Giugno 4th, 2017 Riccardo Fucile
“DA VENT’ANNI IL COPIONE E’ SEMPRE LO STESSO: CONTROLLARE GLI ELETTI FREGANDOSENE DEGLI ELETTORI”
Antonio Padellaro, ex direttore del Fatto Quotidiano, nella rubrica delle lettere che cura per il giornale
oggi racconta del tassista Pino, che gli ha chiesto qualche tempo fa per chi avrebbe votato alle elezioni.
Padellaro rispose al tassista che avrebbe scandagliato vita, morte e miracoli dei candidati nel suo collegio per poi decidere.
Ma adesso ha cambiato idea:
Caro Pino, ti chiedo scusa perchè purtroppo mi sbagliavo di grosso. Credevo che il sistema elettorale concordato da Pd, Forza Italia e M5s,tedesco o non tedesco avrebbe eliminato lo sconcio del parlamento dei nominati(dichiarato incostituzionale dalla Corte) per restituire all’elettore il diritto di esprimere la propria volontà in modo pieno e consapevole.
Ci ritroviamo, invece e daccapo, con l’obbrobrio che Marco Travaglio ha battezzato su queste pagine, “Merdinellum”, dopo averlo scomposto pezzo per pezzo. La domanda è: perchè da circa vent’anni cambiano gli attori ma il copione è sempre lo stesso, selezionare e controllare gli eletti altamente fregandosene degli elettori?
Una prima risposta può essere: perchè nel frattempo la democrazia dei molti, inclusiva e partecipativa è stata trasformata, forzatura dopo forzatura, in una democrazia dei pochi, manovrata da un cerchio ristretto di capi carismatici e gestori che pur con un consenso minoritario intende governare una massa che considera confusa, dispersa e incapace di organizzarsi.
Lasciamo agli scienziati della politica un’analisi meno abborracciata di un fenomeno che in situazioni più serie e drammatiche sta dando vita alle democrazie illiberali (democrature) dell’Uomo forte (Putin in Russia, Erdogan in Turchia).
Restiamo nel cortile di casa nostra per domandarci ancora: che Berlusconi e Renzi cultori del partito personale cerchino di manovrare le cose a loro piacimento è comprensibile, ma come possono i Cinque Stelle fautori della democrazia diretta imporre i loro candidati agli elettori al pari degli altri partiti?
Grillo ha già risposto appellandosi alle primarie del movimento pur sapendo che qualche migliaio di clic (quando va bene) non possono certo sostituirsi a quegli otto o nove milioni di cittadini su cui secondo i sondaggi il M5s può ancora puntare.
Qualcuno sostiene che Grillo e il giovane Casaleggio scottati dalle numerose esperienze di eletti poi sfuggiti al loro controllo e quindi espulsi vogliano ora plasmare dei gruppi parlamentari il più possibile allineati.
Può darsi, ma una cosa è certa:con una legge elettorale siffatta, caro Pino, il partito di gran lunga più forte, quello degli astenuti, avrà un sostegno in più.
Il mio.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2017 Riccardo Fucile
COME SE NON FOSSE BASTATO IL DELIRIO DEL PRIMO… AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE
Il senatore Alberto Airola si è finalmente scusato per le affermazioni complottistiche e diffamatorie sulla vicenda di piazza San Carlo, con un curioso status virgolettato — chissà perchè — sul suo profilo Facebook.
Anche le scuse dimostrano che il senatore non sembra molto attento a quello che dice: sostiene che nessuno sapesse dare numeri precisi tra prefettura e questura, ma non spiega — visto che non glieli davano — perchè a suo parere questo dimostrasse che i dati altrui fossero falsi.
Ma siccome al peggio non c’è mai fine, ecco presentarsi nei commenti allo status di Airola il senatore audiofilo Mario Michele Giarrusso che, evidentemente invidioso della figuraccia di Airola, cerca di peggiorare la situazione (la propria, sicuramente) insultando e dando del venduto a chi critica Airola nei commenti.
Da segnalare che anche Airola è intervenuto nei commenti ribadendo che non aveva nessuna informazione per contestare i dati altrui, eppure lo ha fatto.
