Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IL CAMPIDOGLIO CHIEDE LA RESTITUZIONE DEI LOCALI AVUTI IN COMODATO D’USO, MA LORO NON INTENDONO ANDARSENE
Hagape2000 Onlus è un centro disabili che si trova in via Pullino 71 in zona Garbatella. Entro il 28 giugno la Hagape 2000 avrebbe dovuto lasciare i locali: l’invito è arrivato dal Comune di Roma il 26: con un avviso il Campidoglio chiedeva la restituzione dei locali avuti in comodato d’uso.
Loro però non se ne sono andati, anzi: sono rimasti dentro.
Hanno inviato una mail alla sindaca ricordando che nei locali della Garbatella si incontrano quotidianamente 50 persone dai 22 anni in su, per fare attività e assistenza: laboratori, musica, teatro, ceramica pittura, danza popolari, gite.
Infatti il Comune di Roma ha deciso di portare avanti una delibera del commissario Tronca che rimette in discussione le concessioni per gli enti no profit, le quali devono essere assegnate tramite bando: «Questa delibera viene applicata senza alcun senso di responsabilità : sugli enti no profit bisogna entrare nel merito e valutare caso per caso di che tipo di associazione si tratti, se veramente siano no profit o se portino reali benefici alla comunità al posto di uno Stato latitante e indifferente», scrive l’associazione in un lungo comunicato stampa su Facebook.
«L’Hagape2000 ONLUS è vittima di un’inerzia gestionale del sindaco, degli assessori e del presidente del Municipio VIII che condanna alla solitudine e alla morte, con un gesto sprezzante, 50 famiglie con ragazzi disabili», continua. Le famiglie che formano l’Hagape2000 Onlus sostengono con regolari contributi in denaro i servizi erogati dall’associazione in quanto i fondi del 5à—1000 sono scarsi: i genitori sono presenti quotidianamente nell’associazione occupandosi di tutto ciò che serve al funzionamento dei laboratori e per mantenere gli spazi.
I locali della zona vengono assegnati nel 2004 a un’altra associazione con l’impegno alla cura di un parco vicino.
Poi la concessione viene rinnovata dalla Hagape2000 Onlus fino a giugno 2016: le verifiche degli uffici del comune sulle attività svolte hanno avuto sempre esito positivo. Nel frattempo i locali di Via Pullino sono diventati sede del Polo della Disabilità del Municipio VIII: tre giorni a settimana vengono usati dal Servizio Sociale per ricevere i cittadini, fare riunioni di servizio e molto altro.
A giugno 2016 il comodato viene rinnovato per un biennio ma all’associazione viene comunicato che il locale sarà messo a reddito, ma alla decisione non segue nessuna quantificazione.
All’inizio del 2017 l’associazione scopre che i locali devono essere messi al bando e che c’è stata una memoria della Giunta che li destina alla disabilità .
Ad aprile 2017 viene inviata la richiesta di proroga, ma i volontari non ricevono nessuna risposta scritta.
A fine maggio la presidente dell’associazione Francesca De Masi viene convocata dal servizio sociale che comunica verbalmente che a fine giugno devono essere restituite le chiavi.
Prova a parlare con gli uffici del Municipio VIII ma le ribadiscono che devono restituire le chiavi. A questo punto l’associazione prova la via del Comune: «Giovedì 8 giugno veniamo ricevuti da un delegato dell’assessore Laura Baldassarre, Emanuele Montini, Capo Staff tecnico dell’Assessore. Quest’ultimo si dichiara sensibile alla nostra richiesta di proroga e a cercare una soluzione per assegnare definitivamente i locali secondo le prescrizioni di legge. Intanto nell’assemblea dell’Associazione, il 17 giugno 2017, discutiamo del problema e decidiamo di inviare una nuova richiesta per avere la proroga da far pervenire alla sindaca Virginia Raggi, all’Assessore Baldassarre e a tutte le forze politiche. Il 26 giugno arriva la richiesta scritta di consegna chiavi e si indica come data il giorno 28 giugno».
