Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX CANDIDATO AL QUIRINALE PER IL M5S: “I VERTICI DEL M5S SONO DEGLI INCAPACI”
“Sono incapaci”. Il giudice Ferdinando Imposimato, ex candidato al Quirinale dei 5 stelle, è durissimo nei confronti dei vertici del MoVimento.
In un’intervista al quotidiano la Stampa spiega che cosa c’è che non va e cosa pensa dei leader.
Grillo lasciamo perdere, non parlo con Grillo. Ho un buon rapporto con Davide Casaleggio, ma ultimamente le sue scelte mi lasciano perplesso. A Ivrea ero stato invitato non per parlare, ma per sentire. Io che sono stato il candidato al Quirinale del MoVimento? Io che sono un simbolo per loro, il giudice coraggio per i ragazzi grillini? E invece a parlare c’erano personaggi come De Masi. perchè, ho pensato, devo andare ad ascoltare uno che ha fatto campagna per il Sì al referendum? E poi avevano chiamato gente della Trilateral…
Il giudice spiega cosi queste contraddizioni
Certamente il M5s vive di contrasti interni. Io sono contro le correnti, ma sono anche per il dissenso motivato. E se non sono d’accordo, lo dico. Scrivo e parlo per quella parte del moVimento che vuole salvare il MoVimento.
Sul vicepresidente della Camera e candidato premier in pectore, Imposimato dice
Per me è stata una delusione Luigi Di Maio. L’ho sostenuto, ma non credo sia all’altezza della situazione. Se tu ti metti a fare una legge elettorale così sballata, fatta di nominati, con un accordo opaco con Renzi e Berlusconi, vuol dire che non sei capace.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 13th, 2017 Riccardo Fucile
IN 5 ANNI LA DISTANZA TRA IL PESO NAZIZONALE DEL M5S E QUELLO LOCALE NON SI E’ ACCORCIATA MA SI E’ ADDIRITTURA ALLARGATA
Il Movimento 5 Stelle sta facendo in queste ore quello che ogni organizzazione politica fa
istintivamente: negare con tutte le sue forze qualsiasi debacle, o anche solo arretramento, della sua sigla alle amministrative di domenica.
Sappiamo che è un processo doloroso ammettere i fallimenti, ma negarli serve solo a renderli più acuti e più ingarbugliati.
E in effetti ingarbugliata è un buon aggettivo per descrivere la condizione odierna dei pentastellati.
Una analisi che viene fatta circolare dai grillini in queste ore per dimostrare che non hanno perso nelle urne di domenica, risulta, involontariamente, utile per capire esattamente il contrario, cioè una delle ragioni della sconfitta.
Curata da www.byoblu.com, l’analisi compara le amministrative del 2012 e quelle di adesso, dimostrando che nei primi 25 comuni in cui si è votato I 5 Stelle sono addirittura cresciuti — la tesi è che solo questa è l’unica valutazione giusta perchè le comparazioni si possono fare solo su elezioni identiche.
Ma eliminare dalla misura, come si fa in questo caso, la strepitosa affermazione del 2013 che fece del M5S la seconda forza politica del Paese, il risultato delle Europee, nonchè le amministrative che hanno portato i pentastellati alla guida di città come Roma e Torino, serve alla fine solo a sottolineare quanto scarso è rimasto il peso grillino sul territorio a fronte della accelerata crescita nazionale.
Che in cinque anni di forte legislatura la distanza fra la grandezza del peso nazionale di M5s (oggi calcolato sopra il 30 per cento) e il suo peso locale non si sia accorciata ma si sia addirittura allargata, indica un punto di debolezza diventato a questo punto strutturale.
Problema non da poco: se questa è la radiografia della composizione del Movimento, la forza che si candida fra pochi mesi al governo rischia di essere un gigante dai piedi di argilla.
Davvero la causa di questo gap fra locale e nazionale è da attribuire alle faide e alle divisioni interne?
L’idea di uno scontro fra pragmatici (modo per dire governisti) e ortodossi (modo per dire radicali), è facile da offrire e da alimentare.
Ma è una modalità che rimanda a partiti strutturati, in cui l’impatto della discussione si diffonde con geometrie piramidali.
Il M5S è un movimento il cui dibattito interno, che pure spesso si è appalesato in forme molto acute, rimane fluido, difficile da ingabbiare – insomma, per quanto suggestivo, è difficile vedere in Di Maio un Amendola e in Fico un Ingrao che scuotono l’albero dalla chioma alle radici.
