Maggio 11th, 2017 Riccardo Fucile
REGGIO CALABRIA: TRA LE ACCUSE ANCHE LESIONI PERSONALI E PORTO ILLEGALE DI PISTOLA
È stato arrestato a Reggio Calabria per associazione mafiosa Michele Panetta, già candidato nel 2014 per il M5S per un posto da consigliere comunale.
Secondo gli inquirenti, Panetta sarebbe uno dei luogotenenti di Domenico Nucera, uno dei capi dei cosiddetti buttafuori della movida estiva reggina, per conto del clan Condello.
Panetta è finito in carcere anche con l’accusa di lesioni personali, porto illegale di pistola e altri reati. Insieme a lui sono finiti agli arresti altre 14 persone, accusate di traffico di droga, estorsioni, traffico d’armi e corse clandestine di cavalli, tra cui alcuni esponenti della comunità rom di Arghillà .
Panetta, sul suo profilo Facebook aveva caricato post e video di Beppe Grillo e Luigi Di Maio, con condivisioni del senatore Nicola Morra.
E poi appelli a scendere in piazza, «bruciare i palazzi del potere», «creare il panico» e «mettere a soqquadro le città », addirittura la minaccia di andare alle urne elettorali con il kalashnikov anzichè con la matita.
In vista delle elezioni comunali di tre anni fa, Panetta aveva ottenuto il via libera, certificato con tanto di bollino blu da parte della Casaleggio e associati, in una lista che ha fatto l’intera campagna elettorale al grido di «onestà ».
Come riferito dal Corriere della Calabria, al Movimento Panetta aveva presentato il casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti, ma non la certificazione delle iscrizioni nel registro delle notizie di reato (per vedere se uno è indagato).
Ora i Cinquestelle si difendono dicendo che «all’epoca non potevamo sapere che sarebbe stato arrestato», sottolineando che Panetta avesse trovato posto solo come “tappabuchi” nella lista del candidato sindaco Vincenzo Giordano, in prossimità delle comunarie.
L’accusa: «Attuava ritorsioni violente»
Per i pm Stefano Musolino, Giovanni Gullo, Sara Amerio e Walter Ignazitto, e per il gip Massimo Minniti, che ha convalidato l’ordine di custodia cautelare: «L’aspirante consigliere, in qualità di partecipe dell’associazione, svolgeva compiti operativi ed esecutivi, coordinando e partecipando alle attività dei ‘buttafuori’, attuando ritorsioni violente contro coloro che mettevano in dubbio la forza e l’attuale operatività del sodalizio, costringendo al silenzio le persone informate sui fatti, cedendo sostanza stupefacente per conto della cosca e ponendosi stabilmente a disposizione di Nucera Domenico».
Il tutto «con condotta permanente sino al settembre 2016».
In altri termini, presumibilmente incluso nel periodo in cui tentava di approdare in consiglio comunale sotto le bandiere dei Cinquestelle.
Ma il M5S non se ne sarebbe accorto, ovvio.
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 11th, 2017 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO BARONI LANCIA L’ALLARME: “MENTI ABITUATE AL CRIMINE, FONTE UN AMICO DI RENZI”… POI: “MI SONO SBAGLIATO”
“Mi è arrivata ora una notizia da un caro amico dell’ebete di Rignano [Matteo Renzi, n.d.r] Occhio
perchè nelle notti tra venerdì e sabato è partito l’ordine di sporcare Roma in certi punti dove c’è molta visibilità , perchè stanno già reclutando persone per andare a pulire dove loro sanno che troveranno molto sporco”.
È l’appello rilanciato da Massimo Baroni, deputato del Movimento 5 stelle. Il post si inserisce nella “guerra della monnezza” tra Pd e M5s, che si rimpallano sia la responsabilità dell’aumento dei rifiuti per le strade di Roma, sia l’esistenza stessa di una vera e propria emergenza.
È in questo secondo filone che si inserisce Baroni, lanciando l’allarme che dall’entourage di Renzi sia partito l’ordine di sporcare appositamente la città per farsi selfie nell’intento di pulire.
