Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
IL CORAGGIO DI GUARDARE LA REALTà€: SEMBRA CHE PRIMA DEL LORO ARRIVO VIVESSIMO NEL PAESE DELLE FATE
Viviamo in un’epoca di semplificazioni assolute, di esagerazioni dettate dalla pancia e di tragica
mancanza di buon senso.
Un’epoca in cui manca la memoria ma ancor più la razionalità , non si tiene più conto di numeri, proporzioni e contesti.
Non si capisce che la complessità non si affronta e non si risolve con i proclami ma con un lavoro faticoso in cui l’egoismo dei singoli (siano essi Stati, Regioni o Comuni) rischia di essere letale.
Lo scorso anno sono arrivati dal mare 170 mila migranti (nei primi cinque mesi e mezzo del 2015 sono 56mila, in linea con lo scorso anno) e questo ha avuto il potere di destabilizzare un’Unione europea di ben 500 milioni di persone e di mettere in scena un vero e proprio psicodramma.
Significa che gli arrivi sono pari a uno ogni 3000 abitanti, ma ogni nazione si è chiusa a riccio, interpretando a suo favore le regole e chiudendo a singhiozzo le frontiere.
Negli ultimi tre anni in Turchia, nazione con 75milioni di cittadini, i rifugiati arrivati dalla Siria e dall’Iraq sono stati oltre due milioni: uno ogni 35 abitanti.
Duecentomila sono arrivati in pochi mesi solo dall’area di Kobane per sfuggire all’offensiva dell’Isis.
I turchi per gestire una migrazione di queste proporzioni stanno spendendo 6 miliardi di dollari l’anno a cui — ci racconta oggi l’ambasciatore di Ankara in Italia — la comunità internazionale collabora con soli 400milioni.
Ma non è il solo esempio della nostra miopia: in Libano si sono rifugiati 2 milioni di siriani, una cifra immensa e spaventosa se si tiene conto che i libanesi sono solo 4milioni.
E’ come se da noi italiani si scaricassero 30 milioni di rifugiati…
Tutto questo non diminuisce di certo il disagio, i problemi e i rischi che gli italiani devono affrontare e non ci rassicura, ma forse può aiutarci ad avere una visione più oggettiva di quello che sta accadendo.
Tutto questo dovrebbe invece spingere tutti a mettere in atto politiche nuove che abbiano come obiettivo quello di cercare di gestire i flussi e agendo concretamente in Nord Africa, garantendo sicurezza e legalità .
L’Europa ha cominciato a discutere un piano di rimpatri per coloro che non hanno i requisiti per restare come rifugiati ma latita nel definire quote di accoglienza.
Se la prima è una strada che andrà necessariamente percorsa, non può però prescindere dalla realtà quotidiana degli sbarchi e della necessaria accoglienza.
Ci preoccupiamo della sicurezza e delle questioni igienico sanitarie?
Bene, allora non abbandoniamo la gente in mezzo alla strada, sotto i ponti o nelle stazioni.
È un discorso che vale per i Paesi della Ue come per le regioni: lo scarica-barile non migliora la situazione serve solo a fare propaganda politica.
E quei barconi che arrivano ogni giorno non possono essere l’alibi per un racconto della realtà completamente emotivo e slegato dalla verità .
Quando si parla di tassi di criminalità , di pirati della strada o di stazioni insicure si fa bene a pretendere più severità e un maggiore controllo del territorio, ma non raccontiamoci che prima vivevamo nel Paese delle fate.
Lo dicono le statistiche ma anche la memoria.
Le bande di stranieri che fanno le rapine nelle case sono un’emergenza?
Vanno affrontate con più forze dell’ordine nelle nostre province, ma non fingiamo di non ricordare anni di malavita italiana o la drammatica stagione dei rapimenti.
«Investono la gente ubriachi e drogati!».
Guardate ai fatti di cronaca, ai pirati della strada, e nella maggioranza dei casi troverete rispettabili padri di famiglia italiani o i loro figli.
Chi ha ucciso un quindicenne a Monza a marzo e poi è scappato non era un rom ma un quarantenne brianzolo con un’Audi.
«Sono pericolosi ed efferati!».
Olindo e Rosa non sono musulmani, Yara non pare sia stata uccisa da un albanese e la cronaca quotidiana è piena zeppa di delinquenti italiani.
Le stazioni oggi ci fanno paura?
Ce ne accorgiamo perchè sono luoghi più belli e puliti di quanto non lo fossero 10o 20anni fa, con i negozi, i bar, i ristoranti e allora lo notiamo.
A me la Stazione Centrale di Milano o Roma Termini facevano molta più paura vent’anni fa, piene di tossici e spacciatori.
