Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
FU VITTIMA DI UN VIDEO-PIRATA DEL M5S: “FANNO BENE A DENUNCIARE MA PRIMA DEVONO CHIEDERE SCUSA”
La prima cosa che gli viene da dire è “chi la fa l’aspetti”.
Ma al di là delle frasi fatte, Mariano Rabino ha un sacco di sassolini da togliersi dalla scarpa. Oggi il M5s diffida chiunque dal diffondere l’audio pirata che coinvolge alcuni deputati siciliani che parlano del candidato pentastellato a sindaco di Palermo, ma due anni fa dal blog rilanciarono un audio in cui il parlamentare di Scelta civica parlava con la ex grillina Mara Mucci, accusandolo di compravendita dei deputati.
“Alla fine — sottolinea — questo tipo di comportamento si è rivelato un boomerang. Io considero il M5s una vera e propria associazione a delinquere digitale, il blog si è specializzato nel propalare fake news. La dialettica politica va bene ma loro sono professionisti del travisamento e della strumentalizzazione”.
Cosa ha pensato quando ha visto che diffidavano dal diffondere quel video?
Ho pensato che ora fanno le verginelle e si appellano al codice perchè il video riguarda loro e ne temono il contenuto. Io ci tengo a dire che io ho avuto nessuna conseguenza da quell’audio, non c’è stata nessuna iniziativa penale o giudiziaria nei miei confronti. Loro però mi fecero passare come un corruttore.
E’ vero però che parlava di somme di denaro con la deputata Mucci.
Io le stavo soltanto spiegando le dinamiche parlamentari, dicevo una cosa nota e cioè che se tot parlamentari si mettono insieme si può accedere a delle risorse che si usano per far funzionare i gruppi. Infatti, ribadisco, non ho avuto alcuna conseguenza giudiziaria. Io, peraltro, non ho voluto fare nemmeno ricorso alla magistratura perchè mi aspettavo che fosse la Camera dei deputati a occuparsi della vicenda. Non ho timori a dire che l’ufficio di presidenza di Montecitorio ha in mano dei video in cui si capisce chiaramente chi è il collega dei 5 stelle che effettua la registrazione di nascosto e chi ha registrato ha fatto un reato. La Camera avrebbe dovuto tutelare non solo me e Mara Mucci ma in generale l’istituzione perchè quella registrazione fu per giunta effettuata dentro l’Aula.
Ha detto che non ha avuto conseguenze giudiziarie o penali. Ma, invece, la sua reputazione?
Io sono uno che ha le spalle larghe ma basta andare sul mio profilo Facebook e risalire a due anni fa per vedere cosa successe. Per un mese mi hanno gettato addosso palate di fango e ancora oggi se faccio un post, c’è qualcuno che fa parte di quelle che Umberto Eco chiamava ‘legioni di imbecilli’ che denigra. Io guardo avanti e non sono andato a denunciare perchè sto aspettando giustizia dalla Camera dei deputati. La presidente Boldrini sta facendo giustamente questa campagna contro le fake news. Io ho anche promosso la campagna ‘#blocchiamo i violenti’.
Lei in quell’occasione non fece alcuna diffida, perchè?
Il M5s ora grida allo scandalo perchè come al solito hanno una doppia morale e quando riguarda loro si scandalizzano, ma sono loro che hanno diffuso questa cultura, e quando spargi fango, il fango ti ritorna. Finisci anche tu nel ventilatore. Io non feci nessuna diffida perchè non avevo nulla da nascondere, parlavo soltanto delle risorse parlamentari. Perchè loro adesso diffidano? Perchè sanno che quell’audio li inguaia.
Vista la sua esperienza, pensa che loro abbiano ragione o torto ad adire le vie legali contro quell’audio pirata?
Io penso che c’è una legge, quella legge dice che non puoi diffondere conversazioni private registrate senza il consenso dei partecipanti. Se la legge è questa va rispettata. Questo però deve valere per loro, per me, per tutti. Quindi hanno ragione. Detto questo, però, chiedano scusa e non soltanto a noi, perchè in questi anni ne hanno fatte di tutti i colori.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grasso | Commenta »
Maggio 10th, 2017 Riccardo Fucile
I VIDEO O AUDIO PIRATA POSSONO DIFFONDERLI SOLO LORO
La video nemesi. L’arma che si ritorce contro. 
I filmati rubati sono stati da sempre, non solo dal loro ingresso in Parlamento ma anche da prima, lo strumento di battaglia del Movimento 5 Stelle. Strumento di tante denunce e campagne che hanno portato successi.
