Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA CANICOLA ESTIVA E TROPPI “RAGGI” DI SOLE FANNO MALE AI CERVELLI A CINQUESTELLE
Una sconfitta elettorale, unita alla canicola estiva, può rappresentare un mix in grado di
deformare la realtà e di raccontare “altre verità ”.
E’ di ieri il post firmato Movimento 5 Stelle dal titolo “Tutta la verità sui campi Rom” che, unito alla lettera indirizzata dalla sindaca della Capitale al Prefetto per chiedere una moratoria sui migranti, segna la virata dei 5 Stelle romani verso l’elettorato fuoriuscito a destra.
Breve il post sul blog ma incredibilmente infarcito di inesattezze e falsità che proviamo, una ad una, a smontare.
Il MoVimento 5 Stelle a Roma ci ha messo la faccia e ne va fiero.
Il “Piano per l’inclusione dei rom” a Roma è stato presentato il 31 maggio scorso dalla sindaca Virginia Raggi in una conferenza stampa. Nel corso della stessa è stato diffuso un comunicato stampa di 3 pagine ma del Piano… nessuna traccia. Poca trasparenza e altrettanto poca fierezza da rivendicare.
Di fronte a una emergenza di questo tipo, prodotta da decenni di malgoverno di Roma, le strada è una: smantellare i campi e creare le condizioni affinchè l’emergenza non si ripresenti fra qualche anno. Il M5S ha fatto entrambe le cose, senza chiedere un solo euro ai romani.
La Giunta Capitolina prevede, per il superamento dei “campi rom”, l’utilizzo di fondi europei. Ogni romano versa ogni anno circa 80 euro all’Unione Europea. Distinguere i soldi versati al governo centrale o locale da quello versato all’Europa è una mistificazione, un parlare alla pancia dei cittadini, un rappresentare cittadini di serie A, sostenuti da fondi locali, e cittadini di serie B, a cui ci pensa l’Europa.
I fondi ottenuti grazie a un bando che abbiamo vinto, circa 3,8 milioni di euro, sono dell’Unione europea.
I 3,8 milioni di euro sono stati vinti dalla Giunta Marino con delibera n.350 del 28 ottobre 2015. Nessun merito, quindi, al governo a 5 Stelle.
Quando si smantella un campo rom, cosa credete che farebbe la vecchia politica? Farebbe scomparire le famiglie da un momento all’altro? No, le trasferirebbero in un altro campo o un’altra area per un nuovo insediamento. E dopo aver smantellato anche quello? Ne individuerebbero un altro ancora!
La “vecchia politica”? Ma è esattamente quello che ha fatto la Giunta Raggi quando il 1° agosto 2016 ha chiuso l’insediamento di Via Salaria (con trasferimento delle famiglie in altri “campi rom”) e, il 25 ottobre, l’insediamento di Via Amarilli (con trasferimento anche qui in altri “campi rom”).
E’ del 5 giugno scorso la proposta, fatta dall’Ufficio Rom di Roma Capitale, agli abitanti del Campig River, prossimo alla chiusura, di trasferire 8 famiglie nel “campo” La Barbuta. Insomma, rispetto alla “vecchia politica”, nulla di nuovo: alla chiusura dei “campi rom” segue il trasferimento in altri “campi rom”. Il gioco dell’oca di ieri vale anche per oggi!
L’Ue ci mette a disposizione questi soldi a patto che siano destinati esclusivamente all’integrazione delle popolazioni Rom. Se non li usiamo per chiudere i campi rom, li perderemo
I soldi, come già avvenuto nel passato, possono essere spostati verso altre voci di spesa. Rientrano infatti all’interno del Pon Metropolitano 2014-2020 attraverso il quale la città di Roma ha ricevuto circa 37 milioni di euro suddivisi in diversi assi di intervento.
L’Ue continua a farci pagare multe.
Non è vero, l’Italia non è sotto procedura di infrazione da parte dell’Europa e quindi non ha pagato nel passato e non sta pagando nessuna multa.
