Agosto 24th, 2013 Riccardo Fucile
VERDINI, QUAGLIARIELLO, LUPI, GLI AVVOCATI. TUTTI IN VILLA PER CERCARE LA SOLUZIONE IMPOSSIBILE
Un ostaggio. Con la villa di Arcore che è già diventata, ormai da due settimane, la sua prigione. 
E che oggi sarà teatro del super vertice (ore 13:30, previsto un pranzo leggero) dove — almeno stando a chi vi parteciperà — si deciderà tutto: la sorte del Cavaliere e del partito, elezioni o morte. O, forse, anche no.
“Ci sarà l’intero stato maggiore — ha confermato Maurizio Lupi dal Meeting di Rimini — e faremo una valutazione di tutti i problemi, decideremo passo dopo passo, insieme a Berlusconi”.
Lui, invece, si sente solo, nonostante la presenza costante di Maria Rosaria Rossi, della fidanzata Francesca Pascale e dell’immancabile barboncino Dudù.
Sono ore drammatiche per Berlusconi.
Per la prima volta — forse — è consapevole di essere arrivato al capolinea del suo ventennio, incapace di uscire dall’angolo.
Un leone in gabbia, lo descrivono quelli che vanno a trovarlo come si fa con un malato il cui ristabilirsi resta in dubbio: a tutti ripete la stessa litania.
Quella di un uomo che non si capacita di come sia stato possibile l’aver creato “un impero mediatico, poi politico”, un partito, una pletora di parlamentari che devono solo a lui l’elezione e uno stuolo di avvocati al suo servizio e lautamente pagati… eppure, alla fine, sarà lui a pagare.
Il solo, l’unico a rischiare le patrie galere o, comunque, l’uscita di scena non onorevole.
Diversa da quella che avrebbe voluto, con un riconoscimento di “ciò che ho fatto per questo Paese” che ancora, in qualche modo, attende da Napolitano.
E che invece non arriva. Uno stato d’animo, dunque, di profonda prostrazione quello che sta provando in queste ore un Silvio Berlusconi deciso — certo — a non mollare, ma anche senza una via d’uscita all’orizzonte.
Nemmeno la vicinanza del tecnico del Milan, Massimiliano Allegri, che spera “di regalargli qualche vittoria” all’esordio in campionato l’hanno tirato su di morale. Comprensibile, quindi, che la sua ira segni nelle ultime ore un crescendo rossiniano. Ieri sono andati a trovarlo Marina e Pier Silvio, entrambi molto preoccupati della tenuta psicologica paterna e anche della svolta che questa vicenda potrà avere sia sulla famiglia sia sulle aziende.
Pier Silvio — dicono — sarebbe un fautore della persistenza del Pdl nel governo, mentre Marina non si sarebbe espressa, conscia però che con il Pdl al governo, seppur impastoiato nelle larghe intese, la tenuta delle aziende, in particolare di Mediaset, si sia rinsaldata nelle quotazioni di Borsa in modo consistente.
Un dettaglio non trascurabile che oggi metteranno sul tavolo anche Gianni Letta e Fedele Confalonieri, due “super colombe” che cercheranno in ogni modo di farlo ragionare: le elezioni, ora, non possono che rappresentare un rischio non calcolato.
E poi, andare a votare vuol dire scegliere di far uscire il Cavaliere dal Parlamento. Potrebbe restare capo della coalizione, certo, ma poi?
Eppure, la “banda dei 4+1” che soffia da giorni sul fuoco della sua ira (D’Alessandro, l’ex addetto stampa ora deputato, Capezzone, Verdini, la Santanchè e un redivivo Minzolini in veste di consigliere politico) lo stanno spingendo verso le urne.
Si sparano anche delle date, quella utile sarebbe il 24 novembre, una pura follia per quelli che accanto a lui ancora ragionano.
Scartate definitivamente, comunque, le strade della grazia e delle dimissioni volontarie da senatore.
Invece, resta in piedi l’ipotesi di portare la legge Severino davanti alla Corte costituzionale per annullarne la retroattività .
Secondo quanto riferiscono quelli che parteciperanno al summit di oggi (ci sarà anche Quagliariello) si farebbe sempre più forte la possibilità che Berlusconi chieda di essere ascoltato dalla Giunta per le Immunità del Senato, forse lo stesso 9 settembre. Un diritto di difesa che spetta al parlamentare, del tutto volontario, e che i commissari non possono rifiutare.
Sarebbe questa l’occasione per presentare e illustrare la memoria difensiva, su cui i suoi legali stanno lavorando da giorni e che sarà consegnata la prossima settimana. “Non vogliamo la crisi — chiude Quagliariello — e crediamo che, alla fine, il buon senso prevarrà ..”.