Questi sono i problemi della nostra epoca, migrazioni dovute a guerre, estremismo, miseria, fame e cambiamenti climatici.
Non possiamo pensare di arrenderci o soccombere ma nemmeno di nascondere il problema o scaricarlo sul vicino, bisogna avere il coraggio di essere adulti, chiamare tutti alle responsabilità e chiamare le cose con il loro nome.
Costruire percorsi virtuosi (di accoglienza, studio, rispetto delle regole per chi ha i requisiti) e insieme meccanismi di rimpatrio e di aiuto ai Paesi da cui partono, ma evitare di voltare la testa dall’altra parte regalando migliaia di disperati al lavoro nero e alla criminalità organizzata.
Mario Calabresi
(da “La Stampa”)
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
PRESENTERA’ IL SUO NUOVO LIBRO, OSPITE DEI CONSERVATORI RIFORMISTI DI RAFFAELE FITTO
Che ci farà il guru americano anti tasse a Roma, sede di governi che, al di là dei colori politici, non hanno fatto altro che aumentarle negli ultimi decenni?
Grover Norquist mercoledi presenterà il suo nuovo libro “End the Irs before it ends us”, ospite del nuovo raggruppamento politico di Fitto e Capezzone, particolarmente attivo nel tentativo di delineare una destra che faccia riferimento ai conservatori inglesi e ai repubblicani americani.
Norquist è uno dei 50 cervelli più influenti negli States, presidente dell’Americans for Tax Reform, diventato, soprattutto grazie al pledge (il patto) che fece firmare a Bush figlio, uno dei più potenti gruppi di pressione a stelle e strisce.
La sua idea fondamentale è quella di far giurare ai politici di non alzare le tasse: il candidato deve firmare un “pledge” (patto) pubblico e solenne, con cui si impegna a non votare mai per qualunque legge che comporti un aumento della pressione fiscale.
In questo modo originale, lo storico think tank di Washington da anni svolge azione di pressione sul Congresso federale statunitense per impegnare deputati e senatori a non alzare spesa pubblica e tasse.
Norquist ritiene che sia meglio avere aliquote fiscali basse piuttosto che alte: un’ampia tassazione di base, come ad esempio una “flat tax” sul reddito o la stessa IVA, riduce al minimo la perdita secca imposta all’economia.
La sue tesi è che “le persone creano ricchezza, non le cose. I politici tendono a pensare che un’economia debole sia un pretesto per aumentare le tasse sui cittadini. Forse la debole crescita economica, i salari più bassi, il minor numero di lavoratori occupati dovrebbero essere segnali alla classe politica per ridurre la pressione fiscale sulle persone”.
A suo parere quindi occorre lavorare sui tagli agli sprechi e non ” fare nuove leggi e regolamenti per spremere più soldi ai suoi cittadini, in quanto “maggiore è il tasso di imposta, maggiore è l’incentivo ad evadere le tasse, mentre aliquote fiscali più basse riducono gli incentivi ad evadere la tassazione”.
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
SILVIO: “NON CE LA FA AD ANDARSENE”… IL SENATORE: “STORIA FINITA”
«Secondo me, Denis non se ne andrà . Perchè non ha i numeri per aiutare Renzi sulle riforme. O, se
ce li ha, non sono comunque sufficienti per blindare il governo o fare un gruppo parlamentare…».
Ieri mattina, quando parla con i dirigenti forzisti, Silvio Berlusconi gioca la carta della sicurezza. O della scaramanzia.
All’incontro di martedì con Denis Verdini, l’uomo che è stato il suo principale braccio operativo, mancano ormai pochissimi giri di orologio.
Forse gli ultimi di un «sodalizio» ultradecennale.
L’ex premier gioca comunque la carta della diplomazia, arrivando quasi ad assolvere il senatore toscano. D’altronde, ripete Berlusconi, «con Denis mi sono sempre trovato bene. L’unica volta che ci siamo trovati in disaccordo è stata proprio sul continuare o meno sulla strada del Patto del Nazareno dopo l’elezione di Mattarella. Lui sosteneva e sostiene che bisognasse andare avanti. Io che quel metodo usato da Renzi, al di là dell’apprezzamento umano per l’attuale presidente della Repubblica, fosse indigeribile…».
I toni della vigilia, almeno quelli che trapelano da Arcore, sembrano concedere qualche piccolo margine all’happy end.
Ma basta spostare l’obiettivo sul sabato mattina di Verdini e compagnia, e il canovaccio di questa storia cambia completamente verso.
Gli uomini del pallottoliere verdiniano, mettendo in fila nomi e cognomi di senatori che stanno sulla bocca di tutti nonostante le smentite di circostanza, azzardano che «al Senato la nostra pattuglia avrà un minimo di 12 parlamentari…».
