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NEL FORTINO DEL SENATUR CRESCE LA VOGLIA DEL GRANDE STRAPPO: “E’ ORA DI MOLLARE SILVIO”

Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI GEMONIO: “ANCHE NEL PAESE DOVE VIVE BOSSI E’ STATO TRADITO DAL REFERENDUM: IL 53% E’ ANDATO A VOTARE”…”NELLA LEGA TROPPI POLTRONARI E TROPPA GENTE CON DOPPI INCARICHI”

Il ministro non c’è, è a romaladrona. Però c’è il vicino di casa. Il sindaco.
«È casuale, ci siamo trovati ad abitare uno a fianco all ‘altro». Anche se come larghezza via Verbano potrebbe competere con una pista da biglie (chiedere agli uomini delle scorte), si può supporre che tra Umberto Bossi e Fabio Felli, apprezzato primo cittadino di Gemonio, di beghe per il parcheggio non ne sorgeranno.
Felli, di mestiere imprenditore immobiliare, è un novizio della Lega, nel senso che nonostante sia al suo secondo mandato è iscritto al partito da appena un anno.
Di Bossi dice: «Ognuno è talmente impegnato nel suo che nessuno dei due interferisce».
Però magari succede che il sindaco è andato a votare al referendum-“sì” sull’acqua, “no” sul nucleare – e che l’invito del ministro a disertare le urne gli è «sfuggito», parole sue.
Tira una strana aria a Gemonio.
Di «attesa» e di nervosismo, nemmeno troppo velato.
Sono già  accadute cose, altre possono accadere.
Per esempio, come chiedono molti, e tutti saranno a Pontida con le orecchie bene aperte, che «la Lega torni fare la Lega» e Bossi decida di mollare Berlusconi.
Felli spara una metafora a rilascio immediato: «Un conto è se sei bene in sella al cavallo, con le briglie in mano. Altro conto è se il cavallo sbanda e ti porta dove vuole lui. In questo caso è   meglio scendere dal cavallo».
Inutile specificare chi sia il cavallo.
«Finora siamo stati in sella facendo i contorsionismi, di sbieco, cercando di stare in equilibrio in nome del benedetto federalismo fiscale. Adesso però è arrivato il momento di guardare a noi stessi e di sganciarci».
Saremo pure a casa del Capo, nel tempio dell’ortodossia leghista.
Sarà  anche vero, ed è la prima cosa che ti fanno notare i nonni di Gemonio in piazza Vittoria, che Arcore ha tradito Berlusconi (è stato eletto un sindaco Pd) ma Gemonio non ha tradito Bossi (Felli è stato confermato l’anno scorso con il 47%).
Eppure, distinguo identitari a parte, il coro che si leva da questo borgo di case che lassù in alto abbraccia il castelletto dei Bossi e il vessillo col Sole delle Alpi che sventola in giardino, è netto. «Dobbiamo andare da soli. Berlusconi è bollito e avanti così fa bollire anche noi», ragiona il militante che rientra dal lavoro e trova chiuso il bar.
Chiusa anche la sede della Lega, quella dove l’anno scorso, prima di Capodanno, due petardi hanno fatto saltare la vetrina. «La sezione è aperta a tutti ogni lunedì sera dalle 21», è mestamente scritto su un cartello.
Accanto, il poster «Lega Nord, coerenza e serietà ».
Centro metri più in là , sulla bacheca in piazza denominata “Ur pur-tun, nutiziarii de Gimon”, c’è ancora l’avviso agli elettori del referendum.
Il quorum è stato del 53%, i “sì” oltre il 90%.
Per il Senatur, uno scorno.
Qualche impavido ha attaccato alla parete di legno l’invito al “pranzo in tricolore” (dall’antipasto al dolce) organizzato al centro socio assistenziale: c’è solo da augurarsi che il ministro non passi di qui.
Che cosa sta covando nella roccaforte del Carroccio?
Quali pensieri agitano la provincia varesotta, l’officina che ha sfornato gran parte della sua classe d ir gente? «La nostra gente è stanca di annunci e di balle, vuole risultati concreti, palpabili». Stefano Candiani, sindaco di Tradate e segretario provinciale dei lumbard, è un leghista della prima ora.
«Io sono secessionista, ma se vuole mi contengo e dico: basta stare dietro alla riforma della giustizia, ai bunga bunga e a tutte le puttanate di Berlusconi. Non puoi aspettare che arrivi una goccia d’acqua alla bocca quando sei arso dalla sete».
Da Pontida Candiani dice che si aspetta una presa di consapevolezza «forte» da parte di tutti. «Facciamola finita coi compromessi. Ci vuole un ritorno alle origini. Perchè anche tra di noi di poltronari e di gente che mantiene doppi incarichi ce n’è in giro troppa».
Grande è il disagio dopo la doppia scoppola ammministrativo-referendaria.
Un malessere che si aggiunge a quello provocato dai tagli del “prudente” Tremonti.
Risultato: i sindaci varesini sono fuori dagli stracci.
Matteo Bianchi : «Se non hanno coraggio per le riforme, a partire dal ministro dell’economia, meglio mollarli».
Il capopopolo della lotta ai tagli di Tremonti è Attilio Fontana, confermato borgomastro di Varese, maroniano doc.
«Il disagio dei leghisti? E’ la logica conseguenza della falce che si è abbattuta sugli enti locali lasciando invece intatti gli sprechi nel resto della pubblica amministrazione. La Lega è a un bivio: conviene sceglierebene la strada».
Chequalcosa si sarebbe ingolfato qualcuno lo aveva previsto.
Daniele Marantelli, il pontiere tra il Pd e il Carroccio, amico di Bossi e di Maroni, guarda le acque agitate. «Dicevano che la Lega aveva la golden share del governo. Invece era il contrario: il padrone era Berlusconi. Adesso se ne sono accorti».

