Luglio 15th, 2017 Riccardo Fucile
IL 69% INDICA DI MAIO COME PREMIER, IL 21% DI BATTISTA… DUE TERZI DI CHI ACCETTEREBBE UN’ALLEANZA PREFERISCE IL CENTRODESTRA, UN TERZO IL PD
Lo scorso anno, di questi tempi, il Movimento 5 Stelle prendeva il largo nei sondaggi sulle intenzioni di voto grazie alla conquista di Roma e Torino alle elezioni Comunali di giugno che avevano conferito al movimento un’immagine vincente e lo avevano accreditato come una possibile alternativa di governo.
Le Comunali di quest’anno secondo gli italiani hanno avuto un esito diverso: ha vinto il centrodestra mentre Pd e M5S ne sono usciti ammaccati e tutto ciò si è riflesso sugli orientamenti di voto nazionali.
I pentastellati si confermano una forza molto competitiva, costantemente alle prese con una testa a testa con il Pd, favorito anche dalla presenza di un centrodestra diviso, ma rispetto a un anno fa registrano un calo di oltre il 4%.
Le chance di vittoria del Movimento alle elezioni dividono le opinioni degli italiani: il 5% è convinto che vincerà sicuramente, il 34% lo ritiene probabile mentre il 53% è del parere che non vincerà .
I pronostici sono nettamente più favorevoli tra gli elettori pentastellati, anche se coloro che non hanno dubbi sulla vittoria rappresentano solo il 13% a cui si aggiunge una larga maggioranza (73%) di elettori moderatamente ottimisti.
Va osservato che tra gli elettorati avversari all’incirca un terzo ritiene probabile la loro vittoria.
Nel sondaggio abbiamo voluto verificare quale, tra i più noti esponenti del Movimento, sarebbe giudicato il migliore presidente del Consiglio nel caso di vittoria. Luigi Di Maio viene indicato dal 40%, seguito a molta distanza da Alessandro Di Battista (8%), Paola Taverna (2%) e Roberta Lombardi (1%).
Circa un intervistato su due, tuttavia, non si esprime in proposito.
Gli elettori M5S, in attesa delle consultazioni che si terranno in rete dopo l’estate, sembrano non avere dubbi: ad oggi Di Maio prevale su Di Battista 69% a 21%.
Da ultimo, il tema delle alleanze. Dato che gli orientamenti di voto attuali difficilmente fanno presagire il superamento della soglia del 40% si profila l’esigenza di un’alleanza post elettorale.
Con chi dovrebbe allearsi il Movimento per ottenere una maggioranza di governo?
Il 40% degli italiani ritiene che dovrebbe rimanere all’opposizione, il 17% con il Pd il 14% con i partiti sovranisti (Lega e FdI) e il 9% con l’intero centrodestra.
Tra i pentastellati sembra prevalere «una vocazione minoritaria»: il 69%, infatti, eviterebbe alleanze rimanendo all’opposizione; in subordine il 15% preferirebbe governare con i sovranisti, il 9% con il Pd e il 4% con tutto il centrodestra.
Tra gli altri elettorati dei principali partiti prevale nettamente l’ipotesi di un’ alleanza del M5S con il proprio partito: 56% tra i leghisti, 51% tra i dem e 49% tra quelli di Forza Italia.
Il M5S sta attraversando un passaggio delicato, non tanto per la flessione di consensi che, comunque, al momento non pregiudica la possibilità di vittoria, quanto per il possibile cambio di posizionamento da forza di opposizione a forza di governo.
È un passaggio che investe 3 aspetti: 1) Il rapporto con un elettorato molto trasversale, sia per provenienza politica sia per caratteristiche socio demografiche, portatore di domande e aspettative non sempre convergenti; la trasversalità può rappresentare un punto di forza per chi sta all’opposizione ma può tradursi in debolezza una volta al governo, per il rischio di scontentare una parte dei propri sostenitori. 2) Le capacità di governo: stando all’opposizione il derby tra onestà e competenza è tutto a favore della prima, ma in una prospettiva di responsabilità di governo l’estrema complessità dei temi da affrontare potrebbe far prevalere dubbi sulle attuali capacità del ceto dirigente. Inoltre il ricorso a personalità «esterne» con profilo tecnico non è privo di controindicazioni, perchè potrebbe indebolire la connotazione politica dell’esecutivo. 3) Le alleanze: fin dalle sue origini il Movimento è vissuto dai suoi sostenitori come unico, diverso dai partiti tradizionali, dotato di forti tratti distintivi (integrità , prossimità ai cittadini, capacità di innovazione), una sorta di Robin Hood della politica. Si tratta di un posizionamento che si è consolidato nel tempo anche a seguito dell’indisponibilità ad accordi con altre forze politiche su specifici temi.
