Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
“NON CREDO CERTO AL SABOTAGGIO SUI RIFIUTI”
“La Raggi? Un’incapace”
È così che Maurizio Costanzo ha detto la sua sulle due personalità più chiacchierate della sua Roma – il sindaco pentastellato e il capitano della squadra della capitale – nel corso di un’intervista rilasciata a Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio di Radio Cusano Campus.
Il conduttore del Maurizio Costanzo Show non ci sta a veder ridotta la sua città così e ha quindi criticato duramente la sindaca Raggi, eletta nel corso dell’estate 2016 a primo cittadino della capitale.
“L’emergenza rifiuti c’è. A Roma ci sono dei topi con la maglietta gialla che puliscono la città . La sindaca Raggi è talmente incapace che i topi si sono messi d’accordo tra di loro e puliscono la città “.
Parole al vetriolo, quelle di Costanzo ai microfoni della radio universitaria, che sottolineano come il marito di Maria De Filippi non creda neanche alla versione complottista rilanciata dalla Raggi a più riprese. “Alla storia dei sabotaggi non ci credo, quando si parla di sabotaggi non si è fatto qualcosa”.
Il conduttore, poi, dice la sua anche sul calo di attenzioni nei confronti del primo cittadino rispetto ai primi tempi: “La Raggi non è più considerata dalla stampa perchè se ne è capita l’inconcludenza. Marino e Alemanno sono stati trattati peggio di lei, lei viene ignorata ed è ancora peggio. E a me dispiace, perchè questa città va tenuta meglio”.
Del resto, non si tratta della prima volta che Costanzo accusa la sindaca. Nel febbraio del 2017, infatti, il giornalista aveva confidato ad HuffPost la sua delusione per la gestione pentastellata di Roma, auspicando in un miglioramento.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
COSA SI NASCONDE DIETRO IL SUO ADDIO ALLA POLITICA… I CONTRASTI CON PHILIPPOT E CON MARINE… ORA SI TEME IL FLOP ALLE LEGISLATIVE
All’alba della sconfitta di Marine Le Pen al secondo turno delle presidenziali francesi Marion Marèchal-Le Pen ha deciso di cambiare vita e lasciare la politica.
La nipote della leader del Front National, deputata all’Assemblea Nazionale per la Vaucluse ha deciso che non si ripresenterà alle prossime elezioni.
A ventisette anni la più giovane deputata francese, figlia del fondatore del movimento giovanile del Front National e nipote di Jean-Marie Le Pen del partito ha detto “basta” alla politica.
Come ha spiegato in una lettera aperta agli abitanti della Vaucluse e durante un’intervista a TVLibertès la Le Pen ha preso la decisione di abbandonare la vita politica già da diverso tempo.
Per spirito di abnegazione e di lealtà verso il partito però ha deciso di attendere l’esito delle presidenziali. Durante la campagna elettorale per l’Eliseo Marion Le Pen è stata impegnata, al fianco della zia e degli altri esponenti del Front National, per tentare di portare Marine Le Pen alla vittoria.
Diversi sono i motivi che l’hanno spinta a lasciare la politica.
Il principale, scrive nella lettera, è la necessità di stare più vicina alla figlia Olympe nata da poco della quale, a causa dell’attività di parlamentare, ha sentito terribilmente la mancanza. Motivi personali quindi.
La Le Pen prosegue spiegando che ci sono anche delle ragioni politiche. Nella lettera fa riferimento al fatto che i politici non devono essere disconnessi dalla realtà e non devono mirare a guadagnare consensi per avere delle indennità ma per servire il popolo. Più che ragioni politiche si tratta di principi morali ai quali la giovane Le Pen sembra non essere disposta a rinunciare.
Ma tra le righe si può leggere il malcontento per la gestione del partito da parte della zia e dei vertici del Front National.
A spingerla verso l’abbandono ci sarebbe anche la questione del suo ruolo nel partito, al cui interno non ha mai rivestito alcun incarico di dirigente ad eccezione di quello di segretario locale del FN.