Airola inoltre dice con orgoglio di essere “lì (in prefettura?) e non certo per la partita”. È giusto ricordare che la sindaca Appendino invece era a Cardiff a vedere la partita.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 4th, 2017 Riccardo Fucile
IL DELIRIO DEL PARLAMENTARE CINQUESTELLE
Alberto Airola è incredibilmente un senatore della Repubblica italiana. 
Famoso per aver scoperto che una legge a cui aveva lavorato per anni era diventata improvvisamente incostituzionale, stanotte il rappresentante del MoVimento 5 Stelle ha invece scritto su Facebook che i dati sui feriti di piazza San Carlo a Torino riportati dai media sono “farlocchi” e servono a infangare il buon lavoro “dell’amministratone” (qualunque cosa voglia dire, il riferimento a Chiara Appendino è limpido), di prefettura e questura.
“Domani facciamo il punto, è sicuro che dopo aver chiamato vigili, prefettura e questura i dati riportati dai media sui presunti feriti a Torino in piazza San Carlo sono farlocchi. Tutto questo per infangare il buon lavoro dell’ amministratone, di prefettura e questura”
L’uscita di Airola ha avuto il mirabile pregio di far partire un delirio complottista di rara incompetenza.
Quello che dà fastidio al senatore della Repubblica infatti non è che ci sia un numero “sbagliato” di feriti, ma che si faccia notare che l’organizzazione dell’evento — come fatto notare da alcuni suoi commentatori — non sia stata esattamente impeccabile visto che questo mette in cattiva luce la sindaca del MoVimento 5 Stelle.
Infatti nello status del senatore molti si accorgono delle incredibili intenzioni di Airola, che è talmente preoccupato per l’accaduto da decidere che la priorità è fare scudo alla sindaca:
Tra l’altro quella è l’unica dichiarazione sul profilo FB di Airola riguardo piazza San Carlo: il senatore della Repubblica italiana è talmente preoccupato per i suoi concittadini che è alla ricerca di un complotto contro Chiara Appendino (che tra l’altro nessuno ha ancora accusato di nulla).
Nei commenti c’è anche chi gli segnala che Luca Pasquaretta, portavoce della sindaca, parla di 1000 feriti mentre c’è da segnalare che la stessa sindaca, sulla sua pagina Facebook, non ha in alcun modo alimentato teorie complottistiche sulla vicenda e si è limitata a dire che l’amministrazione sta monitorando la situazione.
C’è da ricordare poi al senatore della Repubblica italiana Alberto Airola che i dati sui feriti a Torino non corrispondono, forse, a quanto detto a lui in privato da Questura e Prefettura perchè sono state chiesti AGLI OSPEDALI.
L’agenzia di stampa ANSA oggi ha spiegato che il numero totale di feriti è arrivato 1400, ma di questi soltanto otto sono in codice rosso. Visto che in piazza San Carlo c’erano forse 30mila persone e visto quanto accaduto nei video pubblicati è assolutamente comprensibile che in molti abbiano riportato ferite lievi ma che si siano fatti medicare.
Molti dei feriti lievi sono stati ad esempio portati negli ospedali di zona, come dimostra questo comunicato dell’ASL TO5: se sono stati portati fuori città è proprio perchè gli ospedali più vicini si sono giustamente occupati dei casi più gravi:
Sono tutti codici verdi i feriti che si sono recati ai pronto soccorso di Moncalieri, Chieri e Carmagnola in seguito ai fatti avvenuti in piazza San Carlo a Torino. In particolare 100 al Santa Croce, 54 al Maggiore di Chieri e 30 al San Lorenzo di Carmagnola. Tutti giunti con i propri mezzi, i feriti presentavano, perlopiù, ferite lacero contuse e traumi distorsivi. La Direzione sanitaria ha immediatamente avviato le procedure di maxiemergenza richiamando medici e infermeiri che si sono immediatamente recati in servizio.
Per questo tutte le agenzie di stampa, che magari secondo Airola fanno parte del Grande Gombloddo contro la sindaca Appendino, hanno riportato dati in continua crescita, passando dai circa quattrocento di ieri notte ai più di mille di stamattina.
Un ragionamento che evidentemente al senatore della Repubblica italiana Alberto Airola non interessa, visto che l’unico suo interesse è quello di difendere l’amministratone (sic).