Oggi, ad Arcore, l’ira funesta del pregiudicato e la sua sete di vendetta potrebbero, dunque, restare di nuovo frustrate.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 24th, 2013 Riccardo Fucile
E FRANCESCHINI RIUNISCE LA SQUADRA PD
Ha già immaginato le contromisure: ricorsi al Tar e una campagna da vittima della «persecuzione giudiziaria».
Del resto anche nel Pd hanno capito l’aria che tira e non stanno fermi a guardare. Tanto che ieri Dario Franceschini ha riunito tutti i ministri del Pd per serrare le file.
Eppure, a dispetto dei tamburi di guerra, amplificati dai falchi Pdl, la verità è che una scelta Berlusconi non l’ha ancora compiuta.
Anzi, proprio oggi pomeriggio, al summit di Arcore, andrà in scena un confronto serrato tra i moderati filogovernativi e l’ala Santanchè-Verdini- Capezzone.
Ci saranno tutti, in prima linea i ministri Alfano, Lupi, Quagliariello, De Girolamo, Lorenzin, che la volta scorsa non erano stati invitati.
Un fronte di colombe deciso a non farsi mettere sotto: «Noi siamo con te, siamo disponibili a dimetterci se ce lo chiedi, ma la crisi sarebbe incomprensibile per gli italiani. E le elezioni Napolitano non ce le darebbe mai».
Ai moderati ha fatto ieri da battistrada Gianni Letta, salito a villa San Martino anche per riferire del colloquio avuto due giorni fa con Napolitano
Raccontano di un Berlusconi combattuto, pronto a vendere cara la pelle ma non insensibile alle sirene moderate.
Anche perchè le colombe non sono sole.
Ieri sono tornati alla carica gli avvocati, ma soprattutto i figli. Che gli hanno consigliato «prudenza », perchè lo scontro metterebbe a rischio «non solo il futuro delle aziende ma anche la tua libertà ».
Su questo punto hanno insistito molto Ghedini e gli altri avvocati. Suggerendo un sentiero concordato, senza traumi.
Certo, il presupposto dovrebbe essere l’allontanamento del voto in giunta sulla decadenza di Berlusconi.
A quel punto si aprirebbero diversi scenari, primo fra tutti l’affidamento ai servizi sociali. Una soluzione che il collegio di difesa sponsorizza caldamente.
Perchè, contrariamente alla grazia (che comunque il Cavaliere è deciso, stradeciso a non chiedere per non “umiliarsi”), l’affidamento cancellerebbe gli effetti penali della condanna.
E al termine di nove mesi molto tranquilli – si ipotizza che il massimo della fatica per Berlusconi sarebbe doversi sottoporre una volta a settimana a un colloquio con un assistente sociale – il Cavaliere tornerebbe sulla scena candeggiato.
Ma questo film, per poter essere proiettato, necessita dell’accordo con il Pd per evitare un voto nella giunta e per rimandare alla Corte costituzionale la legge Severino.
E al momento quest’intesa è molto lontana. Anzi, i segnali che arrivano dal Nazareno non sono affatto tranquillizzanti per Berlusconi, come hanno dimostrato ieri le parole nette del responsabile organizzativo Davide Zoggia: «Il Pdl insiste nel cercare dal Pd ciò che non può ottenere, perchè è contro la legge. È ora di dire basta».
Anche i montiani, nonostante il ministro Mario Mauro si spenda per l’amnistia e ogni possibile apertura al Cavaliere, hanno deciso pollice verso.
E Benedetto Della Vedova, unico membro di Scelta Civica nella giunta, ha già detto ai suoi che non intende fare sconti
Persino nel governo non tira la solita aria tranquilla. Certo, nel Consiglio dei ministri di ieri nessuno ha fatto cenno alla spada di Damocle incombente, lo stesso Enrico Letta ha fatto finta di nulla e poi è partito a razzo per Pisa.
Ma i ministri del Pd, per la prima volta, hanno sentito il bisogno di riunirsi tra di loro una volta finita la seduta.
Davanti a Massimo Bray, Andrea Orlando e Flavio Zanonato, il “capodelegazione” Dario Franceschini ha fatto il classico discorso da spogliatoio prima del match finale: «Dobbiamo essere molto uniti tra di noi e determinati nel rivendicare i risultati dell’azione di governo. Perchè sia chiaro, nel momento di un’eventuale crisi, che la scelta sarà tra Berlusconi e continuare il lavoro per l’Italia. E per noi l’Italia vale più di tutto».
Poi ha parlato il ministro dell’Ambiente, Orlando, chiedendo che la delegazione si presenti con una posizione «politica» univoca su tutti i temi caldi sul tappeto – dall’Imu alla cassa integrazione, agli esodati – in modo da presentare al Pdl un fronte compatto.
E tanto ha fatto breccia che martedì prossimo, prima della decisiva riunione del governo che dovrà trovare la soluzione sull’Imu, i ministri del Pd si vedranno con il segretario Epifani proprio per concordare una linea del Piave del partito.