Adesso, che i filmati rubati sono diventati un boomerang, perchè girati dagli ex 5Stelle e divulgati in Rete con lo scopo di amplificare faide interne, vengono interdetti.
Con tanto di diffida alla stampa dal pubblicare audio/video pirati, nel frattempo acquisiti dalla procura di Palermo. Il “fate girare” che campeggia su tanti post grillini chiedendo la massima diffusione si è trasformato in censura.
Il caso, che ha del paradossale, avviene tra Palermo e Roma. Negli uffici grillini della Camera dei deputati nel luglio del 2016 alcuni deputati siciliani, tra cui Riccardo Nuti, Giulia Vita e Chiara Di Benedetto, successivamente sospesi da M5S, chiedono ad Andrea Cottone, componente dello staff comunicazione pentastellato, dettagli su Ugo Forello, avvocato leader di Addiopizzo, scelto poi come candidato sindaco a Palermo. Cottone, palermitano, parla dell’influenza che, nella fase iniziale, avrebbe esercitato sul Movimento l’ex commissario antiracket Tano Grasso (“Un fantasma che muove tutte queste persone”).
Parla poi soprattutto — come riporta Repubblica Palermo – dei compensi che Forello e un paio di legali a lui vicini avrebbero percepito nei processi innescati dalle testimonianze degli imprenditori taglieggiati. E poi ancora di “un circuito meraviglioso” per il quale “si convincono gli imprenditori a denunciare, si portano in questura e gli avvocati diventano automaticamente uno fra Forello e Salvatore Caradonna”.
Poi Addiopizzo si costituisce parte civile “e viene difesa da quell’altro”. Infine Cottone definisce “poco trasparente” la gestione dei fondi. Cosa succede però quel pomeriggio negli uffici della Camera, qualche mese prima che scoppiasse lo scandalo delle firme false?
Qualcuno registra quel colloquio di trenta minuti e da ieri l’audio si trova in Rete.
Da “modalità apriscatole” (di lontana memoria, in nome della trasparenza, è lo slogan “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”) M5S si trasforma in censore: “Sta circolando un audio captato in maniera impropria nei locali della Camera dei Deputati lo scorso anno — si legge in una nota – denunceremo chiunque ne divulgherà il contenuto”.
Con tanto di citazione dell’articolo della legge. Il metodo improprio a cui si riferiscono i pentastellati è quello tipico utilizzato dai grillini stessi in tutti questi anni: telecamere nascoste, pulsanti Rec schiacciati senza che ci sta attorno lo sappia e poi divulgazione in Rete con l’invito “Fate girare”.
Di esempi ce ne sono a non finire, tanti portano proprio la dicitura di “video pirata”. Tantissimi girati nei locali della Camera, gli stessi interdetti oggi dai 5Stelle.
Il 3 dicembre del 2016 il blog di Beppe Grillo pubblicava un video, nonostante sia vietato ai parlamentari girare immagini all’interno di Montecitorio, che ritraeva Antonio Iannamorelli definendolo “un altro lobbista che si aggira come uno squalo attorno alla Commissione Bilancio, per ottenere norme e leggi favorevoli all’azienda e alla multinazionale di turno.
Il lobbista pizzicato dal nostro portavoce Giorgio Sorial — si legge sul blog – è Antonio Iannamorelli, presente per conto della società di lobbying Reti e “invitato” dal deputato del Pd Alberto Losacco a seguire da molto vicino i lavori sulla manovra di bilancio, in particolare riguardo la sorte dei provvedimenti sulle società di call center”. C’è anche la foto di Iannamorelli con il volto cerchiato in rosso e l’invito, neanche a dirlo, alla massima diffusione.
Eclatante è stato anche il caso della telefonata tra Mara Mucci, ex M5S ora Alternativa libera, e Mariano Rabino, deputato di Scelta Civica. “50mila euro al mese di soldi dei cittadini per appoggiare il governo Renzi”, era il titolo scelto per l’audio pirata pubblicato sulla pagina del gruppo parlamentare dei 5 Stelle.
E il blog scriveva: “Ex M5S si fanno comprare”. Nella registrazione si sente Rabino offrire la possibilità agli ex M5S di entrare nel gruppo di Scelta Civica e così avere a disposizione – come previsto dalle normative parlamentari – 50mila euro al mese per le necessità organizzative del gruppo stesso.
