Destra di Popolo.net

FLOP GRILLO: IL VOTO SUL NON STATUTO SI FERMA AL 64%

Ottobre 28th, 2016 Riccardo Fucile

GRILLO: “CODICILLI NON CI FERMERANNO”…L’AVVOCATO DEGLI ESPULSI: “VOTAZIONE IRREGOLARE, QUESTA E’ DEMOCRAZIA DA AVATAR, E’ FINITO IL TEMPO DEL PRINCIPE SCIOLTO DALLA LEGGE, SIAMO SOLO ALL’INIZIO”

Sul blog di Beppe Grillo sono stati pubblicati i risultati della consultazione tra gli iscritti per apportare le modifiche al Regolamento e al Non Statuto.
Hanno votato 87.213 persone, il 64,4% degli abilitati al voto. L’obiettivo quorum era il 75 per cento e quindi non è stato raggiunto.
“Oltre il 90% di chi ha votato si è espresso a favore dell’aggiornamento del Non Statuto e del Regolamento e più del 70% per il Regolamento nella sua versione con le espulsioni” annuncia il blog di Beppe Grillo.
“Faremo in modo che questa chiara volontà  venga rispettata in ossequio alle leggi attuali: i nostri avvocati sono già  al lavoro per questo”, scrive Grillo.
“Processi, burocrazie, codici e codicilli – si legge – non possono fermarci perchè siamo uniti e compatti verso lo stesso obiettivo. Il MoVimento 5 Stelle trova difficoltà  a essere riconosciuto dalle leggi attuali perchè la sua struttura e organizzazione è molto più innovativa e avanzata di quelle regolamentate dai codici”
Il quorum per l’aggiornamento dello statuto di associazioni non riconosciute è stabilito dal Codice civile e il timore è che gli espulsi possano fare ricorso contro il Movimento.
Se i vertici M5s dicono di essere tranquilli, diversa è la versione dell’avvocato Lorenzo Borrè che ha guidato la battaglia degli espulsi in tribunale nei mesi scorsi. “Non basta dichiarare”, ha detto all’agenzia Adnkronos, “che processi, codici e codicilli non possono fermare il Movimento per impedire un riscontro giudiziario della validità  della votazione, nessuno è al di sopra della legge. Sono finiti i tempi del principe ex legibus absolutus”, cioè sciolto dalla legge.
Secondo Borrè Grillo disegna “una democrazia Avatar”: “La questione del quorum è meramente residuale: le criticità  o meglio i vizi della votazione, e nello specifico dei quesiti rivolti ai votanti, emergono dal riepilogo fatti dalla società  di verifica. Che confermano che il voto ha riguardato contemporaneamente la scelta di due diverse versioni del regolamento e l’inserimento della più votata nel testo del non statuto con conseguente indeterminabilità  dell’oggetto della modifica al momento del voto. E questa è solo la punta dell’iceberg”, avverte il legale che, con la sua battaglia, ha indotto il Movimento a dotarsi di nuove regole.
“Altre questioni riguardano i criteri di limitazione del diritto al voto ai soli iscritti dopo il 1 gennaio 2016, nonchè la compressione di alcuni diritti in capo ai soggetti passibili di sanzioni disciplinari previste dalla nuove regole. Rimane poi ancora da capire come sia stato possibile verificare che tutti i 135mila iscritti abbiano ricevuto l’invito al voto. A monte di tutto, oltre al quorum è mancato l’elemento centrale della democrazia assembleare e cioè la discussione. Rendendo il tutto, una democrazia a dimensione di Avatar che non prevede la partecipazione diretta dei cittadini alla formazione dei processi decisionali”.

(da agenzie)

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I REGALI DEL BRACCIO DESTRO DELLA RAGGI ALL’IMPRENDITORE INDAGATO PER MAFIA CAPITALE

Ottobre 28th, 2016 Riccardo Fucile

MARRA, QUANDO ERA FEDELISSIMO DI ALEMANNO, HA FIRMATO CONTRATTI MILIONARI A FAVORE DI FABRIZIO AMORE, IMPUTATO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE… TUTTI GLI AFFARI DEL “VERO SINDACO DI ROMA”

