Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI EUROPOL… TELEGRAPH: “VIRUS RUBATO DA RUSSI”
Un attacco hacker mondiale “senza precedenti”. È l’Europol a definire così il cyberattacco
internazionale che ieri ha mandato in tilt i sistemi informatici di 99 Paesi in tutto il mondo.
Parole di grande preoccupazione, quelle dell’Europol, che si dice convinto che sarà necessaria “un’indagine internazionale complessa per identificarne i responsabili”.
La società di sicurezza informatica Avast parla di circa 75mila casi di siti infestati in tutto il mondo da ‘WannaCry’, come è stata chiamata l’azione di pirateria.
Il virus è entrato in azione attraverso l’attivazione di un malware inviato per e-mail. Il ransomware (virus del riscatto) è entrato nei pc e ha bloccato l’accesso ai dati. Lo sblocco era possibile solo mediante il pagamento di un riscatto in bitcoin.
Per il quotidiano britannico Telegraph potrebbe essere stato un gruppo di hacker con collegamenti con la Russia il ‘motore’ all’origine del’attacco.
Il gruppo, noto con il nome di Shadow Brokers, avrebbe rubato il virus agli 007 americani all’indomani del raid aereo statunitense in Siria, forse come rappresaglia per il bombardamento ordinato dal presidente Donald Trump nella base aerea siriana.
Ad aprile, Shadow Brokers ha reso noto di aver rubato un’arma digitale da un’agenzia di spionaggio americana, un’arma che dava un accesso senza precedenti a tutti i computer che usano Microsoft Windows, il sistema operativo più diffuso al mondo.
Eternal Blue, il tool rubato da Shadow Brokers, era stato messo a punto dalla Nsa, che lo aveva progettato per intrufolarsi nei computer di terroristi e Stati nemici.
Ma proprio quello strumento inaspettatamente gli fu rubato. I pirati scaricarono il virus su un oscuro sito web il 14 aprile, appena una settimana dopo che Trump aveva ordinato il bombardamento della base siriana, da cui erano partiti i raid con l’attacco chimico nella provincia di Idlib. Secondo gli esperti, questa tempistica è significativa e indica che Shadow Brokers ha legami con il governo russo.
Il virus, intanto, continua a far paura. Per evitare la propagazione del virus informatico diffuso dal cyberattacco delle ultime ore in tutto il mondo, il primo costruttore automobilistico di Francia, Renault, è stato costretto a fermare alcuni impianti di produzione in Francia.
Fra questi, secondo quanto si apprende, la fabbrica di Sandouville, in Normandia, che riaprirà lunedì.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 13th, 2017 Riccardo Fucile
NE EMERGE IL RITRATTO DI UN POLITICO AUDACE, DURO CON GLI AVVERSARI E TENERO CON LA MOGLIE… “MASSIMA LIBERTA’, NON HA NEANCHE VOLUTO VEDERLO IN ANTICIPO”
Il nuovo presidente francese è una figura politica su cui ci sono ancora molte cose da scoprire ma il documentario “Emmanuel Macron, dietro le quinte di una vittoria” conferma la sua abilità nella comunicazione.
Oltre ad avere portato con se una fotografa personale, Soazig de la Moissonnière, Macron ha autorizzato il regista Yann L’Hènoret a seguirlo con una troupe per la campagna elettorale. “Ero quasi sorpreso quando ha accettato”, spiega L’Hènoret, “embedded” con il candidato centrista e il suo staff per quasi duecento giorni.
Macron è stato ripreso nei momenti più intimi, in una sorta di commedia epica sul potere, a metà tra ‘West Wing’ e ‘House of Cards’.
“Les coulisses d’une victoire”, in onda sabato sera su Sky Tg24 e Sky Atlantic, e poi disponibile su Sky On Demand, è stato molto commentato in Francia perchè svela alcuni retroscena politici come le accuse di Macron a Manuel Valls, considerato come “il vero traditore di Hollande”, frase più che mai attuale.
Oppure la sua complicità , quasi dipendenza dalla moglie Brigitte. “Dimmi come sono andato, chèrie?” le chiede dopo un comizio. “Ne parliamo dopo in privato”, risponde lei.
E ancora lui che la bacia lungamente sul collo quando viene annunciata la vittoria.