E il senatore di Fivizzano, nelle ultime ricognizioni con amici e colleghi, si sarebbe spinto fino a dire che «almeno cinque o sei arriveranno direttamente da FI».
Dalla «V» di Verdini a quella di Villari, passando per Mazzoni, Conti e chissà chi altro.
Perchè Verdini, per quanto abbia acconsentito a lasciarsi una via di fuga, la sua scelta sembra averla già fatta.
«La mia storia con Berlusconi è chiusa», ripete da giorni. E anche quel «lodo» che l’ex Cavaliere gli avrebbe sottoposto durante la cena della settimana scorsa – «Potresti votare qualche articolo della riforma della Costituzione pur rimanendo dentro Forza Italia» – pare destinato ad essere respinto al mittente.
Come dimostra quella lettera-appello a favore delle riforme renziane che il senatore toscano ha già sulla scrivania, pronta per essere pubblicata «al momento opportuno».
Per fermare l’operazione «neoresponsabili», tolta la strada della diplomazia, a Berlusconi non rimane che sperare nella sua previsione.
Quella del «Verdini che non ha i numeri ».
Tra i suoi, c’è chi vorrebbe spingerlo a battere la strada della «contro-campagna acquisti», per tentare di sottrarre ai verdiniani la certezza dei numeri per fare un gruppo.
Ma l’ex Cavaliere aspetta di ritrovarsi faccia a faccia col suo ex coordinatore.
Nel frattempo, in questo fine settimana, il presidente di Forza Italia inizierà a mettere mano a una specie di «decalogo» del nuovo partito.
Che già contiene una sorpresa. Le parole «fisco e tasse», nell’ultima metamorfosi del berlusconismo, verranno dopo la nuova parola magica su cui l’ex Cavaliere ha intenzione di insistere prossimi mesi.
Una parola sola, «sicurezza».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
NEL GIORNO DEL TESSERAMENTO MOLTE LE SEDI CHE RESTANO CHIUSE
Marina guarda il volantino e sbotta: «Ma lo avete visto il giardino qui dietro? Vi rendete conto di com’è ridotto? Siamo al centro di Roma, e largo Cairoli è invasa dalla spazzatura!».
Ha portato il tesseramento in piazza, il Pd romano.
Lo ha fatto in un week end difficile, quello che segue i nuovi arresti di Mafia Capitale. Per spiegare che sta ripartendo, che a questo serve il commissariamento, che si è fatta e si farà pulizia.
Ma le persone come Marina, che almeno si fermano a parlare, a sfogarsi, sono poche.
«Manca la voglia di reagire — dice Giulia Urso, segretaria del circolo storico di via Giubbonari — le persone non vengono neanche a darci contro, è come se nei cittadini si fosse instaurata una totale indifferenza alla politica. Ma nel dna del Pci c’è la capacità di rialzarsi».
Prende i volantini con scritto “più il Pd fa più Roma cresce”, prova a distribuirli ai passanti. Incassa i rifiuti con un sorriso rassegnato, ma con Marina parla a lungo.
«Noi siamo di sinistra», dice lei, bruna, 40 anni, una bimba che la guarda con gli occhi sgranati. «Non è possibile abbandonare un giardino così. Questa giunta dov’è? Dov’è il sindaco? ».
Prova a dire, Giulia, che i guai di Roma sono cominciati con la destra.
«Non è che si può dare la colpa sempre a chi c’era prima», continua Marina.
I passanti si fermano, fanno sì con la testa. «Sono di sinistra perchè sono stata educata in un certo modo, mio padre era operaio, ma il Pd la classe operaia, quella che oggi è nei call center, l’ha persa. Noi abitiamo al Quarto Miglio, quando piove i bambini non possono andare a scuola perchè entra acqua. Vi pare possibile? Nessuno fa niente, e c’è un giro di mazzette di cui non si vede la fine ».
I militanti del circolo rintuzzano con poca convinzione.
Lei promette che magari passerà . Non è una nuova tessera, ma «stamattina ne abbiamo fatte 15», assicurano, e «tre erano nuovi iscritti. Non pensavamo che in un momento così si convincessero, eppure».
Passa a salutare Laura Zorzi: «Era la moglie dell’autista di Togliatti. Lui è morto un anno fa». Qualche simpatizzante che riceve le e mail viene a salutare. Di facce nuove, davvero poche.
È così anche a Ponte Milvio, il circolo che fu di Enrico Berlinguer, che in una mattina di sole rinnova le sue tessere, ma non va oltre.
