Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
I GIUDICI CONTABILI HANNO DISPOSTO UN DECRETO DI SEQUESTRO CONSERVATIVO PER OLTRE NOVE MILIONI DI EURO PER GESTIONE ILLECITA DELLE PROCEDURE DELLE LISTE D’ATTESA DEL REPARTO DI OCULISTICA DELL’OSPEDALE DI CATANZARO
Non solo il futuro della Calabria, in ballo c’è anche quello di Forza Italia. Se su Roberto
Occhiuto, a ottobre scorso, ha puntato quasi il sessanta per cento dei calabresi che lo ha rieletto presidente della regione, oggi sembra farlo la famiglia Berlusconi. È fatto noto, ormai, che gli eredi del Cavaliere abbiano un debole per lui.
E che a lui pensino quando, come ha fatto giovedì Pier Silvio Berlusconi, chiedono «facce e idee nuove» per il partito. Il 17 dicembre Occhiuto presenterà la sua corrente e lo farà, come già raccontato da Domani, dopo aver incassato la benedizione di Marina Berlusconi. Ma questo momento d’oro, che potrebbe consacrare il forzista a coordinatore di FI, o come uomo da affiancare ad Antonio Tajani, non è privo di ombre.
A gravare sulle spalle del presidente è l’inchiesta che lo vede indagato per corruzione. E non solo. Ci sono anche tutti quei legami e quelle relazioni “pericolose” che potrebbero causargli più di un problema. Sotto la lente della procura di Catanzaro guidata da Salvatore Curcio è finito il “cerchio magico” di Occhiuto. Su cui, proprio ieri, si è abbattuta anche la scure dei giudici contabili.
La Corte dei conti di Catanzaro ha disposto un decreto di sequestro conservativo per oltre nove milioni di euro su beni immobili e mobili dell’azienda ospedaliera del capoluogo calabrese, la Renato Dulbecco, per gestione illecita delle procedure delle liste d’attesa del reparto di oculistica dell’ospedale, indebita percezione di emolumenti stipendiali non dovuti, appropriazione di beni pubblici per fini privati.
Nel provvedimento si parla di «danno da “privatizzazione” del servizio pubblico», di condotte che avrebbero causato un vero e
proprio danno erariale.
Un’inchiesta in cui gli indagati sono undici. Tra questi anche il primario di anestesia a Cosenza, Andrea Bruni, molto legato a Occhiuto e, ancora, il medico Eugenio Garofalo. Classe 1987, Bruni nel 2024 era stato nominato consulente della regione Calabria, poi confermato consulente esterno personale del presidente per le attività della Conferenza stato-regioni (incarico con scadenza al 31 dicembre 2025).
Garofalo, invece, pure lui classe 1987, è anestesista rianimatore. Il professionista ricopriva un incarico importante: era presidente componente del comitato etico centrale della regione Calabria. A Bruni i giudici contabili contestano un danno di circa 357mila euro. A Garofalo quello di 463mila euro.
Un’operazione contabile che, pertanto, si aggiunge al “fronte penale”
Inchieste incrociate, insomma, che agitano la Cittadella. Sia per le conseguenze sul “sistema sanità” messo sotto scacco dalla magistratura, ma anche e soprattutto per quelle relazioni che mettono in imbarazzo il presidente azzurro. Che presto potrebbe venire promosso a Roma.
(da editorialedomani.it)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
A SPINGERE LUKASHENKO A LIBERARE I SUOI OPPOSITORI, C’E’ UN ACCORDO RAGGIUNTO CON TRUMP CHE, IN CAMBIO, HA REVOCATO LE SANZIONI CONTRO I FERTILIZZANTI
La Bielorussia ha rilasciato 123 prigionieri politici dopo la grazia presidenziale firmata da Aleksandr Lukashenko. Tra i liberati spiccano nomi di primo piano dell’opposizione come Maria Kolesnikova, 43 anni, icona delle proteste del 2020 contro la rielezione del presidente, e Ales Bialiatski, 63 anni, fondatore dell’ong Viasna per la difesa dei diritti umani e Premio Nobel per la pace nel 2022.
Kolesnikova, condannata nel 2021 a 11 anni per aver collaborato con la leader dell’opposizione in esilio Sviatlana Tsikhanouskaya, era stata arrestata nel settembre 2020 durante la violenta repressione post-elettorale. Aveva rifiutato l’esilio strappando il passaporto alla frontiera ucraina. Bialiatski, detenuto dal 2021 e condannato a dieci anni nel 2023 per finanziamento di attività contro l’ordine pubblico, ha trascorso complessivamente oltre quattro anni in carcere. Entrambi sono stati costretti a lasciare il Paese.
L’ufficio presidenziale bielorusso ha collegato le scarcerazioni agli «accordi raggiunti con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump», specificando che l’operazione è avvenuta «su sua richiesta, in relazione alla revoca delle sanzioni contro i fertilizzanti introdotte dall’amministrazione del precedente presidente Biden».