Baroni rincara la dose: “Tenete un occhio aperto anzi DUE e segnalate con foto e video pirata. Pubblicheremo questi atti dolosi di vandali pensati da menti abituate al crimine continuato ai danni della collettività . Denunceremo alla Procura della Repubblica e alla Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale per le sanzioni amministrative”.
La bufala è stata segnalata dal deputato Pd Michele Anzaldi (“una calunnia preventiva contro il Pd” l’ha definita) , che ha invitato il parlamentare grillino ad “andare da un medico bravo, se non fosse che si tratta di un parlamentare della Repubblica, pagato dai soldi dei cittadini”.
Fatti i controlli del caso, Baroni ha deciso di rimuovere il post contestato: “Mi sono arrivati avvisi che quella che ho pubblicato prima era una falsa notizia – ha scritto su Fb – quindi per correttezza ho preferito rimuoverla. Scusatemi”
Meglio non comentare…
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 11th, 2017 Riccardo Fucile
DIMOSTRA UNA MALAFEDE AGGHIACCIANTE PER CERCARE VOTI RAZZISTI… MA E’ TALMENTE PIRLA CHE STA FACENDO PERDERE VOTI AL M5S
Luigi Di Maio torna a sparare contro le Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo centrale. 
Da qualche tempo il Vicepresidente della Camera è alla caccia dei voti di quelli che credono che ci sia un’invasione organizzata. Il M5S quindi ha puntato il dito contro le Ong che operano al largo delle coste libiche e che — ci spiegava Di Maio qualche giorno fa — sono in combutta con trafficanti e scafisti.
C’è però un problema, perchè la narrazione di Di Maio si basava sostanzialmente sulle dichiarazioni del Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro.
Dopo due audizioni in Parlamento però la portata delle affermazioni di Zuccaro ne è uscita fortemente ridimensionata.
Non solo non c’è alcuna inchiesta sulle Ong che “aiutano gli scafisti” ma Zuccaro non ha nemmeno le prove per sostenere che alcune Ong siano colluse.
Addirittura oggi sono stati identificati degli scafisti solo grazie a un video fornito a Zuccaro dalla tanto criticata Moas, la Ong maltese
Zuccaro ha poi ribadito più volte che le sue sono solo “ipotesi di lavoro” e che non ha in mano alcun elemento utile per aprire un’inchiesta. Fino a prova contraria questo significa che le Ong non sono colluse con gli scafisti.
Il solo fatto che recuperino in mare i migranti dai barconi non configura di per sè l’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione.
In primo luogo perchè la quasi totalità delle operazioni di soccorso avviene sulle aree SAR di intervento coordinato stabilite dal Governo Italiano in collaborazione con Centro di Coordinamento Marittimo dei Soccorsi (MRCC) di Roma.
In secondo luogo perchè le Ong operano in base alla Convenzione di Amburgo.
Ma secondi Di Maio “dobbiamo subito cambiare le regole di ingaggio delle imbarcazioni nelle nostre acque territoriali e stabilire regole di approdo più stringenti nei nostri porti”.
Per Di Maio, noto esperto di diritto internazionale, questo non rappresenta un problema. Basta cambiare “le regole di ingaggio”.
Non è chiaro se intende che bisogna cambiare la Convenzione di Amburgo unilateralmente o se propone altre modalità di “ingaggio”, terminologia di per sè alquanto bellicosa.
Sulla scorta delle “ipotesi di lavoro” di Zuccaro Di Maio in questi giorni è andato ovunque a spiegare di avere prove certe del coinvolgimento delle Ong nei traffici di esseri umani.
Ora che è venuto fuori che queste prove non ci sono il sempre garantista Vicepresidente della Camera utilizza un’altra inchiesta per parlare di “accuse agghiaccianti” nei confronti delle Ong.