Marion ha rapporti difficili anche con il vicepresidente Florian Philippot, accusato anche dal nonno di essere il responsabile della sconfitta del FN alle presidenziali di domenica scorsa.
Philippot rapresenterebbe l’ala “moderata” del partito e avrebbe anche intenzione di cambiare nome al FN per affrancarlo dalla nomea politica di partito di estrema destra.
Marion Le Pen invece rappresenta l’ala dei “duri e puri” del FN, quelli che non hanno gradito il parricidio rituale commesso dalla zia Marine nei confronti del fondatore del partito.
Marine ha infatti espulso il padre dal FN e nell’ansia di rendersi più appetibile agli elettori moderati ha rinnegato alcuni dei tratti distintivi della visione politica neofascista e ultracattolica del Front National.
La decisione di abbandonare quindi sarebbe motivata anche dalle difficoltà di riuscire a conciliare le posizione delle due “anime” del partito.
Marion rinuncerà anche al suo ruolo di consigliere regionale e alla presidenza del gruppo del FN nel Consiglio regionale della Provenza-Alpi-Costa azzurra.
Jean-Marie Le Pen, il grande vecchio costretto a stare ai margini e ad assistere allo sfascio del suo partito ha definito un tradimento la decisione della nipote. Il fondatore del FN ha visto quella di Marion come una vera e propria diserzione, avvenuta in uno dei momenti culminanti della battaglia.
È vero infatti che Marion lascia dopo la fine della campagna per le presidenziali, dove il FN ha subito una sonora sconfitta, ma all’orizzonte c’è quella — altrettanto decisiva — per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Nazionale.
Il partito perde così uno dei suoi esponenti più amati e carismatici proprio mentre Marine Le Pen è alla ricerca di un accordo di desistenza con Nicolas Dupont-Aignan del movimento sovranista Debout la France per ritirare i suoi candidati da una cinquantina di circoscrizioni elettorali.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
PROCURATORI DELLA REPUBBLICA, QUANDO AVETE UN MINUTO LIBERO DALLE INDAGINI SULLE ONG, DATE UN’OCCHIATA ALLA FECCIA CHE CIRCOLA SUL WEB… CON COMODO, OVVIO
Questa notte un camper ha preso fuoco in viale della Primavera, in zona Centocelle a Roma. Nel rogo
hanno perso la vita tre persone: una ragazza di 20 anni e e due bambine di 4 e 8 anni.
La Procura di Roma ha acquisito i filmati di alcune telecamere di sorveglianza. In un video si vede una persona lanciare una bottiglia incendiaria verso la parte anteriore del camper. Sono state trovate tracce di un liquido infiammabile e i resti di quella che potrebbe essere la bottiglia usata per appiccare le fiamme al camper.
È stato quindi aperto un fascicolo d’indagine per i reati di omicidio volontario e di incendio doloso, al momento contro ignoti.
I superstiti dell’incendio — nel camper viveva una famiglia di 13 persone — hanno raccontato alla Polizia di aver subito delle minacce.
Altri testimoni raccontano che venerdì scorso, a poca distanza, ha preso fuoco un altro camper.
Fortunatamente in quel caso non ci sono state nè vittime nè feriti. In attesa della conclusione degli accertamenti degli inquirenti sulla responsabilità degli incendi è possibile dire — come ha fatto il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca — che quelle tre persone sono morte di esclusione sociale.
Esclusione sociale è quel termine che serve ad indicare il modo con cui molti italiani — e anche diverse amministrazioni comunali e politici — guardano il “problema” dei Rom.
Per molti gli zingari non sono italiani e quindi vale lo slogan prima gli italiani. Slogan che si traduce in proteste quando un Comune assegna le case popolari a famiglie di etnia Rom. Nessuno vuole i Rom nelle case popolari, nessuno li vuole nei campi e men che meno nei camper.
Nessuno sottolinea mai che la maggioranza di rom e sinti sono italiani. E a quelli che dicono che i nomadi devono essere “mobili” va ricordato che la maggior parte sono stanziali alcuni di loro anche da 8-10 generazioni.
