Agosto 9th, 2017 Riccardo Fucile
UN CONSIGLIERE E’ FINITO IN OSPEDALE PER UN COLPO DI UN ASSESSORE, UN ALTRO E’ STATO MINACCIATO
A governare, vabbeh. Ma ad alzare le mani a quanto pare ci riescono benissimo. Abbiamo raccontato dello schiaffo ricevuto dal consigliere M5S Domenico Milano e dato dall’assessore ai lavori pubblici Alessandro Pirrone.
E mentre i grillini dell’IV Municipio non forniscono alcuna spiegazione e Milano, a quanto pare, non ha ancora sporto denuncia, Repubblica Roma racconta di un altro ring che sarebbe pronto.
L’assessore grillino del IX Municipio, Alessandro Drago, racconta il quotidiano, ha infatti minacciato il consigliere del PD, Alessandro Lepidini: «Ti dico che prossima volta che ti becco ti meno».
Una frase che, dicono i dem del parlamentino, rappresenta una vera e propria «istigazione alla violenza».
La bagarre sarebbe nata da una discussione online sugli orti urbani di Casal Brunori, per i quali, dicono i consiglieri pd, «la maggioranza 5S si è intestata tutti i meriti, mentre Lepidini si è limitato ad osservare come il merito sia dei cittadini».
Intanto Francesco Brizzi, capogruppo del M5S in IV Municipio, è l’unico ad aver espresso pubblicamente solidarietà a Domenico Milano “per il grave atto di violenza subito questa mattina”.
Si può notare che Brizzi non dice chi abbia esercitato violenza nei confronti del povero collega: forse teme uno schiaffo anche lui.
Secondo il racconto bipartisan dei consiglieri che si trovavano nella sede del Municipio, i due avrebbero iniziato a litigare in un corridoio prima della commissione Affari generali e, dopo pochi minuti, sarebbero venuti alle mani.
Sembra che l’assessore Pirrone abbia sferrato una ‘cinquina’ al collega Milano, che è rimasto piegato sulle gambe, quasi tramortito e con problemi alla vista.
E Massimiliano Umberti, capogruppo del Pd, conferma: «Ho visto Milano in ginocchiato davanti al muro, è andato in ospedale ma sta bene».
Intanto Marina Loi, assessora alla scuola nel IX Municipio, sta per lasciare l’incarico. «Non mi faccia commentare — dice il capo dei vigili del IV Massimo Magi al Messaggero — non posso rilasciare dichiarazioni, la municipale non è intervenuta».
La pagina facebook del consigliere schiaffeggiato non è aggiornata dal 6 agosto.
Ma Milano, scrive ancora il quotidiano romano, si è recato in ospedale perchè per alcuni minuti dopo il gancio ha accusato problemi alla vista. Fortunatamente non ci sono state complicazioni fisiche.
Drago si è poi scusato — e ha cancellato il suo commento — con Lepidini: «Chiedo scusa, non era mia intenzione attacare a testa bassa una persona che si impegna sul territorio. Le mie parole sono state fraintese da un intercalare sbagliato e grottesco in risposta ad un post polemico. E’ giusto che siano riconosciuti i contributi di tutti quelli che hanno concorso alla realizzazione del lavoro. Per il resto posso solo dire che mi impegnerò, come sto facendo da un anno, a fare altri progetti che coinvolgeranno i cittadini del nostro Municipio».
La politica muscolare dei 5 Stelle a Roma ha raccolto anche altri episodi tragicomici, come il calcio preso dal consigliere Marco Giudici (FdI) dalla grillina Antonella D’Angeli un paio di mesi fa.
Ma soprattutto tutti questi episodi, oltre a tradire un certo nervosismo (e l’aumento delle temperature in agosto), sono lo specchio del solito nervosismo politico che si rispecchia nelle due fazioni, i raggiani e i lombardiani, che si danno battaglia all’interno del M5S Roma.
Senza esclusione di colpi, come abbiamo visto.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 8th, 2017 Riccardo Fucile
ERANO NUOVI, ECOLOGICI, IN NUMERO DI 45… A 5 MESI DI DISTANZA NE CIRCOLANO SOLO DUE
Ieri il consigliere comunale del M5S, nonchè Presidente della Commissione mobilità ,
Enrico Stefà no ha scritto su Facebook quello che tutti — romani e giornalisti — sapevano da mesi.
I filobus messi in funzione dalla giunta Raggi sono rotti. E non saranno in circolazione fino a settembre, quando ripartirà il contratto di manutenzione.
