Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACATO ANIEF: “IL DECRETO PER LE ASSUNZIONI C’E’ GIA'”
Class action, ricorsi singoli, manifestazioni. L’Anief è uno dei sindacati più giovani e agguerriti nella difesa dei diritti dei precari: il suo presidente Marcello Pacifico, annuncia una battaglia ancora più dura da oggi in poi
Matteo Renzi sostiene di voler assumere, in realtà . Se le immissioni non dovessero esserci la colpa sarebbe delle opposizioni.
«Il governo ha illuso i precari per dieci mesi. Ci sono persone che hanno fatto scelte di vita sulla base delle sue promesse e delle parole scritte nella riforma. Il ddl ha superato l’esame di una Camera, sempre sulla base di annunci sembrava tutto fatto e ora si scopre che le assunzioni non sono più possibili? Ma che cosa pensa Renzi? Che la scuola sia sua? La scuola è di tutto il Paese, di tutti i cittadini»
Il premier ha detto che se si è convinto di aver ragione ma si ha l’opinione pubblica contro si organizza una conferenza nazionale per raccontare la propria proposta, si ascoltano le critiche e, quindi, si decide.
«Il Governo deve capire che farebbe meglio a emanare in fretta il decreto legge per autorizzare le 150 mila assunzioni nella scuola previste e già finanziato da sei mesi. Dal 23 dicembre 2014, una legge dello Stato autorizza l’assunzione di 150 mila precari della scuola inseriti nelle Graduatoria ad esaurimento e nelle Graduatorie di merito. E lo stesso Governo italiano aveva informato la Commissione Europea di stare per approvare un piano straordinario di assunzione dei precari per rispondere alle procedure d’infrazione in corso, aggravate dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 26 novembre scorso. Ci sono 50mila posti liberi certificati, a cui aggiungere l’assegnazione di altri 50 mila posti in organico funzionale alle scuole, in base allo scorrimento delle graduatorie -, per approvare un semplice decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. E cominciare a fare quello che ci dice l’Europa e lo stesso Parlamento italiano».
E se le assunzioni venissero bloccate?
«Citeremo la Presidenza del Consiglio non davanti al Tar questa volta ma chiederemo risarcimenti milionari al tribunale civile di Roma. E siamo pronti a offrire patrocinio gratuito per tutti i precari traditi dal Governo. Sarà la più grande class action contro lo Stato italiano».
(da “La Stampa“)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
RAPPORTO GIOVANI 2015: IL PROFILO DI CHI LASCIA IL NOSTRO PAESE
Chi sono i nuovi emigranti italiani? I giovani del Sud. 
Ed in particolare quelli che hanno un grado di istruzione a livello di laurea o di diploma. Vera e propria nuova grande fuga dei “cervelli” che si materializza in un preoccupante 84,4% di ragazzi e ragazze in età da lavoro nati nelle regioni meridionali, ma pronti a trasferirsi ovunque pur di trovare una occupazione stabile.
Se le offerte arrivano dall’estero tanto meglio.
Dell’84,4 per cento disposto a partire, oltre il 50% dichiara di voler trasferirsi stabilmente all’estero per migliorare il proprio lavoro.
Ma non è neppure snobbato il resto del nostro paese: infatti, il 34,2% prenderebbe maggiormente in considerazione anche lo spostarsi all’interno della penisola.
E’ quanto emerge dallo speciale focus sul mondo giovanile meridionale del Rapporto Giovani 2015: indagine promossa ed elaborata, in un campione di 5000 giovani tra i 19 e i 32 anni di qualsiasi orientamento socio-politico e religioso, dall’Istituto Giuseppe Toniolo presieduto dal cardinale di Milano Angelo Scola, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo.
“Per i giovani del Sud — commenta il professor Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica Sociale dell’Università Cattolica di Milano e tra i curatori del Rapporto Giovani – risulta molto più drastica la decisione tra rimanere, ma doversi accontentare a rivedere al ribasso le proprie aspettative lavorative e i propri obiettivi di vita, o invece andarsene altrove. Solo il 16% è infatti indisponibile a trasferirsi. Se però in passato come destinazione prevaleva il Nord Italia, ora più della metà degli under 30 meridionali punta a un possibile volo direttamente all’estero. A progettare di andarsene sono ancor più i laureati e gli studenti, mentre i più rassegnati a rimanere sono i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano”.
E questo significa che la disponibilità delle fasce giovanili meridionali ad emigrare per poter lavorare “tende ad impoverire non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente — avverte Rosina – la presenza dei giovani nel territorio di origine”.
Ed infatti dal sondaggio emerge che in particolare il 73% di chi ha solo la scuola dell’obbligo è disposto a trasferirsi stabilmente (in Italia o all’estero), mentre la percentuale dei laureati sale all’86%.
Mentre solo il 43% di chi ha titolo di studio “basso” è pronto ad andare all’estero.
La decisione di spostarsi dei giovani del Sud è legata non solo alle minori opportunità di trovare lavoro (la quota di giovani che non studiano e non lavorano è superiore al 35% in molte regioni del Sud contro meno del 20% al Nord), ma anche alla più bassa qualità e soddisfazione per vari aspetti del lavoro svolto.