Il timore infatti è che il Pdl, se il Cavaliere dovesse decidere di staccare la spina, approfitti delle divergenze sull’Imu per rendere più presentabile all’opinione pubblica la crisi di governo.
Insomma, è come se i due eserciti si stessero schierando per la battaglia.
E Berlusconi ha fatto sapere di attendere i sondaggi che ha commissionato su uno scontro che lo veda contrapposto sia a Renzi sia a Letta.
Il clima insomma è plumbeo.
«Oggi il Consiglio dei ministri è filato via liscio – sospira il centrista Giampiero D’Alia – ma solo perchè tutti sanno che i veri problemi sono fuori di qui».
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
NELLA CLASSIFICA ALEXA DEI SITI PIU’ SEGUITI IN ITALIA, SIAMO ARRIVATI AL 15.500° POSTO… FORZA SILVIO.IT 15.650, SEL 15.972, IL GIORNALE D’ITALIA DI STORACE 20.222, FRATELLI D’ITALIA 27.905, RENZI 31.526, LEGA NORD 39.086, SCELTA CIVICA 49.582
Un altro sorpasso di Destradipopolo.net certificato dalla classifica del sito
internazionale specializzato Alexa (che monitora diversi milioni di siti) stabilendone una classifica in base alle visite
Raggiungendo oggi il 15.500° posto le frecce tricolori di destradipopolo sorpassano gli aerei balneari del più importante sito di area berlusconiana, ovvero forzasilvio.it che è piazzato al 15.650° posto.
Non solo: abbiamo addirittura superato il sito ufficiale di Sinistra ecologia e libertà (partito che naviga intorno al 5-6%) che è piazzato al 15.972° posto.
Per finire aumentiamo il distacco con i siti del Giornale d’Italia di Storace 20.222, Fratelli d’Italia 27.905, Matteo Renzi 31.526, con il sito ufficiale della Lega Nord 39.086 e quello di Scelta Civica 49.582.
Siamo avanti anche al sito di un noto giornalista come Luca Telese 44.822 e a politici di prima grandezza come Santanchè, Brunetta, Alfano, Carfagna, Enrico Letta che sono ancor più distanziati, oltre la linea dei 100.000.
Un grazie a tutti i nostri lettori: considerando la differenza di mezzi e il “sostegno” di cui godono quei siti da parte della loro area di riferimento, il nostro è davvero un piccolo miracolo che va premiare una linea di informazione indipendente e scomoda.
Una destra diversa è possibile.
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
DIECI ORE DI LAVORO AL GIORNO… E DOPO ANNI RITORNANO GLI ITALIANI NEI CAMPI
A 50 anni Antonia pensava di non dover più vedere il mondo a testa in giù.
E invece, dieci anni dopo l’ultima volta, è tornata a guardare la sua vita rovesciata: le gambe divaricate, la testa che a fatica si piazza all’altezza delle ginocchia, le braccia che si stendono nella terra, le dita che intercettano i frutti rossi facendo attenzione a evitare quelli più verdi.
Così Antonia è tornata a raccogliere i pomodori.
«Avevo detto basta, per pochi spiccioli non posso fare la schiava. Ma non lavoravo da due mesi, nè in campagna nè come stiratrice. E allora questi 20 euro al giorno a casa fanno comodo. Ma non alla mia schiena».
Antonia è una degli oltre 800 italiani che, testimonia la Flai-Cgil, da quest’anno sono tornati nei campi del foggiano per il lavoro più faticoso, quello peggio pagato, e per questo appaltato ormai da anni dai caporali.
Agli schiavi, prima africani e poi est-europei. «Italiani non se ne vedevano da tempo: oggi invece sono almeno 800-900» spiega Daniele Calamita, segretario generale del sindacato.
«Li spinge la crisi, la drastica diminuzione delle giornate di lavoro in campagna. La disperazione: accettano paghe inaccettabili »
Antonia guadagna, a nero chiaramente, 20 euro per una giornata di lavoro che dura anche dieci ore.
In realtà sono 25 euro, ma 5 vanno al caporale per il trasporto dalla città alla campagna, andata e ritorno.
Il compenso è lo stesso di Emanuele, trentenne, che in un campo poco distante lavora alla guida di una macchina. Eppure Antonia ed Emanuele sono fortunati.
Dormono in una casa. Un privilegio per i lavoratori del triangolo del pomodoro – Foggia, San Severo, Cerignola – un luogo dove i diritti di chi lavora sono nati, si sono formati, sono stati conquistati e invece 60 anni dopo si sono storti tutti, ammaccati, deturpati.
Così a Cerignola, paesone da più di 50mila abitanti, in pieno centro vivono 12 persone in uno sgabuzzino senza bagno.
Come servizi, vecchie bombole del gas: hanno fatto un foro nella parte superiore e dopo l’uso le svuotano in un tombino per strada.