«Non vogliamo criticare l’amministrazione M5S, ma i precedenti sindaci hanno sempre creduto in quello che facciamo. Ora temporeggiamo sperando di essere contattati da Virginia Raggi e dall’assessore al Sociale, Laura Baldassarre: chiediamo loro di trovare al più presto una soluzione», ha detto la presidente a Repubblica.
Non appena ricevuta la lettera di sfratto, la onlus si è attivata inviando una email in Comune. “Nessuna risposta dalla sindaca — prosegue De Masi — Però un delegato dell’assessorato ai Servizi sociali ci ha mandato una mail dicendo che si stanno attivando. Ma abbiamo bisogno di garanzie. Senza, da qui non ce ne andiamo”.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
NEI 12 MUNICIPI A GUIDA M5S IL NUMERO TOTALE DI ATTI AMMONTA SOLO A 85… ECCO QUANTO CI SONO COSTATI
A distanza di un anno dalla vittoria in Campidoglio e in altri 12 dei 15 Municipi di Roma
del M5S, le cifre sulla “produttività ” di giunte e consigli delle ex circoscrizioni il I e il II Municipio hanno approvato in tutto 70 delibere: 62 quello guidato dalla dem Sabrina Alfonsi e 8 da quello presieduto dalla collega di partito Francesca Del Bello.
Quante sono state, invece, le delibere licenziate dalle squadre dei grillini? Nei restanti 12 Municipi il numero totale di atti ammonta a 85.
Uno solo nell’VIII, un’area verde riservata ai cani. Il conto è del Messaggero, che oggi fa anche i conti in tasca alle municipalità :
La stragrande maggioranza dei consiglieri municipali ha beneficiato di tutti i gettoni di presenza consentiti (26 al mese) e gli assessori delle giunte territoriali hanno incassato con regolarità gli assegni per il ruolo ricoperto.
La somma è fissa eppure per nulla trascurabile: nei primi sei mesi del 2017 i consigli municipali sono costati alle casse di palazzo Senatorio più di un milione di euro.
Stesso importo — circa un milione 200 mila euro — è stato invece speso dall’amministrazione capitolina per coprire i costi delle giunte.
Se il conto lo estendiamo anche al 2016, almeno nella parte che riguarda l’attuale consiliatura (dagli inizi di luglio in poi) la somma complessiva — tra gettoni erogati ai consiglieri e stipendi incassati dagli assessori — si superano i due milioni e mezzo di euro. In sostanza, la macchina amministrativa dei 14 Municipi di Roma(esclusa Ostia) è costata in un anno più di cinque milioni di euro.
Per produrre quali risultati?
In 12 Municipi il numero totale di atti ammonta a 85.
Il peggiore è stato l’VIII Municipio,quello di Garbatella, rimasto orfano di presidente e commissariato dal Campidoglio dopo il dietrofront di Paolo Pace che ha abbandonato i grillini, planando poi nelle fila di Fratelli d’Italia.
La giunta di Pace fino, nel frattempo, ha approvato una sola delibera: per far questo la squadra degli assessori ha incassato tra il 2016 e il 2017 144.264 euro.
Non migliore il lavoro del V Municipio, dove la giunta del grillino Giovanni Boccuzzi ha licenziato appena 2 provvedimenti. Anche in questo caso assessori e presidente sono stati pagati dal Campidoglio con regolarità , per un importo complessivo che supera i 180 mila euro, nel corso del primo anno di governo.
Sotto la soglia della sufficienza — chiaramente solo per il numero di atti prodotti, discussi e approvati — anche le giunte del XIII Municipio (3 delibere e assegni per altri 180 mila euro), il IX (4 delibere e più di 120mila euro di stipendi), l’XI e XII Municipio con 5 atti ciascuno e rimborsi totali per quasi 200 mila euro il primo e di circa 170mila euro il secondo.
