Dicembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
LA LETTERA DI AGNESE: “”PAOLO VIDE MANCINO E RESPIRO’ ARIA DI MORTE”
Non ho il titolo nè la competenza per commentare conflitti di attribuzioni sorti tra
poteri dello Stato, ma sento di avere il diritto, forse anche il dovere di manifestare tutto il mio sdegno per un ex Ministro, Presidente del Senato e vice Presidente del Csm che a più riprese nel corso di indagini giudiziarie, che pure lo riguardavano, non ha avuto scrupoli nel telefonare alla più alta carica dello Stato, cui oggi io ribadisco tutta la mia stima, per mere beghe personali”.
Agnese, la moglie del giudice Paolo Borsellino, che ha fatto del silenzio la sua religione, ha deciso di parlare. “Una bomba, per chi saprà capirlo”, mi ha detto.
In questi vent’anni senza suo marito ha fatto pochissime dichiarazioni, non ha frequentato le vuote passerelle delle commemorazioni di rito, nè tantomeno i salotti buoni e chiacchierati di Palermo.
à‰ rimasta a casa, con i suoi figli e con le foto e i ricordi di Paolo.
Ma non ha mai smesso di lottare per giungere ad una “verità vera”.
E alle telecamere di Servizio Pubblico dice: “Non sorprende che l’attenzione dei media si sia riversata sul Quirinale, ma il protagonista di questa triste storia è solo il signor Mancino, abile a distrarre l’attenzione dalla sua persona e spregiudicato nel coinvolgere la Presidenza della Repubblica in una vicenda giudiziaria, da cui la più alta carica dello Stato doveva essere tenuta estranea. Oggi io, moglie di Paolo Borsellino, mi chiedo: chi era e quale ruolo rivestiva l’allora Ministro dell’Interno Nicola Mancino, quando il pomeriggio del primo luglio del ’92 incontrò mio marito? Perchè Paolo rientrato la sera di quello stesso giorno da Roma, mi disse che aveva respirato aria di morte? ”.
Agnese chiede di rompere.
E chi la conosce sa quanto sia granitica la sua riservatezza, quanto negli anni abbia pesato attentamente ogni singola parola che riguardasse la strage di via d’Amelio, per timore che il suo diritto alla verità e il dolore della sua famiglia venissero strumentalizzati.
Eppure l’altra sera qualcosa è successo, perchè la signora Borsellino ha accettato di parlarmi, in un momento difficilissimo della sua vita, con un messaggio che lei stessa ha definito “una bomba, per chi saprà capirlo”.
Mi chiede però di non riprendere nulla, nè il volto, nè le mani, nè il foglio e neppure un centimetro della sua casa. Desidera rispettare fino in fondo la scelta di essere una presenza assenza.
Così vorrebbe Paolo.
Queste le sue parole, dette con voce ferma e occhi bagnati.
Francesca Fagnani
(da “Servizio pubblico”)
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Dicembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
ESSERE SULLA SCENA PER LUI E’ QUESTIONE DI VITA O DI MORTE…SAPER TRAMONTARE E’ LA SAGGEZZA PIU’ GRANDE
Nietzsche afferma che la saggezza più grande per un uomo è quella di saper uscire di scena al momento giusto.
Questa massima non sembra ispirare il nostro ex Presidente del Consiglio.
Nel caso di Berlusconi essere sulla scena sembra una questione di vita o di morte”. Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano, fotografa le ragioni psicologiche che stanno dietro ai comportamenti di Berlusconi (di cui si è occupato in molti dei suoi saggi), alle tante annunciate uscite di scena e altrettanti ritorni in campo.
Professor Recalcati, perchè Berlusconi non molla?
Uscire di scena, saper tramontare, è la saggezza più grande perchè rivela la capacità di non credere troppo al proprio Io, a quell’Io che crediamo di essere. Sappiamo che le vecchie glorie del passato fanno fatica a scegliere la via del tramonto restando aggrappate disperatamente ai sembianti del loro antico prestigio.