Chi rimane nel Sud anche trovando lavoro, si trova maggiormente a doversi adattare a svolgere una attività non pienamente in linea con le proprie aspettative.
Se la soddisfazione sull’aspetto relazione è solo leggermente più bassa rispetto al resto del Paese, i divari sulla stabilità del lavoro e sul guadagno sono più marcati. In generale circa un giovane meridionale su tre non è soddisfatto del lavoro che svolge conto uno su quattro nel Nord.
Un motivo per andarsene è anche la bassa fiducia nelle istituzioni e in particolare nella possibilità che la politica locale sia in grado di migliorare le condizioni di vita e lavoro dei cittadini. La fiducia nelle istituzioni locali (comune e regione) è pari al 23% per i giovani italiani in generale, mentre scende al 17% per i giovani del Sud.
Orazio la Rocca
(da “La Repubblica”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
LA PATURZO ASSUNTA DALL’AGENZIA PER I BENI CONFISCATI ALLA MAFIA… LA CARLUCCIO, SENZA NEANCHE LA LAUREA, HA AVUTO DIECI CONSULENZE…IL PREFETTO CARUSO: “SECCANTE, SEGNALAZIONI ANCHE PER GLI INCARICHI DELL’EMERGENZA IMMIGRATI”… LE ANTICIPAZIONI DE “L’ESPRESSO”
Le due donne per le quali Roberto Maroni avrebbe chiesto, secondo la Procura di Milano, contratti di favore in Expo spa e in una partecipata di Regione Lombardia, hanno alle spalle una lunga carriera all’ombra del leader leghista, ricostruita da “l’Espresso” nel numero in edicola domani.
C’è Mariagrazia Paturzo, la giovane con cui Bobo avrebbe scambiato messaggini “a tutte le ore”, che nel 2010 viene assunta dall’Agenzia per i beni confiscati alla mafia, alla cui guida Maroni aveva appena nominato l’attuale capo dell’Immigrazione Mario Morcone.
Ma soprattutto c’è Mara Carluccio, salita nelle stanze del potere quando era ministro del Lavoro e che durante il suo mandato agli Interni, fra il 2008 e il 2011, colleziona ben dieci incarichi e poltrone, consulenze da 30mila euro l’anno e ruoli di prestigio, senza — stando al suo curriculum depositato agli atti — essere neppure laureata.
In quel periodo il ministro è ospite frequente a casa sua e del marito, Gioacchino Gabbuti, ex amministratore Atac che secondo la Procura di Roma proprio in quegli anni sottraeva fondi alla società capitolina per consulenze fittizie a San Marino.
Che Maroni a volte suggerisse segnalazioni preferenziali lo ricorda poi a “l’Espresso” il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, nel 2011 commissario straordinario per l’emergenza migranti: «Mi venne chiesto di arruolare due signore indicate dal ministro Maroni. Non ricordo come si chiamassero, ma quell’episodio mi diede un po’ fastidio: in quei giorni avevo un’emergenza da affrontare…»
Piero Messina e Francesca Sironi
(da “L’Espresso”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
L’AMMINISTRAZIONE DI SELVAZZANO LE TOGLIE LE DELEGHE…COSA ASPETTA ALFANO A COMMISSARIARE E DENUNCIARE QUESTA FECCIA UMANA?
Aveva offerto la sua palazzina a 15 profughi africani, ma non aveva fatto i conti con il partito. Ora,
Daniela Faggion, assessore comunale della Lega Nord a Selvazzano, in provincia di Padova, si è vista togliere le deleghe.
“Cacciata dalla giunta perchè ho dato casa ai profughi”, ha accusato Faggion, come riferisce oggi il quotidiano Il Mattino di Padova.
Da martedì 9 giugno, infatti, nella palazzina di via delle Cave 11 a Padova di proprietà dell’ex assessore all’Immigrazione di Selvazzano vivono 15 profughi africani arrivati da poco in città . Faggion ha, infatti, affittato tutti gli appartamenti del condominio alla cooperativa Populus, una delle tante a gestire l’emergenza profughi.
Un’iniziativa che non è affatto piaciuta ai vicini di casa.
Il fatto da subito ha scatenato perplessità e malumori tra i vicini e, in particolare, nel titolare dell’agenzia immobiliare che si trova al secondo piano del civico 11 e che ha manifestato la volontà di andarsene in seguito all’arrivo dei 15 africani.
Ma, soprattutto, la decisione di Faggion di aprire le porte della propria abitazione per ospitare i migranti ha aperto un caso nella Lega locale.
L’amministrazione di Selvazzano, a guida leghista, ha deciso di rimuovere le deleghe all’assessore.
Lunedì sera, nel frattempo, a Faggion sono state ritirate le deleghe.
“Io sono iscritta alla Lega Nord”, sottolinea. “Lunedì sera, prima della giunta, sono stata convocata dal sindaco che mi ha annunciato la mia sospensione dall’incarico di assessore. Quando sono arrivata ho visto gli altri assessori con dei musi lunghi come se avessi ucciso qualcuno, poi ho capito”.