E a Monte Spaccato, quartiere popolare vicino all’Aurelia, dove nell’ora del mercato, al circolo che è proprio di fronte e che per l’occasione ha spalancato le porte, entrano quasi solo militanti. Anche se a un certo punto arriva Mario, 70 anni, che: «Io questi Grillo, Salvini, non li sopporto. Non mi ero più iscritto dalla morte di Berlinguer, ma ora ci sto pensando».
Vicino alla stazione Tiburtina il circolo Italia è rimasto chiuso: «Stiamo affrontando l’emergenza profughi con una raccolta di viveri, qui vicino il centro di via Cupa sta scoppiando — racconta Claudio — e Marino non si è visto».
È rimasto chiuso anche il circolo Versante Prenestino, quello dove aveva preso la tessera Salvatore Buzzi, uno dei principali indagati di Mafia Capitale.
«Il commissario Migliore ha affidato i banchetti ai segretari di circolo eletti con il tesseramento gonfiato dell’anno scorso. A queste condizioni noi non ci stiamo», hanno fatto sapere i responsabili.
Il presidente Matteo Orfini ribatte rassegnato: «Lì è in atto una guerra tra circoli, ma stavolta il tesseramento lo abbiamo commissariato. Ci sono una serie di meccanismi che non consentiranno trucchi».
Non hanno ancora avviato il tesseramento neanche a Monteverde Vecchio, dove venerdì sera la festa dei giovani democratici è stata — a sorpresa — un successone, con 400 coperti ai tavoli improvvisati in piazza.
Gli organizzatori sono ventenni come Lorenzo e Tommaso, che ti spiegano che in questo momento impegnarsi nel partito ha ancora più senso «perchè se non lo fai tu ci sono gli altri, hai perso in partenza».
Con i negozi vicini come sponsor e gli amici che si sono offerti di spostare casse di birra e salsicce hanno creato un evento cui stasera ha deciso di andare anche Ignazio Marino.
«Mio nonno, che viene da Botteghe Oscure, mi ha detto: mi hai fatto tornare indietro di 60 anni», racconta Tommaso.
E Maddalena Messeri, 24 anni, presidente dei giovani pd di Roma, prova a spiegare: «Adesso sembra sia tutta colpa del Pd, perchè ci siamo presi tutte le responsabilità , stiamo facendo pulizia. Ma il 416 bis ce l’hanno quelli della destra. Bisogna andar fuori e dire forte che la maggior parte di noi lavora per la città senza fare porcate ».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
ROM, MUSULMANI, EBREI: MINORANZE VISTE CON OSTILITA’ E DIFFIDENZA
Gli zingari sembrano concentrare su di sè il massimo dell’ostilità e diffidenza in Europa. 
Sono considerati, come emerge da un sondaggio dell’istituto americano Pew, un corpo estraneo nel cuore dell’Europa da una forte minoranza, superiore al 30%, di inglesi, tedeschi e spagnoli, dal 48% dei polacchi, dal 60% dei francesi e dall’86% degli italiani
All’estremo opposto sta l’altra minoranza pure tradizionalmente europea e oggetto di storiche persecuzioni, gli ebrei.
Anche loro, tuttavia, in Paesi come Polonia e Italia sono considerati con diffidenza e ostilità da minoranze non trascurabili, rispettivamente dal 28 e 21% della popolazione.
I musulmani occupano una posizione intermedia nella sfiducia suscitata tra gli autoctoni, ma con fortissime differenze da Paese a Paese.
Come per gli zingari, sono gli italiani a manifestare in maggiore misura ostilità e diffidenza, seguiti dai polacchi.
In entrambi i Paesi l’ostilità è ampiamente maggioritaria.
Viceversa i tedeschi, che pure ospitano la piຠampia popolazione musulmana in Europa fuori dalla Turchia, presentano, con i francesi (che pure avevano sperimentato l’assassinio dei giornalisti di Charlie Hebdo poco prima dello svolgimento dell’indagine Pew), percentuali molto piຠcontenute di ostilità : 24%, anche se piຠampie di quella, 19%, riscontrata tra gli inglesi.
Dall’indagine Pew gli italiani emergono di gran lunga piຠostili alle minoranze dei cittadini degli altri cinque Paesi oggetto di indagine.
Cio è solo in parte spiegabile con la presenza di una destra che ha fatto della narrazione razzista un proprio elemento identificante.
In tutti i Paesi vi è un nesso statisticamente significativo tra orientamento politico di destra e ostilità verso le minoranze etnico- religiose.
Ma in Italia sembra tracimare al di là delle simpatie politiche.