E allora iniziamo: i campi della Monachina e La Barbuta verranno chiusi. Parliamo di 700 persone che risiedevano qui.
Secondo il Piano Operativo elaborato nell’aprile 2017 dalla Giunta Raggi, si prevede, entro il 31 marzo 2020 di far uscire dai due insediamenti solo 60 individui, con un costo pro capite di circa 63.000 euro, 345.000 per le 11 famiglie coinvolte. Pertanto non 700 persone ma solo 60. Una vera manna per cooperative e associazioni senza scrupolo che parteciperanno al prossimo bando!
Stop. Questa storia si chiude qua. Ora a Roma si cambia musica, termina il post delirante. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori.
Magari sarebbe meglio dire che chi non dichiara il reddito venga perseguito dalla Guardia di Finanza e per chi si trova ad elemosinare vengano attivati programmi di sostegno sociale.
Altrimenti è Grillo ad essere fuori. Fuori dalla legge e soprattutto dai valori costituzionali di un Paese civile e democratico che il Movimento 5 Stelle si vorrebbe apprestare a governare.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile
L’EMERGENZA VENTILATA DALLA SINDACA SMENTITA DAI NUMERI DEL VIMINALE… LA RAGGI DICA CHE FINE HANNO FATTO I 2,5 MILIONI DI EURO VERSATI DAL MINISTERO DEGLI INTERNI NELLE CASSE DEL COMUNE PER GESTIRE L’EMERGENZA
Virginia Raggi ieri ha scritto al prefetto di Roma Paola Basilone per chiedere al ministero dell’Interno “una moratoria sui nuovi arrivi” nella Capitale: “Trovo impossibile, oltre che rischioso, ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale”, era scritto.
La sindaca ha sottolineato la necessità di considerare l’elevata “pressione migratoria cui è sottoposta Roma” nella decisione della dislocazione di nuove strutture di accoglienza.
“Per tali motivi, questa amministrazione, in considerazione degli elevati flussi di migranti non censiti, auspica che le valutazioni sulle dislocazioni di nuovi insediamenti tengano conto della evidente pressione migratoria cui è sottoposta Roma Capitale e delle possibili devastanti conseguenze in termini di costi sociali e di protezione degli stessi beneficiari, evitando di gravare, ulteriormente, sul territorio comunale”, conclude la lettera.
La tempestività della missiva si presta a varie interpretazioni, non ultima quella di Ellekappa nella striscia di oggi, e anche in considerazione del post pieno di balle pubblicato sul blog di Beppe Grillo a proposito dei rom:
Il Viminale però rivela che la situazione è completamente diversa rispetto a quanto descritto dalla sindaca di Roma.
Grazia Longo sulla Stampa fornisce i veri numeri dell’accoglienza a Roma: da essi si scopre che la Capitale è al di sotto della quota stabilita del 2,5 per mille:
In realtà i numeri sono al di sotto dei 7.250 migranti previsti per Roma in base alla quota dei 2,5 ogni mille abitanti stabiliti dalla norma Alfano. Attualmente, sul territorio di Roma, sono ospitati 4.694 stranieri: 2.367 negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ovvero una rete composta da enti locali e associazioni non governative) e 2.327 nei Cas (i Centri di accoglienza straordinaria della prefettura)
Virginia Raggi però, preoccupata per nuovi arrivi, non vuole più rispettare il piano stabilito dal ministro dell’Interno Marco Minniti per rafforzare «l’accoglienza diffusa, decisamente più utile al sistema perchè consente maggiore integrazione e perchè lo sforzo viene equamente distribuito e non concentrato in poche città ».
Non finisce qui.