Un’ombra si allunga su Virginia Raggi e rischia di avvolgere il Campidoglio.
L’ombra ha il profilo di Raffaele Marra, l’uomo che negli uffici del Comune tutti definiscono senza alcuna ironia «il vero sindaco di Roma».
Come ha scoperto l’Espresso, infatti, Marra quando era un fedelissimo di Gianni Alemanno ha sottoscritto contratti da milioni di euro a favore di Fabrizio Amore, un imprenditore oggi indagato in una delle inchieste su Mafia Capitale.
Un costruttore (imputato anche per associazione a delinquere e turbativa d’asta in un altro procedimento per i lavori dell’aula Giulio Cesare del Comune) che nel luglio 2009 grazie a una convenzione a trattativa diretta firmata da Marra, allora capo del dipartimento delle Politiche abitative, è riuscito a fare il colpo della vita: affittare al Comune capitolino 96 appartamenti di un residence fuori dal Grande raccordo anulare alla stratosferica cifra di 2,6 milioni l’anno.
Pari a un costo medio per abitazione di 2.256 euro al mese. Il prezzo in pratica di una casa da 150 metri quadri in centro.
Una maxi-richiesta davanti alla quale il braccio destro di Virginia non fa una piega. Anzi: all’ex ufficiale della Guardia di Finanza non dispiace nemmeno che le srl italiane proprietarie degli appartamenti siano controllate al cento per cento da società  anonime con sede in Lussemburgo. Holding che poi finiranno nel mirino degli inquirenti per un presunto giro di false fatture da 11 milioni di euro.
Se nei giorni scorsi sui giornali ha campeggiato la presunta “congiura dei frigoriferi” invocata dalla sindaca, mentre deputati di peso sono tornati a chiedere a Grillo di mettere mano al caos in Campidoglio «che rischia di far implodere l’intero progetto politico del M5S», la questione Marra, ascoltato consigliere della sindaca e capo indiscusso del suo cerchio magico, può far saltare di nuovo i traballanti equilibri del movimento.
Nell’inchiesta in edicola da domenica “L’Espresso”, grazie alla lettura di documenti conservati negli archivi del Comune e a convenzioni a trattativa privata mai pubblicate prima, svelerà  la storia dei contratti fatti da Marra a favore di costruttori e imprenditori.
E attraverso certificati di residenza, deliberazioni della giunta e fogli del catasto racconterà  la passione di Marra e famiglia per il mattone: se qualche settimana fa spiegammo come nel 2010, sempre da capo delle Politiche abitative e della Casa, Marra sia riuscito a comprare un attico di lusso dall’imprenditore Sergio Scarpellini (in affare con il Comune), ottenendo uno sconto di quasi mezzo milione di euro rispetto ai prezzi di mercato in barba a qualsiasi conflitto di interessi, oggi scopriamo che il dirigente ha poi messo a segno un altro mega affare: sua moglie Chiara Perico (già  assunta nel 2008 nello staff dell’assessore al Personale, l’alemanniano Enrico Cavallari), nel maggio del 2013 è riuscita a prendere dalla Fondazione Enasarco, ente sotto controllo pubblico, un appartamento da 152 metri quadri più un box auto per appena 367 mila euro, in un elegante condominio a via dei Prati Fiscali.
I Marra hanno ottenuto uno sconto del 40 per cento sui prezzi di mercato, cadeau destinato a tutti gli inquilini intenzionati a comprare.
Oggi la Perico, che aveva spostato lì la sua residenza nel 2009 per ottenere il diritto di prelazione, non ci vive più: si è trasferita a Malta.
Se si squilla al citofono, risponde Marra in persona.

Emiliano Fittipaldi
(da “L’Espresso”)

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FARSA M5S, MISTERO QUORUM NEL VOTO SULLO STATUTO: NON SI DEVE SAPERE CHE E’ STATO UN FLOP?