Possiamo allora chiederci se, accanto all’esistenza di partiti politici che hanno cavalcato e cavalcano il disagio enfatizzando il ruolo di capro espiatorio di alcune minoranze particolarmente visibili, non ci sia la responsabilità di una contro- narrazione che si salva la coscienza denunciando il razzismo piຠbieco e insopportabile (facendogli da cassa di risonanza), ma non entra in merito alle condizioni di disagio in cui questo si genera.
L’esasperazione degli abitanti delle periferie è l’esito della concentrazione di disagi – abitativi, nei trasporti, nei servizi, nella semplice sicurezza – ad opera sia di politiche intenzionali che dell’assenza di politiche.
Mentre alcuni partiti e gruppi sono molto bravi a soffiare sul fuoco e a trovare nei rom piuttosto che negli immigrati musulmani la causa di tutto, chi grida al razzismo spesso ha chiuso gli occhi sul degrado, e usa la denuncia di razzismo per nascondere le proprie responsabilità .
Un terribile gioco a scaricabarile di cui paghiamo il prezzo tutti, in termini di civiltà , ma anche di adeguata comprensione dei problemi, quindi di ricerca di via di uscita sostenibili.
Chiara Saraceno
(da “La Repubblica“)
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Giugno 14th, 2015 Riccardo Fucile
ALLE URNE OLTRE 2 MILIONI DI ELETTORI
Si vota in 11 capoluoghi (Lecco, Mantova, Rovigo, Venezia, Arezzo, Fermo, Macerata, Chieti, Trani, Matera, Nuoro, Enna).
In Laguna le elezioni seguono allo scandalo Mose, Mantova saluta una giunta travolta da corruzione e peculato.
5 Stelle alla sfida finale in 5 città . E a Giugliano c’è un nuovo caso De Luca.
Venezia del dopo scandalo Mose, ma anche Matera capitale europea delle cultura 2015. Poi Mantova che saluta la giunta travolta da scandali di corruzione e peculato e Gela, la città delgovernatore Crocetta che potrebbe finire in mano 5 stelle.
E infine Giugliano, dove il candidato sconfessato dal Pd dopo il rinvio a giudizio ha l’appoggio del neogovernatore in CampaniaVincenzo De Luca.
Due milioni di italiani tornano al voto per i ballottaggi che decideranno il sindaco di 78 comuni, dopo il primo turno di due settimane fa in concomitanza con le Regionali, e chiusa la prima partita nazionale tra polemiche e prove del governo, restano aperti gli ultimi fronti.
Mentre Matteo Renzi spera di conquistare la laguna con Felice Casson, chi guarda con interesse alle ultime chance per conquistare il governo locale è il Movimento 5 stelle. Sono cinque i centri in cui i grillini si presentano per la prima volta al ballottaggio: Quarto (Napoli), Augusta (Siracusa), Venaria (Torino), Gela (Caltanissetta) e Porto Torres (Sassari).
Il voto si svolgerà oggi, domenica 14 giugno, dalle ore 7 alle 23 (in Sicilia anche lunedì fino alle 15) in 78 comuni, di cui 12 capoluoghi di provincia (Lecco, Mantova, Rovigo, Venezia, Arezzo, Fermo, Macerata, Chieti, Trani, Matera, Nuoro, Enna).
Alle urne sono chiamati 2.160.550 elettori, di cui 1.036.159 maschi e 1.124.391 femmine.
Gli occhi della politica nazionale sono tutti puntati su Venezia, dove il senatore Pd ed ex magistrato Felice Casson (38 per cento) sfida l’imprenditore berlusconiano Luigi Brugnaro (28,6 per cento).
A pesare sulla bilancia potrebbero essere i voti del Movimento 5 Stelle che al primo turno si è fermato al 12,5 per cento e che si è rifiutato di fare endorsement o accordi per il ballottaggio, ma che con il parlamentare condivide molti dei punti del programma. Il dato più significativo di due settimane fa era stato però l’astensionismo al 41 per cento e ancora una volta potrebbe essere il non voto a decidere il vincitore.
Il Pd vorrebbe invece dimenticare il ballottaggio a Giugliano(Campania) dove il candidato sindaco democratico Antonio Poziello è stato sconfessato dal partito, ma ha incassato il sostegno del neogovernatore Vincenzo De Luca.
Poziello aveva vinto le primarie ma era stato poi invitato a ritirarsi dal partito, dopo essere stato rinviato a giudizio per alcune accuse, tra cui l’associazione a delinquere, nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei corsi di formazione in Campania del 2008.
Meno nota alle cronache, ma non meno importante è invece la sfida a Matera, con il testa a testa tra Salvatore Adduce per il centrosinistra (40,1%) e Raffaello De Ruggeri (Liste civiche), che segue con il 36%.