La nota ufficiale sottolinea anche che il gesto risponde «alle richieste di altri Capi di Stato e sulla base di principi umanitari», con l’obiettivo di «accelerare le dinamiche positive delle
relazioni con i Paesi partner» e favorire la stabilizzazione europea. I negoziati sono stati condotti dall’inviato statunitense John Cole.
Tra i rilasciati figura anche Viktor Babariko, 62 anni, ex banchiere ed ex candidato presidenziale alle elezioni del 2020, arrestato mesi prima del voto e condannato a 14 anni per frode e riciclaggio. A rendere nota la sua liberazione è stato il sito dell’opposizione Zerkalo. Dall’ong Viasna è uscito anche Uladzimir Labkovich, avvocato ed ex vice presidente della Federazione internazionale per i diritti umani, che come Bialiatski è stato trasferito in Lituania. Tre attivisti di Viasna restano però in carcere, secondo quanto riporta l’organizzazione.
La maggior parte dei liberati, 114 persone su 123, è stata trasferita in Ucraina anziché direttamente nei Paesi baltici, come riferito dal centro di coordinamento dei prigionieri di guerra di Kiev. Tra questi anche Kolesnikova. «Dopo aver ricevuto le cure mediche necessarie e se lo desiderano, i cittadini bielorussi rilasciati saranno trasportati in Polonia e Lituania», ha precisato il centro ucraino.
Nonostante la liberazione di massa, secondo Viasna rimangono in Bielorussia 1.224 detenuti politici. L’organizzazione ha sottolineato che la scarcerazione, pur rappresentando un segnale importante, lascia aperta la questione dei molti oppositori ancora in carcere.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
DALLE BANCHE (“IL QUADRO CHE EMERGE DALL’INCHIESTA CONFERMA LE GRAVI PREOCCUPAZIONI CHE ABBIAMO ESPRESSO SUL RUOLO OPACO DEL GOVERNO E DEL MEF”) ALLA LEGGE ELETTORALE E AL CARO-VITA: “IL FRIGO DEGLI ITALIANI E’ SEMPRE PIU’ VUOTO”
«Salgono le tasse, la pressione fiscale non è mai stata così alta. Salgono gli affitti, se sei
uno studente sono aumentati del 45%. Il governo mette zero sulla casa in manovra. Salgono le bollette, del 25% in un anno. Secondo la Cna le imprese artigiane pagano il 5% in più rispetto a un anno fa. Sale il caro vita e questa è una esperienza che vivete tutti, dal 2021 al 2025 il prezzo dei beni alimentario sono aumentati del 25% e i salari sono scesi di nove punti. A Meloni chiedo: da quanto tempo è che non esce a fare la spesa. Provi a fare i conti, esca da palazzo Chigi, faccia un giro in qualsiasi alimentare di quartiere. Il frigo degli italiani è vuoto, è sempre più vuoto».
Con le note dell’Inno di Mameli si è aperta l’assemblea nazionale del Pd. I delegati arrivati a Roma hanno prima ascoltato in piedi nella sala dell’auditorium Antonianum, con Schlein e Stefano Bonaccini fianco a fianco al tavolo della presidenza.
C’è stato anche un minuto di silenzio per le vittime dell’attentato di Sidney. «Sembra un vero e proprio attentato contro la comunità ebraica. Dobbiamo fermare questa spirale di odio e intolleranza», sono state le prime parole della segretaria dem. Poi un applauso di solidarietà ai giornalisti e alle giornaliste di Repubblica e La Stampa.
La segretaria ha fatto un bilancio dell’azione del Pd. «Siamo qui per fare scelte insieme come si fa in una grande comunità democratica. Il Pd è cresciuto in questi tre anni come nessun altro partito europeo è cresciuto. Siamo il primo partito nei voti reali. Non nei sondaggi, nei voti veri. E’ la dimostrazione che la partita per le politiche è apertissima. Abbiamo ricucito strappi con mondi che si erano allontanati da noi, si respira un clima di fiducia che ci responsabilizza. Lo abbiamo visto con il due per mille, risanando le finanze del partito con un grande gioco di squadra e dopo otto anni di sacrifici abbiamo fatto uscire i dipendenti dalla cassa integrazione».
Schlein ha poi aggiunto riguardo all’organizzazione dem: «Abbiamo sostenuto i circoli, ricomprate sedi storiche, abbiamo fatto crescere le feste dell’unità e ridato slancio alla conferenza delle democratiche, sostenuto la ripartenza dei Giovani democratici che hanno finalmente svolto il loro congresso ed eletto una nuova segretaria, abbiamo organizzato a Bologna la più grande iniziativa del partito dedicata ai nostri amministratori e amministratrici, abbiamo fatto una proposta di legge per il rilancio delle aree interne che nasce dall’ascolto dei territori».