Il senatore Airola aveva scritto nel suo status di aver sentito prefettura e questura. Il comunicato congiunto di prefettura, questura, comune, carabinieri e vigili smentisce in toto la ricostruzione del senatore, confermando che il numero di feriti è 1527, di cui 1142 ricoverati a Torino.
Sono 1.527 le persone che hanno avuto bisogno di cure mediche ieri sera a TORINO dopo essere state coinvolte nella calca di piazza San Carlo. E’ quanto comunica la Prefettura. Le “maggiori preoccupazioni” sono per tre persone in “codice rosso”, fra cui un bambino ricoverato all’ospedale infantile Regina Margherita.”Le attività di soccorso poste in essere nell’immediatezza — comunica la Prefettura — hanno consentito, allo stato, di medicalizzare 1.527 persone, di cui 1.142 a TORINO e le restanti negli ospedali limitrofi”. “Nel corso di una riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica convocato in mattinata dal Prefetto con la sindaca e i vertici delle forze dell’ordine — sottolinea la nota — è stato formulato un sentito ringraziamento a quanti hanno operato nella nottata per il soccorso”.
La vergognosa speculazione è tutta del senatore Airola che dovrebbe prendersi una lunga vacanza dalla politica.
Bontà sua, passate le 13.30 finalmente Airola si scusa su Facebook per le diffamazioni nei confronti dei media:
“Chiedo scusa, non avevo intenzione di fare polemica. Ieri sono stato sino alle 3.30 in piazza e nessuno sapeva dare numeri precisi tra prefettura e questura, mentre i giornalisti confermavano dati cosi’ alti. Mi unisco alla vicinanza e al dolore ai feriti”
Non si capisce perchè se nessuno sapeva dare numeri precisi lui fosse così certo che quelli altrui non lo fossero.
E non si capisce nemmeno perchè la dichiarazione di Airola sia tra virgolette.
Forse è stata incollata?
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 3rd, 2017 Riccardo Fucile
LA REGOLA CHE GLI OVER 40 POSSONO ESSERE PRESENTATI SOLO IN SENATO METTE A RISCHIO
Emanuele Buzzi, che ieri ha fatto scatenare Beppe Grillo con il racconto del terrore di non essere rieletti da parte di alcuni big M5S che ha scatenato le proteste grilline sull’accordo sulla legge elettorale, oggi torna sull’argomento sul Corriere della Sera sottolineando come i pessimi rapporti tra Grillo e Fico siano soltanto la punta di un iceberg di preoccupazione per la rielezione.
Che parte dalla regola dei 40enni, la quale impone che gli esponenti over 40 siano candidati soltanto a Palazzo Madama.
Da segnalare che Fico, trentasettenne all’epoca della prima elezione, ora rientrerebbe in quest’altra coorte anagrafica.
L’attenzione è focalizzata principalmente sul Senato, perchè molti pentastellati che ora sono deputati dovrebbero traslocare – se rieletti – nell’altro ramo del Parlamento.
A preoccupare è soprattutto la situazione in cinque Regioni: Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Campania.
I motivi sono molto differenti e variano a seconda della zone anche a seconda del peso elettorale dei Cinque Stelle.
In Sicilia, per esempio, si teme un boom elettorale anche nei collegi uninominali. Con al momento la possibilità di finire vincenti ed esclusi dall’Aula. E a rischio potrebbero finire volti noti tra i pentastellati come Mario Michele Giarrusso (secondo i rumors tra i più inquieti nelle ultime ore) o ex capogruppo come Nunzia Catalfo e Vincenzo Santangelo.
Ovviamente sarebbe dolorosissimo se il parlamento dovesse non avvalersi più del contributo fondamentale di una mente come Santangelo, quello che qualche tempo fa denunciava il complotto del Nuovo Ordine Mondiale.
Nell’articolo si parla dei rischi anche in altre regioni, tra l’altro nominando Carla Ruocco che però è campana.
A Roma e dintorni, invece, si preannuncia un listino (e dei collegi) troppo affastellati e con molti, troppi big (dalle deputate Carla Ruocco e Roberta Lombardi, agli ex esponenti del mini-direttorio romano, Paola Taverna a Stefano Vignaroli).
In Campania tutta da studiare la distribuzione dei papabili senatori – compreso il leader ortodosso Fico – nei vari collegi.