Dal Viminale, spiega sempre La Stampa, trapela lo stupore per l’inversione di rotta della sindaca di Roma, a fronte dell’impegno economico profuso dal governo per fronteggiare l’emergenza migranti:
Nelle casse della capitale sono stati infatti versati, tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, 2 milioni e 340 mila euro. Si tratta del Bonus Gratitudine di 500 euro a migrante per i Comuni (2600 Comuni su 8000) che hanno aperto all’accoglienza dei profughi. E ancor prima, nell’autunno del 2016, sempre il governo aveva elargito all’amministrazione comunale capitolina un contributo straordinario di mezzo milione di euro.
E ora, nelle stanze del Viminale, le domande che riecheggiano di più sono:
Com’è stato speso quel denaro dal Comune di Roma?
Perchè la sindaca cambia idea proprio ora?
Aleggia un ampio alone di perplessità sulla sua lettera, che pare dettata dalla paura di perdere consensi elettorali a causa di una politica dell’accoglienza.
D’altro canto Virginia Raggi è la stessa Virginia Raggi che insieme all’assessora Baldassarre in un’intervista alle Iene diceva che non si potevano mettere le tende al Baobab perchè di immigrati “poi domani ne arrivano altrettanti, e poi altrettanti” — come se parlasse di gatti randagi — e non restava quindi — testuale — “chiudere le quote su Roma, perchè Roma non è più in grado di accogliere”.
Salvo poi cambiare idea e sostenere l’esatto contrario dopo un’udienza dal Papa
E il bando del comune per ospitarne di più?
In più, il Corriere della Sera Roma racconta oggi una storiella molto interessante.
A dicembre proprio il Campidoglio già grillino ha pubblicato l’ultimo bando, in fase di aggiudicazione in queste settimane, che replicava un sistema già visto: accantonare la proporzionalità inizialmente stabilita tra residenti e migranti («250 posti — imponevano i primi decreti ministeriali per una popolazione superiore a 2.000.001 abitanti») proponendosi per accoglierne moltissimi di più, 2.768 arrivi nel triennio 2017-2019 che, alla fine, si sommano ai 2.581 della finestra precedente, 20142/016. «A titolo di paragone: Milano ha dato la disponibilità per 414 persone, Torino per 460 e Firenze per 89».
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO PISANO NON CI STA A PRENDERE PER I FONDELLI LA BASE… “DI MAIO TROPPO INESPERTO PER FARE IL PREMIER”
“Con una legge elettorale proporzionale è naturale che si vada verso un’alleanza con la
Lega. Io non ci sto, ma magari i prossimi che arrivano saranno più docili”.
Così il deputato M5S Girolamo Pisano in due interviste al Corriere della Sera e Repubblica.
“Ho già detto ai miei in Campania che tra un pò gli sarà chiesto di mettersi la cravatta verde della Lega. Io non la indosserò mai”, dice Pisano.
“Sono di Salerno e i meridionali con la Lega non possono andare d’accordo. Se ci alleiamo con loro, abbandono i 5 Stelle. In quel caso ci sarebbe una spaccatura, una parte se ne andrebbe”.
Per Pisano non sarà Luigi Di Maio il candidato premier del Movimento. “È troppo inesperto. Le persone mi chiedono: Possiamo dare il Paese a un ragazzino?”.
Di Maio non sarà spinto a un passo indietro: “Da noi arrivano solo i calci nel sedere. Se Grillo mette un Davigo, una personalità del genere, Di Maio che fa? Esegue”.
In merito alle amministrative, “fino a quando non avremo anche noi liste d’appoggio, andremo a sbattere. Corriamo in 80 comuni e riusciamo a fare solo 22 consiglieri, di che stiamo parlando?”, dichiara Pisano.