Le divisioni interne nel Pd sono state analizzate con ottimismo dalla segretaria. «C’era chi scommetteva sulle divisioni nel nostro campo», ha detto, «dopo tre anni e mezzo non solo ci siamo ma siamo competitivi e siamo esattamente la prima forza di opposizione. Non solo il partito non è diviso e non si è scisso, ma è stato più unito e compatto che mai e di questo ringrazio tutti voi e ringrazio anche il presidente Bonaccini perché l’unità non si fa da soli. Stiamo cambiando in positivo perché è finito il tempo delle divisioni e dei litigi, la maggioranza è oggi più larga ma io continuo e continuerò a essere sempre la segretaria di tutto e di tutti la segretaria di tutto il partito».
Standing ovation quando Schlein ha detto: «La tessera del Pd del 2026 sarà dedicata a Tina Anselmi, nel decennale dalla scomparsa. Per una sanità veramente di tutti e non solo di chi se la può permettere».
Ai delegati presenti in assemblea ha detto: «Vi propongo un percorso programmatico per il Paese e nel Paese, facciamolo insieme. È tempo di ascoltare il territorio. Da gennaio partiremo con un grande percorso per dare la parola all’Italia». Poi ci riuniremo «con le forze con cui saremo alternativa».
La leader dem ha sottolineato la differenza tra la kermesse di Atreju di FdI e l’assise del Partito democratico. «L’assemblea nazionale non è una kermesse», sono state le parole della segretaria, «non è un evento che prevede spettatori. Voi siete
tutti protagonisti a pieno titolo e rappresentate in questa sede il massimo organo dirigente di questo partito, una rappresentanza vera eletta e legittimata con un congresso, con primarie vere. Siamo qui per discutere davvero, per condividere un momento autentico con la massima capacità di ascolto e la massima libertà di analisi. Siamo qui per confrontarci».
«Le sorelle Meloni vogliono mettere mano alle prerogative del capo dello Stato. Giù le mani dalle prerogative del presidente della Repubblica. Arianna Meloni ieri ci ha svelato le priorità del governo per il 2026: premierato e riforma della legge elettorale. Scusate pensavamo lo fossero le bollette più care d’Europa, chi non arriva a fine mese, i 6 milioni di italiani che non riescono più a curarsi per le liste d’attesa troppo lunghe. Ma no le priorità per le sorelle Meloni sono una riforma elettorale e una riforma che indebolisce i poteri del presidente della Repubblica: giù le mani dalle prerogative del presidente della Repubblica. Il governo deve risolvere i problemi degli italiani non i propri».
E poi: «Anche tanti di coloro che hanno votato per questa destra capiscono che non ha fatto nulla per la crescita di questo Paese. Sfuma la propaganda. Ve lo ricordate il video al benzinaio? La campionessa di incoerenza invece le ha aumentate le accise, ma chi pensa di prendere in giro?».
Quindi l’attacco sul tema bancario. «L’unico interventismo di questo governo in economia l’abbiamo visto nel risiko bancario», ha ricordato Schlein, «il quadro che emerge dall’inchiesta in corso conferma le gravi preoccupazioni che abbiamo espresso nei mesi scorsi, in particolare sul ruolo opaco del governo e del Mef. Finalmente come avevo chiesto il ministro Giorgetti verrà
in Aula a riferire, ma voglio lanciare un messaggio anche da qui: lo sappiamo che state provando in sordina a cambiare le regole sul concerto che è al centro di quella inchiesta, vi dovete fermare»
Quanto al Medio Oriente e ai conflitti in essere: «Torniamo a chiedere al governo italiano il pieno e immediato riconoscimenti dello Stato di Palestina. Questo significa riconoscere l’Autorità nazionale palestinese, non certo i terroristi di Hamas».
E sull’Ucraina: «Non può esserci una pace giusta senza che al tavolo negoziale sieda anche chi ha subito l’aggressione, l’Ucraina. Non possiamo lasciare questa vicenda alle telefonate bilaterali di Trump e Putin. Abbiamo sempre sostenuto l’Ucraina e continueremo a sostenerla. Serve il coinvolgimento dell’Unione europea».
Mentre sul fronte interno, riguardo la legge elettorale: «Che sia possibile mandare a casa questa destra, lo hanno detto loro quando un’ora dopo le Regionali hanno detto che vogliono cambiare la legge elettorale. Non si cambia la legge elettorale a un anno dal voto per paura di perdere».
E sul referendum sulla giustizia: «La riforma della giustizia non è una riforma che migliorerà l’efficienza della giustizia italiani, né aiuterà gli italiani. Serve a loro. Lo ha detto Meloni che, di fronte a una sentenza della Corte dei conti, ha detto: ora gli facciamo vedere chi comanda. Quindi il Pd sarà impegnato per il No al referendum».