La storia è sempre la solita: dove molti esprimono il loro cordoglio e il loro dolore ce ne sono altrettanti che letteralmente godono perchè ci sono “tre Rom in meno”.
“Tre borseggiatrici in meno”, poco importa che due avessero 8 e 4 anni. Tanto lo sarebbero diventate prima o poi. E allora “W IL FUOCO PURIFICATORE” come scrive qualcuno tutto in maiuscolo.
Meglio le spedizioni punitive, le ronde, per sterminarli tutti. Questo è l’odio etnico che alimenta i roghi come quello di Centocelle.
C’è poi una nutrita schiera di antropologi laureati all’Università della Strada che ci spiegano che è tutta colpa della cultura Rom che i soliti buonisti vorrebbero preservare.
L’idea che tredici persone siano costrette a vivere in un camper perchè non hanno altra sistemazione ovviamente viene esclusa a priori.
Qualcuno chiede il test del DNA per dimostrare che sono tutti figli loro mentre un novello Mengele propone una campagna di sterilizzazione di massa.
C’è addirittura la madre che scrive che della morte di quelle due bambine “dispiace più a lei” che ai genitori.
Non mancano gli insulti alla Boldrini, i riferimenti agli “italiani che si sono suicidati” per colpa dello stato e le accuse allo Stato che non se ne occupa.
E se credevate di esservela cavata senza che nessuno ricordasse che i terremotati stanno nelle tende mentre questi qui vivono in camper vi sbagliate.
Perchè abbiamo anche quello nel nostro campionario di razzismo quotidiano.
E di cosa ci stupiamo, in fondo abbiamo politici come Matteo Salvini che quotidianamente promuovono l’utilizzo della violenza contro i Rom.
Perchè quando Salvini invoca la ruspa sui campi rom per sgomberarli con la forza passa sopra ai diritti di quelle persone.
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
GLI IPOCRITI PIANGONO LACRIME DI COCCODRILLO, MA QUESTO E’ UN PAESE DOVE NESSUNO HA LE PALLE DI MANDARE IN GALERA I RAZZISTI
La procura di Roma indaga per omicidio volontario, oltre che per rogo doloso, in relazione al rogo del camper in cui hanno perso la vita tre sorelle rom: una ragazza di 20 anni e due bambine di 4 e 8 anni alla periferia di Roma.
La procura ha acquisito un video in cui si vede una persona che lancia una bottiglia incendiaria verso la parte anteriore del camper e scappa via.
Trovati sul posto un accendino e il tappo della bottiglia incendiaria.
Mentre alcuni testimoni raccontano che “Venerdì sera a via Romolo Balzani è andato a fuoco un altro camper per fortuna vuoto. Quei nomadi parcheggiavano di solito vicino a villa de Santis. Vivevano qui intorno, li vedevamo spesso”.
Un cliente del centro commerciale, Massimiliano, ricorda di aver visto la famiglia qualche giorno fa. “Era lunedì pomeriggio – ricorda – i bambini giocavano sul piazzale davanti al camper”.
Toccherà ora a chi indaga fare luce sulla tipologia delle minacce e individuare il movente dietro cui si è consumata la tragedia.
I superstiti: “Noi minacciati”.
I familiari delle tre vittime sfuggite alla strage, gia’ sentiti dalla polizia, hanno riferito di aver subito delle minacce. Stara’ a chi indaga capire se il rogo del veicolo, dove viveva una famiglia di 13 persone, sabbia motivazioni xenofobe.
Un clima di intolleranza confermato anche dalle dichiarazioni di alcuni abitanti della zona.
Le testimonianze: “Sembrava una bomba”.