Ne consegue che il possibile ricorso ad un’alleanza per poter governare il Paese fa registrare un ampio dissenso, probabilmente nel timore di una «contaminazione» con i partiti tradizionali e del ricorso a compromessi che stravolgerebbero l’immagine e la proposta del Movimento.
Nando Pagnoncelli
(da “Il Corriere della Sera”)
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Luglio 15th, 2017 Riccardo Fucile
QUANDO IL TAPPULLO E’ PEGGIOR DEL BUCO
Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio “ha, tra le altre cose, tentato di contattare anche l’ambasciata di Francia, passando attraverso la batteria. Un funzionario ha ricevuto la sollecitazione. Così come avvenuto negli altri casi, non ci sono stati contatti diretti con l’ambasciatore”.
È quanto riferiscono all’AdnKronos fonti dell’M5S dopo che ieri Mustafa Soykurt, diplomatico francese (la sua mail è indicata come contatto ufficiale presso l’ambasciata di Francia a Roma) ha smentito contatti con Di Maio in una mail inviata al giornalista Aldo Torchiaro.
Nella mail di risposta si legge testualmente: “Come già detto al telefono, le confermo che l’ambasciata (francese) non ha ricevuto appelli o messaggi dal signor Di Maio. La richiesta di (avere i) Canaidair è arrivata dalle autorità italiane (la protezione civile)”. Ed è evidente che la risposta delle “fonti M5S” all’ADN Kronos è assolutamente non convincente.
Perchè Luigi Di Maio nello status di un paio di giorni fa ha prima sostenuto: “Sono stato tutta la sera al telefono con le ambasciate degli altri Stati europei per chiedere l’invio dei loro Canadair”, e subito dopo ha scritto: “Sono in arrivo dalla Francia tre aerei di cui due canadair”.
Volendo sostenere con una furbizia degna di miglior causa che dopo le sue telefonate la Francia si fosse convinta a mandarli.
Evidentemente una falsità visto che i Canadair sono stati invece inviati dopo richiesta della Protezione Civile.
La “batteria” che viene citata nella replica data dalle fonti M5S all’Adn Kronos è la batteria del Viminale, che ha il compito di garantire le comunicazioni urgenti tra le più alte cariche dello Stato, non solo tra di loro ma anche con deputati, ministri, magistrati, alti dirigenti e giornalisti.
C’è da notare che nella replica il M5S non dice che Di Maio ha parlato con l’ambasciata di Francia, ma che “un funzionario ha ricevuto la sollecitazione”, senza però farne il nome, nè citando ora e testimonianze.
Circostanza infatti smentita ufficialmente dall’ambasciata francese a Roma
(da agenzie)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
MAURO GIULIVI SI E’ RIVOLTO AL TRIBUNALE CIVILE: NON GLI E’ STATO CONSENTITO DI CANDIDARSI
La grande lotta tra Beppe Grillo e la legalità prosegue in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Stavolta
tocca a Mauro Giulivi, iscritto al MoVimento 5 Stelle in Sicilia, chiedere l’annullamento delle Regionarie che di recente hanno incoronato Giancarlo Cancelleri come candidato governatore del M5S nell’isola.
Ad assisterlo un avvocato che Grillo conosce molto bene: Lorenzo Borrè, già protagonista dei ricorsi vinti di Napoli e Roma e delle cause sul nuovo regolamento del M5S oltre che del caso Cassimatis.
Insieme a lui l’avvocato Riccardo Gentile del foro di Palermo.
Per raccontare tutta la storia bisogna tornare indietro di qualche mese.
Mauro Giulivi non è un semplice iscritto M5S: oltre a essere il compagno della deputata Chiara Di Benedetto, Giulivi è stato anche l’amministratore del meetup Il Grillo di Palermo: lui, insieme ad altri, aveva presentato una denuncia contro ignoti per la validazione di account di alcuni che erano stati protagonisti del servizio delle Iene sulle firme false di Palermo. Giulivi si definiva ironicamente “uno dei pochi Nutiani” (ovvero, vicini al deputato Riccardo Nuti) “rimasti al mondo”.