Per la verità anche questa volta Stefà no riesce a non dire tutta la verità perchè si limita a dire che il numero di filobus attualmente circolanti “in questi giorni è calato vertiginosamente”.
Ma si tratta di un eufemismo. Perchè come scrivono oggi Erika Dellapasqua e Andrea Arzilli sull’edizione locale del Corriere della Sera dei 45 filobus che costituiscono il parco mezzi (acquistato nel 2009) ne circolano attualmente solo due.
I restanti 43 sono tutti in attesa di essere riparati e sono parcheggiati al deposito di Tor Pagnotta. Non tutti i mezzi però erano stati messi in circolazione. Eppure Virginia Raggi le cose le aveva presentate diversamente. Al grido di #riprendiamoci i filobus la giunta aveva proclamato la restituzione dei mezzi alla cittadinanza.
Appena cinque mesi (il 27 marzo) fa la sindaca Virginia Raggi annunciò assieme all’assessora Linda Meleo che quindici filobus sarebbero stati messi subito in circolazione.Su Facebook la Raggi rincarò la dose parlando dell’attenzione della giunta per la salute dei romani con un trasporto pubblico “più green”.
“A chi ci accusa di non fare niente per Roma rispondiamo con i fatti: potenziamo il trasporto pubblico e lo rendiamo più sostenibile per l’ambiente, senza ulteriore impiego di fondi ma rimediando agli sprechi delle precedenti amministrazioni. Oggi abbiamo restituito ai cittadini romani quello che gli è stato tolto in precedenza.”
Ma il giorno dopo la grandiosa inaugurazione di Raggi&Meleo i filobus erano già fuori servizio.
Il 28 marzo quattro mezzi erano stati costretti a tornare al deposito per guasti alle centraline e problemi ai motori. Non si può nemmeno dire che fosse trattato di un imprevisto: il personale ATAC aveva avvertito che rimettere in circolazione i mezzi avrebbe comportato non poche difficoltà perchè le vetture non sono sicure e persino in fase di collaudo avevano presentato problemi di affidabilità . In una lettera alla Sindaca i lavoratori della municipalizzata avevano parlato di «improvvisazione operativa». Anche perchè il servizio di manutenzione dei filobus non era ancora stato affidato: ovvero i bus rotti sarebbero rimasti fermi.
Due giorni dopo, il 29 marzo, al conteggio dei filobus fuori servizio se ne aggiunsero altri tre. Ma la vicenda dei “nuovi” filobus — uno dei grandi successi della giunta Raggi — si complicò ulterioremente un mese dopo la corsa inaugurale. Il 18 aprile infatti quindici filobus su quindici erano fermi in deposito. Come spesso accade nella Roma a 5 Stelle ci fu chi si affrettò a bollare la notizia come una bufala. È il caso del capogruppo del MoVimento 5 Stelle in Campidoglio, Paolo Ferrara che su Facebook parlò di una bufala.
Ma a smentirlo ci pensò direttamente l’ATAC che scrisse di «problemi che sono una evidente conseguenza del lungo fermo delle vetture prima della messa in esercizio». Inizialmente in una nota l’ATAC aveva negato che i filobus fossero tutti i fermi, ma dopo un rapido calcolo emerse che quindici mezzi su quindici (o 45 su 45 se preferite il conto totale) erano fermi per guasti.
All’epoca dei primi guasti Enrico Stefà no se la prese direttamente con il Corriere della Sera. Il quotidiano a suo dire era in contraddizione perchè prima si lamentava dei 45 filobus fermi mentre dopo l’operazione della giunta si lamentava “perchè camminano”
In realtà , come gli fecero notare nei commenti, «Enrico sei abbastanza intelligente da capire che si grida allo scandalo perchè sono fermi, e si grida allo scandalo perchè oggi camminano a Benzina . E sono filobus, cioè elettrici.
Tanto è che di 15, 4 si sono già guastati». In effetti a Stefà no sembrava sfuggire un dato importante: le vetture sono state progettate per viaggiare con il motore elettrico, il diesel è previsto solo per piccoli spostamenti, per evitare ostacoli improvvisi, in caso di caduta nella tensione di rete.
Appena quattro giorni fa l’assessora Linda Meleo rivendicava con orgoglio il successo della sua amministrazione nel rimettere in funzione i filobus spiegando che “a luglio sono state collaudate 32 vetture su 45“.
Mezzi tolti dalla polvere e restituiti ai cittadini, chiosava con una punta d’orgoglio. Chissà come mai però in circolazione oggi di quei 32 mezzi ce ne sono solo due. Perfino Stefà no è stato costretto ad ammettere che qualche problema c’è. Forse l’immobilismo (dei filobus) rappresenta il modello di buona politica del M5S. Se ne parlerà , forse, a settembre.
