Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
E’ QUANTO EMERGE DAI RAPPORTI DI POLIZIA SUL GIRO DI ESCORT CHE SAREBBE STATO PILOTATO DALLA SOUBRETTE ZARDO, LA STESSA CHE CONDUSSE LA SERATA NELLA QUALE EMILIO FEDE INCONTRO’ LA RAGAZZA MAROCCHINA MINORENNE
Strane coincidenze temporali e, soprattutto, un’informativa della polizia. 
Due indagini che si intrecciano – entrambe riguardano giri di sesso a pagamento tra giovani donne e clienti facoltosi – e due nomi che ritornano. Uno è quello di Karima el Marough, detta Ruby.
L’altro è quello di Raffaella Zardo, bionda soubrette di Rete 4 già finita agli arresti domiciliari nel ’96 (nell’inchiesta a luci rosse che coinvolse Valerio Merola e Gigi Sabani) con l’accusa di aver indotto alla prostituzione tre giovani vallette (fu prosciolta dopo due anni di indagini).
È un nuovo retroscena del caso Ruby.
Parte da una relazione di servizio del 9 luglio 2010 (all’epoca la giovane marocchina, ancora minorenne, aveva già frequentato assiduamente villa San Martino ad Arcore).
Secondo la questura di Milano c’è un gruppo di escort che, grazie anche alle “dritte” di alcuni receptionist di due lussuosi hotel del centro, adescano clienti facoltosi durante convegni, congressi e incontri di lavoro.
Le ragazze, sostiene la polizia, fanno tutte capo a Raffaella Zardo.
È lei, l’ex meteorina di Emilio Fede e attuale conduttrice di Sipario, sempre su Rete 4, la donna che viene “informata periodicamente dell’attività di meretricio sessuale delle stesse ragazze e anche di altre”.
Chi sono queste escort?
I poliziotti elencano cinque nomi. Le serbe Andrea Stojanovic e Slavica Knezevic – quest’ultima residente a casa di Lory Del Santo – la vicentina Roberta Bregolin, l’australiana Christina Gabbay.
E la marocchina Karima El Marough.
Tra i clienti delle ragazze all’hotel Exedra ce n’è uno particolarmente intraprendente e dalla fedina penale non proprio lucida: si chiama Giovanni Calabrò, calabrese residente nel Regno Unito.
È stato arrestato per bancarotta fraudolenta, truffa, estorsione, fatture false. Sempre nell’informativa si dice che l’uomo d’affari – la sua guardia del corpo, Bruno Minghetti, è indagato in Calabria per inosservanza delle norme sul soggiorno – ha “contatti lavorativi con esponenti politici dell’attuale governo e lavorerebbe per l’Eni”.
Ma torniamo a Ruby.
Nei mesi che precedono l’informativa – da febbraio a maggio 2010 – la giovane è ospite nella dimora del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ben 13 volte.
È lo stesso arco temporale nel quale viene “inquadrata” l’attività delle escort di lusso collegate a Raffaella Zardo.
È il periodo in cui Ruby si vanta coi suoi frequentatori per i gioielli ricevuti in regalo da Berlusconi.
Arcore e Milano, dunque.
Karima – dicono le celle telefoniche – è stata sia all’Exedra che al Four Season.
In un’intervista televisiva ad Alfonso Signorini raccontò che proprio in una stanza del Four Season aveva tentato – una sola volta – di vendere il suo corpo.
Ma poi si tirò indietro.
Seconda nota. Se, come sostiene la questura, le giovani prostitute facevano capo alla Zardo, a questo punto è possibile ipotizzare che ci fosse almeno una persona – la stessa soubrette veneta – a conoscenza di alcune sfaccettature della vita di Ruby.
È un dato non trascurabile visto che tutti i protagonisti del Ruby gate – Mora, Fede, Berlusconi, Minetti – ufficialmente hanno sempre negato di sapere che Ruby facesse la escort (Mora se lo lascia scappare solo in un’intercettazione).
C’è poi un altro allaccio, almeno logistico, tra Ruby e Raffaella Zardo.
Ai primi di luglio 2009 la giovane marocchina (all’epoca sedicenne) sfila a Sant’Alessio Siculo (Messina) al concorso “Una ragazza per il cinema”.
Fra i giurati c’è il direttore del Tg4 Emilio Fede (che a scandalo scoppiato dirà prima di non ricordarsi di Ruby “forse perchè era bruttina”, poi di aver provato simpatia per lei quando gli confidò il suo sogno di entrare nei carabinieri).
A condurre la serata, come riferì il sito Adgnews24, è la Zardo.
I due insomma – Fede e Zardo – conoscono Ruby quando aveva 16 anni (“Emilio non si ricorda di me? forse è vecchio e ha perso la memoria”; così lei a Repubblica-tv).
A novembre del 2009, appena diciassettenne, Karima sbarca a Milano.
Finita sotto le ali protettrici di Lele Mora, il 14 febbraio è per la prima volta ad Arcore.
Dei bunga bunga molto si è saputo.
Ma la Zardo? E gli hotel di lusso?
E le altre ragazze finite nel rapporto della questura?
In un’intervista televisiva del 17 gennaio 2011, la soubrette di Rete 4 nega di conoscere Ruby.