Ci sono momenti di tensione con i giovani dello staff che lui chiama “enfants”, bambini, o di normalità : Macron che mangia in un autogrill.
E scene più dure: il duello in televisione con Marine Le Pen (“Lei è davvero insopportabile”), il confronto con gli operai della fabbrica Whirpool in cui il candidato non ascolta i suoi bodyguard. “Se ci preoccupiamo della security – avverte – siamo morti, diventiamo come Hollande”.
Dopo aver raccolto oltre 150 ore di girato, L’Hènoret ha preparato un’ora e mezza di montaggio serrato senza commento.
“Non sono un giornalista, ma un regista. Ognuno può farsi la sua opinione” spiega L’Hènoret che prima di Macron aveva fatto un documentario in immersione sul campione di judo Teddy Riner.
Il film è un esercizio riuscito di trasparenza, una sorta di Grande Fratello sulla politica.
“Macron non ha voluto vedere il documentario prima”, assicura il regista che ha ricevuto un sms l’indomani della messa in onda in Francia. “Non mi ha fatto nessun complimento – precisa L’Hènoret – ma ha riconosciuto che ho dato un’immagine giusta della sua campagna elettorale”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
I DEM FORZANO SUL SISTEMA ITALO-TEDESCO, MA AL SENATO UNA MAGGIORANZA NON C’E’
Ecco la mossa che fa precipitare la discussione sulla legge elettorale nel caos. 
Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera, dice all’HuffPost: “Ringraziamo Mazziotti, il relatore, del lavoro svolto, ma noi non ci riconosciamo in quel testo presentato, il cosiddetto Italicum bis, perchè l’Italicum senza ballottaggio è sostanzialmente un proporzionale puro. La nostra idea è alternativa. Quello che abbiamo proposto è un sistema parzialmente maggioritario che consente anche la coalizioni. Quella è la nostra posizione.”.
Parole pesanti, che di fatto annunciano lo show down in commissione. si straccia la legge proposta, con annessa decapitazione del relatore.
E, appunto, la discussione approda in Aula nel caos. L’opposto dei desiderata di Mattarella. Ricapitolando, in questa storia così confusa. Martedì, in commissione, inizia la discussione sul cosiddetto testo base di legge elettorale.
Quello presentato è l’estensione dell’Italicum, così come è oggi alla Camera, anche al Senato.
Per farla breve, il Pd avrebbe due strade: provare ad emendarlo, discutendo con le altre forze politiche che vogliono sostanzialmente un impianto proporzionale e cercare un accordo, oppure forzare sul suo modello, ribattezzato il Rosatellum (un tedesco rivisitato con 50 per cento di collegi e 50 proporzionale).
Senza accordo, anzi alimentando lo scontro con le forze maggiori. Nel primo caso gli interlocutori sono Forza Italia e 5Stelle, nel secondo Lega e il partito di Verdini, grande teorico di questo modello.
Racconta un parlamentare ben informato: “Prima della riunione della commissione è arrivata una telefonata al presidente dal Pd, in cui gli si diceva garbatamente: Renzi vuole la legge 50 e 50, prendi il testo scritto da Abrignani e porta quello come testo base”.
Ed è questo schema su cui il Pd si prepara alla riunione di martedì. Detta così, con tutti questi latinismi per ribattezzare i modelli, pare un convegno di costituzionalisti. In verità la pagina che sta per scrivere il Pd, stando alle intenzioni di oggi, è una pagina di aspra lotta politica.
Per adottare come testo base il Rosatellum va stracciato quello attuale e decapitato il relatore attuale. Semplice: con una maggioranza Pd-Lega-Verdini si boccia il testo e, di conseguenza, si dimette il relatore.
Già in giornata, si nomina un nuovo relatore che porta avanti il nuovo testo. Lo spirito è un po’ quello dell’altra volta, quando Renzi tolse dalla commissione chi non era d’accordo con l’Italicum.
L’ultima valutazione riguarda l’unica criticità che presenta questo percorso. Ovvero: i tempi. Perchè così — cambio del relatore e testo — si ricomincia daccapo in commissione e dunque è assai difficile che si riesca ad andare in Aula il 29 maggio, per avere a giugno i tempi contingentati. Si rischia che si vada in Aula a giugno per avere a luglio i tempi contingentati.