“E poi deve finire il vincolo dei due mandati. La base chiede impegno, ma nei Comuni c’è chi perde soldi: guadagnano pochissimo, con la prospettiva di dover lasciare presto. Sono tutti inutili tabù che alla fine, di fatto, crolleranno. Altrimenti non si vince più”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile
PENOSO TENTATIVO DI OCCULTAMENTO DI CADAVERE DI DI BATTISTA: “NON FACCIAMO ALLEANZE CON NESSUNO” (OVVERO PRIMA PRENDIAMO I VOTI DEI PIRLA E POI CI ALLEIAMO CON I RAZZISTI)
In mattinata arriva l’apertura verso una possibile alleanza con la Lega Nord da parte di Carlo Sibilia, deputato M5S ed ex membro del direttorio: “Con la Lega ci può essere una convergenza se si libera dei suoi elementi più propagandistici – spiega intervistato sulla Stampa – Se vuole fare un ragionamento serio, senza posizioni estremiste. Per intenderci: la Lega è il partito di Umberto Bossi che diceva di voler sparare sui barconi. Ecco se si ripuliscono di queste forme di propaganda si può aprire un ragionamento”.
Le affermazioni di Sibilia fanno seguito a quelle della Raggi sul tema migranti: il sindaco aveva scritto al prefetto di Roma per limitare le strutture d’accoglienza.
Rispondendo a una domanda riguardo la stretta sull’immigrazione, Sibilia aveva aggiunto: “Le entrate indiscriminate in Italia non aiutano nessuno, quindi si può pensare anche a una alleanza con il Carroccio perchè sicuramente c’è più vicinanza con loro su questi temi che con il Pd che sento vorrebbe ripopolare le zone disabitate d’italia, come i borghi, con i migranti”.
Tuttavia, il deputato grillino conclude che “noi a differenza della Lega vogliamo eliminare il business dell’immigrazione inserendo un filtro. La situazione ormai è insostenibile”.
Politichese da prima Repubblica per coprire un’intesa già fissata da tempo dai “cinquestelle in camicia verde” a cui cerca di porre una cortina fumogena Alessandro Di Battista .
Scrive il deputato grillino sul suo profilo Facebook: “Lo dico per la miliardesima volta. Il M5S non apre alla Lega, ai fuori-usciti del Pd, non apre a nessun soggetto responsabile dei disastri in Italia. Il M5S non fa alleanza con nessuno, valuta i provvedimenti punto per punto e, se ritiene che siano utili all’interesse generale, li vota. A volte abbiamo votato provvedimenti insieme alla Lega, a volte insieme alla sinistra, a volte, persino, insieme al Pd. Questo è il M5S e vi chiedo non di votarlo, ma di farne parte”.
Bene, l’elettore grillino si appunti questa frase, così quando il M5S si alleerà con la Lega per due poltrone, se vedrà passare per strada Dibba potrà sputargli in faccia.
(da agenzie)
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Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile
DALL’ANALISI DEL WEB EMERGE UN PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DAI TEMI CARI AI POPULISTI
Circa un anno fa il tormentone indie del momento, scritto e cantato da Tommaso Paradiso
dei The Giornalisti chiamava in causa “la fine dell’estate e delle chiacchiere nei bar”.
A livello elettorale, parafrasando la band romana, potremmo affermare che stiamo assistendo in questi ultimi giorni alla fine del populismo e delle chiacchiere reazionarie sui social network.
Facendo un bilancio di quanto successo nell’ultimo anno sembra abbastanza evidente come si possa individuare una fase calante a livello di consenso elettorale di quello che è stato definito come il populismo ultra-nazionalista.
La Brexit e l’elezione di Donald Trump avevano aperto le porte ad uno spauracchio globale che per molti commentatori avrebbe avuto come conseguenza la disgregazione dell’Europa e della moneta unica.
Non da ultimo, anche l’esito del referendum costituzionale italiano aveva fatto parlare tantissimi analisti di crisi irreversibile dell’establishment.
Oggi a neanche poche settimane da questi discorsi il vento del consenso popolare sembra aver improvvisamente cambiato verso.
Le recenti elezioni amministrative italiane parlano di una clamorosa dèbacle del Movimento 5 stelle e si sprecano le dichiarazioni che parlano di “flop” del populismo. In realtà , la prima battuta di arresto di un leader appartenente alla cerchia dei seguaci delle dottrine conservatrici e protezionistiche è avvenuta in Olanda, con la mancata vittoria di Geert Wilders.