Quanto alle spiegazioni date dal sindaco di Selvazzano, Enoch Soranzo, Faggion aggiunge: “Mi ha dato due motivi. Il primo perchè a gennaio non avrei rinnovato la tessera della Lega e quindi non risulterei più tra i sostenitori, il secondo perchè ho dato una mia proprietà ai profughi”.
Daniela Faggion, però, non ci crede e si difende.
Ha ancora la tessera del partito di Matteo Salvini, fa sapere, e quella tessera non è affatto scaduta. “E anche se lo fosse, non è assolutamente un motivo valido per sospendermi. L’unico motivo che ha portato al mio allontanamento è l’aver dato una mia proprietà ai profughi”. Eppure quella proprietà è privata e nemmeno si trova a Selvazzano.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
VENTIMIGLIA, POLIZIA CONTRO GERDAMERIE: “CI MANDANO ANCHE I MINORI E PERSONE MAI TRANSITATE IN ITALIA”
Finti maggiorenni e migranti mai transitati dall’Italia.
Nei giorni caldi dell’emergenza profughi a Ventimiglia, lungo il valico di frontiera di Ponte San Luigi, sale la tensione tra Gendarmerie francese e polizia.
Secondo gli agenti italiani e i volontari della Croce Rossa che stazionano sul confine, infatti, il governo di Parigi starebbe approfittando della situazione per provare a espellere in Italia anche extracomunitari minorenni (che per legge vanno ospitati nel Paese in cui vengono fermati) e clandestini di dubbia provenienza: “Ci rimandano di tutto, stanno ripulendo la Francia”, si sfoga un volontario lontano dalle telecamere.
La Ue: no a nuovi muri
“In Europa sono stati recentemente abbattuti dei muri, non abbiamo bisogno di costruirne di nuovi”.
Lo afferma Natasha Bertaud, portavoce del Commissario Ue per l’Immigrazione Avramopoulos, commentando l’annuncio di Budapest della costruzione di un muro anti-immigrati tra Ungheria e Serbia.
Ramadan sulla scogliera.
E’ passata un’altra notte sulla scogliera di Ponte San Ludovico dove si trovano i cento migranti che protestano contro la chiusura della frontiera con la Francia.
Oggi è il primo giorno di Ramadan – in molti pregano sulle rocce rivolti verso la Mecca – e la Croce Rossa si sta preparando per affrontare la giornata nella quale le persone di religione musulmana non potranno nè bere nè mangiare fino al tramonto. La presenza delle forze dell’ordine è molto limitata questa mattina e si è fortemente ridotta rispetto ai giorni scorsi.
In forze invece il dispositivo della gendarmerie francese.
C’è sempre più silenzio, al confine tra Italia e Francia. Non è come le altre mattine: oggi inizia il Ramadan e i migranti accampati sugli scogli, in protesta e nella speranza che la Francia apra finalmente la frontiera, non berranno nè mangeranno fino al tramonto.
Niente consuete chiacchiere con volontari e giornalisti, niente coda davanti al gazebo della Croce Rossa: il cibo portato dai volontari oggi è rimasto dov’era.
E ora, con il sole che scalda sin dalle 8 e la giornata più afosa da quando sono accampati qui, si teme per la salute dei profughi.
L’acqua la usano solo per lavare mani e piedi, e mettersi a pregare o leggere il Corano. Stanno all’ombra, rannicchiati, i corpi coperti con i lenzuoli: e gli scogli, visti così, sono un mondo ancora più triste dei giorni scorsi.
“Cerchiamo di risparmiare le forze perchè abbiamo le batterie scariche dopo sei giorni qui – racconta Saddam Ahamed, del Sudan – Ma non vogliamo cedere e mangiare. Non abbiamo bisogno del cibo: abbiamo bisogno di passare il confine e continuare il nostro viaggio”.
“Ieri a pranzo – spiega Fiammetta Cogliolo, responsabile della Croce Rossa ligure – abbiamo distribuito circa 700 pasti tra la stazione ferroviaria e la zona di Ponte San Ludovico. In serata, invece, hanno cenato poco più di 200 persone: questo non perchè il loro numero sia diminuito ma perchè almeno in 400, secondo le nostre stime, hanno iniziato ad osservare il Ramadan, il digiuno dall’alba al tramonto. Da oggi tutti i volontari, non solo della Croce Rossa ma anche della Caritas e delle altre associazioni presenti, si attiveranno, anche su più turni, per differenziare gli orari di distribuzione dei pasti per i cristiani e per i musulmani osservanti, in modo che questi ultimi trovino cibo e acqua negli orari in cui è loro consentito riprendere a bere e mangiare”.
“La situazione più delicata, naturalmente – prosegue Fiammetta Cogliolo – riguarda il gruppo, un centinaio in tutto, da sei giorni sugli scogli dei Balzi Rossi, a pochi metri dalla frontiera. Bisognerà vedere, con il caldo torrido e le condizioni igieniche precarie, quanti riusciranno a reggere il digiuno”.