Ovviamente anche questa volta Di Maio non ha capito bene di cosa sta parlando. Innanzitutto Di Maio cita un articolo del Corriere della Sera. Cita ma non linka perchè se dal suo riassunto sembra che ad essere sotto inchiesta sia Medici Senza Frontiere dall’articolo emerge una diversa versione dei fatti.
La Procura di Trapani non sta infatti indagando su Msf (curiosamente non è finanziata da Soros e non è nell’elenco di quelle “sospette” di Zuccaro) ma sull’operato di alcuni membri dell’Ong in alcune determinate occasioni.
Ecco cosa ha detto il Procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio: «Abbiamo indagini che coinvolgono non le Ong come tali, ma persone fisiche appartenenti alle Ong. Non risultano contatti telefonici diretti tra persone in Libia e le Ong».
Cartosio smentisce quindi l’ipotesi che le Ong siano in contatto con gli scafisti. Ed è bene specificare di un’inchiesta che è ancora in corso e che non è stata specificata l’iscrizione di persone nel registro degli indagati.
Medici senza Frontiere ha reso noto di non aver ricevuto richieste di contatto da parte della Procura di Trapani.
Da bravo studente di legge Di Maio dovrebbe sapere (o dovrebbe aver imparato negli ultimi giorni) che le accuse, per quanto “agghiaccianti” possano essere finchè non sono state provate e dimostrate non sono una sentenza di condanna.
Questo vale per gli esponenti del M5S quando sono indagati e dovrebbe valere anche per le Ong.
Ma si sa che nel mondo del garantismo a targhe alterne del MoVimento 5 Stelle questo è un dettaglio trascurabile.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 11th, 2017 Riccardo Fucile
NO ACQUISTI CIBI NEL RAGGIO DI 50 KM SCRIVONO IN CAMPIDOGLIO… PECCATO CHE L’ORDINANZA FOSSE DI 5 KM
Una circolare inviata dal Campidoglio alle ditte appaltatrici dei servizi mensa del Comune ha fatto
sobbalzare i produttori di cibo laziali.
Nella comunicazione si vietava di acquistare cibo prodotto in aziende nel raggio di 50 chilometri dalla zona del rogo della ECO X; un errore materiale che Roma Capitale ha dovuto rettificare successivamente.
Racconta oggi Repubblica Roma:
Nella mail, infatti, il Campidoglio vietava di portare sulle tavole delle scuole tutti quei prodotti provenienti da un raggio di ben 50 chilometri dalla zona del rogo della Eco X sulla via Pontina Vecchia, facendo riferimento all’ordinanza dello scorso 7 maggio del sindaco di Pomezia, Fabio Fucci. Che però parla di soli 5 chilometri di interdizione.
Un colpo al cuore per le ditte che l’indomani – cioè ieri mattina – si sarebbero ritrovate con del cibo da non poter dare agli alunni. Come anche per il primo cittadino di Pomezia: «Fucci deve essere saltato sulla sedia quando ha letto la notizia – spiega la consigliera dem in Campidoglio Valeria Baglio – perchè non aveva mai parlato di cinquanta chilometri.
La notizia pubblicata sul sito istituzionale è stata rettificata dal Campidoglio (da Pomezia sarebbe inoltre partita una richiesta di rettifica diretta al Comune di Roma) con una riduzione a 5 chilometri, ammettendo l’errore del Dipartimento capitolino:
«Non solo la sindaca Raggi aspetta quattro giorni per decidere di vietare i prodotti contaminati nelle mense, e lo comunica dopo la presentazione della mozione del Partito Democratico, ma in Campidoglio copiano anche male e confondano 5 con 50. Il Comune dovrebbe chiedere scusa per l’errore», che martedì sera, fino alla “rettifica” di ieri mattina, «ha creato allarme e paura tra i cittadini della Capitale e della Città Metropolitana e che dimostra l’inefficienza di questa amministrazione», aggiunge il consigliere regionale di Fi e vicepresidente della commissione Ambiente, Adriano Palozzi.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 11th, 2017 Riccardo Fucile
COME AVEVA PROMESSO, IL PD BONIFAZI CON UNO STAFF DI TRIBUTARISTI HA PRESENTATO LA DENUNCIA: “CORTINA FUMOGENA” ATTORNO AL BLOG PER NON RENDERE TASSABILI I REDDITI
Ieri il tesoriere del Partito Democratico Francesco Bonifazi l’ha annunciato su Facebook: ha presentato l’esposto per evasione fiscale nei confronti di Beppe Grillo. L’esposto è il seguito della vicenda della difesa di Grillo nella causa civile per risarcimento danni intentata dal PD.