(da Corriere della Sera)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
POI TRA UNA CITAZIONE DI BARBARA D’URSO (“COL CUORE”), UNA DI CETTO LAQUALUNQUE E UN’ALTRA DI ANTONELLO VENDITTI, LA DUCETTA EVITA DI PARLARE DI LAVORO, SANITA’ E TASSE… LA STATISTA DELLA SGARBATELLA SI INFERVORA CONTRO “LE MACUMBE” DEI SINISTRELLI CON TONI DA RAFFINATA INTELLETTUALE: “SE PORTANO DA SOLI ‘NA SFIGA CHE MANCO LA CARTA DELLA PAGODA NEL MERCANTE IN FIERA”… LA DUCETTA, ORMAI GENUFLESSA AL PRESIDENTE USA, URLA: “L’ITALIA NON E’ SUBALTERNA A NESSUNO. ALLA SINISTRA, INVECE, IL PADRONE JE PIACE”
Prima di iniziare il suo intervento ad Atreju, la manifestazione di FdI, la premier Giorgia Meloni è stata accolta dal coro ‘Giorgia, Giorgia’. La presidente del Consiglio ha iniziato a saltellare sul palco con le braccia al cielo. “Buongiorno a tutti, siete uno spettacolo meraviglioso, voglio ringraziarvi per questo entusiasmo”, ha esordito Meloni.
“Per la vostra energia contagiosa – ha aggiunto – e il vostro impegno senza sosta in queste giornate che profumano di buona politica, di comunità, di appartenenza. E grazie perché davvero vedervi qui così numerosi e orgogliosi con le nostre bandiere davvero mi ripaga di ogni giorno impossibile, di ogni notte passata senza dormire, di ogni fine settimana passato a lavorare per cercare quanto di meglio possiamo per questa nazione”.
“Questo è il luogo in cui tutte le idee hanno diritto di cittadinanza. Questo è il luogo in cui Nietzsche e Marx si danno la mano. In cui il valore delle persone si misura sui contenuti. E chi scappa dimostra di non avere contenuti”.
“Voglio ringraziare i tanti leader delle opposizioni che hanno partecipato, Conte, Bonelli, Renzi, Marattin Calenda, Magi e voglio ringraziare anche Elly Schlein che con il suo nannimorettiano ‘mi si nota di più se vengo o sto in disparte o se non vengo per niente’ ha comunque fatto parlare di noi”.
“Parlano male di Atreju ed è l’edizione migliore di sempre, parlano male del governo e il governo sale nei sondaggi. Hanno tentato di boicottare una casa editrice ed è diventata famosissima. Si portano sfiga da soli, che manco quando te capita la carta della pagoda al Mercante in fiera. E allora grazie a tutti quelli che hanno fatto le macumbe prendendo questa edizione di Atreju la più intensa e partecipata di sempre”. Atreju, la manifestazione di FdI.
“Lo dico sempre la libertà ha un prezzo e noi che al contrario di altri non abbiamo mai amato le ingerenze straniere da qualsiasi parte arrivino abbiamo sempre preferito una costosa libertà a una costosissima e apparentemente comoda servitù”.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
I SONDAGGI LO DANNO AL 51% CONTRO IL 35% DELL’ESPONENTE DI SINISTRA JARA… RITORNANO I NOSTALGICI DI PINOCHET
Si svolge oggi, 14 dicembre, il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Cile, nel quale gli
elettori decideranno chi tra la comunista Jeanette Jara e il conservatore José Antonio Kast sarà il presidente per il quadriennio 2026-2029.
Una sfida che apparentemente non dovrebbe riservare sorprese: stando ai pronostici che analisti e sondaggisti effettuano da dopo il primo turno del 16 novembre, solo un evento inatteso potrebbe togliere la vittoria a Kast. La media dei sondaggi realizzati prima dello stop imposto per legge il 1 dicembre, assegna al conservatore un 51,1 per cento dei consensi, contro il 34,9 per cento destinato a Jara. Dall’11 marzo 2026, giorno dell’insediamento ufficiale, il Cile potrebbe quindi voltare decisamente pagina dopo i quattro anni del progressista Gabriel Boric, arrivato alla presidenza sullo slancio delle proteste indette nel 2019 per limare le consolidate differenze tra le classi sociali. Al suo terzo tentativo di diventare presidente (l’ultimo è stato proprio quello perso con Boric) Kast rappresenta l’ala ritenuta più conservatrice della destra cilena, interprete delle richieste di ordine e “mano dura” contro la criminalità, ma nel mirino dei progressisti per la reticenza a condannare apertamente il periodo della dittatura.
Le chance di vincere la sfida con Jara sono irrobustite dal sostegno esplicito garantito dagli altri due candidati di destra che non hanno superato il primo turno: al 23,9 per cento ottenuto a novembre, Kast potrebbe aggiungere fino al 14 per cento dei voti andati ad Evelyn Matthei – in campo da indipendente ma con il sostegno di forze riconosciute dello schieramento conservatore – e il 13 per cento dei consensi ottenuto da Johannes Kaiser, titolare di un’agenda iper liberista e anima “ribelle” della destra cilena. Numeri di cui Jara, vincitrice del primo turno con solo il 26,8 per cento, non sembra poter disporre. Il leader conservatore, peraltro, ha deciso di non partecipare ai dibattiti televisivi, opponendo alle critiche di voler evadere il confronto, le ragioni di un maggior impegno “sul terreno”. La lettura ricorrente di questa scelta è stata quella di voler evitare di riaccendere le polemiche sulla dittatura e di lavorare proprio a un consolidamento dell’intesa con i potenziali alleati.