Dal punto di vista sanitario, poi, “ieri sono state effettuate una sessantina di visite mediche – aggiunge la responsabile della Croce Rossa ligure – nei due ambulatori mobili posizionati uno alla stazione e l’altro a bordo di un’ambulanza nella zona di ponte san Ludovico, al confine”
Come tutte le notti in molti prima dell’alba hanno abbandonato la zona della scogliera cercando di raggiungere Ventimiglia e di attraversare il confine con i treni con i treni o con i passeur, ovvero che coloro che facendosi offrire tra i 50 e i 100 euro li nascondono dentro i bagagliai della loro automobile.
I respinti vanno alla stazione.
Oltre 120 migranti sono stati trasferiti ieri sera dalla Francia all’Italia alla frontiera di Ponte San Luigi alla stazione di Ventimiglia.
Il dato, aggiornato alle 22 di ieri sera, è stato fornito stamani dalla Croce Rossa, che con il suo pullman li ha trasferiti dal confine alla stazione.
Il centro di prima assistenza organizzato dal Comune di Ventimiglia nella stazione ferroviaria ospita ad oggi oltre 300 immigrati.La giornata prevede oggi, a Ventimiglia, l’apertura della nuova struttura organizzata dal comune in un edificio delle Fs che ospitava il dopolavoro ferroviario.
Lì saranno ospitati 70 tra donne e bambini e avranno a disposizione bagni, docce e letti e potranno così lasciare i saloni fatiscenti dove finora si sono accampati.
Donatella Alfonso e Giulia Destefanis
(da “La Repubblica“)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
ORA TUTTO POTREBBE FINIRE IN PROCURA
Bocciatura definitiva per Oscar Farinetti: la presenza in Expo, senza gara, della sua Eataly non ha
convinto l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, malgrado la poderosa difesa messa in campo dal commissario dell’Esposizione, Giuseppe Sala.
“Non ritenendo del tutto soddisfacenti le spiegazioni ricevute”, scrive Cantone, “si valuterà se richiedere ulteriori precisazioni o intraprendere altre iniziative”.
Tra queste, potrebbe esserci la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Milano.
Tutto è cominciato con gli articoli del Fatto Quotidiano che nel settembre 2014 hanno cominciato a chiedere come mai “il più grande ristorante del mondo” fosse stato concesso a Farinetti senza gara.
Lo spazio Eataly dentro Expo è composto da due “stecche” di 8mila metri quadrati in cui funzionano 20 ristoranti, uno per regione italiana, in cui si danno il cambio 120 ristoratori: scelti da Farinetti, a suo insindacabile giudizio
Sugli incassi, l’imprenditore gira una royalty del 5 per cento a Expo, che prevede un ricavo netto di 1,2 milioni di euro.
“Basta con i gufi di Expo”, aveva dichiarato allora Farinetti. “I visitatori saranno almeno 30 milioni, un terzo dei quali stranieri. Sarà l’occasione di fare uno scatto e raddoppiare esportazioni e turismo”.
In attesa che le promesse si avverino, l’Anac chiede spiegazioni a Sala sull’appalto senza gara.
Le era arrivato anche un esposto presentato da un operatore del settore, Pietro Sassone, presidente di Icif (Italian Culinary Institute for Foreigners).
Sala ha difeso a spada tratta la sua scelta, non senza qualche ridondanza lessicale: in un entusiastico documento datato 1 giugno 2015, il commissario sostiene che Eataly è un “primario player nella ristorazione di qualità e il più grande centro enogastronomico del mondo: un modello originale in cui i prodotti di alta qualità della tradizione agroalimentare italiana si consumano e si studiano”.
Vanta inoltre “una presenza internazionale, con 23 punti vendita aperti e 13 in apertura entro il 2015”.
Eataly, scrive Sala, “presenta elementi di unicità che lo rendono l’unico soggetto che può rispondere alle esigenze di Expo”: grazie alla “riconoscibilità mondiale del brand come italianità e alimentazione di qualità a prezzi accessibili a tutti”; alla “capacità di attrazione di visitatori”; alla “filosofia distintiva basata sulla convinzione che il ‘buon cibo’ avvicina le persone, crea comunione tra i diversi strati sociali, aiuta a trovare punti di vista comuni tra gente di diverso pensiero”; e alla “offerta di education e entertainment”, con i suoi corsi di educazione alimentare e di cucina, degustazioni, incontri con le grandi cantine eccetera”.
Insomma, “il tratto distintivo e originale dell’offerta di Eataly, illustrato nella seduta del consiglio d’amministrazione del 18 giugno 2013, è rappresentato dal format unico ideato da Eataly che coniuga servizi di ristorazione innovativi, educazione alimentare, didattica e formazione professionale”.
Un PR expottimista non avrebbe saputo dire meglio.
Ma non ha convinto Cantone, che risponde secco: “Questa Autorità riscontra i chiarimenti afferenti alla procedura esaminata reputando, tuttavia, scarsamente condivisibili talune motivazioni illustrate nella nota in riferimento”.