Giulivi ha la bella idea di candidarsi come consigliere alle Comunarie di Palermo che vedranno successivamente la sconfitta dei “monaci” e la vittoria della new wawe palermitana, con Salvatore Ugo Forello che sarà candidato sindaco dopo aver vinto il ballottaggio con il poliziotto Igor Gelarda.
Arriva all’undicesimo posto sui 40 disponibili con 62 voti di preferenza e può legittimamente ambire a un posto in Consiglio comunale. Qui però accade il patatrac.
Giulivi, di cui il candidato sindaco Ugo Forello e tutto il M5S siciliano conoscono perfettamente i precedenti, viene infatti invitato a firmare il “Codice di comportamento per i candidati ed eletti del MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Palermo 2017”.
«In pratica — racconterà lui successivamente su Facebook — si chiedeva, con un preavviso di 2 ore e 30 minuti, di recarmi presso una fantomatica sede e firmare un documento, mai letto prima, indispensabile per confermare la mia candidatura. Dal momento che ho “sfortunatamente” un lavoro, non ho potuto nè leggere, nè recarmi in via Scrofani entro le ore 20».
Giulivi invia alle 23 e 07 dello stesso giorno una mail allo staff in cui spiega di non aver potuto arrivare in tempo all’appuntamento e poi — povero ingenuo o raffinato troll — pretende addirittura di poter visionare il codice di comportamento che vogliono fargli firmare.
«Dopo aver inviato la mail — racconta sempre lui — mi sono accorto che l’attuale candidato sindaco del M5S, l’Avv. Ugo Forello, mi aveva estromesso dai canali interni di comunicazione, già alle ore 21:03. In pratica, dopo appena un’ora dalla scadenza dei termini per firmare l’importantissimo codice di comportamento, ero già stato scaricato dal “candidato sindaco”.
L’esclusione mi è stata anche conferma da un’agenzia di stampa, uscita nella stessa serata, con i nomi dei 40 candidati tra i quali “curiosamente” non figurava il mio».
Giulivi a quel punto fa la fine di tanti prima di lui: non riceve più risposte dallo staff; torna a scrivergli ma nessuno se lo fila.
Dopo qualche giorno prende atto del fatto che è stato escluso dalle candidature del MoVimento 5 Stelle al comune di Palermo ma decide di lasciar perdere e di non ricorrere in tribunale, forse anche per quieto vivere.
A giugno però si riapre la corsa e stavolta ci sono le Regionarie, ovvero la competizione per decidere chi sarà il candidato governatore e i candidati consiglieri alla Regione Siciliana. Giulivi torna a presentare la sua candidatura ma dieci giorni dopo lo staff gli scrive per fargli sapere che non può candidarsi.
“Ciao Mauro, abbiamo notato che hai accettato la candidatura per le regionali siciliane, tuttavia uno dei requisiti per avanzare la propria candidatura è il non avere procedimenti disciplinari in corso ovvero di non aver ricevuto sanzioni disciplinari da parte degli organi del MoVimento 5 Stelle negli ultimi 6 mesi. A tuo carico risulta un procedimento in corso con il Collegio dei Probiviri. Viene quindi meno uno dei requisiti per la candidatura. Pertanto ti comunichiamo che sei stato rimosso dall’elenco dei candidati. Un saluto Lo Staff”, gli scrivono.
Giulivi non ha ricevuto la comunicazione dell’apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti, come prescrive il regolamento di Beppe Grillo e come accaduto, in una vicenda diversa, alla consigliera comunale romana Cristina Grancio.
Il candidato contesta la decisione e spiega di non aver ricevuto alcuna sanzione disciplinare chiedendo il reintegro nella lista. Ovviamente viene bellamente ignorato e il 4 luglio le primarie si svolgono regolarmente incoronando, qualche giorno dopo, Giancarlo Cancelleri come candidato governatore.
Cosa chiede Giulivi al giudice? Giulivi impugna il provvedimento di esclusione dalla partecipazione alle Regionarie ma anche le votazioni e la proclamazione dei candidati alla carica di consigliere e di candidato presidente.