Berizzi Paolo
(da “La Repubblica“)

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CLEMENTINA FORLEO NON ANDAVA TRASFERITA: ATTACCATA DA DESTRA E DA SINISTRA SOLO PERCHE’ APPLICAVA LA LEGGE

Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile

LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO STABILISCE CHE NON ANDAVA TRASFERITA A CREMONA…DAL PROCESSO PER I SOLDI IN IRAQ, AL PESTAGGIO DI UN EGIZIANO SUL BUS AD OPERA DI DUE AGENTI AL PROCESSO “ABBIAMO UNA BANCA”: UN GIUDICE SCOMODO AL POTERE POLITICO

Vi ricordate di Clementina Forleo?
Nel gennaio 2005 le capitò un processo per associazione terroristica: trasferivano soldi in Iraq e fornivano documenti falsi.
Condannò gli imputati per i documenti falsi e li assolse per l’associazione terroristica. Disse che il loro paese era in guerra e che quelli erano atti di guerra e non di terrorismo.
La cosa non piacque per niente ai politici e nemmeno alla maggior parte dei cittadini, eccezion fatta per quelli che capivano di diritto.
Poi la Corte d’appello confermò la sentenza; ma lei rimase per tutti il giudice che proteggeva i terroristi.
Anche perchè era proprio sfortunata. Pochi mesi dopo questa sentenza, nel luglio 2005, mentre passeggiava per Milano, vide due poliziotti che prendevano a calci un tizio steso a terra; la gente intorno applaudiva.
Lei intervenne per fermare il pestaggio.
I poliziotti le chiesero trucemente i documenti e poi la querelarono per ingiurie e diffamazione.
Il povero massacrato (un egiziano) non fu nemmeno arrestato, forse non aveva fatto niente?
Poco dopo uno dei due poliziotti fu cacciato dalla Polizia: una telecamera lo aveva ripreso mentre pestava un peruviano ammanettato.
Il processo a Forleo durò una vita e si concluse con l’archiviazione.
Csm, Anm e partiti tradizionalmente vicini alla povera gente non le espressero solidarietà ; forse perchè, nel frattempo, a Clementina gliene era capitata un’altra: il processo per le scalate bancarie (giugno 2005).
I telefoni avevano chiacchierato tanto e, tra gli altri, erano stati beccati D’Alema, Fassino e Latorre. “Facci sognare”, “Ho parlato con Bonsignore, se vi serve resta, evidentemente è interessato a latere a un tavolo politico” (D’Alema a Consorte), “Noi lanciamo l’Opa quando abbiamo il 51 per cento. Noi abbiamo già  in mano il 51 per cento” (Consorte a Fassino), “Speriamo di andare in porto” (Fassino a Consorte), “Non è che non abbiamo soldi per farla, è che non possiamo farlo se no ci accusano di aggiotaggio e di insider. Quindi chi deve comprare deve essere un terzo” (Consorte a Latorre), “Uhm vabbè, no perchè domani mattina allerto Massimo su queste cose” (Latorre a Consorte).
Di quello che dicevano questi onorevoli non gliene fregò niente a nessuno, per la pubblicazione delle telefonate (all’indomani dell’arrivo in Parlamento della richiesta di autorizzazione) successe un casino.
Ad Annozero Clementina disse che aveva avuto un sacco di grane (ma va?) e così le fecero un procedimento disciplinare (da cui venne assolta) e uno per trasferimento di ufficio.
D’Alema, Fassino e Latorre, nemmeno iscritti nel registro degli indagati.
Tra i componenti del Csm che “curarono” Forleo c’era tale professoressa Vacca che, mentre erano in corso i processi, raccontò a giornali e televisioni che Forleo (e De Magistris, ma guarda che combinazione) erano “cattivi magistrati”, “figure negative”, espressione di una “magistratura non seria” da sanzionare per il loro comportamento “devastante”.
Un giudice che anticipa la sentenza! Da cacciare in malo modo.
Invece niente: Vacca partecipò alla decisione e Forleo venne trasferita.
Finì a Cremona e li lavora tranquilla.
Adesso arriva il Consiglio di Stato. il processo del Csm era nullo: l’astensione della prof. Vacca andava valutata (qualsiasi modesto giurista sa come sarebbe finita…); e comunque Forleo non doveva essere trasferita.
Insomma, pesci in faccia per tutti.
E adesso? Io direi a Clementina di restarsene a Cremona; come si dice, ha già  dato. Ma mi sa che lei è una che non molla…

Bruno Tinti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BOSSI IMMERSO NELLE MOLLEZZE ROMANE

Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile

COI FEDELISSIMI DEL CERCHIO MAGICO ORMAI PASSA LE SERATE IN PIAZZA NAVONA, FREQUENTA FESTE E SI DIVERTE…STA A BRIGARE PER PARAGONE A RAI2 COME UN NICOLAZZI DELLA PRIMA REPUBBLICA

Sempre più spesso Umberto Bossi indugia fino a tardi al caffè Barocco in piazza Navona, a godersi la molle notte di Roma, sempre attorniato dai fedelissimi del “cerchio magico”, e talvolta Berlusconi lo porta pure a qualche festa, come accadde a febbraio per il compleanno dell’antiquaria Annamaria Quattrini, e qui il Senatur si ritrovò in compagnia di Pippo Franco, Gigi Marzullo, Pamela Prati, il finanziere Camillo Bellavista Caltagirone, ed era come stare al Bagaglino.
Silvio diede fondo a tutte le sue barzellette, “ma molto garbate”, come ebbe a precisare una delle invitate, e si poteva ascoltare musica al piano bar: Umberto insomma si divertì moltissimo. Un mese fa uscì poi sull’Espresso un trafiletto che raccontava la fuga delle giovani croniste di Montecitorio all’apparire di Bossi alla Camera: “Il Senatur con il premier ha in comune anche la passione per le belle donne” si precisava nell’articolo la ragione del fuggi fuggi.
“E a noi vanno bene anche quelle che scarta Berlusconi”, come puntualizzò ridendo un ministro della Lega in pieno scandalo Ruby.
Roma, scriveva Giancarlo Fusco, è quel posto dove si discute intere mezz’ore quale ristorante scegliere per andare a cena.
E quindi al Nord si sentono traditi da chi tiene in vita il governo doroteo Berlusconi-Scilipoti.
“Io a Pontida non vado: questa Lega è diventata troppo romana”, spiegava ieri al Tg 3 delle 19 un giovane militante lumbard intervistato in provincia di Padova.
Ma il partito sembra avere la testa altrove e traffica per sistemare come direttore di   Raidue Gianluigi Paragone, come avrebbe fatto un qualunque Nicolazzi ai tempi del pentapartito.
Bossi ormai non sembra avere nè la forza di rovesciare il tavolo del governo, nè di fargli cambiare marcia.
Galleggia.
Un tempo le sue frasi erano brutali sentenze mentre ora nessuno capisce più quel che dice, e disperatamente si tenta di distillare del senso politico mentre fa pollice verso, spernacchia, gorgheggia cose incomprensibili del tipo “oggi c’è il sole, non si va a elezioni” che alla fine diventano comunque titoli di giornale.
Il destino del Paese, domenica a Pontida, è nelle mani di un leader così.

(da Ritagli)

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CONDANNATO A 4 ANNI DI CARCERE L’EX CONS. REGIONALE DEL PDL SANTI ZAPPALA’: CORRUZIONE ELETTORALE AGGRAVATA DA MODALITA’ MAFIOSE

Giugno 18th, 2011 Riccardo Fucile

DURANTE LA CAMPAGNA ELETTORALE PER LE REGIONALI IN CALABRIA DEL 2010 INCONTRO’ IL BOSS GIUSEPPE PELLE… DURE CONDANNE ANCHE PER ALCUNI APPARTENENTI AL CLAN PELLE E FICARRA