Poi ancora i 5Stelle, in questi anni, hanno cavalcato il caso della telefonata, registrata fuori onda da La7, tra Matteo Renzi e Massimo Artini, in cui l’allora premier solidarizzava con l’ex grillino che aveva appena lasciato i 5Stelle.
Dopo aver ascoltato l’audio rubato, la senatrice Paola Taverna attaccava strillando in Aula: “Artini scodinzola e ringrazia”.
Sempre grazie a un fuori onda i grillini hanno chiesto le dimissioni del sindaco di Pescara Alessandrini per aver detto, in un audio captato, che un procedimento disciplinare contro 4 vigili “non aveva le gambe per camminare”.
È così che con gli audio rubati e i “video pirata” i 5Stelle hanno firmato in questi anni le loro battaglie, adesso firmano le querele contro chi diffonde registrazioni che per i grillini possono rivelarsi imbarazzanti.
Specialmente in piena campagna elettorale per le amministrative.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
L’ALTRO CANDIDATO ALLA SEGRETERIA FAVA: “CON I RADICALISMI FORSE RIEMPI LE PIAZZE MA PERDI LE ELEZIONI, SI TORNI A PARLARE DEL NORD”… FAVA E’ RIUSCITO, NONOSTANTE I BOICOTTAGGI, A RACCOGLIERE LE FIRME NECESSARIE: 1.055 CONTRO LE 6.925 DEL SEGRETARIO… SALVINI E’ NERVOSO: “SE NON OTTENGO PIU’ DELL’80% MI DIMETTO”… ECCO CHI STA CON FAVA
«Non sono disponibile a fare il segretario della Lega con il 51%. Se alle primarie non raggiungo la cifra che ho in mente, al congresso di Parma faccio un passo indietro». Così Matteo Salvini che oggi ha parlato al consiglio federale della Lega dopo la sconfitta della sua alleata Marine Le Pen in Francia.
E’ arrivata la conferma che il suo sfidante interno Gianni Fava, mantovano, assessore lombardo all’Agricoltura, ha superato le 1000 firme tra gli iscritti necessarie per correre alle primarie de 14 maggio.
Salvini in mattinata con i suoi più stretti collaboratori ha messo nero su bianco il suo paletto. E, raccontano fonti leghiste, ha mostrato il biglietto con indicata la soglia da superare: «Se non raggiungo l’80% torno a essere un semplice militante come ho fatto per 30 anni (non a lavorare, tranquilli, ma mantenendo i 12.000 euro al mese da parlamentare europeo)
E ancora, in pieno psicdramma: “la mia sfida è per l’egemonia nel campo del centrodestra. Se qualcuno ha nostalgia di una Lega al 3% in ginocchio da Berlusconi, si cerchi un altro segretario».
A onor del vero ha ereditato un partito al 4,3%, ma che qualche anno prima, nella versione “indipendenza della padagna” aveva raccolto i suoi voti attuali.
Parole dure, sintomo di un momento difficile. Questo inizio maggio, nei piani del leader leghista, doveva andare in modo molto diverso.
E ora nel mirino c’è Berlusconi: «Come si fa a fare un’alleanza con uno che è contento della vittoria di Macron? In ogni caso, se resta il Consultellum a noi conviene correre da soli».
Salvini è parso seccato per le critiche interne alla linea lepenista e sovranista che ha portato avanti negli ultimi anni: «Il nostro nemico è l’Europa, e Marine è l’alleata più preziosa che abbiamo. Questa è la mia linea».
I suoi avversari interni prendono la palla al balzo: «Sono riuscito a fare un’impresa con 1055 firme, grazie ad altrettanti coraggiosi che si sono presi questo rischio», sorride Fava. «Le strutture del partito sui territori hanno lavorato per il segretario uscente e ci hanno reso la vita difficile. Ma ce l’abbiamo fatta».
Nel dettaglio, Salvini ha raccolto 6925 firme, Fava 1055 di cui 735 in Lombardia.
«Da oggi cambia tutto: il progetto sovranista va ripensato completamente, dobbiamo fare tesoro dell’esperienza francese: con i radicalismi magari riempi le piazze, ma poi perdi le elezioni. Alle primarie ci sarà l’occasione di tornare a parlare di Nord e di indipendenza, e questo farà bene alla Lega, perchè consentirà a tanti militanti di restare nel partito».
A sostegno di Fava nelle settimane scorse si è schierato il fondatore Umberto Bossi.