Di lì a pochi mesi Marine Le Pen, la leader populista per eccellenza, la paladina che avrebbe dovuto portare la Francia fuori dall’Euro si è schiantata contro l’europeista Macron.
La stessa mancata vittoria di Theresa May ed il collasso dell’Ukip suonano come una sconfitta per chi ha scelto posizioni favorevoli ad una hard Brexit.
Una sconfitta così netta dei movimenti populisti era difficile da prevedere, ma sicuramente da mesi qualcosa si stava muovendo in questa direzione.
Pochi giorni prima delle elezioni in Inghilterra abbiamo monitorato come sulla rete gli elettori inglesi cercassero molte informazioni sulla Brexit e quasi nessuna sulla sicurezza, tema centrale per i movimenti populisti.
E a marzo, in occasione dei 60 anni dai trattati di Roma a Londra è esploso un forte movimento online contrario all’uscita dall’Europa.
Anche per lo stesso Macron la rete è stato un formidabile alleato: nonostante partisse con uno svantaggio di popolarità online nei confronti della Le Pen, negli ultimi mesi è riuscito ad attrarre più elettori digitali dell’avversaria.
Nel contesto italiano invece registriamo come il disastroso risultato del Movimento 5 stelle alle amministrative sia figlio anche della perdita di attrattività che sta attraversando il Blog di Grillo.
Oggi il principale strumento di propaganda dei 5 stelle non riesce più a monopolizzare, come nel passato, l’attenzione dell’opinione pubblica digitale.
Le campagne online, da ultimo quella sul reddito di cittadinanza, hanno ancora numeri alti per livello di engagement, ma sicuramente molto più bassi rispetto a quelli di solo un anno fa.
Questa velocità di cambiamento avvenuta nell’opinione pubblica nel giro di pochi mesi si spiega quindi con la maggiore invadenza che hanno le dinamiche della rete nel dibattito pubblico.
Anche perchè i repentini cambi di scenario si sposano in maniera perfetta con i cardini della rete: liquida, virale ed istantanea.
Il sempre crescente numero di ore passate online dalla popolazione globale stanno dunque elevando l’opinione pubblica digitale a soggetto determinante nelle scelte dell’offerta politica.
Se a questo aggiungiamo l’alto numero di astensionismo possiamo tranquillamente affermate che il web sta assumendo i contorni di un formidabile termometro per conoscere gli umori del cittadino che vota.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 14th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO UN CONFRONTO ACCESO IN TV TRA LA SENATRICE E MAURIZIO COSTANZO, A BASE GRILLINA GLI DA’ EDUCATAMENTE DEL RINCOGLIONITO E LO COPRE DI INSULTI
Ieri a DiMartedì è andato in scena un gustoso faccia a faccia tra Maurizio Costanzo e Paola Taverna sulle elezioni amministrative: il giornalista è partito all’attacco della senatrice M5S usando l’arma del sarcasmo.
Ovvero dicendo “Forse sbaglierò io, ma…” e poi sciorinando dati e numeri che raccontano il flop grillino alle urne.
Costanzo ha chiesto alla Taverna se gira in carro armato per evitare le buche di Roma e la Taverna ha risposto a tono, ovvero raccontando di Mafia Capitale e delle gare riprese sotto l’amministrazione del M5S, il giornalista ha chiesto se venissero asfaltate solo le strade sotto casa sua e la senatrice ha replicato ricordando che con la Raggi non corre buon sangue ma che adesso la gestione di Roma non è in mano a Buzzi e Carminati e così via.
La parte divertente della vicenda è che sulla pagina del M5S in molti sono arrivati a insultare Costanzo, chiamandolo “vecchio rincoglionito”, leccaculo di Silvio e ipotizzando che il conduttore si droghi mentre il pubblico che applaude viene definito “schiavo”.