E i consigli municipali? In totale hanno prodotto una media di 30 delibere a testa: il VII Municipio ha prodotto 51 atti, l’XI appena 13.
Ma in massima parte si tratta di pareri su proposte dell’Assemblea Capitolina.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 3rd, 2017 Riccardo Fucile
I CONSIGLIERI REGIONALI SI FANNO RIMBORSARE I “CONTRIBUTI” RICHIESTI DAL PARTITO PER L’ORGANIZZAZIONE DI ITALIA A 5 STELLE A PALERMO
La trasparenza del MoVimento 5 Stelle ci rivela ogni tanto alcuni particolari interessanti. Ad esempio come utilizzano i consiglieri regionali eletti tra le fila del M5S i rimborsi per le spese che sostengono per l’attività di mandato?
Il MoVimento ha sempre spiegato che i propri portavoce — a qualsiasi livello — rendicontano al centesimo le spese sostenute.
Non un euro di più del necessario rimane in tasca agli eletti, che donano tutto il resto finisce nel fondo delle restituzioni. Soldi destinati a progetti a favore del territorio.
Un altro dei vanti del M5S è che il partito di Grillo non riceve finanziamenti pubblici. Per questo portavoce ed attivisti si auto-tassano per finanziare la campagna elettorale e le iniziative del MoVimento.
Ma è davvero così?
Nelle pieghe delle rendicontazioni mensili dei consiglieri regionali spunta una voce molto interessante.
In occasione di Italia 5 Stelle che si è tenuto a Palermo nel settembre 2016 il M5S ha raccolto 400 mila euro da 8774 donatori. Una media di 45 euro a donazione.
Uno sforzo incredibile da parte del popolo pentastellato.
A tutti i livelli, perchè anche i consiglieri regionali, dall’alto dei loro stipendi da tremila euro hanno deciso di contribuire alla realizzazione dell’evento.
Con il trucco, perchè mentre i privati cittadini hanno pagato di tasca propria i consiglieri del M5S si sono fatti rimborsare le spese per Italia a 5 Stelle utilizzando appunto i rimborsi spese.
Nulla di illegale, sia ben chiaro, ma è senza dubbio una nota stonata da parte di chi predica l’onestà . In fondo grazie ai rimborsi è come se quell’evento l’avessero pagato tutti i cittadini con le loro tasse.
Ad accorgersene Franco Stefanoni che sul Corriere della Sera di domenica 2 luglio ha fatto notare come molti consiglieri si siano fatti rimborsare le spese per la kermesse pentastellata di Palermo.
Spulciando sui vari siti regionali (il sito TiRendiconto?? pubblica le rendicontazioni dei consiglieri-portavoce solo a a partire da gennaio 2017) ci si accorge come i consiglieri abbiano rendicontato e si siano fatti rimborsare il denaro versato al Comitato Italia a 5 Stelle.
Si tratta di una procedura generalizzata, in Lazio il consigliere Davide Barillari risulta aver donato 150 euro al comitato. Una cifra modesta se paragonata a quella versata dai suoi colleghi: Gianluca Perilli si è fatto rimborsare un contributo da 500 euro così come Silvana Denicolò mentre Valentina Corrado ha donato 494,50 euro.
Leggendo la nota della Denicolò si scopre che si tratta di un “Contributo richiesto per Italia 5 Stelle Palermo”. Insomma non una donazione spontanea, ma tanto poi viene rimborsata.
Stesso “contributo” e stessa rendicontazione anche per i consiglieri regionali della Basilicata Leggieri e Perrino.
Altrove la rendicontazione è molto più opaca e probabilmente i rimborsi per “il contribuito richiesto per italia a 5 Stelle” sono finiti all’interno della voce “eventi sul territorio”.
Rimane il dato, incontrovertibile, che il M5S — esattamente come tutti gli altri partiti — fa pagare ai contribuenti gli eventi per la campagna elettorale che organizza.