“Ho sentito un boato e ho pensato a una bomba. Poi mi sono affacciata alla finestra e ho visto le fiamme altissime”. E’ il racconto di Amelia, una residente di un palazzo di via Giardino Cassandrino, a pochi metri dal parcheggio dove si trovava il camper distrutto dall’incendio della scorsa notte in cui sono morte tre sorelle di 20, 8 e 4 anni. “Non ho più dormito – ha aggiunto – sentivo urlare. Inizialmente ho pensato a qualche ragazzo che aveva dato fuoco alle auto. Quel camper lo avevo visto diverse volte, era lì all’angolo da settimane, forse mesi”.
L’incendio è divampato intorno alle 3 in viale della Primavera, nel parcheggio di un supermercato a Centocelle. Le tre vittime si chiamavano Elisabeth, Francesca e Angelica Halinovic. Nel furgone viveva la famiglia composta dai genitori e 11 figli.I genitori e fratelli riusciti a scappare dal rogo, sono stati ascoltati in commissariato.
Il cordoglio delle istituzioni. Mattarella: “Crimine orrendo”.
“Chiunque sia stato, è un crimine orrendo: quando si arriva a uccidere dei bambini si è al di sotto del genere umano. Mi auguro che magistratura e forze dell’ordine riescano ad individuare e punire i colpevoli perchè è inaccettabile quel che è avvenuto, chiunque sia stato”.
Lo ha detto Sergio Mattarella ai giornalisti durante la sua visita a Bariloche. Per il capo dello Stato “è una cosa di una gravità enorme. Non sappiamo quale sia l’origine, ma chiunque sia stato è davvero un crimine di cui individuare i responsabili e punirli severamente”.
Sul posto in mattinata è arrivata Virginia Raggi. “Esprimiamo cordoglio perchè quando ci sono delle vittime si rimane un attimo in silenzio. Poi c’è la procura che sta indagando sulle cause. Vi daremo aggiornamenti quando ne avremo”. Ha detto la sindaca di Roma al termine del sopralluogo. Insieme a lei anche il presidente del V Municipio, Gianni Boccuzzi, e il comandante della Polizia locale, Diego Porta. “Bambine che bruciano vive dentro una roulotte: atroce dolore, orrore puro. Chiunque sia stato merita la pena più dura. #Roma #giustizia”. Lo scrive il segretario del Pd, Matteo Renzi, su Twitter.
“Mi sento in colpa pure io”: il biglietto lasciato con le rose . Un mazzo di fiori, tre rose rosse, lasciate accanto alla carcassa del camper distrutto dall’incendio. A lasciarlo un cittadino con accanto un biglietto: “Carissime amiche, mi sento in colpa pure io”. Caritas: “Nuova tragedia”.
“Assistiamo a una nuova tragedia in questa città dopo quella di Tor Fiscale nel 2011 in cui persero la vita quattro bimbi. Non ci saremmo aspettati un altro episodio del genere, ma purtroppo si è riverificato. Questo ci deve far riflettere”.
Lo ha detto monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, che si è recato sul luogo dell’incendio.”Serve una programmazione fatta in modo più serio e attento – ha aggiunto -. Ho parlato con il sindaco e mi ha detto che l’obiettivo dell’amministrazione è il superamento. Non è una cosa semplice ma serve una progettualità a lunga gittata”.
Croce Rossa: “Morti per stigma sociale”.
“Non è la prima volta che piangiamo la morte di bambini in un rogo di un camper o di un accampamento di fortuna. A febbraio 2011 quattro bambini erano morti in un rogo dentro un campo Rom, oggi ci troviamo a commentare un’ennesima tragedia dove hanno perso la vita tre sorelle di quattro, otto e venti anni. A Roma, come in tante altre parti d’Italia, si continua a morire di esclusione sociale e di stigma”.
Lo dichiara il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca. “Invece di versare lacrime amare dopo – aggiunge Rocca -, le istituzioni dovrebbero moltiplicare gli sforzi per arrivare nelle troppe zone grigie della nostra società , dove vivono gli ultimi, gli esclusi, i vulnerabili, gli invisibili”
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
“SE SI LAVORASSE SERIAMENTE SULLA DIFFERENZIATA GLI IMPIANTI BASTEREBBERO, OCCORREVA SOLO UNA DISCARICA DI SERVIZIO, MA MI HANNO FERMATA QUANDO HO CHIESTO CHE FINE HANNO FATTO 150 MILIONI”
Com’era prevedibile, la sedotta (dal m5S) e abbandonata Paola Muraro torna a farsi sentire per
criticare la Giunta Raggi e chi è arrivato dopo di lei sulla poltrona di assessora all’ambiente del Comune di Roma.