«Ma questo rincoglionito a che titolo fa le domande? La Taverna gli risponde con competenza e il tricheco gli da ragione…!? Ma che cazzo di televisione è mai questa ??? Bohhh…!?!?! L’Italia è un Paese che è sull’orlo del baratro non solo economico ma soprattutto etico e culturale!!!», scrive ad esempio Giuseppe mentre per l’intenditore Rodolfo, Costanzo è un «Povero Vecchio Babbione che tristezza di persona…da una vita sopravalutato in realtà è sempre stato un Minus….e questa sera ‘ha dimostrato pubblicamente che preferiva mafia capitale !!!»
Anche Umberto ritiene di doversela prendere con quel “vecchio decrepito rincoglionito bavoso che trascina la lingua quando parla , e sarebbe ora che si ritirasse per lasciare spazio ai giovani”, mentre per Michele, Costanzo «manca di obbiettività¡… per nn dire corrotto… le buche e i topi c erano pure prima, il problema è che, alla stregua di questi politici, sono difficili da debellare e sanare…».
Strano, ma non doveva sorgere il Sol dell’Avvenire con il M5S al governo?
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile
E LA BASE RECLAMA: DIVENTIAMO PARTITO, VIA I VINCOLI SUI DUE MANDATI… SE GRASSO SI CANDIDA IN SICILIA PER IL M5S SONO DOLORI
«Successi, fallimenti e obiettivi» è la sintesi che fa Beppe Grillo per tentare un’analisi
difensiva sul crollo del M5S nelle città .
È un bel titolo per raccontare il Movimento che sarà , alla luce delle strategie attuali. I successi sono i sondaggi: Roma può affondare, l’eroina Chiara Appendino inciampare in una maledetta notte di calcio, Grillo sfiduciare la candidata di Genova, eppure il M5S resta lì sempre a galleggiare tra il primo e il secondo partito d’Italia.
I fallimenti sono sotto gli occhi di tutti: l’incapacità di radicarsi sui territori e di offrire una classe dirigente locale autonoma non preda di guerriglie quotidiane. Roma è ormai vissuta come un peso e c’è chi ai vertici vive con sollievo il fatto di non essersi caricati le amministrazioni di altre grandi città con tutti i problemi che queste comportano.
Perchè, ecco il terzo punto, l’obiettivo è sempre lo stesso: arrivare al governo del Paese. Tutto il resto passa in secondo piano. Anche il tonfo alle amministrative, da assorbire al più presto.
Ma c’è un’incognita che comunque peserà e che in qualche modo dovrà saldarsi ai piani nazionali di chi guiderà il M5S: le ambizioni di chi resta sul territorio.
Grillo e la leadership
A settembre è fissata l’incoronazione di Luigi Di Maio candidato premier. In quell’occasione Grillo farà il suo agognato passo indietro.
A quel punto, è quello che si ripetono il comico e Davide Casaleggio, «ci sarà un leader riconosciuto», già legittimato da Grillo poche settimane fa quando ha detto che potrà scegliersi la squadra di governo.
Il fondatore genovese resterà a fare il frontman d’assalto, presente quando ci sarà da chiamare la folla in piazza o da inviare fatwe via web. Ma con un ruolo politico defilato. L’istituzionalizzazione del M5S avrà la sua fase preparatoria in estate e in autunno la sua consacrazione. E c’è chi non aspetta altro per farsi avanti con un bagaglio di richieste che arrivano dalla base.
Via i due mandati
A livello locale il malumore per il cattivo risultato diventa l’occasione per dare sfogo a vecchie rivendicazioni. C’è chi chiede più automatismo nelle certificazioni delle liste per sciogliere la bizantina burocrazia grillina. A Chiavari, per esempio, è stato un consigliere regionale ligure, di certo non in odore di eresia, Gabriele Pisani a lamentarsi per l’assenza della lista, causa mancata certificazione della Casaleggio. Lo schema è ribaltato: non sono gli ortodossi a chiedere una svolta, ma chi è più vicino ai governisti di Di Maio.