E intanto i romani ringraziano.
(da “NetxQuotidiano”)
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Luglio 31st, 2017 Riccardo Fucile
IL SOCIOLOGO TESTIMONIAL SUL LORO LAVORO BOCCIA I GRILLINI A ROMA
Prima li promuoveva, ora li boccia.
“Se a governare Roma ci fosse un triumvirato fatto da Churchill, Roosevelt e De Gaulle, anche loro avrebbero difficoltà enormi. Figuriamoci la giunta Raggi. A chi mi chiede se sono grillino o renziano rispondo: sono demasiano”.
A Repubblica Domenico De Masi, ordinario di Sociologia del lavoro alla Sapienza che due mesi fa è stato un testimonal di Grillo sulle politiche del lavoro, analizza e critica l’operato della giunta grillina.
“I 5S sono l’anello terminale di una decomposizione in atto da decenni. Roma è stata tradita innanzitutto dai suoi cittadini che hanno contribuito al suo degrado, si sono assuefatti alla deregulation, hanno tollerato con noncuranza anni di malagestione” spiega a Repubblica il sociologo.
“La colpa del M5S romano è di aver puntato solo su se stesso con un’ambizione taumaturgica, come se fosse in grado di fare miracoli. Per risanare la città avrebbero dovuto chiamare a raccolta le cinquanta persone migliori d’Italia e metterle a giocare una partita quasi persa in partenza. Ora non basterebbe nemmeno una squadra di supereroi. Nel breve periodo non vedo vie d’uscita, occorrerebbero almeno 10 anni per risollevarla. Il guaio è che l’amministrazione grillina non riesce a salvare nemmeno le apparenze. Rutelli e Veltroni, non potendo risolvere i problemi di fondo, hanno tentato almeno la carta della cultura”. Continua bocciando i 5s come “immaturi” e poi si smarca “Non li fiancheggio nè li voto, sono un socialdemocratico e ho sempre votato per il partito che stava dalla parte dei poveri”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
LE SUE CRITICHE FANNO INFURIARE GRILLO E CASALEGGIO, LA SINDACA GLI LANCIA MESSAGGI IN CODICE… MA LUI TORNA A CRITICARE IL METODO DI SCELTA DEI MANAGER E RISCHIA IL POSTO
«A tutti i componenti della mia squadra di consiglieri e di giunta dico infatti di non
distrarsi dal lavoro alimentando sterili polemiche. Chi preferisce polemizzare si mette da solo fuori dalla squadra»: nel post dedicato ad ATAC che la sindaca Virginia Raggi ha pubblicato ieri sera non è sfuggito il riferimento ad Andrea Mazzillo, “colpevole” di aver fatto finire il suo malumore per le scelte della giunta addirittura sui giornali.
Su Repubblica ieri sono infatti comparsi — e non sono stati successivamente smentiti — molti suoi virgolettati in cui si criticava esplicitamente la gestione degli assessori e si andava a colpire anche la Casaleggio: «Le decisioni sono adottate centralmente, senza alcun confronto con l’assemblea che spesso e volentieri viene tenuta all’oscuro. Molti assessori non hanno alcun rapporto con gli eletti».
I bersagli palesi sono Luca Bergamo, Pinuccia Montanari e Massimo Colomban.
Gli spifferi dal Campidoglio raccolti oggi da Giovanna Vitale su Repubblica dicono che la sindaca abbia sottoposto allo stesso Mazzillo un comunicato di due righe che smentiva nel merito l’intervista a Repubblica, ricevendo in cambio un rifiuto.
Ma qualcuno vuole la sua testa:
E ora ecco: tocca correre di nuovo ai ripari, prima che l’argine torni a rompersi e il malumore anti-Raggi resuscitato da Mazzillo dilaghi.
«Faccia retromarcia oppure è out», è la linea tracciata dai vertici.
Rocco Casalino, il capo supremo della comunicazione cinquestelle, assume il comando dell’operazione-diga: prima ordina la consegna del silenzio, dagli assessori allo staff capitolino nessuno deve azzardarsi a parlare con la stampa; quindi, predispone il lungo post che la sindaca pubblicherà a sera, sul suo profilo Facebook, dopo aver dato a distanza l’ok. […] Il cappio intorno al collo dell’assessore al Bilancio è ormai stretto. Ora dipende solo da lui se allentarlo o (politicamente) morire
Una via d’uscita ce l’ha: l’intervista chiesta dal Sole 24Ore, formalmente su Atac, in cui Mazzillo potrà fare ammenda. Stamattina i vertici del Movimento la leggeranno con attenzione. Se saranno soddisfatti, potrà cavarsela con un’ammonizione. Altrimenti il destino è segnato.