Forse la memoria le si era appannata.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica“)
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
IMPOSTO DAL PREMIER AL MODICO PREZZO DI 3.000 EURO A SERA, FERRARA TRASMETTE LA VOCE DEL REGIME: RUBY E’ DIVENTATA UNA MARTIRE, I MAGISTRATI DEGLI SPIONI, BERLUSCONI UN PERSEGUITATO POLITICO…MA I TELESPETTATORI DOPO IL TG1 CAMBIANO SUBITO CANALE E TORNANO QUANDO “RADIO LONDRA” E’ TERMINATA
Con il suo eloquio evangelico ha sparato contro Luigi De Magistris e Michele Santoro ed è riuscito a nascondere il vizio nucleare di un governo già pregno di peccati.
In dieci giorni Ferrara ha fatto molto per guadagnarsi i suoi 3 mila euro al giorno e giustificare il contratto triennale con la Rai, però, il pubblico l’ha bocciato: in due settimane ha perso 4 punti di share e 1,3 milioni di spettatori. Qui Radio Londra ha esordito su Raiuno lunedì 14 marzo con il 21,1 per cento di share e 6 milioni di spettatori (e chiuso con una media di 5,9 milioni): durante i cinque minuti del suo monologo, 500 mila italiani hanno cambiato canale.
Giovedì sera il direttore del Foglio ha toccato il punto più basso: 17,06 per cento di share e 4,7 milioni di spettatori.
Venerdì sera ha miracolosamente recuperato perchè il programma è durato 3 minuti anzichè 5 e mezzo (dunque non c’era tempo per scappare) e precedeva la partita Slovenia-Italia che ha stravinto la serata televisiva con oltre 8 milioni di italiani e il 28,6 per cento di share.
Qui Radio Londra va male anche se può sfruttare un momento televisivo fortunato: il Tg1 di Minzolini in tempi di guerra viaggia ben oltre i 25 per cento di share e passa la linea a Ferrara con una media di oltre 7 milioni di spettatori.
Al debutto la Rai aveva spezzato il telegiornale e Ferrara con un blocco pubblicitario di 4 minuti, poi l’ha ridotto a tre minuti e poi ancora di meno. Perchè?
Per evitare la fuga di massa: anche se passano soltanto due minuti, quasi 2 milioni di spettatori cambiano canale mentre Ferrara sta per andare in onda e ritornano appena finisce.
Ogni sera l’Elefantino allontana il pubblico dal primo canale del servizio pubblico e aiuta Striscia la notizia a trionfare su Canale 5.
Forse ai dirigenti Rai non interessa la concorrenza.
L’importante è partecipare, tanto chi vince è sempre lo stesso.
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DEL LAVORO DI GENOVA HA CONDANNATO IL MINISTERO A VERSARE 500.000 EURO A 15 LAVORATORI CON CONTRATTO A TERMINE…SOLO IN LIGURIA 450 RICORSI, IN ITALIA DECINE DI MIGLIAIA…POTREBBERO COSTARE ALLO STATO 4 MILIARDI DI EURO
Maxi risarcimento a 15 precari della scuola. 
La sentenza è a Genova, ma a questo punto il ministero dell’Istruzione rischia di rimanere travolto dalle richieste degli altri supplenti.
Quello comminato dal giudice del lavoro del capoluogo ligure è il risarcimento più elevato mai disposto in Italia per il contenzioso riguardante i precari della scuola: quasi mezzo milione di euro.
E basta fare due calcoli per comprendere che viale Trastevere rischia una vera e propria emorragia.
Ad ognuno dei 15 lavoratori in questione il giudice, patrocinati dalla Uil scuola, ha riconosciuto un risarcimento di circa 30 mila euro, pari a 15 mensilità .
La questione della stabilizzazione dei precari e del riconoscimento agli stessi degli scatti di anzianità riguarda tutti i lavoratori a tempo determinato, in qualche modo discriminati dalle normative italiane.
Ma è nella scuola che il fenomeno raggiunge proporzioni consistenti.
I precari della scuola in servizio da oltre tre anni sono diverse decine di migliaia.
Alcune recenti norme comunitarie prevedono per i precari il diritto agli scatti stipendiali in vigore per il personale di ruolo e la trasformazione, dopo tre anni, del rapporto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato. Nella scuola, nonostante i tagli agli organici operati dal governo Berlusconi, sono 150 mila i precari con contratti fino al 30 giugno e al 31 agosto.
E la maggior parte di questi è in servizio da oltre tre anni, perchè a saltare sono stati ovviamente i più giovani.
Se tutti si rivolgessero al giudice del lavoro il ministero potrebbe sborsare 4 effettuati dalla coppia Tremonti-Gelmini nel triennio 2009/2011.
Per tamponare la situazione, alcuni mesi fa, il governo è intervenuto con una norma ad hoc che pone un limite temporale alle richieste di risarcimento danni: il prossimo 31 dicembre.
Ma forse proprio questa manovra ha spinto migliaia di precari della scuola a rivolgersi ai giudici per paura di rimanere tagliato fuori dagli eventuali indennizzi e dalla possibilità di vedersi convertito il contratto a tempo indeterminato.
“Per fare ricorso c’è ancora tempo fino al 31 dicembre – spiega – Corrado Artale, segretario generale Uil Scuola della Liguria -.
L’unico requisito necessario è essere precari da almeno 3 anni”.
“E’ una sentenza fondamentale nel panorama del contenzioso sui precari della scuola – aggiunge l’avvocato Massimo Pistilli – Se questa misura fosse ripetuta, determinerebbe infattila fine del precariato, perchè il ministero non potrà pagare risarcimenti del danno così alti per tutti i circa centomila precari del comparto”.