Ottobre 28th, 2016 Riccardo Fucile

UNA VOTAZIONE SENZA CONTROLLO DI AUTORITA’ TERZA CHE VALORE PUO’ AVERE?… SPUNTA L’IDEA DI UN UN CONGRESSO

“Ragazzi, se davvero non raggiungiamo il quorum perdiamo la faccia”. Quando due sere fa Beppe Grillo chiude la missione romana, la preoccupazione è massima.
Il flop nelle votazioni sul nuovo regolamento del Movimento è un’ipotesi concreta. “Siamo indietro, rischiamo di non farcela “.
Il leader fa il punto con lo staff milanese che tutto gestisce, compreso il prezioso scrigno di Rousseau che ospita lo scrutinio. Studiano insieme ogni possibile contromisura, nel caso in cui non si raggiunga quota 75% dei votanti.
E lo staff definisce la linea: “Il quorum non serve”.
I risultati ufficiali sono attesi per oggi. In ballo ci sono le nuove regole, pensate anche per far da “scudo” contro eventuali ricorsi degli espulsi.
Il problema è che per blindare le novità  c’è bisogno di portare alle urne (telematiche) circa centomila elettori, il 75% del totale degli iscritti.
Così, almeno, sostengono i legali di alcuni ex grillini, citando un’ordinanza del Tribunale di Napoli.
Un’impresa a forte rischio, che ha spinto la Casaleggio associati a concedersi due giorni tra la chiusura delle urne e la pubblicazione dei risultati.
La ragione? Per consentire a un ente esterno (quale non si sa) – spiegano – di certificare il voto e ridurre il rischio di attacchi informatici.
I più pessimisti, a dire il vero, considerano difficile anche solo superare il 50% dei votanti. Sembra pensarlo anche Grillo, che infatti nell’ultimo giorno di votazioni ha tentato di scuotere l’ambiente: “Vi prego di votare”.
Ma da dove nasce la questione quorum?
L’attuale regolamento prevede una soglia assai più bassa: “Un terzo degli iscritti”, recita. Un gruppo di espulsi napoletani, però, ha portato la questione in tribunale. “Con un’ordinanza cautelare – spiega il loro legale, Lorenzo Borrè – il giudice ha stabilito che il regolamento non è valido. E che in assenza di regole sulle modifiche statutarie vale il codice civile, che richiede il parere del 75% degli iscritti alle associazioni non riconosciute per rendere valida ogni revisione”.
Per adesso nella galassia grillina prevale soprattutto l’imbarazzo: “Non voglio parlare di noi ora”, dribbla la questione Danilo Toninelli.
L’unica che si espone è Roberta Lombardi: “Vedremo cosa succederà  in tribunale, se le nuove regole non dovessero passare. Finora i giudici non sono entrati molto nel merito”. Il dubbio, però, si è ormai fatto strada: “Per le modifiche serve il 75% ammette il deputato Vittorio Ferraresi – credo l’abbiano detto i giudici ” .
E se il regolamento dovesse davvero saltare? Tutto diventerebbe possibile, anche l’ipotesi caldeggiata dagli espulsi reintegrati di tutt’Italia – di indire assemblee fisiche degli iscritti per fissare nuove regole.
“Può essere – ammette Lombardi – ma studiamo varie soluzioni e per ora non ne parlo”. Che tutto non finisca con un infuocato congresso in perfetto stile Prima Repubblica?

(da “La Repubblica”)

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BILL GATES A LONDRA: “L’EMERGERE DEI POPULISMI IN OCCIDENTE E’ PERICOLOSO, FERMANO PROGRESSO E SVILUPPO”

Ottobre 28th, 2016 Riccardo Fucile

CON LA SUA FONDAZIONE E’ MOLTO IMPEGNATO NEL SOCIALE: “DEVE CAMBIARE LA LISTA DELLE PRIORITA’ DEI CITTADINI DEL MONDO”

Migranti, povertà , politica. Sono molti i temi che Bill Gates, in questi giorni a Londra per firmare degli accordi in cooperazione per conto della Fondazione Gates, tocca nell’intervista di Repubblica, con una certezza: voler fare la propria parte per migliorare il mondo.
“Nè io nè mia moglie diventeremo mai dei politici. Operiamo a stretto contatto con numerosi governi. È lavorando nella Fondazione che riusciamo a incidere di più”, e non è un modo di dire
Grazie all’attività  della sua fondazione, infatti, sono stati fatti molti passi avanti sulla salute dei bambini del terzo mondo e sulla promozione dell’eguaglianza di genere, temi molto importanti per la “Bill and Melinda Gates Foundation”.
“Per la Fondazione, il nostro successo più grande probabilmente è la vaccinazione – si legge nell’intervista – Mettere a disposizione di tutti i bambini del mondo, che correvano il rischio di morire di polmonite o di diarrea, i vaccini disponibili nei Paesi avanzati è stato un grande passo avanti. Ci siamo arrivati lavorando con i produttori, facendo abbassare i prezzi, raccogliendo fondi, cooperando con i Paesi per garantire una copertura più ampia per i bambini. Tutto questo ha consentito di salvare più di 8 milioni di vite. La seconda cosa è il lavoro del Fondo mondiale per estirpare la polio. Non ci siamo ancora riusciti, ma non siamo lontani. E speriamo anche di riuscire a sconfiggere definitivamente la malaria”
Un’altra urgenza da debellare, nella lista di obbiettivi di Bill Gates, è la lotta contro l’Aids..
“Continua a non esserci un vaccino. Si spera sempre che ci si possa arrivare entro dieci anni, ma ogni volta la scadenza si sposta in avanti. Anche oggi dieci anni sono l’arco temporale più probabile. Ci sono quattro o cinque approcci scientifici in gara, è incoraggiante. Ma non disporre di un vaccino oggi è una tragedia: la popolazione giovanile sta aumentando e rischiamo di assistere a una recrudescenza dei tassi di infezione in Africa”.
Intanto, il contributo del digitale alla ricerca medica continua a crescere, svolgendo un “ruolo modesto ma cruciale”
“Microsoft ha aiutato nella creazione di database del Dna e delle informazioni che se ne possono trarre. Hanno degli strumenti interessanti per dare una mano. Il progresso nella ricerca sul cancro è impressionante. Forse non sconfiggeremo il cancro in dieci anni, ma nel medio termine probabilmente sì. In generale, comunque, la ricerca medica sta vivendo un’età  dell’oro. I miglioramenti sono fenomenali”
Bill Gates non è l’unico genio informatico a prodigarsi sul sociale: anche Mark Zuckenberg ha promesso tre miliardi di dollari per sradicare la malattia e la povertà . “Quello che ha fatto è straordinario. Alla sua età , io alla filantropia non pensavo proprio” commenta.
Ciò che deve cambiare, e presto, è la lista delle priorità  dei cittadini del mondo. Sviluppo e progresso sono messi a rischio dalla chiusura promossa da alcuni partititi politici in tutto l’Occidente, che invece di promuovere collaborazione e apertura, portano alla chiusura.
“È triste dirlo, ma è la crisi dei profughi siriani a spingere la gente ad accorgersi delle difficili condizioni di vita nei Paesi poveri, e lo zika o l’ebola ci ricordano che malattie infettive come la malaria, l’aids e la tubercolosi sono sempre là  – dice – I cambiamenti sociali in atto in Occidente, la percezione dell’immigrazione e delle conseguenze economiche della globalizzazione, spingono una parte delle persone a vedere il libero scambio come qualcosa che le danneggia. Queste tendenze contribuiscono ad alimentare una chiusura in se stessi. Sta ai leader politici dare una risposta”
Tra i leader politici in corsa per la presidenza degli Stati Uniti però, Bill Gates non si sbilancia.
“Non dichiariamo esplicitamente per chi voteremo perchè siamo legati alla Fondazione, che è apolitica. Abbiamo avuto modo di lavorare in perfetta intesa con le varie amministrazioni, da Clinton a Bush e ora con Obama. Dunque, ci sforzeremo di lavorare meglio che possiamo insieme al vincitore, chiunque sia. Storicamente i due partiti, Democratici e Repubblicani, sono stati dei buoni partner. La nostra speranza è di non dover constatare una tendenza alla chiusura da parte di uno dei due”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PAESE DEL FRAGILE BENESSERE