Nel colloquio con Manuela Perrone pubblicato oggi sul quotidiano di Confindustria però Mazzillo reitera le critiche nei confronti di Colomban per averlo tenuto all’oscuro della nomina di Rota:
Mazzillo sostiene di essere stato «tenuto all’oscuro» delle vicende della partecipata, dove è caccia al successore di Rota (in settimana arriverà il nome, trapela dal Campidoglio). Una critica neanche tanto velata all’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, l’imprenditore veneto vicinissimo a Davide Casaleggio, che Mazzillo non cita mai ma con cui la collaborazione non c’è stata.
Dopo l’addio di Rota e le sue dichiarazioni al vetriolo, però, il re è nudo: «Non posso più sottovalutare, per la città e per i romani, il fatto che Atac non abbia un piano industriale».
Per Mazzillo, «alla partecipata dei trasporti serve un serio piano di ristrutturazione e di rilancio, cui sono pronto a contribuire, e un management responsabile, che non si dimetta dopo pochi mesi, e che riconosca al comune il suo ruolo: non un semplice spettatore, di cui ci si ricorda quando ci sono debiti e contenziosi da pagare, ma un partner.
Per questo occorre condivisione, a livello tecnico e politico: lasciamo ai cittadini, rappresentati dagli eletti di maggioranza e opposizione in assemblea capitolina, la facoltà di scegliere come i servizi devono essere erogati».
E chiede un tavolo con il governo per risolvere i problemi di liquidità della città , pur assicurando di non avere l’intenzione di andarsene. La sensazione è che senza risultati anche per lui presto arriverà il redde rationem.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile
NE ESCE UNA FORMAZIONE CON QUELLI ALLONTANATI DALLA GIUNTA CAPITOLINA
Il Corriere della Sera Roma pubblica una meravigliosa infografica in cui mette in campo la squadra dei cacciati dalla Giunta Raggi, ovvero tutti gli amministratori e i tecnici che Virginia e i suoi hanno fatto fuori per un motivo o per un altro da quando governano Roma.
Nella formazione, che scende in campo con il 3-4-3, spiccano i nomi di tutti i manager che si sono avvicendati in questi mesi, spesso per contrasti con la giunta e qualche volta a causa dell’azione della magistratura.
Intanto la difesa, chiamata a fare argine contro il degrado e i rifiuti sparsi a caso in città .
Antonella Giglio sicura in porta, Paola Muraro a guidare i tempi del fuorigioco e con lei Daniele Fortini e Alessandro Solidoro, che senza andare troppo per il sottile si dicono pronti a spazzare l’area della Capitale.
Poi il centrocampo, dove la mobilità della squadra filtra dalle idee del ragioniere generale Stefano Fermante, corre sulle gambe a motore diesel di Marco Rettighieri e Armando Brandolese, sfocia nel rigore tattico di Marcello Minenna.
A completare il 3-4-3, un trio di fuori classe composto dalla punta di diamante Bruno Rota (strappato alla storica rivale del nord), spalleggiato dal mancino Paolo Berdini a sinistra e dalla destrorsa Carla Raineri sulla fascia opposta.
E attenti che non finisce qui.
Pronti a subentrare ci sono i guizzi del sempre imprevedibile Raffaele De Dominicis, il tocco artistico dell’esperto Albino Ruberti, con Massimo Colomban chiamato a fare pulire la manovra quando serve.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2017 Riccardo Fucile
ASSE TRA DE VITO E L’ASSESSORE AL BILANCIO MAZZILLO
Con quello che sta succedendo a Roma un assessore che rimette alla sindaca la delega alle Politiche abitative non è certo una gran notizia.
Se però si tratta dell’assessore al Bilancio, cioè la persona che ha in mano i cordoni della borsa, e non rinuncia per capriccio ma per dare un segnale politico, allora la faccenda cambia.
Il suo nome è Andrea Mazzillo, e dice: “Qui serve una svolta, continuando così andiamo a sbattere. Va a sbattere tutta la città “.
Il segnale è innanzitutto per la sindaca. Ma pure a quanti hanno sempre condizionato le scelte del Campidoglio: dal direttorio della prim’ora, al direttorio bis degli onorevoli tutor di Virginia Raggi, e più su. Fino alle vere stanze dei bottoni della Capitale, quelle dell’Hotel Forum occupate di solito da Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
E la storia si fa ancora più seria perchè non è la presa di posizione di un singolo assessore. Dietro a lui ci sarebbe infatti il pezzo di consiglio comunale che garantisce la maggioranza a Virginia Raggi.