Le uniche incognite rilanciate dai media sono quelle relative alle scelte che vorranno fare gli elettori di Franco Parisi, l’outsider “anti-casta” che a novembre ha conquistato un inatteso terzo posto, con il 19,7 per cento di voti. Il suo Partito della gente (Pdg) ha deciso dopo una consultazione online che alle urne – fedele alla lotta alla “politica tradizionale” proclamata dal leader – non appoggerà nessuno dei due contendenti. L’ultimo sondaggio dell’istituto Cadem segnala che almeno un terzo del suo elettorato potrebbe comunque optare per Kast.
I sostenitori di Jara confidano in alcuni errori di comunicazione fatti da Kast nella retta finale della campagna, durante la quale – però – il leader conservatore pare essere riuscito a organizzare il fronte unico della destra contro lo “spauracchio” della candidata di sinistra. Ministra del Lavoro e della previdenza sociale nel governo Boric, Jara ha vinto le primarie che la sinistra ha fatto – contrariamente alla destra – per formulare una candidatura unica. L’aspirante presidente ha però dovuto impiegare gran parte della sua campagna elettorale a difendersi dalle critiche centrate sulla sua appartenenza al Partito comunista, provenienti non solo dai tradizionali avversari di destra, ma anche da quella parte dello schieramento progressista che – come ha fatto lo stesso Boric -, intende smarcarsi dalle istanze più estreme della sinistra latinoamericana. Per il resto, il Paese – pur con indici di violenza ben sotto la media regionale – si è avvicinato alle elezioni discutendo soprattutto di controllo dell’immigrazione e lotta all’insicurezza, temi centrali nei programmi dei candidati di destra.
E non è un caso che negli appuntamenti in vista del ballottaggio, Kast ha insistito nell’articolare il programma relativo a questi temi chiave. In un documento di 39 pagine, l’avvocato 59enne scrive di voler “gettare le basi e definire gli assi fondamentali per ripristinare l’ordine, il progresso economico, la libertà e la speranza”. Non si tratta di sgranare “un lungo elenco di misure, ma di affrontare con urgenza e determinazione le emergenze che consentano di riportare solidità alle fondamenta della società”. Tra le “emergenze” individuate da Kast ci sono – oltre a sicurezza e crisi migratoria – il rilancio dell’economia (con un Paese che “perde produttività” e genera centinaia di migliaia di disoccupati) e una “decadenza morale” nel settore pubblico. “Le emergenze non si affrontano con misure timide”, annuncia Kast promettendo un “governo d’emergenza, che si faccia carico dello Stato divenuto inefficace, che promuova cambi profondi con decisione, rapidità e senza complessi”.
Con la presidenza Kast, si promette, “lavoreremo per ridurre drasticamente gli omicidi”, si metterà fine “alla mancanza di controllo migratorio e chiuderemo la porta agli ingressi clandestini”.
In un confronto diretto con una comunità di migranti, molti dei quali in fuga dalla crisi in Venezuela, Kast ha però dovuto promettere di non ricorrere alle espulsioni di massa, ma ha invitato gli stessi stranieri a uscire volontariamente per poi procedere, “con ordine”, a verificare chi abbia i titoli per risiedere nel Paese. Si tratta di “ristabilire il la supremazia del diritto e della legge in tutto il territorio nazionale”, di “proteggere e sostenere coloro che esercitano l’autorità” e di “rafforzare la fiducia sociale”, recita il programma immaginando un esecutivo la cui definizione di “eccezionalità” si misura comunque con più di una critica formulata da politologi e costituzionalisti.
Quella di un “governo di emergenza” è divenuto – per sostenitori e detrattori – un tema di dibattito soprattutto perché, come detto, il nome di Kast rappresenta una sfida per la giovane democrazia sudamericana: José Antonio è il figlio minore di Michel Kast Schindele e Olga Rist Hagspiel, tedeschi emigrati in Cile negli anni 50. Il padre, come diversi connazionali dell’epoca, era iscritto al partito nazista, mentre uno dei fratelli, Michael, è stato ministro durante la dittatura di Augusto Pinochet e presidente della Banca centrale. Rimane da vedere, convengono diversi opinionisti, quale sarà la reazione della sinistra ad un eventuale governo Kast: se, in linea con l’atteggiamento più aggressivo sfoderato da Jara nell’ultimo segmento di campagna, ne misurerà la “legittimità” democratica o se, nel segno della tradizione di alternanza ostentata dal Paese negli ultimi decenni, richiamerà il presidente ai propri doveri istituzionali.
Kast, avvocato e a lungo deputato, è stato anche per tutte queste ragioni accostato ad altri leader decisionisti della destra regionale: il brasiliano Jair Bolsonaro, l’argentino Javier Milei, passando dal salvadoregno Nayib Bukele e arrivando all’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.