Certo, il MoVimento “ha rifiutato” i rimborsi elettorali, ma grazie ai rimborsi dei portavoce riesce lo stesso a trovare il denaro per organizzare gli eventi.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
SCONCERTO DELLA BASE CINQUESTELLE PER LA RICHIESTA DI LAVORO AL CENTRODESTRA DEL LORO CANDIDATO SINDACO: “FODERARO E’ UN PIRLA. HA FATTO UNA COSA GRAVE E INACCETTABILE”
Il telefono dei grillini lombardi ieri è squillato tutto il giorno. Dalla base dei militanti ai coordinatori regionali.
Parole infuocate dopo la notizia sullo scambio di e-mail tra il candidato sindaco del M5S a Sesto San Giovanni, Antonio Foderaro, che in piena campagna elettorale si è rivolto per un lavoro in Regione all’avversario di centrodestra Roberto Di Stefano, uscito poi vincitore al ballottaggio come nuovo sindaco della ex Stalingrado d’Italia.
Il più arrabbiato per la figuraccia è Stefano Buffagni, consigliere regionale e “front man” dei grillini in Lombardia: «Foderaro è un pirla e pure ingenuo. Mette in difficoltà tutti nel Movimento, soprattutto chi non lo conosce. È una cosa grave e inaccettabile quello che ha fatto. Non sappiamo che fare di fronte ad uno di noi che chiede un posto in Regione facendo leva sulla sua posizione».
Ingenuità o tranello politico? Come immaginare di trovare un posto di lavoro nell’information technology in una controllata di Regione Lombardia mandando semplicemente una e-mail a una seconda linea di Forza Italia e alla moglie tuttofare Silvia Sardone, che può vantare il titolo di segretaria dei berlusconiani a Sesto San Giovanni?
La coppia Di Stefano-Sardone preferisce non rispondere, anche se il malumore in casa degli azzurri è palpabile per questo passo falso a giunta ancora ai blocchi di partenza.
Il protagonista di questo pasticcio, Antonio Foderaro, affida invece alla sua pagina Facebook la difesa: «Tutto questo teorema di fantapolitica nasce da un curriculum vitae inviato per posta elettronica con una breve descrizione del mio profilo professionale. Tanto è bastato per certificare uno scambio illecito di voti e favori. Non pensavamo si arrivasse tanto. Probabilmente qualcuno vuole delegittimare il Movimento 5 stelle, che fa della trasparenza e della legalità i suoi valori fondanti. Sicuramente è stata una sciocchezza mandare il mio cv sotto quella forma. Un peccato di ingenuità . In ogni caso, ho già messo a disposizione del Movimento 5 Stelle le mie dimissioni».
Non una parola sul fatto che di solito in Regione bisognerebbe accedere per concorso e non su raccomandazione.
Ora i fari sono puntati sulle dimissioni, una scelta che spetta ai 40 militanti sestesi che lunedì sera si ritroveranno per parlare dell’affaire Foderaro.
Sul caso ci va giù duro anche l’ex sindaco di centro sinistra Monica Chittò, ancora con l’amaro in bocca per la bruciante sconfitta: «Sono sbalordita per questo scambio di e-mail. È un caso di inopportunità che in politica ha un peso: ritengo molto grave che un candidato sindaco si metta a trattare per le questioni personali durante il ballottaggio. Ancora più grave da chi dà lezioni di moralità e onestà e si è imposto come una forza anti-sistema».
(da “La Stampa”)
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Luglio 2nd, 2017 Riccardo Fucile
ANTONIO FODERARO ERA IL CANDIDATO M5S A SESTO SAN GIOVANNI… DOPO ESSERE STATO ESCLUSO AL PRIMO TURNO, LA COMPROMETTENTE EMAIL AL CANDIDATO SINDACO CHE POI VINCERA’ LE ELEZIONI GRAZIE AI VOTI GRILLINI
Antonio Foderaro, candidato del M5S a Sesto San Giovanni di cui abbiamo parlato ieri per una email inviata al candidato del centrodestra con il suo curriculum dopo il primo turno per chiedergli un lavoro, annuncia su Facebook di aver messo a disposizione del MoVimento 5 Stelle le sue dimissioni.