Fuori dai tecnicismi, detta senza tante perifrasi, già si intravede il caos.
Barricate alla Camera di tutte le opposizioni e conta da brivido al Senato, dove il Rosatellum rischia assai, anzi è assai probabile che non passi numeri alla mano. Il Pd ha 99 voti, a cui vanno aggiunti i 16 di Ala (sulla carta), più i 19 della Lega.
Insomma, servirebbe una poderosa campagna acquisti tra i vari gruppi misti e una buona dose di promesse di ricandidature tra le truppe di Alfano per passare. Sulla carta è più probabile un incidente, anzi quell’Incidente a cui Renzi pare stia lavorando con gioioso impegno pur di correre al voto con la legge che c’è, che giudica la migliore di tutti. Sarebbe l’opposto degli auspici di Mattarella.
Fedele alla sua prassi che “quando il Parlamento è al lavoro il Presidente tace”, il capo dello Stato — in visita in Uruguay – attende l’esito della discussione. Tuttavia i parlamentari che hanno una qualche consuetudine con lui spiegano che, nel corso del famoso al Colle con i presidenti di Camera e Senato, aveva auspicato non solo una legge ma anche un percorso ordinato, nei modi e nei tempi parlamentari.
E un eventuale slittamento dell’approdo in Aula non è un dettaglio. Soprattutto, se il dettaglio rivelasse un’intenzione non detta. Prende sempre più corpo nei Palazzi la tesi che il vero obiettivo di Renzi sia creare l’Incidente, “costringere” il Quirinale fare un decreto e poi a sciogliere.
Quando qualcuna di queste interpretazioni fu ritenuta fondata, vennero invitati a pranzo al Quirinale Grasso e la Boldrini e ne uscì un messaggio che suonava come un monito. Per ora è quasi rimasto inascoltato. E da martedì, su queste premesse, sarà assordante solo il rullo dei tamburi.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA PRESA DI POSIZIONE DOPO IL SEQUESTRO DI UN CAMPEGGIO
Il sindaco di Ussita, Marco Rinaldi (Pd), uno dei sindaci dei Comuni colpiti dal terremoto, si è dimesso poco fa, dopo che il gip di Macerata ha firmato un decreto esecutivo di sequestro del camping ‘Il Quercione’, dove da anni sono posizionate cinque mobil house e un prefabbricato in legno, in quanto realizzati nell’area protetta del Parco dei Sibillini, inedificabile e in zona R 4.
“Tutta Ussita è in area protetta, questo vuol dire che la ricostruzione non si farà mai”, ha detto Rinaldi dando all’Ansa la notizia delle dimissioni
Il camping è una vecchia struttura degli anni Novanta, già oggetto di sanatoria, e attualmente non ospita sfollati del terremoto, tutti trasferiti sulla costa, anche se alcuni in questi mesi avevano sistemato lì beni personali nei container.
“Queste persone piangevano, quando sono arrivate le forze di polizia a mettere i sigilli”, racconta Rinaldi, un ingegnere di 66 anni, fra i sindaci più attivi in questi mesi a difesa della propria comunità .
“La ricostruzione di Ussita non potrà mai avere inizio nè conclusione. Gran parte del territorio del Comune viene a trovarsi nelle medesime condizioni del camping Il Quercione, con la conseguenza che non un prefabbricato, non una casetta di legno, non alcun altro immobile, non un solo ripristino dei vecchi impianti sportivi, compreso il Palazzo del ghiaccio e la piscina, potranno mai essere messi in atto”.
E’ quanto si legge nella lettera di dimissioni che il sindaco di Ussita Marco Rinaldi ha consegnato al segretario comunale, e al Consiglio comunale, rassegnando le sue “irrevocabili dimissioni”.
La lettera è già stata protocollata, ma, in base alla legge, Rinaldi ha 20 giorni di tempo per ritirare le dimissioni, evitando il commissariamento del Comune.
“A questo punto, che sussista o meno un intento politico volto alla desertificazione della montagna non ha più importanza” prosegue il sindaco.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
SOLO IL 23% TEME LA DISOCCUPAZIONE, UNO SU TRE FAVOREVOLE ALLA PENA DI MORTE PER REATI GRAVI: LA RICERCA DELL’OSSERVATORIO GENERAZIONE PROTEO
I giovani d’oggi. Nè sfiduciati nè rassegnati. Vendicativi, forse. Ottimisti, a tratti. 