Per dare forza al messaggio di uomo d’azione, scrive il portale “Ex-Ante”, Kast ha accelerato i lavori di preparazione del centro operativo in cui, se tutto va come previsto, da lunedì 15 inizierà a lavorare per la transizione: oltre 700 metri quadri, 98 postazioni di lavoro, 31 uffici privati, 18 bagni due sale da pranzi e una cucina. Unico inconveniente, il fatto che la struttura – ribattezzata “piccola Moneda”, per richiamare il palazzo presidenziale – è circondata da edifici di dodici piani, dato che pare abbia messo in allarme la sicurezza privata, non certa di poter offrire adeguata protezione al probabile presidente.
Per quanto riguarda la composizione del parlamento, le elezioni generali del 16 novembre hanno garantito alle coalizioni di destra la possibilità di controllare la Camera dei deputati (155 seggi). A Cambio per Cile – lo schieramento che ha sostenuto Kast -, vanno 42 deputati, ben 18 in più di quelli di cui dispongono i partiti nella legislatura uscente. Di questi, ben 17 vanno al Partito repubblicano dello stesso Kast. In questo blocco confluiscono anche i rappresentanti del Partito nazionale libertario (Pnl), la forza guidata da Kaiser. Altri 34 deputati – ben 15 in meno sulla legislatura uscente – spettano a Cile grande e unito, la coalizione di forze conservatrici che ha sostenuto Matthei. La maggioranza relativa dell’Aula, anche se con otto deputati in meno rispetto a oggi, rimane alla coalizione di centrosinistra Unità per il Cile, con 61 seggi. Ma determinanti, per delineare le maggioranze della prossima legislatura, potranno essere i 14 deputati del Partito della gente, la forza creata dal candidato “anti-casta” Parisi.
(da Agenzia Nova)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
DUE AMERICANI SU TRE RITENGONO CHE TRUMP SAPESSE DEL GIRO DI PEDOFILI. E LO PENSA ANCHE IL 39 PER CENTO DEGLI ELETTORI REPUBBLICANI
Lo stillicidio delle rivelazioni sul caso Jeffrey Epstein ha ripreso il suo corso e rialzato la tensione politica: venerdì i democratici del Congresso hanno pubblicato una serie di foto che ritraggono uomini di potere, tra cui Donald Trump, in compagnia del finanziere pedofilo e di alcune ragazze. E questo mentre i sondaggi puniscono il tycoon: solo il 23 per cento degli americani intervistati approva il modo in cui il presidente sta trattando i file e la loro pubblicazione, mentre il 52 per cento esprime disapprovazione.
Epstein è morto nel 2019 in un carcere di New York, dove era stato rinchiuso con l’accusa di aver creato un harem di ragazze minorenni per soddisfare i piaceri sessuali suoi e di un gruppo ristretto di amici.
Nelle foto appaiono anche l’ex presidente Bill Clinton, il regista Woody Allen, lo stratega di Trump Steve Bannon e l’imprenditore Richard Branson. Altre immagini e rivelazioni sono destinate ad affiorare, mentre si avvicina la scadenza del 19 dicembre, giorno entro il quale il dipartimento dovrà rendere pubblici tutti i file.
La Casa Bianca ha minimizzato l’impatto delle ultime rivelazioni, ma la notizia che inquieta i repubblicani arriva dai sondaggi: secondo Reuters-Ipsos, due americani su tre ritengono che Trump sapesse del giro di pedofili. E lo pensa anche il 39 per cento degli elettori repubblicani.
Numeri che potrebbero incrinare il muro di protezione eretto attorno al presidente, mentre a Washington cresce il sospetto che il governo possa aver cercato, in questi mesi, di cancellare ogni possibile prova contro Trump. Un gruppo di senatori democratici ha inviato una lettera al dipartimento di Giustizia, chiedendo all’ispettore generale di avviare un audit formale dei file di Epstein.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
LA BERNINI VOLEVA FARSI BELLA CON LA MELONI CHE LA OSPITAVA AD ATREJU, CERCAVA L’INCIDENTE, VOLEVA SENTIRSI DIRE ‘FASCISTA’, SMASCHERARE IL LORO PRESUNTO ESTREMISMO E INSCENARE UNA DISPUTA IDEOLOGICA. MA QUEI SAGGI RAGAZZI NON ERANO INTERESSATI A FARE A BOTTE CON UNA MINISTRA SCALMANATA
Ho guardato le immagini con attenzione e mi ha sorpreso la ministra Bernini che non
avevo mai visto così selvatica. I ragazzi contestavano la severità dei test ma non erano minacciosi, semmai disperati.
Non valuto nel merito le loro ragioni, insisto sulla forma. Non esibivano simboli, né kefia né falce e martello, parlavano di università, la loro casa, con la ministra dell’Università (con chi, se no?) e non meritavano di essere insultati, con uno stilema, «poveri comunisti», che già ai tempi di Berlusconi era la gag di un’usurata comicità per anziani. E diceva pure: «Siete inutili».