Quattro anni di carcere. Tanto l’ex consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà  dovrà  scontare per il gup Daniela Oliva di Reggio Calabria che, ieri pomeriggio, ha emesso la sentenza di primo grado del processo “Reale”.
Gli è costato caro l’incontro a casa del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle durante la campagna elettorale per le regionali del 2010.
Condannato, dunque, per corruzione elettorale aggravata dalle modalità  mafiose.
Il giudice per le udienze preliminari ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero Giovanni Musarò, infliggendo complessivamente circa 200 anni di reclusione agli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
L’abitazione del mammasantissima di San Luca era diventata un luogo di pellegrinaggio per i candidati a Palazzo Campanella.
Quarto degli eletti nella lista del Pdl con 11052 voti, Zappalà  non si è tirato indietro davanti a una tappa obbligata per chi vuole rastrellare voti negli ambienti mafiosi.
Una sorta di santuario dove chiedere consensi in cambio di appalti.
Ambienti dai quali, come ha affermato nel corso di un’intercettazione telefonica lo stesso Giuseppe Pelle, potrebbero essere eletti ben sei consiglieri regionali.
Un partito della ‘ndrangheta seduto allo stesso tavolo della politica e delle istituzioni.
Nel corso delle indagini, i carabinieri del Ros aveva filmato Zappalà  mentre, a bordo della sua Alfa 159, arrivava a Bovalino intercettando anche le conversazioni con il boss il quale ha garantito il suo appoggio e quello della potente famiglia mafiosa dei Pelle.
“Da parte nostra, dottore, ci sarà  il massimo impegno” è la frase che il figlio del patriarca ‘Ntoni Gambazza ha riferito a Zappalà  che conferma la tendenza di come, oggi, siano i politici a rivolgersi ai mafiosi e non viceversa.
Un impegno non disinteressato certo.
Se Zappalà  chiede i voti, la cosca pretende una contropartita. Un “do ut des” insomma che, oltre all’odore delle schede elettorali, aveva il sapore degli appalti.
Ed è un imprenditore, Giuseppe Antonio Mesiani, presente all’incontro tra il mafioso e il politico, a spiegare le condizioni del “patto elettorale”: “Quando sposo una causa e quindi io e gli amici miei diamo il massimo, nello stesso tempo noi desidereremmo avere quell’attenzione per come poi ce la accattiviamo, per simpatia ma per amicizia prima di tutto”.
Chiaro, gentile ma, allo stesso tempo, fermo e consapevole di fornire a Zappalà  l’unica condizione possibile per usufruire dei voti dei “santolucoti”: la ‘ndrangheta garantisce l’elezione, il politico gli appalti alle ditte di riferimento della cosca.
Non si scappa. L’ex sindaco di Bagnara Santi Zappalà , però, non era il solo ad aspirare al pacchetto di voti di Peppe Pelle.
Con lui, a dicembre, sono stati arrestati, altri candidati (di centrodestra e di centrosinistra) al consiglio regionale della Calabria che si erano recati durante la campagna elettorale a casa del boss.
Zappalà  era stato arrestato inizialmente con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio.
Il primo reato, però, è caduto davanti al Tribunale della Libertà  che, pur lasciando in carcere il consigliere regionale, aveva ridimensionato l’impianto accusatorio nei suoi confronti.
Impianto accusatorio che rimane, tuttavia, grave e che oggi ha portato alla condanna a 4 anni di carcere per Santi Zappalà  e di tutti gli altri candidati coinvolti nell’inchiesta.
L’inchiesta “Reale” è molto più vasta di quella che, ieri, è arrivata a sentenza.
Non solo politica. Alcuni filoni dell’indagine portano alla talpa Giovanni Zumbo che, informava, i boss Giovanni Ficara e Giuseppe Pelle sull’operazione “Crimine” e “Infinito” e sulle altre attività  investigative dei carabinieri sulle rispettive famiglie mafiose.
Un commercialista, coinvolto in un giro di servizi segreti e ‘ndrangheta, sulla cui figura ancora aleggiano tante, troppe ombre.
Uno squarcio anche sull’Università  di Reggio Calabria dove il figlio del boss Pelle era in grado di sostenere un numero elevato di esami in pochi mesi, per poi scrivere le lettere dal carcere con errori grammaticali che lasciano pensare ai compiti di uno scolaro delle elementari.

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“GHEDDAFI USA LO STUPRO COME ARMA”: LA CLINTON ACCUSA IL TANTO VENERATO COMPAGNO DI MERENDE DI SILVIO E BOBO

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

APERTA UN’INCHIESTA PRESSO LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE: VI SONO PROVE CHE IL COLONNELLO UTILIZZI LA VIOLENZA ALLE DONNE COME STRUMENTO DI GUERRA

Dove c’è guerra le donne sono in genere le prime a farne le spese.
Non fa eccezione il conflitto libico, dove da tempo l’Onu denuncia casi di stupri sistematici.
Tanto da aprire un’inchiesta presso la Corte penale internazionale dell’Aja.
Ora anche il segretario di Stato americano Hillary Clinton si è detta profondamente preoccupata dalle notizie di stupri su vasta scala in Libia e ha condannato le forze di Muammar Gheddafi accusandole di usare lo stupro come strumento di guerra.
La Clinton ha elogiato le «donne coraggiose» della Libia che si sono fatte avanti per raccontare le loro terribili esperienze di violenza nelle mani delle forze del colonnello e ha invitato a condurre un’inchiesta approfondita e a portare i reponsabili davanti alla giustizia.
Inoltre il segretario di Stato ha condannato le violenze sessuali in Medioriente e Nord Africa dove, ha detto, come intimidazione nei confronti dei manifestanti che chiedono riforme vengono usati stupri, aggressioni sessuali e addirittura «test di verginità ». «Atti del genere violano la dignità  umana di base», ha detto la Clinton.
Suscita indignazione e tristezza come il nostro governo abbia potuto concedere credito a un criminale come Gheddafi, foraggiandolo con la regalia di miliardi di dollari di “presunti danni di guerra” da elargirgli nei prossi 20 anni, sopportare le umiliazioni cui ha sottoposto il nostro Paese e assecondare le sue stravaganti visite romane.

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BERLUSCONI CONCEDE A BOSSI LA POSSIBILITA’ DI RACCONTARE DUE PALLE A PONTIDA: L’OBIETTIVO E’ CERCARE DI ARRIVARE AL 2012

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

IL TIMORE E’ CHE NELL’INCHIESTA SU BISIGNANI VENGANO COINVOLTI LETTA E ALTRI MINISTRI E MINISTRE…PER ADESSO IL PREMIER HA PERMESSO A BOSSI ANCHE DECRETI ILLEGGITTIMI PERCHE’ POSSA SALVARSI DAI FISCHI DI PONTIDA, MA LA SITUAZIONE POTREBBE PRECIPITARE