In Sicilia soprattutto, nell’area che fa riferimento agli amministratori, come Federico Piccitto sindaco di Ragusa o Giancarlo Cancelleri, futuro candidato alla Regione e braccio destro di Di Maio nella cabina di regia sugli enti locali, aspettano con ansia che il deputato si candidi al governo.
Dall’isola, prossimo fondamentale obiettivo di Grillo, c’è chi chiede di strutturare il M5S nei territori per renderlo qualcosa di simile a un partito, con sedi, dirigenti riconoscibili e premiati per la capacità di portare voti. «Ma come si fa a creare una classe dirigente locale se c’è il vincolo dei due mandati?» si chiedono.
Non deve stupire quindi che ieri sia stato proprio uno come Max Bugani, consigliere bolognese ma soprattutto fidatissimo dell’Associazione Rousseau accanto a Casaleggio, a picconare la regola aurea dei due mandati: «Ha fatto da freno a molti. C’è chi non si è ricandidato, come a Mira con il sindaco uscente».
Il vincolo è la chiave per capire l’affanno locale del M5S, un partito nato sui meet-up e le campagne del territorio: i due mandati scoraggiano chi vuole fare politica, cominciando nella propria città per poi tentare il salto nazionale.
Vuoi fare il consigliere a Canicattì o magari essere il nuovo-Di Battista? L’appeal (anche economico) del Parlamento è diverso e costringe ad anticipare le tappe
Alleanze e incubo Grasso
Ma c’è un’altra richiesta che avanza: le alleanze con le liste civiche. Su cui pende un divieto. «Perdiamo perchè corriamo da soli» ripetono i 5 Stelle.
Due anni fa diversi parlamentari posero la questione a Gianroberto Casaleggio che li fulminò con un netto no. Eppure avere liste civiche a supporto può aiutare, soprattutto in vista della sfida in Sicilia.
Una strada che sembrava in discesa, fino a quando dal Pd non è spuntato il nome di Piero Grasso. «Lui – temono Di Maio e la sua cerchia – sarebbe un grosso problema per noi».
(da “La Stampa”)
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Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile
INCAPACE A GOVERNARE, INVECE DI GESTIRE L’EMERGENZA CREANDO CENTRI DI ASSISTENZA COME FANNO NEI PAESI CIVILI, SI APPELLA AL PREFETTO AFFINCHE’ QUESTI ESSERI UMANI VENGANO “SCARICATI” ALTROVE… E GRILLO SI PREOCCUPA DEI MENDICANTI: PER CACCIARLI, OVVIO, NON CERTO PER SCUCIRE UN EURO DEI SUOI
La Sindaca di Roma Virginia Raggi, vista la “forte presenza migratoria e il continuo flusso di
cittadini stranieri” ha richiesto al Ministero dell’Interno “una moratoria sui nuovi arrivi” nella Capitale.
Questo il contenuto di una lettera firmata dalla sindaca e inviata al Prefetto di Roma Paola Basilone. “Trovo impossibile, oltre che rischioso, ipotizzare ulteriori strutture di accoglienza, peraltro di rilevante impatto e consistenza numerica sul territorio comunale”, si legge nella lettera.
Forse la sindaca non ha ben chiaro che è stata eletta e viene pagata per affrontare e risolvere il problemi e le emergenze, non per lavarsene le mani, scaricandoli su altre amministrazioni.
Un Comune al centro della bufera, incapace di coordinare gli arrivi, lasciando allo sbando quelli del Baobab, senza una minima rete di centro di accoglienza, con intere zone (vedi Termini) lasciate nel degrado assoluto.
Altri sindaci muovono il culo, individuano location, stipulano convenzioni, si coordinano con il mondo del volontariato, non dormono “da in piedi” come la Giunta romana.
Nella lettera la sindaca sottolinea la necessità di considerare l’elevata “pressione migratoria cui è sottoposta Roma: per tali motivi, questa amministrazione, in considerazione degli elevati flussi di migranti non censiti, auspica che le valutazioni sulle dislocazioni di nuovi insediamenti tengano conto della evidente pressione migratoria cui è sottoposta Roma Capitale e delle possibili devastanti conseguenze in termini di costi sociali “, conclude la lettera.