E anche il governatore Roberto Maroni negli ultimi giorni su Facebook ha postato il suo vecchio slogan “Prima il Nord”, foto di Pontida (commentando: «Emozioni mai spente») e la notizia della candidatura di Fava.
Oggi commenta: «Le primarie saranno una grande operazione di democrazia che fa onore a Salvini che le ha volute. E’ molto interessante perchè si confrontano due visioni che sono quelle della Lega, ma con accenti piuttosto diversi».
Maroni, almeno per ora, non si schiera ufficialmente. Ma nella sua città , Varese, Fava ha fatto incetta di firme superando le 130 su 700 militanti.
E tra i principali sostenitori dello sfidante ci sono diversi dirigenti che facevano parte della corrente maroniana dei Barbari sognanti: dal deputato romagnolo Gianluca Pini al consigliere regionale dell’Emilia Fabio Rainieri e al trentino Maurizio Fugatti. Anche il presidente del Copasir Giacomo Stucchi ha dato una mano a Fava nella raccolta firme nella sua Bergamo e non nasconde la sua simpatia.
Dunque Fava è riuscito a rimettere insieme Bossi e Maroni? «A me interessa salvare la Lega, se poi Umberto e Roberto fanno pace mi fa molto piacere…», spiega il candidato.
Ora la parola passa agli iscritti il 14 maggio. Il 21 a Parma il congresso del Carroccio«Domenica mi auguro grande partecipazione alle primarie (in realtà votano solo gli iscritti “militanti”). Ogni militante potrà scegliere se riconfermarmi alla segreteria oppure no” ha concluso Salvini.
Ma ormai è evidente che c’è un fronte interno che si sta rafforzando contro la sua linea politica.
Andrea Carugati
(da “La Stampa”)
argomento: LegaNord | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
L’AD NON PARLA, DE BORTOLI NON FORNISCE PROVE, LA BANCA SMENTISCE: SE ERA UN MODO PER GARANTIRE LE VENDITE DI UN LIBRO E’ PERFETTAMENTE RIUSCITO
La vicenda su cui si sta esibendo da ore la “peggiore politica” italiana (poi non meravigliatevi se arriva
un Macron e sbaraglia il campo) è fondata sulla sabbia mobile.
Ferruccio de Bortoli accusa la Boschi di aver chiesto all’ad di Unicredit Ghizzoni di “salvare” Banca Etruria acquisendola: è attendibile la sua versione?
A favore del sì sta il fatto che è un giornalista quotato e puo’ aver raccolto indiscrezioni.
A sfavore giocano due elementi: che è un nemico “dichiarato” di Renzi e lo fa in un libro che ha scritto e da cui deve ricavare un guadagno.
Domanda: perchè non lo ha scritto al momento del fatto e ha atteso di pubblicare un tomo?
La Boschi ha replicato passando la pratica ai legali per querelare l’autore della affermazione e chi la fa sua, senza elementi probanti.
Non poteva fare altro perchè, a torto o a ragione, si ritiene infangata nel suo onore.
Se è innocente ha fatto non bene, ma benissimo.
De Bortoli non ha fornito finora alcun elemento atto a provare la sua accusa: se non lo farà si può certificare che in Italia si può diffamare chiunque senza provare le accuse.
E non ci pare un gran giornalismo.
Mentana , uno che se ne intende, ha parlato di notizie “de relato”, in pratica De Bortoli avrebbe raccolto “testimonianze indirette”.
Sono quei “sentito dire” che hanno portato in carcere innocenti, poi prosciolti ai processi.
Non ci piace questo giornalismo, chi fa inchieste deve produrre testimoni e prove, altrimenti taccia.
L’ad Ghizzoni finora non ha detto nulla, ma in serata fonti vicine alla banca informano che “Unicredit come sua abitudine non commenta il caso”. Sostengono però di “non aver subito pressioni per esaminare nessun dossier bancario, incluso quello in questione”.
Quindi di che si sta parlando?
Di fatti concreti o di una operazione commerciale per vendere un libro?
Nelle prossime ore attendiamo una risposta .
Nel frattempo abbassiamo l’audio di quella pletora di imbecilli, di professione politici, che urlano solo per nascondere il vuoto politico che rappresentano.
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
LA CORTE INTERNAZIONALE DENUNCIA I LEGAMI TRA IL TRAFFICO DI ESSERI UMANI E LE RETI TERRORISTICHE LIBICHE
“Il vero problema è in Libia. Abbiamo notizie di violenze indicibili, di stupri e torture, migranti costretti a seppellire vivi altri migranti feriti”.