Berlusconi sa che verrà  fuori dell’altro, molto altro, dalle «rivelazioni» di Luigi Bisignani.
Sente il cerchio stringersi attorno alla sua persona e a quella di Gianni Letta. Teme che al suo braccio destro possa arrivare un avviso di garanzia e che ad essere coinvolti pesantemente siano alcuni ministri e ministre.
«Mi verrebbe voglia di vendere tutto e andare via da questo Paese…».
A Bossi ha fatto presente che non è il momento di porre condizioni che non possono essere esaudite. E sembra che il Senatur lo abbia tranquillizzato.
Il pollice verso mostrato ai giornalisti dal capo leghista non inganni. Non è la fine del governo seppellito nel «sacro» pratone di Pontida, nonostante Berlusconi ripete che sono in molti a volere la sua testa.
«Ma non l’avranno – aggiunge – perchè nessuno ha un’alternativa pronta».
Il suo obiettivo è superare l’estate e così, nella peggiore delle ipotesi, si andrà  a votare nell’aprile del 2012.
Sopravvivere fino al prossimo anno e intanto placare il Carroccio dando in pasto l’accordo che il ministro degli Esteri Frattini stringerà  oggi con il governo provvisorio della Libia per riportare in quel Paese gli immigrati arrivati in Italia, un atto palesemente in contrasto con le norme internazionali.
Berlusconi paga e in Consiglio dei ministri fa approvare un decreto che prolunga il tempo di trattenimento dei migranti nei centri Cei da sei a diciotto mesi.
Ma il regalo più grosso a Bossi lo ha fatto Tremonti: nella cena dell’altra sera a Roma ha promesso l’allentamento del patto di stabilità  per i comuni virtuosi che sta molto a cuore agli amministratori del Nord.
Il ministro però non ha nascosto i problemi che sorgeranno.
Prima di tutto con Bruxelles dove questo allentamento dovrà  essere discusso. E poi, ha detto il ministro dell’Economia, «vedrete quanti comuni virtuosi spunteranno in Italia, come funghi…».
Il premier dovrà  accontentare Bossi sulla richiesta di una nuova legge elettorale: il Pdl, lo stesso Verdini, sta studiando un nuovo sistema elettorale.
Ma è soprattutto sulla fronte delle missione militari, a cominciare da quella in Libia, che il problema è più difficile da risolvere.
«Troveremo un accordo anche su questo», assicura il Cavaliere che per la verità  non ha molti margini di manovra su questo terreno senza fare infuriare il capo dello Stato e mezzo governo, innanzitutto i ministri della Difesa e degli Esteri La Russa e Frattini.
Insomma, Berlusconi è convinto che di poter passare indenne Pontida. «Ascolterò bene quello che dirà  Bossi», ha replicato irritato a Maroni dopo la conferenza stampa di ieri dove il ministro dell’Interno gli ha consigliato di aspettare quello che avrebbe detto il leader leghista domenica. No, non sarà  Pontida l’ostacolo che farà  cadere il governo.
Del resto se il premier non avesse avuto assicurazioni dallo stesso Bossi, l’esecutivo non avrebbe deciso di mettere la fiducia sul decreto per lo sviluppo che si voterà  martedì.
Due giorni dopo Pontida.
Vuol dire che Palazzo Chigi è sicuro sulla tenuta della maggioranza.
A far tremare le vene ai polsi è invece l’inchiesta che sta coinvolgendo Gianni Letta.
Berlusconi si aspetta intercettazioni compromettenti e tante altre «rivelazioni» di Luigi Bisignani che chiamerebbero in ballo ministri e ministre.
Lo considera un assedio in cui mette tutto, anche la montagna di soldi che dovrà  pagare per la sentenza sulla compravendita della Mondadori.
«Questo è un Paese di merda – si è sfogato nei giorni scorsi – e se non fosse per i miei figli avrei già  venduto tutto, Mondadori, Mediaset…, e me ne sarei già  andato».
Raccontano a Palazzo Chigi che durante la riunione del Consiglio dei ministri Berlusconi abbia espresso piena «solidarietà » al sottosegretario Letta.
Ma qualche ministro giura di non averlo sentito.
La solidarietà  forse l’ha espressa nelle varie riunioni alle quali ha partecipato Letta.
Quella con Bossi per discutere del nuovo ministro della Giustizia una volta che Alfano il primo luglio verrà  nominato segretario del Pdl.
Il nome che si fa con insistenza per via Arenula è quella di Frattini, ma dovrà  trovarsi un valido sostituito alla Farnesina.
Sono state tante le riunioni ieri a Palazzo Chigi, anche con Tremonti per discutere della riforma del fisco dove il premier ha osservato che anche il ministro dell’Economia alla fine è arrivato sulle sue posizioni in merito alle tre aliquote.
Ferma restando, sarebbe stata la risposta del ministro, la necessità  del varo contemporaneo della manovra per il pareggio di bilancio nel 2014.
Sparare qualche fumogeno per superare l’estate e guadagnare qualche mese di sopravvivenza, insomma.
Salvo imprevisti.