Fra Mazzillo e il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito si è stabilito un inedito asse di ferro.
La manovra punta a riportare il potere in mano agli eletti. Gli esperti di codici grillini potrebbero interpretare ciò come un ribaltamento nei rapporti di forza. Mazzillo era considerato uno dei fedelissimi di Virginia Raggi, mentre De Vito è vicino alla ex capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, che pubblicamente non ha mai mostrato particolare stima per la sindaca.
Se però il possibile terremoto della “discontinuità “, come la chiama Mazzillo, ma che sarebbe più giusto definire “presa di distanze” non fosse di ben più ampia portata.
Da mesi crescono i malumori nell’assemblea dove per una singolare usanza i consiglieri si fregiano come i parlamentari dell’appellativo di “onorevoli”. Il consiglio comunale lamenta di essere tagliato fuori di fatto da ogni decisione.
E l’ultimo caso, quello del direttore generale dell’Atac Bruno Rota che ha sparato dalle colonne di Corriere della sera e Fatto quotidiano una mitragliata sull’azienda pochi giorni dopo aver rassegnato le dimissioni, è solo il detonatore di una situazione esplosiva. Rota era l’ennesimo manager nordista, che in men che non si dica ha fatto le valigie.
“Le decisioni sono adottate centralmente, senza alcun confronto con l’assemblea che spesso e volentieri viene tenuta all’oscuro. Molti assessori non hanno alcun rapporto con gli eletti”, accusa Mazzillo.
Si fa presto a capire chi mette sul banco degli imputati: il vicesindaco Luca Bergamo, dai trascorsi nel Pd, l’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari, quella che “sostiene di non aver mai visto qui i topi per il semplice fatto che non conosce Roma”, ma soprattutto il factotum delle municipalizzate catapultato anch’egli come Rota dal Nord. Ovvero, l’ex imprenditore veneto Massimo Colomban.
Dire che Mazzillo con lui non abbia mai legato è puro eufemismo.
Il fatto è che fra le decisioni prese centralmente che provocano così tanti mal di stomaco nel consiglio comunale le più indigeste sono quelle calate dall’alto.
Tipo, appunto, le nomine delle figure chiave. Che Virginia Raggi ha sempre finito per subire.
Sono sempre arrivate direttamente dalle stanze dei bottoni del Movimento 5 stelle. E l’innesto di Colomban, rivelatosi finora privo di alcuna concretezza, viene portato come l’esempio più clamoroso. Ma non l’unico.
“Francamente non si capisce perchè si senta il bisogno di affidare certi incarichi delicati a persone che non conoscono Roma, come se in questa città non fossero reperibili determinate competenze”, argomenta Mazzillo.
La verità è che certe scelte manageriali ai vertici delle municipalizzate si sono risolte finora in autentici disastri. Ed è difficile attribuire le cause alla semplice inesperienza di politici in erba, quando invece le decisioni sono prese da altri.
Tutto questo discende da ragioni precise. Pur senza dirlo apertamente, l’assessore al Bilancio fa risalire la cosa al peccato originale: il famoso contratto che Virginia Raggi e i consiglieri comunali hanno accettato di firmare.
Una ipoteca economica pesantissima capace di menomare ogni azione politica che abbia il sapore dell’indipendenza dalle direttive dei vertici del Movimento (come sa bene la consigliera Cristina Grancio sospesa per essersi mostrata perplessa sullo stadio della Roma).
Con cui, al contrario, la sindaca di Torino Chiara Appendino non è costretta a fare i conti. E la differenza, infortuni a parte, è evidente.
La conseguenza, dice l’assessore al bilancio, è che amministrare una città come Roma in queste condizioni è una guerriglia quotidiana. “Prima non si facevano le gare. Adesso invece sono bandite regolarmente, peccato solo che spesso non si riesca ad aggiudicarle perchè i commissari si ammalano all’improvviso “, racconta Mazzillo.
E sbotta: “Nessuno si vuole assumere responsabilità . Ho dovuto richiamare la nostra compagnia assicurativa, la Adir, che l’altro giorno mi ha comunicato la decisione di non voler più dare copertura ai dirigenti del Comune. Che così hanno comprensibili difficoltà a esporsi”.
Per non parlare della meticolosità della Corte dei conti nel mettere il naso in ogni delibera. Con il paradosso che quella valanga burocratica si abbatte proprio su di lui, che di un noto fustigatore della magistratura contabile, Luigi Mazzillo, è il figlio.