Con una dichiarata esigenza di ancorarsi alla concretezza del vivere attraverso le possibilità offerte dalla cultura, dai viaggi, dai libri, dall’arte.
Legati alle tradizioni dei padri si disinteressano di politica, ammirano l’uomo solo al comando, vorrebbero una società più giusta.
Non hanno paura della disoccupazione ma di non poter realizzare i loro sogni. E non sono contrari alla pena di morte.
L’istantanea scattata dal Quinto Rapporto di ricerca sui giovani presentato ieri a Roma dall’Osservatorio “Generazione Proteo” della Link Campus University illustra i forti chiaroscuri di un mondo giovanile in continuo cambiamento, ancorato al passato ma proiettato al futuro.
Tra i dati più eclatanti della ricerca c’è il favore nei confronti della pena di morte (31,7%), ma accanto c’è anche il suo netto rifiuto (35,8%).
La pena capitale viene invocata per i reati più gravi come la pedofilia e il terrorismo, fenomeni che non si possono controllare nè per strada nè chiudendosi in casa. I giovani assumono infatti il rischio terrorismo come un fatto della vita, che per l’80% degli intervistati non ha modificato le abitudini quotidiane.
La ricerca dell’Osservatorio Generazione Proteo
Nella ricerca, che ha coinvolto 20mila studenti italiani fra i 17 e i 19 anni, realizzata dall’Osservatorio per il quinto anno consecutivo, emerge dai questionari la reazione all’intangibilità del mondo virtuale, che per questi giovani non è un tutt’uno con la vita sensibile come abbiamo spesso pensato. Una barriera esiste eccome, e si vede nel desiderio di viaggiare e vedere posti nuovi, di tenere in mano un libro, di stupirsi davanti all’arte di strada, di conoscere altre culture.
Secondo Nicola Ferrigni, il professore della Link Campus University che ha condotto la ricerca, l’elemento caratterizzante di questi comportamenti sta nel desiderio di contrastare la virtualità delle relazioni con gli strumenti della cultura, intesa come tradizione, conoscenza e curiosità .
“I nativi digitali – dice Ferrigni – vogliono leggere i libri di carta, vogliono avere qualcosa da toccare e da fare, e da grandi vogliono scrivere romanzi e canzoni anzichè diventare youtuber o food blogger”.
Vogliono lasciare un segno, insomma, come con i tatuaggi: “Per imprimersi addosso il ricordo di qualcosa o di qualcuno, e non per seguire una moda”.
Questa “Cult generation”, come è stata ribattezzata dai ricercatori, si distingue dai giovani “inafferrabili” e dai “solisti fuoriclasse” delle precedenti rilevazioni ma ne conserva alcuni tratti.
Come la ricerca di modelli fuori dall’esperienza di gruppo per cui il leader è quello che decide da solo e non uno che sa scegliere i collaboratori.
La politica, intesa come partecipazione, è fuori dai radar. Il 67,1% degli intervistati dice che gli interessa poco o per niente, per sfiducia (18,4%) e mancanza di modelli credibili (16,5%).
Servirebbe per questi giovani adulti maggiore onestà (32%) e vicinanza alle esigenze dei cittadini (22,5%).
I giovani, la scuola, il mondo virtuale
Decisivo il ruolo della scuola, sinonimo di crescita per il 40,8% degli intervistati, ma non sufficiente: il 26,2% ritiene infatti che si diventa persone colte anche viaggiando e conoscendo tradizioni e culture diverse.
Non è la generazione dell’isolamento. Il 33,9% degli intervistati sa bene che i social possono creare dipendenza e disabituarli alla vita di tutti i giorni (29,1%) e anche se a volte trova rifugio nelle attività da tastiera (17,2%) ha fame di esperienza corporee, anche estreme. Il 10% ha dichiarato di aver provato l’eyeballing, l’ubriacamento che consiste nell’assumere alcool come un collirio. Il 4,2% sostiene di essersi procurato delle ferite per poi pubblicarne le immagini sui social. E nel 10,9% dei casi ha scattato selfie in situazioni estremamente pericolose: il 17,9% lo ha fatto in motorino.