Salvo Introvaia
(da “La Repubblica“)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
CADONO VIA VIA LE CITTA’ CONTROLLATE DAL RAIS, GRAZIE ALL’INTERVENTO AEREO VOLUTO DA SARKOZY….LE TRUPPE DI LIBERAZIONE DELLA LIBIA GRATE ALLA POLITICA DELLA FRANCIA E DEL SUO PRESIDENTE
Se non siete mai stati in una città appena liberata, non venite ad Ajdabiya.
Non capireste che cosa significhi la felicità incontenibile della libertà .
Perchè per capire questa gioia occorre almeno che ci sia qualcuno che quella felicita la canti, la gridi, la viva, la riempia di salti folli e di pazzie.
E invece Ajdabiya, ieri mattina presto, quando ci sono arrivato, era semplicemente un buco vuoto, una città fantasma: da ogni angolo dove la macchina andava, le strade mostravano un piccolo sporco orizzonte silenzioso, vissuto soltanto dal vento leggero del mattino che portava in aria cartaccia, stracci, vecchie borse di plastica.
Omar, alto, robusto, una grande barba nera e una tuta blu da meccanico, sedeva su uno sgabello accanto alla porta di casa.
Tutte le altre porte dei palazzi di quella strada erano chiuse, le finestre senz’anima.
Ma non c’è nessuno in giro, gli dico.
Si è alzato in piedi, ha teso la mano, e ha sorriso con grandi denti bianchi sulla faccia di libico nero: «Ah, sono andati via tutti, da tempo».
Omar era la storia di questa città la cui liberta è costata 82 morti e 52 feriti.
Me li ha raccontati il dottor Ram Zy, che dirige l ospedale che sta proprio di fronte alla casa di Omar: me li ha raccontati quasi uno a uno, ripercorrendo i lunghi giorni dell’assedio e la battaglia che si è chiusa ieri.
E lei, dottore, perchè è rimasto. «Io devo curare la gente. È il mio lavoro», e lo diceva quasi vergognandosi.
Non sapeva che queste cose, in altre parti del mondo sono assai rare.
Già , la battaglia. Non l’ha vista nessuno, nè quelli di Ajdabiya che erano scappati, scappati via dalla paura, dalla fame, dall’elettricità che manca, dall’acqua che non c’è, e però nemmeno questi che stavano trincerati da questa parte, che facevano l’assedio ai soldati di Gheddafi, gli tiravano qualche razzo di tanto in tanto, e da lontano, ma più non sapevano, e non potevano, fare.
Ed è tutta qui, la storia di questa battaglia, che presto verrà celebrata come la dimostrazione dell’eroismo dei combattenti della liberta e sarà , invece, una delle tante balle che stanno accompagnando la guerra libica fin dal primo giorno.
Perchè, se non arrivavano qui gli aerei della Nato con i loro missili e i loro razzi, quest’assedio sarebbe durato magari più di quello di Stalingrado e nessuno avrebbe giurato sul vincitore.
Ora, invece, tutti gridano Maa Sarko , Viva Sarkozy, e vogliono dire che sanno bene che non avevano la forza per spostare d un centimetro l’assedio, e che devono fare tanto di cappello alla spregiudicatezza del francese.
Al contrario, Gheddafi, se mai riuscirà a venirne fuori (ma pare sempre più difficile), deve avere ben altri sentimenti, perchè questa di Ajdabiya era uno dei pilastri su cui si sta giocando la sua capacità di aprire un negoziato, e averlo perduto gli indebolisce di molto la forza contrattuale.
E nessuno, forse, gli ha ancora detto che, da ieri, la vecchia strada che il fascismo aveva realizzato per unire Bengasi a questa città e che, da Italo Balbo, si chiamava popolarmente «balbia», ora si chiamerà per sempre «sarkozia», e sarà – senza forse nemmeno saperlo – la celebrazione di un nuovo colonialismo che sostituisce il vecchio.
I ragazzi dell’armata Brancaleone sono arrivati in massa, stranamente, un poco più tardi, quasi sorpresi.
Non ci è voluto molto perchè si mettessero, alla fine, ad affollare di pick-up e di camion la piazza Fatah e a impazzare in un carosello rumoroso, tirando in aria salve infinite di mitraglia e stupide cannonate che riempivano di echi infiniti il vuoto della città .
Omar li guardava senza sorridere, sempre sul suo sgabello di legno, accanto a quell’unica porta spalancata sulla strada.
Andando in giro a tentare di capire che cosa fosse successo per battere la resistenza dei gheddafiani assediati, quello che si è potuto sapere è che tra le 8 e le 10 di ieri notte un corteo di auto piene di soldati del raiss si è precipitato dentro la città , ha sparato intorno all impazzata per qualche minuto, e poi è filata via rombando e urlando.
Non era ancora partita che dal cielo si sono precipitate come falchi assatanati su Ajdabiya due squadriglie di caccia, e, passando e ripassando a volo radente, hanno sganciato decine di razzi sulla periferia, dove si erano insabbiati i carri e le truppe di Gheddafi.
I risultati ora li vedevo con i miei occhi: 7 carri armati bruciati come un carbone, quattro veicoli di trasporto sventrati, e ancora alcune auto con la pancia all’aria, rovesciate dal colpo dei razzi.