Ottobre 28th, 2016 Riccardo Fucile

IN QUESTA TORMENTA DI TERREMOTI GLI ITALIANI RITROVINO IL SENTIMENTO DI APPARTENENZA A UN COMUNE DESTINO UMANO

Siamo il Paese del fragile benessere, non quello della grande bellezza (quella va bene per la notte degli Oscar). Viviamo sotto il vulcano. Da sempre e, forse, per sempre. Un meraviglioso vulcano, spruzzato di neve in inverno e splendente di Ginestre in estate.
Per questo ce ne dimentichiamo: il vulcano è ancora attivo.
Che cosa significa vivere sotto il vulcano? Sotto il vulcano e sopra la faglia.
In che misura questo nostro essere figli di una terra dove la terra trema ha influenzato e influenza il carattere degli italiani?
In che modo un’esistenza condotta quotidianamente con nelle orecchie il ronzio sinistro di sciami sismici modula la psicologia di una nazione?
Un tempo lo sapevamo e adesso abbiamo smesso di chiedercelo.
Personalmente rigetto la facilità  cialtrona con cui l’italiano spesso vanta, di solito davanti a un piatto di spaghetti, di vivere nel «Paese più bello del mondo».
Ma basta viaggiare per il mondo – non a Parigi, Londra o New York, chè quello non è il mondo – per rendersi conto di essere stati privilegiati dalla sorte.
Per noi la roulette delle nascite si è fermata su di una casella fortunata. Per mitezza climatica, pregevolezze paesaggistiche, bellezze artistiche, varietà  umane, ricchezze culturali, l’Italia è sicuramente uno dei luoghi del pianeta dove si conosce in abbondanza la dolcezza del vivere. Anche la sua mollezza, ovviamente.
E tutti ce lo riconoscono. L’idea dell’italiano bon vivant, che ci crocifigge con lo spillo dell’entomologo nella teca degli esemplari magnifici e inutili, ci corrisponde. Sono luoghi comuni, è vero, ma nei luoghi comuni albergano verità  profonde e vastissime, spesso inesplorate solo dagli autentici imbecilli.
Ma le condizioni che fanno dell’Italia il Paese della «dolce vita», della «bella giornata», del buon vivere e del benessere ricevuto come diritto di nascita, sono in buona parte le stesse che lo minano fin dalle fondamenta.
Questa penisola snella, agile, lunga e stretta, protesa come un dito puntato su di un mare antico, questo paesaggio rinfrescato da decine di salubri brezze, variegato di pianure, colli, coste e montagne, è terra di terremoti.
Questo popolo di poeti, santi, navigatori, cantanti e chef stellati è capace di coltivarla con una mano ricca di sapienza artigiana nella bellezza di orti e di borghi e con l’altra di abbandonarla all’incuria di decadenza e crolli.
La mappa della pericolosità  sismica è un emblema di questa nostra mirabile miscela di fragilità  e complessità  policroma: uno stretto lacerto di mondo ospita l’intera gamma dei colori, dai rossi della terribile dorsale appenninica, ai gialli delle zone collinari adiacenti, ai verdi delle coste tirreniche, fino agli azzurri tenui della Pianura Padana e ai grigi rassicuranti della prealpina.
Nati e cresciuti su questo manto d’Arlecchino, stiamo fragili nell’esistenza storica, in un disquilibrio perenne tra ipermodernità  d’avanguardia e brutale premodernità , stiamo incerti nella mappa geografica tra Europa e Africa, tra Occidente e Levante.
Il manto terrestre su cui muoviamo i nostri passi è una crosta sottile – lo sappiamo, lo avvertiamo nelle vibrazioni sorde della terra -, la nostra smagliante civilizzazione è appena uno strato di smalto sul nulla.
Siamo gente di confine, passeurs perenni, migranti per vocazione, frontalieri tra la gioia e la disperazione, tra la vita brillante e la morte improvvisa.
A lungo si è pensato che questa condizione fosse all’origine sia dei vizi sia delle virtù del carattere nazionale.
Le dobbiamo il peggio di noi stessi: gli egoismi, i campanilismi, i servilismi, le superstizioni, gli odi di fazione, il respiro corto, il ghigno furbo, le mani sporche, la rarità  di autentici statisti, il troppo cinismo, scetticismo, individualismo, pagnottismo, familismo, fatalismo.
La facilità  con cui dubitiamo delle magnifiche sorti e progressive, l’incapacità  di credere in qualsiasi idea o persona che non si possa invitare a cena.
Tutto ciò è all’origine dell’inclinazione meschina che ci spinge, davanti ad ogni nuovo terremoto, alluvione, naufragio, a fare gli scongiuri e a mormorare: «E’ toccato a te e non a me».
Ma la policroma, variegata mappa della pericolosità  sismica, è anche, in qualche, modo, all’origine della nostra parte migliore: la nostra preferenza per la speranza comica piuttosto che per la disperazione tragica, il nostro genio per il melodramma, l’amplissima articolazione della nostra esperienza che ci consente, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi tempo, di incontrare gli altri, di adattarci alle situazioni, di «inventarci la vita», la nostra rara e preziosa capacità  di empatia, di solidarizzare con il prossimo.
E’ la somma delle virtù che, di fronte al sisma, ci spinge a pensare: è toccato a te ma sarebbe potuto toccare a me.
Oggi viviamo di nuovo al crocevia di due grandi cataclismi, uno ambientale e l’altro umano: l’emergenza ecologica (di cui le distruzioni causate dai terremoti fanno parte) e le migrazioni dei popoli che vengono a morire sulle nostre coste.
Sarebbe bello se questa tormenta di terremoti aiutasse noi italiani, in un’epoca che favorisce con ogni mezzo l’indifferenza mediatica verso le sciagure altrui, a ritrovare il meglio di noi stessi: il pietoso sentimento di appartenenza a un comune destino umano.