Flavio Di Giacomo, portavoce italiano dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, denuncia il dramma di chi aspetta di imbarcarsi dall’altra parte del Mediterraneo in un’intervista alla Stampa.
“Questo è il vero fattore di spinta. Tanti riescono a lasciare la Libia, ma la maggior parte di loro affronta il rischio del mare”.
Un’emergenza sulla quale interviene anche la Corte Penale Internazionale dell’Aja, che parlando davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato la sua intenzione di aprire un’inchiesta sui crimini commessi contro i migranti proprio in Libia. Un Paese diventato “mercato per i trafficanti di esseri umani”.
L’analisi del portavoce dell’Oim arriva dopo un weekend nero, con oltre duecento persone morte in due naufragi. Ma le vittime potevano essere ancora di più: “Sono arrivati in 6.600, i soccorritori hanno fatto un lavoro eccezionale”.
E chi è riuscito a sbarcare portava i segni di torture: “Si tratta di violenze razziali, perchè le vittime sono tutte di colore”.
Dall’inizio dell’anno, spiega Di Giacomo, l’Oim ha calcolato 1.222 morti in mare, contro i 960 dello scorso anno: “Ma in percentuale sono diminuiti, perchè ora ci sono diecimila arrivi in più”.
L’organizzazione poi insiste sullo scarso impegno di Bruxelles nel far fronte all’emergenza migranti, che l’Italia si trova quindi a fronteggiare da sola. “Manca la solidarietà dell’Unione Europea, altrimenti questo fenomeno si potrebbe gestire”, precisa Di Giacomo, sottolineando che i 181mila arrivati lo scorso anno sono “lo 0,3% della popolazione italiana”.
Sulla ragione dell’aumento, il portavoce dell’Oim ricorda: “A ottobre i trafficanti dicevano ai migranti che finito l’addestramento della Guardia costiera libica da parte dell’Italia, li avrebbero ripresi tutti e rimandati indietro. Potrebbe essere una ragione”. Per Di Giacomo, poi, “il fattore attrazione non esiste: nel 2015, finita Mare Nostrum, ci fu un aumento di arrivi e di morti. Quell’aprile arrivarono in 16mila, adesso siamo a 12.900“.
E il tema delle torture subite dai migranti arriva anche all’Onu, con le dichiarazioni della giurista gambiana e procuratrice capo della Corte penale internazionale Fatou Bensouda.
Parlando davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha denunciato i legami tra il traffico di migranti, lo sviluppo della criminalità organizzata e le reti terroristiche del Paese nordafricano.
La Corte, poi, sta raccogliendo le prove sui crimini commessi all’interno dei centri di detenzioni, già segnalati in alcuni rapporti: stupri, omicidi e torture. Gli stessi riferiti dall’Oim.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
PER RIANIMARE SALVINI, MELONI E DI MAIO ORA CI VORRANNO I SALI… POI ZUCCARO DICE LA SOLITA COSA ORIGINALE: “C’E’ UN INTERESSE DELLA MAFIA NELLA GESTIONE DEI PROFUGHI”… LO SA CHIUNQUE LEGGA I GIORNALI
“Le mie osservazioni sui rapporti tra trafficanti e Ong è stata fraintesa, la mia era solo una ipotesi
investigativa”: ho ha detto questo pomeriggio il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, in audizione alla Commissione Antimafia, rammaricandosi che qualcuno abbia voluto speculare sulle sue parole per motivi politici.
Poi ha parlato dell’interesse della criminalità organizzata nella gestione dei profughi:«C’è una massa di denaro destinata all’accoglienza dei migranti che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose e dico questo sulla base di alcune risultanze investigative», sottolineando comunque come «sia sbagliato ritenere che la mafia operi dovunque, perchè così rischiamo di aumentare l’aurea di onnipotenza».
In sostanza quanto si può comunemente leggere sui media da qualche anno a questa parte, nulla di più.
Poi una proposta: “se sulle navi delle Ong che ha fatto vi fossero unità della nostra polizia giudiziaria avremmo già preso i trafficanti e li avremmo già nelle nostre galere» ha aggiunto ribadendo che «l’obiettivo delle indagini non sono le Ong ma i trafficanti ed alcune recenti modalità del traffico li stanno favorendo».
Questi criminali, ha aggiunto, «sono autori di violenze inaudite e del tutto gratuite».