Ci vuole una potenza nevrotica enorme per tenere in ostaggio ancora una volta un intero paese.
Per Berlusconi è questione di vita o di morte. Senza l’Io illuminato dai riflettori e dai sondaggi di popolarità sarebbe costretto a confrontarsi con il senso dei propri limiti e della propria morte. Per questa ragione il palcoscenico televisivo non era più sufficiente e doveva necessariamente dilatarsi nell’arena politica. Certo si trattava di difendere i proprio interessi economici. Ma non solo. Si trattava di difendere anche la propria immagine fallica.
Oggi, cosa sta cercando di salvare rimanendo sulla scena?
Deve salvare la propria potenza fallica dal declino alla quale essa è fatalmente consegnata. Il fantasma berlusconiano incrocia quello del marchese De Sade: rendere il godimento eterno, sottratto allo scorrere del tempo e alla morte. Da questo punto di vista l’impossibilità di congedarsi definitivamente dalla sua carriera politica – come invece fece a suo tempo Prodi – non segnala tanto l’attaccamento al potere, ma l’impossibilità di esistere senza occupare la scena del mondo come protagonista. La psicoanalisi chiama questo angoscia di castrazione.
Ma perchè negli ultimi mesi ha cambiato idea e posizione prima di tutto sul suo futuro tante volte?
È difficile rispondere a questo. Quel che è certo è che quest’uomo non sa accettare la dimensione finita dell’esperienza, la dimensione del lutto. Questa incertezza è dovuta al fatto che pur sapendo che il suo tempo è politicamente esaurito, da una parte percepisce, dall’altra lo nega.
Cosa vuol dire questo per l’Italia?
Deleuze diceva che non c’è niente di peggio che scoprirsi prigionieri del sogno di un altro. È quello che rischiano gli italiani con una nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Ma come mai ha ancora tanta forza, che nessuno, a cominciare dal suo partito, è in grado di fermarlo?
Come padre titanico non ha fatto crescere figli. Piuttosto li mangia: basta pensare al povero Alfano.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
CONDANNATO MA PRESCRITTO L’EX GOVERNATORE FAZIO… CONFERMATE ANCHE LE CONDANNE PER SACCHETTI E CONSORTE
La Cassazione ha annullato, con rinvio a nuovo processo, l’assoluzione degli undici
imputati, tra cui l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, per la tentata scalata di Unipol a Bnl.
Confermate invece le condanne per Ivano Sacchetti (un anno e sei mesi) e Giovanni Consorte (un anno e sette mesi) per insider trading.
PRESCRIZIONE IL 19 DICEMBRE
Il processo d’appello bis disposto dalla Cassazione dovrebbe essere incentrato sul reato di aggiotaggio, su cui però scatterà la prescrizione il prossimo 19 dicembre, secondo calcoli della stessa Cassazione.
Insieme a Fazio dovrebbero tornare a processo Vito Bonsignore, Francesco Gaetano Caltagirone, Carlo Cimbri, Danilo Coppola, Guido Leoni, Ettore e Tiberio Lonati, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto.
IL RICORSO
I giudici della Quinta Sezione Penale della Cassazione hanno accolto il ricorso della Procura generale di Milano: la Corte d’Appello del capoluogo lombardo il 30 maggio scorso aveva fatto cadere il reato di aggiotaggio con le 11 assoluzioni, riducendo anche le pene per Consorte e Sacchetti (condannati rispettivamente a tre anni e dieci mesi e a tre anni e sette mesi in primo grado). Con la sentenza di oggi è stata anche confermata la condanna della società Unipol al pagamento di 420mila euro.
L’ACCUSA
Unipol, insieme ad altre società , era accusata di violazione della legge 231 del 2001 che impone alle aziende di predisporre modelli organizzativi atti a prevenire reati. Unipol e alcune banche amiche nell’estate del 2005 avrebbero stretto irregolarmente un patto per garantire al gruppo di via Stalingrado il controllo dell’ex banca del Tesoro. Il 23 settembre 2005 la prima audizione di Consorte, allora presidente Unipol: qui le varie tappe della vicenda.
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