La storia dei 5stelle nei vari territori d’Italia in questi ultimi anni appare piuttosto il terminale (fluido appunto) di molte visioni e interpretazioni, il frutto ritardato della occasionalità e diversità da cui è nato il Movimento, l’esplosione di una molteplicità di voci che finisce spesso in individualismi.
È come se sui territori la ricchezza che M5S ha portato nella politica nazionale sia diventata sfaldamento: un gap tremendo di peso, rivelato anche dall’incredibile distanza fra i nove milioni di votanti che i pentastellati muovono e le poche migliaia di votanti che sul blog decidono la selezione dei candidati alle varie cariche.
Più che la causa, gli scontri interni degli M5S vanno dunque visti come il punto di caduta di questa instabilità .
Che i due assi di sviluppo, quello nazionale e quello locale, non si siano armonizzati in cinque anni chiama invece in causa una forte mancanza di leadership.
Di una mano sicura nel dipanare i problemi, di una mente chiara nell’indicare soluzioni e progetto. Un ruolo che certo non poteva essere assunto dalla prima fila dei nuovi dirigenti. Per leadership pensiamo ancora oggi a quella che ha assicurato Gianroberto Casaleggio.
Dopo di lui il M5S è rimasto effettivamente nelle mani del solo Beppe Grillo, su cui ora pesa in effetti la responsabilità maggiore delle scelte fatte e di quelle che i pentastellati dovranno fare.
È un leader adeguato al suo ruolo Beppe Grillo?
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
CANDIDATA SINDACO A LARIANO, HA OTTENUTO SOLO IL 4,7%: “VI VENDERESTE ANCHE VOSTRA MADRE, MERITATE DI RIMANERE SENZA ACQUA”
Sabrina Taddei, candidata del MoVimento 5 Stelle a Lariano, non è andata proprio benissimo
alle urne: ha ottenuto appena il 4,7% dei voti ed è arrivata ultima tra i quattro candidati nella tornata che ha rieletto il sindaco uscente Maurizio Caliciotti. Lei però non è stata sportivissima.
Su Facebook con molta lungimiranza ha scelto di prendersela con gli elettori che non l’hanno votata, accusandoli di essere addormentati e abituati ad eseguire gli ordini dei signorotti locali che li hanno comprati:
Ringrazio i pochi elettori che ci hanno votato ed i miei compagni di avventura. Almeno sono stati voti sinceri, non estorti con compromessi e dati ad una UNICA LISTA, PRIVA DI ACCOZZAGLIE. Avete dimostrato di essere lo stesso identico paese RETROGRADO di anni fa in mano ai soliti lecchini che sanno raggirare chi HA FAME E CHI SI VENDEREBBE ANCHE LA MADRE’. Non lasciate spazio all’INFORMAZIONE. Vi muore la gente vicino e non vi preoccupate di saperne l’origine. Siete ADDORMENTATI, abituati ad eseguire ordini dei SIGNOROTTI LOCALI CHE SANNO COME COMPRARVI.
NON AVETE LA concezione di cosa sia PENSARE LIBERAMENTE. Per voi certi concetti PURI non sono neanche “pensabili” o COMPRENSIBILI e non penetreranno nelle vostre menti condizionate. E quindi vi meritate giorni e giorni SENZA ACQUA, scene tristi di persone povere che rovistano nei cassonetti, disagiati e disabili senza sussidi, intimazioni di sfratto, dinieghi a domande di lavoro e di piu’ che i vostri figli vi abbandonino perchè non avete pensato al loro futuro. Buon quinquennio PAESE CHE SA DI VECCHIO !
Poi ha concluso dicendo che si meritano di rimanere senza acqua, con lo sfratto e con i figli disoccupati.
Se ha usato gli stessi toni durante la campagna elettorale, si capisce come mai il risultato sia stato deludente.
Nei commenti al post la Taddei, a chi le chiedeva conto di quanto scritto, rispondeva di non voler cancellare nè scusarsi di nulla ed esortava a fare lo screen dello status. C’è da segnalare che sulla sua pagina, aggiornata fino al giorno delle elezioni ma non oggi, la candidata sindaca di Lariano dichiarava di ispirarsi a Berlinguer.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
UN MOVIMENTO SENZA TESTA E SENZA VOLTI, CON UNA LEADERSHIP VACUA COME QUELLA DI DI MAIO
Imitando il gambero, Beppe Grillo si ritrova un Movimento — malgrado il tempo avanzi e
l’esperienza pure — senza testa e senza volti, senza speranze di mettere a frutto ciò che dice di voler fare e di saper fare: il buon governo.