A parte la prevedibile rabbia nei confronti del MoVimento 5 Stelle per come è stata trattata, la Muraro dice cose molto interessanti riguardo il piano per i rifiuti da lei previsto e la differenza con quello di Pinuccia Montanari:
Come fa a dire che l’emergenza era prevista?
«Tutti sanno, anche i bambini, che a Roma – dove il ciclo è fragile e precario – c’è una stagionalità , ci sono dei picchi di produzione dei rifiuti, che iniziano a Pasqua per arrivare al culmine tra maggio e luglio. La capacità impiantistica della città può trattare 3mila tonnellate al giorno di indifferenziata, quindi il sistema regge se tutto funziona bene. Ma ciclicamente, proprio nel periodo di picco, gli impianti vanno in sofferenza e ne risente tutto il servizio».
Anche lei pensa al complotto?
«Dico solo che in Ama ci sono dirigenti che stanno lì da 20 anni. E che puntualmente si fanno trovare impreparati. Se si rompe un macchinario, bisogna intervenire subito, ma Ama non ha manutentori, usa ditte esterne. Facile gridare al sabotaggio. Vedrà la Procura, io non ci credo».
Non sarà pure colpa degli impianti vecchi e insufficienti?
«Se si cominciasse a lavorare seriamente sulla differenziata, basterebbero. Roma tra il 2012 e il 2016 ha ricevuto 150 milioni per aumentarla, ma è rimasta al palo. Dove sono andati a finire quei soldi? Quando una comincia a chiederselo, viene fatta fuori».
La Muraro infatti ricorda che nel piano che aveva presentato lei all’epoca era prevista una discarica di servizio: proprio quella che la Raggi e la Montanari non vogliono realizzare perchè ritengono che non ce ne sia il bisogno
Lei è stata fermata? E da chi?
«Da un sistema che vuol continuare a fare affari senza rendere conto di nulla. Sul mercato globale l’indifferenziata costa tre volte più della differenziata. Certo, dopo l’avviso di garanzia, ho scontato anche il codice etico del M5S, che però è valso solo per me».
Zingaretti chiede al Comune di indicare nuovi impianti, Raggi sostiene che non servono perchè nel 2021 Roma arriverà al 70% di differenziata…
«Ho apprezzato la Regione che, con la determina 119/2016, aveva individuata il fabbisogno impiantistico anche di Roma Capitale. Con me l’Ama avrebbe realizzato mini-isole ecologiche, 4 impianti di compostaggio e una piccola discarica di servizio. Ma poi hanno bloccato tutto».
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
IERI IL PUBBLICO SOLITAMENTE NON CERTO OSTILE AL M5S, SI E’ RIBELLATO AL PENOSO TENTATIVO DI MINIMIZZARE IL PROBLEMA MONNEZZA NELLE VIE DI ROMA
Durante la trasmissione DiMartedì è scattato un campanello d’allarme piuttosto grosso per il MoVimento 5 Stelle: Luigi Di Maio ha risposto alla domanda di Giovanni Floris sui rifiuti a Roma palando di “qualche” cassonetto e “qualche” zona della città in difficoltà .
Per la prima volta il pubblico in sala è partita la contestazione.
«Continuare a mostrare queste foto di qualche cassonetto, non di tutti i cassonetti, in questo momento…», sostiene Di Maio e a quel punto arrivano i “nooo” e i “buuu” del pubblico che evidentemente, a differenza del leader del M5S, si è reso conto che la situazione non è esattamente idilliaca come la descrive e i problemi per i rifiuti a Roma non sono per niente pochi.