Foderaro sostiene che:
Secondo il giornalista, il sottoscritto sarebbe riuscito a spostare quasi 4mila voti degli elettori del Movimento 5Stelle a favore del candidato del centrodestra, Roberto Di Stefano, in cambio della promessa di un aiuto nella ricerca per trovare lavoro.
Un curriculum inviato per posta elettronica con una breve descrizione del mio profilo professionale è bastato per certificare uno scambio illecito di voti e favori. Non pensavamo si arrivasse tanto.
In realtà però nell’articolo della Stampa non si sosteneva affatto che Foderaro avesse spostato voti verso il candidato di centrodestra.
«Quello che cerco è una posizione gestionale manageriale affine alle mia esperienza — scriveva Antonio Foderaro dal suo account di posta privata secondo quanto raccontava Ilario Lombardo — cioè in IT per privati che lavorano per la PA, come ad esempio Lispa o affini/ collegati in Lombardia (Csi-Piemonte in Piemonte è la corrispondente di Lispa), o anche Arca, su temi di appalti/bandi/ procurement/compliance».
La parte divertente della vicenda è che nel frattempo Foderaro sulla sua pagina Facebook denunciava “voci di accordi che vanno ben oltre Sesto San Giovanni” e si chiedeva “perchè non dichiararli trasparentemente?”, mentre dimenticava di informare della vicenda della mail il suo elettorato e i cittadini. In nome della trasparenzaquannocepare, come a Roma.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 1st, 2017 Riccardo Fucile
E A SESTO SAN GIOVANNI I GRILLINI FANNO VINCERE IL CENTRODESTRA… ANTONIO FODERARO (M5S): “HA SBAGLIATO A INVIARE LA MAIL, MA NON C’ENTRA CON LA POLITICA”
Antonio Foderaro, candidato sindaco del MoVimento 5 Stelle a Sesto San Giovanni, dopo il primo turno delle elezioni che l’aveva visto uscire dalla tenzone che poi ha visto la vittoria — clamorosa — del candidato del centrodestra Roberto Di Stefano nell’ex Stalingrado d’Italia, ha pensato bene di chiedere un posto di lavoro in Regione al futuro vincitore: «Quello che cerco è una posizione gestionale manageriale affine alle mia esperienza — scrive Antonio Foderaro dal suo account di posta privata secondo quanto racconta Ilario Lombardo sulla Stampa di oggi — cioè in IT per privati che lavorano per la PA, come ad esempio Lispa o affini/ collegati in Lombardia (Csi-Piemonte in Piemonte è la corrispondente di Lispa), o anche Arca, su temi di appalti/bandi/ procurement/compliance».
La parte divertente della vicenda è che nel frattempo Foderaro sulla sua pagina Facebook denunciava “voci di accordi che vanno ben oltre Sesto San Giovanni” e si chiedeva “perchè non dichiararli trasparentemente?”, mentre dimenticava di informare della vicenda della mail il suo elettorato e i cittadini.
In nome della trasparenzaquannocepare, come a Roma.
La mail dell’esponente M5S è di mercoledì 14 giugno, racconta ancora La Stampa. Qualche giorno dopo Di Stefano, che era arrivato sotto di cinque punti percentuali rispetto al candidato del centrosinistra Schirò, ha vinto il ballottaggio con il 58%. Grazie ai voti del M5S, come nel resto d’Italia — ha osservato l’Istituto Cattaneo.
Foderaro, rimasto in cassa integrazione, sfumato il posto da sindaco, ora cerca un posto vero.
