L’ARTICOLO PUBBLICATO DAL QUOTIDIANO DI BELPIETRO SUL “PIANO DEL QUIRINALE PER FERMARE LA MELONI” È PRATICAMENTE IDENTICO ALLA MAIL RICEVUTA DA MOLTI ALTRI QUOTIDIANI, DA UN ANONIMO CHE SI FIRMAVA “MARIO ROSSI”, CHE HANNO DECISO DI IGNORARE LA VICENDA PERCHÉ NON VERIFICABILE
PERCHE’ BELPIETRO HA DECISO DI DARE SPAZIO E RISALTO A UNA STORIA COSI’ AMBIGUA? L’EX ALLIEVO DI VITTORIO FELTRI È UN PO’ IN DIFFICOLTÀ: LE COPIE VENDUTE DAL SUO GIORNALE CALANO E “LA VERITÀ” STA DIVENTANDO POST-VERITÀ, CON LO SPAZIO CONCESSO A COMPLOTTISTI, NO VAX E PUTINIANI
Si parla sempre di Tele-Meloni, ovvero la Rai guidata dal filosofo di Colle Oppio
Giampaolo Rossi, ma si considera sempre poco l’artiglieria “di carta” che copre il fianco di Giorgia Meloni e del suo Governo.
La presidente del Consiglio può contare sulle simpatie del “Corriere della Sera”, sempre più filo-governativo, sulla benevolenza dei tre quotidiani della famiglia Angelucci, “il Giornale”, “il Tempo”, “Libero”, sull’atteggiamento per nulla ostile del “Foglio” by Cerasa.
Poi c’è “La Verità”. Il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro è stato fondato nel 2016, e si è contraddistinto negli anni per gli scoop di Giacomo Amadori e un taglio “alternativo” al racconto
mainstream, con molto spazio concesso ai negazionisti climatici e alla destra anti-abortista, anti-Lgbtq+ e turbo-cristiana.
Nel 2018, all’alba del Governo giallo-verde, il quotidiano è diventato l’house organ del primo esecutivo Conte, spingendo forte sulla battaglia anti-Mes e sospingendo la “Bestia” di Salvini con crociate anti migranti e di aperta ostilità alle teorie gender.
Tutto è cambiato con la pandemia: “La Verità” si è posizionata su una linea no-vax ai limiti del complottismo. Era un tentativo di andare a colmare un vuoto di mercato. Legittimo, per quanto discutibile. I virus passano, la diffidenza per i giornalisti resta, e così, di anno in anno, le battaglie di Belpietro e compagnia hanno fatto sempre meno presa sul lettorato italiano.
Da successo editoriale (nel 2018 Belpietro ha rilevato “Panorama”, nel 2019 i profittevoli periodici “Confidenze”, “Cucina Moderna”, “Sale & Pepe”, “Starbene” e “TuStyle”, nel 2022 “Donna Moderna” e “CasaFacile”), “La Verità” si è trasformata in una zavorra.
Prova ne è stata la spericolata avventura editoriale del quotidiano economico “Verità&Affari”: fondato ad aprile del 2022, con la direzione di Franco Bechis, cessa le pubblicazioni cartacee dopo qualche mese, per poi chiudere definitivamente anche la versione online nell’aprile 2024.
E così nel 2023 Belpietro, in crisi di copie e di liquidità, ha meditato il colpaccio: vendere tutto il suo gruppo editoriale agli Angelucci. È stato in quel momento che la strada dell’editore-direttore si è incrociata con quella di Giorgia Meloni.
La premier sarebbe infatti intervenuta a bloccare l’affare, non potendosi permettere di avere tutti i quotidiani di centrodestr
nelle mani del deputato leghista Antonio Angelucci.
È in quel frangente che bussa alla porta di Belpietro Federico Vecchioni, buon amico di Francesco Lollobrigida e ad della ricca società “Bonifiche ferraresi”, holding molto attiva nella filiera agro-industriale italiana che vale più di 1 miliardo di euro. A novembre del 2023, Vecchioni acquisisce una quota del 25% circa della Società Editrice Italiana (SEI), editrice di “La Verità” e “Panorama”, sborsando 2,5 milioni di euro.
Contestualmente, iniziano a fioccare le inserzioni delle aziende partecipate dallo Stato di sulla “Verità”: appaiono regolarmente sul quotidiano paginate di Eni, Poste, Enel, Trenitalia, Gruppo Fs, Terna, oltre a Cassa depositi e prestiti, ministero dell’Agricoltura e altre, condite da articoli molto benevoli.