In nessuna città gli hanno creduto.
Non a Genova, la sua Genova, che avrebbe dovuto sperimentare una forma più larga di selezione della classe dirigente e si ritrova nella casella ingiallita dell’ininfluenza, nè a Taranto, capitale della crisi sociale ed economica, città martire dei Cinquestelle.
Che sono spariti da nord a sud, nei grandi capoluoghi e nei centri più piccini. Ingoiati come un sol boccone da competitori non di primissimo pelo, anzi: gli stessi di sempre.
La lezione è dura e quasi senza appello: un movimento deve custodire i voti sapendo offrir loro una guida credibile, larga, che appaia e si muova fuori dai binari consueti ma lo faccia con il sale in zucca, con una visione e un obiettivo da offrire.
Grillo paga l’inconcludenza della esperienza romana, così drammaticamente rilevante, e la vacuità della leadership nazionale affidata a Luigi Di Maio.
A parte la cravatta e i modi gentili, molto affettati, un po’ tardo-democristiani, Di Maio cosa esprime?
Quale energia creativa, quale competenza, quale tensione, quale visione?
I cinquestelle hanno gambe forti e un consenso che non si esaurisce certo in questa tornata elettorale, ma vengono recintati nel loro luogo d’origine: popolo senza voce, protesta senza proposta.
E il recinto, ed è ciò che deve impensierirli di più, è costruito dal sempiterno Silvio Berlusconi, immobile nei suoi anni, nel suo sorriso di plastica, nella sua eccentrica condizione di padre della Patria benchè le leggi della Repubblica lo considerino indegno e incandidabile
Il centrodestra raccoglie voti in uscita dai cinquestelle e voti in uscita dal Pd, altro partito che se la passa non benissimo, costretto a fare i conti con la fragilità e l’ambiguità della segreteria renziana che oscilla come un pendolo tra l’uno e il suo opposto.
Ora è destra e ora è sinistra. Il moto perpetuo dà l’idea che Renzi nasconda all’ombra del proprio ipercinetismo l’assenza di reputazione politica.
Questo voto consegna alla debacle i cinquestelle ma giudica Renzi come il passato, o forse anche il trapassato.
Ecco che spunta il centrodestra. Non ha fatto nulla per vincere, ma è la squadra più capace a curare i propri interessi.
Ieri Matteo Salvini era il più fiero avversario del Cavaliere, oggi appare come l’alleato tranquillizzante, anzi — ed è questa la novità direbbe il grande Lucio Dalla — il socio di maggioranza della sempiterna SpA.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
SOLO 8 SU 140 I COMUNI DOVE ANDRA’ AL BALLOTTAGGIO… MA ANCHE SALVINI TREMA SE PERDE A VERONA E PADOVA HA POCO DA ESULTARE
Beppe Grillo ha ritrovato la password del suo blog e a mezzogiorno e mezzo ha commentato i risultati del primo turno delle amministrative.
Pochi minuti dopo Luigi Di Maio su Facebook ha espresso tutta la sua soddisfazione per l’importante riconferma del sindaco di Sarego (seimila abitanti in provincia di Verona) e per la conquista di Parzanica che già fece esultare Vito Crimi.
Beppe Grillo però non si perde d’animo: se il M5S non è arrivato al ballottaggio nelle principali città italiane non è colpa del MoVimento. E non è nemmeno colpa sua se a Genova il 5 Stelle non ha centrato l’obiettivo del secondo turno.
È chiaro che è colpa dei genovesi che non si sono fidati di lui.
Ma allora perchè il M5S non ha vinto?
Secondo Grillo è perchè gli altri partiti “si sono camuffati” e i comuni sono stati conquistati da “ammucchiate di liste civiche, capitanate da foglie di fico”.
Insomma i vecchi partiti hanno capito che se togli al M5S l’argomento del “non votare per i vecchi partiti” presentando liste civiche allora il MoVimente non ha nient’altro da dire o da proporre.
Scacco matto al 5 Stelle? È presto per dirlo ma lamentarsi che gli altri hanno vinto perchè erano di più è abbastanza ridicolo. Soprattutto in democrazia.
Grillo però è ottimista e vede il bicchiere mezzo pieno: «abbiamo confermato Roberto Castiglion sindaco di Sarego, facciamo gli auguri al neosindaco di Parzanica e ce la giochiamo al ballottaggio in una decina di comuni, tra cui Carrara».