E non trova niente di meglio che rivolgersi a uno dei due candidati, quello che evidentemente gli sembra abbia più entrature in Regione, possibilmente nell’information technology (IT) delle controllate di Regione Lombardia terreno privilegiato dei partiti di centrodestra, in particolare Forza Italia e Lega Nord.
Vuoi vedere che lo «squallore fotonico» dell’immondo mercato del voto, tutto sommato qualche convenienza ce l’ha?
C’è però dell’altro che indica un tono di confidenza con Di Stefano e la moglie Silvia Sardone, coordinatrice locale degli azzurri: «L’ideale — scrive — è per me trovare una posizione che mi permetta di gestirmi il tempo. Prima risolvo, meglio è».
«Ho incontrato Di Stefano che ci ha chiesto il nostro appoggio per il ballottaggio ma poi non ho fatto accordi di nessun tipo», spiega Foderaro, che aggiunge: «Ho sbagliato a inviare quella mail ma non c’entra niente con la politica».
Peccato non averla postata su Facebook.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 30th, 2017 Riccardo Fucile
GIORNALISTI MANAGER, IMPRENDITORI: SPINGERE SU AUTONOMIA FISCALE PER GARANTIRSI IL SOSTEGNO… ORMAI E’ ASSE XENOFOBO CON LA LEGA
“Lega e M5S: forza popolare o deriva populista». Nel titolo dell’incontro di Garda la parola
«forza» declinata al singolare evoca subito convergenze e (forse) future alleanze.
È vero che i panel erano separati, come si sono affrettati a precisare molti nel Movimento 5 Stelle anche per zittire le voci critiche di chi nel gruppo parlamentare già lamenta un eccessivo dialogo con la Lega Nord.
Ma sta di fatto che la serata con il grillino Luigi Di Maio e il leghista Giancarlo Giorgetti segna un’ulteriore tappa nell’avvicinamento tra i due partiti classificati sotto l’etichetta «populisti», che da mesi si strizzano l’occhio a distanza.
In ordine: euro, migranti, ius soli, referendum sull’autonomia fiscale in Lombardia e Veneto. Questi sono i temi che li avvicinano.
Se è solo scena, convenienza o tattica, dietro la quale non c’è alcuna speranza concreta di vedere seduti allo stesso tavolo Di Maio e Salvini, lo diranno i prossimi mesi, anche a seconda di quale legge elettorale ci sarà .
Per adesso, però, è certo che la strategia di Davide Casaleggio guarda a Nord.
Come la rete di relazioni che, convegno dopo convegno, il rampollo del fondatore del M5S sta costruendo per provare a pescare voti in quelle aree produttive delle regioni settentrionali dove i 5 Stelle risultano più deboli.
Relazioni che arrivano a sfiorare mondi e conoscenze in comune con il Carroccio. Come Arturo Artom, imprenditore che ha portato nello stesso salotto Casaleggio e il governatore lombardo Roberto Maroni, e volto in quota M5S di una categoria che spera nell’autonomia fiscale sponsorizzata dall’asse grillo-leghista.
In politica non esistono le coincidenze e non è un caso che a Garda ci sia stata una riproposizione in piccolo della convention «Sum01 – Capire il Futuro» organizzata a Ivrea da Casaleggio in ricordo del padre.
A dialogare con Di Maio è stato Gianluigi Nuzzi, giornalista Mediaset e marito di Valentina Fontana, amministratrice della Visverbi srl, l’agenzia di comunicazione che ha organizzato la serata di ieri e la giornata di metà aprile a Ivrea di cui proprio Nuzzi è stato il presentatore.
Altri nomi in comune tra i due eventi sono: Gianpiero Lotito, fondatore di Facility Live, la start-up anti Google, uno che ad ascoltarlo fa impazzire di gioia Casaleggio jr; la psicologa Maria Rita Parsi e il conduttore Gianluigi Paragone.
Se c’è una categoria che fa sorgere sentimenti al limite dell’odio antropologico a Casaleggio sono i giornalisti.