In Puglia e Lombardia, invece, a incidere è il peso elettorale del Movimento (più risicato che in altre zone, alle Regionali i consensi si sono fermati sotto il 20 per cento).
E se nel tacco d’Italia a metterci la faccia nelle sfide più difficili saranno – con buona probabilità – Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella, al Nord la partita sembra più complessa.
Insomma, il rischio è che una legge-schifezza tenga fuori dal parlamento tanti big. Vedi a volte l’eterogenesi dei fini.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 3rd, 2017 Riccardo Fucile
AFFONDO DELL’EDITORIALISTA VICINO AL MOVIMENTO
A furia di sentirsi dire che devono accettare i compromessi e “sporcarsi le mani”, i 5Stelle stanno
facendo entrambe le cose con la legge elettorale. E non è un bel vedere. Ieri Beppe Grillo ha silenziato i mormorii interni, soprattutto di Roberto Fico e Paola Taverna che definivano il testo dell’accordo “un nuovo Porcellum”, richiamando tutti i “portavoce” (i parlamentari 5Stelle) all’ordine di “rispettare il mandato” ricevuto dagli iscritti al blog, i quali “hanno votato a stragrande maggioranza il modello tedesco con oltre il 95% delle preferenze”. Verissimo.
Peccato che il maxi-emendamento “Merdinellum” non c’entri nulla col modello tedesco plebiscitato dalla base grillina: a parte lo sbarramento al 5% e i seggi metà uninominali e metà proporzionali — due trovate non proprio geniali che non c’è bisogno di copiare dalla Germania: ci possono arrivare persino dei politici italiani — tutto il resto è diverso.
E non è vero, come scrive il blog di Grillo, che “le differenze con il modello tedesco sono dovute alle diversità dell’assetto costituzionale tra la Germania e l’Italia” (in Germania il numero dei parlamentari elettivi è variabile, in Italia fisso). Non solo, almeno.
1) In Germania, per la Camera elettiva (Bundestag), gli elettori hanno due schede e danno due voti, che possono essere disgiunti: uno al candidato uninominale di collegio, uno al listino bloccato proporzionale di circoscrizione (che può essere anche di un altro partito). Qui invece avremmo una sola scheda per ogni ramo del Parlamento e non sceglieremmo alcun candidato: dovremmo barrare il simbolo di un partito e così implicitamente votare il candidato del nostro collegio (indicato a sinistra della scheda) e il listino bloccato dello stesso partito (a destra).
2) In Germania, una volta calcolati quanti deputati porta al Bundestag ciascuna lista sopra il 5% in base ai voti ottenuti nel proporzionale, vengono anzitutto eletti i candidati uninominali: quelli scelti direttamente dagli elettori, che sono poi gli unici sicuri di essere eletti. Poi, se avanzano posti, entrano quelli del listino bloccato, dal numero 1 in giù fino a esaurimento. Qui invece si parte dal primo del listino, che diventa un capolista bloccato e nominato in automatico dal capo, infatti è l’unico sicuro di essere eletto. Invece quello davvero scelto dai cittadini all’uninominale non è affatto certo di entrare in Parlamento: deve mettersi in fila. E, se nella sua circoscrizione il suo partito ha diritto a un solo parlamentare, il vero eletto viene certamente escluso perchè il seggio se l’è già fregato il nominato.
3) In Germania ogni candidato può presentarsi al massimo in un collegio uninominale e in un listino proporzionale. Qui invece, oltrechè in un collegio uninominale, può infilarsi pure in tre listini proporzionali, con altrettanti paracadute per garantirsi l’elezione qui, o lì o là .
Tutti e tre i punti del Merdinellum sono la negazione di quanto ha sempre predicato il M5S contro il “Parlamento dei nominati” (vedi antologia a pag. 2), ma anche dei suoi interessi.
A chi servono infatti la precedenza dei nominati sugli eletti, il divieto di voto disgiunto e le multicandidature-paracadute? Ai partiti che devono garantire l’elezione sicura ai servi del capo, di solito impopolari e invotabili, anche perchè spesso sono in Parlamento dalla notte dei tempi.