(da “La Stampa”)

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NAPOLI RISCHIA LO STATO DI EMERGENZA SUI RIFIUTI: IL GOVERNO GIOCA SPORCO

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

DE MAGISTRIS CHIAMA BERLUSCONI: “ASSUMITI LE TUE RESPONSABILITA'”…. LA LEGA BLOCCA IL DECRETO CHE PERMETTEREBBE DI TRASFERIRE I RIFIUTI, IL PREMIER FA IL VILE, IN STRADA A NAPOLI CI SONO 1.500 TONN. DI MUNNEZZA…OGGI LA PRIMA DELIBERA DEL COMUNE

Servono “ulteriori approfondimenti”, così il governo liquida l’ennesima emergenza rifiuti a Napoli e in Campania.
Il decreto per consentire il trasferimento della monnezza fuori regione neppure ieri è stato approvato, troppe le resistenze della Lega e delle regioni del Nord, troppo debole la schiera dei parlamentari campani del Pdl, ininfluenti gli appelli del governatore della Regione Stefano Caldoro e dei presidenti delle Province, tutti del partito di Berlusconi.
Ed è proprio al Presidente del Consiglio che in serata arriva una telefonata di Luigi de Magistris. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma anche gli altri, il governo, la regione e la provincia, devono muoversi, è la sostanza del colloquio.
à‰ amareggiato il nuovo sindaco di Napoli. “Prendiamo atto, ancora una volta, che il Governo non ha approvato un decreto legge fondamentale per Napoli e la Campania, nonostante la sollecitazione politica di tutti”.
In serata un lungo vertice col prefetto Andrea De Martino, il governatore Caldoro, la Provincia di Napoli, l’Asl e l’Arpac “perchè chi finora non l’ha fatto si assuma la sua responsablità . Se non si interviene subito con ordinanze urgenti anche dal punto di vista della sanità  pubblica Napoli si espone a rischi molto concreti”.
La riunione è aggiornata a questa mattina, il Comune farà  la sua parte pulendo la città  e individuando i luoghi dove trasferire i rifiuti in attesa che vengano trattati.
Poi toccherà  a Regione e governo.
Il rischio è il collasso, a Napoli, con una temperatura che ieri superava i 30 gradi, ci sono 1500 tonnellate di rifiuti per le strade, 10mila nell’intera provincia.
E sotto il Vesuvio ancora ricordano la frase di Berlusconi a poche ore dal ballottaggio che decretò il trionfo di de Magistris, la sconfitta dell’industriale Lettieri e l’umiliazione del Pdl: “Se perdiamo poi è inutile che i napoletani vengono a bussare da noi”.
Parole che rafforzano il sospetto che sulla pelle della città  si sta facendo un gioco sporco. Proprio nel giorno in cui Luigi de Magistris presenta la sua giunta di professori ed esperti, e il primo atto del nuovo governo cittadino: una delibera sulla gestione dei rifiuti che punta su tutto quello che nei decenni precedenti non è stato fatto.
Raccolta porta a porta fino a coinvolgere 325mila abitanti, dai 146mila di oggi, differenziata spinta, impianti di riciclaggio e compostaggio.
Con un no fermissimo alla spesa di 480 milioni per la costruzione di un inceneritore nel cuore industriale della città .
“Le nostre scelte mettono in discussione affari vecchi e nuovi sull’emergenza rifiuti, il no all’inceneritore fa tremare le lobby del settore, la camorra delle discariche abusive, del trasporto illegale dei rifiuti, si sente messa all’angolo. Stanno reagendo, ecco tutto”.
E’ lo sfogo di un giovane consigliere comunale.
La situazione è drammatica tanto che lo stesso governatore Caldoro non esclude la proclamazione dello stato d’emergenza.
“Non escludo la possibilità  che siano le stesse Province e i Comuni a chiedere alla Regione di comunicare al governo la richiesta di stato di emergenza”.
à‰ una battaglia, quella che si combatte sulla monnezza, sull’orlo di un nuovo baratro ambientale, civile ed economico.
E’ una guerra tutta politica tra la Lega e il Pdl, e dentro lo stesso partito di Berlusconi.
Da una parte alcuni parlamentari campani vicini al governatore Caldoro, come Mara Carfagna, che insieme al ministro Prestigiacomo chiedono che il governo approvi in fretta il decreto sui rifiuti, dall’altro l’ala filoleghista più interessata a mantenere gli equilibri già  precari con Bossi e Calderoli che a risolvere il dramma della Campania.
Novanta giorni, questo è il tempo che la Giunta de Magistris si assegna per portare la raccolta porta a porta a 325mila abitanti, altri tre mesi serviranno all’Asia, l’azienda dei rifuti ora guidata dal supertecnico Raphael Rossi, per predisporre un piano che estenda in tempi rapidissimi la differenziata all’intera città .
à‰ questo il nucleo centrale del programma del nuovo sindaco e del suo assessore all’Ambiente Tommaso Sodano.
No ai volantini pubblicitari, alla vendita di ortaggi non defoliati, all’uso indiscriminato dell’usa e getta.
Sì alla costruzione delle isole ecologiche con la definizione entro 15 giorni dei tempi della loro entrata in funzione, e alla realizzazione degli impianti di compostaggio, di valorizzazione dei rifiuti ingombranti e della carta. Ma servono soldi.
I 400 milioni bloccati ieri dalla Ue, che ha nuovamente sanzionato l’Italia per le inadempienze sulla gestione dell’emergenza rifiuti servivano come l’aria.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI NEL FORTINO DI PALAZZO CHIGI: ORA TEME UNA NUOVA “MANI PULITE” E UNA VERIFICA IN SALITA