Perchè dall’illegittimità del provvedimento di esclusione alla partecipazione alle Regionarie discende anche l’illegittimità della votazione e della proclamazione dei candidati consiglieri e quindi del candidato presidente.
Poi ci sono anche i motivi di illegittimità del regolamento oggi in vigore, già in discussione a Roma.
Come finirà ? Difficile che un giudice si assuma la responsabilità di annullare le Regionarie, ma il tribunale potrebbe comunque dare successivamente ragione a Giulivi come è successo a Napoli e a Roma.
A quel punto tutti gli scenari sarebbero aperti. E chissà se questo è l’ultimo guaio che arriva al M5S dall’isola.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL SUO DIFFICILE RAPPORTO CON LA REALTA’
Luigi Di Maio stamattina si è svegliato molto arrabbiato con i giornali e ha deciso di cantargliele chiare e forti dalla sua pagina Facebook.
Come al solito, Di Maio ha un problema grosso come una casa con la realtà e tende a inventare accuse e insulti per fare vittimismo.
Andiamo a vedere di cosa si lamenta.
“Mi si fa passare per un indagato per mafia, quando è una delle tante querele che ho che si aggiungono a quelle archiviate. In questo caso per una frase totalmente inoffensiva nella quale non ho nemmeno pronunciato il nome della Cassimatis.”
In realtà nessun giornale italiano fa passare Luigi Di Maio per indagato per mafia. Oggi sui giornali si racconta invece della querela per diffamazione e della sua iscrizione nel registro degli indagati per quello che lo stesso Di Maio ha detto riferendosi chiaramente a Cassimatis, anche se oggi nega che stava parlando di lei.
«I cittadini – aveva detto il vicepresidente – apprezzano sempre quando una forza politica allontana chi si approfitta della stessa. Alcuni si fanno eleggere con questa e dopo poco passano al gruppo misto».
Per Di Maio i giornali lo fanno passare “per un indagato per mafia” ma non è così perchè tutti i giornali hanno fatto esplicitamente riferimento al fatto che si tratta di una querela per diffamazione.
Il problema semmai è che per molti anni secondo il M5S ogni indagato è automaticamente colpevole, soprattutto se è un politico.
“Mi si fa passare per antisemita e fascista perchè in un gruppo che si chiama “Club Luigi Di Maio”, di cui abbiamo già chiesto a Facebook che venga cambiato il nome e che non ha alcun legame con me nè con il movimento 5 stelle, qualcuno a me estraneo ha pubblicato delle foto insultando il deputato Pd Fiano.
In realtà nessun giornale ha fatto passare Di Maio per un antisemita.
L’articolo a cui il vicepresindente della Camera fa riferimento è quello a firma di Marco Zonetti su Affaritaliani. Ci vuole davvero molta fantasia per leggere qualche accusa di antisemitismo a a Di Maio in un articolo che parla soprattutto e unicamente degli attacchi beceri dei fan dell’esponente politico pentastellato al “nemico di turno”.
Il fatto che l’autore dell’articolo chieda — legittimamente — «cosa ne pensi l’onorevole Di Maio di “cotanta” fan base» non equivale ad un’accusa di antisemitismo.
Ma forse chi non è abituato a rispondere alle domande dei giornalisti ha qualche difficoltà a distinguere una domanda da un’accusa.
Successivamente anche diversi parlamentari PD (come ad esempio Alessia Morani) hanno chiesto a Di Maio di prendere le distanze da quegli insulti.
“Mi si fa passare per scemo perchè mi sono attaccato al telefono per provare a chiamare gli ambasciatori degli altri Paesi Ue chiedendo ai loro governi un aiuto per le nostre terre che bruciano. Come l’Italia recentemente ha fatto per il Portogallo. I rapporti con le ambasciate rientrano nelle prerogative di Vicepresidente della Camera, ma forse qualche giornalista non lo sa”
Nessuno vuole far passare Luigi Di Maio per uno scemo, ci mancherebbe.
In fondo tutti i politici, chi più chi meno, accorrono sui luoghi di disastri e tragedie per far vedere che si stanno rimboccando le maniche e si danno da fare.
Il punto è — come abbiamo spiegato ieri — che Di Maio si è vantato di aver trovato i Canadair “dall’estero” grazie ad un intenso impegno telefonico.
Di Maio oggi spiega che è nelle sue prerogative “chiamare gli ambasciatori” e questo nessuno lo mette in dubbio.