Qui sotto ci vivono otto uomini, tre donne e una bambina di un anno e mezzo: è suo il body bianco che hanno messo fuori ad asciugare, involontario ed efficace monumento a una barbarie. Questo scantinato viene affittato ai rumeni da un italiano per 200 euro al mese. Dorina invece, tre civici più in là , paga 300 per 15 metri quadrati.
È qui che vivono gli schiavi d’Italia. Gli schiavi bianchi. Bulgari e rumeni, alcuni ucraini.
Hanno il marchio Ue, ma sono comunque disperati.
Secondo le rilevazioni della Cgil sono 15mila in questa zona, 7.900 solo i rumeni. Guadagnano 3 euro per ogni cassone da 50 chili di pomodori. In media per raccoglierne uno, si impiega un’ora e dieci di lavoro.
Complessivamente fanno poco più di 20 euro per otto ore.
La giornata è strutturata in due turni: dalle 5 alle 11 e poi dalle 16 fino al buio.
Ciascun lavoratore paga in anticipo 125 euro per il viaggio di andata e ritorno dal loro Paese più 20 euro a settimana per l’alloggio in Puglia. In tasca rimangono non più di 10 euro al giorno. Come si vive? «Con tre euro possono dormire qui da noi» dice Vito Colangione, il direttore di uno dei tre alberghi diffusi che la Regione ha voluto.
Sono un miracolo: prefabbricati puliti, i bagni, non bisogna pagare extra. Ma i numeri sono praticamente nulli: coprono meno di 200 posti letto a fronte di una forza lavoro che supera le 25mila unità di migranti.
La Cgil ha proposto di realizzare un eco-villaggio che sostituisca le baraccopoli dove oggi vivono gli africani, che prima erano egemoni.
E invece sono diventati minoranza. «Danno ricchezza e l’Italia li accoglie così…», commenta Diego De Mita, presidente provinciale dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) che nel ghetto di Rignano si batte per acqua, bagni, come se fosse l’Africa. Invece è Italia
«Gli africani – spiega Colangione – ormai sono il 10 per cento. Nel nostro centro, su 56 posti sono tutti rumeni e bulgari. Tre i tunisini».
Non è un dettaglio, perchè il cambio di passaporto della schiavitù ha mutato la distribuzione geografica dei migranti. «Non vivono più nelle campagne, ma in città ». Al Penny Market, discount all’ingresso di Cerignola, l’80 per cento dei clienti sono bulgari e rumeni. «Scegliamo i prodotti per loro: tutto in scatola, oppure wurstel. E ovviamente alcol. Tantissimo alcol». Fanno impressione le macchine: una su cinque ha targa dell’Est. «La convivenza – continua Colangione – sta diventando complessa. Se le istituzioni continuano a fare finta di non vedere, si rischia una guerra di disperazione»
E disperati erano i ragazzi che ieri mattina piantavano finocchi proprio davanti l’albergo diffuso di Cerignola.
C’era il padrone a controllare, accanto i suoi due nipoti dodicenni che guidavano una Fiat Blu. «Li tengo qui per capire se da grandi vogliono coltivare. Se piace il mestiere. Devono imparare che devono stare qui perchè bulgari, rumeni, italiani, queste non sono persone, vedi che innesto di merda ha fatto, queste sono bestie».
Disperato era anche il ragazzo italiano che ha urlato per un’ora mercoledì nella speranza che arrivassero presto i soccorsi: quando sono arrivati il suo collega Ahmed El Mardi, 45 anni, raccoglitore clandestino di pomodori, era già morto.
Stroncato da un infarto mentre guardava il suo sogno a testa in giù.
Giuliano Foschini
(da “la Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELLA CONSULTA: “LA COSTITUZIONE PREVEDE UGUAGLIANZA E RISPETTO DELLA LEGALITA’, ILLUSORIO CERCARE UN’ANCORA DI SALVEZZA”
“S’illude, il Cavaliere, se vede la Carta come “un’ancora di salvezza”. Lì, per lui, nella situazione attuale, “non c’è nulla”.
È questa l’opinione dell’ex presidente della Consulta Ugo De Siervo.
Nessuno strumento, nella Costituzione, per risolvere la situazione giudiziaria del Cavaliere?
“No, ma ormai siamo abituati a un uomo che ha una notevole fantasia. Lì è indicato, con estrema chiarezza, il principio di uguaglianza e di rispetto della legalità ordinaria e costituzionale. L’articolo 54 dice perfino che chi svolge funzioni pubbliche deve farlo “con disciplina e onore”, al di là del rispetto delle leggi. Per chi abbia responsabilità politiche i contenuti fondamentali sono questi”.
Non vede vie d’uscita, come la grazia, per cancellare il debito dell’ex premier Berlusconi con la giustizia?