Ma, e questo è importante, non un solo cadavere in giro, non un pezzo di carne rimasto tra le rovine di quel piccolo cimitero di metallo.
I soli morti che potevi vedere – una ventina – giacevano abbandonati in una piccola casamatta accanto alla Porta Nord, distrutta anch’essa dai razzi dei Mirage e dei Rafale. Null’altro.
È impossibile credere che i soldati di Gheddafi avessero abbandonato i tank e i blindati perchè sapevano che stava per arrivare l’attacco dal cielo; piuttosto, è da pensare che se la siano dataperchè ormai l’attacco era annunciato come assolutamente imminente, e la fortuna gli ha salvato la vita.
Il comando militare della Rivoluzione dice di «un certo numero di prigionieri», e quei cadaveri rimasti in terra raccontavano, forse, l’ultima resistenza di un manipolo di disperati. I corpi non puzzavano ancora di morte, qualche migliaio di mosche gli banchettava sopra, indifferente alla festa che ora impazzava d intorno.
Ho lasciato la città che era già pomeriggio avanzato, per tornare a Bengasi, 180 chilometri sulla «sarkozia».
Nella corsia di fronte, cominciava a sfilare una coda veloce di auto e di camion con la bandiera della Rivoluzione nel vento del sole che scivolava dentro l’orizzonte.
Erano i cittadini di Ajdabiya che cominciavano a tornare a casa.
Il portavoce della Rivoluzione annunciava trionfale: «Abbiamo liberato la città , ora stiamo inseguendo gli uomini di Gheddafi in fuga».
La battaglia di Ajdabiya è finita, evviva la gloriosa liberazione.
E, naturalmente, merci monsieur Sarkozy (a buon rendere).
Mimmo Candito
(da “La Stampa”)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
AL CHIACCHIERATO NUOVO MINISTRO DELL’AGRICOLTURA FONDI EUROPEI E POSTI CHE FANNO GOLA….C’E’ DA NOMINARE IL NUOVO CAPO DELLA FORESTALE, UN CORPO DI 40.000 UOMINI…GLI ACCORDI SOTTOBANCO DI ROMANO CON LA LEGA PER AVERE IL VIA LIBERA DA BOSSI
Come da tradizione, l’allievo ha superato il maestro. 
Perchè anche Calogero Mannino, storico leader della Dc siciliana, fu nominato ministro dell’Agricoltura nel bel mezzo di un processo per concorso esterno in associazione mafiosa: condanna in secondo grado a 8 anni, annullata in Cassazione, e poi assoluzione finale nel 2008.
Ma Saverio Romano, suo giovane discepolo nel travagliato percorso Dc-Udc-Pid, è riuscito a occupare la prestigiosa poltrona nonostante due procedimenti giudiziari dagli esiti ancora aperti. Anzi: apertissimi.
Perchè i pm di Palermo intendono chiedere alla Camera l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni tra l’onorevole Romano e Gianni Lapis, il tributarista di Vito Ciancimino già condannato per riciclaggio, per sostenere l’accusa di “corruzione aggravata dall’aver favorito l’associazione mafiosa”.
Resta viva anche l’ipotesi di concorso in associazione mafiosa: chiesta l’archiviazione, si deciderà il prossimo primo aprile, sempre a Palermo.
Dunque un vasto ventaglio di variabili giudiziarie, alcune delle quali farebbero traballare la nomina “con riserva” del neoministro.
Ma Romano sembra sicuro del fatto suo.
Nel primo giorno di lavoro ha deciso una nomina ad effetto: il nuovo capo di gabinetto è Antonello Colosimo, già vicepresidente vicario del disciolto Alto commissariato per la lotta alla contraffazione, consigliere della Corte dei conti, nonchè funzionario alla Presidenza del Consiglio e al ministero dei Lavori pubblici.
Il problema è che il nome di Colosimo spunta nelle indagini sulla Protezione civile sul terremoto. “Tu non hai capito niente! Tu devi far fare sempre a me” dice Colosimo a Francesco Piscicelli, l’imprenditore che rideva nella notte dell’Aquila.
E per il quale si muove chiedendo una mano direttamente a Corrado Passera essendo il Piscicelli a corto di denaro.
L’amministratore delegato di Intesa non è disponibile, e Colosimo si agita: “Vediamo come dobbiamo venirne fuori perchè questa non è una situazione nella quale possiamo rimanere, lo capisci — dice ancora a Piscicelli —. Bisogna venirne fuori ma rapidamente se no veramente… qua sì… passiamo tutti un brutto momento”.
Invece il momento è propizio ora che al ministero ci sono un sacco di cose da fare. Innanzitutto l’annosa riforma della Pac, la politica comunitaria che consegna ogni anno all’Italia 8 miliardi di euro.
Fondi su cui l’Europa tiene gli occhi aperti, ma che possono essere orientati dal governo.
In quale direzione?
Tutti guardano a sud, ed è certo che le regioni meridionali avranno grande attenzione.
Anche perchè negli ultimi tempi la terra è tornata un ottimo investimento per i miliardi di euro rientrati con lo scudo, mentre i vasti capitali sottratti alle mafie hanno ulteriormente arricchito un piatto ormai decisamente goloso sia per la produzione agricola che per l’ampio sistema della trasformazione alimentare.
Ma al nord potranno stare sereni: l’assoluto silenzio della Lega sulla nomina di Romano è indice di un accordo già chiaro.
