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MARCHINI VEDE IL BALLOTTAGGIO: “ROMA NON VOTERA’ I TRADITORI”

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

“LA MELONI RAPPRESENTA I DISASTRI DELLA GIUNTA ALEMANNO, GIACHETTI SI VERGOGNA DEL PD: CASO STRANO NON SI ATTACCANO MAI TRA LORO”… “LA RAGGI SFUGGE AI CONFRONTI, E’ ETEREDIRETTA, DA SOLA NON SA CHE DIRE”

Ah, Giorgia, Giorgia. Niente di personale, per carità : «Ma la Meloni, con tutto il rispetto, rappresenta uno dei partiti fondamentali nella gestione di Alemanno», una delle peggiori della storia del Campidoglio.
«Lei si è presa i suoi assessori, io voglio i suoi elettori».
Quanto alla Raggi «mi sta pure simpatica», però è eterodiretta. «Si faccia coraggio e accetti i confronti, anche se capisco perchè scappa: ogni volta che parla recita un copione scritto a Milano e dice delle fesserie tipo la funivia a Roma».
E Giachetti? «È il candidato del Pd ma si vergogna tanto da nascondere il simbolo. Non credo che trarrà  vantaggio dall’esclusione delle liste di Fassina».
Alfio Marchini sembra in palla. Saranno i sondaggi in ascesa, saranno le difficoltà  registrate dai suoi avversari, ma da qualche giorno nel quartier generale dell’ingegnere si respira ottimismo e il ballottaggio appare a portata di mano.
«Le rilevazioni mi danno secondo o terzo. Il fatto vero è che c’è un allineamento attorno al 20% di tutti. I romani devono capire che chi ha tradito una volta tradisce sempre. E a sinistra e destra hanno stratradito. Mi accusano di inciucio con Renzi, però non ho sentito una polemica tra Giachetti e Meloni. Negli ultimi 20 anni c’è stato il consociativismo, sinistra e destra di giorno facevano finta di litigare e di notte si spartivano tutto».
La svolta alla corsa l’ha data l’appoggio di Silvio Berlusconi. Disagio? No, Marchini non si sente ingabbiato dal Cav, che oggi presenterà  la lista di Forza Italia. «Io predico da tempo il fatto che la politica deve farsi ossigenare dalla società  civile. Nel momento in cui qualcuno raccoglie la sfida, dando un riconoscimento forte ad un movimento giovane, io non posso non accettare un atto coraggioso».
E non è vero, insiste, che la scelta di Fi condizioni il suo movimento. «Hanno aderito in pieno al nostro programma. Tutti gli altri usano Roma come un taxi, noi siamo nati per amore di questa città . In tre anni abbiamo condotto battaglie fondamentali come Affittopoli e Svendopoli e abbiamo sconfitto il Pd, obbligando Marino ad una resa davanti al notaio. Mai come ora siamo stati liberi dai partiti».
Persino con il suo amicone Giovanni Malagò non è tenero. «Siamo d’accordo, le Olimpiadi sono una grande opportunità  per la città . Però il Coni deve coinvolgere il consiglio comunale»

Massimiliano Scafi

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LIVORNO, MAGGIORANZA M5S A RISCHIO, ARRIVA LA TEGOLA AGEN

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

UN CONSIGLIERE E’ PROSSIMO A TRASFERIRSI IN SPAGNA, MA SE LASCIA SUBENTRA UNA “FUORIUSCITA” DAL MOVIMENTO CHE FAREBBE CADERE LA GIUNTA