Peccato che gli aerei del soccorso antincendio siano partiti su richiesta della Protezione Civile all’Unione Europea. In questa vicenda non c’entrano nè le ambasciate nè Luigi Di Maio.
Ma questo il vicepresidente evidentemente non ha molta voglia di raccontarlo.
“Vengo offeso da un giornalista che scrive su oggi e sul Corriere e che mi definisce “terrunciello” solo perchè ho provato a dare una mano alla mia gente in Campania. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla qualità del giornalismo italiano.
L’ultima delle lamentele di Di Maio riguarda l’offesa ricevuta da un giornalista “che scrive su Oggi e sul Corriere” e che lo ha definito “terrunciello”.
Letta così potrebbe sembrare che questa offesa sia addirittura stata pubblicata su un articolo di giornale. Invece no, perchè è solo un commento fatto dal giornalista Mauro Suttora sul suo profilo Facebook.
Anche in questo caso Di Maio evita coraggiosamente di fare nomi (per evitare la gogna, dirà , ma tanto i pentastellati sono già arrivati in quello status).
Sorprende però che un deputato del partito del vaffanculo, di quello che definiva i politici morti zombi e che tanti insulti ha regalato alla kasta dei giornalisti se la prenda con un epiteto come “terrunciello esaltato”.
Per tacere ovviamente dei numerosi insulti sessisti vomitati addosso alle donne del Partito Democratico direttamente dal blog o dall’account Twitter del Capo Politico del 5 Stelle.
Di nuovo il vicepresidente ha perso drammaticamente il contatto con la realtà .
Ma si sa che giocare a fare la vittima è molto meglio che affrontare le proprie responsabilità e le proprie mancanze.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
MEMORABILE FIGURA DI M…. DEL FUORICORSO: E QUESTO VORREBBE FARE IL PREMIER?
Poco fa Luigi Di Maio ha pubblicato sulla sua pagina Facebook uno status in cui parla degli incendi al Parco Nazionale del Vesuvio e sostiene anche di essersi messo al telefono con le ambasciate degli altri paesi europei per chiedere l’invio dei loro Canadair, dicendo poi alla fine dello status che sono in arrivo “tre aerei” di cui due Canadair.
Sono stato tutta la sera al telefono con le ambasciate degli altri Stati europei per chiedere l’invio dei loro canadair, perchè quelli a disposizione purtroppo non sono abbastanza. Ora non serve fare polemica, dobbiamo solo rimboccarci le maniche e aiutare le aree colpite, serve subito che gli altri Paesi europei ci inviino i loro aerei per spegnere le fiamme, così come l’Italia ha fatto con il Portogallo qualche settimana fa.Sono in arrivo dalla Francia 3 aerei di cui due canadair.
Ma poco fa l’agenzia di stampa ANSA ha battuto la notizia che sono in arrivo tre aerei anti-incendio francesi “per dare aiuto ai colleghi italiani”.
Ma nel lancio è scritto chiaro e tondo che lo ha annunciato il portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein, specificando che gli aerei sono stati mobilitati dopo la richiesta di aiuto presentata formalmente ieri dalla Protezione civile italiana alla Ue.
Nel letamaio a cui è ridotta la politica italiana dove si specula sui disperati, si affogano gli innocenti per due voti di merda, mancava ancora millantare interventi mentre nel napoletano impazzano i camorristi appiccando incendi.
Ora siamo al completo.
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2017 Riccardo Fucile
FORSE IL FUORICORSO NON CONOSCE BENE L’INGLESE, ALTRIMENTI SAPREBBE CHE LA PROCEDURA SUGLI SBARCHI APPLICATA DA FRONTEX SI APPLICA ANCHE IN ALTRI PAESI, COME SPAGNA E GRECIA
Booom! Così titola il MoVimento 5 Stelle mentre annuncia che Luigi Di Maio ha le prove che
Renzi ha svenduto l’Italia per il bonus da 80 euro.
In che modo? Secondo il vice presidente della Camera — che ieri è volato a Bruxelles per assistere all’audizione del direttore di Frontex Fabrice Leggeri — l’ex Premier avrebbe consentito lo sbarco dei migranti in Italia in cambio della possibilità di concedere il bonus Irpef. Per Di Maio l’accordo firmato dal governo con Frontex è addirittura alto tradimento.