Qui Zuccaro però dimentica che ormai la maggior parte dei barconi arrivano senza uno scafista, come da risultanze delle forze dell’ordine, ma guidate fino al confine delle acque territoriali libiche da una barca d’appoggio dove poi lo scafista trasborda, lasciano le istruzioni di rotta ai profughi per l’ultimo tratto, prima di essere avvistate dalle navi della marina italiana e delle Ong.
In sostanza non serve avere a bordo la polizia perchè non ci sarebbe nessuno da arrestare. E nei rari casi in cui ci fosse, cambia poco se lo scafista viene arrestato a bordo o a terra.
I problemi sono altri, come ad esempio la collusione della Guardia costiera libica con i trafficanti: su questo Zuccaro farebbe bene a spendere il suo tempo.
(da agenzie)
argomento: emergenza | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
IL PADRE PARLA DI “TRADIMENTO E DI DECISIONE DESOLANTE”… IL FRONT NATIONAL RISCHIA DI SFASCIARSI
Marion Marechal-Le Pen ha comunicato la sua decisione di lasciare la politica alla zia Marine Le Pen, secondo quanto riferisce Le Parisien.
Marion ha parlato alla zia di “scelta personale”, di desiderio di “cambiare vita”. Marine le avrebbe risposto: “rispetto la tua scelta. Conosco i sacrifici che la politica esige”.
In una lettera inviata al Dauphinè Libèrè, Marion Le Pen parla di una “pausa” dalla politica, ma precisa che la sua rinuncia “non è definitiva”. “Conoscete la mia storia, sapete che da sempre il mio mondo è quello della politica. A 27 anni, è ancora tempo per uscirne un pò (…) Penso che l’epoca dei politici sconnessi dalla vita reale con decenni di mandati elettivi sia finita”, ha spiegato.
Jean-Marie Le Pen in una dichiarazione al Figaro.fr. “A meno che non ci sia un motivo gravissimo per questa decisione, considero che sia una diserzione (…) Che in piena battaglia per le elezioni politiche, una delle personalità più amate e ammirate del movimento molli, rischia di avere conseguenze terribili. Spero che le abbia misurate. In piena battaglia politica, la trovo una decisione desolante”.
(da agenzie)
argomento: Europa | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
“IL M5S CERCA DI NASCONDERE LA MONNEZZA NELLE STRADE DI ROMA E LO SCANDALO DI PALERMO”
Non si fa attendere la replica di Maria Elena Boschi alle anticipazioni del libro di Ferruccio De Bortoli.
L’allora ministra delle Riforme e attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha sempre negato di essersi interessata alle vicende della banca di cui il padre era vicepresidente.
E torna a farlo anche ora: “La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all’ex AD di Unicredit, Ghizzoni, nè ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro, ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere. Sfido chiunque e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi”, scrive su Facebook la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio.
Interviene anche il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato: “È vergognoso e strumentale l’attacco M5s a Boschi teso unicamente a coprire i disastri di Roma o l’inchiesta sulle firme false a Palermo. Si occupino dei problemi della gente e non di fare gli aspiranti pm, visto che non hanno nè le qualità morali nè le capacità giuridiche”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Maggio 9th, 2017 Riccardo Fucile
ANTICIPAZIONI DEL LIBRO “POTERI FORTI (O QUASI)?”… LA MINISTRA HA SEMPRE SMENTITO DI ESSERSI INTERESSATA ALLA BANCA DI CUI IL PADRE ERA VICE-PRESIDENTE
Pubblichiamo alcuni stralci dell’ultimo libro di Ferruccio De Bortoli, “Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo” (edizione I Fari), in uscita l’11 maggio.
In un passaggio, De Bortoli parla del ruolo dell’allora ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, nella vicenda di Banca Etruria, di cui il padre era vicepresidente. La ministra, secondo quanto scrive De Bortoli, chiese all’allora amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, di valutare una possibile acquisizione della banca aretina.
Scrive De Bortoli:
“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”.
Così continua De Bortoli
L’industriale delle scarpe Rossano Soldini mi ha raccontato di aver avuto molti sospetti sul ruolo della massoneria locale nella gestione dell’istituto. Elio Faralli, che ne fu padre-padrone per circa 30 anni, fino al momento in cui fu costretto a lasciare il timone a Giuseppe Fornasari, era notoriamente un massone.
Soldini fece molte domande scomode, in particolare sul ruolo del consigliere Alberto Rigotti, il cui voto, probabilmente invalido, fu decisivo per eleggere Fornasari. Rigotti ebbe prestiti dalla banca, mai rientrati, e finì in bancarotta con il suo gruppo editoriale. I consiglieri dell’Etruria godettero di affidamenti per un totale di 220 milioni. Gli organi statutari erano del tutto ornamentali.