Probabilmente per farsi bella con la Meloni che la ospitava ad Atreju, usava la stessa grammatica politica di Fratelli d’Italia, il loro codice manesco. Cercava l’incidente, il fallo di reazione, voleva sentirsi dire “fascista”, smascherare il loro presunto estremismo e inscenare una disputa ideologica. Ma quei saggi ragazzi non erano interessati a fare a botte con una ministra scalmanata.
(da Repubblica)
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
CONTE SI TIENE LE MANI LIBERE A SINISTRA E AD ATREJU SFIDA LA DESTRA SUL SUO TERRENO: DAL PATTO DI STABILITA’ ALL’IMMIGRAZIONE (“CON ME GLI SBARCHI ERANO PIÙ CONTENUTI, CON MELONI SONO AUMENTATI”)
Ci diciamo: andiamo sentire un po’ che dice Giuseppe Conte ad Atreju, dopo che questa settimana l’ha sparata grossa sull’Europa. Da cartellino rosso. Ma il Pd, si sa, è poco esigente.
Eccoci, sala stracolma. Sorpresa: di Europa e Trump qui manco se ne parla, perché non gli viene neanche chiesto. Ops, tocca cambiare pezzo (ma fino a un certo punto, vedrete perché). L’articolo diventa su come – con quale armamentario politico – il leader pentastellato combatte gagliardamente nell’arena.
Perché di questo si tratta: un’intervista che non è un’intervista, perché più che domande ci sono obiezioni politiche; un conduttore, Tommaso Cerno, che è un agit prop perso tra il proprio Narciso e il delirio adulatorio verso Giorgia Meloni e parla più dell’ospite; una sala che contesta ogni risposta.
Per darvi un’idea del clima alla festa del primo partito italiano: a un certo punto spunta a un lato del palco Giovanni Donzelli che, rivolto alla sala, si sbraccia per dire «calma, lasciamolo parlare». Insomma, invitano uno per dire «quanto siamo democratici», poi lo accolgono come un tifoso della Roma nella curva della Lazio nel giorno del derby.
Bene, la notizia è che Conte, sotto la pochette e il panciotto, pare un leone risponde non col politicamente corretto ma, si sarebbe detto una volta, “a brigante, brigante e mezzo”. Aggiorniamolo: a populista, populista e mezzo. Di sinistra, campo largo, alternativa, chiamatela come volete c’è poco o nulla. È un Conte show, con la sua capacità camaleontica, inafferrabile sul tema delle alleanze, incatalogabile nello schema destra-sinistra. Che si gioca la sua partita con assoluta libertà, di vedute e azione.
La sequenza sull’immigrazione dice tutto. Gli si dice che l’Albania serve – sentite pure questa – per «superare il sistema Soumahoro» e per far capire che qui non sono graditi (questo s’era capito). Mica risponde coi valori dei vescovi, ma, citando il Conte 1, il Conte 2, il Conte forever, col «con me gli sbarchi erano più contenuti», altro che «blocco navale» (ricordiamo che, per i distratti, il Conte 1 rivendicato era quello dei porti chiusi di Salvini, una barbarie). Alé. E poi rivendica pure che, ai suoi tempi, “Angela” (Merkel) ci provò a trasformare l’Italia nell’hub europeo per i migranti, ma trovò un muro perché allora «l’Italia non si fece espropriare dalla sovranità», mentre ora c’è un colabrodo.
Cita «l’onore», la «schiena dritta», il vero patriottismo e, nello scavalcamento a destra, rifaccia agli astanti pure il decreto flussi per 500 mila migranti fatto da chi predicava la «sostituzione etnica». Perché con quel decreto, a proposito di islamici, mica arriva «gente bionda e cattolica». Alé.
Vabbè, facciamola breve. È tutto così, sui vari terreni, compreso, e non è un dettaglio, sul patto di Stabilità che, ovviamente, lui, sempre in nome dell’onore dell’Italia, non avrebbe accettato con cotanta arrendevolezza. È il tentativo di sfidare la destra sul suo terreno. Ne vuole sfruttare le contraddizioni. E, più in generale, recuperare quell’originalità che aveva il movimento dei tempi d’oro quanto prendeva voti (a destra) su sicurezza e anti-europeismo e a sinistra su giudici e questione morale. I sondaggi dicono che un pezzo di quell’elettorato è nel sonno dell’astensione e l’ambizione neanche tanto dissimulata è di risvegliarlo.
Poi, solo poi, se ci sono le condizioni, si arriva al tavolo col Pd per negoziare assetto, programmi e guida. Sentite come la mette in materia: «Noi siamo disponibili a dialogare. Se verrà fuori una alleanza dipenderà solo dai programmi e se ci sono le nostre battaglie di sempre. Il candidato e i criteri di scelta vengono dopo».
Se ne parlerà il prossimo autunno, dopo una lunga campagna d’ascolto nel Paese. Avete capito bene? Non è proprio il film che proiettano al Nazareno. Quello di un’alleanza ormai scontata, poi le primarie, e tutti assieme appassionatamente.