All’epoca Grillo sostenne di non essere il titolare nè del blog nè degli account social, allo scopo di tirarsi fuori da una richiesta di risarcimento danni:
Oggi a parlare del contenuto dell’esposto è Jacopo Iacoboni sulla Stampa:
I tributaristi del Pd sospettano che la «cortina fumogena» attorno al blog sia stata creata per non rendere chiari, e dunque tassabili, redditi non piccoli prodotti dalla popolarità del comico, ma anche dalla viralizzazione pubblicitaria dei video delle webstar M5S.
Il blog pubblicizza attività professionali di Grillo (dai tour ai libri), perciò, sostiene l’esposto, va chiarito il rapporto economico esistente tra Grillo e l’azienda titolare dei dati, la Casaleggio.
I legali fanno qui due ipotesi: o che si possa profilare una dichiarazione fiscale infedele di Grillo, che celerebbe reddito derivante da questo rapporto.
O, e sarebbe l’ipotesi più grave, una «interposizione fittizia» da parte della Casaleggio, o anche di altri soggetti formali percettori di ricavi pubblicitari.
Esiste un sistema di società ? Questo è ciò che chiedono al magistrato di verificare.
Se così fosse, spiegano, gli uffici tributari potrebbero imputare al contribuente i redditi di cui altri appaiono titolari.
La denuncia di 17 pagine e 24 allegati riguarda profili fiscali e tributari di carattere penale, tocca il rapporto mai chiarito tra il comico e la Casaleggio Associati.
Dichiara Bonifazi al Foglio:
“Abbiamo sollevato alcune questioni, saranno i magistrati ad indagare. Da diversi fatti documentali si desume la titolarità del blog facente capo a Grillo, lo stesso blog lo denota come autore all’interno del codice sorgente, la privacy policy lo qualifica come effettivo titolare così come il Non Statuto all’articolo 4… Sia come sia, due sono le alternative: o il blog è effettivamente ascrivibile a Grillo, in tal caso lui dovrebbe partecipare agli introiti, se così non fosse si configurerebbe un’ipotesi di interposizione fittizia di società , formalmente amministratrice del sito, allo scopo di trarre vantaggi fiscali, chiamatela pure frode.
Oppure Grillo non ha nulla a che fare con il blog, resta allora da comprendere quali siano i flussi di ricchezza intercorrenti tra lui e la società gestrice, dal momento che blog e account fanno un uso costante del brand BeppeGrillo, con sfruttamento di nome e immagine. Si tratterebbe di una controprestazione da sottoporre a tassazione agli effetti sia Iva che redditi personali”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 11th, 2017 Riccardo Fucile
SU “OGGI” CONTINUA LA PENOSA GIUSTIFICAZIONE DI ESSERE STATO FUORICORSO E NON ESSERSI MAI LAUREATO… COME SE NON BASTASSE SI PARAGONA A MACRON: “ANCHE IO INNAMORATO DI UNA DONNA PIU’ GRANDE” (MA MACRON NON LE FA PAGARE LO STIPENDIO DAL PARTITO)
Oggi ha pubblicato un’interessantissima intervista al wannabe Imperatore del Mondo Luigi Di Maio,
nella quale è stata affrontata anche una tematica scottante: quella della laurea di Giggino.