C’è da segnalare che di solito il pubblico di DiMartedì non è per niente ostile ai grillini e lo stesso Di Maio è stato applaudito in più occasioni durante l’intervista, anche quando ha parlato di conflitto di competenze con la Regione cercando di addossare a Zingaretti la responsabilità dell’emergenza.
Ma la contestazione in quel punto della trasmissione dimostra che c’è un limite anche per la propaganda e per le balle che si possono dire.
A chiunque.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
CONFERMA CHE MEMBRI DI ONG SONO INDAGATI PER FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA MA SOLO PER MANCATO RACCORDO CON GUARDIA COSTIERA, CHE “NON E’ PUNIBILE SE FINALIZZATO A SALVARE VITE UMANE”… ESCLUDE ORIGINE ILLECITE DEI FINANZIAMENTI DELLE ONG
“Alla Procura di Trapani risulta che in qualche caso navi delle Ong hanno effettuato operazioni di
soccorso senza informare la centrale della Guardia costiera”. Davanti ai componenti della commissione Difesa del Senato, il procuratore Ambrogio Cartosio da risposte secche e dirette pur non scendendo in alcun particolare dell’inchiesta aperta dalla sua procura sull’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – ha precisato ” che coinvolgono non le Ong come tali ma persone fisihe delle Ong”.
Il procuratore si è trincerato dietro il segreto istruttorio sul contenuto della sua indagine specificando solo che “la presenza delle navi delle Ong in un fazzoletto di mare potrebbe costituire, non da solo, ma con altri elementi, un elemento indiziario forte per dire che sono a conoscenza che in quel tratto di mare arriveranno imbarcazioni di migranti e dunque ipotizzare il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Soggetti a bordo delle navi sono evidenteente al corrente del luogo e del momento in cui arriveranno i migranti. Ma – ha anche osservato il procuratore di Trapani – la risposta a questo quesito deve arrivare tenendo conto della legisazione italiana che prevede una causa di giustificazione. Se una nave qualsiasi viene messa al corrente del fatto che c’è il rischio che un’imbarcazione possa naufragare ha il dovere di soccorrerla in qualsiasi punto e questo principio travolge tutto. Insomma, per la legislazione italiana si potrebbe dire che viene commesso il reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina ma non è punibile perchè commesso per salvare una vita umana”
Il sostituto procuratore Andrea Tarondo ha poi riferito un recentissimo episodio che proverebbe il doppio gioco delle forze di polizia libiche.
Due migranti algerini arrivati a Trapani il 28 marzo scorso hanno raccontato di essere saliti su un gommone in Libia scortati da un altro gommone con a bordo uomini in divisa con la scritta polizia. Dopo alcune miglia una nave della polizia libica avrebbe fermato le due barche sparando e ci sarebbe stata una lite in mare tra le due unita libiche. Probabilmente la nave che aveva fermato il gommone chiedeva soldi per lasciar passare i migranti scortati da un altro gommone della polizia evidentemente d’accordo con i trafficanti.
Il procuratore Cartosio ha quindi sottolineato che la sua indagine non ipotizza affatto comportamenti che possano far pensare a reati di associazione per delinquere e dunque non di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
A conclusione della sua audizione il procuratore di Trapani ha escluso di avere elementi per dire che i finanziamenti delle Ong possano avere origini illegittime è che le finalità dei soccorsi in mare delle navi umanitarie possano avere obiettivi diversi.
Cartosio ha invece confermato le affermazioni del collega di Catania Zuccaro sugli interessi mafiosi nei centri di accoglienza. “Qui – ha detto – la cosa è ben diversa. Dalle nostre indagini è emerso che soggetti contigui alle organizzazioni mafiose erano inseriti nel business dell’accoglienza e in qualche caso le autorizzazioni sono state revocate”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL PARTITO EN MARCHE!: “DA NOI ESISTONO DELLE REGOLE E NON GUARDIAMO IN FACCIA NESSUNO”
L’ex premier socialista Manuel Valls non si presenterà alle elezioni politiche dell’11 e 18 giugno nelle liste di Rèpublique en marche!.