Non sarebbe il caso di chiedersi se anche legami massonici o di altra natura non trasparente siano stati all’origine della concessione di troppi crediti facili e della distruzione di molti piccoli risparmi?
A maggior ragione ora che alcuni istituti di credito vengono salvati con i soldi dei contribuenti?
Alessandro Profumo, ex presidente del Monte dei Paschi, il 15 giugno 2016, durante la presentazione del libro di Fabio Innocenzi Sabbie mobili. Esiste un banchiere per bene? (Codice, 2016) rispondendo a una domanda sul tracollo del Monte dei Paschi se ne uscì con questa frase: «La colpa è tutta della massoneria». Se ne parlò poco. Profumo mi spiegherà poi di avere avuto sempre la sensazione che ci fossero fili sotterranei, strane appartenenze.
E che il sospetto dei legami massonici emergesse soprattutto quando si trattava di assumere qualcuno, constatando i diffusi malumori per un no inaspettato. E ha usato un esempio dalla Settimana Enigmistica. Unisci i puntini e scopri il disegno. Ma quanti sono i puntini? E qual è il disegno?
D’Alema, Cuccia e il futuro di Mediobanca
La privatizzazione di Telecom, nel 1997, può essere considerata un punto di svolta nella storia industriale del Paese. Era la condizione per poter entrare nell’ Unione monetaria. Il ticket dell’ ammissione. Salato. Prevista dall’ accordo Andreatta-Van Miert.
Il gruppo Agnelli vi partecipò distrattamente, con l’ Ifil che ebbe una quota modesta del cosiddetto «nocciolino». Cesare Romiti era favorevole a una maggiore diversificazione del gruppo torinese: «Ma Agnelli voleva concentrarsi sull’ auto e la famiglia temeva che fosse un modo attraverso il quale avrei potuto espropriare l’ azienda».
«Telecom all’ epoca era la migliore d’ Europa», ricorda Fabiano Fabiani, amministratore delegato della Finmeccanica, «dava lavoro a centomila persone, non aveva debiti, fu la prima a introdurre la fibra ottica». E, aggiungiamo noi, aveva contribuito a rendere l’ Italia – insieme alla Omnitel generata dalla Olivetti – il Paese europeo più avanzato, competitivo ed efficiente nel settore della telefonia cellulare.
La designazione del primo presidente della Telecom privata, Gian Mario Rossignolo («un estraneo al business», lo definisce Fabiani), fu la prova della scarsa volontà dei nuovi azionisti, che in totale controllavano solo il 6 per cento. Insomma, dei privatizzatori controvoglia. Con il braccio corto.
E scelsero la persona sbagliata. La debolezza azionaria esporrà il gruppo alla famosa scalata dei «capitani coraggiosi», guidati da Roberto Colaninno che, nel febbraio del 1999, lanciò un’ Opa da 100 mila miliardi di lire.
Il presidente del consiglio, Massimo D’ Alema, convocò una riunione con il ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, il titolare dell’ Industria, Pier Luigi Bersani e quello delle Finanze, Vincenzo Visco. Era stato chiesto alla Guardia di finanza di indagare sui componenti della cordata, senza trovare nulla.
Si decise, con una lettera di Ciampi all’ allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi, l’ atteggiamento che il governo, in parte azionista, avrebbe avuto nella vicenda. Un’ operazione di mercato, certo. Ma avventata perchè caricava inesorabilmente di debiti, per il 70 per cento dell’ Opa, la società .
Un’ operazione finanziata con il debito bancario e con l’ incasso ottenuto dalla cessione di Omnitel e di Infostrada ai tedeschi di Mannesmann e con un aumento di capitale della Olivetti per 2,6 miliardi di euro.
Un ruolo decisivo lo ebbe, come advisor , Mediobanca. Ricordo, come esemplare di una nuova era un po’ muscolare e aggressiva, l’ episodio del tappo di champagne che esce da una finestra di Mediobanca, durante i festeggiamenti per il successo dell’ offerta.
Carlo Mario Guerci, economista consulente dell’ operazione, ne andava fiero: «Si sono aperte le finestre del capitalismo». Potevano tenerle chiuse, risposi.