I dubbi riguardano due punti.
Uno: le spiegazioni fornite sul perchè Expo spa “si è sottratta alla previa gara, prevista”, “sebbene senza effetto”, dalle norme peraltro richiamate nel consiglio d’amministrazione del 18 giugno 2013.
Due: la mancanza di spiegazioni sui contratti che Expo “avrebbe sottoscritto con le Camere di commercio”.
Si tratta degli accordi raccontati da un altro articolo del Fatto nell’aprile 2015, secondo cui Farinetti gestirebbe anche l’esposizione nei suoi padiglioni di prodotti (olio, salumi, formaggi, dolci eccetera), chiedendo alle aziende produttrici di pagargli 750 euro più iva per due giorni di presenza nelle sue “vetrine espositive”.
Si tratterebbe di una stravagante procedura in cui un privato si fa pagare per concedere uno spazio pubblico.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELLA LOMBARDIA DOVRA’ PAGARE 5.000 EURO PER LITE TEMERARIA E 7.000 DI SPESE PROCESSUALI PER AVER CITATO IN GIUDIZIO MILENA GABANELLI… MONTEZEMOLO QUASI 50.000 EURO PER AVER CITATO OSCAR GIANNINO E DUE CRONISTI UMBRI
Chi di citazione ferisce di citazione a volte perisce.
E così capita che chi chieda i danni ai giornalisti, contro cui spesso sono brandite come armi di intimidazione le vie legali (penali e civili), non solo perda ma venga condannato a pagare per la cosiddetta lite temeraria.
Ne sanno qualcosa Roberto Formigoni e Luca Cordero di Montezemolo, come riporta il Corriere della Sera, che avevano rispettivamente citato Milena Gabanelli e Oscar Giannino.
All’ex presidente della Lombardia e oggi senatore e presidente della commissione Agricoltura è stata inflitta una sanzione di 5mila euro, mentre l’ex presidente della Ferrari, che voleva 800mila euro di danni, dovrà sborsare agli avversari spese processuali per quasi 50mila.
L’ex governatore, coinvolto in più inchiesta, aveva chiesto conto di quanto contenuto in una puntata di Report intitolata “Il Papa re” il 4 novembre 2012 sui Rai3.
Ma il giudice, dopo aver verificato che i fatti riferiti erano stati riportati in base ad atti non più coperti da segreto, ha accolto la richiesta dell’avvocato Caterina Malavenda di sanzionare l’esponente Ncd anche con oltre 7 mila di spese di giudizio.
Montezemolo, invece, voleva 700mila euro da Oscar Giannino e 100 mila da due giornalisti del “Corriere dell’Umbria” che nel febbraio 2013 avevano scritto di un comizio del giornalista allora candidato nel movimento “Fare — Per fermare il declino” in cui si parlava di “spartizione di poltrone” e di “seggi sicuri”»; e poi sul mancato accordo con i “montiani” aggiungeva “che si era confrontato anche con Montezemolo», leader di Italia Futura.
Il giudice ha ritenuto che, in considerazione del “sistema elettorale” che “non prevedeva la possibilità di esprimere preferenze” risultava “decisiva la posizione assunta all’interno delle varie liste per l’assegnazione dei probabili seggi in Parlamento”, per il magistrato i presenti quindi non avrebbero potuto considerare le parole di Giannino come un’accusa.
E così il giornalista, difeso dall’avvocato Carlo Melzi d’Eril, è uscito indenne dalla citazione, e i cronisti presenti “hanno del tutto legittimamente dato la notizia”.
In questo caso il giudice ha condannato Montezemolo al solo pagamento di 24 mila euro di spese processuali a favore di Giannino e altri 24 mila a favore dei cronisti umbri.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
SONO 86 I NOMI DEI POLITICI COINVOLTI NELL’INCHIESTA SULLA CENTRALE DI VADO… TRA I REATI ANCHE OMICIDIO COLPOSO E ABUSO D’UFFICIO
Claudio Burlando, Raffaella Paita, Angelo Vaccarezza, Lorena Rambaudi, Marylin Fusco, Piero Santi,
Angelo Berlangieri: sono alcuni dei nomi dei politici indagati nell’ambito dell’inchiesta su Tirreno Power.
I reati vanno dal disastro ambientale doloso, all’omicidio colposo, all’abuso d’ufficio.