Ognuno padrone a casa sua, salvo invasioni più o meno barbariche in un settore ampiamente spolpato dalle compagnie estere: vedi caso Parmalat, su cui il ministro ha promesso di dire la sua, o l’assalto al nostro olio, con la Spagna che controlla il 60 per cento dei marchi – cosiddetti – made in Italy.
Insomma l’Italia dovrebbe finalmente cominciare a difendere il proprio brand agroalimentare organizzando una solida politica di ottimizzazione e rilancio delle attività agricole, ma tra gli addetti ai lavori non circola grande entusiasmo.
Ci è andato giù pesante Francesco Pionati, portavoce dei Responsabili: “Noi abbiamo l’immagine di persone perbene — ha detto in un fuorionda catturato da Exit —. I siciliani so’ siciliani. Se vado a nord con Romano sul palco non faccio altro che raccogliere ortaggi, è una situazione pericolosa”.
“La nomina di Saverio Romano è uno dei punti più bassi della storia della Repubblica” ha invece detto ieri Pier Luigi Bersani. Aggiungendo: “Inutile che Berlusconi continui a impastare, il governo non è più stabile”.
Ma al ministero girano altra farina. In ballo diverse cariche interne e soprattutto il boccone pregiato di Capo della Forestale.
Il candidato ufficiale di Galan era Giuseppe Ambrosio, storico dirigente finito recentemente sotto accusa per la rapida carriera fatta al ministero da moglie e segretaria grazie a esotici diplomi di laurea made in Malta.
Silurato al volo da capo gabinetto, Ambrosio difficilmente potrà ottenere l’ambita promozione forestale.
Un ruolo di grande prestigio, al vertice di un corpo militare che conta 40mila uomini e una poltrona nel Consiglio della presidenza della Repubblica.
Chissà se Romano vorrà sfidare la sensibilità di Giorgio Napolitano anche in quella sede.
Chiara Paolin
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
DA SILVIO BERLUSCONI A FABRIZIO CICCHITTO, DA LUIGI BISIGNANI A FLAVIO CARBONI, PASSANDO PER MAURIZIO COSTANZO…SONO ANCORA OGGI TUTTI AL POTERE
Il premier Silvio Berlusconi, all’epoca già imprenditore in ascesa, vicino ai “laici” socialisti di Bettino Craxi, era iscritto alla loggia di Licio Gelli, ben prima di proporsi anche come paladino del conservatorismo ultracattolico, seppur pluri-divorziato.
Tina Anselmi scrive: “Berlusconi tessera n. 625 ha versato £ 100.000 il 5-5-’78. Documenti Villa Gelli in Uruguay: iniziato con solenne giuramento. Berlusconi afferma che nel 1978 fu convinto ad aderire da Gervasio (Gervaso). Nel 1978 linee di credito aperte da banche controllate da piduisti. Berlusconi collabora al Corriere della Sera, direttore Di Bella (piduista) nel 1978. Il 27 gennaio 1994 Gelli dichiara di averlo incontrato 4-5-10 volte. Agli atti risulta di avere grado di apprendista”.
Non mancano rapporti con uomini d’altre cricche, più che d’altri tempi, che poi si ritrovano anni dopo indagati in altre inchieste, per altre “P”.
Flavio Carboni, definito “procacciatore d’affari” da Tina Anselmi che il 10 marzo 1983 scrive: “Nel 1980 Berlusconi dà cinquecento milioni a Carboni”.
Nell’audizione completa di Emilio Pellicani, segretario di Carboni, viene nominato anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, da sempre fedelissimo di Berlusconi: “Fedele Confalonieri, collaboratore di Berlusconi, si portò a Cagliari con cinquecento milioni in contanti…”
Eminenza grigia tra i più fidati “consiglieri” di Gianni Letta, Luigi Bisignani compare una sola volta negli appunti di Tina Anselmi.
Ma in relazione a una vicenda drammatica della storia italiana, l’omicidio nel ’76 del giudice Vittorio Occorsio, che indagava sui rapporti tra estrema destra e logge massoniche .
Negli stessi appunti compare il nome di Giancarlo Elia Valori, potente manager italiano, in passato ai vertici di Autostrade, finito nell’inchiesta “Why not” di Luigi De Magistris.
“Occorsio (molto amico di Valori) nel 1974, verso metà maggio, dice a Valori che Gelli era un delinquente. Che aveva le mani nell’Italicus. La sera del 7 luglio, Occorsio ripete la pericolosità di Gelli. Teneva le carte in macchina quando il 9 mattino è stato ucciso. Gelli-Ortolani-Cosentino. Gelli-Grassini-Santovito.
Bisignani [Luigi, giornalista, piduista] (Ansa) pagato da Gelli, è ancora in rapporto con Gelli. Sera a Castelporziano con Leone e Gelli”.
Capogruppo alla Camera del Pdl, riferisce alla commissione guidata da Tina Anselmi, che appunta quanto segue il 10 giugno 1982.
Fabrizio Cicchitto: Momento difficile della mia vita personale e politica, lettere anonime che descrivevano nei particolari la mia giornata. Ho rifiutato nel governo Cossiga di diventare ministro, per l’imbarbarimento della vita politica. Entrai nella massoneria per avere protezione, sicurezza. Pedinamenti continuati per un anno, non denunciai il fatto. Le lettere erano su fogli bianchi non firmate. Gelli dava l’impressione di un’intelligenza modesta. Insisteva su ampi rapporti con gli Usa, non mi fece nomi italiani”.