Non certo ai 5Stelle, che non hanno di questi problemi: non sono inseguiti da eserciti di veterani a caccia di un posto, perchè non ricandidano nessuno dopo due mandati; stando ai sondaggi, raddoppieranno i loro posti in Parlamento, mentre i partiti dimagriranno tutti; hanno una ventina di big molto popolari e facilissimi da far rieleggere, seguiti da un truppone di peones vecchi e nuovi che nessuno conosce (più che “uno vale uno”, regna “l’uno vale l’altro”); sono gli unici, col sistema peraltro caotico e poco rappresentativo delle primarie online, a non far scegliere al vertice i candidati (gli altri partiti affideranno la selezione ai capi, compreso il Pd che non potrà neppure inscenare la farsa delle “parlamentarie”, salvo aprire i gazebo a ferragosto).
In compenso avrebbero tutto da guadagnare dal voto disgiunto: c’è chi, votando per abitudine, sarà attratto dal simbolo del suo vecchio partito nella quota proporzionale; però magari nel collegio, dovendo scegliere fra un manigoldo berlusconiano, una vecchia muffa pidina e un giovanotto tipo Di Battista, Di Maio, Fico, si salverà la coscienza e voterà il più fresco e nuovo.
Se poi fosse vero che Renzi vuole finalmente schierare candidati altamente innovativi e qualificati rottamando gli inguardabili veterani, come promette da una vita senza mai mantenere, dovrebbe intendersi a meraviglia con i 5Stelle per una serie di elementari modifiche che riducano al minimo i nominati e diano il massimo potere possibile agli elettori (ricordare al Bomba le sue promesse in tal senso è purtroppo un esercizio ozioso).
Il minimo sindacale sono quelle per passare dal Merdinellum al vero modello tedesco: doppia scheda con possibile voto disgiunto per ogni Camera; divieto di multicandidature; assegnazione dei seggi a partire dagli eletti nell’uninominale, anzichè ai nominati nel proporzionale.
Il massimo sarebbe rendere più democratico il modello tedesco prevedendo la preferenza nei listini proporzionali, così che siano i cittadini, scegliendo un candidato fra i tanti, a decidere chi saranno gli eletti negli altri posti disponibili di ogni circoscrizione.
L’ansia di non far saltare l’accordo con Pd e FI e di non rinviare il voto anticipato è comprensibile. Ma con gli elettori non si scherza: l’ultimo che il 4 dicembre li ha presi in giro non se n’è più riavuto.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 3rd, 2017 Riccardo Fucile
SONDAGGIO “ATLANTE POLITICO”, UNA RADIOGRAFIA DI CHI VOTA M5S
Oggi l’Atlante politico di Ilvo Diamanti su Repubblica è dedicato al MoVimento 5 Stelle: una radiografia dei suoi elettori e delle loro preferenze politiche.
Dai risultati si evince che il M5S è un partito trasversale, che raccoglie ampi consensi tra giovani e operai, la cui collocazione politica preferita è il centro, lo stesso celebrato per 40 anni di Prima Repubblica dagli elettori della Democrazia Cristiana.
E apprezza Donald Trump e Vladimir Putin tra i leader internazionali “forti”.
Nello studio è presente anche una ricerca sul gradimento di alcune alleanze piuttosto che altre dopo il voto, nel caso il MoVimento 5 Stelle non riuscisse a ottenere la maggioranza nei due rami del parlamento.
In particolare gli elettori del MoVimento 5 Stelle sono in maggioranz favorevoli (in ad una alleanza alleanza con la Lega Nord e Fratelli d’Italia piuttosto che con i Pd: esattamente 47% per la prima ipotesi, 41% per la seconda.
(da “NextQuotidiano“)
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Giugno 2nd, 2017 Riccardo Fucile
DOPO ANNI DI BATTAGLIE CONTRO I CAPILISTA BLOCCATI, LA PREMIATA AZIENDA E LA SETE DI POTERE DI COCCOBELLO SPUTTANANO IL MOVIMENTO
Ecco la perdita dell’innocenza, proprio sui “nominati”, vero cemento dell’accordo sul “tedesco
all’italiana”.
In un post mattutino, molto duro, Beppe Grillo soffoca il dissenso: “I portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento voteranno a favore del testo, come deciso dai nostri iscritti”.