Quali sarebbero le prove di questa balla del fuoricorso? Ovviamente nessuna, perchè queste prove non sono emerse durante l’audizione di ieri.
E’ solo stato confermato quello che tutti sanno fin dall’inizio, ovvero che Triton prevede che tutti i migranti salvati dagli assetti che partecipano alla missione (sono esclusi quindi sia i vascelli delle ONG che quelli della Marina che non fanno parte di Triton) vengano trasferiti nei porti italiani.
Stiamo parlando dell’accordo stabilito nell’allegato 3 del piano operativo di Frontex, quello secondo il quale i migranti salvati in mare da Frontex dovevano essere sbarcati in Italia.
Di Maio intanto confonde le imbarcazioni che salvano i migranti con quelle che partecipano a Triton. Lui pensa che tutte le imbarcazioni che operano nel Mediterrano centrale siano quelle di Triton. Ma non è così.
La missione di Frontex non è — contrariamente a Mare Nostrum — una missione di ricerca e soccorso in mare. Certo, anche le imbarcazioni di Triton hanno effettuato salvataggi in mare ma è bene ricordare che le navi delle ONG non partecipano a Triton. E che la maggior parte dei salvataggi in mare non è eseguita da imbarcazioni poste sotto il controllo di Frontex.
Di Maio si lamenta che “oltre 180 mila migranti sono sbarcati in Italia” mentre “solo 8.000 sono sbarcati in Spagna”. Insomma l’Italia starebbe subendo ingiustamente i soprusi di Frontex e dell’Europa mentre altri paesi — come la Spagna — se la cavano con poco
Ma il motivo è che le operazioni di Frontex guidate dalla Spagna (Minerva, Indalo ed Hera) sono su rotte migratorie meno battute.
Questo se non altro conferma che Frontex opera allo stesso modo ovunque, ovvero i migranti salvati nell’ambito delle singole operazioni vengono trasferiti nei porti dei vari “host country”.
Ad esempio quelli salvati dall’operazione Poseidon Sea vengono trasferiti in Grecia. Lo si può leggere negli allegati del piano operativo dell’operazione che pubblichiamo nella pagina FB.
Si tratta quindi di una procedura operativa standard di Frontex.
Frontex precisa tra l’altro che in base al principio di non-respingimento le persone tratte in salvo non possono essere sbarcate in un paese dove la loro vita sarebbe a rischio.
Questo avviene in accordo con la Convenzione di Amburgo che sancisce che le persone soccorse in mare debbano essere trasferite verso il porto sicuro più vicino. Non è quindi vero — come dice Di Maio — che “gli altri paesi hanno chiuso i porti” ma è la posizione geografica dell’Italia rispetto a quei flussi migratori a dare luogo a questa situazione. E non si può certo dire che sia colpa di Renzi
Dov’erano i 5 Stelle quando l’Italia chiudeva Mare Nostrum e Frontex dava il via a Triton?
Vi ricordate cosa diceva il MoVimento 5 Stelle quando è entrato in Parlamento?
La loro idea era di aprirlo “come una scatoletta di tonno”. Sorprende quindi che si accorgano solo ora, a tre anni dall’avvio di Triton, del contenuto degli accordi.
Non erano stati eletti per vigilare sull’operato delle istituzioni? Che fine ha fatto l’operazione “fiato sul collo” della quale vanno tanto orgogliosi?
I 5 Stelle si sono mossi solo ora dopo le dichiarazioni di Emma Bonino della settimana scorsa. Ci sarebbe da chiedersi cosa hanno fatto in questi tre anni a parte perdere tempo dietro le fantasiose ipotesi del procuratore Zuccaro sui rapporti di connivenza tra Ong e scafisti.
Un altro aspetto della vicenda che i pentastellati danno per certo ma che è stato completamente smentito.
Ma c’è di più. Sul Blog di Grillo c’è un post a firma del M5S Camera datato ottobre 2014 nel quale si attacca l’operazione Mare Nostrum definendola “Affare Nostrum”. Ora Di Maio propone di chiudere Triton e minaccia di gestire i rimpatri e l’accoglienza “prendendo i soldi da quel budget che diamo ogni anno all’Unione Europea”.
I 5 Stelle dimenticano però che non sono tanto gli sbarchi a rappresentare il problema quanto la mancanza del rispetto delle quote di ripartizione dei migranti.