Nella vita oltre lo schermo preoccupano le fake news ma c’è fiducia nel lavoro di mediazione giornalistica. Il bullismo online è un tema rilevante.
Il 50,9% avverte l’amico vittima di cyberbullying ma solo il 15,7% denuncia alle forze dell’ordine. E siccome Il 18,9% dichiara poi di esserne stato vittima e il 14,3% di avere reagito da bullo ritiene che il fenomeno vada combattuto a scuola e in famiglia, per il 25,5%, ma anche con leggi più severe, per il 25,1%.
Lifestyle, droghe e lavoro
Il 38,4% sostiene di fare uso di droghe leggere, il 46,7% di bere alcool fino a perdere il controllo, per puro divertimento (49,1%) o per semplice curiosità (30,6%). La disoccupazione preoccupa il 22,9%, ma quasi 4 giovani su dieci (il 37,5%) hanno una preoccupazione ancora più alta, quella di non poter realizzare i propri sogni.
Disposta a fare sacrifici (29,7%), la cult generation è pronta anche ad andare all’estero, dove ritiene, per il 45,1%, sia più facile fare impresa, ma di malavoglia: il 38% degli intervistati sostiene non vorrebbe lasciare l’Italia.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
NON SI TIENE CONTO DEI “SOTTOCCUPATI”: BASTA LAVORARE POCHE ORE AL MESE E SI RIENTRA TRA GLI OCCUPATI
Che i dati sul tasso di disoccupazione si basino su convenzioni internazionali poco realistiche è noto. Perchè, per esempio, basta aver lavorato un’ora in una settimana per essere registrato tra gli occupati.
Ora però la Banca centrale europea si è chiesta che livello toccherebbe la percentuale dei senza lavoro se si togliesse il velo delle consuetudini statistiche.
Ed è arrivata alla conclusione che dal 9,5% stimato da Eurostat per l’area euro si arriverebbe al 18%, quasi il doppio.
Come mai? Perchè ai disoccupati tout court, cioè i cittadini che cercano lavoro ma non lo trovano, vanno aggiunti quelli che hanno smesso di cercare un’occupazione non sperandoci più, quelli che la cercano ma non sono disponibili a iniziare nelle successive due settimane (gli istituti di statistica non li contano) e i sottoccupati, ovvero quanti lavorano meno ore di quanto vorrebbero.
Solo questi ultimi, secondo l’Eurotower, sono ben 7 milioni nei 19 Paesi che hanno adottato l’euro. A fronte di 15 milioni di disoccupati “ufficiali”.
Quanto all’Italia, stando alle elaborazioni di Francoforte quasi il 25% della forza lavoro (la somma di occupati e persone in cerca di occupazione) è “manodopera sottoutilizzata“.
Morale: il tasso di disoccupazione ufficiale, pari per la Penisola all’11,7% stando agli ultimi dati Istat, non fotografa affatto il reale stato di salute del nostro mercato del lavoro.
E induce a sottostimare il reale potere contrattuale delle imprese, che in un’economia stagnante come quella italiana si manifesta però in modo molto chiaro in un altro dato: i salari al palo.
L’indice Istat sulle retribuzioni nell’industria e nei servizi è eloquente. L’indice della retribuzione contrattuale oraria lorda, fatto 100 quello del 2010, è salito sopra quota 107 solo un anno fa. Oggi siamo a 107,5. E sulle buste paga italiane grava un cuneo fiscale tra i più alti dei Paesi Ocse.
L’analisi riportata nell’ultimo Bollettino economico dell’Eurotower, pubblicato giovedì, parte proprio dalla presa d’atto che, nonostante il lieve ma costante aumento dell’occupazione nell’Eurozona, la crescita dei salari “resta contenuta”.
Al contrario, stando alla teoria economica a parità di altre condizioni (come la produttività del lavoro) quando i posti aumentano le buste paga dovrebbero diventare più pesanti dato che chi cerca lavoro, in un mercato dinamico, può permettersi il lusso di rifiutare un’offerta troppo bassa.