“Sono sereno”, ripete il sindaco 5 Stelle Filippo Nogarin. Non altrettanto possono dire però i fan del Movimento che ancora gli sono rimasti fedeli.
Con 4 consiglieri comunali espulsi, la maggioranza che sorregge Nogarin, appena raggiunto da un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta a seguito dell’inchiesta sull’azienda dei rifiuti,   può contare oggi su 17 voti. Contro i 16 di tutte le forze d’opposizione. Ovvero, un solo voto di scarto.
E se nelle ultime sedute, i 17 eletti 5 Stelle si sono presentati compatti come una falange macedone, parchi negli interventi e generosi di sì alle delibere della giunta, l’aritmetica pentastellata rischia di trasformarsi comunque in un incubo.
Sotto la superficie c’è il caso Agen che monta. E che rischia di esplodere la prossima estate:
Federico Agen è un insegnante dell’istituto Galilei di Livorno, sposato ad una signora spagnola, che si è già  trasferita per motivi di lavoro in Spagna con la figlia. E anche Agen progetta di trasferirsi presto, appena troverà  un lavoro che la moglie gli sta cercando.
Ma ha un problema: non si può dimettere da consigliere comunale dei 5 Stelle.
Primo dei non eletti, nella lista pentastellata comunale è la moglie di Marco Valiani, espulso dal Movimento ancora prima di entrare in consiglio comunale, per aver criticato il sindaco Nogarin nella scelta degli assessori.
Lo stesso che ha organizzato domenica scorsa davanti al Comune il presidio pro-dimissioni di Nogarin. E proprio sua moglie, per il Movimento livornese, è oggi la candidata da lasciare fuori della porta di Palazzo Civico ad ogni costo.
Se lei subentrasse allo ‘spagnolo’ Agen, per Nogarin e soci sarebbe la fine.
Al di là  di ogni scontro sull’avviso di garanzia: i numeri sarebbero ancora 17 a 16, ma sarebbero in questo caso le opposizioni ad essere in vantaggio di un voto. Ovvero, addio giunta Nogarin.
Che fare dunque? Semplice: Agen non deve dimettersi dal consiglio. Ma come fare se il malcapitato insegnante ritiene di dover seguire la propria famiglia? Si accettano suggerimenti.
Perchè fino a questo momento l’unica soluzione del rebus immaginata dai pentastellati è stata quella di frugarsi in tasca per pagare il biglietto dell’aereo ad Agen ogni qualvolta si profila un voto decisivo in consiglio comunale a Livorno.
In occasione del voto sul bilancio, per esempio. O magari delle delibere urbanistiche.
I conti della spesa che deriverebbe però, quelli no, non li ha fatti ancora nessuno.

Massimo Vanni
(da “la Repubblica”)

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MELONI SENZA LISTA NEL SUO QUARTIERE, RICUSATA PER UN ERRORE

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA ESCLUSA ALLA GARBATELLA PER UN MODULO MANCANTE

Non solo Fassina. Il pasticcio delle liste a Roma coinvolge anche Fratelli d’Italia, seppur in maniera minore.
Il partito di Giorgia Meloni, infatti, si è visto ricusare la lista di aspiranti consiglieri nell’VIII Municipio.
Ironia della sorte, quello della Garbatella, luogo di nascita proprio della leader.
In un modulo, infatti, non sarebbe stato indicato il collegamento con il candidato presidente Alessio Scimè.
«C’è stato un disguido – ha spiegato Marco Marsilio, portavoce di Fdi del Lazio – perchè il nome del presidente è stato comunque indicato in tutti gli altri documenti, dai quali era perciò desumibile la volontà  dei sottoscrittori».
Fratelli d’Italia ha per adesso presentato una richiesta di accesso agli atti ed entro un paio di giorni dovrebbe produrre il ricorso per far riammettere la lista.
La corsa di Scimè alla presidenza dell’VIII Municipio potrebbe essere in ogni caso penalizzata.
A essere ricusata, infatti, è stata anche la lista della Federazione Popolare per la Libertà , che ha espresso il candidato.
Stesso destino, per il medesimo partito, anche nel III e nell’XI Municipio.
In questo caso, però, gli errori sarebbero più gravi e si starebbe valutando di non presentare neanche il ricorso.
Nella peggiore delle ipotesi, Scimè avrà  a suo sostegno solo le liste di Noi con Salvini e la civica Con Giorgia.
Intanto a Milano la Commissione elettorale ha rigettato il ricorso presentato da Fratelli d’Italia che quindi non comparirà  tra le liste a sostegno della candidatura di Stefano Parisi.