Antonio Scurati
(da “La Stampa”)

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NUOVE IMPRESE UNDER 35: 300 AL GIORNO, UN MIRACOLO TUTTO ITALIANO

Ottobre 28th, 2016 Riccardo Fucile

OLTRE UN TERZO DELLE NEONATE AZIENDE SONO FONDATE DA GIOVANI… IL RECORD IN BASILICATA, CALABRIA E MOLISE

La crisi non scoraggia i giovani che scommettono sul loro futuro. E nonostante la crisi degli ultimi anni, ogni giorno in Italia nascono 300 imprese guidate da under 35.
Il dato emerge dall’assemblea dei presidenti delle Camere di commercio italiane in corso a Rieti nel corso del quale sono stati rese note alcune tendenze interessanti.
Ad esempio, nei primi 9 mesi del 2016, nella fascia di età  under 35 sono state create circa 90mila imprese ovvero un terzo (il 31% del totale) di quelle nuove nate in Italia. All’opposto quasi 40mila, nello stesso periodo, hanno chiuso i battenti ma il saldo resta positivo e in crescita di circa 50mila unità .
Rispetto al saldo complessivo delle imprese siamo di fronte ad un piccolo miracolo visto che risulta superiore al totale delle aziende create in Italia nei primi 9 mesi dell’anno pari a più 42mila.
La fotografia realizzata da Unioncamere-Infocamere nell’indagine Movimprese, segnala il forte contributo dato in molte regioni del Mezzogiorno da chi è nato dopo il 1981: in Basilicata, Calabria e Molise, le iscrizioni di nuove attività  da parte degli under 35 superano il 38% delle iscrizioni totali dei primi 9 mesi dell’anno; in Campania rappresentano il 37,5%, in Sicilia il 36,8% e in Sardegna il 33,6%.
In Italia le imprese giovanili sono circa 600mila (il 10% del totale) e si concentrano, in gran parte, nei settori tradizionali. I nuovi “capitani d’impresa” sembrano invece puntare parecchio su settori ad alto valore aggiunto, come spiega la ricerca.
Fra i settori tradizionali si segnalano il Commercio con il 29% delle imprese di under 35 registrate a fine settembre, le Costruzioni (14%) e le Attività  dei servizi di alloggio e ristorazione (10%).
Fra quelli ad alto valore aggiunto spiccano le Telecomunicazioni, in cui più della metà  delle imprese fondate nei primi nove mesi del 2016 si deve ai giovani. Nei servizi finanziari i neo imprenditori di meno di 35 anni sono quasi la metà  del totale e nelle attività  imprenditoriali legate a cinema, video,   programmi Tv e registrazioni musicali, le iscrizioni di imprese giovani superano il 40% del totale.
“L’intraprendenza dei nostri giovani mantiene positiva la dinamica della nati-mortalità  delle imprese”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello, nel corso del suo intervento all’Assemblea dei presidenti in corso a Rieti. “In questi 6 anni tanto difficili per il nostro Paese, abbiamo visto questo dato incoraggiante che va sostenuto. Occorre puntare su innovazione, digitale, semplificazione amministrativa e avvicinare la scuola all’impresa.
Tutte cose sulle quali il sistema camerale continuerà  ad impegnarsi nei prossimi anni”.

