL POTERE”

Settembre 24th, 2017 Riccardo Fucile

“MISURANO OGNI GESTO IN RELAZIONE AL VANTAGGIO CHE NE POSSONO OTTENERE”

A Valle Giulia, quando gli studenti fecero a botte con i poliziotti, stava dalla parte della polizia: “Ricevetti l’ordine di manganellare e manganellai. Il mio battaglione era dislocato a piazzale delle belle arti, ma i disordini furono così duri e imprevisti che fummo coinvolti anche noi. Fu l’atto di nascita del movimento del sessantotto in Italia, e io stavo con i suoi nemici”.
Sei mesi dopo, Michele Placido vinse il concorso all’accademia di arte drammatica: “Passai da una barricata all’altra, dalla destra alla sinistra. Dopo tre anni trascorsi in caserma scesi in piazza con i contestatori. Sbandieravamo l’icona di Che Guevara, avevamo come mito Salvador Allende, la guerra in Vietnam ci appariva come una violenza ingiustificabile. C’era in noi una forma di purezza, una sensibilità  nei confronti di ogni ingiustizia commessa in qualsiasi parte del mondo. Detestavamo la classe politica, ma non volevamo sostituirci a essa. Il nostro obiettivo era cambiare tutto, non andare al governo”.
Oggi la parola movimento fa venire subito in mente i Cinque stelle.
Sono un’altra cosa. Noi sessantottini eravamo privi di ambizioni politiche. I Cinque stelle, invece, stanno diventando ogni giorno più ambiziosi. Misurano ogni gesto in relazione al vantaggio che ne possono ottenere nella corsa per vincere le elezioni. Non sono meglio dei giovani democristiani contro cui ci scagliavamo al tempo. Noi urlavamo: “La fantasia al potere”. Ai Cinque stelle della fantasia non importa niente. Quello che desiderano è il potere.
Eppure, lei aveva accolto positivamente la loro novità .
Consigliai ai miei figli di votarli. Avevo visto una speranza, una promessa di cambiamento. Si stanno rivelando un fallimento. E non lo dico con compiacimento. Mi creda: mi dispiace.
Ora hanno un nuovo leader, Luigi Di Maio.
Ho letto che un suo avversario alle elezioni interne si qualifica come: ‘Vegetariano’. Da quando non mangiare carne è diventata una dote politica? Beppe Grillo dovrebbe smetterla di mandare questa gente allo sbaraglio.
Cosa dovrebbe fare?
Candidarsi. Avere il coraggio di essere un vero leader. Rischiare tutto e dimostrare la sua capacità  di governo. Faccia una campagna elettorale contro Berlusconi, Renzi e Salvini. Se mi convince, sono pronto a votarlo.
Alle elezioni di Roma, Virginia Raggi la convinse?
Non mi convince ora che è sindaco. Roma è una città  massacrata, ma da quando lei amministra non è successo nulla. Non me la prendo con lei. Me la prendo con chi avrebbe dovuto affiancarle persone capaci, mettendola in grado di assumere delle decisioni. Lei, da sola, non è all’altezza.
I problemi di Roma però non li ha creati Virginia Raggi.
Questo è vero: la storia recente di questa città  racconta che il marcio viene da lontano. Se nei prossimi dieci anni le condizioni di Roma non miglioreranno, la pagherà  tutta l’Italia. Nessun paese può pensare di separare il suo destino da quello della sua capitale.
Tre anni in polizia, ma ha fatto molti film sui criminali: la affascinano?
Vengo da una famiglia della provincia pugliese. Eravamo otto fratelli, cinque maschi e tre femmine. Mio padre faceva il geometra, non poteva mantenerci tutti. Ho cominciato a fare il poliziotto per non gravare su di lui. Ogni mese mandavo a casa trentamila lire. In certe circostanze, il confine tra la scelta di fare il poliziotto e quella di fare il criminale è molto sottile. Sopratutto al sud. La garanzia di diventare una persona perbene ce l’hai se nasci ai Parioli. Allo Zen di Palermo, no.
Il male è solo una questione economica?
No, il male fa parte della natura umana, altrimenti non si spiegherebbero il nazismo, il fascismo, lo stalinismo. Tuttavia, un criminale qualsiasi è niente in confronto a George W. Bush, che ha bombardato l’Iraq mentendo sul fatto che Saddam Hussein possedesse armi chimiche. Dov’è il vero male? Nel delinquentello napoletano o nell’avvocato della Milano bene che fa affari con la ‘ndrangheta?
Non è una contrapposizione troppo facile?
Può darsi, ma non bisogna dimenticare chi comanda e chi è comandato. Negli anni novanta, Cosa nostra arruolò nel suo braccio armato ragazzi che avevano a malapena diciotto anni. Gli stiddari si chiamavano. Venivano dal niente. Erano spacciati. Quella era l’unica possibilità  che il mondo offriva loro. La presero. Ma la mafia prima li usò, poi li buttò nel cesso. E io non riesco a mettere sullo stesso piano loro e chi se ne è servito.
Prova pietà ?
Sì, la provo. Da piccolo, volevo fare il missionario. Per quattro anni ho studiato in un collegio religioso. C’è un residuo cristiano in me che mi spinge a cercare l’umanità  nascosta in qualsiasi essere umano, anche il più sporco: è lì che vedo la possibilità  del riscatto. Poi, certo, c’è una differenza tra le persone che scelgono e quelle che non hanno scelta. C’è gente che ambisce al potere e per ottenerlo è disposta a fare qualsiasi compromesso, a usare ogni mezzo. Per loro dominare è il piacere più grande, il godimento massimo. Per questo alcune volte il crimine sconfina nella politica.
Fare il poliziotto le è servito a capire certe pulsioni?
Fare il poliziotto mi è servito a conoscere gli italiani. In caserma ho incontrato friulani, calabresi, siciliani, veneti. La maggior parte di noi veniva dalla povertà . La madre contadina, il padre operaio, i fratelli in cerca di sfangare la vita da emigrati. È stata un’esperienza umana straordinaria.
Le è stata utile per fare l’attore e il regista?
Tutto serve per fare l’attore e il regista. Anche la fortuna. Io ho avuto quella di lavorare con Luca Ronconi, con Mario Monicelli, Marco Bellocchio e molti altri.
Però rifiutò di fare il protagonista di “Ecce Bombo” con Nanni Moretti.
A Nanni piacevo perchè avevo l’aria del ragazzo del sud innocente e colmo di pudore. Aveva chiamato il protagonista Michele, come me. Poi lo interpretò lui, ma senza cambiargli il nome.
Tornerebbe al cinema da attore?
Dovrebbe accadere qualcosa di eccezionale, ma mi sembra altamente improbabile: vedo un panorama abbastanza grigio.
Non le piace nessuno?
No, mi piace Gabriele Mainetti, che ha dimostrato con ‘Jeeg Robot’ di avere una notevole fantasia. Mi piacciono i soliti Garrone e Sorrentino. Mi piace e rispetto molto Nanni Moretti. Ha fatto la storia del cinema. Ma che vuole, con gli anni tutti perdiamo un po’ di colpi.

(da “Huffingtonpost”)

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