E cosa dire del fatto che rispetto al 2012 il M5S ha triplicato i ballottaggi? Un altro grandissimo successo, lo sanno tutti che anche nel calcio dei bambini tre traverse sono un gol.
Non una parola sull’aver perso Parma o Mira. L’importante è non mollare mai!1
Nemmeno Luigi Di Maio, che in teoria è stato il responsabile enti locali quando era nel Direttorio, è disposto a far autocritica. Anzi, copia pedissequamente alcune parti del post di Grillo. Senza nemmeno citarlo. Originale.
A guardare i numeri quel “triplicato i ballottaggi” significa che su 140 comuni in cui si è votato e il MoVimento ha presentato una lista il M5S andrà al ballottaggio in otto di essi.
Ma anche Salvini ha poco ha esultare aperchè molto dipendà dai risultati dei ballottaggi. Non solo Genova, ma soprattutto Verona dove se la dovrà vedere con il suo “nemico” Tosi e Padova dove il risultato è tutt’altro che scontato, avendo il leghista Bitonci ottenuto meno del previsto, nonostante l’alleanza dell’intero centrodestra.
Insomma, sconfitta di Grillo a parte, per tutti gli altri faranno testo solo i risultati finali dei ballottaggi.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
VIAGGIO DISPERATO NELLA RABBIA DEGLI ELETTORI M5S SUL WEB, DELUSI “DA QUESTO POPOLO DI COGLIONI” CHE VOTA PER I MAFIOSI
Il popolo del #vinciamopoi è stanco di questa Italia maledetta. Il MoVimento 5 Stelle ha perso
le elezioni amministrative e mentre il senatore Vito Crimi festeggia per la vittoria del 5 Stelle in un paese di 400 abitanti altrove attivisti e simpatizzanti la pensano diversamente.
Per scoprilo è sufficiente andare a leggere le reazioni a caldo del popolo pentastellato su Facebook.
Come da tradizione del M5S lo psicodramma grillino è tutto in Rete. Ed è tutto da ridere
Il timore dei brogli
La serata era iniziata con il migliore degli auspici. Una delle tante pagine di supporter pentastellati dava la lieta novella: “ottime notizie da molti comuni sui 50mila abitanti”. Addirittura a Genova e a Palermo il M5S secondo i dati era il primo partito. La vittoria forse non era a portata di mano perchè il sistema elettorale consente ai partiti di coalizzarsi ma non bisognava scoraggiarsi. Che poi lo sanno tutti che i partiti si coalizzano perchè hanno paura del MoVimento, no?
La verità dei fatti non è tardata a palesarsi in tutta la sua drammaticità . E sul gruppone “Club Luigi Di Maio” che raccoglie migliaia di attivisti e simpatizzanti pentastellati è iniziata l’analisi del voto. Ovviamente con la consueta pacatezza e lucidità pentastellata. Non mancano coloro che ritengono che i risultati siano stati falsati.
Chi è che non ha ciucciato bene la matita? E come è possibile che dopo mezz’ora i giornalisti (quella kasta maledetta) avessero già i risultati? Qui gatta ci cova.
Man mano che passano le ore l’analisi del voto si fa più acuta e raffinata.
La verità inizia a farsi strada nelle menti degli elettori del M5S. Il MoVimento non ha perso perchè non ha presentato candidati validi, perchè ha dimostrato di non saper governare o perchè ha fatto fuori gli unici che sapevano farlo.
Il M5S ha perso perchè alle comunali “c’è sempre più corruzione, voto parentale, voto amicale”. Se gli italiani fossero liberi (di fidarsi di Beppe) allora sicuramente voterebbero M5S.
Il caso di Parma, con il sindaco uscente Pizzarotti al ballottaggio e il M5S con percentuali ridicole, è emblematico.
Chi è che ha votato quel traditore di Pizzarotti? Fuori i nomi subito di tutti quelli che hanno tradito il M5S. Perchè non hanno fatto votare i robot che hanno espulso Pizzarotti? Sicuramente sarebbe stato meglio.
Non tutti però la vedono così. C’è anche chi si arrampica sugli specchi per dimostrare che a Parma il M5S ha vinto di nuovo. Il motivo? Pizzarotti “è sangue a 5 stelle”. E poco male se Grillo l’ha fatto fuori perchè “è nato dai 5 Stelle”. Insomma le cose non sono andate poi così male.