Ecco gli 86 indagati
Tirreno Power
Emilio Macci , Stefano La Malfa , Pasquale D’Elia , Giovanni Gosio , Massimiliano Salvi , Massimo Orlandi , Mario Molinari , Andrea Mezzogori , Francesco Claudio , Dini Antonio, Fioretti Jacques , Hugè Denis , Lohest Adolfo , Spaziani Andrea , Mangoni Sergio , Corso Pietro , Musolesi Domenico, Carra Marco , Ferrando Roberta , Neri Luigi , Castellaro Jean , Carriere Marco, Staderini Mario , Leone Olivier , Jacquier Giovanni , Chiura Sergio , Agosta Aldo , Chiarini Pascal, Renaud Agostino , Scornajenchi Ferdinando , Pozzani Giuseppe , Gatti Alberto , Bigi Charles , Hertoghe Gianluigi , Riboldi Ugo , Mattoni Maurizio , Prelati Guido , Guelfi Andrea , De Vito Claudio , Ravetta Luca Camerano
Ministero ambiente
Mariano Grillo
Regione
Claudio Burlando , Marylin Fusco , Giovanni Barbagallo , Angelo Berlangieri , Giovanni Boitano , Gabriele Cascino , Raffaella Paita , Lorena Rambaudi , Sergio Rossetti , Claudio Montaldo , Renzo Guccinelli , Renata Briano , Giovanni Vesco , Matteo Rossi , Gabriella Minervini
Provincia Savona
Angelo Vaccarezza , Pietro Santi Santiago , Vacca Andrea Berruti , Pietro Revetria , Vincenzo Gareri
Comune Quiliano
Nicola Isetta , Alberto Ferrando , Mara Giusto , Massimo Rognoni , Pierluigi Lavazelli , Katiuscia Giuria
Comune Vado Ligure
Carlo Giacobbe , Attilio Caviglia , Monica Giuliano , Fabio Falco , Mirella Olivieri , Sergio Verdino, Ennio Rossi
Ippc
Marco Mazzoni , Salvatore Tafaro , Marco Di Giovanni , Paolo Bevilacqua , Lidia Badalato, Marco Correggiari , Sandro Berruti , Luigi Genta
Commissione via
Maurizio Croce , Graziano Falappa, Antonio Castelgrande
(da “il Secolo XIX”)
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Giugno 18th, 2015 Riccardo Fucile
DALLA TRATTORIA CHE CHIEDE 579 EURO (PIU’ 115 DI MANCIA) A UNA COPPIA DI GIAPPONESI ALL’IMPERO AMBULANTE DI TREDICINE
Basta questa frase, che non scapperebbe mai a una persona perbene, a dare l’idea dell’aggressività con cui un pezzo della Roma peggiore si intromette nel grande affare del turismo con la prepotenza («te metto le budella in mano») dei bulli d’una volta. Quelli descritti nel ‘600 ne «Le stupende forze e bravure del Capitano Spezzacapo et Sputasaette» da Antonio Pardi: «Son quel gran Spezzacapo alto e superbo, / a la cui forza ogni altra forza cede, / spezzo, rompo, fracasso, frango, snerbo»
Qualche anno fa Francesco Merlo, dopo l’arresto di sei «centurioni», ci è andato con la moglie inglese: «Il Colosseo fuori dal Colosseo è un posto senza legge, dove si mangia, si frega e si fa subito a cazzotti, come ai tempi del Belli, “pe’ schiaffasse in saccoccia li quadrini”».
Immediato l’arrivo dei finti romani antichi: «Could you take a photo of me wearing your “cucullus”?». Alla romana: «Che te fai ‘na foto che me metto er cucullo tuo?».
La zona franca intorno al Colosseo tra abusivi e bancarelle
È una specie di zona franca, il cuore archeologico del mondo, dominata dai potentissimi Tredicine, una famiglia che, nella scia del vecchio Donato, un abruzzese che cominciò alla fine degli Anni 50 con le caldarroste, possiede gran parte dei 69 camion-bar sparpagliati nelle zone più battute dal turismo.
Un feudo cresciuto a dismisura facendosi largo nel suq mediorientale tra venditori abusivi di cartoline, venditori abusivi di tappeti, venditori abusivi di occhiali e soprattutto tra gli «urtisti», che oggi sono 112 e conservano il nome degli ambulanti ebrei che giravano urtando i passanti col permesso d’una bolla papale e reggendo con una banda a tracolla una cassetta, poggiata sulla pancia, con un po’ di souvenir.
Ignazio Marino, a quel feudo dei Tredicine che pagano per stazionare nei luoghi più pregiati e affollati 325 euro al mese per i camion più grandi (dieci euro al giorno: due panini) e 250 per quelli più piccoli (otto euro al dì: un panino e una coca) ha mosso guerra.
In nome del decoro della città i bar ambulanti saranno spostati in tempi brevi (era ora!) in zone meno vistose. Immaginatevi le resistenze. Le polemiche. Le collere.
La grande risorsa dei turisti che Roma maltratta
Che il turismo sia un grandissimo business planetario lo dicono i numeri.
Dal ’90 a oggi i turisti internazionali sono passati da 440 milioni a un miliardo e 138. Con una crescita nell’ultimo anno di 51 milioni.
Fate i conti: un’accelerazione del 158%.
Parallelamente l’Italia è cresciuta la metà : da 26,7 a 48,6 milioni, cioè +82%.
Roma al contrario, anche se gli ultimi anni sono stati così così a causa dei clienti italiani in difficoltà , ha fatto il botto: in venticinque anni è schizzata da quattro a quasi 16 milioni e mezzo di arrivi. Il quadruplo. E i pernottamenti da 11 a 39 milioni.