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

SI TEME UN AVVISO DI GARANZIA PER GIANNI LETTA…NEL PARTITO RESTANO I DUBBI…”MI VIENE VOGLIA DI MOLLARE TUTTO”

La sensazione di un “assedio mediatico e giudiziario” non lo abbandona da giorni, tanto da aver confidato a un deputato la tentazione di “mollare tutto”, di ritirarsi a vita privata: “Liquiderei tutto e me ne andrei dall’Italia, se non fosse per l’aggressione che continuerebbero a subire qui i miei figli”.
Le rivelazioni sulla rete occulta messa in piedi da Luigi Bisignani sono tali da scuotere il governo, impegnato nella doppia gimcana di Pontida e della verifica parlamentare.
Se ne parla con preoccupazione al vertice convocato d’urgenza a palazzo Grazioli prima del Consiglio dei ministri, presenti, oltre a Berlusconi, Alfano, Ghedini e, ovviamente, Gianni Letta. La voce è che i magistrati si siano tenuti per i giorni a venire le munizioni più pesanti, migliaia di pagine di intercettazioni con dentro i nomi di alcune donne al governo.
Non solo Letta dunque.
Con l’incubo di una nuova   “Mani pulite”.
Così, anche se in privato il Cavaliere si mostra spavaldo e afferma che le accuse al suo braccio destro sono “tutte sciocchezze”, il timore che l’inchiesta P4 di allarghi e travolga gli argini c’è eccome.
Per questo ieri Berlusconi ha apprezzato la dichiarazioni di Pier Ferdinando Casini, che ha solidarizzato con Letta dando una mano a delimitare l’incendio tra le forze d’opposizione. “Casini – ha detto il premier a un amico – è stato coraggioso. Ha parlato subito, anche prima dei nostri”.
E tuttavia il fatto che Letta abbia i suoi estimatori anche tra l’Udc e il Pd non può certo bastare a metterlo al riparo dai magistrati.
Così Berlusconi ieri ha immaginato una mossa a sorpresa, quella di chiedere a Giorgio Napolitano la nomina di Gianni Letta come senatore a vita.
Un passo che metterebbe il sottosegretario – oggi non coperto da alcuna guarentigia – al riparo dal pericolo di un arresto. È stata solo una tentazione, subito accantonata anche per il rifiuto dell’interessato, ma che la dice lunga sulla paura di Berlusconi per le prossime mosse della procura di Napoli.
Oltretutto anche il partito è in subbuglio, l’intero quadro si è fatto liquido.
Anche se il capo del governo continua ad dirsi sicuro che il rapporto “solido” con Umberto Bossi lo metta automaticamente “al riparo da qualsiasi tempesta”, nella maggioranza il pessimismo è palpabile.
Persino Denis Verdini, il regista dell’operazione Responsabili, l’uomo che ha garantito fin qui la tenuta della maggioranza, da qualche giorno gira in Parlamento con una cartellina sottobraccio.
Contiene un progetto dettagliato di riforma della legge elettorale, uno schema che trasporta a livello nazionale il Tatarellum in vigore per l’elezione dei consigli regionali.
Si tratta di un proporzionale con premio di maggioranza, preferenze e listino bloccato.
E se persino il Pdl, dove finora l’argomento era considerato tabù, si è arreso alla riforma della legge elettorale, significa che nessuno esclude più il voto anticipato nel 2012.
L’unico a credere ancora di poter arrivare a fine mandato sembra rimasto Silvio Berlusconi.
Ieri, come se nulla fosse, come se metà  degli elettori del Pdl non avesse votato Sì ai referendum, il Cavaliere ha intrattenuto i ministri a palazzo Chigi smentendo i sondaggi che lo danno a picco: “Tutte menzogne. Tra i leader europei sono in testa con il 43% di popolarità , segue la Merkel con 6 punti di distacco. Dopo tutto quello che è successo è quasi incredibile”.
Berlusconi snocciola quindi i dati dell’ultimo focus group organizzato da Alessandra Ghisleri dopo i referendum: “Quello che ha trascinato la gente a votare è stato il quesito sul nucleare, seguito da quello dell’acqua. I promotori hanno approfittato di un fraintendimento, gli elettori hanno creduto che raddoppiasse, con l’arrivo dei privati, il costo dell’acqua. Invece, del legittimo impedimento, non importava niente a nessuno”.
Comunque Berlusconi è soddisfatto perchè “da questo focus emerge che solo un quinto degli italiani ha votato ai referendum esprimendo una contrarietà  al governo. Tutti gli altri hanno scelto nel merito, sui temi concreti”.
Certo, Berlusconi è consapevole che le residue possibilità  di risalire la china sono legate alla riforma del fisco.
Così, per anticipare Tremonti, il Cavaliere si sta facendo preparare un piano alternativo sul fisco con il contributo di ministri ed esperti privati.
Pronto a metterlo sul tavolo se quello del ministro dell’Economia non dovesse soddisfarlo.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, elezioni, Giustizia, governo, Lavoro, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »

IL SEXY-GATE ORA TOCCA ALL’IDV: PRESTAZIONI SESSUALI IN CAMBIO DI UNA PROMESSA DI LAVORO IN PARLAMENTO

Giugno 17th, 2011 Riccardo Fucile

A BARI SCATTA UNA DENUNCIA A CARICO DEL SEN. PEDICA E DELL’ON. ZAZZERA DA PARTE DI UNA DONNA CHE   PARLA DEI RICATTI SUBITI…LA DENUNCIA PRESENTATA DAL RESPONSABILE PUGLIESE IDV DELL’OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’