Dopo anni di battaglie contro i capilista bloccati, vietato aprire il dibattito, anche ora che c’è un testo che li inserisce.
Grillo sostiene l’opposto e su questo ordina disciplina. Conta la volontà della mitica rete, che ha votato a favore del tedesco che si usa in Germania, senza leggere la sua traduzione italiana: “I portavoce del MoVimento 5 Stelle devono rispettare questo mandato perchè il testo depositato in commissione mercoledì sera corrisponde al sistema votato dai nostri iscritti”.
È evidente il riferimento a quei parlamentari – Fico, la Taverna, tanti altri – che avevano paragonato questa legge, una volta letta, a un Porcellum (leggi qui come favorisce i capilista bloccati).
La rivolta, più o meno rumorosa, ha fatto vacillare l’accordo col Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: “È dovuto intervenire — sussurrano i parlamentari dell’ala non ortodossa — perchè sè scoppiato un casino, e se scoppia un casino salta l’accordo. E se salta l’accordo salta tutta l’operazione Di Maio”.
L’operazione è la costruzione della sua premiership alle elezioni. Non a caso è lui, oltre al Fondatore, l’unico a parlare e ad avere diritto di parola, in una giornata in cui il post ha cucito le bocche di tutti: “C’è una trattativa in corso per approvare la legge elettorale. Il nostro obiettivo è andare al voto il prima possibile”.
Voto presto, prestissimo perchè la paura che precipiti Roma per i Cinque Stelle è pari a quella di Renzi del voto siciliano, e la convergenza delle paure porta al desiderio del 24 settembre o 1 ottobre.
E porta alle liste bloccate il più possibile, con un sistema in cui il leader decide le candidature.
Davide Casaleggio, il più alto del sistema centralizzato, punta su Di Maio come referente politico e attorno gli sta anche creando uno staff: “La guerra sulla legge elettorale — dice un dissidente — si spiega solo con la guerra tra di Maio e gli altri. Lui mette i capilista e gli altri rischiano di stare fuori”.
E il vice-presidente della Camera si gioca proprio tutto su questa legge. È lui che ha aperto al tedesco, recependo l’appello di Mattarella sull’urgenza di una legge elettorale.
Se dovesse saltare l’accordo ne uscirebbe azzoppato. Tutto racconta di una sete di potere: il Palazzo, il governo, la stanza dei bottoni, i fedelissimi, la squadra su cui si è già al lavoro, a partire dal futuro ministro dell’Economia, figura attorno alla quale sono partiti dialoghi coi mondi che contano.
Si spiega così il comportamento iper-trattativista in commissione affari costituzionali, con l’obiettivo di non far saltare l’accordo — o l’inciucio — sui capilista bloccati.
Danilo Toninelli propone emendamenti — dalle candidature al premio del 40 — senza aut aut e soprattutto nessuno propone l’unico che minerebbe il radice il patto sui nominati, ovvero sul voto disgiunto.
Prosegue il parlamentare: “Per ora regge, è difficile prevedere cosa succede da qui a domenica. C’è l’inferno”.
Il problema è la pressione ambientale. Commenti sui social: “Non vi votiamo più”, “non si può minacciare espulsione se uno critica questa legge”.
Rimbalza la parola Porcellum e il severo editoriale di Marco Travaglio, sulle differenze tra il modello tedesco vero e il pasticcio all’italiana.
E sul modello tedesco si sono espressi gli iscritti, sull’altro sono state zittite le critiche.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 2nd, 2017 Riccardo Fucile
IL POST DI GRILLO INONDATO DI COMMENTI NEGATIVI SULLA LEGGE ELETTORALE: “IO HO VOTATO SI’ AL MODELLO TEDESCO, NON A QUESTA SCHIFEZZA”
Il ‘Tedeschellum’ non piace alla base M5S, a cominciare dalle liste bloccate e delle pluricandidature. Nella bacheca del blog di Beppe Grillo, proprio in calce all’ultimo post del fondatore, le posizioni critiche sono nettamente prevalenti.
“Con questa cagata di legge elettorale — scrive Stefano Tartaglione – nemmeno i vincitori dei collegi plurinominali saranno sicuri di entrare in Parlamento, perchè dovranno accodarsi dietro il capolista del listino proporzionale. Praticamente è un fake clamoroso, un finto plurinominale!”.