“Intanto dovrebbe cominciare a dare seriamente esecuzione a questo debito. Per ora questa persona, condannata a ben quattro anni per un delitto serio, sta semplicemente minacciando la stabilità del governo, ma non ha dato alcun segno di accettazione di una condanna definitiva, nè ha cominciato neppure a scontare ciò a cui lo Stato lo ha condannato. In più, è coinvolto in tante altre vicende indagate dalla magistratura. Tutto è possibile comunque, ma ciò dipende dall’autonoma sensibilità e capacità valutativa del presidente della Repubblica”.
Per Berlusconi Napolitano dovrebbe, motu proprio, concedergli una grazia totale, che copra condanna e pene accessorie, evitando la decadenza dasenatore. È costituzionalmente possibile?
“Mi sembra proprio di no. Intanto perchè pretenderebbe di vedersi applicare la grazia senza aver accettato minimamente la responsabilità che lo ha portato alla condanna, anzi avendo parlato di un abuso delle magistrature. Poi, l’eventuale decadenza non è una pena accessoria. Ciò che la legge Severino prevede non è riconducibile a un intervento presidenziale”.
La grazia cancellerebbe solo la pena?
“Quella, ed eventualmente alcune pene accessorie, ma non la previsione della decadenza e della successiva incandidabilità , che riguardano l’articolo 51 della Costituzione, e non il 25. Non si tratta di una pena, ma di una scelta del Parlamento, dove non si vogliono far entrare persone che abbiano pesanti carichi penali addosso”.
Nella Carta vede altri salvacondotti per un condannato, come la possibilità di commutare la pena in un corrispettivo economico?
“La grazia è uno strumento polivalente. In astratto molte cose sono possibili. Ma, in concreto, non riesco a vedere per ora alcuna possibilità , poichè l’interessato non ha accettato la sentenza, anzi ne ha dato una lettura assolutamente eversiva, quindi più ostativa all’esercizio di un tentativo, anche largo, di venire incontro alle sue esigenze”.
Berlusconi preme su Napolitano che avrebbe il dovere digarantire la sua agibilità politica. Il presidente ha gli strumenti costituzionali per farlo?
“L’espressione ‘agibilità politicà è assolutamente impropria, non vuol dir niente. Nella nostra storia nazionale conosciamo grandi leader che sono stati in carcere e non hanno smesso di essere punto di riferimento dei movimenti a cui appartenevano. È stato detto e scritto tante volte che le sentenze sarebbero state accettate e che il destino personale di Berlusconi non avrebbe inciso sulle vicende politiche. È stato detto e scritto proprio da parte di chi adesso chiede un’applicazione assolutamente anomala della grazia o della trasformazione della pena. Quindi è ben difficile credere alla serietà delle affermazioni attuali”.
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
SCOPPIA UN CASO POLITICO: “UN FAVORE TRA ESPONENTI PDL”
La Regione assegna 4 milioni di euro alla fondazione Ravello, presieduta dal capogruppo Pdl alla
Camera, Renato Brunetta, e scoppia un caso politico.
Il segretario regionale di Sel, Arturo Scotto, accusa il presidente Caldoro di “aiutare i suoi amici”.
Il Pd annuncia un’interrogazione urgente in consiglio regionale. E Renato Brunetta querela il segretario provinciale del Pd di Salerno, Nicola Landolfi, che aveva paragonato il finanziamento a “una rapina a mano armata”.
La querela giunge al culmine della polemica contro la Regione sollevata dai vendoliani e dai democratici.
Il capogruppo regionale Pd Raffaele Topo spiega che alla ripresa dei lavori del consiglio il gruppo depositerà l’interrogazione per conoscere i criteri e le procedure utilizzate per l’assegnazione dei fondi.
“C’è un problema politico – spiega Topo – abbiamo perplessità sulle procedure adottate nella delibera”. Ancora accuse alla giunta di Caldoro, sebbene meno dirette rispetto a quelle di Sel.
I 4 milioni per Ravello rientrano in un programma di interventi di promozione culturale da 66 milioni, deciso dalla Regione nell’ambito del Pac, il Piano azione coesione varato dal governo per riprogrammare i fondi europei e impedire che andassero perduti per i ritardi delle regioni meridionali.
Assieme alla Fondazione Ravello, i destinatari dei finanziamenti, deliberati dalla giunta regionale il 12 luglio, sono il Comune di Napoli (11 milioni di euro per il Forum delle Culture), la stessa Regione (5 milioni per il Forum), il Teatro San Carlo (11 milioni), la fondazione DonnareginaMuseo Madre (6 milioni), il Teatro Mercadante (2 milioni), la fondazione Campania dei festival (10 milioni), la fondazione Giffoni Film festival (4 milioni), la Film commission (4 milioni), l’Ente ville vesuviane (500 mila euro), più altre attività e programmi di valorizzazione turistica e culturale (i restanti 8,5 milioni).
Per il segretario regionale di Sel “se Brunetta tiene davvero allo sviluppo di Ravello, deve fare un passo indietro, almeno fino a quando fa il capogruppo Pdl a Montecitorio”.