La storia che emerge è un misto di sesso e politica, segreti e fragilità  umane.
Uno scenario tutto da dimostrare, naturalmente, al centro del quale si trova C. M., una donna di 31 anni che Cagnazzo incontra nell’aprile 2010 negli uffici baresi dell’Italia dei Valori.
“Dopo alcune frequentazioni”, scrive nella denuncia, “mi accorsi del fatto che versava in uno stato di non indifferente alterazione emotiva”, tant’è che in seguito, acquisita maggiore familiarità , “mi confidava di essere stata vittima di insistenti avances e ricatti da parte del senatore della Repubblica Stefano Pedica e del deputato Pierfelice Zazzera, entrambi iscritti all’Idv”. Personaggi non secondari. Zazzera, 43 anni, all’epoca dei fatti era parlamentare Idv e coordinatore regionale del partito in Puglia.
Mentre il senatore Pedica, 53 anni, ha una storia che parte dalla Democrazia cristiana, continua nell’Udr di Francesco Cossiga, e sfocia dopo la fondazione del Movimento cristiano democratici europei nel partito dipietrista.
“La stessa M.”, scrive Cagnazzo, “mi riferiva che, avendo partecipato in qualità  di simpatizzante a diversi dibattiti e conferenze, aveva conosciuto entrambi gli esponenti”.
E che tutti e due avrebbero iniziato, in tempi diversi, “a compulsarla con insistenti inviti e richieste di appuntamenti al di fuori dell’ordinaria attività  politica”.
L’intenzione della donna (“Laureata in giurisprudenza e inoccupata”) nell’accettare una serie di inviti, è a detta di Cagnazzo “comprendere se ci fossero opportunità  di lavoro”.
Tant’è che Zazzera, “avendone carpito lo stato di necessità  (…) continuò a tempestarla di telefonate e sms con ripetuti inviti a incontri clandestini”, svoltisi all’hotel A. di Massafra (Taranto) “dal maggio 2009 all’ottobre 2009”.
Circostanze, recita la denuncia, che “si possono evincere benissimo dai registripresenze del suddetto albergo”, e che comprenderebbero la promessa di Zazzera a M. “di farle ottenere un posto di lavoro presso l’ufficio legislativo del Parlamento “.
In cambio, si legge, l’onorevole “chiedeva favori sessuali”, e M., “per quanto mi ha riferito, proprio perchè versava in gravi difficoltà  (…) accettò di accondiscendere alle richieste”.
In questo contesto, dunque, va ambientata la seconda parte della vicenda.
A un certo punto, Cagnazzo racconta che Zazzera avrebbe invitato “M. a Roma presso il proprio alloggio privato dicendole che era necessaria la presenza di lei, sia perchè consegnasse il curriculum, sia per sottoscrivere (…) documenti finalizzati a perfezionare un rapporto di lavoro”.
L’onorevole, anche in quei giorni, avrebbe chiesto alla donna “insistentemente prestazioni sessuali, promettendole in cambio il proprio definitivo interessamento per la stipula di un contratto”.
Dopodichè, scrive Cagnazzo, “M., per quanto mi ha riferito, accettò di avere ancora un rapporto sessuale”.
Sentendosi però precisare da Zazzera che, “se avesse voluto guadagnare definitivamente il ruolo, avrebbe dovuto dedicare le medesime attenzioni sessuali al senatore Pedica”; il quale, “secondo quanto disse Zazzera, avrebbe anche lui messo la buona parola”.
Il resto è presto sintetizzato.
Pedica, denuncia Cagnazzo, avrebbe raggiunto la donna all’hotel M. di Brindisi.
Un incontro in cui “il senatore disse che per avere determinati benefici, avrebbe dovuto avere rapporti sessuali con lui”.
Da parte sua, si legge nella denuncia, “M. accettò ed ebbe, nel dicembre 2009, un rapporto sessuale con il senatore”. E sarebbe stato il preludio di un ulteriore appuntamento, “sempre a fini sessuali, nel gennaio 2010”.
Finchè, “constatando che nulla si muoveva sul fronte del lavoro, M. interruppe i rapporti anche telefonici con i due”.
Scoprendo in seguito, “con somma sorpresa, di risultare tra i candidati alle elezioni regionali 2010 per la Puglia, nella lista Idv, pur non avendo mai proposto nè tantomento accettato la propria candidatura”.
Per quest’ultimo aspetto, riferisce Cagnazzo assistito dall’avvocato Renato Bucci, la signora “mi disse di essersi rivolta a un legale”.
E sempre Cagnazzo, a seguito di questa vicenda, dichiara di essersi autosospeso da responsabile dell’Osservatorio Idv pugliese sulla legalità : “Cosa che avvenne nel maggio 2010”.
Ora tocca agli inquirenti il non facile compito di scoprire che cosa sia veritiero, e cosa eventualmente no, in questa brutta vicenda.
Una verifica che, per evidenti ragioni, si spera avvenga al più presto.

Riccardo Bocca
(da “L’Espresso“)

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