(da “il Tempo”)

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CONDIZIONAVANO L’ECONOMIA DI REGGIO CALABRIA: SETTE FERMI, C’E’ ANCHE UN EX DEPUTATO, INDAGATO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

COINVOLTI AVVOCATI, COMMERCIALISTI, IMPRENDITORI E POLITICI LOCALI…LA MENTE ERA PAOLO ROMEO, GIA’ CONDANNATO PER RAPPORTI CON LA ‘NDRANGHETA

Per i più, erano noti avvocati, commercialisti, imprenditori. Ma per la Dda di Reggio Calabria sono la mente e l’anima criminale di una rete impastata di ‘ndrangheta e massoneria che ha condizionato l’economia reggina, costruendo una fitta rete di professionisti e amministratori che per anni hanno gestito in esclusiva affari e finanziamenti. E tra gli indagati c’è anche il presidente della provincia di Reggio Calabria
Per questo motivo, sette persone sono state fermate per ordine dei pm Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Rosario Ferracane e Luca Miceli della Dda di Reggio Calabria con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dalle modalità  mafiose.
Fra loro ci sono l’ex deputato del Psdi Paolo Romeo, l’avvocato Antonio Marra, gli imprenditori Emilio Frascati, Giuseppe Chirico, Natale Saraceno, Domenico Marcianò e Antonio Idone.
Tutti quanti, grazie al ruolo rivestito all’interno della ‘ndrangheta reggina, avevano creato una rete di rete di professionisti, capace di indirizzare le sorti di rilevanti settori dell’economia di Reggio Calabria.
Mente e anima della rete per gli inquirenti sarebbe l’avvocato Paolo Romeo, ex deputato, già  condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma nonostante questo ancora influente sulla scena politica cittadina.
È lui l’anima del Forum 2020. In questa veste è stato ricevuto anche dalla commissione consiliare che dovrà  stabilire a quali opere destinare il tesoretto da 132 milioni contenuto nel “patto per la città  metropolitana” firmato poco più di una settimana fa dal premier Renzi. Allo stesso scopo serviva l’associazione “Cittadinanza Attiva”, presieduta da quello che gli inquirenti considerano un suo storico sodale, Domenico Pietropaolo.
Ma l’inchiesta rischia di allargarsi anche oltre i sette soggetti colpiti da misura. Sul registro degli indagati, sebbene non colpiti da misura cautelare, figurano infatti anche diversi politici e dipendenti pubblici fra cui il presidente della provincia Giuseppe Raffa, il consigliere provinciale Demetrio Cara, il cancelliere capo della Corte d’Appello, Aldo Inuso, l’ex magistrato Giuseppe Tuccio, l’avvocato Rocco Zoccali, l’ex presidente della Reggina, Pino Benedetto ma anche Amedeo Canale, Andrea Scordo, Antonino Idone, Domenico Pietropaolo, Gaetano Tortorella, Saverio Genovese Zerbi. Michele Serra, Giuseppe Strangio,   Domenico Arcò e Giovanni Pontari.
Le indagini, coordinate dalla Dda della locale Procura hanno portato a rilevare l’esistenza di un vero e proprio cartello criminale, presente ed operante nel territorio di Reggio Calabria, in grado di condizionare il regolare svolgimento delle attività  economico/imprenditoriali, con particolare riferimento alla grande distribuzione alimentare, sfruttando anche la compiacenza di pubblici amministratori, al fine di ottenere, tra l’altro, l’illecita percezione di profitti. Per questo motivo sono state sequestrate 12 società , per un valore approssimativo di 34 milioni di euro.
La ragnatela massonica di Romeo.
L’ex deputato Romeo, nonostante le interdizioni proprie della condanna definitiva per mafia che lo ha colpito, ha continuato a condizionare l’economia e la politica cittadina “attraverso la rete di solidarietà  massonica, occultata dallo schermo di associazioni massoniche riconosciute, per il tramite di personaggi istituzionali (sia di carica elettiva, sia dirigenziale) pronti ad assicurare i suoi desiderata influenzando così – subdolamente – le attività  degli enti locali”.
Nascosto sotto le insegne del “Circolo pescatori Poseidonia” Romeo per anni ha continuato a governare le dinamiche cittadine, esercitando la sua “influenza decisoria sulle determinazioni delle pubbliche amministrazioni, di altri poteri dello Stato e sulle locali dinamiche imprenditoriali, come su associazioni non riconosciute e gruppi di occasionale coesione politica”.
Forte del vincolo di loggia e di comune appartenenza massonica, come della straordinaria capacità  di spostare enormi pacchetti di voti, Romeo, insieme al suo storico braccio destro, l’avvocato Antonio Marra, aveva campo libero in Provincia, grazie allo straordinario potere di condizionamento esercitato sul presidente Giuseppe Raffa e il consigliere Demetrio Cara.
Dalle indagini è infatti emerso che alcuni dei loro scritti sono frutto esclusivo delle elaborazioni di Romeo e di altri sodali, nonostante i politici le abbiano nel tempo presentate come proprie.
Ma l’Ente, all’ex deputato condannato per mafia è servito anche per elargire favori ad amici e soci, come l’ex magistrato Giuseppe Tuccio, il cui libro è stato interamente finanziato dalla provincia, “a un costo clamorosamente più alto di quello stimato dallo stesso autore, con benefici per l’editore selezionato e spreco di risorse pubbliche”.
In Regione invece, Romeo poteva contare sulla rete di relazioni del suo antico sodale Giovanni Pontari, che – intercettato – ha confessato candidamente le sue interferenze all’interno dell’Ente, grazie alle quali ha agevolato soggetti notoriamente legati alla ‘ndrangheta.
Grazie all’avvocato Marra invece, Romeo si è dimostrato in grado di interferire in alcuni dei più grandi affari gestiti negli ultimi anni sulla riva calabrese dello Stretto come la gestione del centro commerciale Perla dello Stretto, come dell’ex colosso della grande distribuzione Gdm.