L’argomento, come sapete, è sensibile perchè Di Maio ha fatto sapere che concorrerà per la carica di candidato premier del MoVimento 5 Stelle alle prossime elezioni, ma dopo tutta l’ironia dei grillini sulla mancanza di titoli dei vari ministri nei governi targati PD di questa legislatura la questione diventa quantomeno discutibile.
Proprio Di Maio la affronta nell’intervista al settimanale
«(quella della laurea è una) vecchia storia. Ero iscritto a giurisprudenza alla Federico II di Napoli, le prospettive del dopo laurea erano grigie e ho deciso di specializzarmi in informatica ed e-commerce, che crescevano in modo vertiginoso. Nel 2012 ho fatto partire insieme ad alcuni amici una società di web marketing, un anno dopo, a 26 anni, sono stato eletto in parlamento e nominato vicepresidente della Camera. Non ho buttato via il mio tempo».
Di Maio dimentica come al solito di dire quanti esamo aveva effettivamente dato in 7 anni di Università e il fatto che avrebe dovuto laurearsi già due anni prima rispetto alla data in cui è stato eletto con poche centinaia di voti in Parlamento.
Quindi laurea uguale pezzo di carta?
«Dico che conta anche quel che un individuo riesce a fare. Mark Zuckerberg era ad Harvard, si inventò Facebook e abbandonò gli studi, ma a fine maggio ci tornerà per ricevere la laurea honoris causa».
Si può agevolmente notare che Di Maio si paragona a Zuckerberg, anche se l’allievo di Harvard ha inventato Facebook mentre lui ha forse solo inventato un modo per guadaganre 100.000 euro l’anno.
In ogni caso l’occasione è propizia per proporre un appello alla Federico II anche per lui: date una laurea honoris causa anche al vicepresidente della Camera, magari in Lettere se proprio non è il caso di fornirgli quella in giurisprudenza.
Così la smettiamo di fare ironia sui suoi studi e finalmente potremo concentrarci sulle sue note capacità .
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
IERI IL PUBBLICO SOLITAMENTE NON CERTO OSTILE AL M5S, SI E’ RIBELLATO AL PENOSO TENTATIVO DI MINIMIZZARE IL PROBLEMA MONNEZZA NELLE VIE DI ROMA
Durante la trasmissione DiMartedì è scattato un campanello d’allarme piuttosto grosso per il MoVimento 5 Stelle: Luigi Di Maio ha risposto alla domanda di Giovanni Floris sui rifiuti a Roma palando di “qualche” cassonetto e “qualche” zona della città in difficoltà .
Per la prima volta il pubblico in sala è partita la contestazione.
«Continuare a mostrare queste foto di qualche cassonetto, non di tutti i cassonetti, in questo momento…», sostiene Di Maio e a quel punto arrivano i “nooo” e i “buuu” del pubblico che evidentemente, a differenza del leader del M5S, si è reso conto che la situazione non è esattamente idilliaca come la descrive e i problemi per i rifiuti a Roma non sono per niente pochi.
C’è da segnalare che di solito il pubblico di DiMartedì non è per niente ostile ai grillini e lo stesso Di Maio è stato applaudito in più occasioni durante l’intervista, anche quando ha parlato di conflitto di competenze con la Regione cercando di addossare a Zingaretti la responsabilità dell’emergenza.
Ma la contestazione in quel punto della trasmissione dimostra che c’è un limite anche per la propaganda e per le balle che si possono dire.
A chiunque.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
I VIDEO O AUDIO PIRATA POSSONO DIFFONDERLI SOLO LORO
La video nemesi. L’arma che si ritorce contro. 
I filmati rubati sono stati da sempre, non solo dal loro ingresso in Parlamento ma anche da prima, lo strumento di battaglia del Movimento 5 Stelle. Strumento di tante denunce e campagne che hanno portato successi.
Adesso, che i filmati rubati sono diventati un boomerang, perchè girati dagli ex 5Stelle e divulgati in Rete con lo scopo di amplificare faide interne, vengono interdetti.
Con tanto di diffida alla stampa dal pubblicare audio/video pirati, nel frattempo acquisiti dalla procura di Palermo. Il “fate girare” che campeggia su tanti post grillini chiedendo la massima diffusione si è trasformato in censura.