Senza poi contare le tegole che cadono sulla testa quando meno te l’aspetti. Un esempio rende l’idea. “La società Investimenti spa ci ha chiamato in causa “, rivela lui, “per un arbitrato da capogiro. Chiede al Comune di Roma qualcosa come 150 milioni di danni perchè sono state ridotte le cubature dell’intervento previsto nella vecchia Fiera di Roma”. Il bello è che Investimenti spa è una società interamente pubblica, controllata al 58 per cento dalla Camera di Commercio, al 20 per cento circa dalla Regione Lazio e per il restante 22, pensate un po’, addirittura dal Campidoglio.
Un altro fulgido esempio dello Stato che fa causa a se stesso. Complimenti.
(da “La Stampa“)
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Luglio 25th, 2017 Riccardo Fucile
IL BUTTAFUORI GRILLINO CHE INTIMA A UNA ELETTA: “TU NON PUOI PASSARE”
Ieri al Teatro Flaiano si è svolta una reunion degli eletti del MoVimento 5 Stelle a Roma a cui hanno
partecipato anche Virginia Raggi e Beppe Grillo.
Alla riunione avrebbe voluto presenziare anche Cristina Grancio, consigliera M5S in Campidoglio ancora nel gruppo dei grillini ma nel frattempo sospesa dal MoVimento 5 Stelle per dissidenza sullo stadio della Roma a Tor di Valle.
Ma a un certo punto, racconta Lorenzo De Cicco sul Messaggero, qualcuno si è presentato davanti a lei come Gandalf e le ha intimato: “Tu non puoi passare”.
«Festa privata, ci dispiace, non può entrare». «Ma come no? Gli altri sono tutti dentro, controlli meglio». «No, mi dispiace. Non è in lista». Non siamo davanti al Qube o al Piper; e lo scambio di battute, per quanto più che verosimile in quel contesto, non è tra un buttafuori e un discotecaro in cerca di accesso alla pista da ballo.
Ad essere vittima dell’anomalo“rimbalzo” (nel gergo dei club: essere respinti all’entrata) è Cristina Grancio, consigliera dissidente del M5S, sospesa dal Movimento (ma non dal gruppo consiliare) dopo avere difeso il «no alla speculazione» per il progetto Tor di Valle, mentre gli altri colleghi grillini votavano a favore dello stadio sempre bocciato in campagna elettorale.
A svolgere il ruolo di buttafuori è stato Rocco Casalino:
A sbarrarle la strada verso l’ingresso del Teatro Flaiano -dove ieri Grillo e Casaleggio jr, insieme alla sindaca Virginia Raggi, hanno riunito i rappresentanti romani del Movimento, dal Comune ai municipi — è stato il capo della comunicazione nazionale dei Cinquestelle, Rocco Casalino. Subito avvertito da un addetto stampa, alle prime proteste della consigliera.
Inutili le lamentele — «Ma io sono un’eletta del M5S! Faccio parte del gruppo consiliare» — la dissidente hadovuto tornarsene a casa.
«Non è nella lista, questo è un evento privato, gli inviti sono partiti per mail», la replica gelida che si è sentita ripetere per diversi minuti, prima della resa, la consigliera rimbalzata.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile
C’E’ CHI INCOLPA I GIORNALI, CHI ASSOLVE LA SINDACA, DIMENTICANDO CHE ACEA E’ UNA CONTROLLATA DEL COMUNE
Virginia Raggi è ancora alla ricerca di qualche anima pia che le dia consiglio su come risolvere il
problema dell’acqua a Roma.
ACEA sta studiando un piano di razionamento delle risorse idriche a Roma. Oggi la Raggi in un’intervista al Messaggero ha dichiarato che “è inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani rimangano senz’acqua”.
La sindaca dimentica però un dettaglio importante: ACEA è una partecipata del Comune di Roma che ne detiene il 52% e nomina il consiglio d’amministrazione della società .
Il consorzio Acea Ato 2 — la controllata di Acea Spa che gestisce il servizio idrico nella Capitale — è per il 96,46% è di proprietà di Acea mentre il restante 3,54% è del Comune di Roma.
Qualche settimana fa è circolata la voce che il Comune di Roma volesse vendere la sua quota di Acea Ato 2. Ma come ha spiegato il consigliere comunale M5S Giuliano Pacetti il Consiglio Comunale ha approvato una mozione con la quale chiede di mantenere la partecipazione pubblica nella controllata di ACEA.