Ovvio, il turismo organizzato internazionale concentra tutto in pacchetti standard ridotti all’osso.
Se vendi a un canadese o un coreano due settimane standard in Europa come fai a non metterci, tra le tappe, Roma?
Aggiungete l’instabilità progressiva in alcune aree del mondo… Fatto sta che troppi romani già sicuri che Roma sia «caput mundi» (l’ex vicesindaco Mauro Cutrufo si spinse a dire che da sola «ha il 30-40% dei beni culturali del mondo»: bum!) han visto la conferma di una loro convinzione: «Sempre qua devono veni’».
E, se i turisti di tutto il pianeta «devono» venire a Roma, sono i romani a fare loro una gran gentilezza accettando di farsi pagare per farli dormire in alberghi che sono talvolta delle topaie, dare loro da mangiare spesso male a cifre folli, scorrazzarli col taxi (tirando a volte pacchi terrificanti: «tassametro rotto, broken…»), fornire loro tre tiramisù e tre cappuccini per 72 euro come un bar di via Cavour…
Su tutti, svetta il caso della trattoria Passetto vicino a piazza Navona, chiusa dopo avere rifilato a due fidanzati giapponesi un conto di 695 euro di cui 115,50 di «mancia», che i due non si erano mai sognati di autorizzare.
Che senso c’è a trattare così chi contribuisce con l’11% al Pil di una città non altrettanto forte su altri piani economici a partire da quello industriale?
Eppure così va: il turista, per molti, va prosciugato.
Lo spiegava pochi mesi fa un’indagine dell’osservatorio Trivago, il meta-motore di ricerca online che raffronta i prezzi di 700 mila alberghi e B&B del mondo: messi a confronto i prezzi dei nostri hotel con otto altre nazioni europee, è emerso che i listini italiani arrivano a una media di 144 euro contro i 139 del Regno Unito, i 112 della Germania, i 108 della Spagna. Ci batte, a 152 euro, la Francia.
Ma il servizio?
Risponde, dando ragione alle migliaia di lamentele online sulla distribuzione a capocchia delle «stelle» di qualità (una per tutte: «la mia stanza non ha i requisiti del quattro stelle e nemmeno del tre, forse del due.
Niente aria condizionata… dei due cassetti dell’armadio uno è rotto e non si apre, l’altro era pieno di cracker e residui alimentari… nel frigo bar ho trovato un vecchio panino semi avariato… la tv non funziona, il bagno è microscopico, la doccia da ostello…») una ricerca della multinazionale delle prenotazioni online «hotel.info» sulla «customer satisfaction», la soddisfazione, dei clienti. Insomma, il rapporto qualità -prezzo.
Servizi scarsi o fuori norma ma nessuno controlla
Risultato: tra le città europee Varsavia è in vetta con 7,92 punti, seguita da Helsinki (7,64), Berlino (7,59 punti) e giù a scendere.
Tra le nostre la prima è Bologna e le ultime, dietro Napoli, sono proprio Milano e Roma a 6,9.
E parliamo degli hotel ufficiali, figuratevi gli altri. Pare impossibile, infatti, ma tra i vari abusivismi capitolini esiste addirittura quello alberghiero.
Accanto ai 1.041 hotel, Bed & Breakfast e residence ufficiali, spiega il presidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli, c’è un mondo di «forse quattromila esercizi clandestini.
Come almeno 25 mila letti destinati a raddoppiare. Visto che il Comune non era in grado di farlo, gli abbiamo fatto noi la mappatura del web: andate, controllate… Macchè. Ci sono pseudo B&B che scrivono sul loro sito: “Ultime 5 camere disponibili”. Ma se i B&B di camere possono averne al massimo tre!».
Insomma, accusa, il caos è tale che «puoi finire ospite a casa di Pacciani…». Il mostro di Firenze. Esagerato? «Per niente. Le catene internazionali, lo dico per esperienza personale, vengono una volta l’anno a controllare con una pignoleria notarile. Arrivano a sorpresa, guardano la polvere sotto i letti, misurano il microclima nei bagni, contano quanti squilli fa il telefono prima che la reception risponda… Se qualcosa non va, tolgono il loro marchio».
Da noi? «Da noi non controlla nessuno. Da anni. Due stelle, tre stelle, quattro stelle… Non vogliono dire niente, se non controlli. Magari un albergo era ottimo vent’anni fa, ma poi… Il caos è tale che, col Giubileo in arrivo e i rischi del terrorismo internazionale, abbiamo posto perfino al prefetto il problema delle registrazioni dei clienti».
Fa 143 mila addetti, il turismo «ufficiale», a Roma.
Più di tutti gli occupati italiani della chimica messi insieme. Poi c’è il «nero». Presumibilmente almeno ventimila persone.
Per una parte gestito da sedicenti «brave persone» che trovano normale rifiutare la carta di credito («Ahi ahi, la linea non funziona…») per farsi pagare in nero e fregare il Fisco, per un’altra da figuri dal profilo ambiguo o direttamente legati alla piccola o meno piccola criminalità .