Gli analisti della Bce si sono chiesti come mai nell’area euro questo non succede. E hanno ipotizzato che possa “tuttora persistere un alto grado di sottoutilizzo della manodopera (o “eccesso di offerta” nei mercati del lavoro) ben superiore al livello suggerito dal tasso di disoccupazione”.
Un’idea che trova riscontro in un grafico che mostra come, apparentemente, dopo la fine della grande crisi la correlazione tra carenza di manodopera e reddito per occupato nell’Unione monetaria si sia per la prima volta interrotta.
In realtà , è la conclusione a cui arriva il bollettino, la correlazione c’è ancora: a essere poco accurato è il calcolo del tasso di disoccupazione basato sulla definizione dell’Organizzazione internazionale del lavoro.
Definizione a cui fanno riferimento le statistiche nazionali, per l’Italia quelle dell’Istat, e quelle dell’intera Ue diffusa da Eurostat. Così la Bce è andata a guardare anche le altre categorie che al mercato del lavoro partecipano solo in maniera marginale.
Arrivando a calcolare che “circa il 3,5 per cento della popolazione in età lavorativa dell’area dell’euro” partecipa “in modo meno attivo al mercato del lavoro” perchè non cerca un impiego benchè sia disponibile a lavorare o cerca ma non può iniziare a lavorare subito.
Inoltre un ulteriore 3 per cento della popolazione in età lavorativa è “attualmente sottoccupata, vale a dire che lavora un numero di ore inferiore alle ore che vorrebbe invece lavorare”. I lavoratori a tempo parziale sottoccupati hanno toccato quota 7 milioni, 1 milione in più rispetto all’inizio della crisi. E “questo dato è sceso solo in misura del tutto modesta nell’arco degli ultimi due anni, nonostante la robusta crescita occupazionale registrata durante la ripresa”, sottolinea il bollettino.
Fatte le somme, combinando le stime dei disoccupati e dei sottoccupati con misure più ampie di disoccupazione si arriva alla conclusione che “l’eccesso di offerta nei mercati del lavoro interessa attualmente circa il 18 per cento della forza lavoro estesa dell’area dell’euro”.
Un tasso “quasi doppio rispetto a quello catturato dal tasso di disoccupazione, pari adesso al 9,5 per cento”. Questo indicatore più ampio, fa notare la Bce, è utilizzato sia dal Bureau of Labour statistics statunitense sia dall’Ocse.
Per quanto riguarda i singoli Paesi, in Francia e Italia questa misura “allargata” del sottoutilizzo di manodopera ha “seguitato ad aumentare per tutta la durata della ripresa”, contrariamente a quanto è successo per esempio in Spagna e altri Paesi dove nell’ultimo trimestre del 2016 si è registrato un calo notevole rispetto al picco del 2013.
Al contempo la sola disoccupazione giovanile, il cui calcolo ovviamente è soggetto agli stessi limiti di quella generale, in Italia resta “maggiore di oltre tre volte” rispetto a quella totale, un primato negativo che la Penisola condivide solo con il Lussemburgo: nel complesso dell’area euro il tasso è di “solo” 2,2 volte tanto.
Seguono alcuni distinguo: serve “cautela“, avverte l’Eurotower, perchè queste misure più ampie “potrebbero sovrastimare in qualche misura il grado effettivo di eccesso di offerta nei mercati del lavoro”, per esempio perchè sopravvalutano in parte la capacità lavorativa residua degli impiegati part time sottoccupati e non tengono conto delle minori probabilità di trovare un impiego di molti disoccupati di lunghissima durata. Anche tenendo conto di questi fattori, comunque, si ottengono stime del sottoutilizzo di manodopera nell’ordine del 15 per cento per l’area euro nell’ultimo trimestre del 2016.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
SI E’ ISCRITTA IN RITARDO AL PARTITO DELLA CASTRAZIONE SE LA VIOLENZA E’ COMMESSA DA UNO STRANIERO, DERUBRICATA A PALPATINA SE FATTA DA UN ITALIANO (AMICO, DATORE DI LAVORO, VICINO DI CASA)
La Presidente del Friuli-Venezia Giulia Debora Serracchiani sul suo sito si presenta come
“semplicemente democratica”.