Il caso, che ha del paradossale, avviene tra Palermo e Roma. Negli uffici grillini della Camera dei deputati nel luglio del 2016 alcuni deputati siciliani, tra cui Riccardo Nuti, Giulia Vita e Chiara Di Benedetto, successivamente sospesi da M5S, chiedono ad Andrea Cottone, componente dello staff comunicazione pentastellato, dettagli su Ugo Forello, avvocato leader di Addiopizzo, scelto poi come candidato sindaco a Palermo. Cottone, palermitano, parla dell’influenza che, nella fase iniziale, avrebbe esercitato sul Movimento l’ex commissario antiracket Tano Grasso (“Un fantasma che muove tutte queste persone”).
Parla poi soprattutto — come riporta Repubblica Palermo – dei compensi che Forello e un paio di legali a lui vicini avrebbero percepito nei processi innescati dalle testimonianze degli imprenditori taglieggiati. E poi ancora di “un circuito meraviglioso” per il quale “si convincono gli imprenditori a denunciare, si portano in questura e gli avvocati diventano automaticamente uno fra Forello e Salvatore Caradonna”.
Poi Addiopizzo si costituisce parte civile “e viene difesa da quell’altro”. Infine Cottone definisce “poco trasparente” la gestione dei fondi. Cosa succede però quel pomeriggio negli uffici della Camera, qualche mese prima che scoppiasse lo scandalo delle firme false?
Qualcuno registra quel colloquio di trenta minuti e da ieri l’audio si trova in Rete.
Da “modalità apriscatole” (di lontana memoria, in nome della trasparenza, è lo slogan “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”) M5S si trasforma in censore: “Sta circolando un audio captato in maniera impropria nei locali della Camera dei Deputati lo scorso anno — si legge in una nota – denunceremo chiunque ne divulgherà il contenuto”.
Con tanto di citazione dell’articolo della legge. Il metodo improprio a cui si riferiscono i pentastellati è quello tipico utilizzato dai grillini stessi in tutti questi anni: telecamere nascoste, pulsanti Rec schiacciati senza che ci sta attorno lo sappia e poi divulgazione in Rete con l’invito “Fate girare”.
Di esempi ce ne sono a non finire, tanti portano proprio la dicitura di “video pirata”. Tantissimi girati nei locali della Camera, gli stessi interdetti oggi dai 5Stelle.
Il 3 dicembre del 2016 il blog di Beppe Grillo pubblicava un video, nonostante sia vietato ai parlamentari girare immagini all’interno di Montecitorio, che ritraeva Antonio Iannamorelli definendolo “un altro lobbista che si aggira come uno squalo attorno alla Commissione Bilancio, per ottenere norme e leggi favorevoli all’azienda e alla multinazionale di turno.
Il lobbista pizzicato dal nostro portavoce Giorgio Sorial — si legge sul blog – è Antonio Iannamorelli, presente per conto della società di lobbying Reti e “invitato” dal deputato del Pd Alberto Losacco a seguire da molto vicino i lavori sulla manovra di bilancio, in particolare riguardo la sorte dei provvedimenti sulle società di call center”. C’è anche la foto di Iannamorelli con il volto cerchiato in rosso e l’invito, neanche a dirlo, alla massima diffusione.
Eclatante è stato anche il caso della telefonata tra Mara Mucci, ex M5S ora Alternativa libera, e Mariano Rabino, deputato di Scelta Civica. “50mila euro al mese di soldi dei cittadini per appoggiare il governo Renzi”, era il titolo scelto per l’audio pirata pubblicato sulla pagina del gruppo parlamentare dei 5 Stelle.
E il blog scriveva: “Ex M5S si fanno comprare”. Nella registrazione si sente Rabino offrire la possibilità agli ex M5S di entrare nel gruppo di Scelta Civica e così avere a disposizione – come previsto dalle normative parlamentari – 50mila euro al mese per le necessità organizzative del gruppo stesso.