L’ex ministro – che di Ravello è anche cittadino onorario al pari di Jaqueline Kennedy, Gore Vidal, Hillary Clinton e anche Domenico De Masi e che in zona possiede una villa di massimo pregio – guida da dicembre 2011 l’ente costituito da Regione, Comune di Ravello, Provincia di Salerno, Ept di Salerno e Direzione regionale dei beni culturali della Campania per promuovere eventi e gestire i luoghi della cultura in costiera amalfitana.
A cominciare dall’auditorium Oscar Niemeyer che ora, proprio grazie a un protocollo firmato appena due mesi fa, è affidato all’ente di Brunetta.
In una nota, Palazzo Santa Lucia precisa che i soldi destinati alla fondazione presieduta da Brunetta riguardano non solo il territorio comunale di Ravello, ma tre beni monumentali (auditorium, villa Episcopio e villa Rufolo) che fanno rete con l’intera costiera amalfitana, patrimonio Unesco.
“I quattro milioni – spiegano dalla Regione – sono stati solo assegnati e verranno materialmente messi in campo solo dopo le valutazioni e i controlli di efficacia ed efficienza, e saranno spalmati in almeno due anni, cioè, in proporzione meno degli anni passati”.
Ma Sel non ci sta: “Cosa accadrà quando l’ex ministro avrà a che fare con la pubblica amministrazione? – si chiede Scotto – . Brunetta non è certo un personaggio esterno ai giochi politici come il suo predecessore Domenico De Masi. Per il bene di Ravello, si dimetta dalla Fondazione”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
SI SENTE ARIA DI ELEZIONI E SI TORNA A PARLARE A SPROPOSITO.. QUANDO MARONI PRECONIZZAVA 2,5 MILIONI DI ARRIVI E NE SONO ARRIVATI SOLO 60.000 IN TRE ANNI…GLI ARRIVI SONO DIMINUITI NEGLI ULTIMI DUE ANNI DEL 10% MENTRE LE RIPARTENZE SONO AUMENTATE DEL 20%…ALFANO E MARONI HANNO CREATO IL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E POI SI LAMENTANO DEL COSTO DI CHI E’ DETENUTO SOLO PER QUEL REATO
Ieri al meeting di Rimini il vice-presidente del Consiglio, Angelino Alfano, ha proposto di far pagare vitto e alloggio dei detenuti stranieri ai paesi da dove provengono gli immigrati.
Ci sono quasi 25.000 detenuti stranieri nelle carceri italiane. Non pochi di questi si trovano in questa condizione per il solo fatto di essere entrati illegalmente nel nostro paese, grazie al reato di immigrazione clandestina introdotto da un governo di cui Alfano faceva parte.
Quasi tutti questi detenuti sono in carcerazione preventiva, messi in prigione senza quel “giusto processo” che oggi il vice-presidente del Consiglio torna nuovamente ad invocare per chi è già passato attraverso ben tre gradi di giudizio.
Solo uno straniero su dieci può accedere a quelle forme alternative alla detenzione che oggi Alfano vorrebbe per altri conciliare addirittura con la presenza in Parlamento.
Come pensa il ministro di farsi liquidare i quasi 250 milioni che sarebbero richiesti per pagare vitto e alloggio per un anno ai più di 12.000 detenuti africani presenti nelle nostre prigioni?
A chi chiederà Alfano questi soldi in Egitto? E nei paesi dell’Africa sub-sahariana dove il reddito pro-capite è di circa un euro al giorno contro i 50 del costo medio della detenzione in Italia?
Vuol far morire di fame questi detenuti per riportarli alle condizioni dei paesi d’origine? Oppure vuole abbassare ulteriormente il salario dei secondini?
E perchè al “meeting dell’amicizia” nessuno ha avuto alcunchè da ridire su questa proposta
Dopo aver per mesi insultato il ministro Kyenge, nei giorni scorsi la Lega ha deciso di promuovere un referendum per abolire il ministero dell’Integrazione.
In verità la Lega ha da anni agito consapevolmente per abolire l’integrazione degli immigrati. Il linguaggio cruento, il terrore sparso tra la popolazione autoctona, le leggi promulgate quando era al governo hanno un comune denominatore: impedire una qualsiasi forma di integrazione.
Bene ricordarsi di quando l’allora ministro degli Interni Maroni, in compagnia del ministro della Difesa La Russa, preconizzava sbarchi biblici dal Nordafrica, con due milioni e mezzo di lavoratori stranieri pronti a sbarcare dalla sola Libia.
Ci sarebbero voluti almeno 12.500 barconi (quando oggi l’intera Marina militare italiana non dispone di più di 50 navi), con 200 persone a bordo ciascuna, roba da rendere il canale di Sicilia più ingolfato del grande raccordo anulare nelle ore di punta.