Molto più difficile accettare la sconfitta a Palermo e a Taranto. Due città che — come Roma — avrebbero davvero tantissimo bisogno di un’amministrazione a 5 Stelle. Eppure i palermitani e tarantini hanno preferito scegliere la casta, la vecchia politica. C’è chi è sollevato dal fatto che il M5S non ha vinto a Palermo, meglio così: era ancora acerba.
Non è questo il momento di fare autocritica. Non la fa Beppe, non la fanno i maggiorenti del partito, perchè dovrebbe farla laggente? Meglio fare come fa Marione: godere nel guardare gli italiani sguazzare nella merda. Con tanti auguri ai cittadini di Taranto e Palermo.
Perchè il M5S ha davvero a cuore il destino di quelle città . A loro mica interessa governare per avere il potere.Manca solo chi augura un’invasione di cavallette. Ma niente paura: ci sono gli sbarchi di immigrati clandestini.
Ecco quindi un honesto che augura licenziamenti, mafia e “di respirare veleno”.
«Italiani popolo di coglioni»
La faccenda si fa biblica. Ecco quelli che ci spiegano che in fondo anche quando al popolo fu concesso di scegliere tra Gesù e Barabba scelse Barabba. E il MoVimento messianico si riconosce nella situazione del Cristo. Ancora una volta il popolo italiano ha voltato le spalle alla salvezza e alla redenzione.
Eccoli lì, gli italiani, che prendono le trenta monete come Giuda. Si prevedono processioni riparatorie al Sacro Cuore dell Dibba nelle maggiori città italiane. Grillo perdona loro perchè non sanno quello che fanno!
Non c’è tempo però per i penitenziagite. Se il M5S avesse potuto combattere alla pari, uno contro uno e non contro le coalizioni allora sì “che gli avrebbe rotto il culo”.
Le cose sarebbero andate ancora meglio se i candidati degli altri partiti fossero stati legati e imbavagliati. Perchè non provare?
Qualcuno sospetta anche del voto agli immigrati. Se potessero votare solo gli elettori del M5S probabilmente il MoVimento governerebbe l’Italia. Ma qualcuno non lo vuole. Che siano i poteri forti della Costituzione? A saperlo
Improvvisamente: lo sconforto
La colpa è degli italiani, della Rai e dei giornalisti che parlano sempre male dei 5 Stelle, della mafia, dei brogli, della vecchia politica e degli immigrati.
Come si fa a cambiare un’Italia così, un’Italia che non vuole cambiare?
Qualcuno teorizza che dopotutto le elezioni non sono lo strumento giusto per dare il via al tanto agognato cambiamento. Qualcun altro spiega che i partiti hanno avuto 50 anni di tempo per convincere gli italiani. Il M5S invece ha avuto poco tempo.
C’è chi ricorda l’ingratitudine degli italiani che prendono “i soldi del M5S” e poi votano la vecchia politica.
Un copione già visto in occasione della ricostruzione in Emilia quando al MoVimento saltarono i nervi.
Ma gli elettori M5S sono troppo delusi e amareggiati.
Non dalla sconfitta (perchè nessuno dei capi ha ancora detto che c’è stata) ma dagli italiani. Meglio allora lasciarsi andare alla deriva, come un naufrago.
Magari l’elettore pentastellato verrà avvistato da una delle ONG che però non lo aiuterà perchè “di carnagione chiara”.
Che amarezza, quanta delusione.
A riveder le stelle? Chissà .
(da “NexQuotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
MARCO FABBRI A COMACCHIO ERA STATO ESPULSO NEL 2014 CON REGIO DECRETO SUL BLOG DI GRILLO… RIELETTO CON UNA LISTA CIVICA ALLA FACCIA DI GRILLO
Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, era stato espulso dal MoVimento 5 Stelle nell’ottobre 2014 con decreto regio sul blog di Grillo:
La sua colpa era stata quella di aver partecipato alle elezioni provinciali di secondo grado, le stesse che hanno portato nel 2016 Virginia Raggi alla guida della Città Metropolitana (le regole per alcuni si applicano, per altri si interpretano).
All’epoca Fabbri ricordò a Grillo che era venuto a Comacchio «a mangiare a sbaffo l’anguilla»: «da buon genovese ti sei risparmiato i soldi per una chiamata per espellermi e non hai avuto nemmeno i coglioni per un confronto sul tema: prendo atto. Non sono mai stato un amante dei supereroi, non sarà di certo una persona a cambiare l’Italia.