Con le dovute eccezioni. Paragone è una di queste. Giornalista che fu leghista, dopo essere entrato in quota Carroccio alla Rai ne è uscito per indossare a La Gabbia su La7 i panni più rockettari e antisistema, adatti alla politica al tempo del grillismo.
Nella sua trasmissione dove si parla di banche, migranti, lavoro c’è sempre spazio per i 5 Stelle, con somma gioia di Rocco Casalino che smista i parlamentari da un talk show all’altro.
Dove c’è Casaleggio poi c’è Nuzzi. «Ma non chiamatemi grillino – dice lui – Io faccio il giornalista, e non devo avere un’identità politica. A Casaleggio padre mi legava un’amicizia nata ai tempi in cui sul blog di Grillo uscirono articoli sul mio libro Vaticano Spa. Ci siamo conosciuti e ci siamo confrontati, in maniera libera».
Molti degli invitati, spiega Nuzzi, sono presenti in entrambe le locandine, di Ivrea e di Garda, perchè sono «amici» suoi e della moglie.
Tutta l’attenzione però è stata calamitata da Di Maio e Giorgetti, accomunati da un’insistente campagna sullo stop ai migranti.
È di ieri l’ultima sentenza del blog di Grillo «Matteo Renzi è politicamente responsabile del disastro immigrazione. Con il suo governo è entrata in vigore l’operazione Triton che autorizza le navi di 15 Stati europei a portare i migranti solo in Italia».
Toni che fino a qualche mese fa avremmo sentito in bocca a un leghista. Ma in attesa delle alleanze (se ci saranno) basterebbero le parole di Alessandro Di Battista a Otto e mezzo a dare l’idea che una certa simpatia, costruita magari sulla base di un nemico comune, c’è: «Noi facciamo vincere la destra? Pur di votare il Pd i cittadini voterebbero qualunque altra cosa».
Il gioco ormai è scoperto
(da “La Stampa”)
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Giugno 30th, 2017 Riccardo Fucile
C’E’ CHI VUOLE L’INSERIMENTO DI CONSIGLIERI IN ASSESSORI, MA LE REGOLA DEL M5S LO VIETANO
Giovanna Vitale su Repubblica racconta oggi di una strigliata agli assessori rifilata dalla sindaca Virginia Raggi a causa dello scarso rapporto che questi hanno con i consiglieri: le continue lamentele che arrivano dalla maggioranza hanno spinto la prima cittadina a chiedere ai delegati di migliorare la comunicazione nei confronti del gruppo.
Ma a quanto pare questo non basta ai consiglieri, che reclamano posti in giunta:
Spegnere il fuoco sotto una pentola in ebollizione: è questo il tentativo della sindaca. Messa sul chi va là non solo dagli ultimi assalti alla poltrona del suo vice, finito nel mirino dell’ala ortodossa del Movimento per la sua eccessiva autonomia, ma per lei ormai diventato un punto di riferimento irrinunciabile, al punto da pretendere e ottenerne la blindatura da parte di Luigi di Maio.
A preoccupare la sindaca, oltre alle proteste dei singoli consiglieri, è stato il tenore della riunione che uno dei due tutor, Riccardo Fraccaro, ha tenuto martedi sera, al termine della seduta d’aula.
È lì che la maggioranza ha espresso tutto il suo malumore nei confronti dei tecnici presenti in giunta che, a loro dire, non saprebbero interpretare lo spirito del Movimento e alcuni, anzi, addirittura lo tradirebbero.
Ma, appunto, le regole non lo consentono:
Spingendosi a chiedere – ora che con l’addio di Colomban il rimpasto sarà inevitabile – l’inserimento di un paio di consiglieri, per alzare il tasso politico della squadra.
Ma Fraccaro sarebbe stato irremovibile: «Le nostre regole non consentono il passaggio da una poltrona all’altra». Immediate le obiezioni: «E allora Frongia, eletto in consiglio e poi nominato assessore? E allora la Appendino, che ha promosso il capogruppo in giunta?».