Volto arcinoto della televisione, in onda da anni tra Mediaset e Rai, come Cicchitto anche Maurizio Costanzo ha conosciuto Gelli grazie al medico Fabrizio Trecca.
Il 2 febbraio 1982 Costanzo riferisce alla commissione di Tina Anselmi: “Ho conosciuto Gelli attraverso Trecca, suo medico. Gelli lo contattò per un’intervista (pubblicata dal Corriere della Sera il 25 ottobre 1980, ndr). Gli parlò sempre di massoneria e delle sue protezioni (…) Valutò Gelli un abile uomo d’affari, che mescolava piccole verità a millanterie”.
Il 22 giugno 1982 Enrico Manca, già ministro del commercio estero, a proposito di Costanzo riferisce: “Visita di Maurizio Costanzo, che disse di essere massone, e a nome di Gelli chiese se ero disponibile a aderire alla massoneria. Quando mi vidi negli elenchi di Gelli telefonai a Costanzo, ma questi mi dichiarò di aver telefonato a Gelli la non disponibilità ”.
Tina Anselmi il 14 marzo 1983 scrive ancora di Costanzo (nel ’78 direttore della Domenica del Corriere e nel ’79 del giornale scandalistico l’Occhio edito da Rizzoli) sui diari: “Molte assunzioni volute da Gelli. Maurizio Costanzo voluto da Gelli. Costanzo superprotetto da Gelli”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
L’INIZIATIVA E’ STATA LANCIATA PER SENSIBILIZZARE LA POPOLAZIONE SUL PAGAMENTO DEL CANONE…IL PREMIER ITALIANO UTILIZZATO COME TESTIMONIAL IN NEGATIVO PER UNA CAMPAGNA DELLE EMITTENTI PUBBLICHE….ALTRO CHE ASSE ITALIA-GERMANIA, CI CONSIDERANO UN CATTIVO ESEMPIO DI DEMOCRAZIA
Senza media indipendenti si rischia di fare la fine dell’Italia. 
E’ ciò che afferma una nuova campagna pubblicitaria ideata dall’agenzia Serviceplan e lanciata dalle emittenti pubbliche tedesche ARD e ZDF che prende di mira il Belpaese e le emittenti controllate da Silvio Berlusconi.
Lo spot, lanciato in occasione delle elezioni negli stati del Baden-Wà¼rtenberg e della Renania Palatinato e promosso su diversi quotidiani nazionali, presenta in primo piano una foto del nostro Primo ministro che appare sorridente e felice.
Sull’immagine campeggia lo slogan: «Una democrazia è forte quando ha media liberi».
Della vicenda si è parlato anche in Spagna, dalle colonne del quotidiano El Mundo.
L’Italia di Berlusconi è segnalata dal giornale di Madrid come l’antitesi della libertà e dell’indipendenza dei media.
Secondo lo spot la Germania, se non avesse media indipendenti e neutri, finanziati attraverso le tasse, potrebbe rischiare di diventare un paese semilibero: «La Germania ha un panorama televisivo tra i più ricchi e variegati al mondo – si legge sul cartellone pubblicitario -. Siamo noi tutti che lo rendiamo possibile grazie al canone che paghiamo».
Inoltre come si legge sul sito www.wuv.de, rivista che si occupa di media e pubblicità , una democrazia funziona «non solo quando ci sono elezioni libere, ma anche quando i media non sono sottomessi al potere politico».
Nei mesi scorsi le stesse emittenti televisive tedesche avevano già lanciato un altro spot per difendere la democrazia e la libertà dei mezzi d’informazione.
Sul cartellone pubblicitario compariva un’immagine dei violenti scontri tra giovani nordafricani e forze dell’ordine.
Sulla foto compariva la domanda: «Quanto è importante votare per te?».
La rèclame, come rivelano i siti web tedeschi, poneva l’accento sul fatto che ci son popoli, non molto lontani dai confini europei, che ancora oggi sono oppressi, ma che sono pronti a lottare e a morire pur di conquistare il diritto di voto.
Francesco Tortora
(da “Il Corriere della Sera“)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
L’UNICO ATTUALE SEGRETARIO DI PARTITO CONDANNATO A 8 MESI DI GALERA PER TANGENTOPOLI, ASSISTITO DALL’UNICO MINISTRO DEGLI INTERNI CONDANNATO A 3 MESI DI CARCERE PER RESISTENZA ALLE FORZE DELL’ORDINE, SI PERMETTE DI PARLARE DI SPRECO DI DENARO PER UNA ASSISTENZA UMANITARIA… “CACASOTTO FRATTINI” QUASI SI GIUSTIFICA DELL’IDEA, INVECE DI RINCHIUDERE I CLANDESTINI LEGHISTI IN UN CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DALL’ITALIA
”Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora”.
Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, ha le idee chiare sulla proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini che, in un’intervista sul Quotidiano Nazionale, parla di una ‘dote’ da mettere a disposizione di ogni immigrato che accetterà di rimpatriare volontariamente nel proprio paese.
”L’Organizzazione delle migrazioni, dà una ‘dote’ di 1.500 dollari. Noi possiamo superare questo importo, fino a duemila o magari 2.500 dollari, dando così la possibilità di creare le condizioni per un rientro di migliaia di persone”, si legge nell’articolo su QN.