L’allarme sicurezza sui siti dei consolati stranieri
A farla corta: l’acquazzone di turisti che dal ’90 si abbatte felicemente sulla capitale d’Italia non viene usato male ma malissimo. Uno spreco.
Con l’aggiunta di figuracce internazionali non solo sul piano del rapporto qualità -prezzo (dice l’ultimo Brand Index che tra il 2012 e 2014 siamo scesi dal 28 º al 57 º posto e Roma ci mette molto di suo) ma della stessa sicurezza.
Basti ricordare come, dopo l’allerta nel 2009 di TripAdvisor contro «Roma ladrona», lo stesso sito del governo britannico gov.uk , alla voce «crime», mesi fa raccomandava: «Attenti alle bande a Termini e sui bus, lasciate gli oggetti di valore in hotel». Con doppia attenzione sulla «linea 64 diretta in Vaticano».
Eppure è così bella, la nostra Roma, così ricca di angoli suggestivi, così densa di atmosfere, così traboccante di piazze rinascimentali e siti archeologici e resti medievali da meritar davvero l’amore di tutti. Incantati come restò incantato, tra i tanti, Wolfgang Goethe.
Che ricordando una luna immobile e «limpidissima» sui Fori, scrisse: «Era uno spettacolo magico. Così bisogna vedere illuminati il Pantheon ed il Campidoglio, San Pietro e tutte le altre piazze e strade di Roma. E così anche il sole e la luna, come l’ingegno umano, hanno qui un ufficio ed un compito diverso da quello che hanno altrove; qui si offrono a loro masse prodigiose e pure, perfette…».
Dicono i numeri del ministero dei Beni culturali che dal 1996 a oggi, in vent’anni, i turisti a Castel Sant’Angelo sono raddoppiati, alla Galleria Borghese sono triplicati, al circuito archeologico del Colosseo, del Palatino e del Foro, un tempo separati, si son quadruplicati passando da meno di un milione e mezzo a oltre sei milioni.
Per non dire del Pantheon, salito da poco più di un milione di visitatori addirittura a sei e mezzo.
Un boom tale da spingere qualcuno a chiedersi: d’accordo, è ancora una chiesa, ma coi problemi finanziari che ha la cultura non sarebbe il caso di far pagare a tutti qualche euro?
Gli stessi numeri, però, mostrano come questo boom del turismo di massa, che concentra all’inverosimile anche i tavolini che invadono ogni centimetro di certe stradine, tagli fuori ciò che per la massa è un po’ più «scomodo» come le Terme di Caracalla, la villa dei Quintili e la tomba di Cecilia Metella, frequentate oggi più o meno quanto nel 2006 nonostante il biglietto cumulativo costi solo 6 euro: una miseria.
Oppure gli scavi di Ostia antica, che mostrano un +27% davvero modesto davanti alla quadruplicazione dei turisti. E non parliamo della meravigliosa villa Adriana: in vent’anni è riuscita addirittura a perdere quasi un quarto dei vecchi visitatori.
I conflitti amministrativi sulle zone archeologiche del centro
Più ancora colpisce, tuttavia, che perfino l’esorbitante centralità del Colosseo, del Palatino e dei Fori non sia stata accompagnata da una sistemazione che altrove sarebbe stata scontata.
Pare impossibile ma l’area archeologica più famosa del pianeta è divisa fra due padroni. Un pezzo è del Comune, uno dello Stato. La Domus Aurea, ad esempio, è dello Stato ma non tutta: le murature delle terme di Traiano, costruite sopra la villa di Nerone, sono del Comune. Come il giardino sovrastante dove c’è un pino himalayano piantato ottant’anni fa.
Le radici sono penetrate così in profondità da mettere a rischio una delle parti più preziose della dimora imperiale, la volta con la scena di Ulisse e Polifemo.
Dovrebbe esser eliminato ma chi lo deve togliere? Il Comune: il giardino è suo. E siccome c’è un comitato di cittadini che si oppone al necessario trapasso del vegetale, ecco che il Campidoglio ha nominato un mediatore culturale per risolvere la rogna. L’albero o gli affreschi? I cittadini di Colle Oppio sono pur sempre elettori…
Questa insensata dicotomia, per cui il Mausoleo di Augusto è comunale e il Colosseo statale (ma non l’area intorno, che appartiene a Roma Capitale!) va avanti dal 1925 (novant’anni!) senza che la politica si sia mai curata di risolverla.
Il parossismo è ai Fori: la parte di destra, percorrendo via dei Fori Imperiali da piazza Venezia verso il Colosseo, è statale. La parte di sinistra comunale. Ed ecco due soprintendenze, due amministrazioni, due sbigliettamenti…
Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha promosso la costituzione di un «consorzio» almeno per la gestione comune dei Fori. Ma la soluzione vera, lo sanno tutti, sarebbe la fusione. Ma tant’è.
Chi glielo dice ai dipendenti? E chi si carica della rogna di ricongiungere le proprietà di due demani diversi? E chi glielo spiega poi alla miriade di ditte private che da quella storica divisione hanno tutto da guadagnare?
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)
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