A cosa serviva sparare cifre alla cieca, prive di qualsiasi riscontro con la realtà , se non a mobilitare gli italiani contro le legioni straniere?
Bene ricordare che da allora sono sbarcate in Italia in più di tre anni circa 60.000 persone, molte delle quali sono poi emigrate altrove o tornate in patria
La legge Bossi-Fini, che oggi Lega e Pdl difendono strenuamente, non impedisce certo l’immigrazione clandestina, ma sembra fatta apposta per far permanere illegalmente decine di migliaia di immigrati nel nostro Paese, una condizione spesso contigua al coinvolgimento in attività criminali, mentre gli immigrati regolari hanno tassi di criminalità in linea con quelli della popolazione italiana.
La riduzione della criminalità e della popolazione carceraria straniera (dunque dei costi della detenzione a carico del contribuente) passano proprio attraverso la regolarizzazione. Uno studio condotto dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti (www.frdb .o r g ) mostra che coloro che si sono visti rifiutare la domanda di regolarizzazione nel “click day” del 2007 solo perchè sono riusciti ad accedere al sito del ministero degli Interni pochi secondi dopo le 8 e 29 (a Milano) o le 8 e 10 (a Napoli) hanno tra il doppio e il triplo della probabilità di commettere reati gravi nell’anno successivo rispetto a coloro che si sono visti accettare la domanda.
Sono da noi e non possono lavorare. Di qualcosa dovranno pur vivere…
L’integrazione è quindi fondamentale per gestire meglio l’immigrazione, per renderla non solo economicamente (lo è già , dato che contribuisce a più del 10% del nostro reddito nazionale), ma anche socialmente sostenibile.
Da quando è iniziata la crisi, i flussi in entrata, gli arrivi di immigrati, sono fortemente diminuiti (attorno al 10 per cento in meno all’anno) e quelli in uscita sono aumentati (quasi +20% nel 2012).
Per questo oggi è fondamentale concentrarsi sull’integrazione di chi è già da noi.
Non è detto che sia necessario un ministero dell’integrazione, soprattutto se privo di risorse e di poteri come quello creato con un forte connotato simbolico dal governo Letta. Più che un ministero serve una politica dell’integrazione.
Dovrebbe reggersi sulla concessione di permessi di soggiorno a tempo indeterminato (al posto dei permessi tutti a breve termine della Bossi-Fini) per i minori stranieri (anche di irregolari) e per tutti quegli immigrati che hanno mostrato di volersi integrare.
Servirà anche ad attrarre immigrati che investono nell’integrazione, dunque nel nostro Paese.
Dovrebbe questa politica anche favorire in tutti i modi l’accesso all’istruzione da parte degli immigrati di seconda generazione, senza richiedere in alcun modo l’esibizione del permesso di soggiorno da parte del minore o del suo genitore.
Dovrebbe anche permettere allo straniero legalmente soggiornante l’accesso a posizioni nella pubblica amministrazione al pari dei cittadini italiani, quando oggi invece gli immigrati di seconda generazione non possono partecipare ai concorsi pubblici.
A proposito, perchè il ministro Kyenge non ha detto nulla quando paradossalmente il disegno di legge europea varato dal suo governo ha, per un errore materiale, finito per escludere dall’accesso al pubblico impiego molti immigrati legalmente soggiornanti in Italia o che hanno acquisito titoli di studio da noi?
Infine, bisognerebbe rimuovere una serie di ostacoli burocratici all’acquisizione della cittadinanza, ad esempio assimilando a questi fini gli anni di residenza legale a quelli di iscrizione all’anagrafe.
È possibile farlo anche agendo sui soli provvedimenti attuativi. Non c’è bisogno di grandi proclami e di nuove leggi con il loro inevitabile strascico di demagogia e di polemiche, alla ricerca di un qualche dividendo elettorale.
Tito Boeri
(da “La Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTRO PER GLI AFFARI REGIONALI AVEVA IPOTIZZATO UNA SERVICE TAX CHE ESENTASSE IL 70% DEI POSSESSORI DI PRIMA CASA, FACENDOLA PAGARE SOLO AI PIU’ ABBIENTI
“L’Imu sulla prima casa va cancellata per tutti, al 100 per cento, nel 2013 e per il futuro. Delrio
poteva anche starsene zitto perchè sarà smentito nei prossimi giorni, ha detto delle cose che non stanno nè in cielo nè in terra”.
Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ai microfoni di Radio Anch’io, smentisce le dichiarazioni di ieri del ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio, che ipotizzava una service tax che esentasse il 70% dei possessori di prima casa
Per Brunetta “Delrio non è competente della materia, non conosce la trattativa in corso e dovrebbe lasciare l’argomento ai ministri competenti”.
Il capogruppo del Pdl ha poi sostenuto che “se il Pd votasse sì alla richiesta di decadenza di Silvio Berlusconi da senatore userebbe uno strumento parlamentare per eliminare un avversario politico e questo metterebbe a rischio la stessa democrazia”.