E aggiunge un invito ai parlamentari: “Ragazzi, non votate questa schifezza così com’è adesso, altrimenti è molto probabile che io finisca di credere in voi e che non vi voti più”
Uno stato d’animo comune a molti sostenitori M5S, che chiedono ai parlamentari di non scendere a patti con le altre forze politiche.
“Da vostro elettore e accanito sostenitore sin dal lontano 2009 vi posso dire che del movimento originario non sta rimanendo più niente. Mi sembrate sempre più vicini a quello che avete sempre contestato”, scrive per esempio luca Losavio da Torino.
Giuseppe sottolinea che la proposta messa al voto online non è quella che il M5S vuole votare adesso in Commissione.
“Io ho votato sì al modello tedesco, che non prevede le liste bloccate. Questo abbiamo votato! Accordi a tutti i costi no, gioverebbe solo a Renzi e Berlusconi”, dice.
E molti la pensano come lui. Corrado P. ad esempio spiega: “Veramente non abbiamo votato il testo del Pd. Del sistema tedesco non ha nulla. Temo che abbia ragione il deputato Taverna”.
Michele De Palma si rivolge direttamente a Grillo e cita l’analisi critica del Fatto Quotidiano, “che evidenzia come la legge proposta non abbia niente della legge tedesca, tranne il 5%, e come sia molto più simile all’Italicum nei suoi aspetti più negativi […]. Non sono iscritto al M5S, ma da quando esiste gli ho dato sempre fiducia col voto (per inciso, ti informo che ho 76 anni). Si sono levate voci critiche nel Movimento che chiedono modifiche alla proposta, ma tu le minacci di espulsione, stando a quanto scrivi, dando valore alle critiche di chi dice che nel M5S non c’è democrazia. Forse gli iscritti — continua De Palma- hanno votato, ma a giudicare da alcuni commenti, anche chi ha votato a favore pensava che la proposta fosse diversa”.
Anche Oreste si rivolge direttamente a Grillo: “Beppe visto come stanno andando le cose con l’inciucio tra Pd e Fi e qualche amico sarà nostra convenienza o meglio, convenienza dei cittadini abbandonare questo trabocchetto e rientrare sulla nostra prima legge elettorale che si presentò con Toninelli. Infine che si voti alla scadenza della legislatura, tanto le patate bollenti se le dovranno cucinare loro”.
Nei post non mancano quelli a difesa del voto online, alcuni dei quali se la prendono coi parlamentari critici. Ma la stragrande maggioranza contesta l’intesa sul Tedeschellum.
“Caro Beppe, anche io ho votato sì, ma mi riferivo al sistema tedesco vero, reale, non questo aborto. Capilista bloccati, niente voto disgiunto, nessuna preferenza se non i 4 nomi che portano a elezione sicura del capolista. Lasciagliela fare a loro questa porcata. Teniamoci fuori”, è l’appello di Gaetano Amato.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 2nd, 2017 Riccardo Fucile
LA FRASE VERGOGNOSA DI ANTONELLA DI NUNNO, CANDIDATA M5S A CANOSA …IL PARTITO PRENDE LE DISTANZE, LEI ALLA FINE SI AUTOSOSPENDE
“Quanto fanno schifo i negri?”. Queste, secondo quanto pubblicato dall’esponente Pd calabrese Anna
Rita Leonardi, sarebbero le parole di una delle candidate del M5s alle comunali di Canosa, ovvero Antonella Di Nunno.
La Leonardi ha pubblicato su facebook lo scambio di una conversazione in cui la Di Nunno scrive parole razziste scatenando una successiva marea di indignazione sui social.
La candidata ha successivamente non solo cancellato le frasi, ma anche rimosso il suo profilo e si è autosospesa dal MoVimento.
M5s che prende le distanze: “Il Movimento 5 Stelle si dissocia dal contenuto di tali diffamanti e calunniose affermazioni che non rappresentano in alcun modo i valori ampiamente condivisi dalla stessa lista e dal Movimento”, si legge in una nota.
“Al fine di tutelare l’immagine del Movimento la diretta si è autosospesa consegnando nelle mani del candidato sindaco la relativa dichiarazione”
(da “Huffingtonpost”)
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