(da “La Repubblica”)

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SENZA VERGOGNA: LA LEGA VOTA SI’ AL PRESTITO VITALIZIO IPOTECARIO E OGGI SALVINI DICE CHE BISOGNA CACCIARE CHI L’HA VOTATO

Ottobre 27th, 2016 Riccardo Fucile

IL CIALTRONE INCASTRATO DAI VERBALI DI VOTAZIONE CHE PUBBLICHIAMO: ECCO IL SI’ DEL SUO CAPOGRUPPO FEDRIGA, DEL VICE MOLTENI E DI UMBERTO BOSSI…. LA MELONI PARLA. MA ERA ASSENTE COME AL SOLITO… E   LA COLLEGA PETRENGA HA VOTATO SI’ PURE LEI

A Quinta Colonna, il programma NazionalPopulista condotto da Paolo Del Debbio la deputata PD Alessia Morani ha scatenato la furia di Giorgia Meloni per aver menzionato il prestito vitalizio ipotecario come possibile forma d’aiuto a quelle persone di età  superiore ai 60 anni (precedentemente il limite minimo era di 65 anni), proprietarie di una casa di ipotecarla presso una banca per ottenere un finanziamento a lungo termine, vita natural durante, che dovrà  successivamente essere rimborsato dagli eventuali eredi.
In studio c’era una signora che lamentava il fatto che con la sua pensione non era in grado di arrivare a fine mese e la Morani ha suggerito la possibilità  data dalla legge entrata in vigore a marzo 2016 che prevede la possibilità  di accedere ad un finanziamento immediato che corrisponde al valore della percentuale della casa che si intende ipotecare.
L’ipoteca dovrà  poi essere riscattata (e il finanziamento rimborsato) dagli eredi con gli interessi semplici in caso di decesso del contraente entro un anno dalla morte.
Questo è più o meno il senso del provvedimento che la Meloni ha contestato dicendo che si tratta dell’ennesimo regalo alle banche, che potranno così impossessarsi delle case degli italiani (sul fatto poi che alle banche convenga farlo, vista la situazione del mercato immobiliare è tutto da vedere).
Anche Matteo Salvini non rinuncia ad attaccare il PD e a fare propaganda contro il referendum invitando a mandare a casa questi politici che governano in questo modo l’Italia, suggerendo di ipotecare le case degli anziani che non arrivano a fine mese.
La Morani però non ci sta e su Facebook attacca:
Vengo accusata di avere detto che i pensionati che non arrivano alla fine del mese devono ipotecarsi la casa: nulla di più falso! Ho semplicemente provato a spiegare che oggi in Italia come in molti altri paesi europei può essere utilizzato uno strumento che consente di ottenere liquidità  che non è certamente la soluzione ai problemi dei pensionati. È solo una facoltà  in più pensata per gli anziani. La legge nasce da un accordo tra 13 associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoconsum, Casa del consumatore, Assoutenti, cittadinanza attiva, Codacons, Confconsumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori ) e l’Abi. Capisco la demagogia ma la verità  è che noi stiamo intervenendo per riparare i danni sulle pensioni fatti da altri”
Certo, questa idea era già  prevista dalla finanziaria 2006 (anche se non ha mai avuto attuazione) l
Di fatto questa forma di prestito può risultare più conveniente rispetto alla cessione della nuda proprietà  (che non può essere riscattata) ma come per tutti i mutui e i finanziamenti prima o poi i soldi prestati vanno restituiti (è possibile concordare anche un piano di rientro).
La cosa interessante però è un’altra: la Morani sottolinea che molti di coloro che oggi la attaccano per la sua uscita a Quinta Colonna hanno votato il provvedimento, che in effetti è passato alla Camera con i soli voti contrari del MoVimento 5 Stelle (erano presenti in aula 403 deputati: 336 favorevoli e 67 contrari).
Giorgia Meloni, ad esempio, non ha partecipato al voto come alcuni compagni di partito (quelli che non erano in missione), ma la sua collega Giovanna Petrenga ha vota Si
Ma se è così contraria alla legge perchè il 10 luglio 2014 non ha espresso il suo dissenso in aula? Forse perchè non è poi così presenzialista? Oppure perchè la battaglia contro le banche la combatte principalmente negli studi televisivi
Ancora più divertente e imbarazzante è la posizione di Matteo Salvini: il capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga ha votato Sì, e così hanno fatto anche il vicepresidente vicario Nicola Molteni e   Umberto Bossi (anche molti deputati del PDL hanno votato Sì alla proposta di legge).
Ma sappiamo che i leghisti sono così, votano leggi e provvedimenti che poi sono i primi a criticare.
Ecco il link ufficiale della Camera che smaschera i bugiardi
http://documenti.camera.it/votazioni/votazionitutte/schedaVotazione.asp?Legislatura=17&RifVotazione=261_1&tipo=dettaglio