Alessia Candito
(da “La Repubblica”)

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CAMERON LANCIA L’ALLARME: “SE USCISSIMO DALLA UE TORNEREBBE IL RISCHIO GUERRA”

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

“TORNEREBBERO A SCONTRARSI QUEI NAZIONALISMI CHE L’UNIONE EUROPEA ERA RIUSCITA A RICONCILIARE”

Se la Gran Bretagna lasciasse l’Unione Europea, il rischio di guerra tornerebbe a incombere sul continente.
E’ il monito lanciato da David Cameron in un discorso che apre la volata finale della campagna verso il referendum sulla Ue che si terrà  nel Regno Unito il 23 giugno prossimo, fra meno di sei settimane.
“L’Unione Europea ha aiutato a riconciliare paesi che sono stati in conflitto per decenni e a mantenere la pace”, afferma il premier britannico, che si batte per restare nella Ue.   La pace e la stabilità  godute dall’Europa in epoca recente sarebbe a rischio in caso di Brexit, cioè di Britain Exit, l’acronimo dell’uscita dall’Unione sostenuta dagli euroscettici.
“Potremmo voltare all’indietro le lancette degli orologi verso un’era di nazionalismi in lotta fra loro in Europa”, avverte il leader conservatore, resuscitando il fantasma della seconda guerra mondiale.
E’ significativo che a introdurre Cameron sia stato un laburista, David Miliband, ex-ministro degli Esteri e responsabile di altri dicasteri nei governi di Gordon Brown e Tony Blair, poi candidato alla leadership del Labour, nelle primarie in cui fu sconfitto a sorpresa dal fratello minore Ed, sconfitto proprio da Cameron alle elezioni dello scorso anno.
Come il premier, anche il partito d’opposizione è schierato per restare nell’Unione Europea, anche se qualche commentatore rileva una certa freddezza a questo riguardo da parte del nuovo leader Jeremy Corbyn, che ha rimproverato in passato alla Ue di essere ispirata da principi troppi liberisti e di non difendere abbastanza i diritti dei lavoratori.
Più filo-europeo è invece Miliband, che ha a sua volta appoggiato il sì alla Ue prima di lasciare la parola al primo ministro.
“Siamo sicuri che la pace e la stabilità  siano garantiti al di là  di ogni dubbio sul nostro continente”, ha detto Cameron.
Il premier ha aggiunto che “l’isolazionismo non ha mai reso un buon servizio” alla Gran Bretagna. “La verità  è che quello che avviene nel nostro vicinato ha importanza anche per il nostro paese”, ha continuato. “Ciò era vero nel 1914, nel 1940 e nel 1989”, le date della prima guerra mondiale, della seconda e della caduta del muro di Berlino, a cui Cameron ha aggiunto altre date fatidiche della storia inglese, tra cui il 1815, l’anno della battaglia di Waterloo. “Se le cose vanno male in Europa, non facciamo finta di poter essere immuni dalle conseguenze”, ha concluso, evocando lo spettro di nuove guerre
Il discorso di Cameron segue di 24 ore le dichiarazioni di due ex-capi di Mi5 e Mi6, i servizi segreti britannici, che hanno definito rischiosa per la sicurezza della Gran Bretagna l’uscita dalla Ue.
Dopo quello di Cameron, tuttavia, c’è stato, sempre a Londra, un discorso di Boris Johnson, l’ex-sindaco di Londra, uno dei leader della campagna per il Brexit sulla quale si gioca le sue ambizioni di futura carriera politica, inclusa quella di prendere il posto del compagno di partito – ma rivale da una vita – Cameron a Downing street. A Londra, tuttavia, da ieri c’è un nuovo sindaco, Sadiq Khan, musulmano, di origine pakistana, laburista e appassionatamente pro-europeo, intenzionato a fare la sua parte per mantenere la Gran Bretagna in Europa.