Debora Serracchiani è anche avvocato quindi dovrebbe sapere che il Codice Penale italiano non prevede l’aggravante etnica per i reati commessi dagli stranieri nel nostro Paese.
Stando a quello che ha dichiarato due giorni fa in merito allo stupro avvenuto martedì a Trieste sembra proprio di no.
Il Codice Penale secondo Debora Serrachiani
In un comunicato pubblicato sul sito della Regione la Serracchiani ha commentato lo stupro ai danni di una ragazza a Trieste dicendo che un reato già di per sè odioso è reso ancora più moralmente inaccettabile dal fatto che è stato commesso da una persona “ospite” del nostro Paese.
La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese.
La Serracchiani proseguiva rincarando la dose e spiegando che di essere convinta «che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza». Si potrebbe ribattere che un italiano che commette uno stupro allora viola un patto ancora più importante, quello che lo rende cittadino.
Ma è un gioco stupido che fanno solo le persone con una visione politica molto miope.
Varrebbe la pena di spiegare a Serracchiani che l’obbligatorio senso di giustizia si esercita nei confronti di chiunque commetta un reato.
Lo stupro è un reato atroce sia che a commetterlo sia un italiano, un turista, un immigrato o un richiedente asilo.
Per la Presidente del Friuli-Venezia Giulia una volta scontata la pena il colpevole deve essere espulso dal nostro Paese e “se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare”.
Dal momento che Govand Mekail, iracheno di 26 anni, è un richiedente asilo e che il reato è stato commesso nei confronti di una minorenne il Testo Unico sull’Immigrazione prevede già che in base all’articolo 2 della legge 3 agosto 1988, n. 327 quella persona possa essere espulsa dal nostro paese.
Ma non è questo il punto. Perchè quello che Serracchiani dice e twitta è che per lo stupro e la violenza sessuale esiste un’aggravante etnica che lo rende moralmente più inaccettabile.
In realtà lo stupro e la violenza sessuale sono già di per sè moralmente inaccettabili. Quello che fa Serracchiani invece mette in gioco un’altra questione: il razzismo.
E dal momento che come per lo stupro non esistono sfumature di razzismo anche il razzismo è socialmente e moralmente inaccettabile.
La Presidente del FVG sembra rincorrere Salvini sul suo stesso terreno. Un conto è chiedere più sicurezza per i cittadini e pene certe per i colpevoli. Un’altra è dare fiato alle trombe di chi dice che “le risorse” non solo ci costano ma sono anche degli ingrati.
Al di là delle numerose critiche che sono piovute addosso alla Serracchiani c’è una cosa che va fatta notare.
Non è la prima volta che il Partito Democratico sceglie di inseguire populisti e razzisti sul suo stesso terreno usando le loro stesse argomentazioni. Si va dall’antieuropeismo strisciante di Renzi alla inutile e ridicola legge sulla legittima difesa “di notte”.
Allo stesso modo quella della Presidente del Friuli è una dichiarazione politica. Il PD che da qualche giorno dichiara di ispirarsi a Emmanuel Macron sembra non aver capito la lezione: le destre, i razzisti e i populisti si battono proponendo un’alternativa non cercando di sdoganare “a sinistra” concetti propri di un’altra parte politica.
Perchè a quel punto gli elettori preferiscono votare l’originale, quelli che propongono misure ancora più drastiche come ad esempio la castrazione, se la violenza è commessa da uno straniero e la derubricano a “palpatina” se è fatta da un italiano.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
CON LE USCITE XENOFOBE, GRILLO E DI MAIO SONO RIUSCITI NELLA MISSION IMPOSSIBILE: PERDERE VOTI E RIANIMARE RENZI… CONTINUA IL CALO DELLA LEGA E DI FDI
Continua nei sondaggi l’effetto primarie e riconferma di Matteo Renzi a segretario del Partito Democratico.
Nelle rilevazioni Ixè per Agora, dopo due mesi di prevalenza del movimento 5 stelle, questa settimana è arrivato il sorpasso del Ppd che torna primo partito.
Ecco i dati diffusi durante la trasmissione di Raitre: Pd 28,4 (+0,5); M5s 28,1 (-0,1); Fi 12,8 (+0,4); Lega 12,6 (-0,2); Fdi 4,4 (-0,1); Ap 3,1 (-0,1); Mdp 2,7 (-0,9); Si 2,4 (-0,1).