Muro: «Frongia è stata una eccezione e Chiara ha fatto una stupidaggine», la replica senza appello.
Ma i portavoce romani non intendono demordere. E Raggi, per placarli, adesso deve dare un segnale: la strigliata alla giunta è solo l’inizio.
(da “NexrQuotidiano”)
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Giugno 29th, 2017 Riccardo Fucile
“PROPRIO ORA CHE ATTACCHIAMO LA LEGA SULLE BANCHE VENETE”
“Proprio ora che stiamo attaccando la Lega sulle Venete…”. Nella chat dei parlamentari M5S, sorge più di qualche dubbio.
E così un deputato chiede se sia opportuna o meno la partecipazione di Luigi Di Maio alla rassegna “Garda d’autore”.
E nel farlo allega la locandina dell’appuntamento di domani sera a Lazise che vede il candidato premier in pectore grillino intervistato dal giornalista Gianluigi Nuzzi ma alla kermesse, seppur in colloqui separati, ci saranno anche il segretario del Carroccio Matteo Salvini (sostituito forse da Giancarlo Giorgetti) e il coordinatore Pd Lorenzo Guerini. Il tutto in territorio Veneto e con il patrocinio della regione guidata da Luca Zaia.
Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni dei pentastellati proprio contro i leghisti ed è per questo che secondo alcuni la presenza di Di Maio in un contesto simile sarebbe stata da evitare: “Nel crac delle venete ci sono i soliti ingredienti. La connivenza tra banchieri e certi ‘grandi’ imprenditori, ma pure la complicità clientelare di tutta la politica locale. Chi ha lungamente governato in quei territori, Lega Nord in testa, ora non può chiamarsi fuori, fare la sceneggiata e reagire scandalizzato. Non è possibile rifarsi una verginità a mezzo stampa da un giorno all’altro”, scrivevano gli eletti 5 Stelle.
E poi ancora, twittava Federico D’Inca: “Lega ammutolita alla Camera in prima battaglia su pregiudiziali a decreto che regala 5 miliardi a Intesa per #banchevenete. Coda di paglia?”.
Nella stessa chat, in cui alcuni deputati hanno appunto chiesto spiegazioni, c’è chi ha gettato acqua sul fuoco difendendo Di Maio e dicendo in sostanza che questi incontri sono importanti e che in fondo fanno parte del nuovo corso pentastellato.
“Ormai andiamo ovunque”, spiega un deputato interpellato in Transatlantico. E in effetti il tappo, che teneva lontani i grillini dai palchi con partecipanti non amici, è saltato.
Basti pensare al pranzo di un anno fa tra il vicepresidente della Camera e i vertici dell’Ispi, cioè i leader italiani della Trilateral.
È da allora che il vento è cambiato. Quindi pochi scrupoli anche se si tratta di partecipare a un evento insieme a Matteo Salvini, attaccato duramente dai grillini per la vicenda banche ma nello stesso tempo guardato con interesse in vista di quelle che in caso 5 Stelle vengono chiamate “convergenze post elettorali” per avere la fiducia in Parlamento se M5s dovesse risultare primo partito alle prossime elezioni.
In questo contesto di kermesse e tavoli anche con i poteri forti rientra la strategia illustrata ieri da Davide Casaleggio ai deputati.
Ovvero sottoporre alle categorie, ai sindacati e alle aziende il programma di governo pentastellato ed essere aperti anche ad eventuali modifiche.
Dunque ogni tipo di contatto può essere utile per allargare il consenso. E infatti qualcuno in chat ha fatto notare: “Questi incontri ci servono”.
Il problema però, nel caso dei tavoli di concertazione, sarà lo streaming.
Farlo o non farlo? Cominciano già a chiedersi negli uffici 5 Stelle.
(da “La Repubblica”)
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