”Abbiamo detto al governo di tunisino — spiega Frattini, che ieri è stato a Tunisi con il collega Roberto Maroni — che ovviamente dobbiamo rimpatriare i clandestini e loro hanno ben presente che questo si deve fare”.
Ma chi paga? Nell’intervista Frattini attribuisce al “governo italiano” l’onere di “mettere a disposizione un aiuto economico per aiutare il reinserimento sociale di ogni tunisino che accetti volontariamente il rimpatrio”.
Non si fanno attendere le critiche della Lega, contraria all’utilizzo di soldi italiani per sostenere il rimpatrio assistito degli immigrati.
In una nota, infatti, il vice presidente dei senatori della Lega Nord Sandro Mazzatorta sottolinea come la proposta di Frattini sia ricevibile solo a patto che ”per il rimpatrio volontario assistito dei clandestini tunisini nel loro paese siano utilizzati esclusivamente i soldi del Fondo dell’Unione Europea per i rimpatri volontari”.
In caso contrario, avverte Mazzatorta “dovranno essere seguite rigorosamente le procedure previste dalla legge Bossi Fini per l’espulsione dei clandestini tunisini”.
Frattini ingrana la retromarcia e ai microfoni di Sky Tg24 assicura: “La dote che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell’Ue“.
Per il ministro, l’Italia, “al massimo si limiterà ad anticipare”.
La Lega Nord non ha nessuna ragione per allarmarsi visto che, spiega Frattini “l’Italia ha già attuato negli anni passati progetti di questo tipo verso immigrati di Paesi dell’Africa sub-sahariana, per esempio nigeriani e in questo caso furono soldi anticipati dall’Unione Europea. E’ possibile che stavolta sia lo Stato ad anticiparli, ma comunque il rimborso finale è sempre e comunque dell’Unione Europea, che ha proprio un fondo ‘ad hoc’”.
La vicenda ci porta ad alcune considerazioni.
1) Questione etica: l’unico pregiudicato ancora segretario di partito, condannato a 8 mesi di galera per aver intascato una tangente Enimont di 200 milioni ai tempi di Tangentopoli, si chiama Umberto Bossi.
E l’unico ministro degli Interni condannato a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale si chiama Roberto Maroni.
In qualsiasi Paese occidentale nessuno dei due sarebbe a rappresentare le Istituzioni, certamente nessuno riconoscerebbe loro il titolo di parlare di “spreco di denaro” e di questioni etiche.
2) Questione contabile: solo un coglione incapace di fare due conti potrebbe pensare che questa soluzione non sarebbe in ogni caso vantaggiosa.
Se il tunisino incassasse 1.500 euro dalla Ue e 1.000 dall’Italia e se ne andasse domani dal nostro Paese ci costerebbe solo 1.000 euro.
Se invece facesse richiesta di asilo politico, la pratica durerebbe tra i tre e i sei mesi.
Ogni profugo costa tra i 60 e gli 80 euro al giorno, quindi circa 2.000 euro al mese, 6.000 in tre mesi, 12.000 in sei mesi, 24.000 in un anno.
Senza contare le strutture e i costi del personale distaccato.
3) Questione politica: con i rivolgimenti in atto nel Magreb siamo di fronte a una emergenza umanitaria.
Queste persone non sono clandestini, ma profughi, sfollati da zone di guerra. La civiltà e il buon senso dovrebbero indurci a ospitarli per un breve periodo e poi gradualmente favorire la crescita della democrazia nel loro Paese e il loro ritorno a casa.
Ovviamente di concerto con l’Europa, ma per questo occorrerebbe anche avere credibilità internazionale.
4) A suo tempo abbiamo avuto l’invasione di 25.000 kossovari e nel 2008 abbiamo addirittura accolto 32.000 immigrati a Lampedusa, senza starnazzare così tanto.
Qua siamo a 16.000 arrivi e Maroni è già in bambola da settimane.
5) Il governo non ha saputo organizzare una assistenza adeguata, intasando Lampedusa di 5.000 tunisini, quando sarebbe bastato noleggiare subito dei grandi traghetti e smistare i nuovi arrivati presso altri centri.
Invece siamo ora alla soluzione tendopoli, come all’Aquila.
6) Questione culturale: i nuovi arrivati sono innanzi tutto “esseri umani” e vanno accolti con rispetto.
Siamo la sesta potenza economica mondiale e come tali dobbiamo comportarci.
Poi i tunisini sfollati andranno rimpatriati con gradualità entro qualche mese e secondo le norme internazionali sottoscritte dal nostro Paese.
Se qualcuno è mosso da concezioni razziste, si accomodi davanti a un giudice: in Italia la propaganda razzista o xenofoba è punita dal codice penale e sarebbe ora che il codice venisse applicato anche contro gli istigatori.
Il leghista Zaia ha sostenuto che questi profughi hanno le scarpe firmate.
Che il fighetto trevigiano, un passato da animatore da discoteca, sia legato all’ambiente in cui ha iniziato a sculettare in pista e a notare la marca dalle calzature è cosa nota.
Ma c’è un limite anche all’indecenza: chi ha visto le condizioni in cui sono arrivati tanti sfollati prova solo indignazione per dichiarazioni di un clandestino del genere umano che si permette di sostenere certe falsità .
I centri di identificazione ed espulsione dall’Italia andrebbero usati per certa classe dirigente leghista che con la storia di umanità e solidarietà del nostro Paese non ha nulla a che spartire.