“La richiesta di investitura di Manuel Valls non soddisfa i criteri per l’accettazione da parte di En Marche!”, ha spiegato Jean-Paul Delevoye, ex neogollista incaricato dal partito del neopresidente francese Emmanuel Macron di stilare le candidature alle legislative.
“Avevamo già indicato un candidato per la cirscoscrizione dell’Essonne”, ha affermato Delavoye in un’intervista a Europe 1, aggiungendo che il movimento non ha l’intenzione di “riciclare” i politici uscenti.
Un concetto anticipato già dal portavoce di En Marche!, Benjamin Griveaux: “La regola è uguale per tutti, prima bisogna presentare la candidatura. Nessuno può rivendicare l’investitura se la commissione non lo ha deciso prima”.
Martedì l’ex primo ministro di Franà§ois Hollande aveva rivelato la sua volontà di unirsi al movimento En marche! in vista delle elezioni del mese prossimo. Nell’occasione aveva anche invitato tutti “i deputati uscenti, progressisti, quanti hanno esortato a votare Macron prima del primo turno”, quanti “auspicavano una sua vittoria”, a fare altrettanto.
La lista completa dei candidati investiti per la Rèpublique en marche! sarà annunciata domani.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
SEMPRE PIU’ DELIRANTE: “DEVE OBBEDIRE AL GOVERNO”
Con una decisione a sorpresa Donald Trump ha rimosso il direttore dell’Fbi, James Comey, che stava
indagando sui rapporti tra lo staff del presidente e la Russia.
La decisione è stata annunciata con un comunicato della Casa Bianca, motivandola con la necessità di “ricostruire la fiducia nella più importante agenzia di sicurezza del Paese”.
“Questa giornata – prosegue il comunicato – segna un nuovo inizio per il gioiello della corona dei nostri apparati giudiziari. La ricerca di un nuovo direttore comincerà immediatamente”.
Pochi giorni fa Comey aveva testimoniato davanti alla commissione di Capitol Hill proprio sulle possibili relazioni tra il comitato elettorale che ha gestito la campagna di Trump e il governo di Mosca.
Il senatore Ron Wyden ha definito “oltraggiosa” la decisione e i democratici hanno subito chiesto che l’indagine sul Russiagate venga affidata a un procuratore indipendente.
Ma la Casa Bianca ha fatto sapere che la rimozione è stata consigliata dal ministro della Giusizia Jeff Sessions, secondo il quale il direttore dell’Fbi “deve essere qualcuno che segue fedelmente le regole e i principi” del dipartimento della Giustizia, qualcuno che “dà il giusto esempio” a chi deve far rispettare la legge.
La tempistica però fa sospettare un legame tra la decisione e l’intensificarsi degli accertamenti sulle possibili relazioni tra gli uomini del presidente e Mosca.
Nella lettera a Comey il capo della Casa Bianca ha scritto: “Pur apprezzando il fatto che per tre volte sono stato informato di non essere sotto inchiesta, condivido il giudizio del procuratore generale Sessions sulla sua inadeguatezza a dirigere l’agenzia”.
Sessions però è stato duramente contestato nelle scorse settimane dai democratici per la condotta del Russiagate, tanto da spingerlo ad astenersi dalle audizioni.
E pochi giorni fa, l’indagine si è arricchita di nuove testimonianze. Trump era stato messo in guardia persino dall’ex presidente Barack Obama sulla possibilità che Michael Flynn potesse essere ricattato per i suoi rapporti internazionali, ma nonostante questo lo aveva nominato alla carica di consigliere per la sicurezza nazionale.
E Flynn incontrò subito dopo le elezioni ma prima della nomina l’ambasciatore russo insieme a Jared Kushner, genero del presidente e forse il suo più stretto collaboratore.
Comey, 56 anni, era stato nominato nel 2013 da Obama. Il suo mandato scadeva nel 2023.
(da agenzie)
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