La città è stata nominata capitale europea della cultura del 2015 e il nuovo primo cittadino dovrà gestire fondi e progetti per rilanciare il Comune.
Esito apparentemente scontato a Mantova, dove Mattia Palazzi del centrosinistra, forte del 46,5 per cento del primo turno, cercherà di battere definitivamente Paola Bulbarelli (Forza Italia-Lega), fermatasi al 26,4%, confermando così una tradizione di centrosinistra nella città lombarda, che si è interrotta soltanto una volta nel 2010 e proprio in fase di ballottaggio.
Mantova esce zoppicante dopo la gestione della giunta Sodano che è stata travolta da inchieste di corruzione e peculato.
In Sicilia si vota nella città del pasticcio Pd: il candidato impresentabile Vladimiro Crisafulli, ex senatore democratico e già tenuto fuori dalle liste per le politiche del 2013 dal comitato dei garanti, non ha sfondato al primo turno (40,9 per cento) come aveva invece annunciato e ora dovrà vedersela con Maurizio Dipietro (ex Pd appoggiato anche da pezzi di centrodestra) che dovrà faticare non poco per recuperare dal 24,3%. Scenario diverso invece a Gela, città del presidente della Regione Rosario Crocetta, dove si attende il voto con particolare interesse.
Il candidato di centrosinistra e sindaco uscente Angelo Fasulo si è fermato al 23,7%, mentre lo sfidante del M5S Domenico Messinese ha avuto il 24,2%.
Qui non sono mancate le polemiche per l’appoggio di Ncd ai grillini, anche se i 5 Stelle parlano solo di “endorsement” e non di “alleanza politica” con il partito di Alfano.Un appoggio duramente criticato dal governatore Crocetta.
A Lecco se la vedranno invece Virginio Brivio (centrosinistra) e Alberto Negrini (centrodestra), rispettivamente con il 39,2% e il 26,5%.
Anche a Rovigo centrosinistra in vantaggio, con la candidata Nadia Romeo che si è imposta al primo turno con il 24,1%, staccando di poco il leghista Massimo Bergamin (18,8%).
Anche qui i candidati si contendono i voti 5 Stelle tanto che sui giornali locali era arrivata notizia di un accordo sottobanco con il candidato del Carroccio in cambio di un assessorato. La trattativa è stata smentita, ma non l’interessamento.
Ad Arezzo invece Matteo Bracciali del centrosinistra, con il 44,2%, cercherà di imporsi sul candidato del centrodestra, Alessandro Ghinelli, arrivata al 35,9%.
Più facile, almeno sulla carta, il compito per il candidato di centrosinistra a Macerata, Romano Carancini, forte di un 39,9% che gli dovrebbe consentire di superare Deborah Pantana del centrodestra (al primo turno al 18%).
Rimanendo nelle Marche, sarà tutto da vedere l’esito del ballottaggio a Fermo tra Pasquale Zacheo del centrosinistra (24,8%) e il suo avversario delle liste civiche Paolo Calcinaro(22,9%).
A Chieti si affronteranno il sindaco uscente di centrodestra Umberto di Primio (37%) e Luigi Febo del centrosinistra (30,2%), mentre a Trani Amedeo Bottaro (centrosinistra), forte del 47,4%, cercherà di chiudere il cerchio nei confronti di Antonio Florio (centrodestra), che al primo turno non è riuscito a fare meglio del 14,5%.
Nessun favorito a Nuoro, dove il candidato di centrosinistra, Alessandro Bianchi (29,9%), deve vedersela con Andrea Soddu, sostenuto al primo turno da alcune liste civiche, che gli hanno dato il 21,4 per cento dei consensi.
(da “ Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
TROPPO COMODA LA SOLIDARIETA’ A SENSO UNICO, A DESTRA SI DICA UNA COSA ORIGINALE OGNI TANTO… OSPITIAMO 1.181.400 ROMENI, 149.434 MOLDAVI, 97.566 POLACCHI, 54.932 BULGARI, 6.840 UNGHERESI, 5.561 SLOVACCHI E ORA FANNO I RAZZISTI? FUORI DAI COGLIONI
Saremo sintetici, a differenza di chi da una parte cavalca ogni giorno la retorica xenofoba e
dall’altra di chi si appella a un’Europa cinica e egoista che accoglie solo chi può sfruttare a basso costo.
L’Italia, Grecia e Malta hanno chiesto da tempo che l’Europa si faccia carico del dramma dei profughi che fuggono da guerre e povertà : si tratta di qualche decina di migliaia di esseri umani che potrebbero essere facilmente assorbiti dai 27 Paesi della Ue, senza alcun sommovimento interno.