La quota di partecipazione, spiegava Pacetti assicura a Roma Capitale “una funzione di controllo e garanzia”.
Come ha ribadito la consigliera M5S Annalisa Bernabei il Comune intende “mantenere la possibilità di avere voce in capitolo nell’azienda che gestisce l’acqua per Roma e provincia”.
Insomma il Comune di Roma, anche se Raggi sembra averlo dimenticato, ha tutti gli strumenti per controllare e governare la distribuzione delle risorse idriche nella Capitale.
Non è quindi ACEA da sola che decide se aumentare o diminuire le captazioni dal lago di Bracciano e non è nemmeno ACEA da sola a stabilire la chiusura dei nasoni o il piano di razionamento dell’acqua.
Non è un mistero che nel M5S ci siano poi deputati che vogliono che Acea Ato 2 diventi completamente pubblica.
È il caso di Federica Daga, che da sempre conduce una battaglia per l’acqua pubblica. In un’intervista a Fanpage l’onorevole pentastellata ha stigmatizzato la chiusura dei nasoni dicendo che “non è un bell’evento quello di vedersi il nasone chiuso”.
Al momento il piano di chiusura — che procede al ritmo di 30 nasoni al giorno — ha interessato quasi 200 fontanelle.
Ma la Daga ha aggiunto che quella della chiusura delle storiche fontanelle romane non è un provvedimento preso dall’amministrazione comunale. Eppure a firmare l’ordinanza che ha dato l’avvio al piano di chiusura dei nasoni è stata proprio la sindaca. Quella che nomina i componenti del CdA di ACEA.
La stessa che disse che i nasoni chiusi erano “solo una decina” e che sarebbero stati riaperti con i rubinetti.
Per la Daga però la colpa è tutta di ACEA, di nuovo qualcosa non torna nella narrazione a 5 Stelle sull’acqua pubblica.
O il Comune possiede la maggioranza di ACEA, e quindi controlla anche la controllata del servizio idrico, oppure no.
E nel primo caso non si capisce come ACEA possa fare autonomamente delle scelte senza consultare l’azionista di riferimento, che a Roma è rappresentato dalla sindaca Virginia Raggi.
Sorprende anche che ora che la Regione ha ordinato di sospendere le captazioni dal lago di Bracciano (la deputata ricordava anche il rischio di incorrere in una procedura d’infrazione europea se si fosse continuato) l’onorevole Daga non sia più tornata ad occuparsi dell’argomento.
C’è infine la consigliera regionale Gaia Pernarella che ritiene che dietro tutto il clamore mediatico sulla crisi idrica di Roma ci sia un piano per attaccare il M5S.
La prova? Ci sono comuni in Lazio dove l’acqua è razionata già da due mesi. Ma nessuno ne parla! Perchè? Probabilmente perchè il fatto che la Capitale d’Italia rimanga senza acqua e lasci a secco un milione e mezzo di abitanti fa più notizia.
C’è poco da stupirsi, il fatto che ad Aquapendente (VT) e in altri comuni della provincia di Viterbo e di Latina l’emergenza idrica abbia richiesto ai sindaci di prendere provvedimenti drastici non significa che a Roma la situazione sia emergenziale per incolpare il M5S.
Al governo della Capitale avrebbe potuto esserci un altro sindaco e il problema probabilmente si sarebbe presentato lo stesso. Ma a Roma governa la Raggi, che il 23 giugno ha annunciato di aver preso in mano la situazione per fare fronte al calo del livello dell’acqua del lago di Bracciano.
In che modo? La sindaca ha firmato la classica ordinanza estiva che vietava di lavare le auto e irrigare i giardini.
Un provvedimento che — spiegava la Raggi — “regola l’uso dell’acqua potabile proveniente dalla rete idrica comunale gestita da Acea Ato 2”. Perchè a quanto pare a Roma e nel Lazio i 5 Stelle sono in grado di regolare l’attività di ACEA e della sua controllata a giorni alterni.
E così si arriva alla necessità di pubblicare i consigli ai romani dell’Assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari che spiega come risparmiare acqua mangiando meno bistecche.
Perchè per le misure strutturali, quelle che risolvono i problemi, c’è sempre tempo. Ma siamo sicuri che il vento stia cambiando?
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 24th, 2017 Riccardo Fucile
SABRINA ANSELMO: “C’ERANO TUTTI, TRANNE LEI”… “VOGLIONO CACCIARMI DAL MOVIMENTO PERCHE’ HO DIFESO IL LAGO”
«La Raggi? Alle riunioni sul lago di Bracciano non è mai venuta».