Ed è un vero peccato che al Parlamento europeo il M5S faccia parte del gruppo parlamentare assieme all’UKIP di Nigel Farage, fieramente contrario all’arrivo di migranti (pure quelli intraeuropei). Indovinate qual è l’unico paese europeo esentato dalla ripartizione? Il Regno Unito.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile
PERCHE’ NON LI CHIEDE A FRONGIA CHE ANNUNCIO’ CHE IN COMUNE SI POSSONO TAGLIARE 1,2 MILIONI DI SPRECHI?
“Per rimettere in moto tutto servirebbero nell’Agenda per Roma 1,8 miliardi di euro extra che la città non può produrre. Ce li date perchè siamo la Capitale o no? Ci date i poteri speciali perchè siamo la Capitale o no?”.
Lo ha detto oggi la sindaca di Roma Virginia Raggi durante l’audizione in commissione parlamentare d’inchiesta sul degrado nelle periferie.
“Stiamo cercando di amministrare al meglio quello che abbiamo — ha aggiunto — ci dite ‘potevate fare le Olimpiadi’, ma forse i nostri figli ci ringrazieranno”.
Noi non sappiamo se i nostri figli ringrazieranno Virginia Raggi per il no alle Olimpiadi. Ma abbiamo un’idea ben precisa di chi potrebbe cacciare i soldi che servono alla sindaca.
Daniele Frongia, quando ancora era un semplice candidato e presentando il suo libro “E io pago” alla Camera, sostenne nel febbraio di un anno fa in un’intervista a Roma Today: “Abbiamo individuato 1,2 miliardi di euro di sprechi. Se il Movimento cinque stelle venisse eletto alle prossime elezioni, nel giro di un anno potrebbero essere reinvestiti per la città , come asili, trasporti e manutenzione stradale”.
Ora, 1,2 miliardi non sono 1,8 miliardi. Ma ci si avvicinano.
Ecco perchè Virginia Raggi potrebbe chiedere al suo ex vicesindaco oggi assessore allo Sport dove sono finiti i risparmi che “nel giro di un anno” sarebbero stati reinvestiti per la città , come asili, trasporti e manutenzione stradale.
Perchè nel frattempo un anno è passato. Ma di questi risparmi — a parte quelli dell’Assemblea Capitolina, non a caso guidata da Marcello De Vito — non è che si sia vista una gran traccia.
E allora, cosa aspetta Virginia? Cominci da lì.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL DOCENTE E’ ASSOCIATO DI CHIMICA E FISICA ALL’UNIVERSITA’ DI MODENA… UN ANNO DI CARCERE TRAMUTATO IN 6.000 EURO DI MULTA
Dopo il primo grado arriva la conferma anche in appello. Beppe Grillo è stato condannato
davanti alla Corte d’Appello di Ancona per diffamazione nei confronti del professor Franco Battaglia, associato di chimica e fisica all’Università di Modena.
La pena però è mutata: 6mila euro di multa invece di un anno di carcere inflitto in primo grado.
Ne parla oggi il Giornale:
Nel 2011, alla vigilia del referendum sul nucleare, Michele Santoro aveva invitato in studio alcuni esperti, fra cui Battaglia, da sempre paladino dell’atomo e del suo utilizzo. Battaglia era finito nel mirino del comico genovese che qualche giorno dopo,nel corso di un comizio a San Benedetto del Tronto, lo aveva apostrofato con parole durissime: «Ai tempi del fascismo non si mediava… Anch’io non voglio mediare: Battaglia, che è pagato dalle multinazionali, lo prendo a calci nel c… e lo sbatto in galera».
Un discorso inaccettabile e minaccioso, costruito con lo scopo di screditare uno studioso apprezzato dai lettori per la sua capacità di ribaltare luoghi comuni, ha detto l’avvocata Lauretta Giulioni che difendeva Battaglia.
Grillo era stato condannato in primo grado e, come suo costume, non l’aveva presa benissimo:
“Oggi è stata emessa la sentenza dal tribunale di Ascoli Piceno contro di me per diffamazione — spiega Grillo — per aver detto in un comizio che il professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria ‘Enzo Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio affermava delle coglionate in merito al nucleare. Il fatto risale all’11 maggio 2011, in occasione di un mio comizio elettorale a San Benedetto del Tronto in vista del referendum sul nucleare”.