A fronte di tale ragionevole proposta si è scatenato l’inferno, tra chi si tira vigliaccamente indietro, chi vuole discutere sulle quote, chi accampa scuse ridicole, chi cambia idea ogni 24 ore.
Basterebbe questo comportamento per chiudere con quest’Europa da Tso per non usare termini più volgari.
In tale letamaio il governo italiano non trova la quadra, dimostrando di non avere argomenti persuasivi e adeguati.
A differenza della becerodestra che sa solo dire stronzate, dopo essere passata dall’affogamento dei profughi ai bombardamenti degli scafisti, dal blocco navale al rischio di scatenare una guerra con la Libia, il nostro suggerimento è un altro.
E ha una sua logica e forza persuasiva.
Chi sono i paesi che ostacolano la ripartizione?
A detta degli osservatori sono molti Paesi dell’Est europeo, oltre alle ondivaghe grandi potenze continentali.
Sono in buona parte le stesse che, grazie alla libera circolazione garantita dalla Ue, ci hanno piazzato quasi due milioni di loro connazionali, spesso senza arte nè parte, talvolta anche criminali.
Cittadini europei che abbiamo accolto con spirito di solidarietà e che ora vivono nel nostro paese.
Qualche cifra aggiornata rende l’idea: Romania 1.181.400, Moldavia 149.434, Polonia 97.566, Bulgaria 54.932, Ungheria 6.840, Bielorussi 8.177, Cecoslovacchi 5.561.
E ora questi stessi Paesi si rifiutano di accogliere mille/duemila profughi arrivati in Italia?
E’ questo il loro modo di concepire la solidarietà ? A senso unico?
E allora lo Stato italiano abbia le palle di prendere la parola a Bruxelles e di intimare: “O fate la vostra parte o da domani fuori dai coglioni i vostri connazionali, così imparate a stare al mondo”.
State certi che i loro governi a quel punto diventerebbero più ragionevoli, piuttosto che ritrovarsi sommersi da loro connazionali di ritorno.
Tranquilli che la forma si trova.
In caso contrario si procede: tanti profughi reali accogliamo, altrettanti “ospiti europei” se ne tornano a casa.
Abbiamo un margine tale che se ne raddrizzano di schiene di governi furbetti.
Altro che stare a pietire, concordare e mediare: di fronte a certi egoismi valgono solo le mazzate.
E la capacità di fare male.
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
“IL GOVERNO DEVE CHIEDERNE CONTO ALLA UE”…. “TUTTE LE REGIONI SI ERANO IMPEGNATE UN ANNO FA A DOTARSI DI HUB DI ACCOGLIENZA, LO HA FATTO SOLO L’EMILIA ROMAGNA, ALTRO CHE ACCUSARE LA POLIZIA DI INEFFICIENZA”
“La Francia sta violando gli accordi di libera circolazione di Schengen. La Germania, e a ruota
l’Austria, dovranno aprire nuovamente i confini a partire da lunedì quando è prevista la fine della sospensione di Schengen causa G7. Se non lo faranno, anche i tedeschi saranno inadempienti. E questo dovrà essere denunciato in ambito di commissione Europea”.
I vertici del Dipartimento di pubblica sicurezza non ci stanno più a leggere e sentire dichiarazioni per cui “il sistema dell’accoglienza in Italia è un colabrodo”, che “non c’è un progetto” e il Viminale un luogo di “inetti e inadeguati” (Forza Italia) che non sa gestire i flussi di immigrati.
“Il colabrodo — insiste il Dipartimento contattato da Huffington post — è a livello europeo dove non c’è alcuna strategia comune e condivisa per far fronte ad un’emergenza figlia di guerre, carestie, disperazione”.
E nei confronti del quale la vecchia Europa sa applicare solo la legge dello scarica barile.
Parole dure, quelle del Dipartimento, figlie di esasperazione e delusione che arrivano dopo giorni di alta tensione.
E’ almeno dall’inizio della settimana che il fenomeno dei “transitanti” ha preso forma e corpo intorno alle stazioni delle principali città che sono anche gli snodi da dove i migranti che hanno un progetto migratorio chiaro verso i paesi del nord europa attendono un treno per poter partire.
“Deve essere chiaro una volta per tutte — continua il nostro interlocutore – che queste persone che vediamo ammassate nei dintorni delle stazioni non vogliono essere identificate in Italia perchè sanno benissimo che a quel punto dovranno aspettare nel nostro paese l’iter della richiesta dell’asilo (accordo di Dublino, ndr) ”.
Le forze dell’ordine non possono costringere nessuno ad essere identificato.
Ma le partenze verso il nord Europa sono diventate impossibili.