(da “NextQuotidiano”)

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GORINO, DIETRO LE QUINTE: QUALCUNO E’ ANDATO A LEZIONE DI ODIO ANTI-ISLAMICO DAL PARROCO DON PACCAGNELLA

Ottobre 27th, 2016 Riccardo Fucile

SECONDA PUNTATA SU CHI C’E’ DIETRO LA RIVOLTA “SPONTANEA”… ECCO IL CARTELLO CHE INVITA TUTTI I MUSULMANI AD ANDARSENE NEL CALIFFATO: DA OLTRE UN ANNO ESPOSTO DAL SACERDOTE DENTRO E   DAVANTI ALLA CHIESA

Non accennano a spegnersi le polemiche divampate attorno a Goro e alla frazione di Gorino dopo l’exploit razzista che ha fatto conoscere a tutta Italia il lato peggiore di quella comunità  affacciata sull’Adriatico tra Veneto ed Emilia Romagna.
La resistenza è finita e gli “eroi” sono tornati a casa o a pesca, quasi tutti, quelli venuti “da fuori” ovvero i leghisti partiti da Ferrara per dare manforte sulle barricate di bancali continuano su Facebook la loro campagna contro immigrati e rifugiati.
Come spesso accade in questi casi però, con il passare dei giorni e il raffreddarsi delle notizie vengono trovati e portati alla luce tutti gli “scheletri nell’armadio”.
La notizia di oggi è un’altra, ne danno conto diverse agenzie di stampa che riferiscono di un cartello esposto dentro e fuori la chiesa di Gorino, della quale è parroco da 25 Don Paolo Paccagnella.
Il cartello si rivolge ai fedeli musulmani, invitandoli ad andare “nel loro califfato in Iraq”
Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perchè non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?
Chi ha esposto il cartello e soprattutto quando?.
Nel gruppo locale “Sei di Gorino se…” affermano che quel cartello è lì da diversi anni, e che a metterlo e stato proprio il prete che però non ha voluto commentare la notizia alle agenzie di stampa.
Va ricordato peraltro che don Paccagnella ha avuto fin dall’inizio un comportamento ambiguo, con dichiarazioni “giustificazioniste” nei confronti   dell’adunata sediziosa con a capo leghisti venuti da Ferrara.
Diego Viviani, sindaco di Goro si dice “davvero esterrefatto” e ha aggiunto di non saperne nulla del cartello: “Sono stato avvisato ieri sera della presenza di questo cartello. È stata l’ennesima tegola in testa”.
Secondo il Sindaco un cartello del genere non trasmette certo l’insegnamento dell’accoglienza e della fratellanza. E forse questo è uno dei problemi di Goro, se anche chi dovrebbe guidare la comunità  cristiana è da anni sulle barricate contro l’invasione islamica di cosa ci stupiamo se poi parte della cittadinanza — adeguatamente fomentata dai leghisti accorsi da Ferrara — lo segue?
Don Paccagnella, un altro che farebbe bene a fare le valigie, non aveva previsto che tra le pericolose criminali in arrivo vi fossero anche molte donne cristiane, scappate ai massacri di Boko Haram.
Anche se parlare di carità  cristiana a don Paccagnella forse è solo un esercizio inutile.