I Cinquestelle avevano superato il Ppd ed erano passati in testa con la rilevazione Ixè del 3 marzo (M5s al 27,1%, Pd al 26,9%), nel pieno delle polemiche su Consip e in conseguenza della scissione Pd.
Il calo aveva portato i Dem fino al picco negativo del 26,4% del 24 marzo.
La ripresa del Pd arriva con il voto delle primarie alla fine di aprile: nelle ultime due settimane il partito di Renzi ha recuperato oltre un punto, tornando prima forza politica.
Renzi guadagna 3 punti in un mese nell’indice di gradimento dei leader
Il centrodestra, nel frattempo, sembra vivere il consueto travaso di voti interno: i voti che perdono Lega Nord e Fratelli d’Italia vengono recuperati da un’altra parte da Forza Italia, secondo i dati di Ixè.
In totale, ad ogni modo, l’alleanza di centrodestra raccoglierebbe comunque tra il 28,2 e il 30,2, vale a dire una quota sensibilmente maggiore sia del M5s sia del Pd.
Tra gli altri partiti perdono colpi sia Sinistra Italiana che Mdp che secondo Ixè in una settimana viene giù addirittura di oltre mezzo punto. Resta a cavallo della linea di galleggiamento Alternativa Popolare di Angelino Alfano.
(da agenzie)
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Maggio 12th, 2017 Riccardo Fucile
NON A CASO IL PAESE “PIU’ SICURO AL MONDO” E’ LA NORVEGIA DOVE L’INDICE DI BENESSERE E’ AL 97% E I POLIZIOTTI GIRANO DISARMATI … L’ITALIA E’ ORMAI UNA REPUBBLICA FONDATA SUL DECORO URBANO, NON SUL LAVORO
«Il lavoro che ho cominciato quattro mesi fa al Viminale può piacere o meno — dice il ministro Marco
Minniti, dopo aver dato licenza di sparare ai ladri di notte (contrario Salvini: «Non è abbastanza». Di notte i neri non si vedono) — Ma è figlio di un metodo, di un disegno, e di una certezza. Che sulle questioni della nostra sicurezza, si chiamino emergenza migranti, terrorismo, reati predatori, incolumità e decoro urbano, legittima difesa, non si giocano le prossime elezioni politiche. Ma il futuro e la qualità della nostra democrazia».
Minniti ha ragione: la qualità di una democrazia si misura nella sicurezza che infonde e assicura ai propri cittadini.
In Italia la democrazia vacilla perchè i cittadini non si sentono al sicuro. Quasi nessuno. Voi vi sentite tranquilli? No, certo, in famiglia e tra amici non si fa che parlare di quanto ci si senta maledettamente insicuri.
Dilagano malanni che sono il frutto di questa persistente condizione di insicurezza. Insonnia, spossatezza, reflusso gastroesofageo, ipertensione, attacchi di panico
Le persone non si sentono al sicuro. Perchè non hanno una casa, una continuità di reddito, una pensione, un lavoro, uno stipendio che basti a pagare l’affitto della casa che non hanno, le garanzie per ottenere un mutuo, la possibilità di mantenere i figli agli studi, i soldi per il dentista e per gli esami medici che sono gratis solo se li fai tra sei mesi, quando sarai già guarito o morto, ma vuoi mettere la soddisfazione di morire incolume, senza scritte sui muri e cartacce per terra?
Che tra l’altro, se il peso della disoccupazione diventa insostenibile e ti spari in bocca di notte, è legittima difesa.
Quando però il ministro dell’Interno stila la lista delle emergenze che rendono insicura la popolazione non gli viene in mente di considerare la precarietà , l’indigenza, la difficoltà di conciliare il lavoro con la cura della famiglia.
Converrebbe avvisarlo che il paese dove la percezione di sicurezza è più forte al mondo è la Norvegia, con un indice di benessere al 97%. La Norvegia, dove i poliziotti girano disarmati.
Quanto all’Italia, dove Matteo Renzi non è mai sceso in piazza per difendere il diritto alla salute, al lavoro o allo studio ma sarà in piazza domenica per pulire le strade di Roma, è diventata una repubblica fondata sul decoro urbano.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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