(da agenzie)

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MILANO, FRATELLI D’ITALIA RICORSO RESPINTO: DE CORATO FUORI DOPO 31 ANNI

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

LA DECISIONE DELLA COMMISSIONE ELETTORALE, ORA RESTA SOLO IL RICORSO AL TAR… L’ESCLUSO ORA SPERA DI ENTRARE IN REGIONE

Il giovane De Corato diventa missino in una famiglia democristiana e antifascista. Da Andria muove verso Bari e poi verso la capitale del nord negli anni caldissimi, quando uccidere un fascista non era reato. «Le botte? Le ho date e le ho prese. Direi che siamo pari».
Entra in consiglio comunale nel 1985. Ostruzionismo in aula e tanti esposti in procura contro le giunte rosse. De Corato costruisce in quegli anni il rapporto diretto con palazzo di giustizia e quando scoppia Mani Pulite è naturale trasformarsi in ultrà  dei magistrati del pool.
Una consuetudine, quella coi pm, che non ha mai rinnegato e che è servita anche ad attirargli, negli anni d’oro del berlusconismo, più d’una antipatia presso gli alleati. Non però quella di Gabriele Albertini, un altro attentissimo ai rapporti con le toghe, che da sindaco chiama De Corato a fargli da numero due.
«Abbiamo fatto appalti per cinque miliardi di euro senza una grana giudiziaria». L’unica amarezza rimane quella storia degli emendamenti in bianco da cui usciranno però entrambi puliti. Nella bacheca dei trionfi c’è invece il restauro della Scala «tra lo scetticismo della Milano bene».
Vice per tre mandati e di due sindaci. Dopo Albertini, tocca a Letizia Moratti, ma l’ex ragazzo di Andria rimane al suo posto. Non sarà  però lo stesso film: con Lady Letizia i rapporti sono più formali, distanti. Lei va in giro per ambasciate a rincorrere il sogno Expo, lui rimane in città  a rattoppare le buche delle strade.
Di quegli anni è anche la rivalità  con Matteo Salvini, che dai banchi della maggioranza si diverte a cannoneggiare ogni giorno la giunta di centrodestra.
La festa finirà  comunque a breve, «colpa» di Giuliano Pisapia.
La notte del tripudio arancione, qualche antagonista si ricorda di lui e gli piomba sotto casa, in zona Loreto. Fumogeni, slogan. «De Corato disoccupato», lo irridono.
Rimane in Consiglio, ritorna all’opposizione, e finisce che va a far visita ai leoncavallini. «Volevano legalizzare il Leonka e la commissione del Comune decise un sopralluogo lì. Ci sono andato anch’io, certo. Ma la regolarizzazione alla fine non è passata».
E ora, De Corato? «E ora aspettiamo di vedere cosa succede. In ogni caso non si libereranno di me. Se vince Sala continuerò a rompere le palle da consigliere regionale. Si rassegnino».

Andrea Senesi
(da “il Corriere della Sera”)

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