COME MAI GLI ARTICOLI DELLA “VERITÀ” SUL “PIANO DEL QUIRINALE PER FERMARE LA MELONI” ARRIVANO IL GIORNO DOPO LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA, DI CUI GAROFANI È SEGRETARIO, IN CUI SI È RIBADITA LA LINEA DI “PIENO SOSTEGNO ITALIANO ALL’UCRAINA”?
LA LINEA PRO-KIEV DI GIORGIA MELONI SI E’ AFFIEVOLITA DA TEMPO E SALVINI E’ IL SOLITO “FIGLIO DI PUTIN” CHE SI OPPONE A OGNI SOSTEGNO A ZELENSKY… NON SOLO: MATTARELLA, ORMAI DA ANNI, INFIOCINA I SOVRANISMI DI MEZZO MONDO, HA PIU’ VOLTE CRITICATO TRUMP, PUTIN, ORBAN, NETANYAHU E AFD (GUARDA CASO TUTTI AMICI DI MELONI E SALVINI) – SE L’AUDIO DI GAROFANI ESISTE, E CERTIFICA UN “COMPLOTTO” E NON UN SEMPLICE RAGIONAMENTO POLITICO, PERCHÉ BELPIETRO NON LO PUBBLICA?
Per capire meglio il Garofani-gate, bisogna fare attenzione anche alle coincidenze temporali.
Non è passato inosservato che la doppietta di articoli della “Verità” sul “Piano del Quirinale per fermare la Meloni” sia arrivata il giorno successivo alla riunione del Consiglio supremo di Difesa, lunedì pomeriggio
Un vertice che si è concluso con una “vittoria” della linea Crosetto-Mattarella sull’Ucraina e sull’ancoraggio europeo pro Kiev dell’Italia.
Il comunicato finale non lascia spazio a fraintendimenti: “Il Consiglio ha confermato il pieno sostegno italiano all’Ucraina nella difesa della sua libertà.
In questo senso si inquadra il dodicesimo decreto di aiuti militari. Fondamentale rimane la partecipazione alle iniziative dell’Unione Europea e della NATO di sostegno a Kiev e il lavoro per la futura ricostruzione del Paese”.
Mattarella ha sempre parlato chiaro sull’invasione russa dell’Ucraina, ma negli ultimi tempi ha alzato l’asticella, con dichiarazioni durissime contro chi vuole disgregare l’Unione europea (Trump, Putin) e, in particolare, contro i sovranismi d’ogni latitudine e grado (Trump, Orban, Afd in Germania).
Domenica, Sergione ha tenuto un discorso potente contro i “troppi dottor Stranamore” che si affacciano all’orizzonte, con riferimenti non troppo velati a Putin e Netanyahu: “Chi colpisce i civili non può restare impunito, nessuna circostanza eccezionale può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale”.
Trump, Putin, Orban, Netanyahu: tenete a mente questi nomi. A vario titolo, sono tutti “amici” di Salvini e Meloni.
Mattarella, nei suoi molti discorsi pubblici, mette sempre l’accento sull’importanza della posizione atlantista e filo-europea dell’Italia, ponendosi come contraltare a quelle forze che puntano a destabilizzare o distruggere il tradizionale collocamente euro-atlantico del Paese. E di chi si sta parlando
C’è Trump, che sogna di rompere l’unità europea per tenere al guinzaglio il Vecchio continente e farlo restare nell’orbita statunitense.
Segue Putin, che vuole spaccare il vecchio continente per riconquistare il “Russkij mir”, il “mondo russo”, ovvero tutti quei territori ex sovietici che considera il suo “cortile di casa”.
Domenica, in un memorabile discorso al Bundestag tedesco, Mattarella ha sferzato anche le svastichelle di Afd, alleate della Lega all’Europarlamento nel gruppo dei Patrioti: “Non lasciamo che il sogno europeo venga lacerato da epigoni di tempi bui. Di tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione”.
È sufficiente unire i puntini per capire la frustrazione della maggioranza di destra di fronte alle stoccate continue del Capo dello Stato: i suoi bersagli sono i migliori amici del governo Meloni.
Trump è l’alleato numero uno di Giorgia , che si vanta della sua “special relationship” con il tycoon, Putin è il punto di riferimento fortissimo di Matteo Salvini, che strepita ogni giorno contro l’Ucraina e invoca lo stop agli aiuti militari a Kiev.
Gli stessi post-nazisti di Afd sono alleati del Carroccio in Europa nel gruppo “Patrioti” di cui fa parte anche il partito Fidesz, fondato da Viktor Orban, altro amicone dei sovranisti cacio e pepe e nemico interno numero uno di Bruxelles.
Insomma, Mattarella spesso e volentieri attacca i “compagni di merende” di Fratelli d’Italia e Lega. E’ facile comprendere la stizza della Sora Giorgia e di Salvini davanti a queste prese di posizione del Colle.