I veri clandestini sono loro.
argomento: Bossi, Costume, denuncia, emergenza, Esteri, Europa, Giustizia, governo, LegaNord, Parlamento, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »
Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
INSERITO DI SOPPIATTO NEL TESTO L’AUMENTO DEGLI ASSESSORI DA 12 a 15 E DEI CONSIGLIERI Da 48 a 60… INVECE CHE ABOLIRE LE PROVINCE, NE CREANO TRE NUOVE…I COSTI DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO RADDOPPIANO
Il decreto “Millepoltrone”, inserito di soppiatto nel testo di governo che
ripristina i fondi del Fus, cancella l’aumento dei biglietti del cinema, e aumenta il costo della benzina, consentirà alle giunte comunali di Roma e Milano di creare tre poltrone in più da assessore (diventeranno 15 più il sindaco) e altre dodici da consigliere comunale (dovevano ridursi a 48, sono tornati 60).
È l’ultimo regalo (non ancora perfezionato vista la contrarietà già manifestata dal Colle sia per i decreti omnibus che non hanno necessità e urgenza sia per la norma in questione, già infilata e poi ritirata dal milleproroghe proprio su pressione di Napolitano) che la politica si concede mentre continua ad affermare che la cinghia la devono tirare tutti, politici compresi.
Rigore, trasparenza, tagli. Quando viene presentato un qualunque bilancio di un organo dello Stato sono questi i termini che vengono adoperati . Nell’annunciare che per il 2011 la Camera dei Deputati avrebbe speso la cifra record di 1.106.340.178,86 euro, si è adoperata la formula: “Si risparmia lo 0,98% rispetto all’anno prima”.
Che è una dicitura anomala se si pensa che nell’arco del 2009 la spesa effettiva di Montecitorio era stata di 1.054 milioni di euro.
Si è risparmiato, insomma, spendendo 52 milioni di euro in più.
Certo, c’è l’inflazione, ma non si comprende come questo affannarsi sui tagli, alla fine non produca risultati in termini reali.
È lo stesso per il Senato dove gli sbandierati tagli di “35 milioni” con i mille euro in meno al mese per le competenze accessorie dei Senatori e alcune formule di risparmio sui 981 dipendenti di Palazzo Madama, non si vedono nel calderone complessivo che ammonta sempre a 594 milioni di euro, contro i 421 del 2001.
Non fa meglio la Presidenza del Consiglio, che l’anno scorso, mentre continuava a parlare di crisi economica, è riuscita a spendere il doppio di quanto immaginato per il solo funzionamento (617 milioni contro i 363 previsti), facendo anche peggio nella spesa complessiva (con un aggravio di spesa di oltre un miliardo e mezzo di euro).
Alcuni casi eclatanti riguardano le promesse elettorali.
Pensiamo ai famosi “enti inutili” che di quanto in quanto sono oggetto di sforbiciate mediatiche tranne poi conservarsi uguali a sè stessi.
Chi si ricorda della cancellazione delle Province?
Anche loro erano finite nel calderone degli enti non fondamentali: tagliare, razionalizzare, spostare competenze.
Mentre ci si decideva sul da farsi, di province ne sono nate altre tre: quella di Monza-Brianza, quella di Fermo, e quella di Bat, acronimo che racchiude i territori pugliesi di Barletta, Andria e Trani. Giusto da ieri, con decreto della Presidenza della Repubblica, le tre nuove Province sono state dotate di tre nuove Prefetture.
Per essere “enti inutili” crescono bene.
Ma non è l’unico caso.
Una delle moltiplicazioni della rappresentanza politica ha creato in un breve volgere di anni la mutazione delle vecchie “circoscrizioni” (organi prettamente amministrativi) in organi politici territoriali.
Ne sono nate nelle grandi città come Roma e Milano, ma poi si sono estese a una larga fetta del territorio nazionale, tanto che nella finanziaria 2009 si era pensato di “limitarne” la presenza alle sole città con oltre 250mila abitanti.
Il risultato è stato un “Comitato Nazionale Circoscrizioni” che ha chiesto deroghe più o meno locali.
Così, Forlì, che ha poco meno di 120mila abitanti, dalle amministrative del 2009 è amministrata da un sindaco, da una giunta, da un consiglio comunale, e dalle sue tre circoscrizioni che contano altri 20 consiglieri circoscrizionali ciascuna.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva usato l’accetta, azzerando i compensi dei consiglieri e gettando nel panico una classe amministrativa che con una certa enfasi si era autodefinita, a Roma, degli “straccioni della politica”.
Adesso, con apposito decreto (è lo stesso del Fus, dei biglietti del cinema e della benzina) anche i consiglieri municipali di Roma riotterranno le loro spettanze.
Ma a quanto ammontano?
Oltre al gettone di presenza e al rimborso per le ore di lavoro mancate, la cifra per ciascuno è poco sopra i mille euro al mese.
La circostanza bizzarra è che quei 20-30mila euro al mese per il mantenimento dei consigli municipali a volte coincide con i 20-30mila euro mensilmente spesi per le attività che la stessa circoscrizione dovrebbe fornire ai cittadini.
È un po’ come se, arrivati i soldi dello Stato, si decidesse di fare a metà : metà ai residenti, metà ai consiglieri.
argomento: Berlusconi, Comune, Costume, economia, governo, la casta, LegaNord, Milano, Politica, Provincia, radici e valori, Roma, sprechi | Commenta »