Come scriveva Alessio Mannino su “MowMag”, il 6 novembre 2023, “Lollobrigida, cognato della premier Giorgia Meloni, avrà senz’altro brindato al nuovo ruolo editoriale di Vecchioni. Il trait d’union fra l’industriale e il governo, infatti, è lui.
Secondo Repubblica, anche la Meloni si sfregherebbe le mani perché non gradirebbe dover avere a che fare con un solo interlocutore sulla piazza mediatica: meglio che Belpietro si sia messo in sicurezza imbarcando un Vecchioni, che va d’amore e d’accordo con il cognato Lollo, che finire nell’abbraccio ecumenico, troppo ecumenico degli Angelucci”.
Il favore del Governo Meloni non ha però aiutato “La Verità” a risalire nella classifica di copie vendute.
Secondo i dati Ads, nel settembre 2024 il quotidiano vendeva in edicola 19.919 copie e la diffusione totale (cartacea + digitale) era di 26.570 copie.
Un anno dopo, nel settembre 2025, “La Verità” è scesa in edicola a 16.983 copie (–14,74% per cento) e la diffusione totale (cartacea + digitale) è calata a 22.893 copie (–13,84 per cento).
Se si considerano i dati dall’ingresso di Vecchioni (settembre 2023), “La Verità” è passata da 31.556 copie totali a 22.893 (–27,45% per cento).
Che c’azzecca questo con il Garofani-gate? Certamente non è con l’ipotesi di un maxi-complotto ordito da Sergio Mattarella (il leader più amato dagli italiani) che si vendono più copie. Anzi.
Ma di sicuro, creare un po’ di caciara, non puo’ che far bene a un quotidiano finito fuori mazzetta nelle rassegne stampa di tutta Italia.
D’altronde la prima dichiarazione di Galeazzo Bignami è stata battuta dall’ANSA alle 12.46, nonostante “La Verità” fosse in edicola all’alba con lo “scoop” di Belpietro sparato in apertura a caratteri cubitali.
Della serie: non se ne sono accorti neanche i fratellini d’Italia, che probabilmente non hanno il quotiidano di Belpietro nella loro “dieta” editoriale.
Inoltre, il Garofani-gate fornisce un assist alla solita lagna vittimista di Giorgia Meloni e camerati. Forse anche per fare questo favore al Governo, “La Verità” è stato l’unico giornale ad andare dietro alla storia del presunto discorso anti-Meloni di Garofani al ristorante.
Come ha raccontato perfidamente “il Giornale” di Alessandro Sallusti (anche lui, come Belpietro, allievo di Vittorio Feltri), infatti, le “indiscrezioni” sulle frasi del consigliere di Mattarella erano a disposizione di molti altri cronisti che avevano ricevuto una mail con la segnalazione da parte di un certo “Mario Rossi”.
Gil altri quotidiano però non hanno ritenuto affidabile la
vicenda. “La Verità”, invece, non si è fatta sfuggire l’occasione, troppo ghiotta, per indispettire Mattarella, già nel mirino del quotidiano da anni, e si è buttata a pesce sulla “notizia”.
Il condirettore della “Verità”, Massimo De Manzoni, ha affermato che, di quel colloquio, “è possibile che ci sia una registrazione”, e poi ha risposto acidamente ai colleghi del “Giornale”: “Si assumono la responsabilità di quel che scrivono ma certo mi sembra un po’ strana questa cosa. Lo scrive solo ‘il Giornale’ e temo che ci sia un po’ di invidia dietro…”
Peccato che non sia solo “il Giornale” a scrivere della mail di “Mario Rossi”. Anche Francesco Malfetano sul sito della “Stampa” racconta:
“L’articolo pubblicato da La Verità martedì mattina è stato inviato per e-mail a diversi giornali da stefanomarini@usa.com.
All’interno l’articolo a firma Mario Rossi con le esatte notizie riportate dal quotidiano di Maurizio Belpietro, in una forma quasi identica al testo ‘originario’ che accusa il consigliere del Quirinale Francesco Saverio Garofani, e con tanto di titolo altisonante: “Quirinale, quel cocktail che svela il gioco del Colle: così il Quirinale guarda al dopo-Meloni: ‘Serve una grande lista civica nazionale’”.
Segue mail completa, praticamente identica all’articolo su “la Verità” firmato con il nom de plume di Ignazio Mangrano.
La mail dell’anonimo “Mario Rossi” deve essere stata ritenuta molto affidabile per essere pubblicata quasi per intero: era corredata da un audio, Belpietro sa qualcosa che noi non sappiamo o c’è qualche passaggio che ci sfugge? Ah, saperlo…
(da Dagoreport)
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