Con la scusa del G7 (a Garmish nello scorso fine settimana) Francia, Germania, Austria hanno bloccato i valichi.
Parigi ha addirittura inviato la gendarmerie alla frontiera di Ventimiglia. “Sono inadempienti, stanno violando gli accordi di libera circolazione e di questo il governo italiano dovrà chiedere conto a Bruxelles” aggiunge lapidario il Dipartimento di pubblica sicurezza
Al Viminale si tiene aggiornata la mappa dei transitanti: almeno 500 bloccati in Friuli; più o meno altrettanti a Milano; circa duecento le presenze a Ventimiglia. Altri cinquecento a Roma, sparsi intorno alla stazione Tiburtina. Si tratta di numeri in difetto.
Questure e prefetture stanno attrezzando in queste ore centri di accoglienza mobili. Il sottosegretario Domenico Manzione denuncia a sua volta il fatto che “le regioni non hanno attrezzato gli hub che si erano impegnate a realizzare già un anno fa quando fu firmato il Piano nazionale di accoglienza”.
Se ogni regione avesse il suo, sarebbe quello il luogo dove ricoverare oggi i transitanti, coloro per cui l’Italia è solo un luogo di passaggio. Solo l’Emilia Romagna ne ha uno. Milano sta provvedendo in queste ore. Per togliere gli immigrati dai piazzali della stazione centrale.
L’Italia deve passare all’attacco sul fronte immigrazione. . Non solo denunciare “l’inadempienza dei paesi europei che senza l’ok di Bruxelles hanno nei fatti chiuso le frontiere e sospeso il trattato di Schengen” ma soprattutto “pretendere subito gli accordi di riammissione”.
La fonte del Dipartimento lo dice in modo esplicito: “Francia e Inghilterra devono farsi carico di fare accordi con le loro ex colonie e rimpatriare gli immigrati che non hanno diritto all’asilo”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 13th, 2015 Riccardo Fucile
IL TUTTO PER OTTENERE GLI SGRAVI FISCALI PROMESSI DAL GOVERNO
La Cgil, che ha segnalato i primi casi, li chiama “i furbetti del Jobs act”.
Aziende che propongono ai propri dipendenti, anche a tempo indeterminato, di licenziarsi per essere assunti a tempo determinato per un po’ di settimane da un’altra azienda che lavora negli stessi cantieri, e tornare poi al tempo indeterminato d’origine, reso però a questo punto più interessante dagli sgravi fiscali assicurati dal Governo con la Legge di Stabilità , che valgono 8mila euro all’anno per tre anni.
“Vere distorsioni che a nostro avviso dovrebbero essere considerate come vere e proprie truffe ai danni dell’erario”, denuncia la Cgil dell’Emilia-Romagna, che segnalerà i casi di cui è a conoscenza all’Inps e alla Direzione territoriale del lavoro, per invitarli a intervenire.
“Ma stiamo valutando anche una denuncia per truffa”, spiega Antonio Mattioli, del sindacato.
Il meccanismo, secondo la Cgil emiliana, sarebbe questo: le aziende, che nei casi specifici sono di Piacenza e Reggio Emilia e si occupano di logistica e facchinaggio, propongono ai lavoratori di licenziarsi, magari con un piccolo incentivo, per poi essere riassunti il giorno successivo da una nuova azienda, che lavora negli stessi cantieri e svolge le stesse attività .
In questo caso però l’assunzione è con un contratto a termine di sei mesi – il termine minimo per assicurarsi gli sgravi – con l’impegno che al termine dei sei mesi verranno tutti assunti a tempo indeterminato.
“Trascorso quel periodo le aziende, di solito tutte nuove — denuncia la Cgil — avranno ripulito i lavoratori e chiederanno di accedere ai famosi sgravi fiscali, senza aver creato alcuna nuova occupazione”.
I primi casi che verranno segnalati dal sindacato agli enti competenti, continua Mattioli, sono quelli del Consorzio Albatros di Piacenza e di Movimoda a Reggio Emilia, attiva nel facchinaggio nel comparto tessile.
Quest’ultima, per mettere in pratica il meccanismo, ha costituito la società MMOperations srl. “Tutto ciò sta accadendo con la benedizione del nostro solerte presidente del Consiglio e del ministro del Lavoro, vista l’enfasi con la quale stanno incensando il Jobs Act”, attacca la Cgil.
Del caso si è occupato anche Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. “Il Jobs act non dovrebbe essere utilizzato in questo modo — ha detto intervenendo a un incontro a Ravenna —. Ho sempre pensato che dovrebbe andare nella direzione di contratti a tempo indeterminato con tutta una serie di flessibilità . Mi auguro che sia questo il punto di arrivo”.
Marco Bettazzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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