Sabrina Anselmo è la sindaca, M5S, di Anguillara Sabazia, uno dei tre comuni lacustri assieme a Bracciano e Trevignano che formano, con Roma Capitale, il Consorzio del lago.
Anselmo è una grillina convinta, ambientalista, e sta facendo da molto tempo una battaglia affinchè Acea e il Comune di Roma (che ne detiene il 51%) stoppino le captazioni di acqua dal lago.
In coincidenza con questa battaglia, è spuntata giovedì una lettera anonima spedita in comune che ricorda una vicenda cui fin qui i vertici M5S non avevano prestato attenzione: Anselmo omise nel suo curriculum di candidata di aver subito una condanna per calunnia nove anni fa.
La pena fu condonata e estinta per indulto, non compare sul casellario giudiziale, ma ora la storia è stata fatta tornare a galla, e il M5S ha motivo per espellerla. «È fango contro di me».
È un pretesto? Il vero motivo per cui vogliono espellerla è lo scontro con Roma sul lago di Bracciano?
«Sì, è inutile negarlo. E non le nascondo che non è il primo che fa questa riflessione. I fatti parlano chiaro. Pago la battaglia per fermare le captazioni di acqua dal lago, battaglia che ho fatto assieme agli altri due sindaci del lago».
Acea cosa ha risposto a questa richiesta?
«Intanto Acea non ci ha mai fornito i dati reali».
Parlano di un mero 8% dei prelievi dal lago. Questo però non quadra con l’ira di Paolo Saccani, il presidente di Acea Ato 2, per lo stop imposto da Zingaretti. Saccani parla di «atto abnorme e illegittimo». Ma perchè Acea è così adirata per lo stop?
«È quello che gli abbiamo detto anche noi. Solo che Acea non ci ha mai dato i dati; il monitoraggio ce l’hanno solo loro. Anche Zingaretti, che stimo per ciò che ha fatto, glieli chiede, nell’ordinanza. Perchè Acea parla sempre solo di “media di captazione”? Non c’è chiarezza. Anche noi abbiamo scienziati e geologi. Acea dice che il lago sarebbe solo trenta centimetri sotto, in realtà lo zero idrometrico va calcolato in riferimento al fiume Arrone: il lago è sotto di 1 metro e 70».
Sul disastro ecologico le chiederò dopo. Quali sono esattamente i passi che avete fatto? Da quando, e in quali sedi, denunciate il disastro, che ormai è arrivato?
«Da novembre abbiamo allertato i tavoli con i rappresentanti di Acea sul territorio. Poi a marzo sono cominciate le riunioni periodiche in regione. Gli attori c’erano tutti, Acea, la Regione, l’unico sempre assente è stato la Città Metropolitana, che non si è mai presentata»
Stiamo parlando della Raggi? Non è mai venuta?
«Non ho problemi a dirlo».
Scusi, ma perchè non veniva? E comunque, siete dello stesso partito, lei non l’ha avvisata direttamente del disastro?
«Sì. Io ho avuto occasione di parlarle in un paio di occasioni di quello che stava succedendo sul lago. La situazione era visibile, c’erano anche le foto. L’ho invitata a venire a vedere con i suoi occhi».
E lei non è mai venuta?
«Se è venuta, io non l’ho mai saputo. Non so se la cosa sia stata presa sottogamba, o se sia stata delegata Acea a gestire la situazione. Fatto sta che è stata gestita malissimo. Se da novembre si fossero presi i provvedimenti giusti, magari si sarebbero salvati quei 40 centimetri che a noi avrebbero fatto la differenza. Questo non prendere mai in considerazione la realtà dei fatti mi amareggia. Acea a volte è venuta ai tavoli anche con arroganza».
Raggi cosa le disse quando ne parlaste?
«Disse che conosceva bene il problema, che si sarebbe attivata per risolverlo. Capisco perfettamente che un sindaco sale su un treno in corsa. Però un piano più tempestivo non avrebbe portato a questi risultati».
Voi avete fatto anche un esposto alla procura di Civitavecchia per disastro ambientale.
«Sì, abbiamo chiesto alla Procura di aprire un’indagine per accertare le responsabilità . L’acqua sta finendo. Sta morendo un’alga rara, che abbiamo salvato per miracolo espiantandola in un laboratorio. C’è l’ipotesi di disastro ambientale, e archeologico».
Sindaco, lei sarà espulsa dal M5S?
«Io non mi tiro indietro. Dovessi scontrarmi con tutto e tutti. Ero entrata nel Movimento proprio per fare battaglie come questa per l’ambiente»”.
(da “La Stampa”)
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