Come direbbe il Marchese del Grillo, parlando al falegname Aronne Piperno: “Posso esse un po’ incazzato pe’ ‘sta storia
Senza voler credere all’esistenza di una regia politica dietro agli articoli della “Verità”, sono legittime le domande che pone Annalisa Cuzzocrea oggi su “Repubblica”: “Da che parte sta la premier? È una domanda ormai consueta: Meloni sta con l’Ucraina fino in fondo o è pronta a cedere alla visione identica di Salvini e Orbán? Sta con l’Unione europea o con chi — come Trump — vuole distruggerla?
Crede nello Stato di diritto che si fonda sulla divisione dei poteri e quindi sulla necessità di rispettare i contropoteri, o vuole disfarsi del giudizio del Colle come di quello della magistratura quando non le dà ragione?”.
“Non sono domande retoriche. Meriterebbero risposte – prosegue Cuzzocrea – La premier avrebbe potuto darle ieri nel comizio di Padova, ma ha continuato a magnificare un partito coeso e un Paese in ripresa che non c’è. Lasciando ancora una volta i fatti fuori dal suo racconto.”
C’è poi un altro fattore da tenere in considerazione, e riguarda l’esistenza del presunto audio del colloquio, al ristorante, di Francesco Saverio Garofani. Il quotidiano di Belpietro ha titolato l’articolo a riguardo “Il piano del Colle per fermare Meloni”. Parole forti.
Perché “La Verità” non taglia la testa al toro e pubblica l’audio, così da dimostrare quale sia questo famigerato “piano”? Perché non mettere un pietrone sopra la questione, smascherando il “complotto”, e costringere così alle dimissioni il consigliere del Colle? Maurizio Belpietro è un vecchio volpone del giornalismo: se ha in mano una registrazione bomba come questa, come mai la tiene nel cassetto
Delle due l’una: o la registrazione non c’è (ma il condirettore del quotidiano, Massimo De Manzoni, ha detto che “è possibile che esista” un file, e lo stesso Garofani ha confermato grosso modo il contenuto, evidentemente temendo di essere sputtanato), o l’audio non corrisponde per niente alla tesi del quotidiano.
Se la frase “serve un provvidenziale scossone” fosse consequenziale al ragionamento sullo stato comatoso del centrosinistra, di cui Garofani è stato un esponente di primo piano fino al 2018, e dunque non collegato a Giorgia Meloni e al suo governo, non ci sarebbe né un “piano” anti-governo né un complotto.
E dunque per Belpietro & company, che hanno montato la panna, sarebbe una figura barbina.
Inoltre, dettaglio affatto secondario in tempi di Paragon, spyware e spionaggio vario, c’è da chiedersi quale sia l’origine di questo famigerato audio.
Garofani ha parlato di una “chiacchierata in libertà tra amici”. Si trovava in un ristorante, dunque in un contesto pubblico, ed è lì che si sarebbe lasciato andare a considerazioni politiche sul centrosinistra, sul Pd, invocando un ruolo più incisivo di Romano Prodi, su una futuribile “lista civica di centro”, gudata da Ernesto Maria Ruffini.
Ora, se la situazione era “intima”, con una manciata di persone selezionate al tavolo, chi ha registrato il discorso di Garofani? Uno dei suoi amici? Qualcuno l’ha “tradito”, per sputtanarlo
Secondo Massimo De Manzoni, a tavola c’erano anche degli “sportivi professionisti”, ma perché avrebbero dovuto mettere in difficoltà il segretario del Consiglio supremo di difesa? Che c’azzecca uno sportivo con le trame politiche di Palazzo?
Il caso si ingarbuglia ancora di più se a registrare non fosse stato un commensale di Garofani. E allora chi? Difficile pensare che a farlo sia stato un privato cittadino che, tra un antipasto e un primo, si mette a orecchiare le parole in libertà di Garofani, che aveva, prima dello scandalo, un volto poco riconoscibile, sconosciuto ai più. Un caso dunque diverso dalla prof che riprese Matteo Renzi all’autogrill di Fiano Romano con Marco Mancini. Renzi era un ex premier, famoso e ancora esposto pubblicamente.
E se anche un cittadino qualunque avesse riconosciuto Garofani, perché avrebbe dovuto prendere il telefono e registrare il suo discorso?
Le domande si moltiplicano, come i dubbi. Garofani era “attenzionato” da qualcuno? I molti scandali legati allo spionaggio (dai dossierini di Equalize e Squadra Fiore ai giornalisti intercettati con Paragon) ci hanno insegnato che, in questo disgraziato Paese, non bisogna dare nulla per scontato.E qui si torna alle coincidenze temporali: chi avrebbe interesse a colpire Garofani e dunque il Quirinale, all’indomani della riunione del Consiglio supremo di Difesa in cui è stato ribadito il “pieno sostegno all’Ucraina”? Chi gode nel depotenziare il Quirinale così pervicacemente anti-Trump, anti-Putin, anti-Orban e anti-Afd?
(da Dagoreport)
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