Poi ancora i 5Stelle, in questi anni, hanno cavalcato il caso della telefonata, registrata fuori onda da La7, tra Matteo Renzi e Massimo Artini, in cui l’allora premier solidarizzava con l’ex grillino che aveva appena lasciato i 5Stelle.
Dopo aver ascoltato l’audio rubato, la senatrice Paola Taverna attaccava strillando in Aula: “Artini scodinzola e ringrazia”.
Sempre grazie a un fuori onda i grillini hanno chiesto le dimissioni del sindaco di Pescara Alessandrini per aver detto, in un audio captato, che un procedimento disciplinare contro 4 vigili “non aveva le gambe per camminare”.
È così che con gli audio rubati e i “video pirata” i 5Stelle hanno firmato in questi anni le loro battaglie, adesso firmano le querele contro chi diffonde registrazioni che per i grillini possono rivelarsi imbarazzanti.
Specialmente in piena campagna elettorale per le amministrative.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
MA IL COLLABORATORE DEL DEPUTATO BERLINI HA VINTO LA CAUSA DI LAVORO E ORA DEVONO PAGARGLI 75.000 EURO
“Ma chi è questo? Un collaboratore?”. E ancora: “Ma possiamo licenziarlo?”. 
A chiederlo è la deputata 5 Stelle Roberta Lombardi, ex membro del direttorio. E il collaboratore parlamentare al quale si riferisce – nella chat interna al gruppo parlamentare dei 5 Stelle – è Lorenzo Andraghetti, grillino “ribelle” e sfidante (poi espulso) del fedelissimo Massimo Bugani alle primarie per le amministrative di Bologna.
Lo stesso Andraghetti che pochi giorni fa ha vinto una causa di lavoro contro il deputato per il quale lavorava, Paolo Bernini, che sarà obbligato a risarcirlo con 75mila euro, per averlo licenziato “senza causa”.
“Non è nemmeno ingiusta – spiega Andraghetti – non ha nemmeno scritto una motivazione nella lettera di licenziamento”.
I 75mila euro sono una stima che tiene conto del Tfr, degli stipendi arretrati e di quelli non goduti – a causa dell’ingiusto licenziamento – da qui alla fine della legislatura, nel 2018.
Bernini, dal canto suo, parla di “rapporto di fiducia interrotto”. Ma Andraghetti non è d’accordo: “La motivazione del mio licenziamento è politica, Bernini ha ricevuto pressioni per licenziarmi”, aveva detto commentando la sentenza in suo favore del tribunale del lavoro di Roma, che ha annunciato in un video e pubblicato integralmente il primo di maggio dalla sua pagina Facebook.
E questi vecchi messaggi, ripescati da una vecchia chat tra parlamentari, parrebbero esserne la prova.
Nello scambio di battute non c’è solo la Lombardi, ma tutti i deputati più in vista del Movimento 5 Stelle.“Tanto per sapere di chi è collaboratore di fiducia?”, chiede la Lombardi. E pochi minuti più tardi (dopo una serie di considerazioni tipo “anche noi abbiamo tanti piccoli costituzionalisti in erba, o che si fumano l’erba…”) ripete la domanda: “Comunque di chi è collaboratore questo Andraghetti?”.
Risponde Manlio Di Stefano, telegrafico: “Collaboratore Paolo Bernini”. Poi precisa: “Noto rosicone mai eletto nonostante svariate candidature interne al m5s”.
Alla domanda della Lombardi (“possiamo licenziarlo?”) replica invece Carlo Sibilia: “Il deputato deciderà ”. E infatti.
Andraghetti, che ora ha un contratto di ricercatore a Lisbona, sarà oggi pomeriggio alla Camera per una conferenza organizzata dall’ex 5 Stelle Cristian Iannuzzi, dal titolo “Collaboratori parlamentari, nonostante la sentenza Andraghetti, riconoscimento collaboratori ancora lontano”
(da “La Repubblica”)
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