(da agenzie)

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MEDICI SENZA FRONTIERE SFATA LE 10 LEGGENDE SUI MIGRANTI DIFFUSE DALLA PROPAGANDA RAZZISTA

Ottobre 27th, 2016 Riccardo Fucile

L’ONG HA CREATO UNA PAGINA WEB AD HOC PER SMENTIRE I LUOGHI COMUNI USANDO DATI E PERCENTUALI

Dieci slogan, quelli che riempiono talk show, comizi politici, e si diffondono sui social network.
Dieci bufale smontate una a una.“Ci rubano il lavoro”, ad esempio. O ancora: “Aiutiamoli a casa loro”, “Sono pericolosi”.
Sono le risposte sempre pronte di chi non vede di buon occhio l’accoglienza dei profughi e gli aiuti a chi scappa da guerra e miseria.
Così popolari e citate che ora l’ong Medici senza frontiere ha deciso di creare una pagina web ad hoc per smentirle, usando anche dati e percentuali.
L’iniziativa si chiama “L’anti-slogan”. Lo scopo è quello di fornire “uno strumento utile a tutti per facilitare la comprensione di questa gravissima crisi globale e contribuire a un’informazione corretta, priva di preconcetti, strumentalizzazioni e luoghi comuni”,
Il punto di partenza, viene spiegato sul sito dell’organizzazione, sono state le tante domande raccolte dopo il lancio della campagna “milioni di passi”.
“Sulla base di fonti ufficiali e dell’esperienza lungo le rotte dell’immigrazione — si legge — abbiamo formulato risposte specifiche e alla portata di tutti”.
Il sito è molto semplice. A ogni riquadro corrisponde una credenza comune sugli stranieri.
Si parte dalla presunta diffusione di malattie. “Ebola, tubercolosi e scabbia potrebbero diffondersi nel nostro Paese insieme agli immigrati”.
Ma ecco che basta un clic per scoprire la verità : “Nel corso di oltre dieci anni di attività  mediche in Italia, Msf non ha memoria di un solo caso in cui la presenza di immigrati sul territorio sia stata causa di un’emergenza di salute pubblica”.
Al secondo posto c’è un altro classico. “Li trattiamo meglio degli italiani: accolti, serviti e riveriti”.
In realtà , scrive Msf, l’accoglienza in Italia è un “calvario”. L’insieme delle “strutture ordinarie e dei servizi predisposti dalle autorità  centrali e dagli enti locali è largamente insufficiente, tanto che più del 70% dei richiedenti asilo è attualmente ospitato in strutture temporanee e straordinarie”.
E allora perchè non aiutarli a casa loro? “La comunità  internazionale da decenni si pone come obiettivo di eliminare la fame e la povertà  estrema ma, nonostante gli sforzi e gli investimenti, i risultati sono ancora insufficienti. E in ogni caso, gli aiuti internazionali da soli non bastano a consentire il rientro a casa in sicurezza di chi fugge da conflitti, persecuzioni e violenza. In alcuni contesti, poi, l’instabilità  è tale che non esistono le garanzie minime di sicurezza necessarie per mantenere programmi di assistenza.”
Altro tema è quello legato allo smartphone. “Se sono disperati dove trovano i soldi per comprarsi il telefono di ultima generazione?” è una delle domande più frequenti.
“Per chi fugge da guerra, violenze o povertà  — è la risposta di Msf — ed è costretto a intraprendere un lungo e pericoloso viaggio, i cellulari, in particolare gli smartphone, sono beni di prima necessità : sono il mezzo più economico per stare in contatto con i propri familiari, permettono di capire dove ci si trova, attraverso la geolocalizzazione, servono a condividere informazioni fondamentali su rotte, mappe, pericoli alle frontiere e blocchi”.
La leggenda dell’invasione poi viene sgonfiata attraverso dati e numeri.
“Le statistiche ufficiali dicono che la maggior parte delle persone in fuga si sposta verso i paesi limitrofi al proprio, non si “imbarca” per l’Europa. Degli oltre 65 milioni di persone nel mondo costrette alla fuga nel 2015, ben l’86% resta nelle regioni più povere del pianeta. Il 39% si trova in Medio Oriente e Nord Africa, il 29% in Africa, il 14% in Asia e Pacifico, il 12% nelle Americhe, solo il 6% in Europa”.
Tra le bufale da smontare c’è anche uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord e del suo segretario Matteo Salvini: “Non scappano da guerre”.
Cliccando sopra questo slogan però si scopre che tra i motivi della fuga dal proprio paese ci sono le guerre, ma anche l’instabilità  politica e militare, i regimi oppressivi (ad esempio per coloro che arrivano dall’Eritrea o dal Gambia), le violenze, e la povertà  estrema (per chi parte dal Senegal e dalla Tunisia).
Così, con una campagna pensata per la condivisione sui social, Msf vuole sfatare i falsi miti che ruotano intorno all’accoglienza e di cui si nutre la politica della paura. “La crisi in atto — spiega in un comunicato Loris De Filippi, presidente di Msf — va affrontata attraverso risposte corrette, basate sulla realtà  dei fatti. L’Anti-slogan è la nostra proposta per dare a tutti l’opportunità  di capire e per restituire umanità  all’approccio comune verso persone in drammatiche difficoltà ”.

Giulia Zaccariello
(da “il Fatto Quotidiano”)

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