Marco Fabbri di certo no, ma il suo piccolo contributo lo sta dando e si sta sporcando le mani tutti i giorni, altri sbraitano e gridano. Nel Movimento 5 Stelle ci sono persone buone e meno buone».
Oggi Marco Fabbri è stato confermato sindaco di Comacchio senza le insegne del M5S: nel paese sul delta del Po, infatti, Fabbri l’ha spuntata, sia pure di pochi voti, senza dove ricorrere al secondo turno ed è stato eletto sindaco con il 50,9%.
Staccata l’esponente del centrodestra, Maura Tomasi, ferma al 24%, ancora di più quello del centrosinistra, Piero Fabiani, fermatosi all’11%.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
NOGARIN CERCA DI MINIMIZZARE: “ABBIAMO POCA ESPERIENZA”
“Nessuno può stupirsi della sconfitta: hanno espulso tutti i vecchi attivisti. quelli che avevano
lavorato sul territorio e che gli elettori conoscevano, per candidature sconosciute fedeli allo Staff”.
Marika Cassimatis, che è stata esclusa dal Movimento Cinque Stelle alla corsa per il comune di Genova dopo aver vinto le primarie sul blog, non nasconde la sua amarezza in un’intervista alla Repubblica: “Nel M5S, in tutta Italia, hanno emarginato e buttato fuori la vecchia guardia degli attivisti con motivazione casuali o addirittura senza motivazione”.
Secondo Cassimatis, la pesante sconfitta subita dal candidato grillino Pirondini a Genova, nasce dal presunto cambio di programma del Movimento: “Ha cambiato gli obiettivi, la linea di programma: parla con Confindustria, ora. E non è più contrario a infrastrutture contro cui la vecchia guardia si è battuta per anni. Il M5S ha perciò dovuto rinnovare gli attivisti. Il gioco non gli è riuscito. Mancando il territorio, il castello crolla: pensano di andare avanti solo con la Tv. Hanno pensato che il Movimento dello Staff funzionasse meglio del Movimento del territorio. Le urne hanno risposto.”
Un’interpretazione diversa della debacle elettorale arriva dal sindaco del Movimento a Livorno, Filippo Nogarin, intervistato dal Corriere della Sera: “Paghiamo moltissimo il fatto di esserci sempre presentati da soli mentre gli altri partiti hanno affrontato le urne in coalizione”.
La ragione della sconfitta, secondo il sindaco di Livorno, vanno cercate nella scarsa esperienza del Movimento: “Le Amministrative premiano sempre chi ha una storia alle spalle. Chi è nuovo non ottiene facilmente un risultato.”
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
AVER CACCIATO CHI AVEVA REGOLARMENTE VINTO LE COMUNARIE PER IMPORRE IL “PREFERITO” DI ALICE NON HA GIOVATO ALLA CAUSA
“Fidatevi di me”, aveva detto Beppe Grillo cacciando Marika Cassimatis che aveva vinto le Comunarie del MoVimento 5 Stelle a Genova e imponendo il suo candidato Luca Pirondini.
Alla fine di un lungo percorso fatto di appelli, contrappelli, cappelli e cappellate Pirondini era diventato il candidato del M5S, come voleva Grillo.
E oggi è fuori dal ballottaggio tra il candidato di centrodestra e il candidato di centrosinistra Crivello e Bucci.
La tranvata è impressionante: dal 29% al 18% in appena due anni
Il MoVimento 5 Stelle, che a Genova ha introdotto sia il Metodo (che prevede soltanto fedelissimi del candidato sindaco come candidati consiglieri) sia le Indovinarie (perchè nel voto bisogna indovinare qual è il candidato preferito da Grillo) riparte da una sonora sconfitta, a cui non è di certo estranea la partecipazione al voto di Marika Cassimatis e Paolo Putti.
Putti, quello “contrario alla politica dei selfie”, era un grillino duro e puro della prima ora, che si è trovato ad essere travolto dalla svolta di marketing imposta dalla Casaleggio.
La professoressa Cassimatis è stata cacciata senza ragione dopo aver vinto di un soffio le Comunarie con il voto decisivo dei tanti grillini che l’atteggiamento ostile della dirigenza M5S in regione ha fatto diventare dissidenti.
Oggi si godono la sconfitta altrui. E dimostrano che aveva ragione l’avvocato Lorenzo Borrè quando sosteneva che dopo Genova Grillo non potrà più dire “fidatevi di me”. Anche perchè i risultati della fiducia si sono visti.
(da “NextQuotidiano”)
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