Insomma, tutto chiaro. Più il Pd gli perdona tutto, compresa la sparata da fine mondo sull’Europa e Trump a proposito di Ucraina, più lui ritrova un ubi consistam recuperando la sua identità profonda e la caratura da leader. E alla fine: giro tra gli stand tra strette di mano e selfie. L’anno scorso qui non lo aveva fatto. Non è un caso.
Alessandro De Angelis
per la Stampa
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Dicembre 14th, 2025 Riccardo Fucile
“PER MOLTI BAMBINI DORMIRE E’ UN SOGNO, ABBIAMO PERSO DI VISTA LA QUESTIONE UMANITARIA”
“A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina ciò che colpisce è il numero di bambini
che ancora oggi passano circa 6 ore al giorno sotto terra, nei bunker o nei sotterranei della metro. Passano cioè la maggior parte delle loro giornate a ripararsi. Sono loro i veri eroi”.
A parlare è Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che torna a parlare dell’Ucraina, una delle 55 aree di guerra in tutto il mondo in cui da circa quattro anni continuano gli attacchi russi e dove sono già morti o sono stati feriti almeno 3100 minori. In Ucraina lui stesso ci è andato per una missione un anno fa e ha raccolto testimonianze e storie che ha messo insieme nel libro “La forza sia con te”, edito a People e a cura di Daniela Maffuccini.
“Il libro racconta una missione che è durata 10 giorni e che ho fatto un anno fa in Ucraina per vedere i progetti che l’Unicef ha organizzato per i bambini nel Paese. Sono stato a Mykolaiv, a Kryvyi Rih, che è la città di Zelensky, siamo arrivati fino a Dnipro e poi siamo tornati indietro con un treno notturno che ha attraverso tutto il Paese e siamo rientrati da Odessa in Moldavia
Voglio sottolineare che tutti i proventi del libro sono destinati ai progetti dell’Unicef per i bambini ucraini, a cui forniamo soprattutto materiali per la notte, e cioè torce, power banks e gilet catarifrangenti, perché spesso non solo di giorno ma anche di notte sono costretti a studiare in condizioni difficili, perché per la maggior parte si trovano senza corrente elettrica”.
Può darci qualche numero?
“Ci sono tre milioni e mezzo di persone senza elettricità, un milione e mezzo senza acqua potabile. Ma quello che più colpisce è il numero di bimbi che passano circa 6 ore al giorno sotto terra, nei bunker o nelle metro. Passano cioè la maggior parte della loro giornata a ripararsi”
Il titolo del tuo libro ha a che fare con questo aspetto?
“In parte sì. Il titolo fa riferimento ad un applicazione per il telefono che ci ha fornito il governo ucraino che mappa le zone del Paese e fa attivare automaticamente una sorta di sirena che suona per avvisare se c’è un attacco nei paraggi. Io ricordo precisamente quel suono, che puntualmente mi svegliava. La cosa che però più mi colpiva è che quando la app smetteva di emettere quel suono appariva sulla schermata del telefono una frase: “L’attacco è finito, la forza sia con te”. Ecco, io penso spesso a quante volte questa frase risuona nella testa dei bambini ucraini da quattro anni a questa parte. In più, ho visto anche quanto questi minori sentano l’esigenza di dormire. Per molti è un sogno: sognano di dormire, non dormono per sognare”.
Cosa si sente di dire – dopo aver visto con i suoi occhi cosa sta succedendo – a chi in questi giorni è impegnato a promuovere la pace tra Russia e Ucraina?
“Che siamo pieni di strategia, ma abbiamo perso di vista la situazione umanitaria. Anche per questo ho deciso di raccontarla attraverso le storie di questi bambini. Nessuno nasce eroe ma posso dire che i veri eroi sono loro, che resistono, disegnano e giocano nei sotterranei delle metro mentre fuori c’è il caos, e soprattutto che hanno una grande voglia di futuro”.
Che scenario ci troviamo davanti
“Credo che uno dei temi riguardi il tipo di pace che si vuole realizzare per questo popolo, che è stanco. Non c’è dubbio che sia un popolo che subisce, dove centinaia di donne e bambine sono in fuga. Ma gli ucraini vogliono una pace giusta, che non li penalizzi, che sia per tutti. Speriamo in qualcosa che non mortifichi nessuno, e soprattutto che tutti questi bambini riescano a tornare nelle proprie case. C’è poi il tema enorme dei bambini che si trovano in Russia e sono a rischio russificazione ma ci sono diplomazie al lavoro per questo. La ricostruzione deve partire dal ridare a questi bambini una casa. E teniamo alta l’attenzione sul fatto che l’Ucraina ha bisogno di fondi e sostegno per raggiungere questo obiettivo e siccome si spendono 3 bilioni di dollari in armi ogni anno la risposta del mondo alla pace non può essere altro che aiutare”
(da Fanpage)
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