“Il Pm aveva chiesto una multa di 6.000 euro. Il giudice mi ha invece tolto la condizionale condannandomi a un anno di prigione e a 50.000 euro di risarcimento
Nel frattempo il video del suo intervento, che era disponibile su Youtube, è stato tolto. Battaglia spiegò successivamente perchè aveva querelato Beppe Grillo:
Va bene, ma perchè querelarlo?
«Perchè io non sono pagato dalle multinazionali, come lui ha sostenuto, ma dico semplicemente quello che penso. E poi, mi permetta, è inquietante che un leader che aspira ad andare al governo se ne esca con quella tirata quasi incredibile: con gente come Battaglia non si media, come non si scendeva a compromessi con l’antifascismo ai tempi del Duce. Non potevo accettare affermazioni così false e offensive».
Ora Grillo rischia il carcere. Non è troppo?
«Su questo posso essere d’accordo con lei, anche se il giudice si è limitato ad applicare il codice. Non voglio essere io a dargli la possibilità per recitare la parte del martire. Immolato sull’altare della libertà di parola. Per carità . Ci manca solo che Grillo capitalizzi questa condanna dal punto di vista politico. E però»
Però?
«Però anche lui si deve rendere conto che le parole non sono sempre innocenti».
Nel suo caso?
«Qualche tempo dopo il comizio la mia auto è stata presa a sassate. Il clima era molto teso e io ho avuto paura. Le ricordo che un dirigente dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi, è stato gambizzato come manager di un’azienda impegnata nel comparto nucleare».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 10th, 2017 Riccardo Fucile
E’ L’UOMO FIDATO DI GRILLO E CASALEGGIO IN SICILIA, MA DOVRA’ VEDERSELA CON LE CORRENTI INTERNE
Sarà Giancarlo Cancelleri il candidato del MoVimento 5 Stelle siciliano alle prossime elezioni
regionali. Lo scrive il blog di Beppe Grillo, che comunica che Cancelleri ha raccolto il 51,1% dei consensi, pari a 2224 voti su un totale di 4350.
Cancelleri era favoritissimo nella corsa. Un video lo ha immortalato mentre andava a prendere Davide Casaleggio all’aeroporto di Palermo (d’altro canto Giampiero Trizzino, suo sfidante e palermitano, aveva accompagnato in mattinata Beppe Grillo in un giro della città ).
Soprattutto: è l’uomo di fiducia del M5S in Sicilia e anche membro del comitato d’appello sulle sanzioni insieme a Roberta Lombardi e Vito Crimi.
Il MoVimento 5 Stelle siciliano è stato ricco di faide interne con tanto di espulsioni silenziose negli anni scorsi. Tutte faccende che chiamavano in causa sempre lui, Cancelleri, che ha saputo governare i bollenti spiriti del M5S siciliano in più occasioni.
La più difficile è stata quella delle firme false di Palermo.
Nell’occasione il nome di Cancelleri come quello di un grande manovratore di un complotto fantascientifico sulla vicenda è stato fatto dai deputati attualmente sospesi del MoVimento 5 Stelle e da altri iscritti in un esposto che metteva sotto accusa soprattutto Salvatore Ugo Forello e che è stato archiviato perchè considerato non credibile. L’accusa costò ai siciliani il posto nel gruppo del M5S in Parlamento, oltre ad altri sei mesi di sospensione in attesa del giudizio di Palermo.
Cancelleri correva con altri 8 candidati, tra i quali cinque deputati uscenti dell’ARS e Ali Listi Maman, l’avvocato nigerino che si era ritirato dalle Comunali in aperta polemica con il M5S.
C’erano in corsa inoltre Giuseppe Scarcella e Josè Marano. “E’ la dimostrazione che le nostre candidature sono aperte, che non epuriamo i detrattori”, spiegano dal M5S osservando come, tra i candidati ci siano anche esponenti vicini al deputato Riccardo Nuti, sospeso dopo il caso delle firme false a Palermo.
Qualche veleno proveniente dalla stagione delle firme false è arrivato nella campagna elettorale, dove molti si sono lamentati della mancata comunicazione delle preferenze al primo turno e di vari malfunzionamenti informatici della piattaforma per il voto. Qualcuno si è anche lamentato nei gruppi privati dei gruppi o delle cordate di voti di persone che si mettevano d’accordo. Un po’ come succede ovunque in manifestazioni di questo tipo.
(da agenzie)
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