Sull’Imu Il ministro Delrio aveva spiegato che “all’interno della maggioranza abbiamo posizioni differenti, tra chi vuole una copertura completa per togliere a tutti l’Imu per la prima casa e chi vuole concentrarsi sul 70% degli italiani e far pagare il 30% di quei cittadini che se lo possono permettere. Io sono per questa seconda opzione”.
E poi aveva precisato che l’Imu del 2013 dovrebbe essere lasciata “ai Comuni per garantire la loro completa autonomia. La service tax in vigore dal 2014, invece dovrebbe essere una tassa che riguardi soprattutto i più abbienti”.
Il termine del 31 agosto resta fermo per quanto riguarda l’Imu, mentre per la tassa che scatterà l’anno prossimo “la scadenza è meno ravvicinata e potremo prenderci qualche settimana in più”.
Della possibilità che si arrivi a rivedere l’intero impianto dell’Imu con una service tax è convinto il responsabile economico del Pd, Matteo Colaninno: “Sull’Imu troveremo la soluzione, si va verso la service tax che rivedrà l’intero impianto, in quella revisione ci saranno criteri di equità e di rispetto dei conti pubblici dello Stato e dei Comuni: questi sono i vincoli. E’ chiaro che in quadro di equità ci sarà un peso fiscale diverso tra chi sta meglio e chi fatica ad arrivare a fine mese”.
Per Brunetta invece i ricchi non devono pagare.
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL MINISTRO MAURO SPINGEVA PER UN COLPO DI SPUGNA COME “SOLUZIONE POLITICA” PER FAVORIRE BERLUSCONI… PD, SEL E CINQUESTELLE CONTRARI
Amnistia sì, amnistia no.
L’ipotesi di un ‘colpo di spugna’ per svuotare le sovraffollate prigioni italiane (ma anche per salvare Silvio Berlusconi) continua a tenere banco in questi giorni in cui la discussione sulla decadenza da senatore del leader del Pdl minaccia la tenuta del governo delle larghe intese. E, soprattutto, continua a dividere.
Anche all’interno degli stessi partiti.
E’ il caso di Scelta Civica, ad esempio: ieri, dalla pagine di Avvenire, il ministro della Difesa Mario Mauro, in quota Sc, aveva avanzato l’idea di un’amnistia o di un indulto per risolvere la questione dell’agibilità politica del Cavaliere.
Proposta rilanciata con forza anche oggi con un’altra intervista su Sussidiario.net.
Il suo partito, però, non sembra essere dello stesso avviso: “Sono decisamente contrario”, ha affermato Gianluca Susta, presidente dei senatori di Scelta Civica.
Il capogruppo a Palazzo Madama ha spiegato a Radio Anch’io che ”Berlusconi è stato condannato a quattro anni e già gode dell’indulto per l’ultimo. Il problema non riguarda quindi la condanna quanto l’interdizione dai pubblici uffici, l’incandidabilità o la decadenza dall’ufficio di senatore o di qualunque altro ufficio pubblico. È un’altra cosa rispetto all’amnistia”.
Peccato che le sue dichiarazioni vadano in direzione esattamente contraria a quelle del ministro Mauro, ex europarlamentare Pdl, passato alla ‘corte’ di Mario Monti in occasione delle elezioni 2013 e oggi uno dei membri più autorevoli del partito.
Ieri ad Avvenire il ministro aveva affermato che il caso Berlusconi “va risolto politicamente, non per via giudiziaria. E con un provvedimento generale, non individuale. Non possiamo far diventare il Parlamento il quarto grado di giudizio, non può essere questa la soluzione. Una soluzione politica è quella che io propongo: amnistia e indulto”.
Arrivando addirittura ad evocare la pacificazione post-bellica avvenuta nel ’46 con l’amnistia Togliatti.
La proposta, dunque, è sul tavolo.
La sostiene anche il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, che non è membro del partito ma comunque rappresenta per Scelta Civica un punto di riferimento importante, se è vero che Mario Monti aveva avanzato la sua candidatura al Quirinale lo scorso aprile.
“La mia opinione personale è favorevole all’amnistia”, aveva detto ieri. Motivando: “Oltre ai motivi umanitari, ci darebbe l’opportunità di mettere in cantiere una riforma complessiva del sistema penitenziario”.
I Democratici restano fermi sulle loro posizioni.
“Il Pdl insiste nel cercare dal Pd ciò che non può ottenere, perchè è contro la legge. E ora di dire basta. E di finirla anche con i continui ripescaggi dell’idea di amnistia per salvare Berlusconi”, afferma categorico Davide Zoggia responsabile Organizzazione della segreteria.
E avverte che “sta diventando una storia indecente, oltre che imbarazzante per coloro che avanzano queste proposte”.
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