Per la serie Ponzio Pilato in camicia leghista.
Esilarante poi il controcanto neoleghista del miliardario di Sant’Ilario che dalla villa scrive sul blog: «Stop. Questa storia si chiude qua. Ora a Roma si cambia musica. Chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi chiede soldi in metropolitana è fuori. In più sarà aumentata la vigilanza nelle metro contro i borseggiatori».
Demagogia allo stato puro: il problema dei rom (che trattiamo nell’articolo qua sotto) è giuridicamente ben più complesso per poterlo ridurre a questa sequela di cazzate e di balle stratosferiche.
Fa morire dal morire dal ridere quel concetto ripetuto “è fuori”: fuori da che?
Se poi si riferisse ai “fuori di testa”, allora il discorso si farebbe interessante, visto quanti ne circolano anche tra i nostri politici
(da agenzie).
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Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “FATTO” ENUCLEA “LA RAFFINATA STRATEGIA” CHE HA PORTATO AL DISASTRO E ANTICIPA LA PROSSIMA MOSSA
Marco Travaglio nell’editoriale sul Fatto Quotidiano di oggi ci racconta le regole del suicidio
perfetto del MoVimento 5 Stelle che hanno portato i grillini alla sconfitta alle elezioni amministrative di giugno.
La prima mossa è ovviamente la defenestrazione di Federico Pizzarotti:
Hai un sindaco, Federico Pizzarotti, che 5 anni fa ti ha fatto conquistare il primo capoluogo: Parma. Non ruba, governa benino, fa quel che può e annuncia solo quel poco che fa, sottovoce. È anche un gran rompicoglioni, refrattario agli ordini di scuderia. Tenerselo stretto e coprirlo di attenzioni,oltre a levargli ogni alibi per la fuga, sarebbe la migliore smentita ai detrattori che dipingono il Movimento come una caserma agli ordini di Grillo & Casaleggio. Ergo lo scaricano con una sospensione disciplinare di un anno, lo attaccano un giorno sì e l’altro pure, non lo chiamano mai, lo regalano agli avversari e candidano al suo posto un carneade che non mette in fila due parole in croce. Risultato: 3,18%.
La seconda e la terza mossa sono le fallimentari strategie del Capo a Palermo e a Genova. La quarta mossa è Taranto:
Taranto è l’ideale per i 5Stelle: il governo annuncia il “salvataggio”dell’Ilva che avvelena la città , con 6 mila esuberi. Difficile mancare il ballottaggio. Ma si trova il modo: il vertice cittadino sostiene un candidato, ma altri Meetup si mettono di traverso con altri nomi (esattamente come a L’Aquila, a Piacenza, a Padova ecc.). Da Roma si pensa di non presentare il simbolo, magari appoggiando l’ex procuratore anti-Ilva Sebastio, sostenuto da liste civiche. Idea troppo brillante: si rischierebbe di vincere. Infatti subito accantonata. Le Comunarie last minute le vince con ben 107 voti l’avvocato Francesco Nevoli. Che inizia la campagna elettorale alla vigilia del voto. Risultato: solito ballottaggio destra-sinistra.
La quinta mossa l’abbiamo vista ieri: si dà la colpa alle liste civiche coi partiti dietro; si vanta la “crescita lenta, ma inesorabile”; si esulta per i trionfi di Sarego e Parzanica; si fanno sparate anonime sui giornaloni contro i pochi volti noti e vincenti.
E la sesta mossa?
Vista la strepitosa riuscita del sistema di selezione a caso o a cazzo, si completa l’opera passando direttamente dall’“uno vale uno” al “l’uno vale l’altro”.
Al posto delle Comunarie, sorteggio dei candidati dagli elenchi telefonici.
(da “NextQuotidiano”)
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