Qui si compie un passaggio decisivo nel cambiamento di pelle dell’ istituto di via Filodrammatici. Un segno del declino, anche nel giudizio di Cesare Geronzi che di Mediobanca sarà poi presidente. Massimo D’ Alema, presidente del Consiglio dal 1998 al 2000, aveva avuto l’ opportunità di conoscere Cuccia a casa di Alfio Marchini.
E negli incontri si era parlato anche del futuro dell’ istituto e della determinazione del presidente onorario di vedere il proprio delfino, Vincenzo Maranghi, come suo naturale successore. Il potere peraltro lo aveva già di fatto in mano. Cuccia andò una volta a trovare D’ Alema a Palazzo Chigi, insieme a Maranghi, ma decise di non farlo entrare nello studio del capo del governo.
Lo lasciò fuori. «Sì è vero», ricorda D’ Alema, «volle parlare a tu per tu con me. Discutemmo del futuro di Mediobanca. Io gli proposi come presidente Mario Draghi. A mio parere, l’ istituto doveva cambiare pelle e ridisegnare il capitalismo italiano. Non poteva limitarsi a essere la cassaforte che garantiva il controllo di pochi grandi gruppi. Gli dissi: normalizzatevi e la persona giusta è Draghi». E il presidente onorario di Mediobanca come reagì?
«Apprezzava Draghi ma difese Maranghi, con affetto quasi paterno, mi descrisse il suo carattere di uomo mite ma determinato. E poi mi chiese di farlo entrare».
Cuccia morirà poco dopo, il 23 giugno 2000. Nella ricostruzione di Geronzi, Cuccia accettò di sostenere l’ Opa dei «capitani coraggiosi» in cambio della continuità di Mediobanca. «Io non chiesi a Cuccia di sostenere Colaninno», aggiunge D’ Alema, «e ci tengo a dire in questa circostanza, perchè di leggende sulla Telecom ne ho lette molte, che non conoscevo nessuno dei protagonisti dell’ Opa.
Colaninno l’ ho conosciuto in seguito. Cuccia mi disse che la situazione era insostenibile, che l’ azienda andava malissimo, senza una vera proprietà . Cuccia riteneva insopportabile l’ arroganza di Umberto Agnelli. Volevano che impedissi l’ Opa. Chiedemmo un parere al Consiglio di Stato, c’ era un problema di normative europee.
La scelta del governo, anche per la propria quota, fu di neutralità . Nè aderire nè sabotare. Si scatenò il finimondo. De Benedetti, in odio a Colaninno, fece il diavolo a quattro. E sa chi fu l’ unico a non fare pressioni? L’ avvocato Agnelli, il quale mi disse che l’ establishment di questo Paese, mediocre e vendicativo, lo definì così, me l’ avrebbe fatta pagare».
Nel 2001 la quota degli scalatori, con un’ ingente plusvalenza, verrà rilevata dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera e da Edizione dei Benetton. A un prezzo elevato, seppur in linea con i multipli dell’ epoca, corretto dopo lo choc planetario delle Torri Gemelle. Tronchetti fu sfortunato, non amato dal centrosinistra, ma commise anche degli errori. «Gli dissi un giorno», ricorda ancora Geronzi, «che non era un imprenditore. Era un buon manager e ha trattato bene con i cinesi di ChemChina, salvaguardando il suo ruolo».
Il debito di Telecom al 30 settembre 2001 era di 22,6 miliardi, mentre quello di Olivetti era di 17,8. Complessivamente gravava sul gruppo un debito di 40,4 miliardi. (…) Nel 2007, al termine della gestione Tronchetti, era di 35,7 miliardi. Gilberto Benetton ammette oggi che l’ investimento in Telecom fu un grosso errore. «Ma può capitare».
La perdita? Circa due miliardi.
Del resto il suo gruppo è stato il protagonista delle privatizzazioni meglio riuscite. (…) «Ricordo che un giorno», continua Benetton, «chiamai Umberto Agnelli perchè noi volevamo solo Autogrill, la grande distribuzione non ci interessava. E lui mi rispose che Autogrill l’ aveva già promessa a un fondo inglese. Ma non era vero, era solo un modo per tenerci lontani. Il gruppo Agnelli, nelle privatizzazioni, non aveva molta voglia di pagare». (…)
Le privatizzazioni tutti le chiedevano, tra gli industriali, pochi però erano pronti a mettere mano al portafoglio e rischiare in proprio. Afferma Fulvio Coltorti, ex direttore dell’ ufficio studi di Mediobanca, che le privatizzazioni furono viste da gran parte dell’ impresa privata italiana come un affare eminentemente finanziario, raramente industriale.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »